Home / ComeDonChisciotte / Omaggio a tre pionieri
irishfamine

Omaggio a tre pionieri

DI JACOPO SIMONETTA

crisiswhatcrisis.it

Gira e rigira si torna sempre dal reverendo Thomas Robert Malthus. Grande amico personale di David Ricardo. Fra una tazza di thè ed bicchierino di sherry, i due avevano capito molto di come funzionavano i rapporti fra economia e popolazione. Come tutti i pionieri, si erano sbagliati su molte cose e, d’altronde, il mondo è cambiato non poco da allora.

Tuttavia alcuni punti dei loro ragionamenti rimangono validi a distanza di quasi due secoli.

Il primo è che, se non si interviene per limitare volontariamente la natalità, la crescita demografica sarà più rapida delle crescita economica, condannando la maggior parte della popolazione ad una miseria sempre più nera.

Il secondo è che la crescita demografica aumenta l’offerta di mano d’opera minando il potere contrattuale delle classi lavoratrici. In pratica, sostenevano che, in assenza di adeguate misure, un aumento dei salari avrebbe causato un aumento della popolazione, il che avrebbe portato ad una nuova riduzione dei salari. In pratica, i salari erano per natura nell’ordine di grandezza della mera sopravvivenza del lavoratore con la sua famiglia. Un miglioramento, quando possibile, sarebbe stato temporaneo. Per le classi popolari, l’unica arma di difesa sul lungo periodo era, secondo loro, ridurre la propria fertilità.

Il terzo punto era che, aumentando la popolazione di un paese, l’unica alternativa al disastro del medesimo era la massiccia emigrazione del surplus, il che non faceva che trasferire il disastro sulla pelle di altri popoli incapaci di difendersi. La storia non ha fatto che confermare tragicamente questa previsione. La marea montante in Europa è dilagata verso est e verso ovest travolgendo tutto ciò che poteva ostacolarla.

Tutti questi punti sono stati negati e ridicolizzati negli anni ruggenti della petrolizzazione dell’economia. Per una trentina d’anni, infatti, la crescita economica è stata più rapida della pur esplosiva crescita demografica ed il povero Malthus fu postumo oggetto di ogni dileggio. Mentre di Ricardo si ricordarono solo le opinioni in linea con la moda. Ma trascorso qualche decennio ancora, dagli armadi in cui erano state relegate, queste osservazioni sono tornate a tormentare le nostre coscienze. Diamo un’occhiata all’andamento dei salari ed alle offerte di impiego per i giovani da una decina d’anni e passa a questa parte. Si tratta di una crisi passeggera, come molti asseriscono, o di un ritorno alla normalità?

Vedremo, ma circa un secolo prima di Malthus e di Ricardo, un altro suddito britannico aveva già capito che la crescita demografica condanna il popolo alla miseria. Non era uno scienziato, ma anche egli era un pastore anglicano: Jonathan Swift. Divenne famoso come romanziere, ma da grande scrittore qual’era, osservava la realtà con una rara perspicacia. E la descriveva con spietata lucidità.

Nel 1729 pubblicò un libello dal titolo “Una modesta proposta: per impedire che i bambini irlandesi siano a carico dei loro genitori o del loro Paese e per renderli utili alla comunità”.
Una lettura che consiglio a tutti coloro che non sono deboli di stomaco. Immediatamente stroncato dal pubblico e dalla critica che forse non capì il disperato sarcasmo dell’opera, o forse perché lo capì anche troppo bene, ad oggi rimane una lettura volutamente disturbante. E per una buona ragione. Niente è più tragico del destino di un popolo che si scontra brutalmente con il limite di capacità di carico del proprio territorio.

In poche pagine Swift realizza uno dei primi (forse il primo) capolavoro dell’humour noir della letteratura europea, descrive con spietato realismo le condizioni di vita dei poveri d’Irlanda ed indica senza mezzi termini le cause di tutto ciò: l’avidità dei ricchi e la stupidità dei poveri. In particolare, con il suo inconfondibile stile, dice chiaramente che la riproduzione forsennata condanna senza remissione possibile i poveri alla miseria. Qualunque cosa accada.
Swift morì senza figli e lasciò il cospicuo patrimonio che aveva accumulato come scrittore alla città di Dublino, ma non per nutrire i poveri, bensì per costruire il primo manicomio d’Irlanda (una realizzazione di assoluta avanguardia a quell’epoca). Spiegò nel testamento che un manicomio era l’istituzione più necessaria in un paese di pazzi.

 

Jacopo Simonetta

Fonte: www.crisiswhatcrisis.it

Link: http://www.crisiswhatcrisis.it/2016/11/02/omaggio-a-tre-pionieri/

2.11.2016

 

Articolo già apparso sul blog “Malthus non aveva poi tutti i torti” il 18 gennaio 2016.

Pubblicato da Davide

  • Tizio8020

    Curioso come tutti quelli che affrontavano questi studi facessero parte della medesima Classe Sociale.
    Fate meno figli o morirete di fame.
    Detto da chi aveva la pancia piena e stava al caldo, sembra semplice.
    Vero: data la consistenza dei salari, la loro tendenza a livellarsi al ribasso (effetto della abbondanza di manodopera), non restavano grandi scelte.
    Curioso anche come tutti dimenticassero che c’è una terza possibilità.
    Ad esempio, non è scritto da nessuna parte che una Classe composta a malapena del 10% delle persone, debba possedere e consumare oltre il 70% delle risorse.
    Nel caso dell’Irlanda, sarebbe stato sufficiente “lasciarla” agli Irlandesi!
    Via tutti i proprietari stranieri , e ridistribuzione delle risorse (scarse) agli autoctoni.
    Scommettiamo che sarebbero stati meglio?

    Bisogna partire dal concetto che la “Proprietà privata” è una convenzione.
    La villa, i terreni, e tutto il resto, sono “tuoi” fintanto che tutti gli altri lo consentono.
    Nel momento in cui la gente muore di fame, di “tuo” non vi è più nulla.
    Questo non capisco: come sia possibile che il 90% della popolazione si lasci scippare da quel 10% di ricchi ciò che gli spetta di diritto.

    Fermo restando che la popolazione è veramente troppa.

  • PietroGE

    Un articolo da far leggere alla sinistra, e non solo. Se provi però ad argomentare su questa linea l’accusa di razzismo non te la leva nessuno. Eppure la sostanza della teoria è inconfutabile. C’è stato però un fatto nuovo rispetto alle teorie originali : la tecnologia ha spostato in avanti il limite dell’adeguamento della popolazione alla condizione e alle risorse dell’ambiente. Lo ha spostato ma non lo ha eliminato.
    La ‘pia’ menzogna che viene propagandata ogni giorno alla televisione sulle centinaia di migliaia che fuggono dalla guerra serve solo a far accettare l’invasione ai popoli europei. In realtà il limite di sostentamento dell’ambiente è già stato raggiunto in Africa e nel MO con la popolazione attuale e un’altra rivoluzione tecnologica non è alle porte. E neanche è disponibile un nuovo pianeta da colonizzare.

  • Mauro Elia

    ….” e un’altra rivoluzione tecnologica non è alle porte”….

    Chi lo sa… forse si…

    http://www.e-catworld.com/2016/11/05/brilliant-light-power-announces-first-sustaining-plasma-in-history/

  • Adriano Pilotto

    Il regolare ritorno di Malthus è il regolare ritorno della stupidità, ossia del pensiero liberale. Ogni sistema economico ha il suo equilibrio e il suo disequilibrio tra risorse e popolazione. E non esiste nessuna banale “formuletta” per il loro giusto assetto.

    Il sistema capitalista, in questo ambito, ha due necessità: sempre di più merce lavoro e a costi sempre più bassi e il consumo che dovrebbe – dovrebbe, ma spesso non lo fa- accoppiarsi con la crescente produzione di merci. Queste due necessità per essere soddisfatte hanno bisogno di quel fenomeno che si chiama aumento della popolazione.

    Quanto al reverendo Swift, se non si legge il suo libello come una satira polemica nei confronti della dominazione inglese del tempo, forse sarebbe il caso di ritornare sui banchi di scuola.

  • Apollonio

    Mah.. che dire ? quelle teorie erano sorpassate nell’ 800 figuriamoci ora…!
    come mettere il cappello di Dx. o Sx. sui sistemi economici.

    e fu lo studioso Economista tedesco Friedrich List ha smontare le teorie liberiste.

    Egli si pose in spiccata antitesi rispetto ai cardini del liberismo propugnato da Adam Smith, smontando pezzo per pezzo la sua dottrina e confutando molti degli assunti su cui si basava “La ricchezza delle nazioni”.

    Smith considerava l’istituzione statale un intralcio al libero dispiegamento del mercato e di oppressione della libertà dei singoli individui, soprattutto in materia economica.

    Lo stesso protezionismo era bollato da Smith come alta espressione di “Pura follia”, in quanto:

    “Ogni nazione, come ogni individuo, deve comprare liberamente le merci dove esse sono disponibili al prezzo più basso”.

    List, di converso, riteneva invece che l’applicazione dei dazi sulle importazioni fosse una misura indispensabile a garantire un grado di prosperità tale da affermare la nazione al rango di grande potenza, stimolando gli investitori americani a migliorare i propri sistemi produttivi e ad ammodernarli sulla falsariga dei loro rivali europei.

    Ma il solco profondo che divise inconciliabilmente Smith da List consistette nella differente importanza che i due attribuivano a lavoro e capitale; il primo conferì al capitale una capacità produttiva intrinseca, mentre il secondo considerò il lavoro come forza produttiva primaria da sviluppare con l’ausilio di quantità determinate di capitale.

    L’analisi di Smith consisteva principalmente nello studio delle dinamiche che regolavano il commercio, ovvero lo scambio dei beni, mentre l’indagine di List verteva sulla trattazione della vera forza produttiva.

    Quest’ultimo accusò l’economista inglese di aver ridotto la nozione di capitale esclusivamente alle materie prime, conferendo ad esse un’importanza eccessiva e trascurando il fatto che il corretto e proficuo impiego di questo capitale dipende dalle condizioni sociali e culturali di una nazione, oltre che dalle possibilità offerte dalla natura.

    List prese le distanze da Smith che aveva proclamato l’irrilevanza di tali condizioni sociali e culturali attribuendo ad esse un valore che ridefinì “capitale della mente”.

    “Così – spiegò List – l’uomo che alleva maiali è, secondo questa scuola, un membro produttivo della comunità, ma colui che istruisce gli uomini è un mero non – produttore (…). Un Newton, un Watt, un Keplero non è tanto produttivo quanto un cavallo, un mulo o un bue da tiro (…). E non dobbiamo credere che J .B. Say abbia rimediato a questo difetto della dottrina di Adam Smith con la sua invenzione di beni immateriali. I produttori mentali (immateriali) sono produttivi solo in quanto, secondo questa veduta, sono remunerati con valori di scambio, e non in quanto produttori di capacità produttiva. Essi paiono a costoro solo un capitale accumulato”.

    Nel corso della seconda parte della sua carriera di studioso di economia List assunse poi toni ancor più radicali nella critica al liberismo classico:

    “La scuola [liberista] ha adottato come sua espressione favorita il detto <>, un’espressione che suona gradita ai predoni, ai truffatori e ai ladri non meno che ai mercanti. Questa perversione, di abbandonare gli interessi dell’industria e dell’agricoltura alle esigenze del commercio, senza alcun limite, è la conseguenza naturale di questa teoria, che tiene conto puramente dei valori presenti, e non delle capacità di produrli, e considera il mondo come nient’altro che come una indivisibile repubblica di mercanti. La scuola non comprende che il mercante può conseguire il suo scopo (ossia il guadagno di valori di scambio) a spese dell’agricoltura e del fabbricante, a spese delle capacità produttive della nazione e della sua stessa indipendenza”.

    L’accusa contenuta nel passo riportato è evidentemente diretta al cuore stesso del modello liberista, che si basa sull’ assunto che l’economia politica corrisponda alla semplice somma delle economie private, o degli interessi privati, dei singoli individui, laddove la Storia ha ampiamente dimostrato l’esattezza della tesi contraria; l’agire degli individui che perseguono con attenzione i propri interessi personali non necessariamente migliora le condizioni della nazione, né consegue gli interessi della comunità.

    Ladri, rapinatori, usurai coltivano con puntiglio i propri interessi, ma che la società nel suo complesso benefici delle loro attività, qualora costoro fossero lasciati liberi (“laissez faire”) di esercitarle è una conclusione che pochi oseranno trarre.

    Ciò si verifica tanto in seno alle singole nazioni quanto, e in misura esponenziale, tra le nazioni stesse.

    Parlando di un libero mercato unico mondiale e trattando le nazioni alla stregua di meri individui, Smith dedusse che ogni nazione, così come ogni individuo, finisca inesorabilmente per conseguire l’interesse globale della razza umana nel perseguire i propri specifici interessi.

    Tuttavia, a differenza del cieco ottimismo sparso a piene mani dal celebre economista britannico, la Storia ha ampiamente dimostrato che,
    “In linea di principio dunque – e non soltanto nel capitalismo ma anche nelle società precedenti – il conflitto, la competizione, lo scontro sono aspetti generali e preminenti, mentre la cooperazione, la collaborazione, l’alleanza, sono aspetti particolari e subordinati. Se ne tenga infine conto con un minimo di realismo. Basta con le pie intenzioni che annebbiano la mente e sviano le indagini”.

    Si tratta di un’impostazione certo schmittiana dei rapporti umani, ma che non tradisce affatto il sostanziale stato delle cose.

    Ed è proprio in relazione/opposizione alla propagazione del libero mercato su scala mondiale auspicata da Smith che si colloca il pragmatismo di List, il quale comprese benissimo dove si sarebbe andati a parare applicando asetticamente i dettami del liberismo:

    “Nelle condizioni attuali del mondo l’effetto di un libero commercio globale non porterebbe a una libera repubblica universale ma, al contrario, alla soggezione universale delle nazioni meno avanzate sotto la supremazia della potenza predominante. Il mercato unico può essere realizzato solo fra le nazioni che hanno raggiunto un livello pressappoco uguale di industria e di civilizzazione, di civiltà politica e potenza”.

    Egli ebbe inoltre modo di comprendere il ruolo strategicamente fondamentale dei mezzi di trasporto proprio nel corso del suo soggiorno negli Stati Uniti quando, nell’osservare l’estensione inarrestabile della rete ferroviaria verso le terre inesplorate dell’ovest ebbe a scrivere che:

    “In precedenza conoscevo l’importanza dei mezzi di trasporto solo dal punto di vista della teoria dei valori, ovvero solo sull’effetto che i trasporti hanno riguardo all’espansione del mercato e alla riduzione dei prezzi dei beni materiali.Solo adesso comincio a considerarli dal punto di vista delle forze produttive (…) e del suo influsso sull’intera vita mentale e politica, i rapporti sociali, la produttività e la potenza delle nazioni”.

    Non è un caso che non appena List rimise piede sul suolo natio si fece attivo sostenitore dell’unione doganale tedesca (zollverein) – che nacque nel 1834 – per ottimizzare il flusso delle merci all’interno della confederazione.

    La lezione di Friedrich List si rivelò poi fondamentale in Germania, paese che fu più volte ricostruito da uomini politici come Bismarck, Hitler e Adenauer, i quali usufruirono delle intuizioni dell’economista tedesco (specialmente in relazione al potenziamento delle forze produttive) per applicare modelli economici finalizzati ad accrescere la ricchezza complessiva del paese a scapito dei gruppi dominanti portatori di interessi profondamente antinazionali.

    Anche l’attuale fase capitalistica conferisce all’analisi listiana una straordinaria attualità.

    Essa si rivela uno strumento indispensabile alla comprensione delle dinamiche che regolano l’odierna epoca di globalizzazione espansiva incardinata sul perno monocentrico statunitense.

    List insegna a comprendere come l’unipolarismo imperniato sugli Stati Uniti abbia prodotto numerosi attriti tra gruppi di dominanti che hanno aperto una serie di faglie spesso coincidenti con i confini delle singole nazioni.

    L’odierna fase capitalistica consacra infatti il ruolo centrale dello Stato, unica entità in grado di attingere alle proprie risorse per ergersi a punta di lancia delle forze strategiche garanti degli interessi corrispondenti a quelli nazionali.

    Letture ideologiche come l’internazionalismo delle masse sfruttate e animate da una volontà di riscatto nei confronti dei propri oppressori o il pacifismo di cui è innervata la dottrina neoliberale che attribuisce al mondo una stabilità continuamente confutata dalla realtà sviliscono di fronte alla cruda e lucida analisi listiana.

    Solo negli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900 si è verificata una conflittualità internazionale paragonabile a quella che sta progressivamente andando ad acuirsi nel corso dell’attuale fase.

    Tale conflittualità è animata non solo e non tanto dallo scontro tra i paesi ricchi e paesi che ambiscono a rompere il giogo che li ha inchiodati alla propria irrilevanza storica e geopolitica, ma va estendendosi a macchia d’olio condizionando i rapporti tra le grandi potenze che elaborano strategie atte a minare il primato internazionale occupato da quella dominante.

    List sostenne che è dovere di ogni nazione quello di combattere l’unipolarismo incardinato sulla potenza egemone elaborando strategie atte a riattizzare focolai di conflittualità internazionale.

    La tortuosità dalle strade da percorrere per giungere a questo risultato rende ovviamente arduo il cammino ed imprevedibili le potenziali evoluzioni del conflitto scatenato.

    Ma è proprio il caos fomentato dall’inasprimento dei toni del conflitto tra grandi potenze che ha aperto una falla nel rigido assetto monocentrico.

    Si tratta di una falla che sta costantemente allargandosi e che promette di ridisegnare i rapporti di forza internazionali.
    http://www.eurasia-rivista.org/l%E2%80%99attualita-di-friedrich-list/10824/

    • Roberto Giuffrè

      Io sono uno tra i primi sostenitori del liberismo come neo-feudalesimo, della sua inadeguatezza, perché ci riporta al feudalesimo dove il signore è la multinazionale.

      Ma quando lei mi dice che la MMT è liberismo, io non sono d’accordo.
      La MMT è uno strumento, come un coltello, col quale puoi uccidere o cucinare per tutti.
      È l’uso che se ne fa che può essere buono o cattivo.
      Gli USA stanno usando MMT a tutto spiano, ma non te lo dicono, e la usano per finanziare speculazioni, rovesciare governi, pagare sicari, fabbricare arsenali, e porcate di ogni genere.
      Quindi la MMT funziona su questo non ci piove.

      I guru della MMT con Matthew Forstater la vogliono usare per scopi un pochino più nobili. Anche assecondando una società dei consumi, ma le politiche virtuose sono al di fuori della MMT, sono altre e quelle dipendono da altri fattori.

    • Roberto Giuffrè

      List fu colui che permise agli USA di divenire ciò che sono oggi. Si partì proprio con l’imporre dazi alle importazioni di locomotive inglesi per farle fabbricare localmente.
      È buffo come la nazione che propone il liberismo agli altri, sia protezionista per se stessa.
      Perché lo sanno bene…

  • Holodoc

    Sottoscrivo in pieno l’articolo. Voglio solo aggiungere che la capacità di carico in Italia è già stata superata da un pezzo, dato che siamo uno dei paesi europei con più alta densità di popolazione e con meno terreno pianeggiante. E’ buona cosa quindi, a differenza di quello che ci viene raccontato dai politici, che in un momento di involuzione come questo la popolazione italiana sia in diminuzione.
    L’immigrazione è la sciagura più grande che possa capitare al nostro paese perché inserisce squilibrio nel naturale meccanismo di ridistribuzione della ricchezza e dei salari e porterà inevitabilmente la gran parte della popolazione verso la miseria.

    • gianni

      come densita’ di popolazione in italia siamo peggio della cina

    • Roberto Giuffrè

      Non la popolazione di un certo livello culturale.
      Gli immigrati competono per i lavori a basso valore aggiunto.
      Questo potrebbe pure spingere gli ignorantoni di itagliani a studiare per fare attività più creative e di maggiore soddisfazione intellettuale.

      • Nat

        Roberto Giuffrè ha scritto: “Questo potrebbe pure spingere gli ignorantoni di itagliani a studiare per fare attività più creative e di maggiore soddisfazione
        intellettuale.”

        Sagace!

      • Holodoc

        Questa è un offesa enorme alle migliaia di giovani laureati italiani costretti ad emigrare.
        Un consiglio: chiudi i tuoi libri e inizia a parlare con la gente, forse saresti meno istruito ma conosceresti una cosa che per te è sconosciuta: la realtà.

        • Nat

          Istruito.. “gli ignorantoni di itagliani “ 🙂

          Lenin docet.

        • Roberto Giuffrè

          Non offende nessun laureato. Ho scritto che gli emigrati si prendono i lavori gravosi e di semplice manovalanza.
          Agli italiani che li facevano non resta che emigrare o studiare per accedere ad altri lavori.

          • Holodoc

            Vedo che non vuoi (o non riesci) a capire: in Italia non ci sono posti lavoro, neanche se hai studiato, neanche se sei capace. Infatti i giovani italiani che da anni vanno a cercare lavoro all’estero sono soprattutto laureati!
            Ho amici e parenti che si sono trasferiti all’estero e sono tutti laureati. Altri amici sono ingegneri che per poter lavorare hanno dovuto passare ad aziende dell’unico comparto che ancora è in attivo. che è quello della produzione di armi!
            La globalizzazione, se non te ne fossi accorto, si è portata via non solo i lavori poco qualificati, ma soprattutto quelli qualificati.
            I centri di assistenza telefonica sono tutti situati all’estero (ad esempio Albania). Ormai nessuna azienda del comparto tecnologico sviluppa software in proprio ma lo fa scrivere a service situati in India o in Cina.

            Questa è la realtà. Questo è il mondo in cui viviamo. Il resto sono fantasticherie.

  • Truman

    Anni fa ho avuto un lungo scambio di opinioni con Mincuo su questi temi ed ho avuto l’occasione per consultare ripetutamente il saggio di Malthus.
    Intanto Malthus, ben prima di Marx, aveva ben presente il concetto di classe sociale, che usava con disinvoltura, e sapeva bene a quale classe egli appartenesse.
    A parte questo, Malthus scriveva oltre 200 anni fa e non si riferiva al futuro, ma al suo presente, parlava di un eccesso di popolazione che avrebbe portato disastri nell’arco della sua vita.
    La discussione con Mincuo è ancora nei forum.
    In pratica vorrei far notare che Malthus è stato dimostrato falso dal mondo reale per oltre 200 anni ed abbiamo oltre sette miliardi di confutazioni al suo modo di vedere.
    Sono disposto a concedere che Malthus non avesse tutti i torti, ma il dato di fatto da cui partire in una discussione sensata dovrebbe essere quello qui sopra (duecento anni e sette miliardi).

  • Truman

    Una nota su Swift, probabilmente il più grande scrittore satirico inglese. Invito tutti i lettori a leggere il suo “Un modesto suggerimento”, è breve e dovrebbe essere comprensibile (esiste in italiano).
    Swift a me appare completamente travisato dall’articolo qui sopra, egli riprendenva alcune teorie di tipo malthusiano per metterle in ridicolo, in uno dei modi più potenti mai apparsi in letteratura.
    Riportarlo qui sopra come precursore delle teorie di Malthus mi appare proprio come mala fede. In alternativa potrebbe essere stupidità devastante.

  • rossland

    A smentire Malthus e Ricardo, nonché la grassa ironia di Swift, basterebbe l’osservazione della realtà: la denatalità, involontaria, è un fenomeno che colpisce i paesi mediamente benestanti, mentre è tipico dei paesi poveri il mettere al mondo molti figli.
    E se i grassi benestanti Malthus, Ricardo e Swift avessero avuto meno tempo libero da dedicare a teorie sul far figli dei loro servi che mantenevano poveri solo per avarizia, magari avrebbero potuto verificare che aumentando i salari dei loro servi avrebbero avuto anche altri passatempi, oltre all’unico che rimaneva per loro gratuito, cioè appunto far figli.
    La nostra società è la prova più evidente che mettersi a filosofare sulla crescita demografica per criminalizzare i paesi impoveriti da quelli che invece di figli ne fanno a malapena 1 o 2, e sempre più spesso con l’aiutino esterno dell’inseminazione artificiale (o comprandosi gli uteri delle donne del terzo mondo povero), è attività da pensiero nazista che si pretende scientifico, quando non antropologico e perfino sociologico.
    Le società benestanti non hanno un problema di troppi figli, se mai il contrario.
    E quando leggo di questa roba per cui il mondo ha troppe bocche da sfamare rispetto alle risorse a disposizione, a me vengono in mente quelli che vanno a sperimentare farmaci contraccettivi in Africa o in India spacciando le sperimentazioni truffaldine per beneficenza sanitaria gratuita.
    Nazismo bello e buono…

    • Tonguessy

      Chi conferma quanto dici (smentendo quindi totalmente quanto esposto
      dall’articolo) è Emanuel Todd, il demografo che ha messo nero su bianco
      il problema della natalità: è legata all’istruzione, specie femminile.
      Non esiste cultura (sia essa cattolica o musulmana) che non mostri i
      chiari segni della denatalità una volta che l’istruzione ha fatto
      capolino. Al punto che, stando così le cose, Todd prevede il pareggio
      morti/nascite per il 2050, dopo di che ci sarà una progressiva
      diminuzione del numero degli umani in questa terra.

      Alla luce di
      quanto esposto la frase “se non si interviene per limitare
      volontariamente la natalità, la crescita demografica sarà più rapida
      delle crescita economica, condannando la maggior parte della popolazione
      ad una miseria sempre più nera” suona assurda: la crescita economica
      comporta una crescita dell’istruzione (servono manovalanza qualificata e
      quadri adeguati) e quindi la denatalità. Altro che volontà…..

      • orckrist

        Una attenta osservazione dei sistemi viventi mostra che:

        “Più aumenta l’aspettativa di vita, più diminuisce la fertilità.”

        In pratica il sistema si autoregola
        E tanti saluti a Malthus e soci.

        Nel particolare della popolazioni umana miglioramenti alimentari, igenico-sanitari, istruzione, ecc… risultano casi particolari che rientrano in questa regola generale.

      • rossana

        Infatti. Come dicevo, basta osservare la realtà per capire che dove c’è benessere economico (con quel che questo comporta) la natalità sembra trovare un suo equilibrio fra nascite e morti.
        Immagino che concorrano diversi fattori a determinare la tendenza al punto di equilibrio, e invece il rispuntare di queste teorie in un momento come l’attuale, in cui solo a un cieco può sfuggire che nella confusione stanno confluendo insieme studi sul problema della denatalità, altri sulla procreazione assistita, altri ancora sul binomio povertà/fertilità o quello fra benessere e allungamento della vita/povertà riduzione durata della vita, sembrano voler far credere che l’equilibrio stia nella diminuzione del numero dei figli, quando è evidente che se così fosse non si investirebbero miliardi nello sviluppo della scienza medica che si occupa di procreazione assistita piuttosto che di clonazione vera e propria. Se siamo troppi, perché non accogliere la denatalità come una buona cosa? O forse è che sono i poveri a essere troppi e a figliare troppo, così ecco che vedo solo una vecchia logica nazista che spinge all’auto-sterminio, una teoria che ragiona sull’umanità come fosse una cosa, un problema matematico che si risolve con una programmata razionalità numerica.
        Quello della sovrappopolazione è forse l’indice più significativo dello stato di benessere di un paese, di una famiglia, di una società.
        In Italia, fino ai primi anni ’50 del ‘900, la media di figli per coppia era molto alta, c’erano ancora famiglie che mettevano al mondo, in uno stato di povertà diffusa, 5-6-8 figli.
        Con gli anni ’60, con il miglioramento delle condizioni di vita, il tasso di natalità è andato via via diminuendo fino ad assestarsi intorno a 1/2 figli a coppia di media almeno fino agli anni ’80/’90.
        Poi è iniziato a scendere fino a meno di 1 figlio a coppia di media, per tornare recentemente a risalire, soprattutto fra le giovani coppie con meno di ’40 anni.
        L’incertezza del futuro, va a capire perché, spinge forse a cercare di mettere al mondo dei figli proprio là dove le difficoltà economiche sono maggiori, anziché il contrario.
        Forse la vita vuole vivere nonostante noi, al di là delle nostre scienze e delle nostre più razionali convinzioni?
        Le teorie come quelle di Balthus servono solo a criminalizzare chi ancora ha un sano istinto di sopravvivenza che gli fa mettere al mondo figli a garanzia della continuità della vita, chi è povero mette al mondo la speranza, anche e soprattutto dove sembra che speranze non ve ne siano più.
        Qui invece siamo ormai alla consacrazione di ogni pensiero teorico che spinga verso l’estinzione della specie umana e alla morte del pianeta, parlando dell’uomo come fosse un rebus matematico bello che risolto grazie alla “scienza”.
        Non è così, non ancora, la vita è più perfida e più determinata dei nostri pensierucci di dominio sulla nostra volontà o sulla nostra mente.
        E noi, anziché lottare per una vita degna, ci compiacciamo nel divulgare teorie mortifere, fossero anche riguardanti la nostra stessa piccola vita, e ce ne imbeviamo dimenticando forse con il solo scopo del sognare la morte è di riuscire a smettere in qualche modo di soffrire.

  • MarioG

    Un solo appunto:

    “Vedremo, ma circa un secolo prima di Malthus e di Ricardo, un altro suddito britannico aveva già capito che la crescita demografica condanna il popolo alla miseria.”

    Puo’ essere. D’altra parte la decrescita demografica condanna a qualcosa di peggio (a seconda delle gradazioni ovviamente, fino ad arrivare alla sparizione).

    E’ un equilibrio abbastanza delicato quello che si dovrebbe perseguire. Purtroppo gli articoli “malthusiani” che compaiono periodicamente da queste parti sono a senso a unico: si occupano sono del problema dell’eccesso. E allo stesso tempo non tirano mai conclusioni riguardo al correlato fenomeno immigratorio.

  • Roberto Giuffrè

    Perché si va a guardare a persone inadeguate a dare opinioni di questa importanza e non alle scienze che negli anni ci hanno dato numeri tangibili e anche soluzioni?

    Le neuroscienze e l’epigenetica, come la psicologia ci spiegano come ragiona la gente. I poveri fanno figli perché hanno più possibilità di vederne qualcuno sopravvivere. Se non vivessero in stato di indigenza ed avessero possibilità economiche, istruzione, tempo libero, non lo dedicherebbero solo a fare figli.

    Altre scienze utili sono le “Teorie dei Grandi Sistemi”. Che usano calcoli complessi per valutare dimensioni, proporzioni, sviluppo, andamenti statistici.
    Primo calcolo semplice semplice che smentisce il fatto che il pianeta sia sovrappopolato. Se si prendessero tutti i 7 miliardi di abitanti del pianeta e li si mettessero nel solo Stato del Texas in USA ci starebbero con una densità di popolazione di 10.000 abitanti per kmq. Al confronto la sola isola di Manhattan arriva a 18.000 abitanti per kmq. E rimarrebbe ancora un intero pianeta libero.
    Non è che io li voglia mettere tutti in un’area simile, l’esempio è la dimostrazione di come il problema della sovrappopolazione è un non problema, o meglio sta solo nella testa di chi se lo crea, sicuramente un antisociale, agorafobico, che non ha abitudine al contatto fisico con una moltitudine di persone di etnia diversa.
    Ho visto gente che ha vissuto isolata nelle campagne del mantovano andare in crisi nel grande mercato dello Stadio di Verona in mezzo ad africani, indiani, cinesi, rumeni ecc. Gli mancava l’aria, era intimidita.
    Immaginate persone così con il potere di decidere se siamo troppi, e dovremmo essere sterilizzati e sparpagliati, perché quella persona “malata” vede il mondo solo dal punto di vista delle proprie psicosi.

    Come hanno già ampiamente commentato altri utenti qui, il problema sta solo nella mente di chi vive al caldo con la pancia piena e pensa che troppa gente affamata potrebbe venire a togliergli quei privilegi.

    Nel suo Progetto Venere, di società basata sulle risorse, Jacques Fresco ha analizzato e risolto tutti questi problemi proprio usando il linguaggio della scienza, l’unico, inequivocabile che fornisce numeri tangibili e non proposte assurde o criminali, dettate dalla nevrosi o peggio dalla psicosi in cui versa la maggior parte dei politici e uomini di potere odierni.

  • PietroGE

    Il problema della sovrappopolazione è reale, non è inventato da nazisti o dai capitalisti da rapina. Non vi si possono applicare categorie sociali senza vedere il dato fisico-biologico. Un pianeta con risorse finite non può sopportare una crescita della popolazione esponenziale, su questo non si può discutere.
    Il fatto che dia oggi da mangiare a 7 miliardi di persone mentre ai tempi di Mathus questo numero non era neanche immaginabile si deve a due fattori : la decrescita demografica nei Paesi industrializzati e la rivoluzione tecnologica nell’agricoltura. Scommettere su un’altra rivoluzione tecnologica però non è molto saggio. Ricordiamoci quello che si diceva sulla fusione nucleare. Quando andavo io all’Università si dava per certo che per la metà degli anni ’80 il problema energetico sarebbe stato risolto con la fusione nucleare, ora si parla della fine di questo secolo, forse.
    La decrescita demografica è legata a molti fattori uno dei più importanti è quello culturale. A parità di redditi la famiglia musulmana o quella africana è più numerosa di quella europea.
    Gli esercizi accademici tipo quello sulla popolazione terrestre nel Texas lasciano un po’ il tempo che trovano, già oggi lo sfruttamento dell’ambiente per le risorse energetiche e materie prime causa danni ecologici notevoli. E il tenore di vita mediato sulla popolazione mondiale non è affatto alto.

    • Apollonio

      L’ incremento esponenziale della sovrappopolazione è un problema reale specialmente in certe zone africane o asiatiche si pensi solo alla Nigeria negli ultimi anni.

      Comunque le teorie di Thomas Robert Malthus forse erano frutto di un’ abuso di bicchierini di sherry e concettualmente dimostratesi errate, come il tirare in ballo sempre a sproposito i Nazisti i quali sono stati precursori dell’ importanza della Genetica non allo scopo di sterilizzare..! come la vulgata vorrebbe fare intendere ma per scoprire il perché della genesi di certe malformazioni o ad esempio dei gemelli nativi .

      • Roberto Giuffrè

        L’economista Samir Amin in uno dei suoi testi spiega perché il capitalismo sfocerà nel genocidio.
        Oggi l’80% della popolazione mondiale vive di agricoltura e si sfama con ciò che coltiva in modo ancora rudimentale.
        Quando il capitalismo gli esproprierà le terre per meccanizzarle, pochi contadini con trattori moderni aumenterà la produttività.
        E tutta quella gente si ammasserà nelle bidonville intorno alle metropoli e le discariche.
        Ma siccome il capitalismo ha il brutto vizio di non redistribuire il surplus prodotto a chi non può pagare, l’unica soluzione per evitare crisi di civiltà sarà il genocidio.
        Alla sterilizzazione ci stanno già pensando.

        Non è che non bastano le risorse, non bastano i soldi ai capitalisti. La loro è una patologia.
        Che spiega benissimo lo psicologo italiano Mauro Scardovelli, la fame della psiche la mancanza di affetto compensata col denaro o l’atorniarsi di oggetti e potere, di chi oggi è psicotico o psicopatico è incolmabile.

        • cdcuser

          quindi, secondo lo psicologo italiano Mauro Scardovelli, i Warburg (per fare un esempio) avrebbero mancanza di affetto e sono psicotici da circa 700 anni ? … mmm ….

          • Roberto Giuffrè

            Se leggesse libri tecnici come “La trasmissione della vita psichica tra generazioni”,
            https://www.ibs.it/trasmissione-della-vita-psichica-tra-libro-vari/e/9788826310602#

            capirebbe perché madri borderline generano figlie borderline e psicotiche in genere, come anche esistono i figli d’arte.
            Negarlo, significa negare l’evidenza.

            Quello che i ricchi o gli psicotici si tramandano non sono solo ossessioni, manie, disturbi psichiatrici, modi di pensare ed agire…
            Ma anche i trucchi e i segreti per mantenere il potere.

            Basti pensare al passo contenuto nella bibbia “chi presta denaro diviene padrone, chi riceve denaro in prestito diviene schiavo”.

    • Roberto Giuffrè

      Chi lo dice che il problema della sovrappopolazione è reale? Quali studi?
      Questo pianeta può ospitare fino a 12-15 miliardi di persone con alimentazione vegetariana e che vivono in modo consapevole usando la tecnologia come si deve per evitare sprechi.

      • PietroGE

        Un pianeta come una scatola di sardine potrebbe certamente ospitare 12 miliardi. Il problema è che la gente non vuol vivere come le sardine. La natura ha da sempre limitato il numero degli abitanti sul pianeta con i “mezzi naturali” : malattie, carestie, siccità e guerre. Quello che non è naturale è l’esplosione demografica, non la limitazione delle nascite.

        • Roberto Giuffrè

          Cioè io vedo che molte persone avete un senso delle proporzioni e della misura che è assente o parecchio fallato.

          La gente che c’è oggi in questo pianeta starebbe nel solo stato del Texas e rimarrebbe un pianeta libero, significa che anche fossimo il doppio il problema non sarebbe lo spazio. Ma solo il voler vivere all’americana, che è quello verso cui tende la maggior parte della gente. Ossia nell’opulenza assoluta, spinta anche dal mercato e dal marketing che vogliono il consumo perpetuo.

          Se si ridisegnasse la società togliendo questo cazzo di capitalismo mercatista, e facessimo tornare la gente alle origini, cioè capire che la felicità no proviene dal possesso di oggetti ma bastano un tetto sopra la testa 2 pasti caldi e quel minimo di comodità della vita moderna, parlo solo del frigo e due elettrodomestici utili, una dieta vegetariana, una tessera per il bus ed una bicicletta. Non ci sarebbe problema ad ospitare anche fino al doppio di adesso.

          Staremmo belli larghi e le risorse ce le dividiamo da buoni fratelli, senza doverci scannare. E usiamo scienze come le teorie dei grandi sistemi per calcolare come meglio distribuirci quello che si può rigenerare nel pianeta.

          Ed oggi la tecnologia c’è per questo!

      • Holodoc

        Ok, supponiamo che un bel giorno l’umanità venga assoggettata dal sistema di potere vegan-stalinista che tu tanto caldeggi, e supponiamo che il sistema funzioni così bene che la popolazione mondiale arrivi al limite da te accuratamente calcolato di 15 miliardi di abitanti.

        Cosa farebbe quel regime verdurian-sovietico se la popolazione continuasse a crescere? Non è più saggio fermarsi a 7 miliardi di persone lasciando loro un briciolo di libero arbitrio anziché costringere l’umanità ad uniformarsi a (soprav)vivere mangiando carote e lattuga e vivendo in immense e disumane metropoli?

        • Apollonio

          ma no..!
          nessun problema.. 15 miliardi di persone potrebbero vivere comodamente nel Nebraska e Nevada e poi crepi l’ avarizia possiamo aggiungere il New Mexico..!
          naturalmente poi.. ci sarebbe l’ evoluzione in umanconigli cosicché cani e gatti fungerebbero da riequilibatori del sistema.

          • Primadellesabbie

            Guarda che Comunione & Liberazione (!) ha fatto numeri anche più alti.

            Poi questi discorsi hanno sempre dei buchi neri, e le potenziali epidemie ?, e l’aggressività alle stelle? Immaginati il controllo sociale, ti metterebbero il contapassi nelle scarpe.

        • Roberto Giuffrè

          Ma queste cazzate sono solo nella vostra mente di persone incapaci di riadattarsi.
          Primo tra tutti il cibo. Gli studi del Dr. Pinelli della SSNV dicono chiaramente che dopo 40gg che non mangi più carne si riattivano le papille gustative e senti nuovamente gli altri sapori e trovi soddisfazione anche dalle verdure. Dopo 2 anni circa la carne ti da la nausea e non riesci più a mangiarla. Il problema dell’alimentazione è solo nella testa e nella povertà culturale, che porta a mangiare sempre i soliti 6-7 piatti a rotazione di carne e derivati, non nella necessità dell’organismo.

          Come hanno spesso visto in molti studi di antropologia, neuroscienze ed epigenetica, se agli individui garantisci la sopravvivenza smettono naturalmente di fare tanti figli. Non gli serve, perché diviene un sistema stabile con certezza per il futuro, 1 max 2 figli saranno la norma perché i genitori hanno la certezza di vederli sopravvivere.

          E come in natura il susseguirsi delle generazioni si stabilizza. Quest’idea che un sistema debba crescere all’infinito come l’economia è del tutto artificiale. Esattamente come la credenza che l’economia possa crescere all’infinito.

          La vita umana e animale è regolata da leggi totalmente diverse da quelle artificiali e malate dei sistemi economici.

          Ma anche io, se avessi tempo libero, condizioni dignitose, non me ne fregherebbe niente di stare a crescere figli, 1-2 mi basterebbero e avanzerebbero. Sarebbero poche le persone con la voglia e la passione di stare dietro ad una moltitudine di figli.

          Io sono stufo di leggere sempre opinioni da uomo della strada.
          Di gente ignorante, che non si prende neppure un po’ di saggistica seria e aggiornata, e straparla su internet.

          • Apollonio

            Mi scusi, Signor Giuffrè, ma non stò scherzando..!
            giuro…! che leggendola mi comincia a diventare simpatico, allora mi viene un dubbio..?? cosa succede ad un’ uomo che non ha rapporti sessuali con una donna per 40 giorni e vi sono solo uomini, per caso diventa Gay riaddattandosi..??’

          • Holodoc

            Io posso anche essere d’accordo con te con il fatto che mangiare prevalentemente verdure sia più salutare che mangiare carne, fatto sta che è quello che faccio.
            Ma da questo a pretendere che tutta l’umanità debba pensarla come la penso io ce ne passa. Passa la differenza tra chi pensa che tutti gli uomini siano degni e chi crede che esista una élite di illuminati che dovrebbero governare il mondo. L’élite dei vegan-stalinisti.

  • oriundo2006

    Vedo che predomina un atteggiamento ‘scientista’, ovvero materialista rivisitato senza gli orpelli passati, e dunque positivista comunque circa le umane sorti, in presenza beninteso di correttivi, auspicati da tutti. In particolare, mi fa specie che consideriate gli ‘individui’ liberi di procreare o meno, libertà massima a salire nel reddito, essendo vincolati alla copula obbligata considerata come ‘male’ e da disprezzarsi come atto riprovevole, qualora siano nel pauperismo assoluto: ma è veramente così ? Alcune riflessioni a contrario. Nel terzo mondo, ad esempio l’India od in Brasile ( è duna definizione che non condivido ma puo’ essere così per tante ragioni ), esistono ‘mestieri’ ritagliati per le classi basse, mestieri che consentono un minimo di vita. E questo minimo basta a far procreare, come una goccia d’acqua puo’ bastare ad una pianta nel deserto. Questi mestieri sono FACILI, come facile è la vita ( e la morte…): si confida nella benevolenza di Dio ( o piu’ di uno … ) e si accetta fatalisticamente il resto: qualche ribellione condisce la mancanza di cibo od altre cose essenziali, ribellione presto sedata con qualche elargizione straordinaria e qualche manganellata sulle teste surriscaldate, che paiono solo allora destarsi alla comprensione ‘occidentale’ della loro condizione. Le masse sembrano dire ai decisori supremi: noi facciamo il nostro DOVERE voi dovete fare altrettanto permettendoci di farlo, essendo la riproduzione di esseri umani un dovere sociale cui nessuno può e deve sottrarsi. Anche qui: dove è la libertà di costoro ? In altri paesi la vita è DIFFICILE, come in Italia lo è diventata ultimamente per svariate ragioni: la riproduzione di esseri umani soffre come soffre la produzione in genere qualora sia ostacolata da impedimenti esterni. E’ fuori luogo chiedere la prestazione riproduttiva qualora le prestazioni richieste quotidianamente dallo stato e da altre entità esterne assorbono completamente la vita e distruggono la gioia di vivere.
    E’ questo l’elemento essenziale da considerare ?
    In altri termini così mi appare la sequenza: esistenza del Grande Gene ‘Dio’, gioia di vita, atti amorosi reciproci, nascita di stille nuove di vita, condivisione con loro della gioia della vita PERCHE’ in connessione con il Principio Divino che vi soprassiede: l’atto d’amore è un tributo DOVUTO a chi ci ha dato qualcosa di cui ne siamo grati: anzi ci ha dato TUTTO, CIOE’ LUI STESSO. La vita come estrinsecazione massima dell’atto amoroso e l’atto amoroso come estrinsecazione massima della gioia di vita. Nel Terzo Mondo la connessione è più presente: ricordate: i ‘poveri’ come esseri/enti in vicinanza e prossimità col Principio, non essendone allontanati da egoismi, crapule e distorsioni ‘egoistiche’ varie…più vicini e dunque più ‘meritevoli’ di condividere con Lui la sua essenza.
    Morale finale: l’egoismo e la difficoltà di vita ( ex maledizione del dio della bibbia ecc…che ha sostituito completamente il vero Dio nei nostri infelici paesi ), condannano i popoli che cadono sotto l’imperio del nefasto demiurgo all’estinzione. E’ il restabilirsi dell’equilibrio eliminando ab imis la deviazione. Dunque di cosa vi lamentate ? Basta aspettare.

    • PietroGE

      L’economia di sussistenza non è precisamente quello che le masse del terzo mondo vogliono. Se così fosse non ci sarebbero i migranti. Chiedi a loro se si accontenterebbero di andare in bicicletta e di mangiare un piatto di riso al giorno e vedi cosa ti rispondono. La gente vuole il benessere, quello che vedono alla televisione e nessuno ha avuto fino ad ora il coraggio di dirgli che quel tipo di benessere non può essere esteso alle masse del terzo mondo senza provocare il collasso dell’ambiente.

      • oriundo2006

        Direi di no: solo certuni, quelli che sono ‘occidentalizzati’ vogliono il modo di vita nostro, visto alla TV ed immaginato ancora più attraente dalle nudità che ivi si scorgono ed in quei paesi assolutamente proibito ( ipocritamente ). Molti invece vogliono vivere nei loro modi di vita tradizionali, assai parchi: solo che l’occidente, con la sua economia di larga scala, il suo liberismo sfrenato ed a senso unico, si studia di distruggerlo per meglio sostituirsi ad esso, guadagnandosi così miliardi di consumatori. Ma le masse tradizionali resistono, con la loro pochezza di mezzi, con le loro tecniche semplicissime, con le loro idee che paiono a noi desuete, con la loro economia sovente di poverissima sussistenza: lo fanno perchè NON vogliono essere perdenti di fronte ad un occidente spietato, che non gradisce che altri possa avere un altro ‘dio’ oltre al ‘mercato’ o anche semplicemente non tollera proprio che altri ne possa fare a meno. Viaggiare un po’ per credere e capire: non vogliono essere sottomessi a quell’infernale meccanismo chiamato ‘occidente’. E fanno figli ( anche ) perchè è l’unica e la principale forma ( primitiva ) di resistenza. Quelli che vengono sono considerati solo degli esploratori, incaricati di mappare il terreno. Poi arriveranno gli altri.

      • Roberto Giuffrè

        Anche perché qualcuno gli ha fatto credere che il benessere proviene dal possesso di oggetti inutili.
        Il benessere poi è diverso dalla felicità.
        È qualcosa legato al corpo.
        Una madre che accudisce molti figli a sera è stanca morta, ma è infinitamente felice.

        E la felicità proviene solo da rapporti umani armonici possibilmente nell’uguaglianza.

    • Apollonio

      I problemi dell’ umanità sono iniziati quando abbiamo abbandonato gli Dei per abbracciare il Monoteismo e questi qui sopra hanno preso a fare proselitismo con aria fritta o teorie bislacche …!

      • Roberto Giuffrè

        Willelm Reich diceva che i problemi dell’umanità sono iniziati quando sono state abbandonate le società matriarcali, perché sono più stabili e meno litigiose. Quando comandano le donne usano l’istinto materno che preserva la vita.
        Gli è costata cara questa affermazione a Reich.

        • Holodoc

          Istinto materno che preserva la vita? Vallo a raccontare alla Clinton!
          A quanto pare non hai mai lavorato come sottoposto di una donna… a me è capitato due volte ed è stato un inferno!
          Anche nel mio attuale lavoro, sebbene non abbia un capo femmina, mi scontro quotidianamente con l’ “istinto materno” di donne che appena hanno un briciolo di potere lo usano per schiacciare chi non sta loro a genio.

          • Apollonio

            La maggior parte delle donne quando sono in carriera sul lavoro sono molto più cattive degli uomini e per avanzare si comportano come vipere, non guardano in faccia a nessuno meglio non averne a che fare.

          • Roberto Giuffrè

            Io invece ho avuto esperienze opposte mi sono trovato bene solo con capi donna.
            Come volevasi dimostrare la maggior parte dei commenti sono da uomo della strada con la stessa visione ampia quanto il culo di un pollo.
            La donna è stata snaturata nella sua essenza a partire dagli anni ’70 per metterla in competizione con l’uomo ed avere altra forza lavoro più a buon mercato che crei surplus produttivo per i padroni…
            Ed è ovvio che non tutte le donne sono come una Tatcher o Hillary Clinton. Ci sono anche come una Madre Teresa o altre miriadi di esempi simili.

          • Holodoc

            Lo stesso vale per gli uomini, non esiste solo Hitler ma anche Gandhi.
            Le donne non sono e non sono mai state più buone o caritatevoli degli uomini. Chi pensa questo ha una visione molto edulcorata della realtà.

        • Primadellesabbie

          Stai dicendo cose interessanti, ma ti esponi un po’ troppo, e scusa se mi permetto di parlarti così, ma…(…Quando comandano le donne usano l’istinto materno che preserva la vita.)… qui riporti questa affermazione del genio Reich in un momento delicato: domani la Clinton potrebbe essere Presidente degli US .

          E, per sovrappiù, Reich lo hanno ammazzato in carcere.

          https://www.youtube.com/watch?v=pllRW9wETzw

          • Roberto Giuffrè

            Lo so bene, Reich è di un’epoca precedente all’emancipazione della donna trasformata in competitore dell’uomo ma più a buon mercato.
            E Hillary non è la normalità, è l’eccezione che conferma cosa è stato fatto alle donne dagli anni ’60 ad oggi.

          • PietroGE

            Reich è stato condannato per le sue teorie assurde sulla sessualità come motore principale della ancora più assurda psicoanalisi. Tema poi ripreso in Eros e Civiltà in tempi in cui, invece, le assurdità erano diventate di moda. Potenza dei mezzi di comunicazione di massa.

          • Primadellesabbie

            Ah beh!

            (Se vuoi i tuoi interventi posso anticiparli io.
            Basta che tu dica: “voglio commentare”, e io ti risparmio la fatica).

          • PietroGE

            Il solito commento su chi commenta invece che sull’argomento. Se non hai niente da dire perché sprechi il tuo tempo a scrivere simili cazzate?

          • Roberto Giuffrè

            Dicevano anche che abusava delle sue pazienti.
            Lui proponeva di catalizzare e scaricare le energie sessuali, perché erano pulsioni fortemente legate alla violenza.
            Freud diceva all’incirca qualcosa di simile. E dopo di lui molti movimenti hanno teorizzato la stessa cosa.

          • PietroGE

            “Arrestato dall’FBI l’11 marzo 1957 e internato in un carcere federale del Connecticut e poi in quello di Lewisburg in Pennsylvania, continuò comunque a scrivere; lo psichiatra della struttura, che lo visitò più volte, gli diagnosticò sintomi psicotici come manie di persecuzione” Da Wikipedia

            Beh, uno potrebbe anche commentare : chi la fa l’aspetti, ma, con più serietà, l’arsenale ‘psico’ insieme a quello ‘senso di colpa’, ha ottenuto i risultati, eccetto per una minoranza di incorreggibili (come me), e gli effetti desiderati a livello di società.

          • Roberto Giuffrè

            Che fine fece Osho?
            Ah di Reich molti libri furono bruciati. Nel paese della libertà di parola…

            Di Osho è rimasto molto però.

          • Primadellesabbie

            Temo proprio di no, gli esempi si sprecano, sarà che queste moderne sono un po’ virilizzate (non so se vittime o per moto proprio) ti ricordo, solo per esempio, che il mondo femminile é punto di riferimento centrale, da sempre, nelle faide mediterranee.

            Mi sfilo dal discorso sulle donne, solo impostarlo richiederebbe premesse sulle quali si rischia la bagarre (qui poi!), ma voglio farti notare che sembra che ci stiamo avviando ad una specie di matriarcato, giustamente in quanto e per quanto siamo società sedentaria.