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OGNI BAMBINO DOVREBBE VISITARE UN MATTATOIO. SE NON SIETE D'ACCORDO, CHIEDETEVI IL PERCHE'

DI GEORGE MONBIOT

theguardian.com

Cosa si potrebbe pensare di una società i cui meccanismi di produzione alimentare vengono nascosti all’opinione pubblica? E in cui l’allevamento industriale e i macelli che forniscono gran parte del nostro cibo devono essere sorvegliati, come se fossero depositi di armi, per evitare che la società scopra cosa succede veramente?

E pensare che noi contribuiamo a questo occultamento: preferiamo non sapere.

Ci illudiamo così tanto che la maggior parte delle volte quasi non ci rendiamo conto di mangiare animali. Perfino durante quelle che un tempo erano considerate importanti festività, come il Natale, che ora non sono quasi più distinte dagli altri giorni dell’anno.

Tutto comincia da ciò che raccontiamo. Infatti, molti dei libri scritti per bambini parlano di fattorie; peccato che i paesaggi idilliaci in cui vengono descritti animali che vagano liberamente come se fossero parte della famiglia dell’allevatore, non rispecchino esattamente la realtà.

Le fattorie in cui portiamo i nostri figli non sono altro che la concretizzazione di queste fantasie.

Questo è solo un esempio delle condizioni igieniche dell’infanzia, in cui nessuno dei tre maialini viene mangiato e Jack fa pace col gigante, ma stavolta ci saranno delle conseguenze.

Etichettare rafforza l’illusione. Come indicato da Philip Lymbery nel suo libro “Farmageddon” (1), nell’UE mentre sulle confezioni delle uova devono necessariamente essere riportati i metodi di produzione, sulle carni o sul latte non esistono tali obblighi.

Etichette insignificanti come “naturale” o “produzione propria”, o simboli insensati, come piccoli trattori rossi, servono solo a distrarci dalla dura realtà: allevamenti suini intensivi.

Ma forse la più clamorosa delle rivelazioni è l’alimentazione a base di granoturco.

La maggior parte dei polli e dei tacchini, infatti, è costretta a mangiare grano e non è certamente un fattore positivo.

La percentuale di crescita della produzione di carne di pollo è quadruplicata negli ultimi 50 anni: ora vengono uccisi entro la settima settimana (2). Fino ad allora vengono significativamente indeboliti dal loro peso non indifferente. Gli animali scelti per la loro obesità causano altra obesità. Nutriti fino a scoppiare, quasi incapaci di muoversi, alimentati oltre il limite sopportabile, i polli allevati nelle fattorie contengono oggi quasi il triplo del grasso che contenevano nel 1970 e contengono solo i 2/3 delle proteine (3). Maiali e bovini recintati hanno subito una simile trasformazione. Produzione di carni? No, questa è una produzione di grasso.

Sostenere animali malsani in stalle sovraffollate richiede enormi quantità di antibiotici. Queste droghe contribuiscono alla crescita; il loro utilizzo rimane legale negli Stati Uniti e molto diffuso nell’Unione Europea, sotto le vesti di controllo delle malattie. Nel 1953, afferma Lymbery, gli MP avvertirono la Camera dei Comuni che ciò avrebbe potuto causare l’emergenza di utilizzo di agenti patogeni resistenti alle malattie. Furono largamente derisi. Ma avevano ragione.

Inoltre, questo sistema non risparmia nemmeno i territori e i mari. Gli animali allevati nelle fattorie consumano un terzo della produzione mondiale di cereali, il 90% della farina di soia e il 30% della pesca. Se il grano usato per ingrassare gli animali fosse riservato alla popolazione, si risolverebbe la denutrizione di 1.3 miliardi di persone.

La carne per i ricchi significa fame per i poveri.

Ciò che entra in questi organismi è nocivo esattamente quanto ciò che ne esce. Apparentemente il letame delle fattorie viene usato come fertilizzante, ma spesso in quantità maggiori di quanto il raccolto possa assorbire; le terre coltivabili vengono infatti usate come discariche. Tutto ciò viene rigettato nei fiumi e nei mari, creando zone morte che arrivano anche ad occupare migliaia di chilometri (6). Le spiagge della Bretagna, riporta Lymbery, dove ci sono 14 milioni di maiali erano talmente ricoperte di alghe, la cui crescita è accentuata dal letame, tanto che sono state chiuse per pericolo letale: tant’è vero che un lavoratore è morto avvelenato da solfuro di idrogeno mentre le sradicava dalla riva. Tutto questo per il protratto stato di decomposizione delle piante.

Si tratta di pura follia e non è prevista alcuna tregua. Ci si aspetta che le esigenze mondiali per il bestiame crescano del 70% entro il 2050 (7).

Quattro anni fa ho rivisto la mia posizione sull’alimentazione a base di carne (8) dopo aver letto il libro di Simon Fairlie “La carne: un’innocua stravaganza”(9). Egli ha infatti, giustamente, sostenuto che circa la metà dell’attuale rifornimento mondiale di carne non causa alcuna perdita all’alimentazione della popolazione. In realtà ciò apporta un guadagno netto, in quanto deriva dal fatto che gli animali cibandosi di erba e residui del raccolto non privano le persone di cibi commestibili.

Da allora due cose mi hanno convinto dell’errore che avevo commesso a cambiare idea.

La prima è che il mio articolo venne usato dagli allevatori come giustificazione delle loro pratiche mostruose. La minima distinzione che io e Fairlie cercavamo di compiere si rivelò essere suscettibile di distorsioni. La seconda è invece che mentre riguardavo il mio libro “Feral” mi resi conto che la nostra percezione di carni da allevamenti all’aperto andava modificandosi (10). Le colline inglesi sono state del tutto distrutte: spogliate della loro vegetazione, svuotate di una fauna selvatica e private della loro capacità di trattenere acqua e carbone; tutto questo per un’insignificante produttività. Sembra quasi impossibile pensare a un’altra attività industriale, oltre alla pesca di scaloppine, con una maggiore proporzione di distruzione per la produzione.

Per quanto il nutrimento di grano per il bestiame possa essere inefficiente e distruttivo, l’allevamento potrebbe essere considerato anche peggio. La carne non è mai cosa gradita, in quasi nessuna circostanza.

Allora perché non smettiamo? Non lo sappiamo e se anche lo volessimo sarebbe difficile.

Un sondaggio fatto dalla Consiglio degli Stati Uniti sulle Ricerche Umane ha scoperto che solo il 2% degli americani è vegetariano o vegano (11), e più della metà rinunciano entro un anno. E alla fine, l’84% smette. La ragione principale, secondo il sondaggio, è dimagrire. Potremmo anche sapere che è sbagliato, ma preferiamo tapparci le orecchie e andare avanti.

Credo che un giorno la carne artificiale diventerà vendibile e cambierà le norme sociali. Quando diventerà possibile mangiare carne senza uccidere, possedere e sgozzare bestiame sarà presto ritenuto inaccettabile. Ma quel tempo è ancora lontano. Fino ad allora probabilmente la miglior strategia sarà incoraggiare le persone a mangiare come i nostri antenati. Invece che consumare carne ad ogni pasto irrazionalmente, dovremmo vederla come un dono straordinario: un privilegio, non un diritto. Potremmo riservare la carne per le poche occasioni speciali, come il Natale, e per il resto consumarla non più di una volta al mese.

Tutte le scuole dovrebbero portare i bambini a visitare fattorie di maiali o allevamenti di polli e mattatoi, dove dovrebbero poter vedere ogni tappa dello sgozzamento e del macello.

Questo suggerimento vi offende? Se si, chiedetevi a cosa siete contrari: la scelta consapevole o ciò che rivela? Se non sopportiamo vedere ciò che mangiamo, non è di certo vederlo ad essere sbagliato, ma mangiarlo.

George Monbiot

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/commentisfree/2014/dec/16/perpetual-denial-food-meat-production-environmental-devastation

16.12.2014

Traduzione a cura di HAJAR MOUNIR per www. comedonchisciotte.org

NOTE

1. Philip Lymbery with Isabel Oakeshott, 2014. Farmageddon: the true cost of cheap meat. Bloomsbury, London.

2. As above.

3. As above.

4. http://hansard.millbanksystems.com/commons/1953/may/13/therapeutic-substances-prevention-of

5. Simon Fairlie, 2010. Meat: a Benign Extravagance. Permanent Publications, Hampshire.

6. http://water.epa.gov/type/watersheds/named/msbasin/zone.cfm

7. http://www.fao.org/livestock-environment/en/

8. http://www.monbiot.com/2010/09/07/strong-meat/

9. Simon Fairlie, 2010. Meat: a Benign Extravagance. Permanent Publications, Hampshire.

10. George Monbiot, 2013. Feral: searching for enchantment on the frontiers of rewilding. Allen Lane, London.

11. http://spot.humaneresearch.org/content/how-many-former-vegetarians-are-there

12. http://www.popsci.com/article/science/can-artificial-meat-save-world

Pubblicato da Davide

  • giannis
    A me sembra che ce qualche legge divina che compensa l attività umana e
    diciamo mette apposto le cose : alleviamo miliardi di animali nel mondo
    facendogli fare una schifezza di vita all animale e anche noi esseri umani
    giustamente facciamo una schifezza di vita , tutto torna indietro

  • GioCo

    Secondo me non possiamo in alcun modo riacquisire un senso pratico, armonico, se non verrà nel complesso compreso cosa si intende per senso pratico e armonico e se non si comprende che le pratiche (qualsiasi) non sono riducibili nel loro essere solo male o solo bene.
    Per esempio la pratica di consumo di carne. Sono sommariamente d’accordo con l’introduzione dell’articolo, bisognerebbe avere un educazione specifica dell’origine dei cibi, ma tutti non solo la carne e consapevolmente al disegno che mette ogni vivente su questo pianeta.
    Uno dei ragionamenti più destabilizzanti è proprio quello che vuole epurare dall’Uomo la componente "selvatica", estirpandola come una radice infestante dell’intimo. Ma proprio questo atteggiamento è il più negativo che si può concepire, quello proprio del parassita velenoso e abbastanza vorace da distruggere se stesso e l’ospite impedendo ogni cooperazione, ogni vantaggio reciproco.
    Non c’è niente di più sbagliato che concentrarsi sul problema della carne, sterilizzando il modo cui si utilizza la tecnologia per produrre cibo per la massa, massificato. Un esigenza che vorrebbe mettere d’accordo il mercato con l’individuo, accorto irrealizzabile. Per ciò il conflitto è tra le esigenze del mercato e quelle dell’individuo, non tra l’Uomo e la sua natura inaccettabile. Non c’è niente di inaccettabile nell’Uomo, l’Uomo è anche un prodotto del suo ambiente e deve capire che quando lo manipola, deve stare attento ad essere consapevole che le sue manipolazioni hanno sempre una ricaduta, qualche volta più prevedibile, qualche volta meno.
    Quello che mi sconcerta ogni volta è vedere come "i buoni", quelli che si schierano a favore della vita e a protezione delle bestie, siano le bestie peggiori, non dissimili dai fanatici del liberismo poiché inseriti in un perverso quanto pericoloso meccanismo (mentale) di alimentazione del fanatismo.
    Cosa vorremmo per i maiali, non mangiarli venerandoli come mucche in India? Non si capisce che la richiesta è totalmente senza senso? Cosa vorremmo allora, continuare a macellarli in massa? Anche questa posizione è con ogni evidenza senza senso. Una appoggia l’idea narcisistica e individualista del "bene assoluto per se stessi" e l’altra il liberismo frenetico del mercato. Una idea alimenta l’altra senza soluzione di continuità in una catena infinita di paradossi e non sensi auto-generativa e (soprattutto) osmoticamente relazionata a noi. Ciò che accade dentro un allevamento intensivo, accade fuori, nella società del lavoro, dato che nel tempio di Set, il sacrificio riverbera identico, nella massa e per la massa.
    L’unica soluzione è quella di ridurre in microcosmi cellulari allevamento e macellazione, allora capiremmo che il rispetto per la vita non passa per l’aberrazione della morte (che è sterilizzazione) ma per il prodursi di pratiche compatibili al luogo e al tempo vissuto che possono comprendere tranquillamente anche la macellazione se in equilibrio reciprocamente vantaggioso con il contesto.

  • makkia

    Mi sono fatto la domanda e mi sono risposto facilmente: i bambini non ce li porterei per lo stesso motivo per cui non li porterei a visitare le carceri, gli stabilimenti chimici, le fonderie e le fabbriche intensive attive, per cui eviterei gli atroci "viaggi della memoria" ai campi di sterminio nazisti o la visione di certi film: per non traumatizzarli.

    I bambini non sono OGGETTI dell’educazione ma SOGGETTI, e bisogna curare la gradualità dell’apprendimento e adeguarla alla loro sensibilità.

    Se si vuole DAVVERO fare educazione alimentare, guardate alla Francia:
    è materia scolastica curricolare;
    le pause-pranzo durano DUE ore (perché devono masticare lentamente e godersi il cibo);
    è obbligatorio assaggiare qualunque cosa gli mettano nel piatto (non mangiarla tutta, possono avanzarla, ma devono sentirne il sapore, e dopo una media di 7-15 assaggi mangiano spontaneamente tutto);
    vietati distributori automatici di snack e bevande nelle scuole;
    gli viene insegnato che è GIUSTO avere appetito e che il languorino non è un "malessere";
    inoltre si cerca di incentivare il cibo bio e il Km zero;
    ai genitori viene spiegato di non usare MAI il cibo come premio o come ricatto e di cercare di mantenere l’abitudine alla convivialità anche a casa (si mangia tutti assieme, no TV, no smartphone).

    I bambini francesi mangiano TANTO (per dire: una baguette intera a testa fin dall’asilo) eppure hanno il tasso di sovrappeso infantile più basso dell’occidente (16% contro il nostro 47% e il 58% USA).

    Ma naturalmente mangiano carne (e "naturalmente" si intende in senso etimologico: nessuna cultura "naturale" al mondo fa deliberatamente a meno della carne, se ne ha accesso). Inoltre hanno una portata di latticini fissa nei menu scolastici.
    Quindi i francesi non sono un buon soggetto per la stupida religione newagista vegetariana, vero?

    No, meglio fare terrorismo psicologico del tipo "li portereste al mattatoio?" o sbrodolarsi addosso i paragoni con una "Auschwitz animale".

    Il vegetarianesimo è fanatismo religioso come tutti gli altri. E come tutti gli altri è basato su dogmi senza fondamento razionale. E come tutti gli altri fanatismi religiosi il fine giustifica i mezzi, quindi fai leva sui bambini e via.

    Mabbafangala!

  • brumbrum

    sembrerebbe tutto perfetto
    poi uno guarda in faccia un francese e vede che la realtà è ben diversa

  • Quantum

    Il vegetarianismo non è affatto fanatismo!

    La scienza della nutrizione oggi ci permette di pianificare la dieta affinché sia salutare anche vegana e priva di proteine animali. Lo dicono i 70.000 membri della American Dietetic Association, in Italia lo dice la nostra Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. 
    E lo dice mio figlio che è vegano e scoppia di salute, non si ammala mai e non ha carenze di alcun tipo.
    Io quando ho chiesto l’invalidità per artrite reumatoide mi sono recato in stampelle presso la commissione della ASL e dopo essere stato intossicato con vari farmaci, ho trovato giovamento solo dalla dieta vegana. Ho gettato le stampelle, e alla fine ho scoperto la sostanza che mi stava riducendo in sedia a rotelle, era la caseina, la proteina del latte, oggi additata di essere addirittura uno dei peggiori cancerogeni (cit. Dr. T. Colin Campbell).
    Non mangiare carne è possibilissimo. Si guadagna un migliore stato di salute, ed inoltre se lo si insegna ai bambini gli si regala una cosa stupenda come la compassione per gli animali, tutti gli animali, non solo cani e gatti…
    Per cui ogni volta che vedo un commento che giustifica la dieta carnea mi viene in mente lo studio del Prof. Leonardo Pinelli e di altri professori esperti di nutrizione, ossia come i peptidi della carne reagiscono con i recettori oppioidi del cervello causando una vera e propria dipendenza, come qualsiasi tossico o fumatore.
    Quello giurerà e spergiurerà che la carne fa bene, che c’è la vit. B12, e tutta una serie di motivazioni smentite in qualsiasi ambiente accademico e scientifico, pur di non avere tolto il cibo da cui dipende. E sapete perché lo fa? Per semplice PAURA della separazione da ciò che gli da un minimo di soddisfazione in una vita vuota nella quale non vede significato, le endorfine sviluppate da un cadavere di animale cotto e mangiato.
  • makkia

    Commento pregnante.

  • makkia

    Appunto: già solo il linguaggio che usi ti qualifica come il solito moralista proselitico.
    Chi non fa come te "ha paura", vive una "vita vuota" e "mangia cadaveri" per compensazione.

    Ripeto: citami UNA cultura in natura che fa a meno della carne, avendone accesso.

    Se non la trovi c’è un motivo: perché è VERISSIMO che si può fare a meno della carne, ma è una condizione di vita ARTIFICIALE, e l’uomo è il più adattabile dei viventi (dopo certi insetti). Ecco perché PUOI. Ma non spiega perché DEVI. E non può spiegarlo.
    Anche i tuoi medici (classe che con la realtà scientifica ha un rapporto… dialettico) non fanno altro che trovare spiegazioni a idee preconcette.
    Prima si tira fuori dal cilindro l’idea di fare a meno della carne, poi si cominciano ad affastellare "spiegazioni" che giustifichino l’idea. Questo modo di procedere ha un nome: ideologia (logica dall’idea, opposto di trarre la logica dall’osservazione della realtà).

    E infatti il vegetarianesimo è un’ideologia. Che produce (anche) fanatici.

  • Quantum

    Ma anche no!

    Recenti studi antropologici su mummie di antenati umani che vivevano in zone temperate hanno scoperto dal contenuto dello stomaco che mangiavano frutta e verdura 15 volte al giorno. Raccoglievano e mangiavano.

    La caccia era attività rarissima e solo per necessità, e questo perché era pericolosa. Così come la pesca era pratica principalmente estiva e con mare in buone condizioni.

    Quindi ovunque si mangiassero proteine animali erano in percentuale non superiore al 5% della dieta complessiva. Che è l’unica percentuale sopportabile dall’organismo umano che corrisponde a proteine animali 1 volta a settimana.
    Non è un caso che inuit e popolazioni delle zone fredde che hanno oltre 80% di proteine animali abbiano aspettativa media di vita di 35 anni.

    La vita vuota è una vita che priva di stimoli fa attaccare a quel poco che da soddisfazione. E se i peptidi della carne con il loro sviluppo di endorfine danno quel tanto di soddisfazione, chi è vuoto e infelice non trova altro a cui attaccarsi che il cibo.

    No, mangiare vegetariano/vegano non è fanatismo. È una presa di coscienza, sia della propria salute, che significa anche amore per se stessi, che per compassione nei confronti del regno animale. Non è necessario mangiarli, per cui non serve ucciderli.

    Il problema è chiaro, se tutto il pianeta fosse vegano potrebbe ospitare e sfamare oltre 10 miliardi di persone. Se tutti mangiassimo come gli americani non ne ospiterebbe più di 2 miliardi. È pura e semplice analisi dei grandi sistemi. Una scienza che molta gente ignora e per questo basa le proprie opinioni sul suo piccolo mondo di persona infelice e priva di compassione che necessita di fare ammazzare animali per colmare il proprio vuoto con la soddisfazione di una costipazione dopo una grigliata di carne ricca di idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni.

    E poi diciamocelo chiaramente, tentare di evangelizzare onnivori e carnivori ormai dipendenti e rincoglioniti dalle proteine animali che gli hanno annebbiato il cervello (è risaputo che un vantaggio delle diete vegane è anche una maggiore lucidità mentale), non ha senso.
    Perché la dieta iperproteica porta a malattie che danno da vivere a industria dei farmaci e farmacie, medici e paramedici, e quando queste persone muoiono anche a becchini e marmisti che devono fare le lapidi.
    E con la morte liberano anche un posto di lavoro e contribuiscono alla riduzione della sovrappopolazione.

    Per cui che senso ha evangelizzare un onnivoro/carnivoro. Tanto l’allevamento intensivo ha reso talmente cancerogena e malefica carne, latte e derivati, che la vita media già negli USA e presto anche in Europa ha iniziato a calare al di sotto dei 55 anni.

    E meno siamo, più larghi stiamo…

  • BWV826

    L’utente Makkia è libero di argomentare e alimentarsi come preferisce,
    non di apostrofare come "stupidità new age" cose che evidentemente non conosce.

    Se anche fosse dimostrato che ogni "cultura" abbia ritenuto indispensabile il cibarsi di animali,
    questo non avrebbe nessuna rilevanza dal punto di vista etico.
    Le argomentazioni alla base della scelta vegana sono appunto ragioni ETICHE (condivisibili o criticabili che siano).
    Se pensiamo alle grandi culture del passato non è facile trovarne una che non abbia praticato la schiavitù!
    Aristotele stesso scriveva che fosse "naturale" possedere schiavi
    e contro natura farne a meno.
    Oggi pensiamo (quasi) tutti che avesso torto e guardiamo con ammirazione chi,
    al tempo di Seneca, si rifiutò di torturare l’altro da sè.

    La presunta "naturalità" è il tipico argomento usato dall’ideologo "pro status quo"
    per distorcere i termini di una discussione.

    Credo che chiunque dotato di buon senso e onestà intellettuale si renda facilmente conto
    che l’intenzione dell’autore dell’articolo non sia affatto di far conoscere l’orrore ai bambini
    (anch’io sono contrario ai "viaggi della memoria"), ma di stimolare con una provocazione il senso critico degli adulti,
    abituati per quieto vivere a deviare il loro sguardo lontano dalla sofferenza nei loro piatti
    in modo da continuare a mangiare la "carne" (termine fuorviante per: "esseri viventi"),
    questo
    "alimento a quattro zampe" che tuttavia "ama come noi e sente come noi".

    Che c’entri il tasso di obesità dei bambini francesi non è dato sapere.
    Essere vegani è un gesto etico alla portata di tutti.
    Non è una scelta dettata da salutismo, ma dalla compassione verso il dolore dei viventi.

    Nessuno "sbrodola" di analogie oscene tra l’olocausto ebraico e quello animale.
    Tale accostamento è opera proprio di intellettuali reduci dai campi di sterminio,
    tra cui il premio Nobel per la letteratura Isaac B. Singer.

    Il senso dell’articolo è esattemente racchiuso nel seguente commento:
    le "scatole nere" della nostra società sono i laboratori di ricerca biomedica,
    gli allevamenti e i macelli
    : aree separate, anonime, dove conduciamo i nostri sporchi affari
    di violenza e sterminio di innocenti esseri senzienti.
    Queste sono le nostre Dachau, Buchenwald e Birkenau.
    Come i bravi cittadini tedeschi abbiamo le idee chiare su cosa accada lì dentro, ma non vogliamo saperne nulla.

    (Alex Hershaft, sopravvissuto all’olocausto)

  • Quantum

    Io ho iniziato per motivi salutisti, mi ci sono voluti 11 anni per scoprire cosa mi stava portando su una sedia a rotelle… 

    Era quella porcheria della caseina contenuta nel latte vaccino e i suoi derivati.
    Essere un vegano etico oggi è però difficile. Sia perché significa dover cercare alternative sintetiche anche alla pelle delle scarpe, la cintura dei calzoni, il portafogli ecc.
    Ma anche per la rappresaglia accesa dall’industria alimentare.
    Con le sponsorizzazioni di trasmissioni TV di cucina che prevedono solo porchi fritti e proteine animali di ogni genere. E la pubblicità martellante, il 60% della pubblicità in TV è legata a prodotti gastronomici a base animale.
    Possiamo riuscirci con le future generazioni. Mio figlio di 1 anno lo sto svezzando vegano e spero rimanga tale anche in futuro, perché la sua salute è magnifica, non si ammala mai ed ha una vitalità che altri bambini non hanno.
  • makkia

    [Le argomentazioni alla base della scelta vegana sono appunto ragioni ETICHE]

    … e quindi relative all’etica di chi le propugna e non da imporre agli altri.
    (provate a prendere esempio dai buddisti: il monaco non mangia carne ma non si sognerebbe di imporre lo stesso ai credenti, al massimo può CONSIGLIARE di non far soffrire gli animali da carne. Ma la sua etica è SOLO SUA e non vincola gli altri).
    Se poi etiche sono, a che pro menarcela con ipotetici antenati (o dentature) fruttariane? E a cosa serve arrampicarsi sugli specchi della "assuefazione da peptidi"? Tanto "è una questione etica", no?
    … e non sopporta il contraddittorio, per definizione: come può chi propone posizioni "non-etiche" argomentare?

    E questa è solo la prima delle fallacie logiche: si chiama "petitio principii" e consiste nel porre come premessa quello che si dovrebbe dimostrare (per chi non ci arriva subito: la premessa fallace è che la posizione veg sia corretta eticamente, cosa del tutto opinabile e da dimostrare).

    [le grandi culture del passato non è facile trovarne una che non abbia praticato la schiavitù!]

    E siamo alla SECONDA fallacia logica, quella del "piano inclinato": esasperare l’argomentazione scomoda e dichiararla inaccettabile per analogia col comodissimo esempio esasperato (che l’altro non ha fatto).
    Siccome pratica[va]no la schiavitù, le culture tradizionali non sarebbero un buon esempio. Per lo stesso motivo la filosofia greca sarebbe da rigettare (erano schiavisti e pedofili, no?). Mamifacciailpiacere!
    Fra l’altro una fallacia che, oltre a essere scorretta logicamente (non argomenta un bel niente mentre fa finta di "portare argomenti") è pure clamorosamente sciocca:
    1- Culture che non praticano la schiavitù sono tuttavia onnivore. La schiavitù è dunque la classica variabile spuria (=ininfluente).
    2- la "naturalità" di una dieta senza carne è proprio un argomento TIPICO dei vegetariani! 😛

    [continuare a mangiare la "carne" (termine fuorviante per: "esseri viventi")]

    Veramente è il termine corretto, e lo è in tutte le lingue: il cibo tende a chiamarsi in modo diverso dall’essere vivente. Nessun oscuro complotto per nascondere chissà quale misfatto.
    E’ solo alla sub-cultura veg che viene in mente di voler cancellare queste comunissime accezioni dal dizionario, perché non conformi "al Verbo". Sono invece concetti comuni e accettati da tutti (gli altri), e da sempre.

    [Non è una scelta dettata da salutismo, ma dalla compassione]

    Questo spiegalo al tuo amico, che crede (contro ogni evidenza contraria e facilmente riscontrabile) che chiunque consumi caseina rischia la carrozzella colpito da malattie autoimmuni (e non lo sfiora proprio l’idea di essere LUI pesantemente intollerante alla caseina).

    [Nessuno "sbrodola" di analogie oscene tra l’olocausto ebraico e quello animale [cut]
    i laboratori di ricerca biomedica, gli allevamenti e i macelli Queste sono le nostre Dachau, Buchenwald e Birkenau.
    Come i bravi cittadini tedeschi abbiamo le idee chiare su cosa accada lì dentro, ma non vogliamo saperne nulla.

    (Alex Hershaft, sopravvissuto all’olocausto)]

    A me sembra proprio che, quasi nella stessa frase in cui dici di non farlo, tu "sbrodoli" e che nelle "analogie oscene" ci rotoli dentro con un discreto compiacimento.
    En passant ti ricordo che (solo un esempio fra i tanti possibili) anche dell’imbalsamazione e trattamento dei cadaveri non ne vogliamo sapere nulla, pur sapendo abbastanza precisamente cosa succede: anche le pompe funebri sono delle "piccole Auschwitz"?
    No. Il paragone con l’olocausto è, e rimane, un basso trucchetto emotivo. Come le altre fallacie logiche serve solo a dare una "qualche" voce a delle argomentazioni che non stnno in piedi con la sola ragione.
    p.s.: questa fallacia in particolare è chiamata "reductio ad Hitlerum", ed è latino maccheronico apposta per sbeffeggiarne la particolare risibilità della sua scoperta illogicità. Risibilità che però ai fanatici sfugge…

    p.p.s.:
    Non discuto in dettaglio la fallacia "ad hominem", quella per cui una persona detestabile non potrebbe porgere argomenti validi. La faccenda che uno argomenti avverso la veg-filia perché "ha qualcosa che non va dentro" è talmente una costante del non-argomentare vegano che ormai lo fate senza neanche accorgervene: essendo inconscio, non rientra nei comportamenti intellettualmente disonesti.

  • BWV826

    – O mi evidenzi il passaggio del mio commento in cui scrivo di voler imporre la mia scelta a qualcuno,
    oppure sei solo un altro disonesto in cerca di gloria intellettuale.

    Si può scambiare civilmente da posizioni diverse (mantenendo le stesse divergenze), ma comunque in modo positivo.
    Purtroppo hai iniziato sfoggiando un lessico fastidiosamente aggressivo ("stupidaggini new age")
    e adesso continui con una solfa di accuse del tutto fuori contesto su temi a cui non ho minimamente accennato nel mio intervento.
    Non ho parlato di antenati fruttariani nè di peptidi, la tua foga dialettica è male indirizzata.
    E’ tentativo grossolano e scorretto il mettermi in conto la responsabilità dei commenti di altri utenti
    (che legittimamente racconteranno il loro punto di vista e la loro storia).

     – L’idea che una cosa sia lecita "perchè si è sempre fatto così" non ha nessuna rilevanza etica.
    La storia dei movimenti per i diritti civili ne è appunto esempio emblematico.
    I tuoi deliri sulla filosofia greca, i pedofili etc… sono appunto da qualificarsi come tali.
    Tra parentesi, l’idea che mangiare animali sia crudele e non necessario si deve soprattutto (tra gli altri)
    a filosofi come Pitagora e a scrittori come Plutarco (da leggere il suo "Del mangiare carne")

    Credo che tu cerchi di distorcere volutamente il senso dell’articolo postato come dell’esempio che ho fatto.
    Non hai nessun interesse a scambiare opinioni riguardo alle (condivisibili o meno) scelte altrui,
    ma solo a giustificare indirettamente le tue.

    Per questo ti affanni a scovare una qualsiasi crepa, un difetto logico nelle argomentazioni a cui potersi aggrappare per così razionalizzare
    la scelta che non approvi (che almeno in questo caso dimostri di conoscere solo per luoghi comuni) sorridendone beffardamente.
    In caso che io mi sbagli sono ovviamente disposto a scusarmi (dover dubitare della buona fede altrui non è esercizio piacevole tra l’altro).

    Nessuno vuole cancellare termini dal dizionario, ma al contrario porre più attenzione al loro significato.
    La "carne" è in effetti un pezzo di un essere vivente. E’ una constatazione, tranquillizzati. Attendo prova del contrario.
    Diversamente da quanto scrivi, il cibo prende spesso il nome dell’essere vivente che viene ucciso per diventarlo
    ("bistecca di manzo", "agnello al forno", "coniglio in umido"…). Meglio così, tra l’altro… 🙂

    Ti ringrazio per avermi fornito un ottimo aneddoto per i prossimi pomeriggi invernali.
    Da dove tu possa aver tirato fuori l’accostamento del :"anche dell’imbalsamazione e trattamento
    dei cadaveri non ne vogliamo sapere nulla,
    pur sapendo abbastanza
    precisamente cosa succede: anche le pompe funebri sono delle "piccole
    Auschwitz"?

    Non ti viene in mente che in un mattatoio finiscano esseri viventi? Ad Auschwitz lo stesso mi sembra.
    Purtroppo se il paragone con l’olocausto ti disturba ti ho già spiegato che non devi scriverne a me,
    ma agli stessi sopravvissuti. L’accostamento è opera loro e non di qualche animalista.

    "Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le
    specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi
    sono stati creati
    unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere
    torturati e sterminati.
    Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli
    animali Treblinka dura in eterno"
    . (tratto da "L’uomo che scriveva lettere", Isaac B. Singer).
    Aggiungo che generalmente non faccio riferimento alcuno a tale argomento, in quanto non credo di averne il diritto nè credo serva a qualcosa
    (nessuna scelta è tale se frutto di banale senso di colpa). L’ho citato solo in risposta al tuo intervento accusatorio.

    P.S.: La reductio ad hitlerum ha un significato del tutto diverso, informati meglio prima di scriverne qui,
    almeno per rispetto dell’interlocutore di turno
    . (http://it.wikipedia.org/wiki/Reductio_ad_Hitlerum)

  • Quantum

    Per questo ti affanni a scovare una qualsiasi crepa, un difetto logico
    nelle argomentazioni a cui potersi aggrappare per così razionalizzare la scelta che non approvi (che almeno in questo caso dimostri di conoscere solo per luoghi comuni) sorridendone beffardamente.

    Cito quello che gli hai scritto.

    Poi lui non crede di essere dipendente da peptidi e glicotossine e non sta cercando motivazioni che giustifichino la sua PAURA di perdere la bistecca!
    Vai da un fumatore e chiedigli di smettere, ed avrai una reazione identica. Perché i meccanismi di dipendenza sono identici.

    Se io ho alta intolleranza alla caseina tale che mi ha causato una malattia autoimmune,
    in famiglia ho la mia compagna intollerante che le crea sindrome metabolica e ipotiroidismo.
    Mio padre ci è morto di ictus per alto consumo di derivati del latte.
    Mio fratello gli da mal di pancia per cui l’ha sempre evitata.
    Mia suocera che non fa parte del mio ramo familiare, ed ne esagera anche lei il consumo è diabetica di tipo 2.
    Mio suocero ne abusa in egual modo ha un tumore alla prostata.

    Insomma, due intere famiglie che confermano quanto afferma il Dr. T. Colin Campbell sul latte e la caseina.

    Al dipendente da dieta carnea non interessa che se tutti fossero come lui non basterebbero le terre coltivabili, perché tutte dedicate all’alimentazione animale.
    10kg di cereali vanno dati all’animale per fare 100gr di carne, i cereali potrebbero essere usati direttamente per sfamare una famiglia per una settimana.

    Senza contare il costo per i governi di tutte le malattie derivanti dalle diete carnee.

    Se si mangiasse tutti come gli americani il pianeta non basterebbe per 2 miliardi di abitanti. Siamo 7 miliardi di cui una buona quantità sono indigenti e muoiono di fame.
    Al dipendente da dieta carnea non importa nulla. Come non importa nulla allo psicopatico che specula in borsa sul prezzo dei cereali e causa la morte di milioni di persone nei paesi poveri.
    A entrambi interessa solo la propria dipendenza. E negheranno fino alla morte di trovarsi entrambi in condizione psicotica con una dipendenza!

  • makkia

    O mi evidenzi il passaggio del mio commento in cui scrivo di voler imporre la mia scelta a qualcuno

    Nel momento in cui enunci "la mia è una scelta etica" come argomento a favore implichi sia l’esistenza di un’etica universale (la tua) e condivisa che la non-eticità altrui.
    Non è scritto da nessuna parte che mangiare/uccidere animali sia anti-etico, né ingiusto, tu invece lo dai non solo per acquisito ma lo opponi agli altri come "già dimostrato". Questo è l’errore logico.
    Ho già fatto esempio dei monaci e di come si fa a porre la PROPRIA etica come scelta personale e non come "contraltare" all’etica altrui. Tu non sai farlo.

    lessico fastidiosamente aggressivo ("stupidaggini new age")

    Sarà che ne ho piene le tasche della retorica veg e del suo modo emotivo e manicheo di porsi. Ti dà fastidio "stupidaggini new age"? A me dà fastidio il piedistallo moraleggiante dal quale parli (e come te la stragrande maggioranza dei veg), nonché la scorrettezza dei ricatti lessicali e la non conseguenzialità delle argomentazioni.
    A mio avviso la tua è aggressività, e del tipo ripetitivo-molesto (aggravante "della petulanza").
    A ognuno le sue sensibilità, bello.

    L’idea che una cosa sia lecita "perchè si è sempre fatto così" non ha nessuna rilevanza etica.

    Aridaje coll’etica! O tiri fuori un’argomentazione SERIA che dimostri come valida la TUA etica (e non ad es. quella anti-schiavista che è tutta un’altra storia), o di irrilevante c’è solo il tuo continuo richiamo all’etica (che è TUA e non universale).
    Non c’è alcun "perché si è sempre fatto così" ma il suo contrario: "perché si dovrebbe SMETTERE di fare così?"
    Chi cerca di imporre visioni nuove deve saperle supportare. Razionalmente. Non per mezzo di falsi universali (= dogmi) o di fallacie logiche (=trucchi dialettici).

    Non hai nessun interesse a scambiare opinioni riguardo alle (condivisibili o meno) scelte altrui, ma solo a giustificare indirettamente le tue.

    Che il mio sia giustificazionismo tu non lo sai, per il semplice motivo che non sei nella mia testa. Processo alle intenzioni: l’ennesima fallacia logica.
    Per il momento io ho dichiarato che mi ha stufato la retorica new age di una chiamata a un comportamento artificiale. Tale è la mia motivazione "ufficiale", che per quanto ne puoi sapere tu è quella reale.
    Che interesse debbo avere a discutere civilmente con chi mi sputa in faccia che sono in malafede? (e ovviamente vice-versa da parte tua: come vedi non c’è via d’uscita)

    Da dove tu possa aver tirato fuori l’accostamento del: "dell’imbalsamazione e trattamento
    dei cadaveri [cut]

    L’ho tirata fuori da un processo che si chiama "pensare", "riflettere" e simili. E fa benissimo, quasi quanto evitare le proteine animali. Prova, uno di questi giorni.

    Non ti viene in mente che in un mattatoio finiscano esseri viventi?

    La conclusione che ebrei e animali siano sullo stesso piano per me (nonché per il senso comune) è aberrante. E rimane tale anche se "i reduci di Auschwitz" la supportano.
    Sono indisponibile a parificare lager, macelli, allevamenti, laboratori di ricerca in un’unica minestra.
    La cosa che hanno in comune può anche SEMBRARE il fatto che lì "ci vanno esseri viventi", ma è un’istanza emotiva e – ripeto – inopportuna (eufemismo per "disgustosa"): un umano non è la stessa cosa di un vitello o di un criceto. Almeno per me, per te sono assimilabili? Ti compiango.

    Per me hanno REALMENTE in comune solo "cose brutte – lontano dagli occhi". Un comportamento sociale ben conosciuto e non classificato come "atrocità" se non in ristretti e specifici casi (a meno di non voler indulgere nella fallacia della falsa analogia). Ti ho fatto un esempio (le pompe funebri) di come sia una cosa del tutto normale.
    Tu continua pure a usare i lager come esempio.
    (Ma già! Tu non lo fai, vero? Sei "innocente", lasci che lo facciano "gli altri" e ti limiti "a riportare" quelle opinioni, delle quali però "non hai responsabilità").

    La reductio ad hitlerum ha un significato del tutto diverso

    Davvero? La chiamata in paragone al nazismo per colpevolizzare l’altrui è espressamente citata nel wiki che hai linkato. E i lager sono nazisti. E il loro uso a colpevolizzare il "mangatore di cadaveri" in quanto corresponsabile "quanto i tedeschi che chiudevano gli occhi" è ESATTAMENTE una reductio ad Hitlerum.
    E lo hai documentato tu stesso… però non ti piace… però non fa niente se lo usano "dalla tua parte" ("bastards, but OUR bastards" eh? Comodo!)… però non ti appartiene… per questo li citi estensivamente, inclusi gli autori (ma tu non c’entri, no, certo: tu sei "innocente")