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NON C’E’ PIU’ AUDIO

DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

Nota della redazione: Con questo articolo inizia la collaborazione con “comedonchisciotte” di GIANLUCA FREDA che ringraziamo

“Il diritto signorile di imporre nomi si estende così lontano che ci si potrebbe permettere di concepire l’origine stessa del linguaggio come un’estrinsecazione di potenza da parte di coloro che esercitano il dominio: costoro dicono “questo è questo e questo”, costoro impongono con una parola il suggello definitivo a ogni cosa e a ogni evento e in tal modo, per così dire, se ne appropriano”.

(Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, I, 2)

Giunge inesorabile, con l’approssimarsi fatidico del 24 maggio, l’ora fatale della rutilante lezione su Giuseppe Ungaretti (nella foto, ndr) (“Modulo 5 del programma disciplinare, anno scolastico 2015-2016: l’Ermetismo e la poetica del Novecento”). Com’è d’uso, inizio a scandire deferente, dinanzi alla classe in quiescenza, il testo di “Veglia”, compitando con esaperante lentezza i rattratti versicoli, sillabando i participi passati con aspro stridor d’allitterazioni dentali e alveolari (“Butttttato! Massacrrrrratttto! Digrrrrignatttta! Penetrrrrrattta!”).

Ammutolisco ossequioso e repentino, per la canonica mezz’oretta, dinanzi alla pausa sublime tra la prima e seconda strofa, mentre gli allievi levano torpidamente verso la cattedra occhi ricolmi di speranza in un mio improvviso colpo apoplettico; come in quella leggenda metropolitana del maestro morto in piedi mentre leggeva lo “Zang Tumb Tumb” di Marinetti, senza che nessuno distinguesse i suoi rantoli dalle deflagrazioni futuriste della Battaglia di Adrianopoli.

Istrionicamente, provoco la classe assonnata, affermando che per offrire della lirica in esame un’interpretazione adeguata, occorrerebbe fermarsi in assoluto silenzio, per cinque o sei ore, dinanzi alla pausa strofica, prima di dare lettura degli ultimi, densissimi tre versi, esito di una lunga riflessione condotta nel più profondo silenzio. Ottengo in risposta il pianificato sghignazzo oligofrenico ed alcuni ilari nitriti (iiiiiii…). I più ribaldi propongono di andare a prendere la tenda da campeggio, la chitarra e le salsicce da arrostire, in attesa del lancinante explicit lirico.

Il silenzio è qualcosa che in Ungaretti assume un valore poderoso, un’intensità di significato inaudita, ma che risulta oggi impossibile da comunicare alla generazione della discoteca e del battibecco whatsappico. Comunicare il silenzio è, in effetti, più un ossimoro che un obiettivo didattico razionalmente concepibile.

Non si può capire una poesia come “Veglia”, se non si prova a immaginare come dev’essersi sentito Ungaretti in quell’antivigilia d’un Natale di guerra di più di cent’anni fa, nel buio della trincea, nel gelo del Monte San Michele, con la morte stesa al suo fianco e tutt’intorno il silenzio più profondo che si possa immaginare. A sprazzi qualche breve lamento dei compagni infreddoliti o feriti, qualche scoppio di artiglieria lontana o minacciosamente prossima, poi di nuovo silenzio assoluto, per ore ed ore. Unica luce quella della luna, che nel succedersi dei versicoli rivela, un pezzo alla volta, l’anatomia sconvolta del compagno straziato: la disarticolazione delle membra (“buttato”), le ferite orribili (“massacrato”), la bocca, i denti (“digrignata”), le mani contorte.

E’ in queste notti, è in questo gelo rischiarato dai razzi illuminanti, è in questo silenzio senza fine che termina, ciclicamente e inevitabilmente, il rumore assordante delle nostre fasi storiche. In esso tacciono i nostri discorsi. Qui finisce la prosopopea positivista sulle illimitate capacità dell’uomo di creare progresso e benessere attraverso la tecnologia. Qui tacciono tutte le chiacchiere rivoluzionarie sull’eguaglianza e sui diritti: si tocca ora con mano che qualcuno o qualcosa, come diceva Totò, aveva già provveduto a renderci uguali fin dall’alba dei tempi. Qui, alla presenza tangibile non solo della morte, ma della fragilità umana (eravamo come foglie, sugli alberi, d’autunno, e non lo vedevamo!) ammutolisce la retorica risorgimentale sul coraggio, sul valore, sugli eroi. Qui, in quest’oblio punteggiato da scoppi fugaci, alla starnazzante e secolare protervia dell’Europa parolaia viene staccato l’audio, viene tolto il microfono per sempre.

Ungaretti tenta come può di rendere graficamente queste inopinate sonorità della guerra, con le sue poche sillabe scarne che emergono dall’immenso bianco della pagina come piccoli e rari suoni immersi in un silenzio infinito. E’ questo che dà alla sua poesia quel ritmo e quella cadenza così peculiari.

Ma in quel silenzio, all’improvviso, si nota qualcosa di strano, mai visto prima. Le parole, così affondate in quella quiete, acquisiscono inaspettatamente una forza straordinaria, una capacità non solo evocativa, ma creativa, che nessuno poteva sospettare. Le parole “vita” e “morte” iniziano a risplendere di un significato diverso, così dissimile da quello limitante e ridicolo in cui lo squittìo della scienza medica le aveva confinate; la parola “fratelli”, udita pronunciare una notte nel buio della trincea, riesce a trasformare tanti singoli individui perduti nell’oscurità in un gruppo coeso, capace di ribellarsi alla propria fragilità e di resistervi; parole banali come “foglie”, “alberi”, “mare”, “nebbia”, acquisiscono improvvisamente un senso poderoso, quello che possedevano quando per la prima volta, all’alba dei tempi, un uomo utilizzò certi suoni per identificare sezioni specifiche della realtà, distinguendole così dal tutto e portandole ad esistenza. La potenza demiurgica delle parole, annichilita dal frastuono della comunicazione, umiliata dall’uso quotidiano, accuratamente disinnescata dai barbagianni preposti alla trasmissione del sapere, si riprende, nel silenzio, la sua funzione generatrice.

E la luce! Quando la vedi sorgere, quando, in trincea, la senti attenuare il freddo e dissipare il buio, capisci che non è più soltanto una parola, né il fenomeno astronomico d’imbarazzante prosaicità descritto nei libri grifagni delle accademie. Essa è invece una divinità che ti parla, che ti trasmette con un linguaggio misterioso il senso dell’appartenenza ad un’immensità sacra di cui sei parte, che t’illumina d’immenso. Una scoperta che ti riempie di una gioia folle, ultraterrena. La stessa gioia che ti farà intitolare, paradossalmente, “L’allegria” la raccolta delle tue liriche nate nel fumo e nel pianto della guerra.

In trincea i dogmi della scienza positivista perdono tutto il loro charme: non è più così semplice, adesso, chiamare “barbari” o “selvaggi” i cavernicoli che adoravano il sole, vero?

Ci si sente obbligati ad onorare questo miracolo, questa resurrezione delle parole, ponendo ciascuna di esse, con il suo immenso carico generativo, in posizione di spicco, incoronandola come unità metrica a sé, lasciandola risplendere, sola al centro del silenzio, del potere che ne emana.

Veglia” non è altro che questo: un risveglio, sfolgorante e inarrestabile, della potenza creatrice delle parole nel singolo individuo, il quale riscopre, nella gestazione del silenzio, di contenere in sé la loro energia primordiale. Le sue parole, ridestate, “penetrano” ora come un fiume in piena nel balbettìo sconcio della comunicazione di massa e generano, da questa morte, un desiderio di vita incontenibile. Ricostruiscono una realtà nuova sulla frastornante tabula rasa di valori e certezze da cui ogni epoca storica cerca infine scampo, ricorrendo alla guerra come a una palingenesi: “Dopo tanta/ nebbia/ a una/ a una/ si svelano/ le stelle”.

Ricordo, da bambino, di aver sperimentato questo potere delle parole in certi pomeriggi silenti e pieni di sole – più montaliani che ungarettiani, in verità – in cui, mentre il mondo giaceva addormentato, davo un nome alle mie sensazioni e ai miei pensieri. Fu in questi pomeriggi che riconobbi in me – nominandoli e facendoli così esistere – la malinconia, il rimorso, il dolore. Fu in questi pomeriggi che, col potere della parola, decisi che Dio (intendo: il Dio terribile e vendicativo delle Sacre Scritture) non esisteva e non poteva minacciarmi, scacciandolo così per sempre dal mio paradiso terrestre. Fu in quei pomeriggi che costruii la mia realtà, come fanno tutti i bambini che si avviano a diventare adulti: ed era una realtà ricca di significati, complessa, che connetteva strettamente universo esterno e universo interiore. Una realtà in cui, tutto sommato, ho vissuto abbastanza felice.

Se quanto detto fin qui sembra soltanto il delirio di un folle, chiedo scusa ai lettori, nonché ai miei allievi, ai quali, anno dopo anno, propino questa solfa. Lo faccio nella segreta speranza di produrre, anche in loro, il “risveglio” che una vita fa salvò me (e Ungaretti) dalla schiavitù verso quei signori del rumore (potremmo chiamarli “dei del tuono”), i quali, appropriatisi delle parole, ne gestiscono il significato e il potere creativo, affogandole nel bailamme mediatico, mutilandone e stravolgendone l’accezione, costringendoci tutti ad abitare nella realtà rarefatta e distorta che essi stessi hanno progettato per noi.

Osservo i messaggi che piovono sul mio gruppo Whatsapp: parole ridotte a scheletri, a resti consonantici ossificati (xkè, tnt, nn…), ad orribili spettri senz’anima, composti di solo significante, che ululano telematicamente i loro lugubri sogghigni (Eheheheh, ahahahah…); oppure rimpiazzate, dopo morte, da miserande faccine giallastre che, in un gesto d’estremo oltraggio, si producono in pernacchie, linguacce e strabuzzo d’occhi, là dove un tempo regnava il calore vibrante del senso compiuto.

Osservo le prime pagine dei giornali ed è un’esibizione degli orrori: parole come pesci morti, distese con pupille spente nella loro bara di sale refrigerata. “Addio a Tizio”, “Addio a Caio”… Ogni giorno che Dio manda in terra si dà l’addio a qualche idiota. La parola “addio”, così privata, così evocativa, così semanticamente densa, degradata a barboso necrologio, a coccodrillo piagnucolento di celebrità insulse. Parole un tempo vitali come “violenza”, “immigrati”, “donne”, “razzismo”, sterilizzate, separate dal loro significante concreto e poi ricomposte in mille e mille configurazioni ideologiche contronatura, come agghiaccianti mostri di Frankenstein. Parole cancellate per sempre, come “negro”, “giudeo”, “handicappato”, “minorato”, “vecchio”. Parole che si dibattono come mosche nella tela del ragno, come “bimbi”, un tempo evocativa di giochi e sorrisi, oggi effigie di cadaverini straziati dalle bombe. Sarà per questo che sento ormai, negli asili nido, definire “ragazzi” anche i lattanti? I bimbi evocano ormai solo immagini di morte…

Su tutto incombe l’oscena macedonia di serio e faceto, di tragico e frivolo, di eccidio e musica rap, che appiattisce, tritura, mutila le parole, riducendole a suoni semanticamente neutri e dunque tinteggiabili, all’occorrenza, della sfumatura preferita dai loro manipolatori.

I fabbricanti di mondi erigono per noi sontuosi templi del rumore (reality show, talent show, talk show, discoteche), ben sapendo che il potere demiurgico della parola nasce nel silenzio e muore nello strepito. “Non gridate più, non gridate / Se li volete ancora udire / Se sperate di non perire”, supplicava inascoltato l’Ungaretti del secondo dopoguerra, quando la macchina della propaganda stava rimettendosi in moto come una schiacciasassi, con una pervasività mai vista prima.

Non so più come spiegare, ai miei alunni e al mondo, che questa è un’immensa tragedia.

Dove non ci sono più parole, non ci sono idee, e dove non ci sono idee non è più possibile costruire nessuna realtà, se non quella rarefatta e disadorna che può scaturire dalle poche, storte e macilente sillabe di cui ancora i media non si sono appropriati. Senza parole siamo nudi, impotenti, inquilini con sfratto esecutivo di una realtà in affitto. Senza parole, siamo servi degli dei del tuono.

Riuscite a capire di che cosa siete prigionieri?

Riuscite a capire chi vi ha tolto l’audio, chi vi ha strappato la voce?

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

1.06.2016

Pubblicato da Davide

  • castagna

    Con questo articolo inizia la collaborazione con "comedonchisciotte" di GIANLUCA FREDA che ringraziamo

    Gran bella notizia.
    Ampiezza mentale e bella penna.
      Ciao Gianluca, ti leggevo fin dagli inizi, felice di risentirti.

  • Oxymen

    "Dove non ci sono più parole, non ci sono idee, e dove non ci sono idee non è più possibile costruire nessuna realtà"

    Al contrario: la postmodernità si fonda sulla ridondanza, proprio per questo il digitale esiste creando la iperrealtà. Simulacri digitalizzati, questo è Matrix. La luce non è più analogica, la luna è diventata poca roba rispetto ai pixel che quotidianamente illuminano la Via dell’uomo postmoderno.
    Lo scontro tra digitale ed analogico vede sconfitta la parola, trasformata da simbolo a simulacro comunicativo. De Saussure non se l’aspettava….

  • Georgejefferson

    Quale tragedia? L’apologetica della guerra che illude l’ingenuo di turno all’affratellamento "universale", coprendosi gli occhi e le orecchie di fronte alla immensa stupidaggine e orrore che e’ essa stessa la guerra? (come tutte le guerre). Che e’ "bella" solo agli occhi di chi non deve morire e ne può fare la "narrazione" apologetica? O la tragedia e’ il messaggino what’s up o la musica Rap che "appiattisce" il guerra fondaio che non si sente più "heroes" nei suoi deliri di anima bella con la penna?

    Il linguaggio e’ controllato dalle classi dominanti, ma lo e’ sempre stato, non esiste il paradiso idilliaco di prima. 
  • pierodeola

     NON C’E’ PIU’ AUDIO

    Ben tornato a un grande e onesto comunicatore.

  • ottavino

    Suvvia, tragedia…. Diciamo che è un pollaio, da dove il bravo pollo deve saper uscire….

    ma è quasi impossibile uscire "in massa"…. si esce in solitudine….
  • Black_Jack

    Mamma mia che palle di articolo lamentoso, mieloso, ricattatorio e piccolo borghesemente autocompiaciuto.

    "Gnè gnè gnè…ma potthibile che non capiate la bellezza di questi sublimi sentimenti, ragatthini miei? Potthibile che non vi estasiate di fronte alle parole di un signore morto e stramorto di un’epoca che per voi è lontana e coinvolgente esattamente quanto il paleolitico superiore? 
    Potthibile che non ammiriate le mie meravigliose doti ermeneutiche (perché sono un modesto impiegato che vive in una casupola ma nel mio piccolo sono quasi un essere umano)? gnègnègnè…o tempora o mores…i giovani d’oggi…la decadenza dell’arte…gli sms che ahimè riducono le parole a scheletro…"
    Signor Freda invece di fare l’ermeneutica impiegatizia di ciò che provava nonno perché – legga bene – non comincia a fare l’ermeneutica di cosa le stanno dicendo i ragazzini?
    "Gnegnegnè…ma non dicono nulla…essi sono giovinastri traviati dall’immondo circuito massmediatico che ottenebra le me…"
    "Alt! Si calmi, prego e mi ascolti. Nessuno "dice niente", nemmeno il silenzio è senza parole. Mi pare che lo abbia scritto lei che bisogna stare cinque ore in silenzio tra un verso e l’altro di quella  Rottura di cazzopoesia (già solo per questa frase si capisce quale sublime genio didattico lei sia. Si è dimenticato però di prescrivere che mentre tacciono devono inginocchiarsi con il capo cosparso di cenere). Li faccia parlare, con lei e fra loro. Piano piano si accorgerà che prenderà finalmente forma qualcosa che è il sentimento di inutilità e impotenza che attanaglia tutti i giovani delle classi subalterne.
    Che quell’edonismo da ipermercato, per nulla spontaneo e anzi forzato, è diventato l’unico terreno culturale su cui fondare un sentimento di appartenenza purchessia, deleterio ma senza il quale non si può vivere.
    E loro guardano a voi adulti impiegati precari figli di ignobile borghesia della minchia – voi, ancora odorosi del sentore di soffritto stantio che aleggiava eternamente, come una fatidica cappa di piombo, nelle stamberghe dei vostri avi – pensando per prima e unica cosa:
    "A che serve se poi finirò come lui? A che serve se chi mi insegna si è arreso rinchiudendosi nei suoi miserabili 30 metri quadrati in affitto? E allora cosa cazzo mi parli di poesia se per studiare quella poesia sei diventato una gallina da batteria?"
    Questo pensano, eh? Non altro, cerchiamo di chiarire questo punto che le sarà utile (no, non mi ringrazi).
    I giovani vogliono la ribellione ma essendo giovani quindi intendendo il senso di appartenenza (che in primo luogo per loro è quello della famiglia) ancora come "dipendenza" vedono il mondo ma esclusivamente attraverso gli occhi dell’adulto che lo sta guidando.
    È lei il problema non il perfido sistema dei media manovrato dalle oscure oligarchie dominanti.
    Non è piacevole scoprirlo, lo capisco, ma se il problema è lei salta fuori che lei può essere la soluzione.
    No Freda, non le sto chiedendo di mettersi in silenzio cinque ore al giorno mangiando solo cavallette e acqua delle pozzanghere. Non le sto chiedendo un supremo sforzo della sua addomesticata intelligenza.
    Le sto dicendo che deve tirare fuori le palle. E i ragazzini la ameranno.
    Come si fa mi chiede?
    Le do solo le prime battute dell’attacco poi deve improvvisare lei altrimenti ritorna nel suo loop di subalterno figlio di liberti di prima generazione: lei ha un programma da rispettare e ovviamente quel percorso lo deve completare. Ma si può farlo nei minimi dettagli o a volo d’uccello se nel frattempo di allarga il discorso.
    Lei deve scegliere brani che invitino alla ribellione ma siprattutto deve saperne fare una ermeneutica alternativa, una ermeneutica "che sveli l’inganno" cioè deve mostrare che esiste una lettura dell’opera d’arte tenuta segreta dal potere, per la quale l’artista stava veicolando per metafore la sua ribellione o, a contrario ma è lo stesso, per la quale si rivela la meschinità di un’anima che lei è in grado di sgamare al di là dei paludamenti eroici e sublimi.
    Sa quanto c’è da smontare e ravanare su D’Annunzio, per esempio?
    Non parliamo di Catullo e del suo violento e appassionato antiimperialismo, poeta che è addirittura spettacolare ed era figlio di patrizi (vivaddio) per cui in ogni suo verso aleggia il sarcasmo verso i mestieranti dell’arte costretti a comporre adeguandosi umilmente a regole che lui aveva appreso d’istinto col latte di mamma e che padroneggiava osteggiando una "offensiva" disinvoltura. 
    Quali discorsi spettacolari sul linguaggio e sul potere, sul gusto borghese, sul passaggio dalla aristocrazia alla borghesia potrebbe fare spiegando ai suoi ragazzi il passaggio dalla pittura accademica a quella impressionista.
    E Caravaggio nella sua fondamentale differenza da Michelangelo, il passaggio da Velazquez al Greco e a Carreno de Miranda nel contesto del declino politico e sociale del siglo de oro che portò a una sinistra ma favolosa chiusura in sè stessa della Corte di Spagna che trascinò con sé un intero paese e il suo ethos originario.
    Lei deve insegnare che esitono due interperazioni una accettata che è quella didattica e un’altra "segreta", fra lei e i suoi allievi, in cui i ragazzini "insieme" sono autorizzati a smontare, rimontare, aprire, rompere, ricostruire, secondo i loro codici che costruirete insieme 
    e nella quale, questo è importante, scoprirà l’inganno di cui è vittima ora consapevole lui e di cui sono vittime tutt’ora inconsapevoli i suoi genitori.
    Fomenti la cultura del sospetto, ricostruisca la genealogia occulta del oiattume dominante e faccia in modo che questa verità appaia ai loro occhi tramite una "azione privatissima" della piccola comunità che è la classe scolastica, gli insegni a trattare l’arte senza soggezione, a sentirsi "superiori" alla "cultura alta" in nome della loro voglia di ribellarsi (che lei sa che esiste e sa che si sta lentamente e inesorabilmente assopendo nello scoraggiamento ridanciano tipico dei figli degli sconfitti).
    Ricapitolando: palle, fantasia, affettività, rabbia, desiderio di ribellione e riscatto. In breve: insegni a risalire lungo i sentieri tenuti segreti della costruzione e della genealogia dell’inganno mostrandosi esperto di quei camminamenti e animato da un desiderio di "esser-ci" insieme ai suoi ragazzi.
    Cospiri con loro e li farà tornare giovani.
  • Black_Jack

    OSTENTANDO non osteggiando.

    Mettete la possibilità dell’edit per cortesia che sono sgrammaticato come il kazzo di Marziale (epigramma libro I, mi pare il XII)
  • Gtx1965

    Ecco perché mio figlio odia la scuola… Intellettuali senza intelligenza, che palle… Blablabla compiaciuti e fini se stessi… Quindi inutili…

  • spadaccinonero

    cito

    "Riuscite a capire di che cosa siete prigionieri?

    Riuscite a capire chi vi ha tolto l’audio, chi vi ha strappato la voce?"

    SI ma non posso dire chi sono perché mi hanno strappato la voce

    Chapeau all’autore di questo articolo

  • mazzam

    Pure io vorrei citarne un brano:

    "Se quanto detto fin qui sembra soltanto il delirio di un folle, chiedo scusa ai lettori, nonché ai miei allievi, ai quali, anno dopo anno, propino questa solfa. Lo faccio nella segreta speranza di produrre, anche in loro, il “risveglio” che una vita fa salvò me (e Ungaretti) dalla schiavitù verso quei signori del rumore (potremmo chiamarli “dei del tuono”), i quali, appropriatisi delle parole, ne gestiscono il significato e il potere creativo, affogandole nel bailamme mediatico, mutilandone e stravolgendone l’accezione, costringendoci tutti ad abitare nella realtà rarefatta e distorta che essi stessi hanno progettato per noi."

    Claps!
  • mazzam

    Mmmmhhh…. potevi startene zitto. Non sempre poi gli intelligentissimi odiano la scuola… a dire il vero quasi mai.

  • totalrec

    Mi dispiace che lei viva così male. E’ perché anche lei non ha più audio. Non se ne accorge? "Ribellione", "antimperialismo", "borghesia": sono parole non sue, che altri hanno coniato e riempito del loro senso per lei. Lei ha un disperato bisogno di Ungaretti, stramorto o non stramorto.

    (GF)   
  • Black_Jack

    Non avere paura, lotto anche per te, pover’uomo.

  • totalrec

    Molto generoso, ma mi serve più gente che sappia pensare. A lottare riesco anche da solo.

    (GF) 
  • totalrec

    A proposito, nell’articolo ho commesso una grave dimenticanza: mi sono scordato di citare, nella mia minima crestomazia, le "parole zombie", cioè quelle parole morte, che non significano assolutamente niente, ma che vengono coniate e fatte muovere dai media come se straripassero di vitalità e di senso sublime. Parole, appunto, come "ribellione", "imperialismo" e i loro derivati. Ulteriori piccoli mattoni della cella di non-pensiero che ci hanno edificato intorno. L’unica "ribellione" che riesco a concepire in questo momento è quella contro questi morti semantici che camminano, propedeutica a qualunque altra azione. 

    (GF)    
  • Black_Jack

    Lo so poverino, sei uno che sa lottare ma che non sa pensare.

    Quello vuoil dire essere classe subalterna dentro, non altro.
    Purtroppo non hai capito un cazzo di quello che ho scritto e nelle tua meschinità non hai il coraggio né le capacità per entrare nel merito del discorso.
    Vedi piccinoti sei fermato come un fesso sulla parola antiimperialista.
    Ma a chi era riferita, piccino?
     A Catullo.
    E capisci che è abbastanza strano attribuire un concetto della seconda metà dell’ottocento a un signore che era contemporaneo di Cesare e Cicerone.
    Per di più, cucciolino, tu non lo hai mai letto in vita tua Catullo per cui adesso io ti segnalo il carme che è principalmente "antiimperialista" e tu non ci capisci un cazzo, vuoi vedere?
    Perché comincia con quel lungo elenco di paesi lontani?
    Perché si rivolge a due che sono comites ma non sodales?
    Perché penetrabit indos e arabsve molles?
    E i monimenta magna a cosa alludono?
    Come mai improvvisamente parla della sua donna?
    Come mai la donna è paragonata a un aratro che in poesia è notoriamente un simbolo fallico (vedi i sonetti di Shakespeare)?
    Perché nel contesto di una poesia in cui si parte dalle più lontane province dell’impero lui si paragona a un fiore collocato al confine fra il campo arato e il bosco incolto?
    Ai piccini come te bastano quattro fregnacce sentimentali e soprattutto non devono leggere troppo che è uno sforzo per il quale non hanno né tempo né soldi né cultura.
    A te dove ti mettono stai e lasci che siano i figli delle classi ricche a comprendere il senso di diventare padroni dei loro codici linguistici attraverso un percorso ermeneutico libero e autonomo (ohi baluba…significa "andare a scuola" eh? Non ti fare idee strane…).
    Agli altri, ai figli del popolo incluso il tuo, esigi che venga dato il pastone fast food dei buoni sentimenti, dei luoghi comuni più convenzionali, dei discorsi ridicoli sull’alba in trincea o sulle sensazioni private e politicamente innocue.
    Ma tanto che capisci.
    Oh, cucciolino…se ti fai coraggio e parli del merito di quello che ho detto sono disponibile a discutere.
  • Black_Jack

    Ahahah…ma sei il poverino lamentoso che ha scritto l’articolo.

    Ecco perché hai subito sentito una tale prurigine alle riverite terga.
    Vabbe’ amico, sei un impiegato e fai quello che puoi, ti capisco.
    Se vuoi qualche consiglio su come rendere interessanti delle opere d’arte chiedi pure.
    Poveri ragazzini però, con te non impareranno un cazzo e passeranno il tempo a sghignazzarti davanti e dietro.
    Hai provato a parlargli di cinema?
    Che film gli faresti vedere tu a dei ragazzini?
    E che film ti piacciono lamentoso professorello?
    Dimmi pure senza imbarazzi. Fammi una minima crestomazia, orsù.
  • totalrec

    Si dà il caso che io insegni anche letteratura latina. L’istinto sarebbe quello di difendere il povero Catullo dagli squilibrati così privi di parole (dunque di idee) da scorgere simboli fallici e imperialismi perfino nella sua poesia. Mi torna però in mente il vecchio adagio: "Absentem laedit, cum ebrio qui litigat".

    (GF)
  • MarioG

    Qualcuno qui aspetta ancora l’annunciata lettura critica de Las meninas, ma fa lo stesso: e’ gia riuscito comunque a recitare il suo monologo da ‘attimo fuggente’ alla Robin Williams. 

  • RedLizard

    "NO HAI BANDA" diceva David Linch nel suo splendido film Mulholland Drive.

    Anche in quel caso era il silenzio, ma un silenzio terrificante perché era visto dalla prospettiva di personaggi immersi nella realtà di Hollywood, dove essere "in" significava partecipare al gioco e essere "out" era la tragedia di una vita da barboni e di un silenzio assordante. L’esclusione sociale. "No hai banda".

    Ungaretti e David Linch, un accostamento azzardato, magari un’idea per un tema…

  • totalrec

    "Tutti sono capaci di parlare il Troll. Tutto ciò che bisogna fare è puntare il dito e grugnire".

    (J. K. Rowlings, "Harry Potter e il calice di fuoco")
  • Black_Jack

    Ahahah…ecco l’uomo con il QI più basso di ComeDonChisciotte.

    Allora Mariuccia poverina, qui ti metto Le Parole e l Cose di Foucault che è il libro in cui si trova il saggio su Las Meninas a cui facevo riferimento in uno dei miei post più riusciti e famosi
    Ora devi capire, piccino, che io non vengo qui a fare lezioni. A me interessa che nasca un dialogo perché le mie stesse idee acquistano una loro "tridimensionalità" (me lo consenti il termine pindarico, sì?) solo a contatto con quelle degli altri.
    Allora ascolta bene, cucciolino:
    A) quello che vuoi sapere su Las Meninas, e in particolare c’era la questione del personaggio che arriva dal retro, sta scritto nel saggio di Foucault. Tu non devi leggerti tutto il libro, devi però leggerti l’introduzione sul celebre passo di Borges che racconta dell’Emporio Celestial de los Conoscimientos Benevolos e poi il primo capitolo che è su Las Meninas di Velazquez.
    DOPO che hai letto parliamo e se hai un tuo contributo di riflessione autonomo procediamo altrimenti continui da solo con le tue troiate da mendicante.
    B) la scommessa che ti propongo e che rivolgo al 99% dei lettori qui é che tu, leggendo quelle parti che ti ho indicato nel libro, o eventualmente leggendolo tutto (scusa se rido all’idea che tu possa leggere Foucault) non solo non ci coasici un cazzo come concetti ma non sei nemmeno in grado di dirmi 
    1) di che cazzo sta parlando
    2) perché ne parla.
    Sai come mai ne sono sicuro Mariuccia?
    Perché, come ho mostrato nel filmato linkato nel celebre post, Sgarbi ci ha provato, ha CREDUTO di capire, non ci ha capito niente di niente e come vedi nel video si è imappinato a tal punto che Porro gli ha dovuto togliere la parola ridendo.
    Quindi se leggi il libro e mi dici non i concetti ma di che parla e perché (che dovrebbe essere facile oer uno gnomo della tua levatura) continuiamo il discorso.
    Altrimenti come sempre per quelli della tua razza c’è la maniglia del tram alla quale ti potrai attaccare e tirare con forza.
  • Black_Jack

    Ma sta zitto pirlotto che sono cose che pubblica JSTOR che non sai nemmeno cos’è.

    Naturalmente io le ho pensate prima ma insomma, il fatto che anche loro ne parlino ha un certo peso.
    Mamma mia i tuoi poveri ragazzini come stanno messi.
    Per forza che ti ridono in faccia.
  • Black_Jack

    Mi cita Harry Potter…

    Ma non c’è più religione.
    Comunque hai scritto due righe due sulla letteratura latina e sei riucito a dire otto cazzate.
    Una buona media.
    No perché, mi rivolgo agli altri utenti, il signorino sostiene che in Catullo non ci siano allusioni erotiche…
    Ci sono dappertutto meno che nel passero che, guarda il caso alle volte, è veramente un passero.
    Per quanto riguarda l’aratro in poesia, caro il mio professorello gnè gnè, ti mando qui, trovato in due secondi e mezzo.
    Poveri quegli studenti destinati a buttare gli anni più profittevoli oer il loro studio…
  • totalrec

    Catullo non fa allusioni, è molto esplicito nel suo erotismo. Se deve dare del testa di minchia a qualcuno, lo fa senza mezzi termini, come nel carme CXV. Chissà se fosse qui cosa penserebbe di uno che non sa riconoscere l’erotismo da un "simbolo fallico". Quando dico che vi mancano parole non elaborate da altri, caro signor Mentula, è questo che intendo: de te fabula narratur.

    (GF)
  • totalrec

    Può darsi, ma se io faccio l’insegnante di letteratura italiana e latina e lei invece è ridotto a fare il troll ci sarà pure un motivo. Probabilmente è un complotto borghese imperialista.

    (GF)
  • makkia

    Non si capisce esattamente a chi o di chi parli.

    Comunque, giusto per la cronaca:
    1. Ungaretti nelle trincee del Carso ci stette, come una foglia d’autunno che non sa quando è il suo turno di cadere. Eppur non volendo, contro ogni logica e contro la natura, che il suo turno arrivi, la foglia si trova impotente, anche solo a contemplare la speranza (il miracolo?) di non doversi staccare dal ramo.

    2. Era dunque contro la guerra. Proprio perché ci ha sbattuto il grugno contro. Cioé radicalmente contro, non "di principio". E nessuno può riuscire a usarlo per farne una narrazione apologetica. Con tutta la cattiva volontà del mondo.

    3. La tragedia è che qualcuno pensi che, siccome le classi dominanti ambiscono al controllo del linguaggio, non ci sia possibilità di sfuggire a questo controllo, e proprio per mezzo del linguaggio. E questa è un tipo di guerra. Una che non ci si può permettere di perdere. Che tuttavia stiamo perdendo, ma non sul campo: la perdiamo traditi da personalità vili e depresse, dotate di troppa autostima per sporcarsi le mani e combattere.

    Whatsapp non è una tragedia in sé, più di quanto lo sia un cercapersone (per chi si ricorda ancora cos’era). Lo diventa solo perché è sommata al resto del nostro mondo. Quello in cui si viene addestrati a esprimersi in 150 caratteri anche quando si potrebbe andare oltre, perdendo così di vista l’obiettivo del linguaggio, che è trasferire i pensieri fra gli uomini, costi quel che costi in termini di parole.

  • Black_Jack

    È arrivato l’ebefrenico.

    Catullo è il meno esplicito di tutti i poeti latini, quello e forse l’unico che può essere letto su due piani che l’autore stesso concepisce consapevolmente. Nemmeno Petronio arriva a tanto anche se come "persona" è molto più adulto e consapevole (ma ovviamente è meno poeta salvo che in "qualis nox fuit illa" che seppur scritta in maniera troppo rigidamente paratattica rimane la più bella poesia d’amore della letteratura latina).
    Chiediti il perché di certi cambi di passo repentini come in "Etsi me assiduo" dove sta parlando di sciocchezze e improvvisamente cambia referente rivolgendosi piangendo al fratello morto.
    Se lo capisci (ed è escluso da una mezza sega come te) comprendi il perché di quel "regalo" che fa a Ortalo nella chiusa con l’immagine della ragazza, della madre e del pomo.
    Chi è quella ragazza che lascia cadere il pomo, baluba?
    Chiediti come mai nei due carmi al fratello "morto" gli parla direttamente dopo aver scritto che è inutile parlargli…perché, dice: è muto…di solito è inutile parlare coi sordi, non con i muti, non ti pare giuggiolone a 1200 al mese?
    Ti lascio freddo, spietato addetto alla massificazione e schiavizzazione delle anime degli infanti innocenti.
    Non voglio più guardare lo scempio.
    Anche perché qui a Santo Domingo è l’ora del mojito e comincio anche ad avere una certa fame.
    Scriverai ancora e vediamo se questo era un infortunio o se proprio sei ridotto in questo stato in maniera permanente.
  • Black_Jack

    Ahah…poverello di Assisi, io uno stipendio di merda basso come il tuo non lo accettavo nemmeno il primo giorno di lavoro della mia vita.

  • totalrec

    Senta, qui l’insegnante sono io e lei è l’alunno che straparla di sciocchezze leggiucchiate su internet senza avere studiato. Il mio voto è 2, ora vada al posto e faccia silenzio, che ho da far lezione.

    (GF)
  • totalrec

    Io non credo che lei lavori. Penso che sia uno dei tanti disoccupati che ingannano i morsi della fame trollando qua e là sui forum. Lo si deduce dal suo eloquio, di livello assai misero, dalla sua totale mancanza di cultura e di pensiero complesso, nonché dal fatto che abbia così tanto tempo da perdere in tentativi di nascondere ciò che realmente è (e che un insegnante vede benissimo). 

    (GF) 
  • Black_Jack

    Ma che lezioni pipparolo, da voi è mezzanotte e stai su con i filmini pornografici.

    Ti ho fatto delle domande precise. Se rispondi sul merito bene se no torna ai tuoi sproloqui sentimentali dei quali, lo racconti tu stesso, i tuoi allievi ridono della grossa.
  • Giovina


    "A proposito, nell’articolo ho commesso una grave dimenticanza: mi sono scordato di citare, nella mia minima crestomazia, le "parole zombie", cioè quelle parole morte, che non significano assolutamente niente, ma che vengono coniate e fatte muovere dai media come se straripassero di vitalità e di senso sublime. Parole, appunto, come "ribellione", "imperialismo" e i loro derivati. Ulteriori piccoli mattoni della cella di non-pensiero che ci hanno edificato intorno. L’unica "ribellione" che riesco a concepire in questo momento è quella contro questi morti semantici che camminano, propedeutica a qualunque altra azione. 

    (GF) "

    Ciao Gianluca. Naturalmente ho letto anche il tuo scritto. Pero’ e’ in questo commento che riesci a darne una sintesi. E poi piu’ sopra anche nell’altro commento: "Ho bisogno di gente che sappia pensare". 

    Credo che la realta’ oggi piu’ generale e’ che tutte quelle parole zombie siano appunto prive della matrice delle Idee, ma ferreamente ormai codificate, quelle parole, in un duro meccanicismo dialettico. Apprezzo molto Hegel, ma oso affermare che le Idee abbiano a loro volta origine dal pensiero, o meglio da un giusto e vero pensare. Spesso si identifica l’Idea col pensare, in realta’ essa viene colta dal pensare. 


    Sai scrivere molto bene. E quando dimentichi di metterci qualche parolaccia il risultato e’ ancora migliore. Non fraintendere, non sono una bacchettona, mi piace anche dare il giusto risalto alla forma. E rimane sempre che il concetto-contenuto di fondo, ossia la sostanza di cio’ che vuoi comunicare in questo articolo, e nei commenti, sia veramente cosa rara di questi tempi. Grazie. 

    Credo che i tuoi alunni siano fortunati. Non demordere, amali sempre e comunque, vivono in un’epoca cruciale. E continua ad insegnare la tua “ribellione”.

  • Black_Jack

    Certo che non lavoro. Ma ci mancherebbe.

    Però forse i morsi della fame sei un po’ fuori strada, giusto un pelino.
    Adesso sto qui
    Dopodomani mi sposto ma di poco. 
    Mi raccomando scrivi ancora di fregnacce di cui non hai la più pallida idea che ti seguo volentieri.
  • totalrec

    Come no, io invece sto scrivendo da Copacabana Beach. Deve avere molta fame, poveretto, per avere simili allucinazioni… se voleva i soldi per un panino bastava chiedere, senza scomodare Shakespeare e Catullo, che hanno cose più importanti a cui badare.

    (GF)
  • MarioG

    Professor Keating, che abbia voglia di salire in cattedra, coi piedi o no, mi sembra manifesto. Non so perche’ ci abbia ripensato a proposito del saggio su las meninas: avra’ patito un po’ di menefreghismo da queste capre. Ma non se la prenda con nessuno se ho colto l’occasione per rammentare  il suo annuncio di tempo fa, quando ci preparava al disvelamento del misterioso personaggio del pianerottolo. Galeotto (si dice cosi’?) e’ stato il suo excursus artistico.

    Comunque le scommesse sono fuori discussione (mi si e’ un po’ ‘intrivialito’ qui…). Per non parlare del compitino in classe, che le preme sempre di mettermi sotto, come ben ricorda. Su Foucault non vado oltre il pendolo. Niente! Sono uno scolaro svogliato. Ma lei ha detto che ha tante risorse anche per gli scolari svogliati…
  • Black_Jack

    Ma no cretino, ci sto veramente.

    Guarda che basta vedere l’indirizzo IP da dove scrivo, coprofago incallito.
    Che gentaglia mamma mia.
    Ma mica mi sono trasferiro qui, oh…ci vengo perché ci si arriva velocemente, costa poco ed è molto bello.
    Senti gnomo, ho visto che con la bava alla bocca hai scritto Copacabana Beach.
    Volevo dirti che non esiste un posto con quel nome. Copacabana e basta, beach lo scrivono i piccoli borghesi con le pezze al culo.
    Tra l’altro l’hai nominata come se fosse un posto favoloso…ci vado da 26 anni, ci sarò stato credo più di cinquanta volte.
    È un porcaio amico mio, poi le fogne ogni tanto si rompono e le strade puzzano…per di più dove credi che scarichino i cessi di Rio sud?
    Certo non è come a Botafogo dietro il promontorio dove se ti butti in acqua muori direttamente ma fa abbastanza schifo.
    Tutto il Brasile alla fine degli anni novanta è diventato una pattumiera. Non resta che il CostaRica che però è noioso da raggiungere, Cuba dove però ci sono troppe mignotte, o Santo Domingo che stranamente ha ancora qualche zona che è rimasta integra.
    Qui sono le sette meno venti quindi vado dal francese per il mojito.
    Tu continua a spippettarti con i filmini, mi raccomando.
    PS: sai le risate quando gli spiegherai Rimbaud.
    …"je est un autre"..ecchevvordi’?…
    Poveraccio…ma soprattutto poveracci quegli sfortunati ragazzini.
  • Black_Jack

    Ti ho detto: leggi il libro e dimmi cosa (cazzo) ne pensi.

    Se ti vergogni non farlo ma capisci che scrivere di un libro che non ti interessa non ha senso.
    Sto qua, quando vuoi riprendiamo l’argomento.
  • Black_Jack

    La questione del personaggio sta scritta nel libro, se ti interessa.

    E non è niente male anzi fa molto fumetto francese degli anni ’70.
  • GioCo

    Pensare per le mente è fatica e dolore. Qui su CDC sono in tanti che urtano contro il muro della fatica di credere e di comprendere, credere a un futuro diverso dalla disgrazia che è loro stata promessa, una disgrazia che lo spioncino dentro cui gli è concesso onore di gettare l’occhio di tanto in tanto, internet e il resto del telemondo, fornisce anche modo di battere tre volte annunciandosi come i fantasmi e persino a volte dire qualcosa di scomposto come reincarnazioni della Pizia.

    Tutto ciò fa stare loro forse un po’ meglio, ma non sempre: è un analgesico per l’anima perduta nelle fitte trame della rete, quella dei Maghi oscuri del futuro e quando non fa quel che deve, lenire il dolore, diventa l’agghiacciante urlo dei dannati.
    Maghi che intrecciano continuamente significati virtuali, dentro mondi virtuali, perfettamente coerenti a se stessi, non fanno altro che produrre Prigioni per la mente dei teleutenti: pringioni confortevoli, dolci, tristemente desiderabili.

    Il ricatto è semplice: se non vuoi dolore allora non devi fare altro che eseguire l’ordine di tradire. Tradire te stesso, tradire il bene tuo e quello del tuo prossimo. Come? Ancora più semplice, dato che l’emozione batte sempre la ragione, la domina, allora dovrai solo lasciarti andare al piacere, che però (che peccato) già Socrate notava che è vicino al dolore: tanto più soffri, tanto più dipendi dal piacere. Semplice, no? Così non è necessario dominare la sofferenza, basta avere le chiavi del piacere e affondare il mondo (indiscriminatamente) in un mare di dolore. Qualunque dolore, da quello banale del teleutente a quello del terrore seminato dalla pura follia. Prendi un branco di persone, le addestri al dolore perpetuo, cancelli loro la ragione e li mandi nel mondo a replicare il verbo del terrore. Anche questo non è complicato da capire. Solo che non serve.

    Perché l’emozione batte sempre la ragione. Peccato che la formula del mago, sia sempre tagliata in due dalla spada. La spada ha due faccie, come le monete: non è bene guardarla di taglio, potrebbe essere doloroso o persino la tua fine … anche se le due facce così diventano UNA: l’arma puntata contro di te. Come internet (fa pure un po’ rima!).

    Allora dov’è l’altra metà della formula? Eccola: senza ragione non c’è l’emozione. Per ciò è la ragione che genera emozione. Ma quanti sono disposti a manipolare le loro ragioni più ragionevoli per il solo scopo di convertire il dolore in amore? Qualcuno ci ha provato nel tempo, ma sfortunatamente la storia ci dice che due sono le strade che rimangono a questi eroi e nessuna delle due è desiderabile: divenire solitari, cercatori spersi nel nulla cosmico di un esistenza anonima, minuta più del fotone, oppure per gli altri, per chi s’azzarda a rimettersi al pubblico … beh, davanti c’è una strada lastricata di sofferenza e mai costui potra dire se ad ogni passo non  cederà in ginocchio innanzi alla spietata Dea del destino e morire per Lei.
    Una Dea di struggente bellezza che ci offre tanta più ricompensa, tanto più si avanza indomiti dentro la via della corruzione. L’indomabilità la eccita. Per ciò non dovremmo temere la corruzione becera materialista, quella viene sempre dopo. La corruzione è data dall’essere travolti dalle emozioni, essere dominati dal piacere.

    Non perchè sia ingiusto (il piacere) o perché non siamo fatti anche per il benessere, ma perché banalmente è così che si diventa schiavi andorando la propria schiavitù, difendendo accanitamente il padrone (persino) spesso senza nemmeno capire ciò che si sta facendo. Altro mezzo non c’è: allora penso che Ungaretti, caro professore, avesse come molti le orecchie fini ma gli occhi velati come tutti i veggenti.
    Non si può guardare le stelle con le orecchie, questo gli Dei o i demiurghi del nostro destino, lo sanno bene. Così rendono ciechi i poeti e ci offrono per tramite della loro bocca il piatto della spada, che fa meno male del taglio. Anzi, spesso sembrano burlarsi di noi e per un attimo, ci paiono quasi umani (queste divinità).
     
    La folla è cieca, resa tale dal troppo dolore (più che altro quello interiore, del vuoto di significati) a volte persino aggiunto a quello fisico (dell’indigenza) e mentale (dell’angoscia) e si fa "long playing" umano della disgrazia. Che disastro (in quel caso).
    Solo le anime oscure possono sguazzare nel mare nero dell’incoscienza, traendone vantaggio: per ciò sono in tanti in fila davanti ai botteghini scolastici dei Maghi Oscuri. Vogliono briciole, sono disperati, sia chiaro, vogliono solo giusto ciò che occorre per stare in pace e i Maghi sono sempre generosi, li accontentano tutti. Per le altre anime perdute, quale coraggio dovranno coltivare se non quello ultraterreno? Ma pure lì è facile perdersi, forse persino più facile. Non c’è scampo.

    Non sono un eroe, non mi vergogno a dire che temo di guardare l’arma per il taglio, chiunque sia a reggerla, persino se fosse in mano mia. Non lo faccio spesso in pubblico e in genere non mi attardo con puntiglioso cipiglio a spaccarmici il capello. Giusto un’occhiata fugace con il batticuore di perderci l’irreparabile. Non sono mai certo che sia un bene. Ma veniamo a Ungaretti che sennò si fa tardi, tanto ormai questa ho deciso di concederla al mio demone socratico che mi perseguita.

    Come per il Mago, forse più come sciamano, Ungaretti ci dice quant’è prezioso il silenzio a metà, senza per ciò dimenticare "quale" silenzio, vediamo "perchè" affermo che la sua è metà della formula: il tuono (come il rullo del tamburo) è il rumore che cancella le parole, quando le parole hanno bisogno di essere cancellate. Sennò è solo l’annuncio della pioggia che rende feconda la terra.
    Quindi possiamo vedere il mondo come dominato dal rumore interiore (e non dai silenzi) oppure possiamo vedere quel rumore come il mal di testa del malato, la giusta difesa spirituale all’assalto interiore dell’esercito oscuro: il muro della disperazione. Possiamo curare il dolore con un analgesico e abbattere il muro offrendo il fianco alla sterminata moltitudine degli abomini, per diventare schiavi, posseduti, oppure imparare a sopportare senza farci spezzare la volontà, forgiando lo spirito sull’incudine delle divine maledizioni. Senza cedere al suadente abbandono emotivo.

    Comunque impareremo la legge del ferro: che sia con le buone o con le cattive. Che sia per strisciare come le serpi o camminare eretti, come gli Uomini e solo per sfidare gli Dei. Comunque impareremo che non c’è orgoglio in nessuna vittoria e non c’è tragedia per nessuna perdita. Ma per il Dio o chi per esso, ogni volta per farlo avremo la sola certezza di essere obbligati a guardare il filo della spada, per essere divisi da una parte o dall’altra, inesorabilmente. Per ciò questa è l’era del ferro e qui domina il fuoco della fucina di Efesto: la tecnologia.

    Ne ho però anche un altra a margine e per qualcun’altro che di classicismo ha imbevuto solo una piccola parte dello Spirito. Si legge nei Vangelo secondo Matteo "margaritas ante porcos, non dare le perle ai porci. Allora io chiedo, cosa accade se ti svegli nel porcile della Maga Circe e con una perla incastrata tra le mani ungulate? Cosa accade se questa perla ti dice che eri Umano e provi a condividere questa con gli unici a cui "la perla" occorre, cioè gli altri resi porci e schiavi? Quelli che paiono ancora umani, nella migliore delle ipotesi servono la Maga, vai a dirlo a loro? Ecco è questo il dilemma del nostro tempo: abbiamo le perle, ma non c’è più nessuno a cui interessano e per c
    iò chi le possiede non sa bene cosa farsele e oltrettutto proprio perché le possiede sa di sé solo di essere un pirla.

  • totalrec

    Mi sa che dal "francese" lei ha già bevuto troppo. Anche questo contribuisce a identificare, con una certa sicurezza, il suo status economico, il ceto sociale a cui appartiene e il suo stile di vita. Individui disastrati come lei ne ho visti spesso, quando ancora insegnavo all’ITIS. Mi dispiace molto per lei. Se solo, da ragazzo, avesse studiato! 

    (GF)
  • totalrec

    Mai quanto in questo momento stanno ridendo di lei. Anche loro frequentano CDC, sa? E sanno riconoscere un insegnante di letteratura da un cretino, mi creda. 

    (GF)
  • Black_Jack

    Intanto abbiamo appurato che sto effettivamente dal francese ed è già qualcosa.

    Però ho cambiato e sono dalla "Dolce vita" degli italiani, se volesse telefonarmi cerca il ristirante con quel nome a Las Terrenas e chiede del rajah bianco. Ci facciamo una chiacchierata.
    Mi rendo conto di averla ferita sullo stipendio da fame che (gisutamente) le erogano e me ne dispiace.
    Rimane il fatto che a mio avviso lei è inadatto a parlare di letteratura a dei ragazzi.
    Non lo dico io, sa?
    Lo dice lei stesso come hanno letto tutti gli utenti di CDC.
    Lei ha sbeffeggiato pubblicamente su internet i suoi stessi alunni e lo ha fatto solo per compensare al senso di inferiorità sociale che affligge quelli della sua razza.
    Io non credo che i giovani di oggi siano cretini, so come erano quelli degli anni settanta e la differenza è solamente che avevano una vita più comoda.
    Avevano una irripetibile occasione e l’hanno bruciata irrimediabilmente.
    Chi paga sono i ragazzini di oggi messi nelle mani di impiegati da quattro soldi la cui unica attitudine ermeneutica è quella dell’evocazione in chiave televisiva di un mondo culturale che non è mai esistito.
    Lei serve solo per romperle le scatole ridendoci su e lo sa molto bene.
    Poi viene qui e straparla dei giovani di oggi, degli sms scheletrici e tutta la panoplia da rigattiere di quello che cerca fortuna sul web.
    Aspetto il suo prossimo post augurandomi che non insista nella volgare denigrazione pubblica dei suoi alunni (che, COME DICE LEI STESSO, le ridono serenamente davanti e sicuramente dietro).
  • totalrec

    Prima "Las Terrenas", poi il "francese", poi il "rajah bianco"! 

    Ritiro quel che ho detto nell’articolo! Il mio regno per una faccina ghignante e spernacchiante!
    Guardi, glielo dico ancora in latino, che lei, tra un mojito e l’altro, potrà apprezzare come si conviene: "Fallacia alia aliam trudit" (trad.: una minchiata tira l’altra).
    (GF) 
  • Black_Jack

    Non ho capito…stai dicendo che mi invento di stare qui?

    Se è così sei un fesso.
    Oh gnomo…da te sono le 3 di notte. Che fai ancora alzato a litigare con i signori i vacanza?
    Per forza che ti ridono dietro i tuoi ragazzi.
    Vai a dormire che l’umile impiegato sveglio fino a tardi non rende.
  • gaia

    Sono basita di me stessa! Continuo ad essere d’accordo con lei.

  • gaia

    Sono d’accordo con la disamina di BJ e ritengo lei fortunato perché, naturalmente è un mio limite, non scorgo gente che sia capace di pensare e tanto meno di lottare.

  • gaia

    [quote]Ulteriori piccoli mattoni della cella di non-pensiero che ci hanno edificato intorno. [/quote] Più appropriato sarebbe che: "credono di averci edificato intorno", generalizzare è sempre e comunque sbagliato.

  • Tao

    I toni e le offese reiterate del lettore Black_Jack in questa discussione hanno superato il limite.

    I suoi commenti, per ora, saranno sottoposti a moderazione.

    La redazione

     

  • gaia

    Badrone, cosa se ne fa di una cotanta nozionistica classica a Santo Domingo?

  • gaia

    Ed è lo stesso motivo che anch’io che sono nonna la odio.

    Ma come asserisce mazzam non sono intelligentissima.

  • gaia

    Per equità; non mi sembra che l’autore dell’articolo che ci posta sia da meno di BJ, perciò tutti e due dovrebbero essere moderati, perché quando si da dell’alcolizzato al proprio interlocutore non credo sia indice di bonomia o di buona educazione.

  • Gtx1965

    mmmmhhhh… mi sa tanto che difendi la categoria, e magari non sei nemmeno così disinteressato… gli intellettuali come il signore dell’articolo e come te evidentemente difendono quel mostro senza cervello che è il sistema scolastico basato sul pappagallismo ed il leccaculismo e non sull’intelligenza… intellettuali non intelligenti sono i frutti di questa pianta che forma solamente degli schiavi fieri del loro stato… la repubblica italiana è fondata sul lavoro invece che sull’uomo che compie il lavoro e dagli entusiasti come te viene definita senz’altro la più bella al mondo… a me fa cagare invece… ecco la differenza fra me e te senza che per questo io pretenda che tu taccia come invece fascisticamente fai tu con me… f.o.t.t.i.t.i…

  • Gtx1965

    mmmmhhhh… mi sa tanto che difendi la categoria, e magari non sei nemmeno così disinteressato… gli intellettuali come il signore dell’articolo e come te evidentemente difendono quel mostro senza cervello che è il sistema scolastico basato sul pappagallismo ed il leccaculismo e non sull’intelligenza… intellettuali non intelligenti sono i frutti di questa pianta che forma solamente degli schiavi fieri del loro stato… la repubblica italiana è fondata sul lavoro invece che sull’uomo che compie il lavoro e dagli entusiasti come te viene definita senz’altro la più bella al mondo… a me fa cagare invece… ecco la differenza fra me e te senza che per questo io pretenda che tu taccia come invece fascisticamente fai tu con me… f.o.t.t.i.t.i…

  • Gtx1965

    senz’altro non rientri nella categoria degli intelligenti che intende lui… lui parla di intellettuali però che con l’intelligenza non hanno nulla a che spartire… è un pappagallo addestrato fin dall’infanzia ad amare la sua gabbietta dorata… e a chi gli fa notare di essere in un simile stato lui lo zittisce… magari vota pure convinto, preghiamo per la sua anima gaia…

  • gaia

    Rilevo che ha letto anche dell’altro!!

  • Gtx1965

    black jack dietro la lavagna…??? mah…??? ed i professoroni non offendono invece con il loro tono saccente e pieno di loro stessi…??? a me sinceramente urtano più di black…

  • Gtx1965

    una perla ad un porco non si da semplicemente perchè non sarebbe assolutamente in grado di giudicarne il giusto valore… il maiale vuole la ghianda come suo unico anelito e logicamente si incazza se gli viene invece posta sotto i denti una dura ed immangiabile perla…

  • Gtx1965

    CHE SCHIFO…!!!

  • Gtx1965

    l’insegnante gna gna… proprio azzeccato… che miseria…!!! poveri i nostri figli in mano a simili creature morte e sepolte nel loro orgoglio intellettuale…

  • totalrec

    Vi ringrazio, stavo per chiedervelo io. Del resto, ora che il post ha superato le 2000 letture e i 50 commenti, il buon dominicano non è più utile. Eventualmente potreste sdoganarlo il tempo necessario a far salire il rating, in occasione del mio prossimo intervento?

    Grazie ancora.
    (GF)   
  • Gtx1965

    solitamente leggo molto e commento pochissimo gaia… quindi quel consiglio al silenzio di mazzam io già lo applico costantemente su me stesso… c’è da chiedersi quanto lo applichi mazzam su di se a questo punto… si dice pur che negli altri ti da fastidio quello che tu stesso sei… ecco… si è sputtanato da solo senza saperlo… il professore…

  • neroscuro2014

    Non accelerare troppo le cose Black_Jack: capisco che sei stufo di mojito e di parlare di letteratura latina con "il francese", ma quando i professori morti di fame, gli alunni famelici, i disoccupati depressi, i pensionati traditi si saranno incazzati veramente, e non contro "l’impiegatuccio", ma contro i figli di puttana come te non ci sarà buco nel quale potrai nasconderti. Preferisci il classico decollamento o vedere i tuoi ori fusi piombarti in bocca?

  • makkia

    Beh, no. Intendo tecnicamente.

    L’insulto gratuito è offensivo per chiunque legga. Disturba quello che, in termini burolegali, si chiama "un numero indeterminato di persone".
    Essere offesi dal contenuto di un articolo è invece personale, soggettivo: una questione di sensibilità individuale. A maggior ragione quando, come dici tu, ti offende non tanto il contenuto quanto il tono. Estremamente soggettivo.

    L’aggressione deliberata (cioé con l’intento di offendere e umiliare) contro chi propone un articolo è sempre sgradevole. Anche se tutti incorriamo in questo rischio quando critichiamo un pensiero con cui siamo in disaccordo, tuttavia dovremmo cercare di risparmiare a noi stessi il compiacimento dell’insulto, il gusto infantile del tipo "hah! Glie l’ho fatta vedere!"
    Questo può dissuadere dallo scrivere ulteriormente. Una forma di censura.

    Tieni anche conto che spesso gli autori ospiti non possono (in effetti non hanno il dovere di) rispondere. E’ scorretto "riscrivergli" l’articolo come piace a noi. Una forma di maleducazione.

    La critica è OK. L’accentramento ossessivo della discussione su sé stessi e su cosa si vorrebbe leggere al posto dell’articolo (le cose "giuste") è un po’ sciocco: ci si apre un topic proprio su "cosa penso dell’articolo X in home" e bona l’è.

  • luiginox

    ben detto,condivido e aggiungo:se l’ipotiposi del sentimento personale,postergando i prolegomeni della mia subcoscienza,fosse capace di reintegrare il proprio soggettivismo alla genesi delle concomitanze,allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca.

    a professò,petrolini era piu chiaro de te
  • totalrec

    Dunque si occupi di Petrolini e non di letteratura. Purtroppo (o per fortuna, nel suo caso) l’intelligenza non è ancora un obbligo legislativo. 

    (GF)
  • makkia

    Esagerato!
    Black sarà lì, entusiasta, a proporre l’ermeneutica nelle classi.
    E gli diranno "Ottimo! Da domani alle 8:00 la cattedra di italiano della Sezione C della borgata di Torre Angela è tua".
    E il giorno dopo sarà la prima e l’ultima volta che ha a che fare con la scuola (quella vera, dove in un modo o nell’altro si cerca di dare uno straccio di istruzione ai ragazzi).

    Perché le idee di Black_Jack non è che sono sbagliate. E’ che sono solo teoria da anime belle, senza la minima proiezione sulla realtà (qualsiasi realtà, escluso il paesino di 300 anime ristrutturato ad uso di benestanti stressati dalla città, con filippina al seguito).
    Proprio come le teorie dei chiaccheroni che "la scuola andrebbe abolita".

  • makkia
  • neroscuro2014

    Hai ragione sull’esagerazione, ma quando sento parlare qualcuno che con tanta faciloneria giudica il lavoro e pure la persona altrui, ha "soluzioni" in tasca per tutti, da del vecchio ad Ungaretti per aggrapparsi poi a Catullo  (solo 2000 anni in più), per finire col vantarsi di essere ricco, ai tropici mentre ciuccia mojito, mi scappa di esagerare.

  • luiginox

    riconosco i miei limiti. cerco, invano,una prosa essenziale,sintetica ,che miri di più a trasmettere concetti che a dare sfoggio di capacità nell’uso dello strumento linguistico da parte dell’autore.mi dichiaro  suo umile scendiletto.

  • totalrec

    Si sollevi, dolce amico, e rifletta: sto cercando di trasmettere l’idea di quanto sia importante il linguaggio nella costruzione della realtà. Che linguaggio dovrei utilizzare, secondo lei, per rendere un concetto di questo tipo? Monosillabi? Rutti? Invettive gutturali in romanesco? 

    Purtroppo non sono Ungaretti, il quale sapeva imprimere potenza evocativa anche alle parole più semplici. Io, per evocare (o tentare di farlo), ho ancora bisogno di un lessico ampio. Lui aveva imparato a gestire il potere della parola. Io sono solo un povero apprendista stregone che, come il Topolino del cartone animato, tenta di emulare l’arcimago senza averne carpito il segreto. Eppure da qualche parte bisogna pur cominciare a mettere le mani nel meccanismo di creazione del mondo, non trova? E’ così, per prove ed errori, che ogni apprendista diventa prima o poi artigiano. 
    (GF)
  • GioCo

    Il maiale @Gtx1965, siamo noi, quello allevato dai padroni per farci prima o dopo dei salami. Noi che ci arrabbiamo per qualcuno che oltre ogni evidenza tenta solo di invertire l’incantesimo che ci tiene incatenati, portando qualcosa che un tempo funzionava, per ciò aveva un valore.

    Ungaretti in questi tempi moderni è di certo nessuno, davanti a un cantante dei vari gruppi Metal o ad un attore che abbia fatto uno dei tanti dark fantasy di successo, tanto in TV come al cinema. Come lui tante figure classiche sono ormai "nessuno": scagliarsi contro Freda o contro Ungaretti è oggi un opera per disperati o per vigliacchi, perchè nella fattoria dove ci sono solo bestie da allevamento, le pagine mitiche di un pensiero altro del tempo che fu, sono per il fango. L’Italia nel bene e nel male ha dato i natali a persone che hanno insegnato cos’è la vita al mondo, più spesso tramite l’arte, ma anche per altre vie: adesso la madre del pensiero umano moderno civile ed egualitario possibile, dove è nato il diritto, la bellezza e il concetto di legalità e dove è stata inventata l’istituzione del tribunale civile, oggi è ridotta a poco più di una baldracca abusata da tutti e del suo fascino sfiorito struggente ne rimane giusto qualche traccia qua e là … Siamo da sempre un popolo nato tra le macerie e abbiamo l’abitudine alle macerie, per ciò Ungaretti è orami come il circo massimo e il colosseo, parte inesorabile di un mucchio di macerie, destinate (bene che vada) al museo.

    Fai bene @Gtx1965 a chiarire che il porco non può che mangiare la perla come fosse una ghianda trovandola indigesta e tuttavia davanti a un insegnante che cerca di invertire un incantesimo che sa per certo essere alla base del nostro apparire porci, perchè ci ha visto umani, davvero vogliamo scargliaci contro e farne anche lui maceria? Bene, allora per quanto mi riguarda, non partecipo.

  • castagna

    Mi spiace dello scazzo tra Freda e
    Black jack.

    Il primo è una delle più belle e
    interessanti penne della blogsfera, non si discute, e il secondo è
    uno che nella sezione Musica ha postato chicche interessantissime, le
    più diverse e affascinanti.

    Perché in quel paese di merda che si
    chiama “italia”, e che non dovrebbe esistere, e di cui oggi
    celebrano la truffa del referendum, non riusciamo a far funzionare
    mai un cazzo? Neanche una conversazione?

    Certamente non guardo CDC per leggere
    noiosi sloganisti moralisti e insignificanti come Bertani, Spadini,
    Colla, Berardi, Barnard, Martinez e bla bla bla.

    Cosa sarà? la maledizione cristiana e
    anticlassica per cui tutto ciò che è mediocre e degenere deve
    prendere il sopravvento sulle eccellenze?

    Oppure è tutta colpa delle mamme
    italiane che per loro fiacchezza abituano i propri figli ad essere il
    centro del mondo, non hanno il coraggio di scontrarsi, di tenere il
    broncio, di fare brutto col figlioletto; adorano consolarlo umido di
    lacrime, farsi abbracciare… Così che poi si crea tutta una
    genia di uomini bambini che cercano solo la attenzione degli altri,
    che combattono per il primato dell’attenzione, cultura da talk
    show…

    Non potrebbe CDC nella sua seconda
    forma istituire un limitatore di interventi per ogni nick? Un numero
    massimo per giorno, o per forum, o in qualsiasi altra maniera?

    La Polemica è fondamentale, lo Scontro
    è fondamentale: la non violenza pacifica e cristianoide è una
    degenerazione dell’anima coltivata dai deboli e dai furbi. Ma anche
    la Polemica come qualsiasi altra cosa necessita di un’Arte, di una
    Disciplina.

    Massimo di tre botte il giorno per
    topic, non più di sessanta/ottanta righe per intervento: e secondo
    me ci divertiamo di più; e vaffanculo libero, a mio modesto avviso,
    oppure lista di espressioni proibite.

    Non eliminiamo gli scontri,
    regoliamoli.

    Però non bisogna essere nonviolenti,
    animalisti buonisti, femministi frignanti, immigrazionisti proni….

    Bisogna apprezzarla la Violenza per
    regolarla.

    E riusciamo a passare dalla scontro sbracato al dibattito
    dialettico.

  • mazzam

    Del mio infelice post me ne scuso molto.

    Se devo dire, ho preso il tuo come il commento di un pigro e quell’"inutile" dove io ho trovato sostanza, proprio non l’ho digerito. Tuttavia ti ho risposto con astio e me ne vergogno.
    Scusa ancora, abbi il meglio dalla vita.
  • Georgejefferson

    Ti ho toccato il santino Makkia? Quello impegnato con la penna nera a correggere "la grammatica" simbolo del "valore" che gli hanno inculcato le classi di oppressori?

    Il bau bau del linguaggio viene usato dalle destre fingendo che sia "una novità" (come dispositivo di controllo) della modernità. Perche questa frase:
    "Qui finisce la prosopopea positivista sulle illimitate capacità dell’uomo di creare progresso e benessere attraverso la tecnologia. Qui tacciono tutte le chiacchiere rivoluzionarie sull’eguaglianza e sui diritti: si tocca ora con mano che qualcuno o qualcosa, come diceva Totò, aveva già provveduto a renderci uguali fin dall’alba dei tempi."

    Non usa il linguaggio per propagandare la sua personalissima (di destra) visione del mondo? Quella che gli hanno inculcato ovviamente, perchè nessuna visione del mondo e’ "nuova" e neppure "originale", ma la destra stigmatizza solo quella della sinistra, il resto sarebbe "natura", fingendo che la reificazione dell’operato dell’uomo sia "cosa" al di la dell’uomo, tranne quella di sinistra, che e’ da stigmatizzare, ovviamente.

    Oppure:

    "Le parole “vita” e “morte” iniziano a risplendere di un significato diverso, così dissimile da quello limitante e ridicolo in cui lo squittìo della scienza medica le aveva confinate; la parola “fratelli”, udita pronunciare una notte nel buio della trincea, riesce a trasformare tanti singoli individui perduti nell’oscurità in un gruppo coeso, capace di ribellarsi alla propria fragilità e di resistervi"

    Non usa la retorica a scopi propagandistici tale e quale quella descritta da Nietzsche? Oppure solo perchè (probabilmente) cosi intriso di ideologia, non se ne rende conto, basta a trasformarla in "linguaggio neutro" e non in nuce "dispositivo di controllo" tale e quale quello diffuso dalle classi oppressive?

    Ma capisco che per tanti (va di moda) la distinzione destra sinistra e’ solo una retorica falsa. Non c’e’ problema
  • Georgejefferson

    Poi se all’   "autore", gli piace paragonare la "tragedia" delle guerre sempre buone alle classi di oppressori" con le bambinate odierne del messaggino what’s up, e l’infantilizzazione (che e’ un male certo, ma e’ nell’abuso, non nel messaggino in se’) delle persone ai fini di controllo, buon per lui.

    Ma e’ una stronzata galattica.
    Un insegnante che non e’ capace di "coinvolgere" i giovani e da la colpa "al sistema", e che gli insegna ad abbassare il capo di fronte alla possibilita della libera ermeneutica interpretativa a favore dell’autorità che solo lei puo "interpretare" non e’ un insegnante, e’ un dispositivo di controllo anch’esso che replica la sudditanza verso i padroni, una cosa ben oliata dal sistema, nel mondo accademico.
  • oriundo2006

    Bellissimi e pregnanti gli squarci di luce che Freda, attraverso Ungaretti, riesce a darci trafiggendo la falsità della nostra epoca. Paradossale però che il suo primo intervento sia come dire: la parola è divenuta chiacchera, slavata nell’oblio dell’Essere ( qui filosofeggio io … ! ) e dunque non serve a nulla: dunque anche intervenire su CDC lo è o no ? Chissà…

    Nel mentre, scavati dal dubbio e tormentati dall’angoscia dell’indicibile, o taciamo definitivamente o aspettiamo rassegnati che sia la guerra prossima ventura a ridare senso alla voce della nostra anima. Se ci sarà chi potrà ascoltarla…
    P.S.: analogo intuito ebbe millenni orsono un saggio cinese che invitò a riannodare il significato tra parole e cose: la loro separatezza era sia indice che fonte di distorsione dell’equilibrio generale del mondo…oggi ridare il nome alle cose imporrebbbe di elevare patiboli ovunque. E costringere tutti al silenzio…
  • totalrec

    Sorvoliamo sul fatto che termini come "sistema" sono stati banditi da tempo, in quanto ignobilmente dozzinali, non solo dal mio pensiero, ma dal mio stesso lessico (come "destra" e "sinistra" intese in senso politico, del resto: le "parole zombie" di cui parlavo altrove). Sorvolando su ciò, lungi da me il desiderio di scatenare un altro flame, però sarei curioso di capire che diavolo s’intenda per "libera ermeneutica interpretativa". Spero che non intenda anche lei riferirsi al metodo esemplificato dal tracannatore di mojito dell’altro thread; e cioè il bel sistema per cui si prendono Shakespeare e Catullo, li si infila nello shaker con condimento di lemmi squillanti e à la page ("Imperialismo! Borghesia! Simbolo fallico!"), ricavandone così uno squisito cocktail analcolico di nonsense. Questo è un lavoro da barman, non da insegnante, né da studioso di letteratura. "Libera ermeneutica" non significa infilare un cibreo di parole nel sacchetto della tombola, estrarne un po’ a caso e disporle come capita l’una accanto all’altra. Perfino Gadamer (che non è il mio idolo) riconosceva che la "libera ermeneutica" deve trovare il suo preciso limite nella struttura letterale del testo. Io insegno (cioè cerco di insegnare) ai miei studenti a non ciarlare a vanvera. Insegno che un testo va letto più volte e va compreso, prima di pronunciare su di esso una singola parola. Insegno che per "comprendere" un testo occorre analizzarlo ed essere profondi nell’analisi. Occorre porsi nell’ottica della persona che lo ha scritto, immaginarsi i suoi valori, la società e l’epoca storica in cui viveva, imedesimarsi nel suo modo di pensare. L’utilità immensa della letteratura sta proprio nel far capire agli studenti che non sono affatto il prodotto più puro e perfetto dell’evoluzione umana, bensì semplici anelli di una catena di significato che si estende a ritroso da qui all’alba dei tempi e che presenta, in ogni suo tratto, diverse strutture, diverse configurazioni, diverse e strane significanze che occorre esplorare. E’ nella letteratura che avviene il vero "contatto col diverso", cioè con modi di pensare e di approcciare la realtà assolutamente alieni. E’ nella letteratura che l’orribile "schiacciamento sul presente" (cioè quella forma di pensiero che tende a ricondurrre l’intera storia umana al qui e ora, come se le epoche passate non fossero che un’appendice senza valore dell’attualità querula) può essere superata e sconfitta. Per fare questo, però, occorre avere un profondo rispetto per il testo, non già infilarlo nel frullatore e ricavarne una spremuta di ciarle a cazzo. Questo rispetto non vuol dire, ovviamente, che il testo – come diceva Bachtin – non possa e anzi non debba colorarsi di significati nuovi col mutare delle epoche: è vero che i classici vivono nel "tempo grande", cioè che la loro immortalità consiste anche nell’acquisire nuovo senso a contatto con le trasformazioni storiche. Vuol dire però che il testo va rispettato e ascoltato, se si vuole che ci comunichi questi nuovi significati; se invece si tenta, anziché di "dialogare" con esso, di sopraffarlo, di zittirlo con la nostra voce, di ruttargli in faccia le nostre ossessioni falliche mentre ci strafacciamo di tequila, allora non è più il testo a parlare, è la nostra bocca che, come spesso accade, si bea dell’aria che le passa tra i denti. Imparare a rispettare un testo, non significa affatto "abbassare il capo" di fronte a chicchessia; significa, al contrario, riprendersi quelle capacità di ascolto, di approfondimento, di riflessione su diverse prospettive visuali, la cui assenza è proprio ciò che rende la generazione attuale così impotente e schiava dell’autorità (qualunque cosa essa sia).

    (GF)
  • totalrec

    Georgejefferson ha scritto:

    "Un insegnante che non e’ capace di "coinvolgere" i giovani e da la colpa "al sistema", e che gli insegna ad abbassare il capo di fronte alla possibilita della libera ermeneutica interpretativa a favore dell’autorità che solo lei puo "interpretare" non e’ un insegnante, e’ un dispositivo di controllo anch’esso che replica la sudditanza verso i padroni, una cosa ben oliata dal sistema, nel mondo accademico".


    Sorvoliamo sul fatto che termini come "sistema" sono stati banditi da tempo, in quanto ignobilmente dozzinali, non solo dal mio pensiero, ma dal mio stesso lessico (come "destra" e "sinistra" intese in senso politico, del resto: le "parole zombie" di cui parlavo altrove). Sorvolando su ciò, lungi da me il desiderio di finire nel mezzo di un altro flame, però sarei curioso di capire che diavolo s’intenda per "libera ermeneutica interpretativa". Spero che non intenda anche lei riferirsi al metodo esemplificato dal tracannatore di mojito dell’altro thread; e cioè il bel sistema per cui si prendono Shakespeare e Catullo, li si infila nello shaker con condimento di lemmi squillanti e à la page ("Imperialismo! Borghesia! Simbolo fallico!"), ricavandone così uno squisito cocktail analcolico di nonsense. Questo è un lavoro da barman, non da insegnante, né da studioso di letteratura. "Libera ermeneutica" non significa infilare un cibreo di parole nel sacchetto della tombola, estrarne un po’ a caso e disporle come capita l’una accanto all’altra. Perfino Gadamer (che non è il mio idolo) riconosceva che la "libera ermeneutica" deve trovare il suo preciso limite nella struttura letterale del testo. Io insegno (cioè cerco di insegnare) ai miei studenti a non ciarlare a vanvera. Insegno che un testo va letto più volte e va compreso, prima di pronunciare su di esso una singola parola. Insegno che per "comprendere" un testo occorre analizzarlo ed essere profondi nell’analisi. Occorre porsi nell’ottica della persona che lo ha scritto, immaginarsi i suoi valori, la società e l’epoca storica in cui viveva, imedesimarsi nel suo modo di pensare. L’utilità immensa della letteratura sta proprio nel far capire agli studenti che non sono affatto il prodotto più puro e perfetto dell’evoluzione umana, bensì semplici anelli di una catena di significato che si estende a ritroso da qui all’alba dei tempi e che presenta, in ogni suo tratto, diverse strutture, diverse configurazioni, diverse e strane significanze che occorre esplorare. E’ nella letteratura che avviene il vero "contatto col diverso", cioè con modi di pensare e di approcciare la realtà assolutamente alieni. E’ nella letteratura che l’orribile "schiacciamento sul presente" (cioè quella forma di pensiero che tende a ricondurrre l’intera storia umana al qui e ora, come se le epoche passate non fossero che un’appendice senza valore dell’attualità querula) può essere superata e sconfitta. Per fare questo, però, occorre avere un profondo rispetto per il testo, non già infilarlo nel frullatore e ricavarne una spremuta di ciarle a cazzo. Questo rispetto non vuol dire, ovviamente, che il testo – come diceva Bachtin – non possa e anzi non debba colorarsi di significati nuovi col mutare delle epoche: è vero che i classici vivono nel "tempo grande", cioè che la loro immortalità consiste anche nell’acquisire nuovo senso a contatto con le trasformazioni storiche. Vuol dire però che il testo va rispettato e ascoltato, se si vuole che ci comunichi questi nuovi significati; se invece si tenta, anziché di "dialogare" con esso, di sopraffarlo, di zittirlo con la nostra voce, di ruttargli in faccia le nostre ossessioni falliche mentre ci strafacciamo di tequila, allora non è più il testo a parlare, è la nostra bocca che, come spesso accade, si bea dell’aria che le passa tra i denti. Imparare a rispettare un testo, non significa affatto "abbassare il capo" di fronte a chicchessia; significa, al contrario, riprendersi quelle capacità di ascolto, di approfondimento, di riflessione su diverse prospettive visuali, la cui assenza è proprio ciò che rende la generazione attuale così impotente e schiava dell’autorità (qualunque cosa essa sia).

    (GF)
  • Truman

    Troppo materiale da discutere, castagna.

    Potresti ricopiare il tuo commento qui sopra nel forum “opinioni”?

    (Magari con il titolo “lo scazzo” o uno più politicamente corretto, tipo “duelli verbali”).

  • castagna

    Molto volentieri, Truman.
     Fatto sotto titolo : "Polemiche. Scontri. Dibattiti."

  • makkia

    Non usa il linguaggio per propagandare la sua personalissima (di destra) visione del mondo?

    Leopardi, con il suo beffardo "magnifiche sorti. E progressive", era di destra o di sinistra?
    Perché a me sembra che Freda
    "Qui finisce la prosopopea positivista sulle
    illimitate capacità dell’uomo di creare progresso e benessere
    attraverso la tecnologia.
    lo eccheggi abbastanza, nel primo periodo
    che hai citato come visione "personalissima" e "di destra" (salvo poi
    dire che glie l’hanno inculcata, personalissimizzazione compresa).

    Quanto al seguito del paragrafo:
    Qui tacciono tutte le chiacchiere
    rivoluzionarie sull’eguaglianza e sui diritti: si tocca ora con mano che
    qualcuno o qualcosa, come diceva Totò, aveva già provveduto a renderci
    uguali fin dall’alba dei tempi."


    Beh… se non sapessi che è Gianluca Freda a scrivere, potrei anche azzardare che si tratta di un leninista puro, uno per cui la guerra è l’espressione ultima del capitalismo. Cioé mandare i proletari a crepare a migliaia, milioni, per conquistare la supremazia necessaria a far pendere dalla propria parte la bilancia di potere, ma in effetti con un solo, miserabile, scopo: controllare nuovi mercati, che siano fruttiferi per i propri capitali.
    E di fronte a questa asciutta semplicità di fini, col loro sociopatico e orribile mezzo, l’egalité, la liberté e i diritti delle rivoluzioni borghesi sembrano piccinerie. Chiacchere vuote, appunto.

    Non è così.
    GF davvero non è di sinistra.
    E’ solo per dire come l’enormità della guerra è tale che, a confronto, le differenze fra destra e sinistra svaporano, sono poco più che balocchi dialettici.

    L’enormità della guerra è la lezione di Ungaretti. E GF parla di quello.

    Ungaretti (o, per mezzo di lui, il mio "prof di ita") mi riconciliano col significato di "enorme", immiserito da un uso troppo frequente, banalizzato.
    E me ne rappresentano la densità semantica (che include sia "grandissimo" che "stupidissimo"). E, in un utilizzo finalmente appropriato del lemma, me lo legano indissolubilmente alla guerra, in un’esperienza a un tempo intellettiva ed emotiva.
    Se Ungaretti o il prof fanno questo per me, alunno delle superiori. Se mi arredano l’anima col senso profondo, essenziale, ultimo, della guerra… chissenefrega se GF è "fascio" o "zecca" (o se Ungaretti era stato interventista, poi fascista, poi antifascista).
    E’ un uomo vero che parla a un uomo in divenire e cerca di aiutarlo a crescere più completo, mettendolo in contatto con un altro uomo vero del passato. Non è una questione di ideologia, ma di umanità.

    p.s.:
    Credevo anch’io che essere di sinistra facesse la differenza e che "i buoni" fossero tutti dal mio lato della barricata. Poi però ho compiuto 20 anni.

    [dovere di cronaca: "esperienze che arredano l’anima" è una frase di Vattimo, non mia]

  • Georgejefferson

    Non e’ la guerra, o l’indifferenza, piccolo Total, l’autentico contesto della possibile empatia umana che "affratella", quella e’ la menzogna eterna del potere che illude le corti. Le illude di potersi "salvare" da soli. E l’ermeneutica che veicoli senza averne accortezza (che pensi tua per il tuo ego, ma non lo e’, come quella di ognuno) e’ uguale schiavitu della "propaganda" delle classi opprimenti, in scala ridotta.Ma non lo puoi capire, tra una pettinata ai capelli in "disordine" e l’impegno a misurare il valore dalla grammatica.Non hai tempo per questo.

  • Georgejefferson

    Ma tu pensa quello che vuoi Makkia.

    E’ un tantino piu complesso il discorso in confronto alle "citazioni" che servono a giustificare l’annichilimento e triste autocompiacimento delle destre di ogni risma.

    Ed e’ anche capibile, spesso tanti invecchiando, perdono la speranza pensando che il naso della loro vita sia l’unico metro di giudizio dei passi avanti (o dei libri storiografici), e passano armi e bagagli nelle file dei dispositivi di controllo (ormai interiorizzati come "natura umana"), ma il sentimento non si puo estorcere (ci provano da millenni) e i rimasugli della polvere rimasta, annichilita, ridondano crogiuolandosi nella disperazione.

    Si vede anche dalla concezione di persona come una entita ontologica originale e non si coglie il millenario inganno in quel senso.Perche la vitalita, e’ il giudizio, non la "scoperta". Quella e’ buona per gli automi comandati. Quelli che servono al potere appunto.Se ne fregano le peggiori classi oppressive dei concetti dx sx ? E’ certo, e’ ovvio.Per quello che intendono in tanti come senso macchiettistico, sicuramente. Infatti ha bisogno dei termini bambineschi buoni e cattivi appunto per quello.

  • Georgejefferson

    He he…vecchia retorica, introiettata per bene.

    L’autorita che decide da se, il giusto intendimento o meno, e solo sulla base della "condivisione" accademica (gli esperti che hanno il "permesso" di pappagallare interpretazioni…forti del proprio ego e orgoglio di studiosi).

    Peccato che la libera ermeneutica interpretativa non e’ affatto il "rutto" ribelle, quello e’ dello stolto ma piu spesso del senso di ribellione alle catene mentali imposte, proprio quelle del dotto che "sa" comprendere il testo solo perche gli hanno fatto credere che la condivisione dei dotti sia garanzia di "autenticita", ma non e’ la verita unica ontologica il "giudizio" e’ soggettiva decisione, la stessa che e’ negata alle persone facendogli credere che "non si puo", non e’ "reale", ma solo perche   puo uscire dai binari e capire che il proprio giudizio non vale meno di quello di un’altro.E’ sempre un atto creativo.

    Ed e’ dal libero atto creativo nascono e si decidono i codici di linguaggio ed interpretazioni, non e’ " cosa in se’ "da scoprire.La scoperta della cosa in se (da comprendere fuori dal proprio giudizio) non esiste, e’ una reificazione, un invenzione come dispositivo di controllo.

    Nello specifico della apologia al cameratismo di guerra…(continua)

  • Georgejefferson

    Non e’ la guerra, o l’indifferenza, piccolo Total, l’autentico contesto della possibile empatia umana che "affratella", quella e’ la menzogna eterna del potere che illude le corti. Le illude di potersi "salvare" da soli. E l’ermeneutica che veicoli senza averne accortezza (che pensi tua per il tuo ego, ma non lo e’, come quella di ognuno) e’ uguale schiavitu della "propaganda" delle classi opprimenti, in scala ridotta.Ma non lo puoi capire, tra una pettinata ai capelli in "disordine" e l’impegno a misurare il valore dalla grammatica.Non hai tempo per questo.

  • Georgejefferson

    Ps.No Makkia, non intendo "tutto",

    non intendo che la tazzina del caffe non e’ reale e dipende dal soggetto che la decide (vecchi trucchi sofistici per fuorviare il discorso)

    Non tutto dove il soggetto pretende di "piegare la realta" (altro vecchio sofisma retorico delle destre)

    E’ proprio la reificazione un principe dispositivo di controllo. Illudere i polli di batteria che il "concetto" di una narrazione, o di un sentimento, o di un’opera, sia "cosa in se" universale  fuori dal libero giudizio umano, come un’entita metafisica non meglio specificata che stabilisce quale interpretazione si giusta o meno, riguardo ai rapporti tra uomini, e loro opere.

  • Georgejefferson

    Togli la vis polemica di Jack ( che hai ragione ad indispettirti ) ma il resto del suo primo intervento non e’ per niente il contenuto del frullatore di estratti ironici e polemici successivi, che hai usato per screditarne il pensiero iniziale. La stessa critica seria (al di la delle battute) la meritano anche una infinita di dotti accademici considerati di "sinistra", ormai ridotti a narcisi autocompiacenti senza piu spirito di coinvolgimento

  • totalrec

    Georgejefferson ha scritto:

    "Illudere i polli di batteria che il "concetto" di una narrazione, o di un sentimento, o di un’opera, sia "cosa in se" universale  fuori dal libero giudizio umano, come un’entita metafisica non meglio specificata che stabilisce quale interpretazione si giusta o meno, riguardo ai rapporti tra uomini, e loro opere".


    Non mi sono mai sognato di dire o pensare una cosa simile. Dico solo che, mi spiace per lei, ma esistono, eccome, "narrazioni" o punti di vista che valgono più di altri. Sono quelli che partono dai fatti (o dal testo, nel caso della letteratura), ne tengono conto e li rispettano, prima d’incamminarsi per l’auspicabilissima via dell’ermeneutica. La libertà di parlare a vanvera non è libertà, bensì schiavitù delle persone dotate d’intelletto verso gli stupidi; una libertà che non amo, che non pratico e che non consento ai miei studenti di praticare. Di altri stupidi, o di altri uomini di valore asserviti agli stupidi, non sento davvero la necessità.
    A proposito di ciò, senza polemica, credo che lei non abbia capito molto di ciò che ho scritto. Non c’è nel mio testo – tanto meno in quelli di Ungaretti – nessuna "apologia del cameratismo di guerra". Semplicemente e banalmente, la guerra, quando è assimilata come esperienza di vita, produce esiti diversi da individuo a individuo. Nel caso di Ungaretti ha prodotto una visione più profonda e più vera del mondo; ma il merito di ciò è ovviamente del poeta, non certo della guerra (che ha eventualmente altri meriti e altre colpe). 
    Se posso dirglielo, trovo la sua prosa troppo frequentata da parole come "destra", "sinistra", "classe", ecc. – cioè da lemmi privi di qualsivoglia referente concreto, pure e semplici astrazioni ideologiche create da altri – perché sia possibile per lei mantenere una relazione fattuale con il testo con cui interagisce. Questa, a livello didattico, è la principale e più grave fonte di insuccesso nella mia materia; a livello sociale, è la principale e più preoccupante fonte d’incomprensione della realtà del mondo che io abbia registrato nei  miei simili.
    Nessun rancore e buone cose.
    (GF)
  • makkia

    Se ne fregano le peggiori classi oppressive dei concetti dx sx ?
    No. Li usano.
    Hanno capito che la sinistra, una volta cooptata, è il loro migliore alleato. Quello che gli porta frutti duraturi.
    Ma questo è un altro discorso.

    Il discorso mio è che essere autenticamente (?) di sinistra o di destra potrà tornare a essere un discrimine DOPO che (e SE) sarà sconfitto il vero nemico, quello per cui destra e sinistra sono solo due pedine nella sua scacchiera.

  • Georgejefferson

    Va bene, ma dipende, si tratta di persone, le persone vengono cooptate.

    A seconda dei contesti, a volte gli appartenenti alle tradizioni di destra, a volte quella della sinistra.

    Ma sono opportunisti, e sempre persone.

    Quelli ne carne ne pesce sono i cortigiani, il cuscinetto

  • Georgejefferson
    Bene, dopo aver deposto l’ascia da battaglia, usata per identificare "chi parla a vanvera" (ma senza rancore)…oppure affilata per delineare "persone dotate d’intelletto verso gli stupidi" (ma senza polemica), e usurata dal cercare chi "pratica" questo abominio che coopta studenti a diventare "altri uomini di valore asserviti agli stupidi" (ma senza argomentare ad personam),
    Veniamo ai "fatti". Non ti sogni di indurre a reificare (ps.per capirci, a considerare "oggetto" staccato dall’intendere congetturale umano, un punto di vista, o sentimento)…ma, spiacente, e’ proprio quello che fai.
    "narrazioni" o punti di vista che valgono più di altri, e’ valevole a livello personale, di scelta di giudizio personale, non perche la maggioranza la pensa come me e questo e’ "segno" di ragione. Puo darsi si…ma appunto a volte si, a volte no, dipende caso per caso. Ma come puo una persona deciderlo autonomamente con il suo giudizio se le premesse del maestro sono un "a priori" senza appello?
    E’ certo che c’e’ un limite, una misura nelle cose, ma va posta "insieme" con il ragionamento, per esempio, insieme, con il ragionamento , si capisce che le paranoie complottiste su tanti casi, come per esempio "la tragedia di oslo di Breivick", al di la delle azioni reali possibili dei servizi segreti, e’ appunto una tragedia orripilante del piu schifoso fanatismo, senza necessita di coinvolgere per forza la longa manus di chissa quali pianificazioni.
    Un a priori senza appello e’ appunto reificare concetti umani. Uno studente potrebbe farle notare che "la guerra come esperienza di vita" e’ un linguaggio fuorviante che induce una connotazione positiva…quando la guerra, tutte le guerre non meritano per nulla "connotazioni positive".
    Non intendi dare "connotazione positiva" alla guerra nel dire "assimilata come  esperienza di vita? E chissenefrega di quello che intendi tu. L’intendimento generale produce questo (per quello "dispositivi di controllo" perche agiscono spesso al di la delle intenzioni dei portatori)
    E non e’ che qualcuno e’ piu esente di altri. Ma un intellettuale "puo" saperlo (non "deve", e’ una libera scelta)
    .
    Lasciamo da parte la guerra come fatto che ha colpe, ma anche "meriti" scrivi…la produzione di "una visione più profonda e più vera del mondo" la poni come un "oggetto" indiscutibile, quando invece uno studentello incazzato potrebbe dirti che il contesto della guerra e’ una tragedia, e (dal suo punto di vista) e’ empatia "che affratella" triste, disperata, non autentica…e ci sono tantissimi altri contesti piu "veri" (sempre dal suo punto di vista) di pace, di condivisione dello stare bene, dell’ affetto che puo nascere e costruire appartenenza piu solida e piu desiderabile…che non la guerra. Ma magari non riesce ad esprimerlo e lo fa "ruttando" e tu non vuoi prendere in considerazione il suo punto di vista e lo sberleffi, pettinandoti i capelli arruffati dal rancore derivante dal mancato riconoscimento spontaneo verso la tua autodecisa " autorità ".
    Sono referenti concretissimi. Ma ti hanno insegnato (e ci hai creduto) che le "semplici astrazioni ideologiche create da altri" sono solo quelle che pongono il dubbio sulla "gerarchia" naturale che credi reale (perche la desideri) quando invece dipende, caso per caso. 
    Un esempio di cui sopra sulla guerra e’ "relazione fattuale con il testo con cui interagisce"…lo studente, a volte anche il "rutto", ovviamente "a volte" perche altre volte e’ proprio maleducazione bambinesca che merita una strigliata, senza dubbio.
    A mi raccomando, nessun rancore e buone cose anche a te.
    Non ho tempo adesso di correggere refusi, grammatica e sintassi, e poi non sono bravo (me lo diceva la maestra che e’ segno distintivo di poco valore, si arrabbiava per le pernacchie)
  • edoro

    Da quello che ho letto l’utente Black_Jack ha arricchito l’articolo e la discussione.

    Era da un po’ di tempo che omettevo commenti notando una certa stanchezza sia negli articoli che nei commenti, questo a partire dalla "riorganizzazione" avvenuta il mese scorso.
    L’articolo di Freda mi ha toccato così come ho potuto cogliere il giusto "incoraggiamento" dell’utente Black_Jack, esso era si provocatorio ma col fine di spronare il docente con fuoco rivitalizzante.
    Mi spiace aver letto le conclusioni della redazione.
          i pompieri che spengono la vita.