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NEI COLLOQUI CHE SI SONO TENUTI IN AMERICA L’UCRAINA NON E’ RIUSCITA A FARSI CANCELLARE I DEBITI

FONTE: RT.COM

Redazione: il destino dell’Ucraina nelle mani di due americani. Possibile un default tecnico nel prossimo mese di Settembre, che non sarebbe la cosa peggiore di questo mondo se paragonata alle conseguenze dell’austerità. I regimi vanno e vengono, ma il debito pubblico dura per sempre, a meno che non ci sia un default. Se non è possibile pagare, non si paga, punto. Fra sei e dodici mesi saremo di fronte ad un’altra Grecia.

Nel negoziato da “ultima spiaggia” che si è tenuto a San Francisco, California, l’Ucraina non ha convinto i suoi principali creditori a farsi ridurre i debiti in modo significativo. La delegazione di Kiev sperava di farsi “ristrutturare” circa 19 miliardi di dollari.

La delegazione ucraina era guidata dal Ministro delle Finanze Natalie Jaresko, nativa dell’Illinois. I creditori erano rappresentati dalla “Franklin Templeton Investments”, che detiene circa 8.900 miliardi del debito ucraino, sotto forma di obbligazioni.

Le due parti hanno affermato di essersi impegnate in “discussioni molto dettagliate”, nei due giorni di colloqui a San Francisco, ma di non aver fatto alcun passo in avanti.

Anche se non c’è stata alcuna dichiarazione ufficiale sul merito dei negoziati, la Bloomberg, citando alcune sue fonti, ha dichiarato che l’Ucraina avrebbe chiesto un taglio del 40% del suo debito. Ha inoltre riferito che la “Franklin Templeton Investments” avrebbe offerto una riduzione del solo 5%, vincolata ad alcune importanti condizioni sui risultati economici.
L’Ucraina ha definito i colloqui tenutisi vicino al quartier generale della Templeton come l’”ultima opportunità” per poter concordare qualcosa, prima che il prossimo mese scadano obbligazioni per 500 milioni di dollari.

Anche la forte attività di lobbying dell’influente gestore statunitense di hedge-funds, il miliardario George Soros – che recentemente ha fatto pubblicare un articolo sul “Wall Street Journal” intitolato “Ukraine Deserves Debt Relief” [L’Ucraina merita un sollievo dal debito] – non sembra aver avuto alcun impatto.

Nell’articolo citato Soros ha dichiarato che gli investitori dovrebbero sostenere l’Ucraina accogliendo la sua domanda di riduzione del debito che, nei prossimi quattro anni, aiuterebbe il paese sia a risparmiare 15.300 miliardi di dollari d’interessi che a ridurre il debito al di sotto del 71% del Pil.

L’Ucraina deve conseguire questi traguardi per sperare di poter approfittare del programma di salvataggio proposto dal FMI. Il Fondo ha avvertito che il Pil del paese dovrebbe ridursi del 9%, quest’anno, mentre l’inflazione dovrebbe toccare il 46%. Secondo la “Banca Nazionale Ucraina”, inoltre, il debito pubblico dovrebbe raggiungere il 95% del Pil.
Kiev ha evitato un default tecnico, all’inizio di questo mese, pagando un coupon di 120 milioni di dollari sui suoi Eurobonds. Il prossimo pagamento-chiave, pari a 500 milioni, è dovuto nel mese di Settembre.

Jeffrey Albert Tucker, “Distinguished Fellow” della “Foundation for Economic Education”, ha dichiarato a RT che l’Ucraina non ha i mezzi per pagare il suo debito e che potrebbe trasformarsi in un’”altra Grecia” nel giro di pochi mesi.
Egli ha detto che: “I creditori sono sempre in difficoltà quando si trovano in situazioni come questa. Da un lato i soldi non ci sono … ma dall’altro essi li rivogliono indietro”.

Ed ha aggiunto: “Credo che, in realtà, non ci sia alcuna possibilità che l’Ucraina possa pagare quello che deve … un taglio [del debito] del 5% non risolve il problema … I creditori dovranno fare un bagno, questa volta … in un periodo di tempo compreso fra sei e dodici mesi ci troveremo a dover guardare ad un’altra Grecia”.

Secondo J.A. Tucker, il nuovo governo ucraino non ha fatto niente per migliorare la situazione del debito e dovrà ora affrontare la dura realtà dell’economia. Il default è probabile, ma secondo l’esperto non sarebbe la cosa peggiore di questo mondo, se paragonata alle conseguenze dell’austerità.

J.A. Tucker ha concluso che: “L’unica cosa che ho imparato dalla politica internazionale è che i regimi vanno e vengono, ma il debito pubblico dura per sempre, a meno che non ci sia un default. Nessuno lo vuole, ma se non è possibile pagare, non si paga, punto. L’economia ucraina è in caduta libera e non dispone di ulteriori opzioni, a meno che non possa attingere ad un po’ di soldi del FMI. Non c’è una base imponibile che possa eventualmente coprire questo debito gigantesco”.

DUE AMERICANI NEGOZIANO IL DESTINO DELL’UCRAINA

Una delle ragioni per cui i negoziati di San Francisco sono stati così difficili è che i detentori privati ​​del debito ucraino possono resistere abbastanza a lungo per cercare di ottenere un accordo migliore, sapendo che il loro consenso è necessario se si vuol trovare una soluzione che permetta all’Ucraina [di sperare] di ricevere il prestito disperatamente necessario da parte del FMI.

Il Professore di “economia politica” Jack Rasmus, del Collegio di Santa Maria in California, ha detto che: “Il FMI non verserà i 17 miliardi di dollari del secondo pacchetto di salvataggio, a meno che l’Ucraina non arrivi ad un accordo con i suoi obbligazionisti privati. Questo è ciò che impedisce di raggiungere un accordo. Gli obbligazionisti, naturalmente, sanno di essere seduti nel ‘posto di guida’ e restano in attesa”.

Nonostante che un urgente piano di salvataggio per la Grecia sia stato recentemente approvato [in realtà è ancora in itinere], Rasmus sottolinea che l’Ucraina ha molto meno peso politico nelle trattative, perché il destino economico di questo paese, a differenza di quello ucraino, è legato a quello di tutta l’Eurozona:

“… perché la Grecia, naturalmente, si trova all’interno dell’Eurozona e ha potuto usare molte leve di contrattazione con il resto dei paesi dell’Unione Monetaria. L’Ucraina ha a disposizione davvero molto poco … chi è, in effetti, che sta conducendo i negoziati? Due americani. Da una parte Natalie Jaresko, che è una cittadina americana, leader di una società di ‘private equity’ e Ministro delle Finanze [ucraino] … e, dall’altra, Nicholas Brady, che è un ex Segretario del Tesoro [statunitense], attualmente Amministratore Delegato della Franklin Templeton”.

Ed ha aggiunto: “Possiamo concludere, allora, che in questo memento a negoziare il destino economico dell’Ucraina ci sono due americani”.

Fonte: www.rt.com

Link: http://www.rt.com/news/312509-ukraine-debt-talks-california/

15.08.2015

Scelto e tradotto perwww.comedonchisciotte.org da FRANCO

Pubblicato da Davide

  • marcoferro

    gli americani hanno creato questo caos al loro solito ? bene che si accollino loro adesso i costi di questo paese fallito e nazista.

  • adriano_53

    Per un paese che ha fatto del nazionalismo più becero la propria divisa, che
    in questo momento a negoziare il suo destino economico siano
    due americani, è una pesante quanto imbarazzante ironia della storia.

  • Toussaint

    Gli ucraini mi fanno particolarmente pena perché non li aiuterà nessuno. Nè gli americani, né gli europei, né i russi. Considerando quello che i loro leaders sono stati capaci di fare c’è quasi da gioirne. 

     
    Ma un bambino resta pur sempre un bambino ed un vecchio resta pur sempre un vecchio. Che succederà, ora? Come potranno cavarsela? 
    Scommettiamo che il prossimo muro sarà fra Ucraina e resto d’Europa (occidentale)?
  • sotis

    L’craima non è riuscita a farsi cancellare i debiti. Giusto infatti perchè l’Ucraina si e la Grecia no. Ma che vada a cagare Poveroschenco

  • Gil_Grissom

    Non credo che il peso dell’Ucraina sia inferiore a quello della Grecia come sostenuto nella fase finale dell’articolo: forse quello economico si, ma ricordatevi che l’Ucraina sara’ il terreno dove si decidera’ se ci sara’ o meno la terza guerra mondiale.

  • GioCo

    Che cosa accade quando abbiamo tutto consumato all’interno della stessa realtà? Gli americani hanno sostenuto il golpe politico ucraino e sostengono l’attuale regime non eletto, il saccheggio delle proprietà accessibili (anche prima del rovesciamento del governo precedente) che sono prioritariamente intellettuali ma anche materiali, la soppressione di qualunque forma di dissidenza, la prevaricazione e l’uso del terrorismo ideologico e politico, alimentano la faida interna tra oligarchie, pilotano direttamente dall’interno ogni azione di facciata dell’attuale regime, addirittura con personale americano.
    Se la cantano e se la bevono allegramente tra di loro. Quindi, chi c’è al tavolo delle trattative dei così detti oscuri "finanziatori privati" se i medesimi hanno il controllo politico interno ucraino e americano a un tempo? Queste porte girevoli che mettono vari pupazzi nelle sedie del teatrino geopolitico, nella condizione di cambiare maschera più velocemente di Udinì, perché nonostante l’evidenza evidente oltre ogni ragionevole ragione, insistono nel farci vedere questa scenetta ridicola del debito? E’ come vedere un cadavere che cammina in una rappresentazione di un dramma mitologico, cercare di occulatere la sua propria morte indossando la pelle di qualcosa, non necessariamente umana, ovviamente con risultati discutibili.
    Se da una parte possiamo capire sia necessario mantenere almeno le apparenze perché il castello dell’impianto demoniocratico rimanga in piedi, dall’altro il problema permane che la finzione rischia di diventare evidente persino per i semplici catalettici.
    In questo senso diventa coerente la rigurgitante russofobia o per meglio dirla, putinfobia. In questa prospettiva Putin non ha il torto di essere un gerarca che non vuole accordi con l’ideale liberista soggiacente la marcescenza demoniocratica, ma quello di esporne alla luce della ragione pubblica, l’obbligatoria ironica assurdità politica statunitense. Non lascia liberi certi liberisti di fare i propri porci comodi in santa pace, come loro abitudine e filosofia da sempre. Se sommiamo questo all’idea probabile che i proprietari di queste mani operative dietro i paraventi politici hanno di sé, facilmente iper-egocentriche, possiamo anche capire come certi completi non sensi, certe assurdità, divengano nel contesto geopolitico "pensiero coatto", tanto quanto il ragionamento della regina di cuori nel paese delle meraviglie.