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ORO E MATERIE PRIME: L’OPINIONE DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD E L’IRONIA DI PAUL KRUGMAN

La notizia che le riserve auree cinesi siano di gran lunga inferiori a quanto si era ipotizzato ha scosso gli investitori … ma Pechino potrebbe non aver raccontato tutta la verità. L’inizio della fine per la “barbara reliquia”? Un attacco concertato per distruggere la fiducia nell’oro? Il suo reale valore di mercato è ora di 750 dollari l’oncia. Con il passare del tempo “oro” significa “ritorno al passato”. (Nota del Traduttore)

LA SPECULAZIONE COLPISCE A MORTE IL MERCATO DELL’ORO

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

telegraph.co.uk

La speculazione ha lanciato un attacco senza precedenti sul mercato mondiale dell’oro, spingendo i prezzi ad un minimo che non si toccava da cinque anni. Anche il mercato delle materie prime appassisce sempre di più, man mano che la Federal Reserve prepara una politica monetaria più restrittiva.

I prezzi spot sono crollati questa notte di oltre il 4%, a 1.086 dollari l’oncia, dopo che alcuni fondi anonimi hanno venduto 57 tonnellate d’oro a Shanghai e a New York, nel momento di minima liquidità del mercato, in un attacco sincronizzato destinato a distruggere la fiducia [nell’oro].

La mossa è arrivata dopo che la Banca Centrale Cinese sgomentato i “gold bugs” [appassionati acquirenti d’oro], rivelando che le riserve di lingotti detenute dal paese si attestano a sole 1.658 tonnellate, una quantità di gran lunga inferiore a quella che veniva correntemente ipotizzata.

Nonostante le quantità possedute siano aumentate del 60%, dall’ultimo aggiornamento del 2009, esse sono solo una frazione del totale delle riserve in valuta estera detenute dalla Cina, che ammontano a 3.700 miliardi di dollari.

Ross Norman, un analista molto esperto della “Sharps Pixley”, ha detto che Domenica notte i venditori hanno scaricato ben 7.600 contratti presso il “Globex Exchange” di New York, equivalenti a 24 tonnellate d’oro, nell’arco dei due minuti immediatamente successivi alla sua apertura.

Nello stesso tempo, sono state vendute ulteriori 33 tonnellate a Shanghai. La vendita complessiva di 57 tonnellate, in un così breve lasso di tempo, è un evento straordinario nel relativamente piccolo mercato mondiale dell’oro.

Egli ha detto che: “Hanno scelto il momento migliore, quello delle prime ore del mattino – con il mercato giapponese che era chiuso per una festa – per infliggere all’oro un colpo molto forte. Erano chiaramente dei commercianti che operavano “al ribasso”, utilizzando la leva finanziaria [indebitandosi] per causare la caduta dei prezzi”.

Il prezzo ha poi riguadagnato una parte di quanto aveva perso, presumibilmente dopo che gli speculatori avevano incassato il jackpot anche sulle “opzioni” che erano in loro possesso. “Si è trattato di un’operazione all’interno di un’altra”, ha aggiunto Norman.

Il “Commodity Index” di Bloomberg ha toccato il minimo degli ultimi 13 anni, trascinato in basso dal crollo dei metalli di base e dell’energia. L’oro, negli ultimi mesi, era andato meglio di altre materie prime – per il suo status di “rifugio sicuro”, in occasione della crisi greca e del crack azionario cinese – ma ora rischia anch’esso di essere risucchiato nel vortice.

Michael Lewis, Responsabile delle “commodities” presso la Deutsche Bank, ha detto che il “valore di mercato” dell’oro è di circa 750 dollari. Questo dato si basa su un indice di otto indicatori – come ad esempio il petrolio, il rame, il reddito pro capite ed i corsi azionari – che risale agli inizi degli anni ‘70.

Ha concluso dicendo che, con il passare del tempo, “oro” significa “ritorno al passato” [ai vecchi prezzi] e che la prospettiva di una “stretta” della Fed da un lato, e di un aumento dei tassi di’interesse reali dall’altro, è davvero pericolosa”.

Ed ha aggiunto che i mercati stanno finalmente preparandosi al primo aumento dei tassi da parte della Fed – in otto anni – dopo che i “falchi” li avevano avvertiti che quest’aumento sarà fatto, probabilmente, il prossimo Settembre.

Tutto questo, a sua volta, sta spingendo il dollaro in alto, grazie al flusso di capitali che, cercando un rendimento maggiore, si dirigono verso gli Stati Uniti. E’ l’esatto contrario di quanto avveniva nei gloriosi anni dell’oro, quando la Fed spingeva il dollaro deliberatamente in basso, per mezzo dei “Quantitative Easings”, per allontanare la minaccia della deflazione. L’eccesso di liquidità, nel 2011, spinse i prezzi al massimo di tutti i tempi: 1.921 dollari per oncia.

“Tutte le anatre sono ora allineate perché possa esserci uno scivolamento dell’oro: i tassi d’interesse reali sono in aumento, il dollaro è sempre più forte ed il ‘premio di rischio’ sulle azioni sta andando verso il basso”, ha aggiunto Michael Lewis.

La morsa potrebbe comunque stringersi ancora di più. La Deutsche Bank si aspetta che il dollaro continui a crescere almeno fino al 2017, arrivando ad una parità di 0,85 sull’euro, visto che il ciclo economico diverge molto sui due lati dell’Atlantico.

I produttori d’oro stanno già anticipando l’arrivo dei guai. L’australiana “Newcrest Mining” è scesa dell’8.8%, e la “Newmont Mining” è precipitata del 12%, negli Stati Uniti, mentre la “Barrick Gold” ha ceduto il 14%, toccando minimi che non si vedevano dai tardi anni ’80.

Ma il Sig. Norman ha anche detto che il livello delle riserve auree annunciato dalla Cina sottovaluta volontariamente – ed in maniera massiccia – le quantità reali detenute dal paese: “Pensiamo che la Cina ne possegga almeno il doppio, anche 4.000 tonnellate, forse”.

Una divisione dell’”Esercito di Liberazione del Popolo” estrae oro da alcune miniere e lo trasferisce, al di fuori dei normali circuiti commerciali, presso il “Ministero Cinese delle Finanze”. Il Governo lo acquista direttamente anche dai produttori cinesi. Si tratta di transazioni interne e quindi non necessariamente registrate fra le “riserve estere” della Cina.

C’è quindi il sospetto che la Cina stia volutamente sottostimando l’entità delle sue vere riserve auree, perché sta preparandosi a partecipare alla “Prima Divisione”. La sua moneta, in altre parole, sarà parte importante del “paniere di valute” costituito dal Fondo Monetario Internazionale [SDR, Diritti Speciali di Prelievo].

Sulla stessa linea David Marsh, dell’OMFIF [Official Monetary and Financial Institutions Forum]. Egli ha detto che la Cina rischiava di destabilizzare il mercato mondiale dell’oro, se avesse rivelato di possedere riserve di lingotti d’oro pari a 2.000 o 3.000 tonnellate. Questa dichiarazione poteva essere interpretata come una mossa ostile nei riguardi del dollaro, in un “momento molto delicato”.

Sharps Pixley ha aggiunto che è in corso un cambiamento di “natura sismica” sul mercato dell’oro, con il potere economico che gira verso Oriente. Questo cambiamento farà aumentare i prezzi dell’oro, nel corso del tempo.

Le Banche Centrali sono stati venditrici nette di 400 tonnellate annue, alla fine dei ‘90 e ai primi dei 2000, man mano che i paesi sviluppati riducevano le quantità in loro possesso ed acquistavano Obbligazioni.

Ora, invece, sono compratrici nette, almeno nel loro insieme. Le nazioni in crescita dell’Asia e del mondo emergente sono le maggiori accumulatrici di riserve in valuta estera e posseggono oro in quantità troppo scarse. Molti paesi stanno mirando ad un rapporto del 10% fra i lingotti d’oro ed il totale delle loro partecipazioni, per limitare la dipendenza dal dollaro e poter diversificare, tenendosi ben lontani dalle valute di carta.

La questione è di quanto queste Banche Centrali stiano aumentando le loro riserve d’oro. Nel 2011, al culmine del boom delle materie prime, ne acquistavano da 300 a 400 tonnellate l’anno. Queste quantità sono nettamente diminuite, quest’anno, e potrebbero essere vicine alle 100 tonnellate. Alcune Banche Centrali, inoltre, sono costrette a vendere per ripristinare le riserve in valuta, che hanno dovuto utilizzare per difendere le loro.

Le riserve totali della Russia, ad esempio, sono scese a 361 miliardi di dollari, dai 524 di soli 18 mesi fa, a seguito della crisi in Ucraina e del crollo del prezzo del petrolio.

Il rischio, per il mercato dell’oro, è che i paesi più vulnerabili potrebbero decidere di vendere le loro riserve ad un ritmo accelerato, una volta che la Fed dovesse stringere la morsa ancora di più [http://www.telegraph.co.uk/finance/11750522/Why-is-the-gold-price-falling-and-where-it-is-going-next.html].

I paesi emergenti hanno preso in prestito 4.500 miliardi di dollari USA e sono quindi vulnerabili ad una doppia stretta: l’aumento dei tassi d’interesse e del valore del dollaro.

Quello che minaccia di diventare un “margin call” [quando il valore dei beni dati in garanzia scende sotto ad un certo valore e deve essere ripristinato] per i debitori in dollari, potrebbe rimbalzare, come effetto secondario, sui mercati dell’oro. E quest’effetto potrebbe già essere iniziato.

Ambrose Evans Pritchard

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/commodities/11752016/Speculators-smash-gold-as-dollar-squeeze-tightens.html

20.07.2015

LA SVALUTAZIONE DOLLARO

DI PAUL KRUGMAN

krugman.blogs.nytimes.com

Ricordate quando degli “artisti” del calibro di Paul Ryan [Deputato repubblicano neo-liberista] accusavano Ben Bernanke di stampare troppi soldi e intonavano solennemente che “non c’è nulla di più ingannevole che un paese possa fare, per i suoi cittadini, che svilire la sua moneta”?

La giustificazione per cotanto allarmismo si basava in gran parte sul fatto che i prezzi delle materie prime stavano aumentando notevolmente, dai minimi del 2009. I “soliti noti” sostenevano che fosse il presagio per una crescente inflazione globale.

E allora … guardare un po’ a quello che sta capitando, di recente, ai prezzi delle materie prime, compreso l’oro.

Questo significa che la deflazione incombe su di noi? Che è tempo di chiedere a Janet Yellen [Governatrice Fed] di mettere in funzione la macchina per la stampa?

Voglio dire … potrebbe anche essere che i “falchi dell’inflazione” abbiano imparato la lezione. Che si siano resi conto, in altre parole, che i volatili prezzi delle materie prime non possono essere una guida molto buona per la politica e che avrebbe senso, invece, concentrarsi sull’”inflazione di base” [senza i prodotti energetici ed alimentari]. Ma non ho visto alcun segno di ripensamento.

Oppure potrebbe anche essere che la fobia per l’inflazione sia semplicemente a tal punto profonda, che nessuna prova potrà mai scuotere il loro stato di paura permanente.

Paul Krugman

Fonte: http://krugman.blogs.nytimes.com/

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20.07.2015

Articoli scelti e tradotti per www.comedonchiscitte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore

Pubblicato da Davide