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MISSOURI-MAIDAN

DI FEDERICO DEZZANI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Perché le proteste americane non evolveranno in un regime change in stile ucraino. Come trasformare un’insurrezione in colpo di stato: la CIA è solo un emulo, il maestro è sempre Leon Trotsky.

Auto rovesciate da una massa brulicante di manifestanti inferociti, edifici che vomitano denso fumo nero dai vani vuoti delle finestre, manipoli di rivoltosi che al crepuscolo si riscaldano attorno ai copertoni in fiamme, saccheggi dei negozi al calare della notte, pungente odore di lacrimogeni, anonimi poliziotti equipaggiati come truppe d’assalto, decine di arresti e minaccia di incarcerazione di massa per chi occupa i luoghi pubblici.

Kiev, Ucraina, novembre 2013? No, Missouri, Stati Uniti, novembre 2014.

C’è un parallelismo tra le due rivolte?

C’è la possibilità che negli Stati Uniti, come in Ucraina, la piazza arrivi a rovesciare un governo eletto?

Oppure gli USA, il cui establishment è protetto da una pletora di polizie ed agenzie segrete, sono ancora troppo opulenti, troppo policés, per cadere sotto i colpi della sollevazione popolare?

Altro autunno caldo, quello russo del 1917. Si scontrano due visioni di come portare a compimento la rivoluzione: quella di Vladimir Lenin e quella di Leon Trotsky. Il primo si affida alle circostanze russe in quel preciso momento storico per rovesciare il governo Kerenskij e instaurare la dittatura del proletariato. Il secondo, vera mente grigia della rivoluzione d’ottobre, sostiene che sarebbe in grado di abbattere un governo indifferentemente a Londra, Berna o Amsterdam: le condizioni sociali del paese passano in subordine rispetto alla corretta tecnica di colpo di stato. Serve una élite di rivoluzionari, vere truppe d’assalto, che colpiscano i gangli dello Stato: la miglior polizia del mondo non potrebbe nulla contro un colpo di mano che esuli dal mantenimento dell’ordine pubblico ed attacchi il sistema nervoso della cosa pubblica.

Vince Trotsky, che, espugnato il Palazzo d’Inverno, è premiato con il comando della neonata Armata Rossa: il suo potere crescerà a tal punto da costringere la troika (quella originale, con l’omonimo direttorio neo-sovietico di Bruxelles) a esiliarlo. Morirà nel 1940, ucciso in Messico da un agente sovietico. I suoi insegnamenti continuano però ad essere studiati e siamo certi che alla CIA, dove sono state coltivate in vitro le rivoluzioni di Libia, Siria, Egitto, Tunisia ed Ucraina, le tecniche del vecchio Trotsky siano ancora accuratamente sviscerate.

Torniamo alla domanda di prima: le rivolte che infuocano il Missouri e la periferie della grandi città americane, sono i prodromi di una potenziale rivoluzione americana, seguita a ruota da un regime change in stile ucraino? La risposta è sì.

La differenze sostanziale è che nel caso di Euromaidan, qualcuno (Washington e Berlino) hanno applicato correttamente i vecchi principi di Trotsky, investendo denaro, mezzi e uomini. Nel caso del Missouri, manca una potenza straniera o un partito politico autoctono che abbia la volontà e la capacità di giocare fino in fondo la partita, espugnando la Casa Bianca.

Con il denaro e gli uomini giusti, tutto è però possibile, anche l’impensabile. Ci cimenteremo quindi in una partita di fantacalcio sui generis e proveremo a rovesciare il presidente Barack Obama e ad instaurare un governo rivoluzionario, amico delle minoranze colorate e rispettoso della nostra sfera di influenza sullo scacchiere internazionale. Emuleremo quanto fatto dalla CIA in Ucraina, ricordando però che il maestro in materia, diamo a Cesare quel che è di Cesare, rimane sempre Leon Trotsky.

Euromaidan e le rivolta di Ferguson: l’antefatto.

Ogni rivoluzionario, ieri come oggi, ha come obbiettivo il rovesciamento dell’ordine vigente e dei suoi rappresentanti che, giustamente, si difendono con le unghie e con i denti prima di soccombere. Di norma i rivoluzionari, se escono vivi e vittoriosi dall’avventura, abbelliscono con un manto di costituzionalità il neonato sistema, ma la loro azione è sempre illegale, finché non assurgono loro stessi a legislatori. Ciascun rivoluzionario, invece, opera in un contesto storico, politico e geografico ben preciso. Vediamo i casi dell’Ucraina e del Missouri.

In Ucraina il terreno di coltura per l’insurrezione è rappresentato dalle tensioni tra ucrainofoni dell’ovest e russofoni dell’est, mentre lo scopo della rivoluzione è il posizionamento di Kiev nell’orbita UE-NATO, sottraendola all’influenza di Mosca ed alla nascente Unione Euroasiatica. Il 28 novembre 2013 il presidente ucraino Viktor Yanukovich rifiuta di siglare l’accordo di associazione con l’Unione Europea, firmando così la sua condanna: a Washington si decide di rovesciarlo contando sulla complicità del governo tedesco guidato da Angela Merkel. Nella piazza centrale di Kiev, ribattezzata Euromaidan dall’emittente radiofonica americana Radio Free Europe, compaiono i primi assembramenti. La tensione, giorno per giorno, sale.

In Missouri il fattore scatenante della rivolta è l’omicidio dell’afroamericano Michael Brown, ucciso a Ferguson il 9 agosto del 2014 da un agente di polizia bianco dopo un presunto furto di sigari. La morte di Brown riaccende tensioni da sempre latenti negli USA: la segregazione razziale, il Southern Manifesto, l’assassinio di Martin Luther King, il disagio sociale, etc. Le proteste richiedono un primo intervento delle forze speciali per sedare la rivolta: l’ordine pubblico è “militarizzato”. Poi riesplodono dopo la controversa decisione del gran giurì della contea di St. Louis, di non processare il poliziotto per l’omicidio di Michael Brown: i disordini si diffondono a macchia d’olio nelle periferie delle principali città americane ed agli afroamericani si uniscono gli indigenti bianchi.

Lo scopo della nostra rivoluzione sarà rovesciare l’establishment americano ed istaurare un governo che smantelli la rete di basi americane in giro per il mondo e dirotti sulla spesa sociale le risorse assorbite dal complesso militare-industriale. Sarà una rivoluzione al grido di “più burro e meno cannoni!”

Euromaidan e Missouri-maidan: lo svolgimento.

Se il congresso dei Soviet avesse fatto affidamento su Lenin e sull’ineluttabilità della dittatura del proletariato, oggi la coppia più glamour sarebbero senza dubbio il rampollo di casa Romanov e un’hostess di San Pietroburgo. Le rivoluzioni non cascano dall’albero come pere mature e perché siano coronate da successo, insegna Leon Trotsky, servono veri esperti della sovversione. Vediamo come la CIA si è mossa in Ucraina e come agiremo noi negli USA.

Prima regola: niente soldi, niente rivoluzione. Creare un nucleo di professionisti della rivoluzione, pagare loro uno stipendio, studiare e diffondere la propaganda, spostare ed istruire gli attivisti, distribuire telefoni, radio, armi ed esplosivo, costa. E tanto. Il Dipartimento di Stato americano, per ammissione di Victoria Nuland, e la Open Society Foundation, un’organizzazione CIA di cui probabilmente George Soros è solo un prestanome, hanno investito diversi miliardi di dollari nelle due rivoluzione ucraine: quella arancione del 2004, poi abortita, e quella contro Yakunovich del 2013.

Se l’obiettivo della rivoluzione ucraina è disarcionare gli oligarchi filorussi per sostituirli con oligarchi filoamericani, ai media compiacenti ed all’opinione pubblica si vende merce più appetibile: lotta contro la corruzione, la cleptocrazia e la brutalità del regime oppressore, poco importa se legittimamente eletto. Quindi, impostata l’insurrezione sulla dialettica libertà vs. oppressione, bisogna esacerbare lo scontro di piazza, provocando le forze dell’ordine o addossando loro efferati crimini.

Per quest’operazione la CIA si serve dei nazionalisti di Settore Destro e degli hooligans con un lungo curriculum di guerriglia alle spalle: i cecchini che aprono il fuoco sulla folla nel febbraio del 2014 e preparano il terreno per la precipitosa fuga di Yakunovich provengono dalle file dei movimenti di estrema destra. Ne parlano in una telefonata intercettata Catherine Ashton ed il ministro degli esteri estone Urmas Peat.

Ora, prendiamo in mano la caotica rivolta dei sobborghi afro-americani e trasformiamola in una coesa ed efficiente macchina rivoluzionaria. Dobbiamo per prima cosa dare loro qualche spicciolo per fare la guerriglia. Come il mecenate della Leopolda renziana, David Serra, apriamo una società finanziaria alla Cayman, oppure a Singapore o Abu Dhabi, dove dirottiamo le risorse che il nostro governo destina ai paesi del terzo mondo ed alla cooperazione economica. Quindi apriamo tre ONG in altrettanti stati africani (Etiopia, Sudan, Angola) su cui convogliano i fondi. Le ONG sono scatole vuote e a rappresentarle ci sarà un solo impiegato, seduto in un modesto ufficio, che risponda al telefono e gestisca il sito internet. Le organizzazioni infatti, denominate “Amici africani del Missouri”, “Fratelli Etiopi per l’America” e “Marxisti-leninisti d’Africa”, sono solo il paravento dietro cui occulteremo il trasferimento di soldi alla protesta afro-americana negli USA.

I nostri attivisti iniziano quindi una capillare opera di sensibilizzazione e proselitismo tra le minoranze di colore americane: fondazioni, convegni, manifestazioni, giornate della memoria, spettacolari azioni di protesta, campagne virali su internet, inserzioni pubblicitarie, etc. Due sono i punti su cui ci focalizziamo: la discriminazione delle minoranze e la rapacità del governo federale che, con le insostenibili spese militari, sottrae soldi al welfare. La fascia più ampia possibile della popolazione deve famigliarizzare con il nostro messaggio, in modo che non ci sia ostile quando entreremo in azione, mentre nel frattempo selezioneremo una minoranza che sia politicamente attiva.

Quindi, ricordando la massima che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ci occorre l’equivalente del Settore Destro in Ucraina: la truppa d’assalto che faccia il lavoro sporco. Nel nostro caso, mentre la CIA ha pescato nell’estremismo di destra, noi faremo affidamento sugli eredi dei Black Panthers, un movimento di ispirazione socialista che abbracciò anche la lotta armata per difendere i diritti dei negri negli anni ’60 e ‘70. La punta di diamante sarà il redivivo Black Liberation Army, il superclan dentro i Black Panthers: i nostri istruttori militari ne addestreranno i membri nei campi allestiti in Venezuela e Bolivia.

Tutte le pedine sono al loro posto: Viktor Yakunovich e Barack Obama, tremate!

Euromaidan e Missouri-maidan: l’epilogo.

I colpi di stato bonapartisti (Napoleone che circondato dai granatieri scioglie il Direttorio, oppure Benito Mussolini che riceve dal Re la guida dell’esecutivo sull’onda della Marcia su Roma) si addicono ormai solo ai dei paesi in via di sviluppo, dove per il presidente di turno controllare l’aeroporto internazionale è ancora di gran lunga più importante che controllare l’account twitter.

In occidente, oggi, i colpi di stato si giocano sul concetto di legittimità: il governo in carica può disporre delle forze armate al loro completo, controllare centrali elettriche, acquedotti, snodi ferroviari e stradali, telecomunicazioni e dorsali internet, ma non può approntare nessuna difesa se la rivoluzione lo ha delegittimato. Privato dell’autorevolezza, il governo è svuotato di ogni potere e, come un novello Cesare, cade senza reagire sotto le pugnalate dei congiurati.

Come la CIA ha rovesciato Viktor Yakunovich creando una situazione dove la difesa di un governo democraticamente eletto è resa impossibile da un’opinione pubblica indignata dalle presunte brutalità della polizia, così noi rovesceremo Barack Obama. Serve a poco disporre della SWAT, della Sesta Flotta o degli F35, se l’opinione considera criminale qualsiasi azione compiuta dal governo: la delegittimazione è l’arma del nuovo rivoluzionario occidentale.

Nel dicembre del 2013 Viktor Yakunovich, spaventato dalle moti di piazza di Kiev, torna sui propri passi e si dice pronto a firmare l’accordo di associazione con la UE: Washington giudica la mossa un semplice diversivo e procede con il rovesciamento del presidente. A gennaio volano le molotov, si contano i primi morti tra i manifestanti e l’opposizione “politicamente presentabile” chiede le immediate dimissioni di Yakunovich. Il presidente dispiega le teste di cuoio, i Berkut, in Piazza dell’Indipendenza dove fronteggiano assalti sempre più aggressivi. Il crescendo rossiniano culmina con l’azione dei cecchini che aprono il fuoco sui manifestanti e sulle forze di polizia: è il 20 febbraio. Il 21 febbraio Yakunovich lascia Kiev ed il 22 il Parlamento nomina un presidente ad interim, filoamericano, ça va sans rien dire. La tecnica dei cecchini che aprono il fuoco sulla folla è stata largamente impiegata anche in Tunisia, Libia, Egitto e Siria durante la “Primavera Araba” targata CIA.

Vediamo ora come concludere il nostro regime change americano. Per tutto il mese di dicembre la tensione è mantenuta alta attraverso la protesta: i manifestanti reclamano la fine della discriminazione razziale, pari opportunità di lavoro, investimenti per le periferie e più controlli sulla condotta della polizia. Negli Stati dove la presenza di afro-americani è più forte la tensione sale: dal Missouri alla Florida, dal Texas a New York gli scontri con le forze dell’ordine avvengono a scadenza giornaliera. La nostra rete è due volte attiva: da una parte organizza le proteste e alza il tono dello scontro, dall’altro documenta con dovizia di particolari la reazione della polizia, esasperandone l’aspetto brutale e repressivo. Si diffonde il malcontento tra le forze dell’ordine e si ricorre con meno remore alla violenza. Verso la fine di dicembre c’è il salto di qualità: un nostro agente della Black Liberation Army piazza una bomba in una stazione di polizia di Atlanta. Si contano decine di morti e gli ambienti politici più oltranzisti evocano misure straordinarie per riportare l’ordine. Il presidente Obama, già politicamente debole, precipita nei sondaggi: pusillanime per i repubblicani ed incapace di leggere la realtà per i liberal.

Quindici gennaio 2015: una grande folla marcia per le vie di Atlanta commemorando la nascita di Martin Luther King. Il corteo è seguito passo a passo dalle forze dell’ordine. La tensione è palpabile. Scoppia un tafferuglio e si sentono spari: i cecchini della Black Liberation Army hanno abbattuto due agenti di polizia che si accasciano esanimi al suolo. Le forze dell’ordine, prese dal panico, rispondono al fuoco. È strage.

La situazione negli Stati Uniti è fuori controllo.

La Casa Bianca è circondata da una folla inferocita che esige giustizia e degne condizioni di vita: la rivolta da razziale è diventata sociale ed alle minoranze di colore si sono aggiunti i giovani disoccupati ed il popolo dei padri di famiglia costretti ad un lavoro part-time.

A Barack Obama, rifugiatosi a Camp David, sottopongono l’ordine esecutivo per la proclamazione della legge marziale.

Qualche giorno dopo, un solitario visitatore, camminando negli ambienti spogli e vandalizzati della ex-villa presidenziale, trova sul pavimento l’ordine esecutivo con la firma in calce del presidente.

Missouri-maidan si è conclusa con successo.

Euromaidan è realtà, Missourimaidan è finzione.

Ma come la CIA ha pilotato la Primavera Araba e la cacciata di Yakunovich, non abbiamo nessun dubbio che un efficiente servizio segreto saprebbe guidare una rivoluzione anche negli USA. Leon Trotsky insegna che non sono le circostanze a rendere il terreno fertile alla rivoluzione, ma i bravi rivoluzionari che sanno coltivare anche il terreno meno fertile.

Federico Dezzani

28.11.2014

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    Va bene TROTSKI , ma senza teoria rivoluzionaria non può esserci un movimento rivoluzionario e allo  stato attuale delle cose  a parte gli Internazionalisti è tabula rasa. P.S. in Missuri e altri stati la rabbia è determinata soprattutto dalla crisi ma una volta sbollita l’incazzatura e qualche rivolta il tutto rientrerà purtroppo…..

  • albsorio

    http://italian.ruvr.ru/2014_11_27/Segnale-da-Ferguson-o-iceberg-della-democrazia-2268/ 

    Articolo su Ferguson dalla prospettiva russa.
    Se cade il dollaro i campi FEMA e l’aumento di munizionamento alla guardia nazionale avranno un loro senso.
  • clausneghe

    Troppo semplice. La rivoluzione in America non verrà mai. Infatti quel popolo è ridotto ad una accozzaglia di obesi violenti e psicopatici. Al massimo arriverà il Caos, che è cosa ben diversa da una ri-voluzione che significa, semanticamente, una nuova partenza per un nuovo giro.

    Termineranno questo giro non con la rivoluzione, non ne sono capaci, ma con la distruzione, in casa loro. Non hanno mai visto la guerra in casa loro, gli obesi arroganti, è ora di fargliela vedere, vero Putin, Xi , Kim, Shing eccetera?
    E a proposito di Maidan: Gli Ukraini che non brillano certo per intelligenza e moralità, sono finiti dalla padella alla brace. E ora stanno cuocendo, si sente puzza di carne bruciata in tutta Europa. Potevano risparmiarselo il Maidan questi ignoranti ebbri di fumo di copertone. Idioti.
  • Tonguessy

    Serve a poco disporre della SWAT, della Sesta Flotta o degli F35, se l’opinione considera criminale qualsiasi azione compiuta dal governo: la delegittimazione è l’arma del nuovo rivoluzionario occidentale.


    La delegittimazione è frutto di accordi verticistici, non il frutto di qualche colpo di reni di coscienza popolare, quella viene sempre manipolata in anticipo. Per fortuna queste tecniche da psy-op erano sconosciute all’epoca delle rivoluzioni francese e russa, ma oggi non più.
    Bisognerebbe quindi trovare una delegittimazione della delegittimazione, ma dubito che ciò possa accadere: i guardiani della fede sono sempre numerosi, e le accuse di complottismo (che poi è la vera base di ogni delegittimazione sensata, non pilotata) sempre più aspre. Finchè non sarà evidente il disprezzo popolare per la delegittimazione indotta, non vedo molte speranze.
    L’analisi offerta è acuta, ma non aggiornata. Oggi i livelli di penetrazione non sono solo economici ed organizzativi, ma specialmente psicologici. Il capitale si è impossessato dell’inconscio collettivo, e lo dirige dove vuole. Certo, non sempre e comunque. Quindi c’è ancora speranza.
  • giannis

    Spero che la rivolta USA si aggravi e penso che si aggravera’ visto che tipo di
    societa’ violenta sono e il troppo divario fra ricchi e poveri

  • Georgios

    La decadenza raggiunge cime sempre più alte. Cosi anche la falsificazione della storia con conseguenti conclusioni che neanche il termine fantapolitica potrebbe descrivere.

    Lenin e Trotsky will turn in their graves dato che parliamo dell’America. Ossia si rivolteranno nella tomba.

    L’autore si rivolga a Hollywood. Magari Bruce Willis potrebbe essere interessato. Mi pare abbia fatto qualcosa di simile.

  • Tonguessy

    Bruce Willis è molto patriot, andrebbe meglio Mel Gibson, con regia di Tarantino: splatter garantito.

  • rebel69

    L’unica cosa certe è che i nostri politici sono già delegittimati, ha votare ci vanno quattro gatti, ma sono sicuro che in piazza con una pentola in testa il coperchio della pentola in mano come scudo e nell’altra il rasagnolo come arma, ci sarei solo io.

  • giannis

    ci sei solo tu perché l animale uomo ha da mangiare

  • Aironeblu

    Ciao Claudio, condivido pienamente i tuoi sentimenti, e mi godrei molto volentieri lo spettacolo di Washington in fiamme con tutta la clase governativa in fuga dal linciaggio, ma quando scrivi che "La rivoluzione in America non verrà mai […] Al massimo arriverà il Caos", sembra che trascuri un dettaglio fondamentale: in realtà nemmeno in Ucraina la rivoluzione è mai arrivata, si è trattato di un colpo di Stato orchestrato dai professionisti dei servizi e cammuffato da rivolta popolare, ma non certo di una rivoluzione spontanea. Colpl di Stato che non avverrà in USA, non per l’indolenza dei suoi cittadini ciccioni e lobotomizzati, ma per la mancanza di una regia criminale in grado di organizzare il colpo di stato.

  • Aironeblu

    Missouri-maidan si è conclusa con successo. Euromaidan è realtà, Missourimaidan è finzione

    Vero, verissimo. In mancanza di una regia occulta che possa influenzare, manipolare e dirigere a proprio piacimento le masse di cittadini yankee contro i palazzi del potere, non resta che sperare che la repressione contro le manifestazioni statunitensi possa essere tanto scomposta e provocatoria da sollevare, per la prima volta nella storia, una vera rivoluzione spontanea. E’ il caso di soffiare sul fuoco.


  • adriano_53

    il "colpo di stato" è un momento della rivoluzione, ma la rivoluzione non è un "colpo di stato". Trotsky, pur con tutta la stima che si può avere per un protagonista della rivoluzione russa, come dimostra la sua storia, prima e dopo la rivoluzione russa, rimane essenzialmente un golpista, bravo, ma sempre uomo da colpo di mano. Questa impostazione va bene quando va bene, ma il più delle volte va a finire male, ma proprio male: vedi la comune di parigi, la monaco dei consigli, l’ungheria di Bela Kun.

  • clausneghe

    Ciao Airone..Ma certo, l’ho sempre saputo che quella NON era una rivoluzione o meglio era una rivoluzione "colorata" diretta dalla Cia&c.   Accà nisciuno è fesso, come dicono a Napoli..

  • Quantum

    In USA una rivoluzione sarebbe possibile per la grande quantità di armi in mano ai cittadini.

    Ma gli USA a quanto pare sarebbero anche molto avanzati per gli investimenti in tecnologia moderna per sedare rivolte.
    Armi a microonde e ad ultrasuoni che servono per disperdere le folle sono molto segrete ma sembrano ad un ottimo stadio di sviluppo e forse anche pronte…