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OH MIA PATRIA

DI GEORGIOS

comedonchisciotte.org

Il patriottismo è l’ultimo rifugio di una canaglia.

Questa dichiarazione era stata fatta dal famoso poeta, saggista e lessicografo inglese Samuel Johnson nel 1775 e si può tranquillamente affermare che generalmente e’ più probabile che uno abbia sentito parlare di questa citazione che dello stesso Johnson. (1)

Quello che e’ meno noto invece e’ che Samuel Johnson nella prima edizione del suo famoso Dizionario della Lingua Inglese del 1755, descrisse nel lemma corrispondente il “patriota” come “uno di cui la passione primaria è il suo amore per la patria”. Ed è ancora meno nota l’aggiunta che introdusse nella quarta edizione di questa sua opera nel 1773, secondo la quale “il patriottismo può essere un eufemismo per un fazioso disturbatore del governo”. (2)

Nella foto: Un ritratto di Lord Byron in Grecia, realizzato da un artista sconosciuto verso il 1930, Atene, Museo Benaki

La causa di queste “correzioni” da parte di Johnson (un fervente patriota lui stesso fino al punto del sciovinismo) era stata una serie di eventi che ebbero luogo tra il 1775 ed il 1783 nella più importante colonia inglese di oltre oceano: la guerra di indipendenza americana. (3)

Ma, per ragioni di maggior chiarezza, facciamo un breve passo nel passato.

La storia degli uomini, nel senso del racconto di loro stessi, comincia quando abbandonano la vita da nomadi e si stabiliscono in un determinato luogo. Questo risale a circa 10,000 anni fa, cioè al periodo durante il quale l’uomo scopre l’agricoltura e da cacciatore-raccoglitore diventa produttore. (4)

Lo stesso non si può affermare circa il senso di appartenenza ad un insieme di cose di carattere sociale, linguistico, culturale ed economico che lega l’uomo al luogo e che comunemente si chiama patria. Infatti, il sentimento patriottico richiede qualche cosa in più: richiede l’acquisizione del concetto della libertà.

I primi riferimenti alla patria appaiono nelle poesie di Omero, nell’Iliade e nell’Odissea. Nella prima, Ettore, il famoso guerriero di Troia, afferma che “Augurio ottimo e solo è il pugnar per la patria”, mentre nella seconda e nei primi versi del poema, Omero mette in rilievo un giorno molto particolare nella vita di ognuno di noi scrivendo “del ritorno il dì”, il “νόστιμον ήμαρ”, cioè il giorno del ritorno in patria. (5), (6)

L’acquisizione del senso della patria fu un fatto molto importante che è andato di pari passo con le lotte per l’emancipazione sociale nella Grecia classica. Queste lotte, come descritto in un articolo pubblicato in questo sito, vennero interrotte bruscamente dalla globalizzazione delle società antiche ad opera delle conquiste degli imperi di Alessandro il Magno e degli imperatori romani. (7)

Con un ritardo di molti secoli e rivendicando di nuovo la libertà, le masse popolari diventano ancora una volta popolo e riscoprono il senso di appartenenza ad una patria. Ciò accade con le rivoluzioni americana e francese del 18° secolo quando il popolo come nuovo soggetto politico e non più come massa di individui isolati, i servi della gleba difficilmente distinguibili dagli animali, pretende l’esercizio del potere a suo nome e non più a nome di Dio. Infatti, i rivoluzionari si chiamano tra loro “cittadino” o “patriota” della nazione e si battono per liberare la società dal giogo monarchico, cioè si battono per la democrazia.

In Francia, la patria viene prima “adottata” e difesa dagli ascendenti strati dei girondini (borghesia moderata) che inizialmente controllano l’esercito il quale non è altro che il popolo in armi (come i polites/oplites cioè i cittadini/combattenti dell’antica polis greca). Presto però ed appunto perché il popolo ha preso coscienza del proprio ruolo come popolo in armi, questo controllo passa nelle mani delle masse degli strati sociali più bassi, i cosiddetti giacobini (piccoli borghesi e proletari germinali). Fino al 1793 la Rivoluzione trionfa ma allo stesso tempo sanguina a causa della reazione nobiliare e la violenta contro-reazione rivoluzionaria.

La Rivoluzione anche se ha avuto grandissimi successi nei suoi obbiettivi militari, politici, culturali e sociali, non ha però minimamente toccato il punto chiave della patria che stava costruendo, cioè non ha toccato il problema classista. Il problema della spartizione della torta, il problema economico è rimasto, forse per mancanza di prospettiva o di momento rivoluzionario, irrisolto. Per cui, anche se qualcuno dei cittadini-patrioti, con le parole “patria” e “nazione” intendesse riferirsi ad una società equa e giusta anche sotto il profilo economico, non era affatto scontato che il suo prossimo commilitone rivoluzionario intendesse la stessa cosa.

Alla fine, dopo un periodo turbolento detto del terrore, al quale è seguito un nuovo periodo turbolento ed un nuovo terrore non tanto storicamente reclamizzato come il primo, la borghesia moderata (nel senso rivoluzionario) ha avuto finalmente il controllo della patria rivoluzionaria. Questa patria, non dimentichiamo, frutto della lotta rivoluzionaria di tutto il popolo, si è subito dimostrata un grosso problema per la nuova classe al potere, la classe dei borghesi. Perché era una società classista e perché essendo forte della sua esperienza recente aveva delle pretese sull’esercizio del potere. E’ a questo punto che la nuova classe dominante inventa il trucco della riassegnazione della rappresentanza: separa il senso dello stato-nazione che era stato creato dalla lotta del popolo, dal senso del popolo stesso. Gli eletti, i suoi rappresentanti in parlamento, non seguiranno gli interessi del popolo ma quelli della “nazione”, una nazione che cosi acquista un secondo significato molto più facilmente adattabile ai progetti capitalistici.

Inutile dire che alla mutazione della parola “nazione” ne seguì una analoga anche per la parola “patria” nel senso che, nell’ambito della lotta di classe, chi si oppone alla classe dominante cioè la classe borghese nella società capitalistica, considera la patria soltanto come uno strumento inventato dalla borghesia per attenuare lo scontro di classe e “pacificare” la società, servendo meglio i propri interessi. Niente di più sbagliato e niente di più pericoloso specialmente nella fase attuale dello scontro di classe:

Patria è l’ambiente sociale, politico e culturale dentro il quale si sviluppano le diverse classi che provengono dal popolo come anche le lotte per la libertà, la democrazia e i diritti di queste classi , e quindi, è anche l’ambiente nel quale vengono maturate le loro prospettive storiche. Se questo ambiente sparisce, se la patria sparisce, sparisce anche il contenitore sociale dentro il quale queste prospettive storiche possono realizzarsi. Sparisce ogni prospettiva di progresso sociale. Il degrado, la povertà e la perdita di ogni valore sono a senso unico.

Patria, dunque, possono avere soltanto quelli che posseggono la possibilità di poter rivendicare libertà e democrazia pur essendo divisi in classi sociali. Se queste condizioni non vengono soddisfatte, allora soltanto una di due cose possono accadere:

O la società ha raggiunto il livello massimo di progresso sociale con assoluta democrazia e uguaglianza economica e sociale, livello nel quale la parola “patria” può solo riferirsi a delle descrizioni strettamente culturali.

Oppure la società ha perso la sua patria e di conseguenza è sottomessa ad un regime di occupazione e di schiavitù. Se una società cosi duramente colpita non si ricompone come popolo per rivendicare il recupero della patria perduta, cioè la sua indipendenza e la sua autodeterminazione nazionale, non potrà mai ambire a nessuna specie di progresso sociale, politico od economico.

Georgios

Fonte: www.comedonchisciotte.org

26.10.2014

Note

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Johnson#Ultime_opere

(2) http://www.samueljohnson.com/patrioti.html

(3) http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_indipendenza_americana

(4) http://www.silab.it/storia/?pageurl=06-le-origini-dell-uomo

(5) http://it.wikisource.org/wiki/Iliade/Libro_XII

(6) https://it.wikisource.org/wiki/Odissea/Libro_I

(7) http://comedonchisciotte.org/controinformazione/modules.php?name=News&file=article&sid=13803&mode=&order=0&thold=0

Pubblicato da Davide

  • Servus

    "Oppure la società ha perso la sua patria e di conseguenza e’ sottomessa ad un regime di occupazione e di schiavitù. Se una società cosi duramente colpita non si ricompone come popolo per rivendicare il recupero della patria perduta, cioè la sua indipendenza e la sua autodeterminazione nazionale, non potrà mai ambire a nessuna specie di progresso sociale, politico od economico."


    Credo che l’Italia si attagli perfettamente a questa affermazione. L’Italia è ormai sottomessa alle banche e multinazionali straniere, alla troika, agli interessi americani e abbiamo perso la nostra indipendenza, grazie anche ai nostri presidenti (dello stato, del governo, della magistratura) collaborazionisti. E il progresso sociale, politico ed economico è diventato un continuo regresso.
  • GiovanniMayer

    Che dire, c’è poco da commentare, meglio rileggerlo e cercare di comprenderlo in profondità.

    Grazie Georgios, bell’articolo.
  • GiovanniMayer

    Come l’amico Servus, vorrei anch’io sottolineare la conclusione, ma nella sua totalità:

    "Patria, dunque, possono avere soltanto quelli che posseggono la possibilità di poter rivendicare libertà e democrazia pur essendo divisi in classi sociali. Se queste condizioni non vengono soddisfatte, allora soltanto una di due cose possono accadere:

    O la società ha raggiunto il livello massimo di progresso sociale con assoluta democrazia e uguaglianza economica e sociale, livello nel quale la parola “patria” può solo riferirsi a delle descrizioni strettamente culturali.

    Oppure la società ha perso la sua patria e di conseguenza e’ sottomessa ad un regime di occupazione e di schiavitù. Se una società cosi duramente colpita non si ricompone come popolo per rivendicare il recupero della patria perduta, cioè la sua indipendenza e la sua autodeterminazione nazionale, non potrà mai ambire a nessuna specie di progresso sociale, politico od economico."

  • Rosanna

    La tesi non fa una piega, e Georgios è riuscito a sostenerla nel miglior modo possibile: senza una patria non ci può essere nessun tipo di progresso.  Come potremo fare per riconquistare la nostra patria, se i patrioti mancano? Se la maggior parte degli italiani nicchiano?

    Come fare per diffondere le informazioni, per convincere i dubbiosi che questa è una dittatura? Una vera dittatura, che danneggerà fortemente la vita degli italiani. Perché lo sai bene anche tu, non è facile trovare sinergie condivise, non è facile comunicare nel mondo della postmodernità, dove i rapporti sociali sono diventati talmente difficili, problematici, faticosi, che spesso non ci si intende.

    Io personalmente per esempio ho smesso di parlare dei problemi dell’eurozona con i miei conoscenti, perché è assolutamente inutile, si ottiene l’effetto contrario, non c’è possibilità di condivisione di idee, perché si parte da dimensioni totalmente diverse: frame mentali praticamente indistruttibili.
    Come è successo sotto il fascismo, molti followers del duce se ne stettero in sua adorazione fino all’ultima ora, fino a quando se lo videro sparire sotto gli occhi, in divisa da ufficiale tedesco, con l’oro di Dongo, verso il confine svizzero. Anzi la fiducia non crollò nemmeno in quel momento, trovarono anche giustificazioni.

    Ora stanno facendo la stessa cosa i piddini, non accettano dialogo, non ti credono, ma proseguono imperterriti per la loro strada. Non accorgendosi che Renzi è solo e sostanzialmente un grande attore, lo guardavo oggi nelle riprese tv mentre discorreva gesticolando dal pulpito della Leopolda: ho tolto l’audio e ho guardato con attenzione … potrebbero dargli un Premio Oscar tanto è bravo, supera molti divi di Hollywood.

    E’ veramente incredibile come facciano a non accorgersene …

  • MarioG

    A proposito, ha notizie dell’oro di Dongo?

  • Rosanna

    Ma noi non ci davamo del tu?

    Certo è finito in via delle  Botteghe Oscure …

    Pensavi che lo dessero a te? Dopo aver patito per 20 anni, dopo aver combattuto e perso anche molti compagni, se lo sono tenuto loro … Non ti sembra? La guerra chi l’ha voluta?

    Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

  • Georgios

    Per quel che ho capito finora dalla propria esperienza, non serve scontrarsi sul piano di opinioni o di percezioni politiche con la gente. Oltre ad allargare ulteriormente lo spazio che ostacola una possibile intesa, ci si guasta anche l’anima. Ed in definitiva inutilmente.

    Invece bisognerebbe puntare sui problemi veri della gente, perché quando p. es. c’è da pagare qualcosa che e’ ovvio che e’ ingiusto, pretestuoso e arbitrario e per di più impossibile, allora l’intesa sarà trovata facilmente. Allora bisognerà agire in modo collettivo verso chi questo pagamento dovrebbe riscuoterlo. Nello stesso tempo si verrà a contatto con altra gente che forse non hanno lo stesso problema oggi ma sicuramente lo avranno domani.

    Cosi si formeranno dei comitati di cittadini incavolati che potranno in "piccole" "masse" agire verso rappresentanti politici di fiducia o di non tanta fiducia. Non ha importanza. I primi sono dalla nostra parte, i secondi rischiano di esporsi e anche questo e’ un bene.

    E cosi via, come con una reazione a catena. Bisogna non perdersi d’animo e avere fiducia e pazienza. Se, alla fine, la macchina-popolo si mette in moto non la ferma nessuno.

    Non ti far impressionare dall’apparente "stupidità" di alcuni. Per altri possiamo anche noi stessi essere tra gli "stupidi". Sono cose relative. L’importanza sono i fatti veri, i fatti quotidiani. 

    Un’ultima cosa: non argomentare mai in termini di partiti. Solo sui fatti. 

  • Rosanna

    Georgios, tu non sei un uomo, sei un santo … laico o cattolico ortodosso?

  • Georgios

    Quindi la soluzione e’ ricomporre il popolo. Cosa che nella situazione attuale e’ più facile che nel passato perché sempre più gente viene colpita.

    L’importante e’ non litigare per i bei occhi di nessuno. Non dobbiamo difendere dei "capi". Dobbiamo difendere noi stessi, le nostre famiglie, i nostri figli, la nostra dignità.

  • MarioG

    A titolo di (auto)’risarcimento’ privato.

    Evidentemente la guerra l’ha voluta chi l’ha preparata meglio.
  • Georgios

    Ha ha ha!!!

  • MarioG

    Se qualcuno ti impressiona con la sua apparente stupidita’, attenta! Potrebbe non essere tutta  apparenza! 

  • stefanodandrea

    Molto bene

  • Rosanna

    Complottista fin da allora?

  • Ercole

    Patria , sovranità nazionale , sovranità monetaria ,questi sono stati passaggi storici che la borghesia ha portato a compimento abbattendo il clero e la monarchia per affermarsi come classe sociale dominante  è un passaggio superato da quasi cento anni , siamo entrati nella fase imperialista dove poche potenze decidono il prezzo da pagare per tenere in vita il SISTEMA  e il " futuro " del globo .Credo che la domanda che dovremmo porci è il superamento del vigente sistema sociale a livello internazionale che ciclicamente entra in crisi insanabili e le ha superate solo portando al macello milioni di proletari con due conflitti mondiali e si sta preparando al terzo . I proletari  non hanno patrie da difendere  dal momento che i nostri interessi sono opposti è  inconciliabili con quelli della borghesia la nostra patria è il mondo.

  • Fedeledellacroce

    i nostri interessi sono opposti e inconciliabili con queli dell sistema, la nostra patria è il mondo.

    Bravo Ercole, cambiando una parola qua e una virgola la’, hai scritto una cosa sensata. E che pochi hanno colto.
    Tutti a dire si, é vero, la patria su e la patria giu.
    Alla fine si riassume a: la bandiera mia é meglio della tua.

  • Georgios

    Ercole

    Tu mi devi già una risposta ad una precisa domanda. Se vuoi intervenire
    commentando devi accettare il dialogo nei limiti della decenza e non
    ripetere degli slogan lasciando i discorsi a metà quando non ti conviene
    o quando non sai rispondere. Diversamente i tuoi interventi rischiano
    di assumere un altro carattere. 

    Ciò chiarito ho da osservare due cose:

    1. Storicamente 100 anni sono un niente e tu da marxista puro come pretendi di essere dovresti saperlo.

    2.
    In base a quale criterio ti qualifichi giudice sulla identità di
    milioni di morti? Io conosco moltissimi casi di gente che e’ morta
    combattendo gli invasori sia sul fronte sia in montagna nella
    resistenza. E non erano proletari. Forse dobbiamo includerli nella
    categoria dei "ben gli sta"? Che razza di ragionamenti sono questi?

    Infine ti chiedo di darmi la tua definizione di proletario perché a quanto pare viviamo su continenti diversi.

  • AlbertoConti

    Ercole dice: "la nostra patria è il mondo". Difficilmente potrei trovare
    occasione migliore per essere totalmente d’accordo con lui, tranne che per
    il significato di "nostra" che vorrei estendere ed universalizzare, oltre il
    concetto di classe e relative limitazioni, soprattutto mentali.

    Ma in
    ogni caso non è tutto. Ci sono diversi livelli di patria. Oltre a quella
    universale (relativamente al genere umano, associata al nostro pianeta), ci sono
    gli ambiti territoriali più ristretti, tipicamente la nazione di appartenenza,
    ma anche la propria regione, il proprio paesello, o quartiere metropolitano, e
    infine la propria famiglia. Non c’è niente di fascista nel riconoscere valori
    tipici della retorica fascista (Dio, Patria, Famiglia), se a questi stessi
    valori si da un senso proprio e autentico. Ed il senso trasversale è l’amore,
    per la propria terra e per i propri cari, senza il quale non può esistere alcuna
    forma di amore universale, al contrario di come invece tanto cretinismo "di
    sinistra" sostiene.

    Questi sono fondamentali su cui poggia la cultura e
    la civiltà di un vero popolo unito, esattamente quello che il paradigma
    sociopolitico vigente nega e vorrebbe cancellare come il male assoluto. Infatti
    è l’antidoto assoluto al vero male del paradigma vigente nella nostra cosiddetta
    "patria occidentale", anzi "mondo occidentale", nella neolingua che si vergogna
    perfino di legittimare la parola "patria".

    Sovranità in senso
    moderno non può che essere sovranità popolare, che presuppone appunto
    l’esistenza di un popolo, come l’articolo sottolinea.

  • Ercole

    Il proletariato è quella classe sociale che è alla base della piramide del capitalismo quelli che non possiedono i mezzi di produzine è sono costretti per sopravvivere a vendere le braccia per poter sopravvivere quando trovano un lavoro opuure cadono in miseria  (sottoproletariato  ). In merito alla " RESISTENZA " DICO QUANTO SANGUE REGALATO AL NEMICO DI CLASSE  essendo stata combattuta quasi totalmente da operai è contadini :che senso ha avuto combattere contro il fascismo  o lo Stalinismo per la costituzione BORGHESE  se si perde di vista il vero nemico IL CAPITALISMO . La differenza è che io ho una visione internazionalista ,mentre tu resti ingabbiato nel nazionalismo vorrei ricordarti se hai letto la storia che alcuni sgherri  Togliattiani  al soldo del C.N.L.  ammazzarono Mario AQUAVIVA e Fausto ATTI  che invitavano gli operai partigiani  al disfattismo di classe.

  • haward

    Cos’è, un tema di prima media in una scuola dell’Unione Sovietica?

  • AlbertoConti

    Lo vedo più come un ripartire da zero dopo un lavaggio del cervello ideologico
    di lungo corso.

  • Tetris1917

    Non volendo affatto sminuire nessuna vostra considerazione, né
    tantomeno togliere valore al lavoro di Geogios che saluto; ma il punto focale
    su cui partire, secondo me è questo:
    Patria e’ l’ambiente sociale, politico
    e culturale dentro il quale si sviluppano le diverse classi che provengono dal
    popolo come anche le lotte per la libertà, la democrazia e i diritti di queste
    classi , e quindi, e’ anche l’ambiente nel quale vengono maturate le loro
    prospettive storiche.
    Se questo ambiente sparisce, se la patria
    sparisce, sparisce anche il contenitore sociale dentro il quale queste
    prospettive storiche possono realizzarsi. Sparisce ogni prospettiva di
    progresso sociale. Il degrado, la povertà e la perdita di ogni valore sono a
    senso unico.
    Cosa intendono a questo punto Georgios e AlbertoConti per popolo? Senza incorrere in citazioni latine o riferimenti
    paleolitici, per popolo dovrebbe essere inteso come chiunque si riconosce in
    una Patria (o mi sbaglio?), ma secondo lo schema proposto è l’ambiente
    sociale politico e culturale
    dove il popolo si afferma. Ma come si
    afferma questo popolo? Attraverso le leggi della patria che favorisce
    l’emancipazione del popolo? Ma sappiamo benissimo, per esempio citando
    la
    storia dell’Italia, come sia nata e come si è affermata, e al suo
    interno come
    il suo popolo, oggi non si riconosca affatto nella patria che lo
    contiene.
    Contraddizioni in seno a una definizione che non tiene conto minimamente
    della
    fondamentale lente del materialismo storico, per cui tutta la storia è
    storia
    di lotta di classe, sia nel piccolo del villaggio cilentano (vedetevi
    Noi
    Credevamo di Martone e capite fino in fondo, quale lezione impartisce il
    padre
    contadino, quando sente il figlio parlare di "patria, nazione, italia"
    sollevando la mattonella del frantoio del padrone e facendo osservare
    dove
    finisce "occultamente" una percentuale del sudato olio dei contadini).
    In questi termini di dialettica, con la semplice definizione di popolo
    (non data), non si arriva molto lontano poi nel decifrare sia gli eventi
    storici che le affermazioni sociali avvenute.

    Con simpatia.

  • haward

    Mi riferivo al contenuto dell’articolo, non al titolo. Qualcuno mi può spiegare
    cosa ha a che fare la lotta di classe con l’amor patrio?

  • AlbertoConti

    Per esempio il volere una casa comune più giusta, unita, armoniosa e solidale?

  • AlbertoConti

    A mio parere oggi il popolo italiano non si riconosce affatto nello Stato che
    dice di volerlo rappresentare, il che mette in ombra l’idea stessa di Ptria
    relegandola nel limbo del possibile incompiuto. Aggiungi che il paradigma
    economico, culturale, antipolitico imposto da una minoranza dotata di mezzi
    potentissimi fa di tutto per dividere il popolo in mille sottocategorie,
    mettendo le une contro le altre attraverso una contrapposizione di interessi in
    una guerra per il privilegio indebito. Tuttavia questo porta alla figura
    retorica, ma non priva di fondamento, dell’1% contro il 99%, che è indubbiamente
    una premessa motivazionale fortissima, anche solo potenzialmente, per
    ritrovare l’unità perduta. Il fatto che queste dinamiche siano globalizzate non
    le rende certo meno rilevanti nel contesto nazionale; le rende solamente di
    molto più difficile soluzione. Da qui l’importanza di far crescere e convivere
    il patriottismo locale con quello universale.

  • MarioG

    Ma no! Quanti anni mi dai?!

  • MarioG

    San Giorgio greco-ortodosso

  • MarioG

    Non ha a che fare. C’e’ chi sceglie l’amor di patrio e chi l’amor di classe.

  • AlbertoConti

    Non è così, basti pensare alla rivoluzione russa. Sbagliarono? Certo commisero
    mille errori, alla fine fatali, ma non certo questo.

    Guardando invece al
    futuro la cosa è ancora più evidente: non c’è alcun futuro, e quindi nessuna
    possibile classe, per chi non ama il proprio Paese. Direi che la deriva italiana
    è uno degli esempi più lampanti di questa evidenza. Siamo ancora in tempo a
    contrastarla, ed è esattamente quello che sta bollendo in pentola, una pentola a
    pressione che sta per esplodere.

  • MarioG

    La mia osservazione non era a detrimento dell’una o dell’altra. Piu’ che altro era per sottolineare che e’ piu’ facile che vadano per strade diverse piuttosto che per la stessa. La rivoluzione russa non fu certo patriottica. Successivamente con Stalin e la liquidazione di Trotzy, fino alla Grande Guerra Patriottica, l’indirizzo cambio’.
    Speriamo proprio di essere ancora in tempo

  • Giancarlo54

    Ottimo articolo caro Georgios, niente altro da aggiungere.

  • Georgios

    Siamo d’accordo: "per
    poter sopravvivere". E’ chiaro questo concetto?

    Solo che
    quando uno e’ costretto a lavorare soltanto per poter sopravvivere,
    non possiede alcun tipo di proprietà oltre alla propria prole e
    nella miseria ci vive già. E quando non trova neanche il lavoro per
    poter sopravvivere (che significa mangiare pagando un piatto di una
    schifezza qualsiasi al giorno e poter sdraiarsi a pagamento per
    alcune ore da qualche parte la notte) cade nella condizione di lumpen
    cioè di chi perde ogni possibilità di presa di coscienza di classe
    e vive come mendicante o vagabondo mentre e’ facile che si presti
    come manovalanza a bande malavitose o naziste. E tutto questo il
    proletario lo fa per poter mantenere e rivendere il giorno seguente
    la sua forza lavoro al capitalista di turno. Non per comprare i
    cellulari. Se no, crepa o segue il destino del sottoproletario
    descritto poc’anzi.

    Ora dimmi: quanti proletari esistono in
    Italia (o in occidente in generale) secondo questa definizione?
    Qual’è la loro percentuale della popolazione? In Grecia, anche nelle
    condizioni tremende degli ultimi anni, semplicemente non esistono.
    Non esistono perché praticamente tutti possiedono un qualche tipo di
    proprietà e non soltanto le proprie catene.

    Sulla resistenza
    senza virgolette: gli sgherri li abbiamo avuti anche qui e la più
    famosa vittima del partito e’ stato il primo "kapetanios"
    della resistenza, Aris Veluchiotis. Cosa vuol dire questo? Che se
    bombardano la tua casa come fanno ora nel Donbass tu chiedi una pausa
    per spiegargli l’internazionalismo? Che cos’è l’internazionalismo?
    La tratta degli schiavi del 3o mondo verso l’Europa? L’occupazione e
    l’unificazione dell’Europa dai nazisti? O quella della UE?

    Cosa
    significano secondo te queste frasi riportate dal Manifesto di Marx
    ed Engels?

    1.
    Dal
    momento che il proletariato deve prima acquisire il controllo
    politico, elevarsi all’altezza della classe della nazione, diventare
    esso stesso nazione, allora e’ nazionalista anche se non nel senso
    borghese del termine.

    2.
    La
    lotta del proletariato contro la borghesia e’ inizialmente una lotta
    nazionale nella forma anche se non nei contenuti. Naturalmente, il
    proletariato di ogni paese deve prima farla finita con la propria
    borghesia.

    Infine
    la domanda alla quale non avevi risposto: Che si fa con la gente,
    proletaria o meno, che commette suicidio al ritmo di 2 al giorno? Che
    si fa con i bambini che non hanno da mangiare? Che si fa con i malati
    o i vecchi che non si possono curare?

    Si
    aspetta la rivoluzione proletaria globale? Da dove, da chi? Dalla
    Cina o dall’Alfa Centauri?

  • Georgios

    Sono d’accordo con quanto scrivi, vorrei solo far notare che il concetto di classe sociale non e’ una limitazione mentale. Non e’ neanche un’invenzione marxista. Esisteva già come termine prima di Marx perché descrive l’evidente: la divisione sociale in strati (se la parola "classe" provoca sentimenti avversi) di differenti interessi e livelli economici.

    Non possiamo non tenere conto dell’evidenza, come non possiamo non tenere conto del fatto che la storia dell’umanità sia stata decisamente influenzata da questi squilibri economici per dirla in maniera molto pacata. Per non parlare cioè di sfruttamento. 

  • Georgios

    Se fosse stato un tema di prima media tu saresti senz’altro bocciato.

    L’amor patrio (sta scritto nell’articolo) e’ la condizione sine qua non per l’avverarsi della lotta di classe. Non può esistere lotta di classe sotto occupazione.

    A meno che tu non riconosca lo stato di occupazione. Nel qual caso facci una visita qui, se no rischi di essere rimandato alle elementari.

  • Georgios

    Popolo e’ il soggetto politico nel quale si trasforma la massa inerte di servi della gleba mediante l’acquisizione del senso della patria. Cioè e’ la patria che rende possibile l’esistenza del popolo nel senso che quando la massa si rende conto di avere una patria, allora diventa popolo. Prima non lo era.

    Solo che la patria e’ solo un senso di appartenenza, non e’ un istituzione che si può modificare introducendo delle leggi. Può solo esistere o non esistere per gli abitanti di un luogo. E può esistere solo se alle caratteristiche sociali, politiche e culturali di questo luogo e’ aggiunta l’acquisizione del concetto della libertà.

    Il passo seguente e’ la manifestazione della lotta di classe che rispecchia le contraddizioni economiche in seno al popolo. Cosa che a sua volta porterà al materializzarsi di eventuali prospettive storiche.

    Quindi tutto nasce dalla fermentazione sociale causata dalla lotta di classe, solo che devi avere un popolo affinché ciò accada. E il popolo lo avrai quando lui capirà di avere una patria. Se no, non e’ popolo ma gregge, massa, chiamalo come vuoi.

    Non vorrei estendere il discorso sulle cause di ciò che chiami "non riconoscimento del popolo italiano della patria che lo contiene". L’amico AlbertoConti spiega bene questa parte, anche se una cosa credo vada aggiunta: L’Italia deve risolvere il grande problema Nord-Sud. Ma questo lo si deve affrontare come una opportunità per unire definitivamente l’Italia, non come un pretesto per dividerla che e’ ciò che i poteri forti perseguitano.

  • AlbertoConti

    Mi sono espresso male evidentemente. Non intendevo porre l’equazione classe
    sociale (come concetto) = limitazione mentale, ma piuttosto accennare alla
    gabbia interpretativa di una teoria tutta sbilanciata sul solo conflitto di
    classe, soprattutto se forzata a descrivere una realtà attuale in gran parte
    diversa da quella dell’epoca di Marx. La stratificazione sociale è pur sempre
    rimasta legata alle dinamiche economiche di una società nuova, stravolta dalle
    applicazioni tecnologiche, ma la stessa rapida evoluzione di quest’ultime ha
    profondamente modificato la struttura ed i criteri di formazione stessa delle
    nuove classi sociali, e soprattutto della cultura che le permea trasversalmente.
    Tanto da configurare un nuovo problema di adattamento alle mutate condizioni,
    con la complicanza dei limiti dello sviluppo a livello planetario. L’alienazione
    ha preso nuove forme, più subdole e devianti dalle autentiche esigenze umane,
    colpendo i popoli trasversalmente alle classi sociali, anche se in questa
    dimensione il pesce puzza più che mai dalla testa. Perciò se vogliamo ancora
    ragionare in termini di guerra e di nemico, occorre emanciparsi mentalmente da
    quelle categorie ormai datate (es. il "proletariato" nella società italiana
    attuale, dove avere figli è un lusso e/o una preoccupazione). Per uscirne bene
    occorre forse tornare alle origini del pensiero occidentale, ai frammenti di
    Eraclito, al suo esempio testimoniato dalla frase "ho indagato me stesso".
    Chissà che da questo possa rinascere un naturale amor proprio declinato anche in
    un rinnovato amor di Patria.

  • Georgios

    Certamente.

    Diciamo che non e’ tanto che Marx descrisse soltanto la sua epoca, ma che molti cercano di interpretarlo con riferimento alla sua soltanto.

    La teoria di Marx e’ dialettica, il che vuol dire non esistono assiomi, bisogna prima analizzare e poi concludere. Che cosa vediamo oggi? Vediamo un unico fronte di scontro sociale o potenzialmente tale. L’1% da una parte, il 99% dall’altra. Cosa che ci rimanda alla società francese per esempio, poco prima della rivoluzione. Qual’era l’idea dominante per i molti allora? Prendersi la patria rubata dai pochi.

    Ecco il principale valore da recuperare come giustamente annoti.

  • spadaccinonero

    lascia perdere quelli di lc

    hanno la segatura nel cervello
    sanno solo ripetere slogan dal capitale di levi
    capacità di analisi personale zero
  • Georgios

    Coltivo sempre la speranza. Ce n’è bisogno oggi.

    A rischio di essere considerato un ingenuo. Fa niente.

  • MarioG

    E’ di Lotta Continua? Speriamo che abbia un destino migliore di quello che ora scrive su Repubblica…

  • Ercole

    Noi siamo INTERNAZIONALISTI- lotta continua- è scomparsa 40 anni fa per fortuna…. non abbiamo nulla da spartire con gli opportunisti e riformisti.

  • haward

    In Unione Sovietica sarei stato sicuramente bocciato e chissà che fine avrei
    fatto. L’amore per il luogo dove nasci e vivi, dove sono nati i tuoi genitori, i
    tuoi amici ed i tuoi antenati, il posto dove riconosci e ti ricolleghi alle tue
    radici è qualcosa di infinitamente più grande e più antico della retorica
    marxista. L’attuale disastro umano, sociale ed economico, non a caso,
    è stato attentamente portato avanti anche attraverso la disintegrazione di ogni
    residuo di identità famigliare, comunitaria e territoriale considerate ciarpame
    oscurantista dalla moderna visione di tipo internazionalistica (ti dice riguardo
    alla lotta di classe ?) che oggi si chiama globalizzatrice.

  • MarioG

    Pardon, avevo capito male! Meglio per lei, e per noi.

  • Georgios

    Scusami. Avevo creduto che
    la critica veniva da sinistra.

    Eppure, qualche
    perplessità ce l’avrei. Dove esattamente trova riscontro la retorica
    con i contenuti dell’articolo che sottolinea il valore della patria?
    Solo nella parola “marxista”?

    E poi, l’attuale disastro
    che giustamente denunci, e’ dovuto a chi? Ai comunisti che avrebbero
    rubato le nostre case, distrutto le nostre famiglie, fatto uso comune
    delle nostre donne etc? A meno che naturalmente tu non confonda
    l’internazionalismo (dov’è, l’hai visto da qualche parte?) con le
    politiche neoliberiste e globalizzatrici dei comunisti di Bruxelles.