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MONETA, CORRUZIONE E POLITICA

DI ALBERTO BAGNAI

goofynomics.blogspot.it

Care lettrici, cari lettori,

fra poco, o da poco, avrete forse ascoltato in televisione le parole di un’alta carica istituzionale alla quale la legge ci comanda rispetto. Io me le risparmierò (o me le sarò risparmiate). So, come sapete voi, che da quel lato possiamo aspettarci poche sorprese. Non penso di riservarvene molte di più io, ma non rinuncio al desiderio un po’ egoistico di condividere con voi l’angoscia e l’amarezza di questo momento.

Il 2015, purtroppo, è andato come ci aspettavamo che andasse. Sul Fatto Quotidiano del 31 dicembre scorso scrivevamo

1. che il Quantitative Easing di Draghi avrebbe fallito (per motivi a noi chiari da anni, poi brillantemente ribaditi e sviluppati a maggio su asimmetrie.org dall’amico Charlie Brown);

2. che la crescita sarebbe stata inferiore alle aspettative del governo (e più vicina alle nostre previsioni);

3. infine, che il TTIP avrebbe fatto qualche passo avanti (il meccanismo comunicativo adottato, d’altronde, ci chiariva che anche in questo caso, come in quello della moneta unica, la decisione è sostanzialmente già stata presa, e tutto il resto è teatrino).

Che il QE abbia fallito lo dice da settembre anche il Financial Times, il cui scetticismo verso Draghi rasenta ormai il dileggio. Sulla crescita non mi pronuncio: ognuno di voi sa cosa pensarne. L’ultima edizione dei Conti trimestrali ISTAT dà per acquisita una crescita 2015 pari allo 0.6% (la nostra previsione). Nulla di sorprendente: il governo si basava sul suo wishful thinking (che entro certi limiti è anche un suo dovere istituzionale), e noi su un modello pubblicato su rivista, che aveva chiaramente specificato come e perché il QE non avrebbe promosso la crescita (ma questo lo sapete). Del TTIP è inutile parlarne. Decisioni prese sopra le nostre teste.

Con queste premesse, ho timore di volgere lo sguardo al 2016. Non è escluso, e anzi appare in questo momento molto probabile, che esso ci ponga di fronte al bivio del quale vi ho parlato tante volte: quello fra ricapitalizzare le nostre banche in euro, mettendoci in mano alla troika, o ricapitalizzarle in lire, riprendendo in mano la nostra vita. La prima opzione ci è stata graziosamente annunciata dall’amico Lars, nell’inedita veste di misso dominico, come vi ho riportato qui; la seconda opzione è quella che la storia dichiara inevitabile, cosa della quale ormai si accorgono un po’ tutti: dal simpatico Bilbo, a Zingales (se pure in forma tortuosa e implicita, come vedremo). Quindi la valutazione è che arriveremo con probabilità uno alla seconda, ma passando con una probabilità ormai decisamente superiore a 0.5 per la prima.

Se però mi permettete, vorrei motivare questo giudizio di sintesi con un minimo di analisi, stimolata anche dalle recenti discussioni su questo blog. La domanda che in molti ci siamo posti (o almeno, che vi ho stimolato subliminalmente a porvi) durante questo ultimo mese è: “ma perché quando si parla di moneta o di corruzione la gente sclera?”.
Può sembrare che questa domanda abbia poco o nulla a che vedere con la crisi bancaria che tanti paventano, o con la maggiore o minore probabilità di un commissariamento dell’Italia. Può sembrare anche che i due termini della questione (corruzione e moneta) siano eterogenei, e che quindi metterli insieme in uno stesso interrogativo non ci aiuti molto a procedere nella nostra analisi, nella nostra comprensione del reale.

Naturalmente la penso in modo un po’ diverso. Credo che una riflessione su questa domanda ci aiuti a capire perché siamo arrivati qui e quali strade ci si aprano, o meglio chiudano, davanti. Per giustificare questa mia intuizione, vi faccio notare una cosa. Esiste una piacevole simmetria fra lo sclero sulla moneta e quello sulla corruzione. Come ormai avrete notato, chi sclera sulla moneta normalmente tende a negare che essa sia un fatto politico (“l’euro è solo una moneta”), il che non esclude che ad essa attribuisca un valore morale (“non puoi più fare il furbo svalutando la liretta”).

Simmetricamente, chi sclera sulla corruzione normalmente tende a considerarla il fatto politico (in effetti: l’unico fatto politico rilevante), riconducendo sistematicamente i giudizi politici a giudizi morali.

Vorrei porre come ipotesi di lavoro quella che l’esercizio del dibattito e dei diritti politici abbia come obiettivo il trovare, nelle forme che l’ordinamento prevede e consente, un punto di sintesi fra interessi in conflitto, affinché la vita della polis resti nella misura del possibile pacifica e ordinata. Io non sono uno scienziato politico, quindi può darsi che chi invece lo è trovi questa mia affermazione un po’ naïve (e in questo caso, a differenza di quando si parla di cose che io conosco e l’interlocutore no, sarò lieto di accettare correzioni). Diciamo però che se scendiamo dal terreno dei grandi ideali (cioè delle cortine fumogene) a quello della “struttura” (cioè dell’economia), è abbastanza ragionevole riconoscere che capitale e lavoro (da definire caso per caso) hanno interessi confliggenti, e che una mediazione efficiente di questi interessi è indispensabile. Sapete che la mediazione attuale, quella basata sullo schiacciamento del lavoro, è inefficiente, perché conduce naturaliter a una crisi finanziaria, come spiego ne L’Italia può farcela, dopo avervene parlato ad esempio a Pescara e a Bruxelles.

Ora, torniamo ai nostri amici per i quali la corruzione è un fatto politico, mentre la moneta no. Secondo me le cose stanno esattamente al contrario: la moneta è un fatto politico, la corruzione no.

La corruzione non è un tema politico Mi spiego subito, partendo dalla seconda affermazione (prima che qualche poraccio con l’invidia penis del SUV venga a buttare tutto in caciara), e lo faccio con un esempio. A voi risulta plausibile, o anche semplicemente possibile, che un partito politico metta nel suo programma l’incitazione alla corruzione? Direi di no. Difficile che un politico si presenti in un dibattito dicendo: “Io sono per la corruzione!” (o per l’incesto, o per quel che è…). Ora, visto che nessuno dichiarerà mai di propugnare o difendere la corruzione, sul tema non ci potrà mai essere contrasto di interessi, e nemmeno di vedute, né dibattito fra favorevoli e contrari. Quello della moralità, in effetti, è un tema prepolitico: chi lo usa come tema politico si propone in effetti di annientare la possibilità di qualsiasi dibattito.
Lo si è visto bene nel dibattito sottostante a questo post, che, scritto al volo ai giardinetti, ha avuto un successo inaspettato (bè, proprio inaspettato no, ormai mi conoscete…): 12867 visualizzazioni, 244 commenti, 16 “+1” in GooglePlus. Ma la discussione ha avuto degli esiti che non stento a definire surreali.

Ci sono stati alcuni casi patologici (non me ne vogliano gli interessati), come quelli di tal Zundap, che commentando un post nel quale scrivevo che il Fatto Quotidiano “è più o meno l’unico giornale che ci stia informando sulla crisi bancaria, cioè, come qui sappiamo da quattro anni, sulla crisi tout court”, e che “sta facendo un lavoro eccellente, e c’è da scommettere che passerà i suoi guai per questo. Quindi è nostro dovere sostenerlo. Ha anche dimostrato di essere l’unico (leggi: UNICO) organo di stampa italiano aperto a un minimo di pluralismo sui temi di fondo”, interviene in tal guisa:

Luigi Zundap ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “La corruzzione rende ciechi”:

Travaglio ed il FQ non sono il massimo dell’informazione ma per favore in mezzo alla stampa nazionale sono uno dei pochi giornali che cercano di fare una informazione “decente” quindi “non spariamo sul pianista”.
Postato da Luigi Zundap in Goofynomics alle 28 dicembre 2015 14:27

E va bè…

Ma anche al di fuori di questi casi limite, nessuno è voluto entrare nel merito delle tre questioni che sollevavo:

1. è scorretto (mi spiace dirlo, ma questo è) presentare surrettiziamente come un’anomalia statistica un dato che viceversa è in linea con la media europea (l’evasione italiana sta all’evasione europea come i redditi italiani stanno a quelli europei);

2. è politicamente inopportuno, soprattutto in questo momento di emergenza nazionale, farlo con intenti razzisti verso gli italiani;

3. è logicamente contraddittorio chiedere di pagare le tasse a beneficio di una comunità che si dipinge come una comunità di cialtroni (che quindi non meritano né risorse né tantomeno correttezza).

Ecco, è soprattutto l’ultimo punto che mi sembra sia sfuggito un po’ a tutti. Il messaggio “travaglista” è intrinsecamente contraddittorio, a mio avviso. Non puoi partire dall’assunto che noi italiani siamo ontologicamente merda senza se, senza ma e soprattutto senza forse, e poi pretendere che siamo lieti di contribuire (da contribuenti) a questo mucchio di letame! Forse chi esorta alla lealtà verso lo Stato, dovrebbe mostrare, o almeno fingere, un minimo di fiducia nelle proprie istituzioni e nei propri concittadini, di moderato orgoglio nazionale, qualcosa che trametta insomma il senso che il sacrificio che si sta per fare non è un vuoto a perdere, non va solo nelle ostriche di Batman, ma anche (e prevalentemente) nello stipendio del medico di pronto soccorso. Invece gnente. Noi siamo merda, ma dobbiamo pagare altre merde. Insomma, la versione Cambronne del mercoledì delle ceneri: merda alla merda.

Invece di discutere questo tema, cioè l’opportunità di creare un minimo di senso dello Stato partendo dalla costruzione di un’identità positiva per la nostra comunità, si sono attraversate sessanta sfumature di imbecillità, dal “Bagnai giustifica la corruzione”, all’immancabile “artigiano col SUV”, senza mai passare per un confronto coi numeri (il tema della mia prima osservazione).

Ma non ne voglio ai tanti che hanno animato questo surreale dibattito. Non è colpa loro se sono caduti in trappola. L’uso di un tema prepolitico con finalità apolitiche non è mica casuale, non è una novità, e non è che ci voglia un genio per praticarlo, mentre bisogna essere un minimo smaliziati per evitare di cascarci. Sono tecniche che si imparano sui libri, come quelli di Foa e di Giacché. Per azzerare il dibattito politico basta scegliere un tema valoriale, ed è fatta. Il dibattito prende subito la nota piega (anzi: piegà):

Uno: “O-ne-stà! O-ne-stà!” Un altro: “Scusate, la disoccupazione…” Uno: “Ecco, sei corrotto, sei contro l’o-ne-stà, o-ne-stà, i problemi si risolvono con l’o-ne-stà, o-ne-stà, cosa vuoi? Fare spesa pubblica per promuovere l’occupazione? Allora sei corrotto! Non hai capito che il problema è che se so magnati tutto? O-ne-stà, o-ne-stà…”
E via così, secondo il teatrino al quale assistiamo da tempo e che sinceramente stufa.

Ve lo dico in un altro modo, cari amici. Lo capite sì, o lo capite no, dopo gli esempi che vi ho fatto, che trasformare il tema dell’onestà in un tema politico è una trappola costruita per costringervi al ruolo di imbecilli? Imbecilli che poi non siete, ne sono certo. Ma quante stupidaggini si fanno agendo d’impulso? Pensateci. Se verrà la troika, non è escluso che abbia questi begli occhioni scuri: il Financial Times non ti sdogana per caso. Allora ne riparleremo, se avrete voglia, va bene?

La moneta è un tema politico

Poi c’è lo sclero sulla moneta: quello è ancor più incomprensibile. Più esattamente, come ho già avuto modo di dirvi, è per me incomprensibile come a “sinistra” si possa affermare che l’euro è solo una moneta! Il rifiuto di ammettere quello che è ovvio, e che intellettuali del calibro di Streeck ribadiscono, ovvero che i sistemi monetari sono istituzioni, e come tali sono il prodotto dei rapporti di forza prevalenti fra le classi sociali, e contribuiscono quindi a loro volta a determinare questi rapporti (cioè, in soldoni: incidono sulla distribuzione del reddito), questo rifiuto rimane per me incomprensibile e priva chi più ne avrebbe bisogno della capacità di leggere l’evoluzione degli avvenimenti.

Guardate ad esempio cosa ammette il nostro migliore amico, Zingy!

MCP

(in una intervista al Fatto Quotidiano). Dice quello che qui ci siamo sempre detti, e che era parte della normalità, come ho cercato di spiegarvi (suscitando interminabili scleri): che il finanziamento con base monetaria (oltre a essere, come vi ho mostrato, una prassi normale prima della controrivoluzione liberista), è ovviamente l’unico modo per risolvere effettivamente un crisi bancaria sistemica. Solo la garanzia di una Banca centrale può arrestare il panico: i risparmiatori non correranno in banca a prosciugare (o tentare di prosciugare) i propri conti se sanno che la Banca centrale alle brutte “stamperà” i soldi che eventualmente mancassero. E ovviamente se i risparmiatori sanno che le cose stanno così, in banca non ci vanno, e quindi la Banca centrale di soldi deve stamparne molti di meno! Finirà così, dovrà necessariamente finire così, e, come vi ho altresì già detto, anche l’eterno secondo alla fine lo ha confessato. L’unica utilità residua del QE è quella di contribuire indirettamente al risanamento del sistema bancario, monetizzando la monnezza che si è andata accumulando nel tempo, cioè facendo in forma surrettizia quello che le regole europee vietano di fare in forma esplicita: intervenire come lender of last resort delle istituzioni bancarie. Una funzione assolutamente fisiologica per una banca centrale, come feci notare tempo addietro in una polemica della quale forse vi siete dimenticati, e che fra l’altro, secondo me, non è nemmeno esplicitamente vietata dai Trattati (che invece vietano l’intervento per monetizzare il deficit pubblico, cioè l’acquisto di titoli pubblici sul primario).

Il problema di moral hazard, cioè il fatto che stampando la liretta deresponsabilizzi er politico o er l’amministratore, non si risolve espropriando i pensionati, ma punendo i responsabili, se lo si vuole fare, e questo lo dice chiaro e tondo anche Zingales (onore al merito).

Ma c’è un problema, che capisci solo se ammetti che l’euro è un’istituzione. E qual è? Quello che noi conosciamo, e che Zingy dice certamente senza accorgersene e probabilmente senza volerlo dire!

Sentitelo:

“Il problema sistemico si risolve con l’intervento della banca centrale che in caso di crisi di liquidità deve garantire interventi massicci a sostegno delle banche. E questo dovrebbe essere pacifico in caso di crisi generale. Ma in una crisi su base regionale, localizzata ad esempio in Italia, la Bce interverrebbe in modo deciso?”

Avete capito?

Riportiamo questa logica al mondo di prima, che sarà quello di poi, ovvero il mondo delle banche centrali nazionali.

Riportiamo cioè il discorso dalla scala della nazione europea (che non esiste) a quella dello Stato italiano (che esiste). Per fissare le idee, sostituite BCE con Bankitalia, e Italia con Campania. Il passo, dopo questa sostituzione, diventa:

“Il problema sistemico si risolve con l’intervento della banca centrale che in caso di crisi di liquidità deve garantire interventi massicci a sostegno delle banche. E questo dovrebbe essere pacifico in caso di crisi generale. Ma in una crisi su base regionale, localizzata ad esempio in Campania, Bankitalia interverrebbe in modo deciso?”

Se leggete la seconda versione, notate una certa assurdità. Perché mai Bankitalia non dovrebbe intervenire a salvare una banca con sede a Napoli? Che interesse avrebbe a far fallire la Campania? E perché la BCE non dovrebbe intervenire a salvare le banche italiane? Che interesse avrebbe a far fallire l’Italia?

Ah, ecco…

Chissà se così riuscite a farlo capire ai vostri amici che:

1. l’intervento della Banca centrale “stampando moneta” è ammesso e anzi considerato risolutivo perfino da Zingy e perfino dal Financial Times;

2. però non lo si può mettere in pratica perché l’euro non è solo una moneta: è un sistema monetario, cioè un’istituzione, che riflette un ben preciso sistema di rapporti di forze, che in questo momento ci vedono soccombere.

Così è più chiaro?

Ecco: se uno capisce che la moneta è politica, allora capisce anche perché alla fine la Banca centrale dovrà intervenire, e perché l’intervento risolutivo non potrà mai venire da una Banca centrale europea. Il che implica, ovviamente, che l’intervento risolutivo potrà venire solo da una Banca centrale nazionale, cioè che, come dice l’amico Bilbo citato nel post precedente, bisognerà uscire.

E a questo punto avrei voluto parlarvi di tavoli: ma mi stanno chiamando, e lo farò un’altra volta e in altra sede. Il tavolo al quale devo sedermi non prevede, purtroppo, la vostra presenza…

Alberto Bagnai

Fonte: http://goofynomics.blogspot.it/

Link: http://goofynomics.blogspot.it/2015/12/moneta-corruzione-e-politica.html

31.12.2015

Pubblicato da Davide

  • Vocenellanotte

    Un ammasso di castronerie. L’evasione non è corruzione. La politica è anche Morale, Società, Costume. La Moneta è mera tecnica che può affascinare chi ha poco spirito e sguazza tra pari.

  • cavalea

    Bagnai non sta facendo l’apologia della evasione o della corruzione, sta solo collocando i fatti, gli eventi e gli attori, nella loro intrinseca responsabilità e importanza nel contesto socio politico attuale.

    Liquidare l’articolo come un "ammasso di castronerie", significa aver capito poco o nulla di quanto spiegato così lucidamente ed efficacemente nell’articolo.
  • AlbertoConti

    Certo che la moneta è "mera tecnica", come l’arte militare del resto. Una mera tecnica che può privilegiare gli uni e sottomettere gli altri. Se questa non è politica non saprei proprio che cos’è "la politica".

    Castronerie a parte, da qualunque parte vengano, mi sentirei di aggiungere uno spunto ignorato in questo articolo, sul legame tra corruzione e difetti della politica, in particolare quella economico-monetaria. Per difetti intendo i malfunzionamenti, in particolare quelli voluti da una politica esterna che limita o impedisce la sovranità interna, ammesso che questa possa poi fare i veri interessi della collettività e non solo quelli di una sua minoranza (c’è sempre una minoranza legata agli interessi stranieri).

    Sarà un caso che la "corruzione" esplode dove e quando un altro paese si avvantaggia proprio di quei malfunzionamenti che richiedono un elevato livello di corruzione amministrativa per esplicitarsi? E chi se no comprava sottomarini tedeschi in una Grecia lanciata verso il baratro? Per non parlare del nostro meridione, o delle repubbliche delle banane in Africa, e via dicendo.

    La corruzione indotta è una delle materie di base delle intelligence, tanto per dirne un’altra. Una storia infinita, ma si è fatto tardi. Buonanotte.

  • Vocenellanotte

    Mi dispiace fare la figura del trollinoincompetente ma scrivere dallo smartphone 5" è difficile.

    Non sopporto il tono supponente di Bagnai quando mischia le carte e imbrogliare.
    La politica monetaria è un’altra cosa e fa leva sulle peggiori debolezze umane e gli oscuri istinti.
    Sia chi la gestisce, che chi la subisce. Entrambi contro il progresso umano.
    La moneta è di per sé neutra e il migliore strumento per lo scambio anche culturale tra uomini.
    La corruzione (che si alimenta in parte con l’evasione sono d’accordo) non solo sottrae ingenti risorse materiali, ma uccide il merito. Nessuno vuole più faticare se ottiene lo stesso con l’inganno. Un po’ come fa Bagnai.
  • halnessuno

    Scusa però con tutto il rispetto, dopo otto anni di crisi non si può  più sentire che la moneta è neutrale. No, non è neutrale. Sei lontano anni luce dalla realtà. La gestione della moneta implica sempre una decisione politica tra più possibilità. Non esiste una formula ideale attraverso la quale ottenere le condizioni migliori per tutti. La politica monetaria è politica per eccellenza perché essa determina il modo con il quale viene distribuita la ricchezza e per tal motivo le decisioni prese determinano vantaggi per alcuni e svantaggi per altri. Queste scelte sono il frutto del compromesso degli interessi differenti tra le componenti sociali nella società. Anche adesso che la politica monetaria è decisa dalla BCE, la gestione della moneta è un affare politico e in questo momento storico è tutta a vantaggio di chi vuole un sistema a bassa inflazione

    Ridurre tutto a un problema di malagestione e malaffare è di una miopia inaudita alla luce di quanto sta succedendo. Io credo tu sia un trollino incompetente perché fai finta di non capire travisando il messaggio dell’articolo.
  • adestil

     


    Se qualcuno dice  la moneta si governa da sola perchè è sola tecnica è una boiata mondiale ..che è la tesi che tu in definitiva tu avalli  

    .. ricorda un pò quando si dice ”la finanza si governa da sola,lo stato deve fare deregulation”

    ed infatti abbiamo visto cosa ha portato questo..
    a far si che stati o entità finanziarie che hanno maggiore potere possono sottomettere e schiavizzare chi ne ha meno,ossia in primis i popoli..
    certo che fa comodo ai padroni della finanza che poi sono i padroni della moneta?
     

    La moneta non è di nessuno ma è di qualcuno,PRIVATI, che si sono arrogati il diritto divino di stampare moneta e dargli un valore pur non potendono garantire con dei loro beni(o con oro)?Lo è sia bancad’italia(che non è dello stato ,forse su questo dovrebbe dire qualcosa Bagnai che invece sorvola,ma certo tu manco te ne accorgi!!)proprietà di Intesa ed Unicredit in primis e poi altre banche private,con proprietari privati che incassano interessi privati ..e lo è bce che è di proprietà di banche private nazionali ma anche di grandi banchieri come Rotschild o grandi casate nobiliari europee(le stesse che hanno controllato l’europa per 1000anni e poi si sono dovuti riciclare con l’avvento della repubblica e della presunte democrazie dopo le monarchie assolute!).D’altronde re luigi ,il re sole,prendeva da dio il diritto di governare sul popolo,quel diritto di governare sul popolo,anche oggi rimane,non si esercita con lo scettro ma con l’emissione di moneta(e con la finanza che è una sua diretta conseguenza).
    Quindi la sostanza non è mutata,solo la forma..

    Perchè io non posso farlo?Perchè non posso appartenere a quella schiera?Eppure neanche io come loro sono in grado di garantire la moneta che emetterei dal nulla..e su cui loro prendono controvalore titoli di stato..certo non faccio parte,come voi di quella genia che da oltre 1000anni(e forse anche prima sotto altre forme e nomi)controlla l’europa ed il mondo occidentale..
    Quindi la moneta rappresenta un rapporto di potere tra elite e popolo
    come lo è da sempre(anche quando non c’era la moneta si esplicava lo stesso in altre forme e con altri mezzi questo rapporto di potere!)
    di fatto la politica esiste solo per questo ossia mitigare le tensioni tra chi vorrebbe schiavizzare il sottoposto e chi vorrebbe non essere schiavo(e si dovrebbe indagare perchè invece non aspiri a rovesciare la situazione ed annullare i diritti divini, arrogatisi da altri ,di farsi governare,controllare,schiavizzare!)
    La politica in soldoni è solo questo.
    E la moneta è la cartina di tornasole non solo tra chi ne possiede tanta (in genere affiliati a quell’elite indirettamente)e chi poca,ma tra chi la controlla e chi la subisce(ossia le elite contro il popolo).
    In questo periodo storico ,ma anche negli ultimi secoli la superiorità politica dell’europa (francia,germania,UK,Spagna) nei confronti dell’Italia è stata netta…non è un caso che tutte le casate nobiliari che reggevano gli stati europei hanno invaso ed occupato l’Italia tra spagnoli,francesi,svedesi,tedeschi ed inglesi(ed infine gli americani)
    mentre le casate nobiliari italiane erano di fatto di serie B,divise e non strutturate(differentemente da quelle medioevali molto più forti )
    Oggi questa superiorità si manifesta con la politica monetaria (e finanziaria europea)che agisce in danno all’Italia non solo come banche italiane ma soprattutto popolo italiano(come avvenuto per la Grecia).
    Ecco perchè se c’è un problema si sacrifica l’anello debole,prima la grecia,poi l’Italia coma ampliamente previsto.
    Ovviamente i banchieri in qualche modo hanno cmq modo di difendersi rispetto al popolo (italiano)..ma di fatto quanto avviene rappresenta la lotta tra elite finanziarie(derivanti da antiche casate nobiliari e bancarie) che con la moneta controllano il sistema creato dopo la caduta delle monarchie
    naturalmente queste elite se dopo aver sacrificato l’Italia
    passeranno anche a sacrificare i loro popoli se necessiterà…
    chi identifica ad esempio la Francia con la sua elite commettere un errore…i francesi come i tedeschi sono solo schiavi da sfruttare in tutti i modi 
    prima con la finanza poi magari macellare con attentati che servono principalmente a limitare i  diritti dei cittadini(di manifestare o protestare chi governa..come avvenuto negli USA col patrioct act o in Francia e Belgio con le nuove leggi antiterrorismo che di fatto servono solo a limitare la forza del popolo qualora volesse ribellarsi contro i padroni del mondo e della moneta)
     

    chi ha controllato l’europa per 1000anni   non è un caso che sieda direttamente ed indirettamente nell’assetto proprietario della banca private europea
    chiamata BCE

    certo che si vuol far apparire come moneta e finanza come cose a se..
    come dire la politica non deve occuparsene..
    è  complice di chi ha distrutto le ricchezze dei popoli Europei ed USA che quando si passerà all’incasso si vedrà chiaramente..e che sta emergendo col fatto che le banche italiane(e prima quelle europee ed USA salvate) i nostri soldi non li ha più,se li sono rubati o sperperati poi hanno chiesto ,con la truffa,di firmare aumenti di capitale,o di comprare obbligazioni che erano veri e proprii derivati(i titoli di banca etruria una volta aperti si è visto che davano il 60% di possibilità di perdere il 50% del capitale ed il 10% di guadagnare il 5%…ma appunto nel 2011 banca italiana recependo una direttiva UE non ha più imposto l’obbligo di mettere insieme al possibile guadagno anche la probabilità di quel guadagno e quello della perdita..e questo ha dato la possibilità alle banche di confezionare titoli tossici,vere scommesse ,derivati travestiti da investimenti a basso rischio!)

    il bail in è questo i soldoni come dire ”i soldi vostri non ve li possiamo restituire perchè li abbiamo persi in scommesse ,investimenti sbagliati o ad amici degli amici,senza garanzie che chiedevamo solo a voi,o delapidati quindi siccome l’europa non pagherà per l’Italia,e quindi manco lo stato italiano può farlo,come ha pagato invece per salvare le banche europee,dovete pagare voi che siete consapevoli o meno meri titolari chirografari ossia possessori di un titolo che non vi qualifica come possessori del vostro denaro  ma aventi   titolo di credito che verrà saldato solo dopo che saranno saldati i possessori di derivati ,di obbligazioni garantite etc.. se rimarrà qualcosa”

    ecco questo è il bail in che nella sostanza denuncia lo stato di schiavitù del popolo rispetto ai possessori della moneta e della sua emissioni (che non se la devono sudare ma la creano  con una stampante dal nulla senza averne acquistato prima a garanzia del titolo-cartamoneta che emettono,l’equivalente in oro o argento o beni immobili o grano ,petrolio uranio ,acqua o qualsiasi altra cosa che abbia un costo e valore reale e che non si può stampare dal nulla ma ha bisogno di sudore per accumularlo!)in quanto ha fatto lavorare una vita il popolo e
    d invece di chiedere la decima annualmente(aldilà che lo fa con le tasse)ha
    chiesto indietro tutto quanto è riuscito a mettersi di parte..
    come dire ”il denaro non è vostro,voi non avete niente,il denaro e la sua emissione è cosa nostra ringraziate di esservi potuti sfamare ed avere un tetto sopra le spalle e curati,il che non è scontato per gli anni a venire”
    di fatto hanno rimesso i puntini sulle i.
    Se uno schiavo del cotone provava ad impossessarsi di merce del padrone o pure solo di cibo in più di quello per sopravivvere veniva punito severamente fino alla morte..
    quindi nell’ottica schiavista che sempre ha contraddistinto i padroni del mondo che oggi si nascondono dietro una moneta che appunto si vorrebbe senza connotazione politica(mentre avere  schiavi è moralmente e politicamente riprovevole!)
    tutto quadra..

    non siamo uguali purtroppo l’elite esiste e governa in modo moderni e sofisticati ovviamente non senza aver eliminato e/o comprato le voci in dissenso.. la  moneta (e la finanza)è lo strumento principe…
    non solo il suo possesso ma soprattutto la sua emissione..
    peccato che neanche ora il popolo se ne rende conto ora che lo sta perdendo


    ovviamente non vi è dubbio che l’evasione fiscale ha a che fare con la politica..
    tasse troppo elevate comportano l’evasione di sopravvivenza..
    che è cmq solo una parte
    una politica complice e serva delle elite comporta una evasione delle grandi banche e multinazionali a cui con leggi permette di avere sedi fiscali di vantaggio o non persegue l’evasione come potrebbe e dovrebbe etc..
    ovviamente parlare di evasione fiscale serve a mandare in vacca tutti i ragionamenti perchè nessuno metterebbe nel programma di evadere..
    mentre parlare di moneta porta a scoprire gli altarini e quindi non se ne parla rimane un dogma divino da non sfatare..a
    appunto la religione uscita dalla porta(la fine delle monarchie divine)rientra dalla finestra della emissione di moneta(e della finanza)
    ciao
  • Vocenellanotte

    Dici cose vere e condivisibili. Il mio punto di vista precede la tua analisi e si muove in un campo diverso che va dalla biologia evoluzionistica, alla sociologia, alla antropologia ed etnologia. Lasciarmi il tempo di articolare una risposta soddisfacente. Voglio solo confrontarmi e non aggredire nessuno, eccetto Bagnai che lo trovo urtante perché dice una serie di banalità infarcite di bestialita. Ecco tutto.