Home / Video / NON C’E’ POSTO IN QUESTA ITALIA PER LE PERSONE INTELLIGENTI (OMAGGIO A ROBERTO FREAK ANTONI)

NON C’E’ POSTO IN QUESTA ITALIA PER LE PERSONE INTELLIGENTI (OMAGGIO A ROBERTO FREAK ANTONI)

Intervento di fine seduta della portavoce M5S al Senato Michela Montevecchi in ricordo di Robert “Freak” Antoni, storico cantante degli Skiantos (13.02.2014)

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    E ridai con le lacrimucce…Sono troppo sensibile,di questi tempi. 

    Conobbi seppur di striscio Freak Antoni e la sua band una volta che, nelle mie frequenti di allora scorribande, arrivai in Piazza Maggiore a Bologna. Cercavo fumo e un tipo mi condusse sotto certi portici della città vecchia, vicino all’Università, dove  in un  bugigattolo "centro sociale" di allora stavano provando e incasinando gli allora sconosciuti Skiantos, amici, mi spiegò il tipo. Intanto che aspettavo la verdura, con i miei amici, mi godevo le note schizzate, gratis. Poi li conobbi meglio gli Skiantos, e i Punk essendo diventati un CULT tra noi giovani di allora, si parla del 78/79 e di "brucia la banca" o "sei fatto duro come un copertone". Rock demenziale lo chiamavano allora, ma a me sembrava già piuttosto dissacratore e rivelatore.
    Ora guardando il video testimonianza quì sopra, scopro anche l’aspetto profondamente filosofico di un grande, sofferente uomo.
    Ti sia lieve la terra Freak e possa tu continuare il viaggio, schivando l’Aquila.
  • Tao

    skiantos8mag

    E così è morto anche Roberto Freak Antoni. Un pomeriggio di
    qualche anno fa (doveva essere primavera, il cielo su Bologna era
    bellissimo) me ne andai in osteria con lui e Fabio Testoni, meglio
    conosciuto come Dandy Bestia. Era un periodo in cui, grazie a
    “Repubblica XL”, me ne andavo in giro per l’Italia a incontrare le
    persone con cui mi sarebbe piaciuto parlare quando, da adolescente,
    abitavo a Bari e il mondo della musica, del cinema, del’editoria mi
    sembrava una cosa lontanissima, quasi irreale. Io, invece, pervenuto e
    provinciale. Fu una giornata bella. Grazie Freak Antoni, grazie Dandy
    Bestia.

    Bologna, interno giorno, un’osteria del centro cittadino. Sono a
    pranzo con due cinquantenni di sesso maschile dall’aspetto piuttosto
    trasandato. A vederli da lontano potrebbero sembrare due playboy in
    disperata lotta con la bilancia e gli affronti del tempo. Ad avanzare di
    qualche metro già i conti non tornano più: parlano con una serietà e
    una brillantezza del tutto sconosciuta a chi preferisce il travestimento
    da intellettuale. Ma soprattutto hanno una libertà di modi che non
    potrei che definire aristocratica, proprio così: quella naturalezza di
    chi è talmente certo della propria nobiltà da potersi permettere di non
    fare lo snob. A conoscere la storia della musica italiana si chiamano
    Freak Antoni e Dandy Bestia, e la loro addizione significa Skiantos.

    Stiamo festeggiando Skonnessi, il primo unplugged dei
    fondatori del rock demenziale, un genere che dal ’77 spiazza i
    trogloditi delle hit parade e appare all’ascoltatore sensibile come il
    rovesciamento della demenza del potere. Sono quasi trent’anni che gli
    Skiantos usano lo sberleffo per mettere in ridicolo il mix di arroganza,
    comicità involontaria e violenza mortuaria che avvelena le nostre
    giornate. “Siamo passati per momenti esaltanti, difficoltà,
    scioglimenti, ritorni alla carica”, mi ha detto Freak Antoni mentre
    passeggiavamo sotto i portici vicino via d’Azeglio, diretti in osteria,
    “ma siamo sempre stati talmente avanti che noi stessi facciamo fatica a
    raggiungerci”. Vogliamo un esempio? “Meglio un figlio ladro che un
    figlio frocio” è un pezzo del 1993. Qualche mese fa la sua cover è stata
    eseguita negli studi di “Porta a Porta” da Alessandra Mussolini che, in
    un’apoteosi di ingegno monolitico, ha ululato: “meglio fascista che
    frocio!”, dimostrando come il semplice passaggio dal linguaggio
    artistico a quello politico sia capace di trasformare un atto di
    denuncia in un grottesco gesto di aggressione. L’ironia, insomma, è
    un’arma a lungo raggio: dice che il re è nudo anche con tredici anni di
    anticipo.

    “Il problema…”, dice Freak Antoni affrontando con indicibile lentezza
    un piatto di tortelli dopo avere scambiato quattro chiacchiere col
    proprietario del locale, un ex chitarrista che continua a sostenere dai
    fornelli la scena musicale bolognese, “… il problema è che non tutti
    riescono a cogliere un’ironia che può risultare spiazzante quanto più è
    sottile. E il fatto di venire fraintesi è da sempre la nostra condanna
    ma anche il nostro punto di forza. Canzoni come “Calpesta il paralitico”
    o  “Italiano terrone che amo” hanno anche suscitato reazioni sdegnate.
    Gli sprovveduti si chiedevano e continuano a chiedersi: ma questi ci
    fanno o ci sono? I nostri fan capiscono e approvano”.

    Ed ecco un altro punto di forza degli Skiantos, penso, mentre arriva
    anche il secondo: i fan, il cosiddetto zoccolo duro, un pubblico che
    nessuna altra band in Italia è riuscita a meritarsi. Il nuovo disco è
    registrato in presa diretta durante un tour dell’anno scorso. Ebbene,
    per tutta la durata dell’unplugged, ricordo a Freak e a Dandy con il
    timore che la prendano male, si sentono in sottofondo gli insulti degli
    spettatori: “Coglione! Fai cagare! Sei grasso, tornatene a Bologna!”
    Chiedo a Dandy Bestia se questa cosa succede a ogni concerto. Lui
    abbandona il bicchiere di vino che stava portando alle labbra e annuisce
    con un sorriso vittorioso: “abbiamo cominciato molto presto a provocare
    il nostro pubblico”, dice, “perché è terribile vedere un concerto in
    cui gli spettatori rimangono passivi, o agiscono per stereotipi. Così,
    durante i primi live ci portavamo sul palco una cassa di verdure e
    lanciavamo ortaggi contro gli spettatori. Le reazioni non si facevano
    attendere, la sterile ritualità dell’evento rock veniva rotta e ogni
    cosa finalmente poteva accadere. La prima volta che Shel Shapiro venne a
    vederci rimase sconvolto. Lui aveva trovato il successo in Italia con i
    Rokes ma era un figlio della Swinging London. Bene, ci disse che una
    cosa del genere non l’aveva mai vista neanche con i Sex Pistols”.

    Mi sembra un piccolo miracolo: negli ultimi anni sono stato
    trascinato per live durante i quali non solo i pezzi suonavano come la
    copia fatta male delle versioni in studio ma il pubblico… il pubblico
    era pura catatonia preregistrata! Ai concerti degli Skiantos finalmente
    succede qualcosa: un continuo scambio di insulti che se ne sbatte della
    goliardia e punta a una certa catarsi, al momento liberatorio.

    Il tutto anche per scongiurare il divismo, una particolare malattia
    dello show business in grado di trasformare in due minuti il libertario
    in reazionario.

    “E infatti”, riprende a raccontare Freak Antoni muovendo quella sua
    testa da feto adulto con lentezza raddoppiata, come se venisse da un
    pianeta in cui il tempo è sotto il dominio assoluto degli uomini, “gli
    Skiantos si sono sciolti tra l’80 e l’81, nel momento di maggiore
    successo. I discografici avevano le mani nei capelli, dicevano che
    eravamo pazzi. Ma noi non volevamo rischiare di vestire i panni delle
    rockstar, un ruolo che abbiamo sempre aborrito, preso in giro,
    sputtanato. Poi, passata la sbornia della notorietà, siamo tornati
    insieme: pensavamo che ci fosse ancora bisogno di un gruppo di
    contestatori come noi. Anche perché non c’era nessun altro a farlo”.

    Solo che negli Skiantos, ad ascoltarli bene, le provocazioni
    indifendibili sono il cavallo di Troia dentro il quale si nasconde una
    forza etica che il pop distrugge con lo slogan e i cantautori impegnati
    “coi pianoforti a tracolla, vestiti da pinocchio” rischiano di diluire
    nella pomposità del lamento engagé. È sufficiente che io aggiunga
    “Italia 2006” perché Freak e Dandy scuotano la testa: “E’ un Paese in
    cui facciamo fatica a riconoscerci. Un luogo in cui regnano
    provincialismo, cinismo, mancanza di prospettiva e di immaginazione”.

    Così, se in Italia, più che mai, “non c’è gusto a essere
    intelligenti”, uno dei migliori atti di cattivo gusto consigliato agli
    irriducibili della resistenza umana è comprarsi un disco degli Skiantos o
    andare velocemente a un loro concerto. Spegnete il televisore sui video
    di Mtv e uscite di casa.  Sganciatevi anche da Youtube. Vi farà bene.

    Nicola Lagioia

    Fonte: http://www.minimamoralia.it

    12.02.2014

  • ottavino

    Che cosa veramente orrenda!. La celebrazione del morto, la brutta senatrice che lo ricorda….. uno spettacolo rivoltante.

  • radisol

    Giovedì 13 Febbraio 2014 

    Mamma, è morto un ribelle. Ciao Freak! [con video inedito] 

    E’ davvero difficile riuscire a racchiudere in poche righe ciò che Roberto Freak Antoni ha significato per la città di Bologna. Precisiamolo fin da subito: la Bologna di cui stiamo parlando non è “la dotta”, quella dei salotti, dei baroni della gloriosa Università, dei baretti alla moda in centro. La Bologna di Freak Antoni è “la rozza”, quella dei dementi, degli scantinati improvvisati a club, della fantasia al potere, delle radio libere, del fermento politico e culturale del Movimento del ’77. 

    Ed è proprio nel 1977 che, con l’uscita di “Inascoltabile”, prende il via l’avventura discografica degli Skiantos. “L’avanguardia alternativa non fa sconti comitiva – l’avanguardia è molto dura e per questo fa paura”: niente di meglio di questa rima partorita dallo stesso Freak per descrivere il genio e l’irriverenza della band felsinea. Si sono da sempre descritti come i padri del cosiddetto “rock demenziale”, ma la realtà è diversa, e ben più profonda: nel 1978, quando il punk in Italia non era nemmeno in fase embrionale, gli Skiantos registravano per la Cramps Records (etichetta storica degli anni ’70, che produceva anche Area ed Eugenio Finardi) “MONOtono”, con schitarrate distorte, rullate veloci, sax ubriachi, e, soprattutto, i surreali, (volutamente) dementi testi di Freak Antoni. 

    Fu una rivelazione – e anche una rivoluzione. Negli anni d’oro del cantautorato italiano, gli Skiantos si presentavano sul palco insultando il pubblico (rigorosamente “di merda”), tirando verdura marcia e, piuttosto che suonare, cucinandosi un bel piatto di spaghetti . Nulla di più demenziale, nulla di più avanguardistico. Freak Antoni, con la sua malinconica ironia, ha seguito la storia del paese Italia dalla fine dei ’70 fino al primo decennio del 21mo secolo, tra problemi adolescenziali (“Sono un ribelle mamma”), austerità (“Gelati”), analisi sociologica (“Italiano terrone che amo) . 

    E ce lo ha descritto alla sua maniera, seguendo un doppio binario, quello “demente” e quello “avanguardistico”, come dichiarò lui stesso: "Nelle nostre canzoni abbiamo sempre mescolato due livelli, quello alto, escatologico, di impegno politico, e quello basso, scatologico, gergale… Ma la poesia ci insegna che non ci sono parole proibite, è solo la retorica che le divide in auliche o di basso livello. Ed è proprio la retorica, intesa come atteggiamento di supponenza ed ipocrisia, che rende volgari le cose.” 

    Video inedito dell’ultima esibizione di Freak Antoni, a Bologna, in via Zamboni 38 durante un’iniziativa organizzata dal Collettivo Universitario Autonomo : 

    https://www.youtube.com/watch?v=q4cExuICHFQ 

    Un’altra bellissima esibizione di Freak al Lab.Crash! di via della Cooperazione 10 (appena occupato, era il 1 marzo 2009) con Alessandra Mostacci, dal titolo "Metropolis" : 

    https://www.youtube.com/watch?v=jND1LtS21JU 

    https://www.youtube.com/watch?v=V-T4Rg7gMJc 

    La poesia di Freak Antoni non ha solo riempito libri ed album, ma, fedele alle parole dello stesso Roberto, ha attraversato i momenti di lotta e di occupazioni che da sempre hanno scandito la storia della Bologna ribelle, della sua Bologna. L’ultimo live degli Skiantos prima del loro scioglimento al Laboratorio Crash, la sua performance teatrale lo scorso 11 dicembre in Facoltà di Lettere occupata in via Zamboni; questi ed altri momenti resteranno indelebili nei ricordi di chi c’era e nella memoria viva di questa città. Di seguito un breve poema di Antoni che, meglio di noi, ci parla della sua arte. Largo all’avanguardia! 

    PREGHIERA AL DIO ENFATISTA 

    Signore dell’Enfasi, noi ti preghiamo: suggerisci la giusta iperbole e sostieni il nostro sforzo creativo, rendendolo enfantastico, sarcastico, bombastico. 

    Sorreggi la nostra arte, partorita nella grande immaginazione ed arricchisci i nostri sogni, esaudendo bisogni e indispensabili Utopie. 

    Estendi a noi tutti la tua stimolante e salvifica protezione. 

    Degnati di sorreggere l’Avanguardia e ponila al riparo delle insidie del Mercato che degrada progetti, idee e novità, lusingando l’inventiva, irretendola nella subdola retorica dell’iperprofitto! 

    Oh Signore dell’Enfasi, dispensatore di geniali intuizioni, noi ti preghiamo di trasmetterci il senso della giusta distanza dal Buon Senso Comune e da ogni forma di retorica: passata presente e futura! 

    Conservaci eternamente permeabili al dubbio e all’autocritica ed accetta la nostra umile devozione per Te, creatore dell’Enfarte, il pianeta dell’Enfasi che si fa arte.


  • mazzam

    In questa Italia di merda che dispensa celebrazioni soltanto a minus cerebrali provenienti dai fetidi antri televisivi, abbi pazienza, due parole per un degno, fagliele dire. 

  • ottavino

    Si, ma se Freak Antoni avesse potuto vedere questa sceneggiata cosa avrebbe fatto? Un punk cosa avrebbe fatto alla senatrice? l’avrebbe violentata? Gli avrebbe pisciato in testa?

  • Truman

    Freak Antoni, quando il genio è solo postumo

    La sua forza stava nell’aver creato un
    pubblico cosciente e intelligente, con musica demenziale, e nell’aver
    tenuto la rotta artistica, al punto da risultare un antipatico
    rancoroso…

    Di Luca Pakarov

    Scrivere di Freak Antoni al passato sembra di suo un’occasione persa,
    qualcosa che riguarda non tanto un musicista scomparso, ma qualcosa che
    ha più a che fare con un’Italia immatura, con tutte quelle esperienze
    che solitamente vengono soffocate sul nascere. La controcultura. Roberto
    Freak Antoni, potete scommetterci, e già ve lo avevamo anticipato con il pezzo di Paolo Madeddu due anni orsono [www.rollingstonemagazine.it], solo da morto verrà riconosciuto un genio, un innovatore, anche dall’establishment culturale.

    In poche ore la riabilitazione virale è già stata avviata, basta
    leggere qualche giornale. Chi prima c’ha sputato sopra è già all’opera
    con calce e cazzuola a tirarne su il monumento. Va così, funzioni quando
    non ti puoi permettere di ribattere, quando sei gestibile, quando non
    puoi più urlare e ribellarti, meglio se sotto due metri di terra. Non mi
    meraviglierei di sentire una commemorazione pure a Sanremo, il festival
    a cui non poté partecipare perché, gli fece notare Morandi, Antoni era
    troppo di nicchia.

    Mi pare d’aver capito che quella che abbiamo fatto è stata la sua ultima intervista [www.rollingstonemagazine.it]
    e c’è stato un mentecatto – come l’avrebbe chiamato Freak – che si è
    complimentato con me per aver portato a casa il risultato. Anzi
    “complimenti vivissimi”, che cazzo di gusto. Bella merda, come se uno
    facesse interviste in base all’anagrafe o al quadro clinico. Ma questo
    atteggiamento è parte di ciò che Freak combatteva: l’arrivismo e la
    totale assenza di scrupoli. Ieri mi sono sintonizzato su tutti i
    telegiornali che trovavo e non ho visto un accenno alla notizia – oh,
    magari l’ho persa, chissà – confermando l’ostracismo a cui lui e gli
    Skiantos erano sottoposti. Di certo non se ne rammaricherà, anzi un
    punto in più in suo favore, semmai ce ne fosse bisogno.

    Perché la sua forza stava nell’aver creato un pubblico, cosciente e
    intelligente, con musica demenziale, e che in queste ore lo piange. Un
    pubblico vero. La sua forza è stata quella di tenere la rotta, di non
    prostituirsi (se non per mangiare, come mi disse) tanto da diventare
    antipatico, un antipatico rancoroso, che dai margini del grande successo
    poteva solo invidiare e ingiuriare i big. Qualcuno lo scrisse anche
    riguardo la nostra amara chiacchierata/intervista. Niente di più falso.
    Era la sua lucidità a far paura, metteva in imbarazzo tanti benpensanti
    finti alternativi. Ci metteva a disagio tutti perché la sua critica
    colpiva se stesso – con un’autoironia disarmante, scomodissima e sempre
    controcorrente – e noi, figli di questa spocchiosa cultura commerciale.
    Diceva quello che gli altri sospettavano o nascondevano.

    A me è sempre apparso come un malefico tipo onesto, conosceva la
    nefasta mentalità borghese, i vizi e la decadenza della sordida
    Italietta, e li raccontava con scanzonata scioltezza con l’unico mezzo
    possibile: il punk. Un grande paroliere che intuì l’inutilità di
    prendersi sul serio nel Paese della commedia, pagandone il prezzo. Era
    orgoglioso dei suoi ultimi lavori sulla musica contemporanea insieme ad
    Alessandra Mostacci, aveva studiato tantissimo e lo raccontava
    sorridendo.

    Gli avevo inviato un sms di auguri il giorno prima di operarsi. Ci
    avevo parlato a fine dicembre, un giorno in cui gli telefonai per sapere
    della sua salute, non aveva risposto, poi mi richiamò scusandosi mille
    volte: “Ero a lavarmi i capelli, è tutto così complicato”. Stava male,
    ma pur essendo un pessimista cronico guardava avanti e da poco aveva
    deciso di prendere una casa dalle mie parti, gli piaceva il paesaggio.
    In una canzone degli Skiantos cantava: “Morirai sanissimo, ti piacerà
    pochissimo”. Beh, non è stato certo il suo caso. Ora non ci rimane che
    augurargli un aldilà pieno di sbarbine.

    http://www.rollingstonemagazine.it/musica/news-musica/freak-antoni-quando-il-genio-e-solo-postumo/

  • Blackrose4400

    Bei tempi cazzo… c’ero anche io… i migliori tempi della mia vita… eravamo fatti duri come i copertoni… ma sapevamo anche perchè… e quello che vedo succedere oggi è la conferma che avevamo ragione… ^^

  • yakoviev

    Tornerà di notte a tirargli i piedi