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MI FIDO DI TE ? (PREGIUDIZI SALVIFICI)

DI FIORENZA LICITRA

ilribelle.com

È tempo dell’annuale festival di Cannes, le cui proiezioni, per i comuni fruitori, potranno essere visionate solo prossimamente; nel frattempo, però, ci si potrebbe indirizzare verso un più abbordabile e sicuro cinema d’essai per scovare un certo film presentato proprio l’anno scorso nella suddetta kermesse cinematografica. “Forza maggiore” è il titolo dell’opera, Ruben Östlund il regista.

Senza intrighi impossibili, effetti speciali da cartoni animati ed escamotage pornografici a sostituire la trama, il canovaccio è tanto semplice quanto geniale: una coppia di sposi, con a seguito due figli piccoli, decide di andare a fare una settimana bianca sulle Alpi francesi. Il secondo giorno, dopo avere sciato, la famiglia è riunita sulla terrazza di uno chalet – dirimpetto alla maestosità delle montagne – per pranzare. L’improvviso inizio di una valanga suscita fascinazione tra i numerosi astanti, i quali non possono fare a meno di ammirare lo spettacolo della neve che precipita. La donna, preoccupata per la sua vicinanza, vorrebbe rifugiarsi all’interno della struttura alberghiera, ma il marito la blocca: troppo bello, lo scenario, per non fermarsi ad ammirarlo e magari persino a filmarlo. Ma ecco che l’irruenza della rovina provoca già terrore, e la gente comincia a scappare; quando la fine sembra ormai certa, la donna fa da riparo, come può, ai bambini, mentre invece il marito, raccolti telefono e guanti, si dà alla fuga scavalcando uno dei suoi stessi figli.

La valanga, fortunatamente, con la sua tumultuosa foschia, ha solo sfiorato la terrazza dello chalet – la madre e i bambini sono illesi – ma il misfatto è irreparabilmente avvenuto: quel padre di famiglia ha sacrificato moglie e prole per assicurarsi la salvezza. Da lì in poi si apre un varco di distanze, incomprensioni e altro.

Purtroppo, ed è un vero peccato, il regista non è riuscito né a mantenere la tensione iniziale, né a sostenere soprattutto la tematica portante, sprecando così quella che poteva essere l’occasione di un’opera d’arte fatta e finita. Ciò che potrebbe restare allo spettatore, una volta uscito dal cinema, è qualche riflessione, che fino a un paio d’ore prima gli era forse estranea.

È chiaro che quando scegliamo un compagno/a di vita ci chiediamo se quella persona riuscirà a restare fedele al suo “mandato”, se ci abbandonerà qualora dovesse andare tutto male o dovessimo finire poveri in canna; se saprà essere paziente e comprensivo/a quando saremo sufficientemente demotivati e al contempo oziosi, quando avremo voglia non di amici e di “svaghi costruttivi”, ma forse solo di fughe remote; ci domandiamo poi se potremo contare sulla sua presenza nel caso di un’eventuale malattia. Inutile mentirsi: le risposte non si hanno e non si avranno, se non durante lo scorrere di questa vita; si può sperare, e certamente credere fino a prestare giuramento, ma non si può mai sapere davvero mai quale sorte ci toccherà. Tanto mistero, che ci lega inesorabilmente a qualcuno in particolare, è giusto e pure bello: bisogna coltivarci, ogni giorno e nonostante il maltempo che ci attraversa, affinché l’annata sia buona. Tutto questo, però, risulta abbastanza normale, vi è invece una domanda che non ci si pone quasi mai: se dovesse esserci un pericolo imminente, proverebbe lui/lei a difenderci a costo della sua vita?

Per onestà di cronaca, è bene dire che la questione di norma tocca più la parte femminile, perché è chiaro che, per ovvie caratteristiche di forza fisica (e non solo), dovrebbe essere l’uomo a prestarsi maggiormente all’intervento.

Si dà per scontata la risposta, dicevamo, per la semplicissima ragione che, alla faccia di tutti i veterani dell’illuminismo non ancora scavalcati da una valanga, ci troviamo al cospetto di un sacrosanto e benedetto “pregiudizio”: il dare per assodato che chi ci è a fianco farà di tutto per strapparci da un’imminente minaccia – che va ad attentare alla nostra vita o, peggio, a quella dei nostri figli – fa parte della concretissima stima e fiducia, che nutriamo verso l’altro/a.

Se venisse a mancare tale certezza – seppure non comprovata – quale tipo di rapporto potrebbe mai instaurarsi, se non uno tremendamente individualista e autoreferenziale? Un anti-rapporto, probabilmente.

Purtroppo, non sono rari i casi di cronaca in cui si apprende di gente che, trovatasi in grave pericolo di vita, non si è fatta alcuno scrupolo a oltrepassare e perfino a calpestare donne, vecchi e bambini, pur di mettere in salvo la propria pellaccia: è il tanto acclamato istinto di sopravvivenza, nella sua versione parossistica, a manifestarsi. Esiste anche questo aspetto, certamente, ma, una volta scampata la morte, chissà cosa succede nell’animo di chi è rimasto, di chi è stato abbandonato e, infine, di chi ha custodito lo spirito della sopravvivenza altrui. Cosa accade, quando una persona cara sorprende e frantuma in tal modo la nostra fede in lei? Accade, senza misericordia alcuna, di trovarsi improvvisamente di fronte a uno sconosciuto: una perdita terribile, perché irrimediabile.

È vero anche che bisogna trovarcisi, in determinate situazioni, per dirsi immuni dal tradimento e ancora fedeli a quel “mandato” speciale, che nessuna norma giuridica o comportamentale può insegnare: esso è in noi, sempre, oppure in alcun altro luogo.

In questo caso, per meglio vivere, non resta che affidarci al pregiudizio – fino a prova contraria, indimostrabile nella sua veridicità o falsità – misterioso e ineffabile, come la profonda fede nella persona amata.

Fiorenza Licitra

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2015/5/22/pregiudizi-salvifici.html

21.05.2015

Pubblicato da Davide

  • FlavioBosio

    Ok, ma chi l’ha scelto come compagno il suddetto individuo…

    Era il più bello, era il più figo, vestiva alla moda, guidava una cabrio e LEI l’ha scelto.
    Ora si lamenta perché è finocchio, va a trans, non sa nuotare, soffre di vertigini (…come il 99% degli uomini che non hanno le palle per lanciarsi con un paracadute), ed ha paura delle armi da fuoco.
    Ora pretende che una pecora si trasformi in lupo?
  • GioCo

    Oh accidendi che sbrodello di stupidaggini. Dove inziamo? Cia va, iniziamo qui, da noi.
    Chi scegliamo? Noi stessi, senza scampo.
    Se ci abita un corpo emotivo, non possiamo attirare il suo opposto, attireremo lo stesso corpo emotivo che ci abita. Senza scampo.
    Così se troviamo qualcuno che tradisce la nostra fiducia, noi lo abbiamo scelto ed è questo che brucia, non l’aspettativa tradita. Lui/lei ci racconta di chi siamo e non possiamo accettare d’essere ciò che giudichiamo male. Se avessimo scelto consapevolmente di amare uno con il cuore di lepre, non si sarebbe prodotto il dramma ma probabilmente una comica: la coppia sarebbe fuggita via armi bagagli e bambini al primo cenno di pericolo. Questo accade se non c’è bisogno di dimostrare ciò che non è parte di noi a un corpo emotivo che non vuole accettare se stesso.
    Se vogliamo qualcuno che ci rassicuri, allora dovremmo prima d’ogni altra cosa saperci sicuri di ciò che ci abita e di cosa condiziona le nostre scelte, senza vergogna, scaricando il patume del giudizio, che non è un giudicare le cose, le situazioni, ma le identità, le persone (compresi noi stessi). Separare le condizioni dalla vita che si produce in essa e sapere che non c’è colpa, solo un teatrino perfetto di drammi, che ci riguardano in quando (e soltanto) perchè ne siamo compartecipi.

  • uomospeciale

    Davvero mi sfugge il senso e l’utilità pratica di questo articolo.
    Tuttavia non essendo ipocrita ma onesto, credo che in caso di grave pericolo tenterei di mettere in salvo la MIA PELLE invece di rischiarla per salvare un altro/a….
    In fin dei conti è preferibile piangere e campare:

    ( come ad es fanno le donne, solitamente sempre le più svelte a mettersi in salvo in caso di pericolo..)

    piuttosto  che morire da "eroe", cioè da coglione.

  • lanzo

    Una cosa che non ho mai capito: :Prima le DONNE e i bambini – ? Ma perche’ ?

    Che io so’ peggio di loro ? Quindi se c’e’ un "drone" che mi manda un missiletto e mi fa fuori, tutti a piaggne pe’ le donne e i bambini ?  Io invece che sono di sesso maschile e adulto, e’ ovvio ch devo essere lacerato da una bomba a grappolo o missiletto sparato dal "drone" – schifosi maschi, dovete mori’.
  • MarioG

    Per quale motivo uno dovrebbe lanciarsi col paracadute (a meno di non essere un para’, beninteso)?

  • uomospeciale

    Perché la vita degli uomini oggi come ieri è spendibile, sacrificabile
    come  lo è sempre stata in tutto il mondo, e in tutte le epoche in ogni evento bellico, disastro naturale, o situazione pericolosa sia in guerra che in pace e perfino sul lavoro:

     ( Morti sul lavoro: 97% uomini…)

    Ti dice nulla il fatto che in caso di naufragio di una nave, nella famosa frase "Prima le donne e i bambini" le donne vengano ancor prima dei bambini?

    Io invece, a differenza di tanti ho sempre creduto che la vita di chiunque abbia lo stesso peso  e la stessa identica importanza, a prescindere dal sesso:

     ( Una distinzione andrebbe semmai fatta in base all’età…. Ad es in caso di naufragio, la vita di un vecchio non vale certo quanto quella di un bambino …)

    Fermo restando  che in generale, la vita di nessuno vale quanto la mia.
    E mai rischierei la pelle per salvare una donna che poi resterebbe ben viva consolandosi molto in fretta, e  saltando  sul prossimo cazzo disponibile.

    No.
    Troppo da coglioni.
    Preferisco essere io quello che si salva e magari piange  ma resta ben vivo e in ottima salute.

    Che ci vuoi fare? Sono un cinico realista.

  • FlavioBosio

    Pensi che io vorrei essere l’ufficiale con la pistola…

    La vita di un codardo non vale quanto quella di un bambino.
  • uomospeciale

    A quanto pare non sai leggere le risposte, o non sai capirne il significato.
    Problema tuo, non mio.

  • uomospeciale

    In effetti il motivo sfugge anche a me.
    Mah!…..Mistero.

  • FBF
    Mi par di capire che per meglio vivere, non resta che affidarci al pregiudizio misterioso e ineffabile, come alla profonda fede nella persona amata. Per cui all’istinto che ancora rimane nonostante mitigato da stragi, guerre e tanto altro per distruggere le razze e per cui il vero Amore istintivo naturale quello senza forzature, sostituito da amoR un placebo, per costruire una nuova razza di spirito e non solo. L’homo communis.
    Il marito scappa poiché i figli e la moglie sono in fondo degli sconosciuti. L’amore naturale non li ha uniti ma l’amoR. 
    Per cui il film pare che dica: tu che sei ancora secondo natura e che non trovi il tuo simile invece di scappare in caso di pericolo ti conviene evitare sensi di colpa e ti estingui da single così possiamo concludere prima il progetto.
    Perché prima le donne e bambini? Basta osservare i barconi che arrivano spesso carichi di puerpere e bambini. In una società in costruzione per cui fondata sull’ethos piuttosto che che sull’ethnos oltre a eliminare prima l’ethnos per fare spazio bisogna portare donne e bambini poiché più malleabili e plasmabili e dunque integrabili con meno costi, mentre le donne sono le madri. Inoltre meglio un uomo o una donna? Meglio la donna la femminina in latino femina senza fede. Infatti uccisi gli uomini l’habitat naturale è in totale balia di qualsiasi Regime contro natura.        
  • FBF

    Perché prima le donne e bambini? Basta osservare i barconi che arrivano spesso carichi di puerpere e bambini. In una società in costruzione per cui fondata sull’ethos piuttosto che che sull’ethnos oltre ad eliminare prima l’ethnos per fare spazio come nelle due guerre mondiale ma non solo,  bisogna portare donne e bambini poiché più malleabili e plasmabili e dunque integrabili con meno costi. Inoltre meglio un uomo o una donna? Meglio la donna la femminina in latino femina senza fede. Infatti uccisi gli uomini l’habitat naturale è in totale balia di qualsiasi Regime contro natura.