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MORGAN SE NE VA E LA DEMOCRAZIA SI VOLATILIZZA DAL PALCOSCENICO DI X FACTOR

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Nella spudorata assimilazione del reale da parte dell’iperreale postmoderno, spacciato come fosse la cruda verità, un principio di simulazione è quello che ormai ci governa, al posto dell’antico principio di realtà. Le “rivoluzioni” attuali dunque, si armano tutte della rivoluzione nostalgica del reale, quando alle macchine industriali corrispondevano le macchine della coscienza, nazionali, referenziali, funzionali, storiche. Alle macchine volatili del codice, rispondono invece le macchine volatili dell’inconscio, non referenziali, transferenziali, indeterminate, fluttuanti (Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte).

Ma anche il dissidio psichico ha perduto il proprio principio di realtà, la propria “nostalgia del reale”, per diventare simulacro operativo. Dunque come la società è stata alluvionata da un liquido malsano, anche il pensiero da “debole” si è trasformato in “liquido”, diluitosi tra i numerosi rivoli dell’ambiguità, discioltosi tra i mille rigagnoli della dissimulazione, polverizzatosi tra gli angusti spazi dei rari significati ancora superstiti, per la ridondanza dei significati stessi. Un pensiero che si adatta alle circostanze, malleabile, volatile, docile, incapace di accendere le coscienze nel profondo, incapace di cambiare la storia, come è accaduto qualche rara volta nel passato. 

X Factor, Morgan, Fedez, Mika, Victoria, Alessandro, sono gli attori di questo dramma, selezioni, provini, audizioni, boot camp, i vocal coach, la direzione artistica e la direzione musicale, predisposti come personaggi della nuova commedia dell’arte postmoderna, della macchina di intrattenimento e indottrinamento mossa dalla strategia delle emozioni, messa in scena dalla rappresentazione di un camouflage sconnesso di sentimenti, amicizia, invidia, competizione, attrazione sessuale, tradimento, delusione, insuccesso, dramma, disperazione.

I media dell’emozione hanno colpito ancora, l’immagine della violenza domina il circuito mediatico della TV postmoderna, tra le risse e le urla dei talk show e i drammi di X Factor, istiga la reazione percettiva nonché psicologica dell’audience, ma non giunge mai alla stimolazione del pensiero che invece resta anestetizzato, passivo, spento, disconnesso, lasciando totale campo libero alla reazione irriflessiva, irrazionale e insensata.

E non c’è scampo di fronte a questa strategia dell’attrazione: X Factor si costituisce come format multipiattaforma, diversificando le opportunità di fruizione del prodotto, dalla carta stampata sino alle reti digitali, non c’è momento in cui il reality non sfrutti occasione per consultarci continuamente e farci sentire partecipi e coinvolti all’orgia dello spettacolo e al dramma delle emozioni. Il pensiero però non interviene mai, neanche per comprendere a posteriori che cos’è ad averlo mosso, come sia potuto accadere e perché. È manifestazione di totale subordinazione all’immagine, che a quel punto perde anche le specificità proprie dell’immagine stessa, dato che essa non è più immagine, dato che è lì solo per il mero godimento dello spettacolo.

Come sostiene Baudrillard, il “Reality Show” è espressione dunque soprattutto di annientamento del pensiero, per quanto si possa gridare, bestemmiare e trasmettere “violenza”, quella è una violenza senza profondità, perché completamente a-dialettica, afona, asettica; più la violenza domina l’immagine, meno quest’ultima potrà esprimere una violenza della prima specie, ovvero un’autentica “tensione”; più l’immagine decide di scaricare la tensione evidenziando più suggestione, più essa abdica alla sua funzione di affezione, di empatia, di apertura di senso, di motore del pensiero. (Jean Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?)

A cosa servono dunque gli abbandoni di Morgan, le sue assenze ambigue, i suoi ingressi a sospresa, se non ad alzare lo share, a destare suspense, ansia, curiosità, in un pubblico che è stato preventivamente “decerebrato”? Privato degli strumenti generatori del pensiero: informazioni, documentazione, fatti. In un pubblico cui non è concessa altra opportunità, se non quella di assistere a drammi rappresentati sullo schermo, che simulano e dissimulano sofferenze emotive forti, che perdono di spessore umano nello stesso momento in cui vengono rappresentate sulla scena, perché l’immagine ha ucciso la realtà, ha compiuto il delitto perfetto.

Simulazioni che servono benissimo all’intento della tv/serial killer di ammazzare in diretta le vere tragedie contemporanee, taciute, oscurate, occultate, da un’informazione prona e succube al potere finanziario e da un’assoluta mancanza di alternative mediatiche: perdita di posti di lavoro, demolizione dei diritti sindacali, riforme del lavoro (Job Act) che si rivelano massacri sociali, svilimento degli organi parlamentari, divenuti mera espressione del vero potere, sovranazionale, extraterritoriale, euro/atlantico, assalto al welfare state, scuola pubblica, sanità pubblica, suicidi di stato, esclusione sempre più drammatica dei cittadini dall’esercizio del potere democratico.

I media dell’emozione sono però abili nello spacciare forti eccitazioni tramite competenze tecnico/musicali proposte dal programma, relative però ad una pseudo/cultura musicale commerciale, che dimentica molte realtà musicali colte, molte meno sponsorizzate dalle case discografiche, escluse spesso dal giro fantasmagorico del marketing. Senza dimenticare che X Factor è soprattutto un programma televisivo commerciale (Sky), dietro al quale ci sono fortissimi interessi miliardari, che mira essenzialmente a fare incassi con la vendita di dischi, con la vendita di pubblicità, quindi più si alza lo share, più aumentano gli incassi. Morgan lascia X Factor, in diretta e per sempre? Non importa la veridicità della minaccia, non importa che le motivazioni siano vere o false, importa che lo share schizzi alle stelle.

“The Show Must Go On”. Lo spettacolo deve continuare, semplicemente perché nella società dello spettacolo, dice Guy Debord “Lo spettacolo è l’altra faccia del denaro: l’equivalente generale astratto di tutte le merci.” Dunque gli infelici concorrenti esclusi, eliminati dallo sfavillante palcoscenico, piangono e si disperano dietro le quinte, mentre se ne ritornano desolati alla loro grigia esistenza, privata inesorabilmente di quelle luci accecanti, di quella fulgida visibilità, che sembra l’unica esistenza degna di nota, e per di più attribuendo la colpa dell’insuccesso unicamente a se stessi, alle proprie responsabilità individuali. Non c’è più quel ’68 così abilmente screditato da parte del capitale, durante il quale le contestazioni sociali erano avanzate dalla collettività studentesca ed operaia, che attraverso scioperi duri e manifestazioni risolute, lottava tenacemente per la difesa della sorte comune dei diritti sindacali e democratici. Ora il reality show è entrato nelle case e ha camuffato il pubblico col privato, l’individuo spettatore si è sostituito al gruppo dei contestatori, ed è rimasto solo davanti alle contrattazioni sindacali.

E mentre i giovani fans assistono adoranti all’orgia dello spettacolo, agli interventi apparentemente schizoidi, dissociati, paranoici dei loro guru (Morgan), in realtà molto attenti allo share mediatico, non si accorgono di essere pedine di un progetto ben preciso che opera dietro le quinte, di distruzione della politica democratica, per impadronirsi di quella preziosa sovranità politica che un tempo apparteneva al popolo, ma che ora è stata defraudata e appartiene alle élites finanziarie (Sky, Murdoch, Corporations). Perché X Factor è simulacro di quell’unica informazione a senso unico che la tv postmoderna è in grado di fornire all’utenza generalizzata di massa, che dunque non riceverà altra “informazione” se non questa, privata di alternative ”politiche” credibili, veritiere, autentiche.

La tv è una “cattiva maestra”, diceva Pasolini? La tv è strumento potentissimo nelle mani del potere finanziario che sta saccheggiando diritti, costituzione, democrazia. L’avvento del postmoderno, con tutto il suo ammasso di proposte da discarica, ha compiuto il “crimine perfetto”. Morgan se ne va dal palcoscenico, ma la democrazia intanto si è volatilizzata e ha lasciato il posto alla società sfavillante dello spettacolo.

“Lo spettacolo si presenta nello stesso tempo come la società stessa, come parte della società, e come strumento di unificazione. In quanto parte della società, esso è espressamente il settore più tipico che concentra ogni sguardo e ogni coscienza. Per il fatto stesso che questo settore è separato, è il luogo dell’inganno visivo e della falsa coscienza; e l’unificazione che esso realizza non è altro che un linguaggio ufficiale della separazione generalizzata.”

“Lo spettacolo, compreso nella sua totalità, è nello stesso tempo il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, il suo sovrapposto ornamento. Esso è il cuore dell’irrealismo della società reale. Nell’insieme delle sue forme particolari, informazione o propaganda, pubblicità o consumo diretto dei divertimenti, lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante. E’ l’affermazione onnipresente della scelta già fatta nella produzione, e il suo consumo ne è corollario. Forma e contenuto dello spettacolo sono ambedue l’identica giustificazione totale delle condizioni e dei fini del sistema esistente.” (Guy Debord, La società dello spettacolo)

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

17.11.2014

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Ora il reality show è entrato nelle case e ha camuffato il pubblico col
    privato, l’individuo spettatore si è sostituito al gruppo dei
    contestatori, ed è rimasto solo davanti alle contrattazioni sindacali.

    La virtualizzazione dello scontro sociale è stato spostato verso lidi di consenso programmato. Si è passato così dalla lotta per i diritti sociali alla lotta per i diritti estetici. Una cosa squisitamente personale come i diritti degli omosessuali che, per quanto ne so, rappresentano una stretta minoranza nella Realtà. La virtualità postmoderna, al contario, ci consegna una gerachia che mette in testa i diritti di quelle minoranze per sminuire quelle delle maggioranze, con il chiaro intento di dimenticarle strada facendo. Cui prodest? A me dei diritti degli omosessuali non me ne può fregare di meno oggi: sono molto più interessato ai diritti dei figli che non trovano lavoro, ai diritti dei lavoratori "anziani" che dopo avere lavorato una vita vengono licenziati, ai diritti dei malati e via elencando.
    Morgan e soci fanno parte del piano (e dello share). La percezione, l’immaginario collettivo DEVE atterrare nei territori predisposti, dove l’individuo segue pedissequamente e docilmente gli ordini impartiti. La postmodernità si basa sul culto dell’individuo, stretto tra senso di colpa per l’insuccesso e sogno di onnipotenza acquisito con il successo individuale. Il tutto funziona solo se l’individuo si lascia trarre in iganno dalle promesse di impossibili successi, e crolla se l’individuo rompe l’incanto postmoderno e si allea con suoi simili per difendere i diritti dei molti, ignorando quelli dei pochi.

    La società non esiste. Ci sono solo individui e famiglie- M. Thatcher

  • Primadellesabbie

    Mentre leggo questo pezzo, da cui apprendo di questo "spettacolo" (ma forse non si tratta di spettacolo anche se, eilà, spettacolare) e vedo la foto di questo Morgan, penso ad un’osteria con pretese, di un villaggio minuscolo sperduto nella campagna veneta, dove giorni fa mentre sorbivo qualcosa con un amico che mi accompagnava, mi sono sorpreso circondato da avventori di ogni età con varie fogge di barbetta caprina ributtante chiaramente ispirata dal soggetto, (e una lavagna esponeva: Brunello 107€, ma dove vivono?), continuando la lettura richiamo alla mente una telefonata al comune per prendere accordi per l’uso di una tomba durante la quale, messo in stand by, sono stato rallegrato e stimolato da  una musichetta allegra ed incalzante che si ripeteva senza posa.

    Non credo che si possa più recuperare,  il mondo dell’immagine é un agguato continuo, una bastonatura a tradimento, che si espone ha il destini segnato. L’unica difesa sembra essere quella di astenersi ed invitare a fare altrettanto, magari mostrando che si può vivere lo stesso e meglio, molto meglio.
    E pazienza se in questo modo le emozioni fanno il loro abituale lavoro e nessuno se ne accorge perché é andato smarrito il "file" relativo, bisogna lasciar correre perché farlo notare é controproducente e innesca dettagliate dimostrazioni del contrario.
    Leggo la risposta di Tonguessy, e sono in accordo con quello che espone.
  • Primadellesabbie

    Scusate: …chi si espone ha il destino…

  • Fedeledellacroce

    Non é colpa dei programmi (stupidi) o della televisione (apparecchiatura elettronica).
    Ma solo di chi guarda e segue queste cazzate (Ormai 99% delle trasmissioni sono spazzatura).

    E poi tu Rosanna, che sai scrivere in modo splendido, pensavo che eri al di sopra dei programmi tv.  Piuttosto alle prese con libri , ricerche su internet……..

    Un buon consiglio?
    BUTTATE LA TELEVISIONE

  • Georgios

    Dovete credermi sulla mia parola d’onore: Io non conoscevo cosa fosse questo X Factor e ho dovuto cercare la frase nel Wikipedia. E allora mi sono reso conto che si tratta di un porno mentale di diffusione planetaria. E che esiste anche la sua versione greca molto efficacemente presentata dal più famoso sottoprodotto nazionale della subcultura consumistica neocon: un tale Sakis Rouvas. Sì, questo lo conoscevo, il mio sistema immunitario non si era dimostrato sufficientemente resistente.

    Riconosco che né la mia età, né il fatto di non possedere il decodificatore necessario per captare il digitale terrestre, sono scuse sufficienti per una tale ignoranza. E naturalmente non e’ vero che ignoro l’esistenza di questo tipo di programmi spazzatura. Mi ricordo di un programma cosi che aveva fatto scalpore perché si basava sullo sputtanamento delle relazioni umane più intime: quelle famigliari e/o personali. Il/la concorrente più rivelava il suo tradimento verso le persone più care a lui/lei e più di natura volgare esso era, più migliaia di euro guadagnava. Il tutto in presenza delle persone tradite che poi si consolavano con il traditore a vicenda tenendo naturalmente in mano i pacchi di euro vinti. Presentatrice di questo programma era una "persona di cultura" e moglie di uno psicopatico nazista che di lì a poco sarebbe diventato ministro della sanità oltre che demolitore del carattere pubblico della salute nel paese: Adonis Georgiadis.

    Purtroppo queste cose non sono più delle ovvietà e devono essere analizzate e spiegate oggi nella loro dimensione cruda e reale cosa che l’articolo della signora Spadini riesce a fare in modo sia efficace che egregio.

    A meno che non l’abbia frainteso, sull’ultima citazione di Guy Debord un’obiezione ce l’avrei comunque: sì e’ vero che "lo spettacolo si presenta nello stesso tempo come la società stessa, come parte della società, e come strumento di unificazione " solo che una volta era la società a condizionare la qualità dello spettacolo mentre oggi e’ lo spettacolo a formare il degrado della società.

  • Firenze137

    Bell’articolo,scritto benissimo.

    Però bastava sottolineare che anche la defezione di Morgan era sicuramente scritta nel format di Xfactor.

    Ormai tutto è pre-scritto, pre-visto,  pre- pensato, pre-contrattualizzato a scopo di innalzare lo share e passare gli spot pubblictari milionari. Quello è il vero cancro.

    La menzogna della pubblicità paga questi spettacoli squallidi dove le menti si abbeverano, cercando di non guardare la gabbia "dorata" che ci tiene prigionieri e le cui chiavi ce l’hanno quelli che passano gli spot.

    Non ci vorrebbe molto a buttare giù a spallate la gabbia dorata perchè noi schiavi siamo di più e quindi abbiamo o avremmo – beninteso per il momento solo sulla carta – la forza necessaria a liberarci. Ma l’istinto vitale di ribellione rimane addormentato, anestetizzato dagli orii della gabbia dorata e dal luccichìo dei suoi specchietti "per allodole-polli" che siamo noi.  

    Xfactor è uno dei piatti forti che da qualche giorno luccica di più degli altri. Amen.

  • Rosanna

    Grazie Tonguessy,

    l’articolo deriva anche dalle letture che tu mi hai consigliato su Jean Baudrillard, autore straordinario che tu conosci benissimo, e anche dall’ascolto di "All we ever do is say goodbye" di John Mayer, quindi è un po’ come se l’avessimo scritto insieme, anche perché ci troviamo spesso d’accordo sulle coordinate storiche che hanno segnato il passaggio dalla modernità alla postmodernità.

    Bisognerebbe scrivere un altro articolo a proposito …


  • Rosanna

    Grazie Primadellesabbie,

    da te invece ho apppreso che nel blog, come del resto nella vita, bisognerebbe parlare "con" e non "contro" qualcuno, solo così potremmo risolvere la crisi economico, storico, culturale che ci sta uccidendo, come nazione e come popolo.

    Riusciremo a distinguere tra le simulazioni del postmoderno e ritrovare quel "sacro" che sembra essere definitivamente perduto? Forse solo se riusciremo a "comunicare" tra di noi…

  • Rosanna

    Fedeledellacroce,

    ma X Factor l’ho visto proprio per scrivere l’articolo, poi stai certo che preferisco leggere e fare ricerca
    su internet di informazioni vere. La "verità" è molto più attraente della "finzione".

  • Rosanna

    @Georgios,

    l’articolo infatti l’ho scritto per un urgenza ben precisa, a scuola è sorto un dibattito sul programma ed ho preso consapevolezza che i giovani oggi non hanno altra alternativa se non quella di vedere X Factor  e
    altri programmi simili, quindi lo difendevano con molta convinzione (tranne qualcuno che si mostrave più critico),

    infatti la tv/spazzatura, ben attrezzata dalle élite del capitale e della finanza, sequestra la possibilità di esercizio del pensiero libero, dato che impedisce l’accesso ai "fatti e agli eventi" che accadono nella contemporaneità, camuffandoli con le "false flag" e tutelando in questo modo le loro posizioni di egemonia e potere.

  • Rosanna

    Sono d’acordo con te Firenze137,

    probabilmente anche la defezione di Morgan era sicuramente scritta nel format di Xfactor, e noi la sappiamo riconoscere la "spudorata assimilazione del reale da parte dell’iperreale
    postmoderno, spacciato come fosse la cruda verità", 

    ma la maggioranza dei cittadini/spettatori italiani ancora no, anzi se cerchi di spiegarglielo si offendono,
    o ti guardano storto, o ti tolgono il saluto, o ti prendono per visionaria.

  • mazzam

    davvero una grande rivoluzione sarebbe spegnere la televisione.

    – – –
    se ciò accadesse i comandi dei cani arriverebbero al gregge più disturbati, meno potenti, meno invadenti. Comporterebbe un ‘anomalia che certamente verrebbe sanata con altri canali o imposizioni vere o proprie, tuttavia per un certo periodo di tempo il gregge avrebbe le briglie un poco più  sciolte, instillando insicurezza di raccolto (leggi:utilizzo della massa per le proprie convenienze) ai pastori o, per lo meno, spese aggiuntive conseguenti al ripristino-rinnovo della rete di controllo. e questo non sarebbe garbato.
    e a dir la verità è anche una cosa facilina. ad esempio, considerando che si ha una gioranata intitolata anche all’onomastico del mio gatto, mi chiedo perchè ancora non esista una giornata intitolata al spegni TV (magari girato in un qualche balordo inglesisimo che figo fa sempre).
    e  un motivo ci sarà.
  • Rosanna

    Prova a dirlo al 99% dei miei colleghi, dei miei parenti, dei miei "amci" che vota PD

    oppure PUDE: il partito unico dell’euro …

    la "rivoluzione" arriverà, ma sarà come sempre è successo in Italia, una controrivoluzione gattopardesca, tranne che per alcuni momenti rari della storia (Resistenza, Risorgimento, Sessantotto) …

  • Firenze137

    ti garantisco xchè conosco il settore che xfactor si muove solo su un brogliaccio scritto. Come nella commedia dell’arte.  Anche se qui di artistico non c’è assolutamente niente. Anche le "emozionanti" reazioni dei familiari dei protagonisti -vittime -ora osannati ora esclusi – sono dirette dal regista.

    Io però non ce l’ho con quelli di xfactor. Con il produttore. Con chi "lucra" su una trasmissione che fa degli ascolti. E non credo neppure che la gente sia totalmente ignara che i giochi sono truccati. Però li guarda lo stesso. Come Sanremo, si sa che non è tutto oro che luccica, e lo sappiamo da una vita, però lo guardiamo lo stesso.

    Questo cosa vuol dire. Che dentro di noi c’è il "gusto" , c’è comunque l’attrazione per il kitch, per la roba di bassa qualità. La curiosità nel vedere come la perversione si spinge ai più bassi livelli, come i giudici recitano la loro parte ci spinge a seguire ed è più forte di qualsiasi altre istanza di nobile estrazione , ma magari noiosa , che ci fa sbadigliare. IL bello, buono, angelico, sereno, calmo.. ci fa addormentare. Sinceramente un xfactor al naturale mi fa dormire pure a me.. xchè ormai i nuovi talenti sono così rari da trovare che alla seconda puntat non ci sarebbe più materia prima per fare il programma.

    Ed allora ecco come questo format pur deprecabile ha in fondo in fondo
    una ragione di esistere. Si perhè in fondo in fondo – nonostante tutto, nonostante come dici tu l’antidemocrazia, però in fondo in fondo lo vogliamo anche noi. E quindi se lo vogliamo, se ci sintonizziamo su Sky per vederlo, beh allora teniamocelo. Ciao

     

  • GioCo

    Mi sto occupando da molto tempo di un problema che qui viene sollevato con enfasi:
    che cos’è la realtà?
    Facciamo attenzione alle parole "reality show" è un evidente ossimoro ma non traduce esattamente quel che viviamo, perchè il saputo, il ricordato e l’elaborato è un oggetto prima di tutto mentale.

    Allora la domanda connessa potrebbe essere: come faccio a sapere che il pensiero mi appartiene? Se il liquido infettivoro mediatico mi pervade, come distinguo ciò che rimane ed è parte dell’origine che mi appartiene "dall’aggiunto" sgradevole?

    L’identità è (almeno istintivamente) subito per ognuno originalità e quindi origine, la nostra origine: da dove veniamo? Se inizio a mescolare segnali di disturbo, come quello televisivo, come posso essere sicuro che quel che riconosco ha senso? Come posso essere considerato responsabile, sapendo che non posso più riconoscere gli schemi "software" di copia teletrasmessi?
    Chi o cosa può essere riconosciuto abile al giudizio?

    Tutto diventa più chiaro se premetto il "quando partirebbe questa origine". Se per me parte con la nascita, allora il problema non si pone, perché la mia identità è in-formazione, cioè si forma assieme a me e quindi non c’è inquinamento, solo manipolazione nel senso di "orientamento verso fini e scopi", cioè un agenda che può essere la mia, può essere conosciuta, ma anche no.
    Quindi il problema sarebbe determinare se l’agenda che sto seguendo è la mia ed eventualmente fino a che punto ne sono cosciente, ad esempio se le emozioni che vivo sono in armonia con la vita che conduco.

    Diversamente se premetto che c’è uno scopo antecedente e che vengo in questa vita per perseguirlo, il problema si rovescia come un calzino. La questione cruciale diventa in primis isolare il liquame letale, il veleno mentale che si aggiunge come disturbo a distrarre, per rimanere fedeli ai presupposti originali che ci hanno portati qui, in una lotta al recupero mnemonico (reale o supposto, poco importa).

    C’è una probabilità non minima che le due cose poi possano convivere. Per esempio se la realizzazione di quello scopo originario, a prescindere dalle apparenze, fosse compatibile con ciò che accade nella nostra vita, collimando accadimenti a crescita di consapevolezza individuale. Insomma, gli eventi attuali sarebbero una specie di destino ineluttabile, un fato necessariamente avverso il cui risultato è (a prescindere da come avviene la morte) un l’epilogo necessario a valutare un aspetto dell’esistenza.

    Personalmente mi diverto sempre a pensare come vi sua una sola potenziale vendetta perseguibile nella grazia, verso chi commette atti disumani: la vendetta più orrenda che si possa concepire, ben più orrenda che l’eternità infernale.

    Che vi sia l’obbligo per tutti, prima o dopo, di prendere coscienza.

  • Earth

    Quanto mi state sui coglioni quando dite che bisogna spegnere la televisione, come ha commentato giustamente un utente sopr la televisione e’ uno strumento.

    Sicuramente per chi e’ drogato dalla televisione e’ un atto rivoluzionario spegnerla, ma per chi la tiene gia’ spenta, accenderla ogni tanto e’ uno svago e anzi a volte aiuta anche a capire come fa il nemico a manipolare le menti, quindi una sorta di vaccino per creare anticorpi mentali.
    E al posto di dire di spegnere la televisione, frase ripetuta oramai come dei cerebrolesi persino in un sito come cdc seguita da utenti di cui la televisione ne fanno poco uso, magari la cosa migliore e’ dire che bisogna accendere il cervello. Infatti quando si ha il cervello accesso si possono ricavare cose interessanti anche con la televisione, come con qualsiasi altra cosa d’altronde.
  • Fedeledellacroce

    Rosanna, ero certo che XFactor non é il tuo programma preferito….
    Personalmente preferisco quando scrivi del reale piuttosto che dell’etere.
    Ma questa é una mia opinione e non toglie nulla al tuo talento nell’esporre situazioni e riflessioni.
    E’ che a volte mi lascio andare a commenti insipidi…..dipende da come mi gira.

  • Primadellesabbie

    Permettimi di dubitare che tu abbia potuto imparare qualcosa da me, nel parlare "con" sei molto più brava di tutti.

    Quello che accade in qualche modo rimane, quasi mai si cancella, é per questo che bisognerebbe vigilare su quello che accade evitando di impedire. Ma questo richiede saggezza…
    Oramai il postmoderno é lì, e le persone che ci sguazzano o semplicemente lo respirano anche.
    Credo non resti altro che ingegnarsi a volgerlo in positivo (evitandone gli schizzi).
  • alsalto
    Nulla che la biowashball di Beppe non possa smacchiare.

  • Rosanna

    Infatti, aspettiamo gli eventi prossimi …

    ci sarà bisogno di numerose biowashball …

  • alsalto

    si? e che intendete farci con ‘ste palle?
    un torneo di bocce?
    haha.
    mattacchioni che siete
    ma tanto, se tanto mi da tanto ma tanto quanto me lo si vuol dire ‘na volta tanto?

  • alsalto

    ora, gentile rosanna, non me ne voglia.
    proprio recentemente ho avuto modo di riconsiderare buona parte delle aspre critiche che al moVimento ed ai suoi accoliti ho riservato nel tempo.

    questo lo devo, in realta’, all’encomiabile lavoro di informazione che perlato di goccioline della fronte dal blog la militanza ed i suoi organi informativi preposti svolgono.
    ho scoperto, ad esempio, che il colore del tuorlo d’uovo dipende da cio’ che la gallina mangia, pensa te, e chi mai l’avrebbe detto.
    oppure che tale ciccioschiacciaesuda al secolo adinolfi uomo al metro cubo reputa una vera innovazione il saper fare politica senza solidi degli stellati e che la questione ricavi-banner-pubblicita’-grillo e’ e rimane irrilevante.
    oppure la composizione della nutella.
    o come risparmiare sulla polizza auto con linear…

    insomma, che dire.

    un poco di amaro rimane in bocca pero’, spiace per la taverna.
    s’e’ sentita sconfitta, poveraccia, a top sapienza.
    l’han scambiata per un politico qualunque, uno dei tanti che fa presenza per riscutere consensi nel dissenso, ed invece s’e’ beccata i chitemmorta.
    se si fosse presentata con il bomber indosso si casa pound forse riscuoteva meno pernacchie.

    senta, ma lei che ha tutta l’aria di un’esperta, ma la pallina magica bio ammuzzanerchie da lavatrice la usa anche per i capi delicati a 40°?

  • makkia

    Seguito il tuo consiglio. Mai passato al digitale terrestre (3 anni fa? di più?)

    Però sbagli a dare la colpa a chi guarda, come sbagli a dire che è solo un’apparecchiatura elettronica.
    La TV è neutra quanto un mitra: si potrà usare il mitra "per non fare del male"? Certo. Ma quante sono le probabilità? Per cosa è stato costruito questo, che è solo un’apparecchio meccanico?

    La TV è un progetto di comunicazione di massa, già di design risente dell’ambizione di indifferenziare gli individui e trattarli come meri contenitori della volontà e ideologia di chi sta al comando.
    Come la radio. E la breve stagione delle radio libere in tutto il mondo e il trattamento che ricevettero la dice lunga (dovettero scegliere: o commerciale o pirata). Non è auspicato che ci sia un uso "buono" dei mezzi di comunicazione di massa, se qualcuno prova a usare questo "mitra" massmediatico per "non fare del male" viene ostacolato o eliminato.

    La comunicazione radiotelevisiva è programmata per essere o innocua/ irrilevante o direttamente "voce del padrone".
    E modifica la percezione in chi la segue. La modifica in modo profondo, vero: a livello psichico. TI CAMBIA.

    E’ di questo che parla l’articolo di Rosanna.

  • Rosanna
  • alsalto
    contraccambio la simpatia rosanna, anche se stai palesemente mentendo.

    nessun rancore, non esageriamo, perche’ mai poi?
    Nausea, quella si, eccome, che ci vuoi fare.

    Con me, comunque, nessuno rischia nulla, son pericoloso quanto uno sfacciottino di papa’ barzotti.

    Ma il brunello non si puo’ proprio accettare e quindi mi trovo costretto a reclinare l’invito. Magari un giorno chissa’, di fronte ad una bella bottiglia di spuma ghiacciata, stretto nella mia solitudine, capiro’ il perche’ di tanto odio.