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MORIRE DI NONCURANZA: HARAMBE E YAMATO TANOOKA

DI ALESSANDRA COLLA

comedonchisciotte.org

Nota della redazione: Con questo articolo inizia la collaborazione con “comedonchisciotte” di ALESSANDRA COLLA che ringraziamo

Il 28 maggio si sono succeduti un paio di episodi che hanno assestato un altro duro colpo alla già scarsissima stima che nutro per la specie cui, sempre più mio malgrado, appartengo.

Il primo si è svolto negli Stati Uniti, a Cincinnati, e per fortuna ne stanno parlando tutti i media così non mi ci soffermerò troppo: il gorilla Harambe è stato abbattuto al fine di trarre in salvo un bimbo di 3 anni caduto nel suo recinto allo zoo. Caduto, cioè, nella galera in cui questo senziente non-umano era incolpevolmente rinchiuso da sempre insieme ad alcuni suoi simili.

A giudicare dai filmati che ora stanno emergendo, appare sempre più chiaro che Harambe non aveva alcuna intenzione di nuocere al piccolo umano: se avesse voluto ucciderlo, verosimilmente l’avrebbe fatto subito o comunque con tanta rapidità che abbatterlo sarebbe stata soltanto un’inutile vendetta ­— generalmente non si ha idea della forza eccezionale di questi animali, possenti come tutti gli erbivori. Piuttosto, se la gente tutt’intorno fosse stata allontanata tempestivamente e nel recinto fosse entrato qualcuno del personale alla cui presenza Harambe era abituato, con tutta probabilità l’incidente si sarebbe risolto in modo incruento.

Invece si è preferita la strada più semplice: eliminare il problema invece di risolverlo. E il problema, in questo caso, era Harambe: un raro esemplare di gorilla di pianura occidentale, una sottospecie in via di estinzione — ma soprattutto un animale. Un animale non-umano: ovvero, nella balorda mentalità che la specie umana è venuta consolidando negli ultimi due millenni, un’entità intercambiabile, sostituibile e sacrificabile come il pezzo di ricambio di una macchina. Che Harambe fosse un individuo irripetibile, perfetto e compiuto nella sua dimensione di assoluta integrità conforme alla specie cui apparteneva, non è venuto in mente a nessuno. Che ai gorilla siano stati dedicati decenni di studi; che studiose come Dian Fossey e Jane Goodall (due donne, non a caso) abbiano consacrato la loro vita alla scoperta di queste creature meravigliose e affascinanti; che negli occhi di Harambe brillasse una scintilla più viva di quella che troppo spesso ormai si scorge negli occhi di tanti umani — tutto questo non se l’è ricordato e non l’ha notato nessuno.

Tutti quelli che erano lì, invece, erano concordi nel ritenere “normale” una visita allo zoo (questa vergogna che non dovrebbe più esistere) e “divertente” portarci i bambini: “normale” passare il tempo andando a vedere come non-vivono dei reclusi? “Divertente” mostrare queste sofferenze ai bambini educandoli all’incomprensione dell’altro-da-sé? Singolari concezioni che mi vanto di non condividere, e in questo so di essere in ottima e crescente compagnia.

japan

Il secondo episodio si è svolto (anzi pare si stia ancora svolgendo) in Giappone, dove nella stessa giornata un’allegra famigliola in gita nella foresta alle pendici del monte Komagatake a Hokkaido, l’isola più settentrionale dell’arcipelago nipponico, ha pensato bene di infliggere una punizione indimenticabile a Yamato Tanooka, il figlioletto di 7 anni colpevole di aver tirato pietre contro auto e persone all’interno del parco. Ceffoni? Sculacciate? A letto senza cena? Molto meglio: l’hanno abbandonato nei boschi e se ne sono andati. Poi, dicono, sono tornati indietro per riprenderlo, ma ormai del bambino non c’era più traccia; come se non bastasse, pare che questi genitori modello abbiano dato l’allarme in ritardo — non si sa se nella speranza di riuscire a ritrovare il piccolo da soli, o se nel timore di dover raccontare l’accaduto ai soccorritori. Fatto sta che nel momento in cui scrivo del bimbo non si hanno notizie: la zona in cui è stato lasciato pullula di fauna selvatica, orsi compresi, e il piccolo non aveva con sé né acqua né cibo. Insomma, anche se sei adulto ma non sei Tarzan o Crocodile Dundee non è che te la puoi cavare proprio tanto facilmente.

Anche se la forma di queste due vicende sembra tanto diversa (e sono sicura che ci sarà qualcuno, nella vasta e variegata galassia animalista, pronto a dichiarare tutta la sua indifferenza per la sorte del piccolo giapponese), la loro sostanza è tragicamente uguale.

È la sostanza di quella maledizione che ci portiamo dietro da almeno due millenni (curioso come tanti mali nascano nello stesso periodo, non è vero?) e che si chiama antropocentrismo: la convinzione che l’essere umano sia al centro del mondo anzi dell’universo anzi di ogni dimensione, con i suoi corollari dai tragici esiti. Come, per esempio, la presunzione del controllo: abbiamo imbrigliato la natura fin quasi a cancellarla (ma questo è un altro discorso…), abbiamo schiavizzato le altre specie oltre a una buona fetta della nostra, abbiamo messo a punto occhi e orecchie artificiali per surrogare l’onnipresenza di quel dio che sosteniamo ci abbia creati a sua immagine e somiglianza, ci siamo arrogati il diritto di vita e di morte su tutto ciò che vive ma che, ahilui, è altro-da-noi. Peccato che questo delirio di onnipotenza, a immagine e somiglianza di quel dio, debba necessariamente scontrarsi con il mondo-là-fuori, che continua a esistere nonostante noi.

Così, sia a Cincinnati che a Hokkaido abbiamo assistito a una delle perversioni più innaturali che sia possibile concepire: l’incuranza di una specie nei confronti della propria prole — tanto cosa vuoi che succeda in uno zoo o in una meta turistica? In una struttura costruita dall’uomo per le sue esigenze o in una fettina di mondo piegata alle sue esigenze? Ma fare “come se” tutto fosse sotto controllo non significa affatto che tutto lo sia davvero: e lo prova la circostanza allarmante che in uno zoo moderno e sicuro (i due aggettivi non sono necessariamente collegati, si badi bene) un bimbetto di tre anni possa aver scavalcato la barriera di recinzione senza particolari difficoltà; lo prova l’altra circostanza, non meno allarmante, che una foresta famosa per le escursioni e apprezzata proprio per la sua wilderness possa essere considerata come il cortile di casa. In entrambi i casi è intervenuto l’imponderabile.

L’imponderabile, che c’è sempre e di per sé non può essere soggetto, mai e in nessun caso, ad alcun controllo, nella fattispecie è stato la noncuranza (distrazione a Cincinnati e superficialità a Hokkaido) dei genitori — i genitori, unica e sola garanzia di sopravvivenza per i piccoli. In particolare, essi lo sono proprio nella specie umana, che abbisogna di cure parentali molto più a lungo di qualsiasi altra specie.

Ci si sarà accorti che in poche righe ho scritto “incuranza”, “sicuro”, “noncuranza” e “cure”: perché è questa la parola chiave — “cura”, che significa sollecitudine, attenzione assidua, vigilanza premurosa, assistenza. È questo che manca ormai a gran parte della specie umana, nei confronti dei suoi stessi cuccioli e di tutto ciò che vive sul pianeta. La nostra specie ha perso ogni capacità di confrontarsi con ciò che la circonda se non in termini di totale irresponsabilità, nelle forme dello sfruttamento, della manipolazione, della strumentalizzazione immediata in ogni campo; la nostra specie non è più capace di rispondere all’altro, e in ultimo nemmeno a se stessa. Non c’è progetto, non c’è ruolo, non c’è organizzazione — soltanto proliferazione fine a se stessa, come avviene per le cellule cancerose. Non è un’analogia calzante?

Alessandra Colla

Fonte: www.comedonchisciotte.org

2.06.2016

© Alessandra Colla 2016

Pubblicato da Davide

  • PinoRossi

    Mi sembra tanto un concentrato di visione protestante del mondo, basata su una matematica di colpa e castigo. Quanto, quanto, quanto sto rivalutando la nostra cultura cattolica…

  • Albertof

    ""… e la terra ritornata nella sua forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e malattie"""

    l’uomo ha raggiunto e superato ampiamente il punto di non ritorno. la "cura" è una sola anche se non vogliamo ammetterlo, anche se ci fa male ammetterlo, …dobbiamo ritornare in forma di nebulosa
  • giannis

    Basterebbe un virus mortale aerobico magari spruzzato dalle scie chimiche , o la terza guerra mondiale che secondo me prima o poi arriverà …..la storia dell’umanità insegna…..

  • Vocenellanotte

    "…… la specie umana, che abbisogna di cure parentali più a lungo di qualsiasi altra specie".

    E non è un caso. E aggiungo che è una misura sproporzionata, diciamo tra i 10 e i 16 anni secondo le culture, rispetto ad ogni altro organismo  vivente.
    Se la signora Colla avesse il piacere di studiare e non di accumulare conoscenze capirebbe perché. Anziché scrivere  di scandali e raccapriccio.
  • spadaccinonero

    voi non siete animalisti, voi siete misantropi 

    la cosa più grave è che non siete in grado di accorgervene…
  • oriundo2006

    Fa piacere che Alessandra Colla scriva qui su CDC, come altrove anche Freda: un’ottima scelta quella di integrare contributi e sensibilità diverse … trovo però il suo articolo un po’ troppo ‘pretenzioso’ nel voler coniugare fatti e personaggi e culture talmente differenti da risultare antitetiche. Vero è che l’uniformità, da lei ben rintracciata nella sua forma esteriore di alienata di irresponsabilità totale verso tutto e tutti, è oramai padrona del globo, ma penso che il gesto dei genitori giapponesi sia frutto di scelta, sia pure dettata da un momento di stanchezza verso le bizze del giovane virgulto, mentre quello del bambino caduto/scavalcato nella gabbia del primate sia del tutto involontario. Ma a parte questo preferivo la Alessandra ( che forse conobbi oramai tanti anni fa: una bellissima ragazza…) nei suoi commenti folgoranti: riesce meglio nell’aforisma critico che nella filippica contro i costumi … 

    Saluti
  • RenatoT

    … lo stesso trattamento è riservato agli esseri umani, allevati in gabbie mentali, schiavizzati dal debito, tirati su a mangimi.

    Il vero lavoro degli esseri umani ormai è fare i malati cronici a vita… e il cerchio si chiude.
  • Earth

    Ma è la stessa Alessandra Colla di destra o è un omonimo?

  • giannis

    Ahahah e’ vero

  • consulfin

    Comincio a credere che non si tratti di antropocentrismo ma di semplice EGOcentrismo. Come tutti gli altri animali, l’uomo è semplicemente egocentrico. La cultura e la conoscenza, appartenenti solo al genere umano, fanno sì che, anziché l’individuo, sia messo al centro l’intero genere. Ma non tutto intero: come ha già ricordato qualcuno, la moltitudine è meno al centro dell’élite. Più aumenta il potere più si è al centro e più si ha la capacità di sfruttare e quindi nuocere agli altri esseri viventi, uomo compreso (anche se in misura leggermente minore rispetto alle altre specie).

    Gli altri animali, non essendo in possesso delle tecniche umane e non avendo, dell’ambiente in cui sono calati, lo stesso grado di coscienza che appartiene agli umani (difficile pensare che un altro animale abbia coscienza dell’esistenza di ambienti al di fuori della propria capacità di osservazione diretta, ad esempio), non sono in grado di essere nocivi quanto noi. Inoltre, non dovendo vivere continue frustrazioni per il mancato soddisfacimento dei bisogni dovute ai limiti che a tale soddisfacimento sono imposti dalla convivenza sociale (pensiamo ad esempio alla "morale") non vanno incontro a quelle patologie psichiatriche cui gli umani, in differenti gradi, sono tutti soggetti. Patologie che, chissà, potrebbero essere alla base del perverso uso che si fa della scienza e della tecnologia.
    Se fosse stato il cucciolo di un leone a cadere vicino ad un gorilla, la leonessa non se la sarebbe presa con il quadrumane per riprendersi il figlio? Solo che i leoni non possiedono armi da fuoco e, soprattutto (qui sono completamente d’accordo con l’Autrice) non tengono gorilla in cattività, limitandosi a prendere dalla natura solo ciò che, di volta in volta, serve.
    Ma, se ci pensiamo bene, gli umani si sarebbero sviluppati così come hanno fatto se non avessero avute la capacità di elaborazione della realtà e le conoscenze scientifiche pro tempore raggiunte? Senza aver sviluppata la capacità di accumulare, stoccare e conservare gli alimenti e senza le tecniche usate per procurarseli ad esempio, non sarebbero stati in balia degli eventi come lo sono gli altri animali?
    Quanto alla vicenda giapponese, devo dire che anche altri animali usano abbandonare i figli. Gli uccelli, ad esempio, se vedono nei pressi del nido altri animali che per loro potrebbero essere fonte di pericolo, non esitano ad abbandonare il nido stesso con tutti i pulcini.
    Sarebbe interessante conoscere l’opinione dell’Autrice al riguardo
  • GioCo

    Due interessanti situazioni ma la lettura che ne darei è un po’ diversa. Consideriamo due esperienze che ho macinato personalmente.

    Quand’ero bambino, i miei mi portavano in una valle di montagna dove viveva una coppia di vecchi in relativo isolamento dal mondo urbano (vivevano in una frazione di un paesino di montagna di qualche migliaio di anime). Conoscevano giusto la corrente elettrica, ma non avevano ne radio, ne televisione. Conducevano una vita ferma al periodo precedente l’avento di quella tecnologia. Avevano qualche bestia e venivano in estate in valle a fare il fieno, il vino e le patate e badare all’aia con galline e qualche coniglio.

    Subito la gente quando ne parlo pensa a robe cosmicamente distanti alla Mulino Bianco. Ma quei vecchi, di una saggezza che non è forse più possibile trovare oggi, mi insegnarono cos’è il fuoco e cos’è la vita.
    Non penso che esista ancora qualcuno che possa farlo e per ciò comprendo adesso da adulto perché i vecchi ripetevano che il mondo moderno e impazzito. La signora Maria, mi fece vedere come si uccide una gallina. Ecco, si prende la gallina più vecchia, quella che non fa più uova e le si tira il collo con un movimento rapido per non farla soffrire, perché a un certo punto si invecchia e si muore. Me lo diceva con una serietà e con poche parole accompagnate da gesti di chi ha vissuto una vita a contatto con gli animali e parlava di loro come di se stessa, indistintamente, senza dramma ma con una accettazione dell’esistenza, della fatica e del dolore della perdita che non siamo più in grado di accettare.

    Io ero un bambino di sei-otto anni non comune: osservavo ogni cosa senza giudizio. Per me quei luoghi erano sacri a prescindere, mi ripetevo che forse erano esperienze irripetibili quelle che stavo facendo (ed ero solo un bambino) e per ciò non mi preoccupavo del destino dell’animale ma di perdermi quanto stava accadendo, di non riuscire ad assorbirne i Significati, che ero certo, il mondo stava perdendo.
    Il rispetto per l’animale passa per il rispetto dei suoi cicli di esistenza e dei suoi contesti, accentando però al contempo che anche l’Uomo è un animale e ha dei cicli e dei contesti a lui necessari, come tutte le altre creature. Quel luogo era abbondante di tutto, legna compresa. Ma i due vecchietti ne usavano pochissima per il fuoco, che era appena una fiammella, perché per loro quell’abbondanza era una ricchezza da preservare per ciò prendevano solo lo stretto necessario, nonostante la loro "residenza estiva" fosse letteralmente immersa in una foresta. Lo stesso valeva per tutto: cibo, acqua, vestiti. Più che una coppia di persone comuni, parevano olimpionici del risparmio. Se il mondo di oggi con 7 miliardi di persone avesse conservato quello stile di pensiero, l’abbondanza sarebbe ancora il tema al centro della vita sulla terra e noi avremmo cercato (e conseguentemente trovato) un modo per mettere accanto le nostre esigenze a quelle del resto dei viventi. Nessuno parlerebbe di "salvare le bestie" o di una "umanità intollerabile", anche nei casi citati. Al più si parlerebbe di genitori sciocchi o di cattiva gestione della situazione di chi doveva intervenire compensando le loro sciocchezze.

    Per cio non ho mai coltivato la "bontà a tutti i costi" alla Mulino Bianco, ben sapendo che sotto la patina della bellezza estetica c’è un egoismo feroce latente, l’egoismo di chi considera miseria intollerabile l’esistenza al risparmio, in quando oggi la fede unica dell’impero non è per la conservazione dell’abbondanza, ma per la scarsità accelerata: adoriamo la Dea dello Spreco Rapido.
    Non riusciamo nemmeno a prendere coscienza di quanto questo sia un problema concreto, cioè il fatto che non è solo il pianeta ad avere risorse finite è che noi le vogliamo esaurire in fretta. Abbiamo fretta di consumare ogni cosa, come i vermi sui cadaveri. Ogni cosa quindi verrà consumata.

    Lo zoo è quindi una riserva di memoria per quello che stiamo cancellando, una riserva minima per comprendere qualcosa circa la nostra ferocia che in effetti non c’è già più: il mondo dell’abbondanza dove la bestia poteva ancora vivere accanto all’Uomo.

    A me non interessa chetare la coscienza facendo il buonista che "non ha mai fatto male agli animali", ma poi è tanto incoerente da andare a casa e sciupare e avvelenare per "ragioni ragionevoli" (il lavoro, la casa, la famiglia, etc.) tutto ciò che tocco (acqua, aria, terra) come se le due cose fossero perfettamente indipendenti. Non mi piace l’incoerenza di rendere questo mondo inabitabile da una parte con le "irrinunciabili" pratiche quotidiane e dall’altra fare quelli che "non fanno mai del male agli animali", come se lavare i panni con i detersivi o andare in vacanza per grazia del benzene, sia tutta un’altra cosa che salvare un orango o un bambino dalla follia dei genitori che lo abbandonano nella foresta.

  • RenatoT

    il problema è che un virus mortale, non uccide mai il 100% della popolazione come il gas nervino.

    Il virus diventa mortale quando si entra in contatto con su gente con il sistema immunitario a sotto i piedi.
    per esempio popolazioni africane che vivono di solo riso o altri cereali (quando va bene), latte artificiale ai neoanti, carenze alimentari, vaccini, igiene etc..
    oppure tossicodipendenti che nemmeno mangiano piu’ per farsi e cosi alcolisti, gente che si intossica di medicine.
    L’aids.. è esattamente questo e se ti timbrano, inizi a prendere quotidianamente chemio in pillole.. e fai la stessa fine di un malato di cancro terminale.
    La gente normale ha giá un sistema immunitario massacrato. Il 95% della popolazione occidentale mangia farine/cereali, zucchero, latticini, carni dopate, prodotti artificiali, infatti ci sono epidemie di cancro, infarti, diabete e la lista è lunghissima… e non sono nemmeno contagiose.
    Se poi di lavoro fai il parrucchiere o l’operaio in fabbrica,  i tempi si accorciano, come ben sappiamo.
    E cosi.. il 95% della popolazione, sarebbe sterminata… solo perchè si sono fidati del sistema che li ha distratti, usati e poi ammazzati.
    Se andiamo avanti cosi l’ecosistema diventerá tossico e moriranno tutti gli esseri viventi, è solo questione di tempo…. anche se qualcuno sta cominciando ad avere qualche interesse in piu’ per l’ecosistema. Il clima tropicale dove prima c’era un clima temperato non è sicuramente in linea con gli interessi globali.
  • venezia63jr

    """""""""""Senza aver sviluppata la capacità di accumulare, stoccare e conservare gli alimenti e senza le tecniche usate per procurarseli ad esempio, non sarebbero stati in balia degli eventi come lo sono gli altri animali?"""""""""""""""""
    secondo me era meglio che non sviluppasse queste tecniche, se viveva seconda natura senza occupare il territorio dell’altro oggi tutti vivremmo meglio, gli umani non scacciano gli intrusi, li eliminano, gli
    animali non si sono inventati dei e mondi misteriosi e viaggi sulla luna, non hanno neanche bisogno
    del medico, fanno da soli e soprattutto accettano la vita cosi’ come e’.
    Mi dispiace dirlo ma l’essere umano e’ un virus mortale, distruggera’ tutto.

  • makkia

    Mi fermo alla vicenda del gorilla. Precisamente sulla scelta di ucciderlo.

    Discrimine di base: in nessun caso* la vita di un animale vale più di quella di un essere umano.
    Nel momento in cui si rifiuta questo discrimine, si nega la propria umanità.
    Magari per ascendere a un ideale livello di comunione con la natura, in cui la sacralità della vita sia estesa incondizionatamente?
    Forse: ma partendo dalla consapevolezza che non saremmo più umani, saremmo qualcosa d’altro.
    E quindi non parlo di una "decisione individuale" (filosofia/stile di vita) ma di una scelta universale, di là da venire.

    *in nessun caso che io riesca a pensare, sul momento.

    Detto questo, la decisione presa a Cincinnati era l’unica possibile. Il personale dello zoo ha le competenze etologiche necessarie per fare una scelta ragionata. Se fra le opzioni ce n’erano di quelle in cui non si era sicuri di salvare il bambino, sono state giustamente scartate.
    In altre occasioni si sarebbe potuto fare altrimenti:
    https://www.youtube.com/watch?v=SLDf01oYSHI

    Qui no.
    Il gorilla era un giovane maschio di 17 anni, mai stato padre. Non una femmina, come nel filmato qua sopra.
    Un Alfa i cui istinti sono di difendere il proprio territorio, che non ha mai sperimentato la delicatezza necessaria a trattare neanche i propri cuccioli (insegnatagli a sganassoni dalla femmina).
    Era chiaramente allarmato e stava trattando il bambino come un oggetto. Era incerto sul fatto se rappresentasse un problema o qualcosa da proteggere (non tanto come preda, quanto come giocattolo curioso). Infatti nel finale del filmato lo ha trascinato brutalmente (noncurantemente) lontano dagli spettatori urlanti, per esaminarselo in pace e decidere cosa farne.
    Una situazione in cui l’intervento di personale conosciuto non avrebbe potuto garantire una reazione composta del gorilla: avrebbero cercato di sottrargli una cosa "sua" mentre era agitato.
    Un gorilla come quello schiaccia le noci di cocco a mani nude e ti stacca la testa dal collo con un manrovescio indolente perché lo hai guardato negli occhi un secondo di troppo, senza voler aggredire, solo per far cessare la sfida.
    Chiunque abbia avuto a che fare con gli anmali possenti (penso a cavalli e bovini) sa che non hanno consapevolezza della propria forza e che gli capita di fare molto male senza averne la minima volontà (incidente) o comunque, infastiditi, mandano il danno procurato enormemente oltre le loro intenzioni.

    Considero le idee di chi pensa che si poteva fare altro frutto di ignoranza. Grave in chi si professa animalista.
    Gli animali si amano perché li si conosce a fondo: pregi, difetti, motivazioni, azioni e reazioni. NON PERCHE’ SONO COCCOLOSI.

    Rimane lo strazio per aver dovuto uccidere una bestia stupenda come quella, ma senza piagnucolare e filosofeggiare: è una grave decisione per un buon motivo.

  • Albertof

    io sinceramente credo che tra la vita di un pluriomicida e quella di un animale, valga di più quella dell’animale. ma sono punti di vista.

  • makkia

    "Valere" era inteso in senso etico, non di simpatia personale.
    Stai seriamente proponendo di inserire in qualche "Carta dei Diritti" che la vita degli esseri umani vale più di quella animale TRANNE quando sono esseri umani "brutti"?

    E, fra parentesi, quando hai visto nel concreto la situazione di conflitto che richiedesse una scelta come quella che proponi, come eccezione alla regola generale?

  • helios

    Tanto rumore per niente. Il bambino è stato ritrovato vivo.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ritrovato-vivo-yamato-bimbo-lasciato-castigo-nel-bosco-1267020.html

    prima di scrivere articoli sarebbe meglio sapere gli esiti della vicenda.Il bambino lo stavano cercando e non si sapeva ancora dove fosse.
    La zona dove pullavano orsi e quant’altro era anche una zona in cui c’era anche un hangar usato dell’esercito.
    Difficilmente conosciamo le nostre zone, figurarsi il Giappone.

    Personalmente nutro ancora qualche speranza nel genere umano capace di trovare un bambino perduto dopo tanti giorni ma i parallelismi con un il gorilla Haramba fa solo capire che qualcuno
    non facendo distinzioni fra genere umano e genere animale e li colloca sul medesimo piano non può che scrivere articoli di questo genere.
    Nè umano, nè animale.

  • Albertof

    sinceramente non capisco: il fatto che il bambino sia stato ritrovato cosa cambia. genitori modello quindi?

  • Albertof

    è naturale che nel concreto non esiste una situazione conflittuale come quella che ho indicato. ma non stavo parlando di casi concreti quanto di attribuire un valore. per esempio attribuiamo un valore ai responsabili delle decine di test nucleari fatti in mare e ai pesci che sono morti. Se tu fossi un’entità divina a cui gli sta a cuore il bene del pianeta, uomo compreso, come ti comporteresti? (ho capito perfettamente il tuo punto di vista, ma cosa vuoi, di fronte alla demenza reiterata dell’uomo, mi è sempre più difficile attribuirgli un posto meritato in questo mondo)

  • helios

    vuole solo dire che ci sono metodi di insegnamento diversi e diversi risultati.
    Il bambino si è salvato perchè è stato abituato a farlo,è stato educato in modo diverso per sopravvivere e c’è riuscito.
    Visto come vengono educati in occidente i giovani non credo  sia il caso di equiparare,come in questo articolo, un bambino ad un gorilla.
    Sarebbe il caso di vedere che cosa insegnano in oriente e che cosa non insegnano in occidente.

    Se il bambino è stato ritrovato vuole dire che si è salvato in mezzo ad un bosco frequentato da animali.Cosa impossibile per i criteri di insegnamento occidentali.
    Mi chiedo che cosa ha a che fare un gorilla con un bambino giapponese invece.

  • helios

    risposta non c’è o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà

  • fabKL

    Credo che quando non si fa la differenza tra esseri umani e animali bisognerebbe PORSI DELLE DOMANDE del tipo: perche’ amo qualsiasi animale piu dei miei simili e addirittura di un cucciolo dei miei simili? Forse potrai dare la colpa all’imprinting ricevuto a base di massicce dosi di cartoni animati, o agli effetti delle martellanti campagne animaliste o a quello che si vuole ma in realta’ quello che e’ certo e’ il disagio nei confronti della specie umana.
    E qui non si tratta del dilagante narcisismo che fa tenere a tutti un cane solo perche’ sta ai propri ordini e non si sogna mai di ribattere ai tuoi rimproveri (magari facendoti capire che hai torto marcio) come farebbe un figlio. Qui si tratta di lasciare in pericolo di vita un bambino!! Se la signora Fede condivide cosi tanto il comportamento animale, provi ad avvicinarsi ad un cucciolo di gorilla e vedra la reazione di mamma gorilla. L’uomo ha reagito nella stessa maniera, non perche’ si sente superiore ma perche’ e’ una delle reazioni piu istintive che esistono legate al mantenimento della specie presente sia negli uomini che negli animali, anche se – e la signora lo dimostra – nella societa’ occidentale sta scomparendo ma cio’, a mio parere, non sarebbe una evoluzione del genere umano ma una condanna

  • makkia

    Capisco anch’io il tuo, di punto di vista.
    E’ solo che la mia è una premessa necessaria all’altra proposizione, in grassetto nel mio intervento:
    Gli animali, e la natura in generale, si amano per quello che sono, non per la proiezione di pastorale superiorità etico-morale che, ignorando la loro stessa natura, facciamo noi su di loro.

    L’animalismo (che è la fonte dell’articolo) è una stupida moda, con venature religiose/superstiziose che ne inficiano gravemente le buone intenzioni, i cui dettami sono profondamente irrazionali e portano i "seguaci" a ragionamenti spesso paradossali e a conseguenze perniciose sulla progettazone della nostra vita.
    Il nostro dissennato sfruttamento della natura non si combatte con un altrettanto dissennato disprezzo per l’essere umano. Valiamo già quanto la spazzatura, agli occhi delle nostre élite, che ogni tanto un "paletto" va messo.

    Ti faccio un esempio:
    Quando leggo una sentenza che dice come il cane del vicino può tenerti sveglio notte dopo notte perché ha "il diritto esistenziale ad abbaiare", penso che sono stati ignorati due semplici concetti: che la privazione di sonno è una delle torture più usate per annichilire la personalità e la forza d’animo del prigioniero e, di conseguenza, che il codice penale ha tutte le ragioni a proteggere "la quiete e il riposo delle persone": lo fa per ragioni di salute (diritto alla salute, ordine d’importanza costituzionale), che tuttavia vengono superate in nome del fatto che un cretino non sa addestrare il suo animale da compagnia "però lo ama tanto" e trova un giudice che, a sua volta, possiede un cane-peluche.

    Questo è semplicemente folle. Ed è figlio di un clima di irrazionalità in cui i "diritti degli animali" sono emotivamente importanti, al punto da equivalere senz’altra riflessione a qualsiasi diritto, indifferentemente al grado di importanza, che possano avere gli esseri umani.

    Io non lo chiamo "amore per gli animali", lo chiamo "depressione e disprezzo per sé stessi". Essere così deprivati e stanchi della vita che si preferirebbe essere degli animali, con la loro (idealizzata) semplicità di rapporti con l’ambiente e con gli altri animali.
    Non è sano.

    nota giuridica
    Diritto "esistenziale" non è una buffa locuzione burocratica. E’ la ragione delle sentenza: significa che se non abbaia muore. Siccome l’uomo la cui vita psichica viene massacrata con la privazione di sonno NON muore, allora il diritto del cane è di un ordine superiore.
    Cioé il giudice si è spremuto parecchio le meningi per formulare una sentenza che (semplifico) "reggesse" a contestazioni e aggirasse sia il codice penale (appello e cassazione) che la costituzione (rigetto di incostituzionalità).
    Tutto in nome del proprio animalismo, che prevale sulla delicata mansione che è chiamato a svolgere con (ben pagata) professionalità.
    Ti risulta manifesta l’assurdità?

  • makkia

    E’ lei

  • Boero

    Non esiste il dualismo uomo-natura,chi ti dice che la natura non abbia creato l’uomo per scopi specifici particolari essendo disposta a sacrificare altre specie?

    Forse che l’uomo si è creato da solo?
  • Boero

    Disagio verso la specie umana,io direi che c’è di più:

    Gli umani sono NATURALMENTE più aggressivi nei confronti della loro specie rispetto alle altre e gli animalisti ne sono la prova:
  • makkia

    George Carlin azzarda la stessa ipotesi (in tono un po’ più beffardo):
    https://www.youtube.com/watch?v=QXvK359TL2Y