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MATRIMONIO OMESESSUALE ? UN CONTROSENSO

DI ALESSIO MANNINO
ilribelle.com

Che noia, questo Obama. Il politico più progressista e cool del pianeta per rilanciarsi non trova di meglio che rispolverare il politically correct per antonomasia, scontato e innocuo, dunque perfetto per il sentimentalismo liberal a buon mercato: la sorte dei «fratelli e sorelle gay». Premessa: da parte di chi scrive nessuna moralina cristianeggiante – per l’esattezza: alla Paolo di Tarso, pervertitore dell’amorale Cristo – né alcun pregiudizio tardo-borghese d’importazione puritana. Personalmente, da pagano, sia pur moderno e perciò miscredente, vedo la sessualità come un ingrediente naturale, istintivo, ludico, dionisiaco, goloso, ferino, e amare un uomo o una donna dovrebbe essere affare libero e privato. L’eros antico avrebbe molto da insegnare ai nostri residui preconcetti e sensi di colpa derivati da duemila anni di repressione sessuofoba. Ma c’è una differenza fondamentale, un limite invalicabile perché anch’esso dettato dalla natura: nell’unione fra un uomo e una donna è inscritta la procreazione, la nascita della vita; nell’amore fra due persone dello stesso sesso, no. È così e basta, e saggezza vorrebbe che questo discrimine sia rispettato, venerando il principio stesso su cui la natura-madre crea l’uomo e armonizzandovi il suo corrispondente sociale e legislativo. Con ragionevolezza, prendendo atto che alcune esigenze attuali sono passabilissime. In breve: no al matrimonio gay, in quanto sterile; sì ai diritti di buonsenso per le coppie omosessuali.

Approfondiamo. Un conto è la questione delle convivenze, un altro il bisogno di riconoscimento delle relazioni omo. Due conviventi possono essere un uomo e una donna, e lo sono sempre di più in quest’epoca secolarizzata e individualista in cui al matrimonio civile o religioso i giovani preferiscono un eterno e meno impegnativo fidanzamento. Ma possono essere anche due amici che condividono lo stesso tetto per smezzare il caro-vita, oppure due vecchietti o nonnine che alleviano la solitudine abitando insieme.

Ora, se un ragazzo e una ragazza non vogliono assumersi la responsabilità giuridica e sociale dei doveri matrimoniali, non si vede perché debbano poter pretenderne i conseguenti diritti. Per gli altri, dal testamento per la successione, dalla delega per le cartelle cliniche alla cointestazione dell’affitto, le leggi esistenti prevedono blande tutele. Insufficienti? Le si integrino con misure come il certificato di famiglia anagrafica adottato in alcuni Comuni italiani. Ma è troppo facile rifiutare di sposarsi con atto pubblico ed esigere la stessa considerazione di chi si sposa: è volere la botte piena e la moglie ubriaca. Spiace per i giuristi lettori di Harmony, ma l’amore-sentimento, bellissimo desiderio, non compete al legislatore. Ed è bene che continui a non competergli, onde evitare di ficcare il naso nella nostra intimità.

Diverso il discorso per le coppie gay. La sentenza 4148 della Cassazione del 15 marzo 2012 ha respinto la trascrizione in Italia di un matrimonio fra due uomini avvenuto all’estero. Nel nostro paese, infatti, è assente una legislazione in merito. Al contempo, tuttavia, la suprema corte ne ha sostenuto la necessità, invocando per gli omosessuali un “trattamento omogeneo” a quello dei coniugi etero.

La Cassazione, che non è il verbo divino in terra, ha torto a chiedere un’equiparazione tra matrimonio e unione gay. E non tanto per il famoso dettato della Costituzione, che pure all’articolo 29 parla correttamente di famiglia come “società naturale”. Quanto, piuttosto, per una constatazione pre-costituzionale e pre-sociologica: la famiglia è tale se ha come scopo ultimo la prole, il donare la vita. Lo stesso significato di matrimonio rimanda alla maternità, a sua volta indissolubilmente legata, e non potrebbe essere altrimenti, alla paternità. Le eccezioni sfortunate, come le coppie incapaci di procreare, confermano la regola decretata dalla differenza fra sessi.

Il matrimonio omosessuale (attenzione: non la relazione e men che meno il sesso, Dio ci scampi e liberi dall’omofobia pretesca) è un controsenso biologico. E lo è anche dal punto di vista psicologico, perché l’equilibrio naturale del bambino non è dato solo dall’amorevolezza e dalle cure, ma dall’educazione interiore e dall’esempio inconscio che solo una coppia uomo-donna può dare. Il complesso di Edipo diventerebbe una fantasia letteraria di Freud se ci convincessimo dell’idea assurda che basta il semplice “affetto” di due persone, a prescindere del loro genere, per crescere futuri adulti psicologicamente sani e completi. Perciò trovo l’adozione o i figli in provetta per i gay profondamente sbagliate: il bene del bambino è superiore alla volontà egoistica di essere padri o madri quando non si può esserlo.

Sotto il profilo sociale, infine, una società che non predilige l’eterosessualità si allontana da quello che, piaccia o no, la natura ha decretato come presupposto dell’esistenza stessa: la tensione degli opposti che genera l’energia che sostiene il mondo, senza la quale la vita cesserebbe – e sappiamo quale prezzo stiamo già pagando in termini esistenziali per aver rimosso e rinnegato i limiti e i ritmi naturali in tanti aspetti della nostra vita, rendendola un consumo usa-e-getta di oggetti e sensazioni mercificate, meccanizzate, commercializzate, superficializzate.

Detto questo, penso che diritti minimi, di buon senso, vadano riconosciuti agli omosessuali. Soddisfare bisogni elementari e sacrosanti senza stravolgere l’impianto del matrimonio, mi pare una cosa altrettanto naturale e giusta. Per dire: non è umanamente ammissibile che in ospedale il compagno di un malato non possa ricevere informazioni sulla sua cartella clinica. In sintesi, vedo bene quelle unioni civili limitate ad una serie di garanzie, per l’appunto, di decenza civile.

Un’ultima considerazione finale. L’amore dovrebbe essere la cosa più libera del mondo, anche dalle leggi. Compreso quello omosessuale, che come impulso è naturale tanto quanto quello etero, visto che si tratta di un’inclinazione che segue gli oscuri meandri della psiche, e perciò non va né condannato né esaltato, ma semplicemente accettato. Ma è sempre la natura ad averlo reso sterile e inadatto al ruolo differenziato di padre e madre, e nessuno può farci nulla. Se altri popoli in materia hanno fatto scelte legislative diverse, questo non significa automaticamente che occorra imitarli. Altrimenti potrà saltar fuori qualcuno a chiedere d’imitare la democraticissima e liberalissima Inghilterra (dove è lecito adottare per le coppie omosessuali), ad esempio, che so, nei licenziamenti più facili. Ops, dimenticavo: questo l’hanno già fatto abbondantemente, da un pezzo, e con saccenza tipicamente liberale.

Alessio Mannino
Fonte: www.lavocedelribelle.com
23.01.2013

via www.giornaledelribelle.com

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu

    D’accordo su tutto.

    Distinguiamo la sfera emotiva in cui ognuno è libero di seguire i propri sentimenti da quella giuridica, che come qualunque attività umana, deve essere orientata verso uno Ius Naturalis. Oltre ad essere un controsenso biologico, il matrimonio omosessuale è un ossimoro, una contraddizione di termini, se consideriamo che l’etimologia del termine viene da “mater” e “munus”, che rimandano al ruolo procreativo della madre.

    Usiamo il termine “unione”, è più appropriato.

  • MrStewie

    “la famiglia è tale se ha come scopo ultimo la prole, il donare la vita”

    Non sapevo che il matrimonio avesse uno scopo. Secondo questo principio decidere di sposarsi ha senso solo se si è in procinto di procreare. Perché sposarsi prima allora? Le coppie sterili, o chi semplicemente non vuole avere figli, non si possono chiamare marito e moglie.
    Dunque, che fare con quelle famiglie in cui muore un genitore con figli piccoli? Non c’è più “la tensione dualistica che sostiene il mondo”. Non parliamo neanche di quelli senza genitori cresciuti dai nonni o dagli zii. Sono persi.
    Mentre leggo, riaffiora alla mia mente lo spot del Mulino Bianco… L’autore parla di non voler confondere biologia e legislazione, eppure lo fa (sebbene chirurgicamente). Da dove nasce questa enorme paura per il diverso? Nel principio cattolico (piuttosto dimenticato) “ama e fa ciò che vuoi” non c’è alcuna indicazione sessuale.
    A proposito di eccezioni che confermano la regola: i figli gay vengono anche alle coppie etero, complesso di Edipo o no.

  • Aironeblu

    Guarda che la famiglia dall’inizio dei tempi è nata proprio con lo scopo di procreare in qualunque forma di società civile manifestatasi sul pianeta, a partire dai greci, dove l’omosessualità era una prassi comune, ma la procreazione rientrava nella sfera famigliare.

    Io non vedo nessuna paura per il diverso nell’articolo, al contrario, una spinta verso l’accettazione e la definizione di un giusto ruolo ad un tema che oggi non ha ancora il suo posto come l’unione omosessuale, e che cerca di inserirsi nello spazio dell’unione eterosessuale.

  • gdraghino

    Perfettamente d’accordo.
    Basta con il politically correct, torniamo a dire le cose come stanno.

  • Kazonga

    Premesso che sono nella sostanza d’accordo con diverse delle considerazioni esposte da Mannino, bisogna però dire che il principale argomento che adduce (una coppia gay non può avere prole e quindi è impossibilitata a costituire una famiglia) non sta molto in piedi: esiste la possibilità di adottarli, i figli, oltre che di “farli”.

    Detto ciò, tutta ‘sta voglia di matrimonio in giro (gay o etero che sia) è veramente sorprendente 😉

  • Masaccio

    Nell’antica Grecia erano comuni e accettate le relazioni omosessuali tra un adulto e un adolescente, meno quelle tra due adulti. Solo per la precisione.

  • vainart

    Io da omossessuale accoppiato vorrei semplicemente vedere i miei diritti riconosciuti. E parlo di semplici questioni tecnico economiche come la reversibilità della pensione, le eredità ecc. ecc.
    Di avere dei figli o addottarne non mi interessa particolarmente, anzi per niente. E posso assicurarvi che la maggior parte delle coppie gay (maschi) non sono per niente interessati all’argomento e le gay (donne) semplicemente se li fanno dato che la natura glielo permette, visto che per una donna fare un figlio non è difficile nel momento in cui trova un donatore di sperma, cose alquanto semplice, specie tra gli amici gay.
    Pertanto tutto questo parlare di addozioni e figli mi sembra superfluo quando i veri diritti civili vengono comunque calpestati. Poi chiamarlo matrimonio, unione assemblaggio o quant’altro a poca importanza… il matrimonio come lo intendiamo noi è già ben diverso da quello musulmano o induista dove prendono varie mogli ecc. ecc. argomento lungo…

  • yiliek

    Mi pare che anche su questo tema l’autore si sia espresso

  • ottavino

    L’articolo è accettabile, ma si tratta di un argomento che si può osservare da moltissime angolazioni diverse. Quella che più mi piace, è quella socio-istituzionale. Si dice che gli omosessuali debbano avere dei “diritti”. Questo significa che c’è uno stato che “concede” dei diritti ad alcuni, se apparteneti a determinate categorie. Già solo questo fatto è disdicevole. Facendo così lo stato crea delle discriminazioni!. Assurdo. Per evitare delle discriminazioni se ne creano altre!. E’ proprio il comportamento di un imbecille.

  • Primadellesabbie

    La continua, petulante imposizione di parlare dei problemi sessuali e valutare le possibili “iniziative”, con la annessa ritualità di sottolineare la propria correttezza al riguardo, mi sembra abbia superato tutti i limiti del buon senso e di altro genere. Se ci si distrae mezz’ora ti propinano inesorabilmente uno dei loro “pride”.

    L’omosessualità é stata “vissuta” e inserita nel contesto sociale molti, molti secoli prima che si instaurasse la cultura greca.

    Ho avuto diversi amici gay, fin da ragazzino, alcuni sono stati e mi sono deliziosi, fedeli e colti amici e nessuno di loro mi ha mai massacrato con i suoi problemi sessuali, cosa che non sopporterei nemmeno da altre tendenze o specialità (sono stato lievemente infastidito dai preti come, credo, quasi tutti quelli che li hanno frequentati da bambini).

    Il fatto poi che le eventuali leggi al riguardo, sulla opportunità delle quali mi dichiaro disorientato visti gli sviluppi, debbano dar luogo o scaturire da un pubblico dibattito, come se si trattasse di una novità, mi sembra grottesca, sopratutto considerando che guerre e provvedimenti di ben maggior rilevanza e che interessano la vita di tutti sono presi senza tanti complimenti.

    Mettiamo un pietoso velo sul mondo della moda e sul modo in cui (non) sono assicurati, in larga parte di quel settore, gli eventuali diritti e possibilità di chi non appartiene a questo sindacato.

    Che si tratti di assicurarsi i voti di questa comunità (?) la dice, ancora una volta, lunga a proposito di come possa essere strumentalizzata la così detta democrazia.

  • NerOscuro

    Di qualsiasi argomento si tratti, quando sento la motivazione “naturale” (famiglia naturale, relazione naturale, legge naturale, cibo naturale, ecc…) capisco che qualcuno non sa bene di cosa sta parlando. Siccome l’aggettivo “naturale” mi sembra più attinente ai sentimenti individuali, che a un chiaro insieme di caratteristiche, e non potendo qui approfondire l’argomento trovo comunque giusto porre qualche domanda per chi coltiva il dubbio:
    – L’uomo è un essere che fa parte della natura?
    – Viviamo come si vive in natura cioè l’immagine che ne abbiamo?
    – Le leggi che ci siamo dati seguono la natura così come la conosciamo o cercano qualcosa di più?
    – Possono la tecnologia e la legge risolvere le difficoltà oggettive di avere figli al di fuori della coppia etero?

    Personalmente credo che l’uomo, in quanto animale, appartenga alla natura ed è di per sé difficile che faccia qualcosa che non sia contemplato da “leggi” naturali. I veri limiti delle azioni umane sono la fisica e la sostenibilità in un ecosistema, in seconda battuta i limiti sono la capacità di reggere della struttura culturale e sociale. Infatti la tecnologia può risolvere parecchi problemi ed è più avanti delle nostre leggi, ma rimane che una cosa non accettata dalla nostra visione del mondo deve essere risolta prima culturalmente, poi da leggi giuste.
    Il matrimonio gay, che nell’attuale scala delle urgenze dovrebbe essere all’ultimo posto per rispetto alla grave crisi che viviamo, non danneggia nessuno. Non dovrebbe cambiare il senso della parola “matrimonio” per gli etero. Anche consentisse di adottare o avere figli con qualche tecnologia, non cambia la prevalenza dell’amore e dell’educazione sulla composizione di genere della coppia nei confronti della buona crescita dei figli.
    Ricordo brevemente che molte persone a dispetto del matrimonio di facciata coltivano o hanno coltivato relazioni omosessuali. Questo non fa di loro dei pessimi genitori.
    Non sarebbe meglio smetterla con questa ipocrisia?

  • Primadellesabbie

    Si, l’abuso del termine “naturale” porta fuori strada.

    Il compito più arduo ed elevato che l’uomo si trova a dover affrontare e risolvere nella sua vita, consiste nel cercare di individuare le “superiori intenzioni” del principio supremo e cercare di uniformarvisi (rappresenta il bene) evitando di contrastarle (sarebbe il male). Questo secondo le grandi tradizioni dell’umanità.

    Si tratta, in ultima analisi, di una problematica che riguarda l’individuo e dovrebbe essere risolta individualmente e la soluzione conseguente alle caratteristiche, coscienza (responsabilità), ecc. di ciascuno.

    Nelle religioni monoteistiche la volontà dell’essere supremo é scritta o custodita da qualcuno, quindi il problema si risolve in altro modo.

  • ottavino

    Insomma per farla breve: Fossi lo stato non solo non darei il matrimonio omosessuale, ma smetterei anche di celebrare quello etero!. Avere uno stato che “riconosce” qualcosa a qualcuno è una stupidaggine che procura soltanto innumerevoli guai.

  • nigel

    L’omosessualità e la bisessualità erano benevolmente tollerate (con un pizzico d’ironia, forse, da parte dei “normali”) dalla civiltà greca e, al tempo dell’impero, da quella romana. Nelle famiglie che potevano consentirsi un pedagogo, non era infrequente che quest’ultimo iniziasse il fanciullo alla sessualità (col che si sconfinava tranquillamente nella pedofilia, attivamente praticata). La sessualità era vissuta pertanto senza quei vincoli creati successivamente dalla cultura cristiana, senza troppe limitazioni e sensi di colpa. Dal momento quindi che l’omosessualità è un fenomeno da sempre presente nella storia della specie umana ed estremamente diffuso e considerato che tra due individui dello stesso sesso si può realizzare un’affettività del tutto analoga a quella esistente tra le coppie eterosessuali, il negare a costoro la possibilità di poter realizzare un legame stabile sembra in effetti una coercizione. Da questo, a consentire eventuali adozioni e/o fecondazioni artificiali, per appagare il desiderio di maternità o paternità, penso però ce ne corra

  • Santos-Dumont

    L’articolista può dichiararsi come gli pare, ma è prete e moralista fin nel midollo. Dieci minuti di tempo perso, più uno per commentare.

  • stefanodandrea

    Vainart, accetto il tuo punto di vista. Da parte mia le perplessità a riconoscere le unioni civili consistono esclusivamente nel timore che fatto un passo poi si pretenda l’adozione. Vero che in quel caso ci sarebbe sempre la guerra civile e vedremmo chi sopravviverebbe. Però vorrei evitarla.
    Una cosa però non capisco. Perché sottolineate sempre i “diritti” come se dal matrimonio sorgessero diritti?
    Dal matrimonio nascono obblighi. Le coppie di diverso sesso hanno il “potere” di “contrarre vincoli”, ossia di scegliere di divenire titolari di doveri.
    I membri di una coppia omosessuale che sia ricorsa all’unione civile: i) hanno l’obbligo di essere fedeli; ii) hanno l’onbligo di coabitare; iii) hanno l’obbligo di concorrere ai fabbisogni della famiflia; hanno l’obbligo di aiutare il coniuge in difficoltà.
    Se non adempiono questi doveri è possibile che l’altro coniuge scekga di separarsi e ottenga l’addebito della separazione sottraewndosi al dovere di pagare l’assegno di separazione.
    Ciascuno degli “uniti” perde il diritto di disporre come vuole del proprio patrimonio per causa di morte e soggiace alla riserva che spetta all’altro, anche se lo odia perché quest’ultimo lo ha tradito e ripetutamente offeso in pubblico.
    L’Unito e persino i suoi genitori sono obbligati a fornire gli alimenti in caso l’altro sia in stato di bisogni, qualsiasi comportamento quest’ultimo abbia tenuto nei confronti del primo.
    QUESTO E’ IL MATRIMONIO SOTTO IL PROFILO DEL DIRITTO CIVILE. E’ vero che è l’unico atto vincolante che il consumatore moderno stipula con superficialità. Ma il matrimonio è fatto di vincoli. Chiunque capisce che gli obblighi vengono non solo moralmente ma anche logicamente prima dei diritti. I diritti non sono altro che la pretesa a far adempiere gli obblighi o a ottenere il risarcimento o altro rimedio in caso di violazione dell’obbligo. Non penso che ti sia mai venuto in mente di pensare che “hai il diritto” alla fedeltà o alla coabitazione da parte del tuo compagno (con la conseguenza che si deve anche essere disposti a cambiare lavoro e ad abbandonare una carriera: QUESTO E’ IL MATRIMONIO). Invece hai certamente avvertito “il dovere” di essere fedele.
    Insomma, le unioni civili ci possono pure stare ma guai a chi osa pretendere l’adozione, perché altrimenti si torna indietro. Ma l’ideologia dei diritti civili è qualcosa di SQUALLIDISSIMO, FUORVIANTE, CONSUMIERISTICO, PENOSO. Coloro che non desiderano assumere i vincoli che ho ricordato (e altri) non devono perorare la causa delle unioni civili; bensì l’emanazione di alcune norme che eliminino disagi e oggettive e pesanti ingiustizie. Mi auguro di aver suscitato in te almeno un dubbio. L’ideologia dei diritti civili è la religione del capitalismo globalista. Una religione in senso proprio. Essa, anche quando intende tutelare interessi meritevoli, è l’ideologia nemica. E’ il tentativo del capitalismo globalizzato di darsi una spiritualità che non ha.

  • RicBo

    Curioso che Mannino usi gli stessi argomenti del PP spagnolo, ovvero un partito che rappresenta gli interessi dell’Opus Dei e di quell’ideologia nazional-cattolico-fascista che non è mai morta in Europa

  • stefanodandrea

    RENDO AUTONOMO UN COMMENTO CHE HO POSTATO IN RISPOSTA A VAINART, PERCHE’, CREDO, INTRODUCE UN PROFILO NUOVO, SUL QUALE INTENDO SCRIVERE UN POST
    Vainart, accetto il tuo punto di vista. Da parte mia le perplessità a riconoscere le unioni civili consistono esclusivamente nel timore che fatto un passo poi si pretenda l’adozione. Vero che in quel caso ci sarebbe sempre la guerra civile e vedremmo chi sopravviverebbe. Però vorrei evitarla.
    Una cosa però non capisco. Perché sottolineate sempre i “diritti” come se dal matrimonio sorgessero diritti?
    Dal matrimonio nascono obblighi e soggezioni. Contraendo matrimonio si perde la libertà. Le coppie di diverso sesso hanno il “potere” di “contrarre vincoli”, ossia di scegliere di divenire titolari di doveri.
    I membri di una coppia omosessuale che sia ricorsa all’unione civile: i) hanno l’obbligo di essere fedeli; ii) hanno l’obbligo di coabitare; iii) hanno l’obbligo di concorrere ai fabbisogni della famiglia; iv) hanno l’obbligo di aiutare il coniuge in difficoltà.
    Se non adempiono questi doveri è possibile che l’altro coniuge scelga di separarsi e ottenga l’addebito della separazione sottraewndosi al dovere di pagare l’assegno di separazione.
    Ciascuno degli “uniti” perde il diritto di disporre come vuole del proprio patrimonio per causa di morte e soggiace alla riserva che spetta all’altro, anche se lo odia perché quest’ultimo lo ha tradito e ripetutamente offeso in pubblico.
    L’Unito e persino i suoi genitori sono obbligati a fornire gli alimenti in caso l’altro sia in stato di bisogni, qualsiasi comportamento quest’ultimo abbia tenuto nei confronti del primo.
    QUESTO E’ IL MATRIMONIO SOTTO IL PROFILO DEL DIRITTO CIVILE. E’ vero che è l’unico atto vincolante che il consumatore moderno stipula con superficialità. Ma il matrimonio è fatto di vincoli. Chiunque capisce che gli obblighi vengono non solo moralmente ma anche logicamente prima dei diritti. I diritti non sono altro che la pretesa a far adempiere gli obblighi o a ottenere il risarcimento o altro rimedio in caso di violazione dell’obbligo. Non penso che ti sia mai venuto in mente di pensare che “hai il diritto” alla fedeltà o alla coabitazione da parte del tuo compagno (con la conseguenza che si deve anche essere disposti a cambiare lavoro e ad abbandonare una carriera: QUESTO E’ IL MATRIMONIO). Invece hai certamente avvertito “il dovere” di essere fedele.
    Insomma, le unioni civili ci possono pure stare ma guai a chi osa pretendere l’adozione, perché altrimenti si torna indietro. Ma l’ideologia dei diritti civili è qualcosa di SQUALLIDISSIMO, FUORVIANTE, CONSUMIERISTICO, PENOSO. Coloro che non desiderano assumere i vincoli che ho ricordato (e altri) non devono perorare la causa delle unioni civili; bensì l’emanazione di alcune norme che eliminino disagi e oggettive e pesanti ingiustizie. Mi auguro di aver suscitato in te almeno un dubbio.
    L’ideologia dei diritti civili è la religione del capitalismo globalista. Una religione in senso proprio. Essa, anche quando intende tutelare interessi meritevoli, è l’ideologia nemica. E’ il tentativo del capitalismo globalizzato di darsi una spiritualità che non ha.

  • ottavino

    Vedi che allora la cosa migliore è uno stato che non si intromette? Perchè più si intromette, più combina disastri. Viviamo ancora con l’idea di dover raggiungere “Liberté, egalité, fraternité”. Ma “Egalité” non ce la può dare lo stato, perchè nel cercare di ottenerla, produce disuguaglianze!!.

  • A

    Una paccottiglia avariata, farcita di moralismo d’accatto, con un tocco di farneticazioni snob, religiose e demenziali, con l’aggiunta di qualche castroneria dal sapore di muffa ma col grande gusto di smentirsi da solo, già alla quinta riga.

  • ottavino

    E poi: non cercare di convincerli. Qui sono ancora tutti nello stato d’animo di coloro che aspettano il “sol dell’avvenir”!

  • ottavino

    Chi, in questo mondo, cerca ancora il “progresso”, non ha capito un cazzo.

  • DaniB

    Noto che ad ogni tentativo di entrare nel merito del cambiamento socio-culturale che accompagna la legislazione a tema lgbt, piovono giudizi non argomentati di “moralismo”, “pretismo”, “cristianismo”, “reazionarismo”, ecc…
    Ne deduco che per i giudicanti, per avere ragione, basta essere lgbt. Fuori da tale categoria, si ha torto.

    E allora via con genitore 1 e genitore2, chi se ne frega se i bambini (cross-culturalmente) come primi suoni amino proferire mama, dada, papa… via col progresso!!! non vorremo mica essere moralisti… eh no….

  • Aironeblu

    Verissimo, grazie per la precisazione.

  • Santos-Dumont

    A parte il clima pessimista dell’intervento che mi suggerisce una delle leggi di Murphy (“Se qualcosa può andar male, lo farà”), direi che l’ultima affermazione è inesatta. Il capitalismo globalizzato di fatto ce l’ha una spiritualità (Stirner docet), avendo sostituito il concetto di essere umano generico alle divinità: l’uomo astratto come dio. Ovviamente, chi non incarna il dogma rappresenta il male assoluto.

  • Aironeblu

    I miei amici che hanno adottato una bimba qui in Vietnam hanno dovuto fare una trafila infinita di documenti, dichiarazioni di idoneità, test attitudinali, garnzie finanziarie, e chi più ne ha più ne metta, per dimostrare di essere una coppia ideale in grado di fornire il corretto supporto materiale, psicologico e affettivo allo sviluppo della bambina. In questi ristrettissimi parametri credo che sia impossibile far rientrare una coppia omosessuale.

  • Aironeblu

    E io da eterosessuale accopiato sono con te.

  • Aironeblu

    Ero sicuro che a qualcuno si sarebbero drizzate le orecchie alla parola “naturale” presa come riferimento. La mia opinione, che resta un’opinione, è che noi esseri umani siamo una tra i milioni di specie che abitano questo pianeta, e che siamo insieme a tutte le altre specie animali e vegetali una espressione della vita “naturale”. Tra tutte le specie siamo quella con più potere, e certamente la più dannosa a noi stessi e all’equilibrio dell’ecosistema in cui viviamo, proprio perchè il nostro agire si è progressivamente distaccato dalla sua “natura” in virtù dell’evoluzione tecnologica.

    Ma con la tecnologia si possono fare grandi cose nel bene e nel male, e quando subentrano le questioni etiche credo che la risposta si trovi sempre interrogandoci sulla nostra natura originaria.

  • Aironeblu

    Ottima digressione sul concetto di diritto e di dovere, che approvo molto. Ma non valeva la pena di coniare il nuovo termine “consumieristico”… ^^

  • Aironeblu

    Ottavino,
    Ricominciamo a pensare allo Stato come l’espressione giuridica che ci rappresenta, e facciamo il possibile per riprendercelo. Dopodichè i diritti non appariranno più come “concessioni” dall’alto, ma come accordi regolati dalla nostra convivenza, in modo che i diritti di ogni individuo non interferiscano con quelli degli altri. E sarà più facile capire che fintanto che io vivo in una comunità, non avrò il diritto di costruire una casa, di fare una centrale a carbone, disboscare una foresta, creare unapiantagione ogm o adottare un bambino senza l’approvazione della collettività, rappresentata dallo Stato.

  • stefanodandrea

    Infatti, prima si diceva “per diritto di Dio” (o per diritto divino). Oggi si vogliono imporre i “diritti umani”, che assumono la qualifica di “civili” quando sono diritti non sociali ma individualistici. Non è un caso che tra “i diritti umani” i diritti sociali siano da tempo in regresso proprio nel tempo del trionfo dei diritti civili.

  • Primadellesabbie

    Proprio per questa peculiarità di seguire l’impulso del bene (assecondare il disegno divino) o il male (contrastarlo) l’uomo é collocato, dalla tradizione e dalle religioni, al centro dell’Universo. Questa condizione comporta uno speciale grado di responsabilità. Un animale, sottoposto all’istinto che lo guida e lo obbliga non ha scelta né responsabilità. In alcune tradizioni che sembrano più antiche e raffinate questa distinzione é meno netta. Le conquiste tecnologiche parrebbero essere il frutto dell’azione combinata delle due possibilità (bene e male). Il fatto di trovarle disponibili sposta evidentemente il problema della responsabilità sull’uso che si fa di queste conquiste, scoperte, ecc.

  • stefanodandrea

    Non ho inventato la formula. Sebbene sembri assurdo, il consumerismo è l’ultima frontiera delle “battaglie culturali” dei giuristi progressisti da almano quindici anni. Utilizzare google per credere. Dio ci salvi! Per questo credo che dovremmo definirci socialisti, patrioti e non progressisti. Io in genere lo scrivo con la I per sottolineare il legame con iol consumismo.

  • Jor-el

    Non me ne frega niente della natura e della procreazione, ma secondo me i gay sposati sono come le donne soldato. Cioè, non credo che sposarsi sia ‘sta gran conquista.

  • Jor-el

    oddio, non so cosa vuol dire lgbt…

  • bysantium

    Concordo sulla definizione che dai circa l’ideologia dei diritti civili e a questa bisognerebbe collegare la reintroduzione, però nella versione laica, della guerra giusta che sottintende il nemico ingiusto e quindi privato, guarda caso, di ogni diritto.
    Non capisco invece cosa intendi per ” (…) Da parte mia le perplessità a riconoscere le unioni civili consistono esclusivamente nel timore che fatto un passo poi si pretenda l’adozione. Vero che in quel caso ci sarebbe sempre la guerra civile e vedremmo chi sopravviverebbe. Però vorrei evitarla.”

  • stefanodandrea

    Intendevo dire che, se la richiesta fosse motivata in base alle considerazioni che ho svolto; per costituire un vincolo giuridico, dissolubile ma vincolo, con tutte le conseguenze che ne derivano in caso di violazione, non me la sentirei di essere contrario. E’ un mondo non mio ma se allegassero questa nobile motivazione, non mi permetterei mai di dire sono contrario. Tuttavia, anche in quel caso, una volta introdotta l’unione civile, sia pure con nobili motivazioni, vi sarebbe il rischio che le unioni civili fossero considerate il primo passo verso le adozioni. In quel caso non mi interesserebbe più la nobile motivazione; sarei favorevole ad abrogare la unioni civili e, se introducessero l’adozione delle coppie omosessuali, sarei pronto ad imbracciare le armi in quella che sarebbe probabilmente una guerra civile secolare.

  • paolodegregorio

    – matrimonio gay, la Francia approva –
    di Paolo De Gregorio, 3 febbraio 2013

    Il Cardinale Bagnasco, sagrestano della CEI, nonché pensionato di lusso con il grado di generale di corpo d’armata in quanto capo dei cappellani militari dell’esercito italiano, praticamente un prete che non crede al comandamento divino di “non uccidere”, a proposito della votazione in Francia favorevole alle nozze gay dichiara: “siamo vicini al baratro, l’Italia non deve prendere esempio”.
    Monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, altro capobastone della CEI ulula “insulto all’umanità”. Finalmente parole di buon senso!
    Il baratro non è la disoccupazione, l’assenza di futuro per i giovani, l’inquinamento mortale di aria, acqua, cibo, la miseria morale di chi acquista bombardieri invece di pensare alle emergenze sociali, ma la drammatica calamità che qualche migliaio di cittadini, che la natura ha creato omosessuali e che si amano tra loro, possano contrarre matrimonio con tutti i diritti e doveri che ne conseguono, si possano regolarmente sposare (naturalmente non in chiesa).
    La cupa drammatizzazione con cui la latente Inquisizione, che è nel DNA della Chiesa, vuole contrastare la trionfante laicità della gente comune, nasconde il terrore che i cittadini non vivano più con senso di colpa, di peccato o di vergogna la loro naturale indole sessuale, ma siano felici della loro condizione, accettata e riconosciuta come espressione di una biodiversità che è sempre esistita.
    La sessuofobia tipica della ideologia religiosa ha cercato di nascondere il fenomeno della omosessualità anche quando esso riguardava la Chiesa stessa, con i soliti metodi ripugnanti di negare l’evidenza, sopire, far dimenticare, comprare il silenzio, mentre è evidente che il divieto per i preti di avere una vita sessuale normale genera comportamenti sessuali deviati, quali la pedofilia, le violenze sessuali e psicologiche sui minori, sadismo e altre porcherie, come dimostrano le migliaia di processi penali in tutto il mondo.
    Tra l’altro, suona ridicolo ed infantile l’appello agli italiani di non imitare i francesi, come se le persone fossero delle scimmiette che si muovono per imitazione e non persone razionali che comprendono che le diversità vanno tutelate e non certo ghettizzate o censurate.
    Poi parlare di “baratro” è proprio fuorviante perché nessun cittadino normalmente eterosessuale sarà convinto a mutare atteggiamento in ragione del fatto che anche i gay possono sposarsi, e in questo campo il fenomeno di emulazione è semplicemente ridicolo, soprattutto in una società contemporanea in cui la famiglia è bello che scoppiata, dove moltissimi uomini e donne, soprattutto cattolici, praticano allegramente la poligamia, la bisessualità, infischiandosene di quello che dice il Vaticano.
    Cari preti, ci state simpatici solo quando organizzate le mense della Caritas e quando provvedete ai poveri, ma quando andate ad evangelizzare gli africani create le premesse per qualche guerra di religione, e se vi siete dimenticati che criminali eravate quando governavate lo Stato Pontificio con la Santa Inquisizione, la tortura e le condanne a morte, ci saremo sempre noi laici e atei a ricordarvelo.
    Quanto al Vescovo di Palestrina, che parla di “insulto all’umanità” provocato dal matrimonio fra persone dello stesso sesso, gli farei sommessamente osservare che i veri insulti all’umanità sono quelli, sotto gli occhi di tutti, che vedono gli Stati, soprattutto cristiani e occidentali, spendere per gli armamenti cifre che potrebbero eliminare la fame nel mondo a cui sommare il veto delle due principali religioni monoteiste che impediscono qualunque campagna di diminuzione delle bocche da sfamare con metodi contraccettivi.
    Sono l’Islam e il Vaticano a insultare l’umanità con i loro veti assurdi che continueranno a produrre infelicità e guerre.
    Paolo De Gregorio

  • maluco

    prendi una macchina del tempo e torna indietro, tra quelli che meglio condivideranno le tue idee…

  • catzuFelics

    «E lo è anche dal punto di vista psicologico, perché l’equilibrio naturale del bambino non è dato solo dall’amorevolezza e dalle cure, ma dall’educazione interiore e dall’esempio inconscio che solo una coppia uomo-donna può dare.»

    Anch’io sono ho dei dubbi sulla questione delle adozioni, ma bisogna anche pensare che in genere l’alternativa non è tra avere due genitori dello stesso sesso o due genitori di sesso diverso, ma tra avere due genitori dello stesso sesso e rimanere in mezzo ad una strada o in un orfanatrofio.

  • MrStewie

    Ottima argomentazione. Le relazioni oggi considerate pedofile erano appunto accettate. Sarebbe possibile oggi? Proprio a causa di quella propaganda sessuofoba a cui siamo stati esposti per migliaia di anni no. Quello che credo è che queste concessioni sugli omosessuali oggi sono soggette agli stessi preconcetti da cui non possiamo prescindere. Perchè appunto concessioni sono: che gli omosessuali abbiano rapporti di coppia non sono gli etero a permetterlo, è un dato di fatto. Ad ogni modo, non hai risposto ai controsensi da me sottolineati: che facciamo coi genitori senza figli? E coi figli senza genitori? E con gli omosessuali che crescono in famiglie etero? Se è un problema di etimo, chiamiamole pure unioni, ma poi diamogli i figli. La fertilità non è un valore civico: è una possibilità biologica. Appelliamoci a dei principi animali: ma poi chiamiamoci tali, non chiamiamolo senso civico.

  • MrStewie

    Grazie del tuo incredibile buonsenso: la fertilità non è un valore. Tutte le chiacchiere di chi vuole i distinguo sono mezzi per additare il diverso. In quanto le diversità di interessi sessuali sono molto meno influenti di molte altre (stile di vita, visione politica, empatia). Evidenziarli serve solo ad indicare che li temi. Ancora e sinceramente grazie.

  • MrStewie

    Il principio della natura è che se uno spermatozoo ed un ovulo si incontrano in un utero, in condizioni ottimali si ha un feto sviluppato in nove mesi. Questo anche quando i donatori sono un uomo gay ed una donna lesbica. O un vecchio di 90 anni ed una ragazza di 15. O un malato terminale ed una tossicodipendente. Potrei andare avanti.

    Il principio che muove un genitore è l’amore ed il sacrificio per il figlio. Gli insegnamenti necessari sono il rispetto per gli altri e per l’ambiente esterno nel quale consumerà la sua vita. L’empatia. La dignità e l’apertura mentale verso ció che è ignoto. Questa è l’unica morale sostenibile per la convivenza fra persone che si dichiarano evolute. Altrimenti pesce grande mangia pesce piccolo, come nella natura

  • MrStewie

    In che modo potresti impedire a delle lesbiche di procreare? Le andiamo a cercare e le sterilizziamo? I roghi con le streghe sono fuori moda. Mentre alla legge si può disobbedire, alla biologia no.

  • stefanodandrea

    Nessuno può e vuole impedire a una lesbica di procreare. Dove hai letto un simile scemenza? Il figlio avrà una madre (la lesbica) e un padre, che magari non vedrà mai o che invece si farà avanti.

  • effiex

    E’ un dogma ormai imperante quello di pensare che nell’antica Grecia la pederastia fosse così importante e tollerata… ma basta leggere PLATONE come si deve per capire quanto questo concetto è stato diffuso traviato per scopi propagandistici.. ad esempio nelle Leggi si legge testualmente: “II piacere di uomini con uomini e donne con donne è contro natura e tale atto temerario nasce dall’incapacità di dominare il piacere»… Più chiaro di così! La verità è che nella Grecia classica l’omosessualità non era affatto così diffusa come si crede, e soprattutto, cosa che conta ancora di più, non era affatto istituzionalizzata…. restando sempre in tema Platone è errore comune e grossolano pensare che nel simposio si esalti l’amore omosessuale! rabbrividisco ogni volta lo sento dire.. Platone fa esprimere la posizione omosessuale al personaggio di Pausania ma solo alla fine tramite le parole di Socrate esprime il suo vero pensiero sull’amore dicendo che “l’amore deve essere amore per l’immortalità”. Nell’orazione Contro Timarco scrive che ad Atene era vietato aprire scuole e palestre col buio affinchè i ragazzi fossero sempre sorvegliati; e che, anche se col consenso del familiare, era vietato dare un giovane a un amante omosessuale per ottenerne in cambio denaro o altri benefici. Eschine scrive che era addirittura vietato agli adulti essere apertamente omosessuali praticanti. È interessante notare che gli omosessuali erano chiamati con un appellativo decisamente forte: cinedi (kinaidos al singolare), etimologicamente “colui che smuove la vergogna” o, per altri, e in un senso ancor più realistico, “le vergogne”.

    E poi chi l’ha detto… il matrimonio non deve essere per forza fertile… è un problema vecchissimo quello dell’infertilità! (esempio Sara e Abramo) il dibattito era aperto anche nell’antichità mai sentita la frase “adoptio naturam imitatur”? (Giustiniano I di Bisanzio nelle Institutionum) ossia “l’adozione imita la natura” quindi deve tendere ad un rapporto familiare naturale.

  • effiex

    Prima di parlare di natura bisogna chiarire il termine.. a mio avviso non dobbiamo confondere il termine natura con Ius naturale… Ogni animale segue la sua natura e il suo istinto che nel loro caso è molto forte e totalmente determinato ma quando si parla di natura nel caso dell’uomo si parla di naturalis ratio ossia “norma della retta ragione, la quale ci fa conoscere che una determinata azione, secondo che sia o no conforme alla natura razionale, è moralmente necessaria oppure immorale”

  • MrStewie

    Ma che diamine, che parliamo a fare allora? Siamo qui per difendere il diritto ad ogni individuo ad avere almeno in principio la possibilità di un contesto familiare amorevole e protettivo o siamo a questionare chi abbiamo deciso che può avere figli e chi no? Perchè nell’ultimo caso, e non c’è scampo, il principio è arbitrario e razzistico.

  • qasiqasi

    che priorità dare alla vexata qaestio sul matrimonio gay?non credo che sia argomento prioritario rispetto alle emergenze della nazione.con tutti i cazzi che ho per la testa ed i problemi che giorno per giorno mi assillano e che devo risolvere sai che me ne fotte dei gay ?

  • ottavino

    stefano d’andrea, ti ritengo una persona intelligente. Perciò mi rivolgo a te. Come vedi dalle dichiarazioni di questo MrStewie ormai nella testa della gente si è formata questa idea che “lo stato deve fare qualcosa per loro, altrimenti si è razzisti”. Come i bambini piccini che fanno le bizze….

  • MrStewie

    Caro il mio Ottavino, cerca in tutti i commenti che ho scritto finora su Cdc. Non ci troverai mai la parola “Stato”. Quello che a me fa paura è la necessità di dover definire la normalità per diritto di nascita. Sei omosessuale? Ti andrà meglio nella prossima vita. Hai il peccato originale addosso, fattene una ragione. Credevo ingenuamente si discutesse sulla necessità di garantire come principio morale (e non per legge dello Stato) ad ogni bambino una famiglia in cui si senta accettato. Invece qualche paladino della giustizia spacca il capello in quattro per concludere poi che se qualcuno nasce senza questo principio sono sostanzialmente c*zzi suoi. Caro Lei, questo è un razzismo da due lire, perchè chi scrive su questi blog non sono figli del re. Buona vita!

  • Owo

    se “l’equilibrio naturale del bambino non è dato solo dall’amorevolezza e dalle cure, ma dall’educazione interiore e dall’esempio inconscio che solo una coppia uomo-donna può dare” la Terra sarebbe il Paradiso terrestre…

    Quanto all’Edipo, con le famiglie omogenitoriali esso non scomparirebbe ma si trasformerebbe, come è nella natura delle cose…

  • bagumako

    boom!