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MPS, LA BANCA DEL PD CHE NEL 2012 E’ COSTATA 3,9 MILIARDI AGLI ITALIANI. PIU’ DEI TAGLI DELLA RIFORMA FORNERO

DI RED
senzasoste.it

Capita spesso di leggere dei veri e propri esercizi di comprensione su quale sia il potere su cui, in ultima istanza, poggia il Pd. Se ne parla in termini di geografia del sistema politico, un centrosinistra che tende al centro, oppure di geografia economica. Allora si parla del radicamento territoriale del Pd nelle ex-zone rosse. Oppure, facendo esercizio più sociologico, si parla della permanenza della rappresentanza, da parte del Pd, di residui di classe operaia, di pubblico impiego o di una sua forte rappresentanza nei confronti dei pensionati. In tutti i casi si tratta di simulacro ovvero, di fatto, il Pd è solo un simulacro di rappresentanza di regioni che sta portando verso il declino e di ceti sociali ai quali offre solo un progressivo impoverimento.

Nella foto: Pierluigi Bersani e Giuseppe Mussari
Ma allora, ci si domanda, quale è la vera base sociale, produttiva del Pd? Sicuramente la si trova nelle evoluzioni del mondo delle coop in tre principali rami: grandi opere, grande distribuzione e immobiliare (sul rapporto tra Ipercoop e mattone ci sarebbe molto da scrivere. Su Senza Soste ora in edicola c’è un’inchiesta in questo senso). Ma si tratta solo di una parte del radicamento del potere reale del Pd.

Se si comincia a osservare Unipol, il cui titolo ultimamente è in salute, si capisce come da (molto) tempo il principale partito del centrosinistra presidi un altro grande potere delle società postindustriali: il ramo finanziario-assicurativo. Eccoci quindi ad uno storico potere italiano, nel ramo bancario, nel quale il radicamento Pd può vantare una lunga storia. Ci riferiamo al Monte dei Paschi che è controllato direttamente dal Pd senese quindi su una base territoriale con rilievo nazionale. Ora non ha importanza descrivere qui la guerra tra bande che si è aperta nel Pd a Siena con la crisi di Mps, una guerra che nessuno in Toscana riesce a spegnere tale è l’autonomia del partito democratico senese dal resto della regione. Bisogna soprattutto brevemente raccontare come l’Mps, grazie alla acquisizione sbagliata di Antonveneta e ad una lunga serie di operazioni speculative andate a male, da almeno un lustro si trova in cattive acque. Tanto che, nell’autunno del 2012, il governo Monti decreta, su un testo approvato da un relatore Pd ed uno Pdl, un aiuto alla banca senese pari a 3,9 miliardi di euro. Aiuto poi messo in discussione dal Bce ma superiore, dal punto di vista finanziario, ai “risparmi” che la riforma Fornero ha prodotto con i tagli alle pensioni.

Questo per dire in che genere di politiche si è gettato il Pd. Per salvare una propria banca da uno sbilancio epocale, di proporzioni gigantesche, è entrato nel governo Monti legittimando le politiche di trasferimento delle risorse dello stato dalla spesa pubblica agli aiuti ai bilanci delle banche. Monti si è occupato, per dare un’idea sommaria dell’operazione, degli aiuti a banche greche, spagnole, portoghesi (che finiranno, in una partita di giro, alle banche tedesche e francesi) e al Pd è toccato il corposo aiuto a Mps. Aiuto che è servito, tra l’altro, ad evitare che la banca fosse commissariata dallo stato, disintegrando il residuo potere piddino senese e nazionale nei corridoi di Mps. Queste storie hanno sempre la caratteristica di fornire nuovi capitoli. Pochissimi giorni fa, con delle prove fornite dal Fatto Quotidiano, esce la prova inoppugnabile che Mussari, allora presidente di Mps e fino a poche ore fa presidente dell’associazione delle banche italiane (praticamente un ministro), aveva fatto una pesante operazione di cosmesi finanziaria con il bilancio 2009 del Monte dei Paschi. In poche parole aveva acquisito come attivo una serie di pericolosi derivati, contratti con una banca giapponese, che altro non erano che letali bombe ad orologeria nei bilanci della banca senese. E bravi Monti e il Pd, con il concorso del Pdl, che hanno decretato aiuti, e di quali proporzioni, ad una banca che è piena di vere e proprie bombe ad orologeria finanziarie. Tutto questo per sottrarre la banca ad un vero controllo pubblico.

Nel frattempo Mussari, che alcuni blog finanziari definiscono “il peggior presidente dell’Abi di sempre” si è dimesso, dichiarandosi innocente, dall’associazione italiana dei bancari. Resta uno sbilancio di dimensioni ciclopiche in Mps, con risorse considerevoli tolte ai beni pubblici per immetterle in una voragine di debiti privati. Tutto questo, naturalmente, senza che Mps abbia minimamente migliorato la propria offerta finanziaria a imprese, famiglie, singoli, coppie in cerca di mutuo. Si è presa una parte notevole di denaro pubblico per farla sparire nel niente di una voragine di bilancio.

A questo punto chiedersi cosa sia veramente il Pd non fa certamente male. Al di là delle operazioni di creazione di simulacro per attirare elettori resta la sostanza materiale di un potere profondamente immobiliare (Ipercoop non è solo grande distribuzione), legato alle grandi opere (le cooperative edilizie) e speculativo-finanziario (Unipol e Mps). Si tratta di tipici poteri del liberismo odierno nazionale, quello legato al circuito mattone-moneta. Un circuito a cui le attuali politiche dell’eurozona di trasferimento, per quanto convulso ed instabile, delle ricchezze dalla spesa sociale ai bilanci delle banche va benissimo. Ma anche un partito molto diverso non solo dalla propaganda che fornisce di sé ma anche dall’immagine che comunemente si fanno anche i suoi avversari. Eppure basta seguire gli interessi materiali per sapere, in politica e non solo, chi si ha davanti.

Red
Fonte: www.senzasoste.it
Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/mps-la-banca-del-pd-che-nel-2012-e-costata-3-9-miliardi-agli-italiani-pi-dei-tagli-della-riforma-fornero
23.01.2013

Pubblicato da Davide

  • nigel

    Ma la magistratura, riguardo all’acquisizione dell’Antonveneta, pagata dieci volte il suo valore, ha in corso un’inchiesta o tutto è abortito?

  • AlbertoConti

    Cos’è il PD? E’ un PDL meno L. E’ una truffa ideologica. Contrordine compagni! Votate le “secondarie”, anzi no, le “terziarie”. La COOP sei tu, chi ti può dare di più? Contrordine! Ragassi, non siam mica qui a pelare le uova! Sono Matteo Renzi, son così giovane che conosco solo il socialismo bancario! Bisogna fare qualcosa! Che cosa? Ma noi non guardiamo mica dall’alto! Ci vuole rigore, e serietà! Andate avanti voi, che mi scappa da ridere!

  • Ercole

    Il P.D. E UN PARTITO BORGHESE CHE AL PARI DI TUTTI GLI ALTRI E SOSTENUTO DAI POTERI FORTI IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI ,tesse intrecci con le banche ,la chiesa ,e il malaffare.Il piu delle volte viene fatto apparire come un partito piu “vicino alla gente “,in realta e corrotto e si e reso complice e promotore delle peggiori politiche antioperaie(CON LA COMPLICITA DI TUTTI I SINDACATI) degli ultimi 30 anni ,va combattuto e denunciato al pari di tutti gli altri partiti e istituzioni, che si battono per la conservazione dello stato borghese!!!!!

  • Ercole

    fai la domanda, e non sai darti la risposta ? illuditi pure sulla giustizia borghese!!!

  • Jor-el

    Posto che non mi interessa stabilire se i manager del Mps e della Unipol siano o non siano bravi a far soldi, trovo bello questo articolo perché contribuisce a chiarire qual è il vero mestiere di Bersani, Napolitano, Dalema, Renzi, Fassino e via dicendo. Sono uomini d’affari, punto e basta. La politica gli serve per gli affari. E poi gli ingenui si stavano a scervellare sul perché i governi del centrosinistra non hanno mai fatto una legge sul conflitto d’interessi!

  • radisol

    I casi Alexandria e Santorini sono casi certamente scandalosi ma “tutti bancari”, difficile pensare ad un coinvolgimento del Pd, tra l’altro Mussari si era, per quanto riguarda queste elezioni, apertamente schierato con Monti e coi centristi ….

    Certo, invece, la vicenda Antonveneta, sia per i tempi ( all’epoca Mussari era un dalemiano irrudicibile, anche se poi trescò molto pure con Tremonti ) sia per l’influenza potenziale anche politica di questa banca nel Nord-Est, cioè in piena zona leghista, sia per l’enorme flusso di denaro volatizzatosi, può far pensare ad altro …

    E probabilmente è per la vicenda Antonveneta e non per gli scandali sui “derivati” che al Botteghino oggi non dormano sonni proprio tranquilli ….

  • marcopa

    Le dimissioni di Mussari dall’Abi———–
    Il Montepaschi e l’imbarazzo del Pd———————————————————————————————————————————————————————————————————————
    Inutile negarlo: per il Pd la vicenda dei derivati che sarebbero stati sottoscritti «segretamente» nel 2009 dal Monte dei Paschi di Siena, con le conseguenti dimissioni di Giuseppe Mussari dalla presidenza dell’Abi, adesso proprio non ci volevano. Non in piena campagna elettorale. Non quando c’è in ballo pure il voto al Comune di Siena, roccaforte diessina prima e democratica poi, dal mese di giugno 2012 senza giunta dopo che il Pd locale si è dilaniato proprio a causa della banca. Ma l’imbarazzo in questo caso era inevitabile. Sappiamo che le privatizzazioni non hanno fatto uscire del tutto la politica dalle banche.——————————————————-

    Attraverso le Fondazioni, che ne controllano quote cospicue, i partiti continuano in qualche caso ancora a condizionarne le scelte. C’è perfino chi teorizza il diritto della politica a farlo. Un paio d’anni fa il leader leghista Umberto Bossi emanò il seguente editto: «Le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello». E certo a Piero Fassino resterà per sempre appiccicata quella sciagurata domanda («Abbiamo una banca?») sfuggitagli al telefono con Giovanni Consorte durante la scalata dell’Unipol alla Bnl… Nel Montepaschi, però, la presenza della politica non è relegata a una partecipazione di minoranza, per quanto di peso, come accade a Unicredit o Intesa San Paolo.———————————————————————————

    E neppure a una battuta tanto infelice quanto innocua. La banca senese è controllata da una Fondazione, a sua volta controllata dal Comune, a sua volta feudo Pd: prima appunto che gli ex margheritini e gli ex diessini litigassero ferocemente a proposito del destino del Monte e di certe poltrone. I sindaci che negli ultimi vent’anni hanno preceduto il dimissionario Franco Ceccuzzi, erano anche dipendenti del Monte. A dimostrazione di un rapporto simbiotico fra città, banca e partito.————————————————————————————–

    Oltre a rappresentare una seria ipoteca sullo sviluppo, viste le tante discutibili operazioni del passato dettate dalla politica, una presenza così forte dei partiti ha riflessi sulla gestione. Quando qualche mese fa è arrivato, l’attuale presidente Alessandro Profumo ha trovato nelle controllate una trentina di caselle occupate con nomine politiche. Il Monte è una società quotata in borsa: ma finora non c’è stato verso di convincere la politica a fare un passo indietro. E adesso i nodi vengono al pettine, nel momento peggiore. Servirà almeno di lezione?————————————————————————————————————————————————————————————————————————–

    Sergio Rizzo
    23 gennaio 2013 | 8:56
    http://www.corriere.it

  • nigel

    Secondo te la magistratura sarebbe connivente, quindi…

  • andyconti

    Anni 70, un assessore viene a sapere che un membro del PCI torinese sottrae fondi al partito per pagarsi un amante, fonte:la moglie dello stesso ladruncolo. L’assessore avvicina Fassino, gia’ boss del partito in citta’, e come risposta ottiene una risata e la frase: cosa ne fai, una questione di letto?
    Questo e’ Fassino, considerato un esempio di onesta’, nemmeno in grado di difendere soldi dello stesso PCI. In un altro caso seppi che videro D’Alema a una riunione della massoneria.
    Sia l’assessore che chi mi ha parlato di D’Alema sono amici, non servizi segreti, le cose si sono sempre potute conoscere, eppure la massa continua a recarsi alle urne puntualmente a mettere la sua croce e a tacciare di fascista chi parla di sistema marcio da azzerare.

  • andyconti

    Non tanto la magistratura nel momento delle inchieste, quanto tutto il sistema che e’ previamente creato con la collaborazione di politici, avvocati e giudici, per poi potersi giustificare con l’inefficienza dei procedimenti.