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Non cambio idea a causa della Le Pen

DI GIORGIO CREMASCHI

sollevazione.blogspot.it

La mia prima manifestazione, oltre cinquanta anni fa, fu contro la guerra degli USA in Vietnam e uno di primi slogan che ho gridato era: fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia. Non ho mai cambiato idea e non la cambio ora che la candidata presidenziale della destra francese, Marie Le Pen, propone la stessa scelta per il suo paese. Questo non mi fa paura, anzi.

Il no alla NATO in Europa è stato sempre una discriminante nel mondo della sinistra. Quelle moderate, socialdemocratiche, di governo, son sempre state schierate con gli Stati Uniti e l’Alleanza Atlantica. Quelle radicali, comuniste, di opposizione, erano contro.

Lo stesso – anche se la memoria storica ricostruita dalle élites ora ha cancellato questa realtà – avveniva contro l’Euro e la sua creatura: l’Unione Europea. Nel 1979 il PCI di Enrico Berlinguer dichiarò la crisi della politica di unità nazionale con la DC, partendo dal no a due decisioni che avrebbero cambiato la storia del continente: l’istituzione dello SME, il sistema europeo di cambi quasi fissi che preparava l’Euro, e l’installazione di una nuova generazione di missili in Europa Occidentale, missili puntati contro l’Unione Sovietica.

Le motivazioni con le quali allora i comunisti italiani rifiutarono quelle due scelte potrebbero essere usate oggi contro i guasti della moneta unica e contro la folle decisione della NATO di espandersi aggressivamente fino ai confini della Russia. A tale scopo finanziando anche la guerra al popolo del Donbass da parte del governo Ucraino infarcito di ministri nazifascisti.

Quegli argomenti di allora sono ancora più validi oggi, ma ora non sono più sostenuti dalla maggioranza della sinistra, ma, in Francia soprattutto, dalla nuova destra populista. Che è sempre stata euroscettica, ma spesso, e in contrapposizione alla UE, Natofanatica.

Oggi invece gran parte di ciò che ufficialmente è sinistra in Europa sostiene la NATO, l’Euro e l’Unione Europea. E non perché queste istituzioni siano cambiate, né tantomeno migliorate, ma perché è la sinistra stessa che è cambiata.. e per questo sta scomparendo. Le socialdemocrazie di governo sono state conquistate dalle politiche liberiste, se ne sono fatte complici e le hanno amministrate assieme alla vecchia destra conservatrice e liberale, di cui alla fine sono diventate una variante. Variante sul piano dei diritti civili, non di quelli sociali. Giusto battersi per il diritto al matrimonio tra coppie dello stesso sesso, ma perché contemporaneamente distruggere il diritto al lavoro e la tutela contro i licenziamenti ingiusti? Bene l’Erasmus, per chi può permetterselo, ma perché strangolare finanziariamente la scuola pubblica? E perché privatizzare la sanità e finanziare le banche? La sinistra di governo, proprio quando questa tornava ad essere al centro di tutto, ha abbandonato la questione sociale, che è stata così occupata dalla nuova destra, che nel frattempo rompeva con la sua anima liberale e di governo.

Non c’è stata sinora simmetria. Mentre la nuova destra faceva sue antiche parole d’ordine della sinistra radicale – ovviamente storpiandole dentro il suo contenitore di sempre: dio, patria, famiglia – quest’ultima si rifugiava in astratti principi di buona volontà. La resa di Tsipras e Siryza alla Troika e alla NATO ha poi tolto dal campo europeo la possibilità che la rottura a destra avesse il suo immediato corrispondente a sinistra. Podemos in Spagna e il M5S in Italia, seppur partendo da collocazioni differenti, sinora son giunti alla medesima conclusione di non misurarsi esplicitamente con la rottura con Euro, UE, NATO. Rottura che così oggi è diventata ufficialmente un obiettivo della nuova destra. Che pare aver rovesciato a suo favore l’antica parola d’ordine della politica comunista dei fronti popolari antifascisti del secolo scorso: raccogliere, dal fango in cui era stata gettata dalla borghesia, la bandiera della democrazia e della indipendenza nazionale.

L’Unione Europea muove scandalo per Trump che vuol concludere il muro contro i migranti iniziato da Clinton, ma poi subappalta quello stesso muro al governo fantoccio libico e a quello autoritario di Erdogan. La delocalizzazione delle fabbriche è seguita da quella degli assassinii di massa dei migranti, restaurando la così più pura tradizione coloniale del vecchio continente.

Di fronte alla crisi economica permanente del sistema Euro, la Germania propone l’Unione a due velocità, una per sé una per le colonie del Sud Europa, e il governo italiano acconsente. Intanto tutti i parlamenti europei tranne uno, quello tedesco, sono sottoposti ai diktat e agli arbitri della tecnoburocrazia comunitaria.

Trump chiede agli europei di pagarsi la NATO, cioè di accrescere le spese e gli interventi militari mentre si distrugge lo stato sociale, e la destra e la sinistra liberale fanno improvvisamente di quell’alleanza militare un baluardo dei diritti umani.

Alla base di questi sconvolgimenti politici sta la crisi irreversibile della globalizzazione, non a caso dichiarata dai governi dei due paesi, Gran Bretagna e Stati Uniti, che quaranta anni fa avevano dato ad essa il massimo impulso. Crisi che in Europa sta finora proponendo solo due alternative, quella della rottura da destra e quella della conservazione ipocrita dello statu quo da parte delle vecchie élites e della loro doppia morale.

Un’alternativa progressista oggi non è in campo perché gran parte della sinistra è stata condotta in un binario morto da gruppi dirigenti o venduti, o subalterni alla globalizzazione liberista. Persino nell’antagonismo radicale è comparso improvvisamente l’amore per la UE e speriamo che ora ci sia risparmiato almeno quello per la NATO.

La sinistra comunista e anticapitalista, se vuole ancora avere un ruolo e una funzione, deve prima di tutto riprendersi i suoi obiettivi. Fuori dalla NATO, dall’Euro e dalla UE dunque, con ancora maggiore convinzione oggi che questi stessi obiettivi vengono riproposti dalla parte opposta. Solo così la sinistra può ridare attualità al socialismo e competere con, e smascherare il, nazional-liberismo della nuova destra.

 

Giorgio Cremaschi

Fonte: http://sollevazione.blogspot.it

Link: http://sollevazione.blogspot.it/2017/02/non-cambio-idea-causa-della-le-pen-di.html

6.02.2017

Pubblicato da Davide

  • Vincenzo Cirigliano

    Non direi però che il M5S è fuori dalla visione anti Euro, soprattutto quando si depositano proposte di Legge come questa
    http://ondadurto5stelle.blogspot.it/2017/02/si-cominci-programmare-banca-ditalia.html

    • gix

      giustissimo, è una delle prime cose da fare se si vuole recuperare la sovranità monetaria ed economica. Ma sai, per tanti è meglio parlare dei guai della Raggi…

  • Toussaint

    Costanzo Preve su Marine Le Pen – https://forum.termometropolitico.it/140439-costanzo-preve-su-marine-le-pen.html

    …Ultimamente un caro amico francese mi ha spedito il libro di Marine Le Pen (cfr. Perché la Francia viva, in lingua francese, Grancher, Paris 2012). So già che si parlerà di astuta manovra di infiltrazione populista del fascismo eterno, ma provate a leggerlo. C’è da restare stupiti. Io non sono stupito, perché conosco la dialettica di Hegel, l’unità dei contrari, e la logica di sviluppo dell’ultimo ventennio sia della sinistra che della destra.

    Ma veniamo ai fatti. A pagina 135 Marine Le Pen scrive, traduco letteralmente: “Non ho da parte mia nessun patema d’animo a dirlo: la dicotomia fra destra e sinistra non esiste più”. I principali riferimenti filosofici sono a due pensatori di “sinistra”, Bourdieu e Michéa (pagina 148).

    Il vecchio comunismo francese di Marchais è citato positivamente e quindi, niente Pétain e Vichy. Sarkozy è vituperato sia per la sua politica estera filo-USA che per quella interna, favorevole alle diseguaglianze sociali.

    Sul mercato il principale riferimento teorico è Polanyi (pagina 26). Si rivendica il no alla guerra dell’Iraq 2003 (pagina 37). Marx è citato (pagina 61), e si sostiene, citando ripetutamente l’economista Allais, l’incompatibilità di mercato e democrazia.

    Ma soprattutto ci ho ritrovato quello che mi seduceva nel comunismo degli anni Sessanta, il fatto che la chiacchiera polemica di piccolo cabotaggio è messa in fondo e non all’inizio, perché all’inizio vi è un lungo capitolo intitolato, alla francese, “Il Mondialismo non è un Umanesimo”. La globalizzazione è correttamente definita “un orizzonte di rinuncia”, e si riafferma che “l’impero del Bene è prima di tutto nelle nostre teste”, ed infatti è così.

    Stato nazionale, sovranità nazionale, programma solidale e comunitario, no alla globalizzazione in tutte le sue forme e alla sua dittatura di economisti anglofoni!

  • –<>– –<>–

    Se si leggono gli scritti di di Marx e Engels sull’immigrazione di massa dall’Irlanda ai loro tempi, o quelli di Lenin sugli Stati Uniti d’Europa, si risolve che quelli che oggi si definiscono comunisti, non sono nè marxisti nè leninisti, quindi, non sono comunisti.
    I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono vizi borghesi, i comunisti dovrebbero starsene fuori.

  • Pedro colobi

    Cremaschi dice che “è la sinistra stessa che è cambiata” Si, io credo che ha incominciato a cambiare quando il nobile sardo, ricco proprietario terriero, divenne segretario del PCI e insieme a suo cugino incominciarono a lavorare per la Nato.

    • gilberto6666

      Massoneria sassarese

    • Tizio.8020

      Dimentichi il terzo cugino!
      Berlinguer, Cossiga, Segni.
      Non noti similitudini con altri politici che si sono piazzati nei due schieramenti avversari?

  • PietroGE

    Cremaschi dovrebbe spiegare a coloro che si erano fidati della sinistra e che le avevano affidato i loro interessi, dov’era lui e il resto dei sindacalisti quando la globalizzazione cominciava a trasferire fabbriche, lavoro e quindi ricchezza fuori del Paese. Che cosa hanno fatto i sindacati per proteggere il lavoro quando sono arrivati a milioni immigrati disposti a lavorare per due soldi e quando la UE aboliva dazi e controlli su merci che arrivavano dall’Asia ad un prezzo che non era più alla portata della produzione italiana. E anche con questo articolo non spiega affatto il perché del silenzio della sinistra (sindacale e no) su uno sviluppo economico che ha proletarizzato la classe media e ha precarizzato quella (ancora) lavoratrice. La sinistra si scopre sovranista per cercare di togliere acqua al mulino della destra, non perché ci creda veramente. La gente comincia a capirlo ecco perché vota sempre più a destra.

  • vocenellanotte

    Dovrei evitare di commentare quando trovo un post così infarcito di scorciatoie ideologiche, pure abbastanza insidiose. Non ho trovato nessuna idea originale, spunti, coraggio. Ma questi pensatori hanno veramente un seguito?

  • RADEK

    Cremaschi è apprezzabile, perchè “non è mai troppo tardi”, ma scopre l’acqua calda.
    La sinistra di “rottura” rimane un soggetto auspicante.
    Il limite insuperabile della sinistra è l’universalismo che la sinistra “patriottica” condivide con il sistema della globalizzazione.
    Come diceva Preve il discrimine è la partecipazione all’immaginario globalizzato.
    In quelle lande sterminate non c’è spazio nè premio per il lavoratore.
    La destra pur appropriandosi e citando Marx rimane nel “particulare”.
    La patria, la nazione, la storia, la memoria, il popolo, la lingua ed il confine.

    Il meccanismo è questo.
    L’anima universalistica dell’occidente si era innalzata a vette supreme fino a quando l’occidente conservava in se il “particulare”, contenuto nelle masse popolari sterminate detentrice dei valori popolari “reazionari”.
    Era l’occidente dialettico del se e dell’altro da se.
    Annientato il particulare nel mercato e nel consumo, rimane l’universale vuoto.
    Ora il particulare rientra nell’essere.
    rdk

  • Mario Vincenti

    Verissimo: e’ la sinistra mondiale ad essere cambiata, e’ passata dal difendere i poveri e i diseredati alla difesa del neoliberismo selvaggio, delle banche e delle finanziarie. E anche per questo sta perdendo consensi e voti in tutto il mondo: la UE e’ un’organismo che propugna politiche di destra e neoliberista ed e’ difesa dalle sinistre mentre e’ fortemente osteggiata dalle destre sia oltranziste che liberali. Una sola cosa e’ certa pero’: indipendentemente dalle ideologie di sinistra e di destra la globalizzazione e il neoliberismo hanno fallito e forse Marx un pizzico di ragione sulla crisi del capitalismo l’aveva.

  • Georgejefferson

    Un po di chiarezza non guasta, la confusione serve sempre alla destra per fare proseliti, gli basta far credere che “la realtà” sia cosa semplice.

    Estratti sulle diverse visioni del mondo, di destra e di sinistra, con tutte le sue varianti:

    Wu Ming

    La divisione destra-sinistra ha basi cognitive profonde, se ne occupano anche le neuroscienze. Al fondo, «destra» e «sinistra» sono i nomi convenzionali di due mentalità, due diversi modi di leggere il conflitto sociale. Descrivendoli, automaticamente si iniziano a dare le “coordinate” su cosa dovrebbe tornare a pensare la sinistra.

    Tagliando con l’accetta, «di sinistra» è chi pensa che la società sia costitutivamente divisa, perché al suo interno giocano sempre interessi contrapposti, prodotti da contraddizioni intrinseche. Ci sono i ricchi e i poveri, gli sfruttatori e gli sfruttati, gli uomini e le donne. Da questa premessa generale, che vale per tutta la sinistra, discendono tante visioni macrostrategiche, anche molto lontane tra loro: socialdemocratica, comunista, anarchica, ma tutte si basano sulla convinzione che la società sia in partenza divisa e diseguale e che le cause della diseguaglianza siano profonde e, soprattutto, endogene.

    «Di destra», invece, è chi pensa che la nazione sarebbe – e un tempo era – unita, armoniosa, concorde, e se non lo è (più) la colpa è di forze estranee, intrusi, nemici che si sono infilati e confusi in mezzo a noi e ora vanno ri-isolati e, se possibile, espulsi, così la comunità tornerà unita. Tutte le destre partono da questa premessa, che può essere ritrovata a monte di discorsi e movimenti in apparenza molto diversi, da Breivik al Tea Party, dalla Lega Nord ai Tory inglesi, da Casapound agli «anarcocapitalisti» alla Ayn Rand. Per capire se un movimento è di destra o di sinistra, basta vedere come descrive la provenienza dei nemici. Invariabilmente, i nemici vengono «da fuori», o almeno vengono da fuori le idee dei nemici.

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    il conflitto sociale è parte ineludibile di *qualunque* società. Il conflitto può assumere più forme e correre lungo più linee di frattura, ma pretendere che una società (ripeto, qualunque società) non sia costitutivamente attraversata da conflitti di varia natura e non sia mossa dalle scosse delle sue contraddizioni profonde è esattamente la mentalità “di destra” . Mentalità che vede la società come costitutivamente armoniosa (ognuno al posto che Dio o la natura o l’ordine gli hanno assegnato) e vede il conflitto come interferenza in quest’armonia, colpa di mestatori, di arruffapopoli pagati da chissà chi, o di “alieni” venuti da un “fuori” che minacciano il nostro stile di vita. Se non si accetta che il conflitto sociale c’è sempre, allora si pensa che sia evitabile, il che equivale a rimuovere le contraddizioni della società. Da lì, diventare di destra è automatico.

    La differenza primaria tra destra e sinistra sta nei modi diversi in cui viene rappresentato il conflitto, a destra identificando un nemico, e dunque rappresentando la separazione tra un “noi” e “un loro”.

    Il discorso fatto in tutte le salse che “non ci sono più le classi sociali”, andava molto di moda tra gli anni ottanta e qualche tempo fa, ma non c’è più nessun commentatore serio che sostenga una cosa del genere, anche perché la diseguaglianza aumenta, lo sfruttamento aumenta, i rapporti di forza tra capitale e lavoro vivo sono sbilanciatissimi, e dire che la società non è divisa in classi sarebbe un tantinello campato in aria. Su questo, i più onesti sono i miliardari. Nel 2007 Warren Buffett dichiarò: “Certo che c’è la lotta di classe! Solo che la sta combattendo solo la mia classe, quella dei ricchi”

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    Ogni essere umano dotato dell’uso del linguaggio si esprime attraverso «frame», cioè quadri di riferimento, insiemi di immagini e relazioni tra concetti che strutturano il nostro pensiero, alcuni sin dalla primissima infanzia […] Nella comunicazione politica non c’è parola o frase che non inquadri un dato problema secondo la prospettiva ideologica di chi la usa. Ogni vocabolo porta con sé un mondo. Per esempio, imporre l’uso di «centrodestra» e «centrosinistra» al posto di «destra» e «sinistra» è stata un’operazione di framing che ha avuto conseguenze devastanti: a destra l’eufemismo è servito a legittimare soggetti lercissimi e fascisti nemmeno ripuliti; a sinistra ha imposto la credenza nella necessità di «spostarsi al centro» altrimenti… «non si vince». Solo che, nella realtà concreta, il «centro» non esiste. Chi si dice «di centro» è in realtà di destra e fa cose di destra, vedi Casini, Monti, Montezemolo, adesso addirittura il postfascista Fini… E poi: chi «vince»? Per fare cosa? «Spostandosi al centro» non si fa altro che andare a destra (in cerca dei fantomatici «moderati”) e di certo non si faranno politiche di sinistra.
    Un altro esempio è il discorso sulla «sicurezza»: se, come accade ogni giorno, un politico usa nella stessa frase le parole «sicurezza» e «immigrazione», sta evocando nella mente di chi ascolta una comunità omogenea minacciata da una differenza proveniente dall’esterno, e questo è il quintessenziale framing di tutte le destre, in primis di quella fascista.

  • Filippo Gregoretti

    Ma infatti chi è così folle da dirsi “di sinistra” oggi? Sulla base di una qualche memoria affettiva? Sulla base di tenerezza e lacrimucce pensando alla tolfa e a Pasolini? La sinistra non esiste più. Chi siede “a sinistra” in parlamento è gentucola, traditori, infami degni dell’esilio. Non più in combutta per qualche favore e privilegio, ma ormai complici di assassini e stupratori, che appoggiano pavlovianamente seguendo ogni follia dei democrats americani e del loro servo UE. Qui si parla di roba seria, non più di Bertinotti con la pensione, ma di gente che appoggia violenza e crudeltà in cambio di potere. E che un giorno pagherà, nella peggiore delle ipotesi sotto forma di solitudine, aridità e rimorsi; nella migliore, davanti un tribunale. Io non mi riconosco in quella feccia. Per quello mai più mi dirò di sinistra.