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fini massimo

Massimo Fini: “Andremo a sbattere. O almeno io lo spero…”

DI SILVIA TRUZZI

Ilfattoquotidiano.it

L’esercizio del dubbio è la ginnastica che ha praticato con più assiduità e costanza (lui che di regolare non ha molto). Sulla scrivania c’è un poderoso tomo, “La modernità di un antimoderno”. Tutto il pensiero di un ribelle, una sorta di Summa teologica (si parva licet) che raccoglie i saggi di Massimo Fini. Dove non dell’esistenza di Dio si trovano le prove, quanto di una catastrofe cui andiamo incontro con “l’ottuso ottimismo di Candide”. Tecnologia, progresso, democrazia, supremazia indiscriminata dell’economia, la pretesa dell’Occidente di ergersi a modello: tutte le parole-totem della nostra cultura sono messe in discussione. Con l’autore partiamo dall’inizio, ovvero dal titolo: “La rivoluzione scientifica e la rivoluzione industriale, razionalizzate dall’Illuminismo sia in chiave liberista, sia in chiave marxista non hanno migliorato la qualità della vita dell’uomo. Anzi l’hanno grandemente peggiorata”.

Il tema è immenso e si può declinare in mille modi. Proviamo a circoscriverlo con un esempio?
Il mito della velocità: non può che portarci al collasso. E nel frattempo ci fa vivere male, con un aumento di ansie, stress, inquietudini. Ce lo dicono i numeri: nell prima metà del Seicento i suicidi in Europa erano 2,6 ogni centomila abitanti, oggi sono decuplicati.

Va bene: ogni progresso non è di per sé un miglioramento. Però radicalizzare questa tesi può portare a conclusioni sbagliate…
Certo: ci sono anche vantaggi nel progresso. Però Ratzinger, quando era cardinale, disse che il progresso non ha migliorato l’uomo e si prospetta anzi come un pericolo. Proviamo ad allargare l’orizzonte pensando alle comunità e non solo agli individui, quindi alle società e alla politica. Destra e sinistra sono categorie nate due secoli e mezzo fa – due secoli che hanno corso a velocità sempre maggiore – e non sono più in grado di comprendere le esigenze più profonde dell’uomo contemporaneo. Entrambe le “visioni del mondo” sono economiciste, hanno il mito del lavoro, mentre in realtà il vero valore della vita è il tempo. Oggi il discorso politico è sempre scandito da numeri: Pil, decimali, statistiche. Cifre che non sono la cifra della felicità.

Oltretutto le persone sono impaurite dall’impoverimento.
Non è solo questo. Banalizziamo: una volta che hai di che sfamarti e vestirti, una volta che hai un tetto sulla testa, il resto è superfluo. In realtà tutto il sistema è incentrato sul consumo, sulla rincorsa di obiettivi. Ludwig von Mises, uno dei più estremi ma anche più coerenti teorici del capital-industrialismo, afferma – e lo fa dando alla sua tesi un’accezione positiva – che tutto il sistema è basato sull’invidia. Un sentimento che non mi risulta abbia mai fatto bene a nessuno. Nel Dopoguerra eravamo tutti poveri, ma più sereni. Nella povertà c’era una solidarietà che non esiste nell’individualismo della ricchezza.

Nella prefazione Salvatore Veca sottolinea la sua anima di ribelle anticonformista. Si è mai chiesto se questo sguardo non sia diventato un riflesso pavloviano?
Non credo, sta nel mio Dna. Dell’illuminismo dovremmo recuperare il dubbio sistematico. E il dubbio si attua in prima battuta su se stessi. Io vado sempre nella direzione contraria e qualche volta mi sono domandato se non ero io ad aver preso la strada sbagliata. Ma riflettendoci di solito penso alla metafora dei lemming, i roditori che si suicidano in massa seguendo il loro capo.

Non abbiamo più anticorpi rispetto al “pensiero dominante”?
Questo è legato a un altro totem della modernità, la tecnologia. Di cui teoricamente l’individuo potrebbe fare un uso euristico e intelligente, ma che si rivela a livello di massa impoverente. È diminuita, anzi quasi scomparsa, la capacità di concentrazione e riflessione.

In questa raccolta è contenuto anche Sudditi, uscito dieci anni fa. Allora sosteneva che la democrazia – il sedicente migliore tra i sistemi possibili – si era rivelata il contrario di ciò che pretendeva essere. Oggi è cambiato qualcosa?
Se uno osserva antropologicamente le folle festanti davanti alla Clinton o a Trump – non importa il giudizio sui due – si domanda come siamo finiti male se quello è il Paese più avanzato del mondo. La democrazia continua a essere un modo sofisticato, accettabile, elegante di metterlo in culo alla povera gente con il suo consenso.

L’alternativa?
Non lo so. Questo è limite del mio pensiero che è stato più sottolineato, e non a torto. Però se mi trovo davanti a una truffa, non posso non denunciarla.

Le reazioni contro la Brexit dimostrano che la democrazia va bene finché le decisioni non scontentato qualcuno. I mercati per esempio.
Mi sfugge tutta la polemica contro i populismi. Se in democrazia è la maggioranza del popolo a decidere, la parola populismo non ha alcun senso.

Ci salveremo?
Spero di no. Spero in un collasso del sistema che permetta ai più giovani di ricominciare. Magari facendo gli stessi errori.

 

Silvia Truzzi

Fonte:  www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/andremo-a-sbattere-o-almeno-io-lo-spero/

19.09.2016

Pubblicato da Davide

  • salve
    mi trovo in sintonia con Massimo Fini, uno dei pochi GIORNALISTI (insieme a Maurizio Blondet) che possono ancora definirsi tali, in Italia.
    Ha ragione, speriamo che esploda tutto e che questa esplosione ci liberi di tutto il marcio accumulato in questi ultimi 70anni…e poi ripartiamo.
    saluti e buona domenica a tutti
    Piero e famiglia

  • giannis

    concordo con l’ articolo , l’ umano viveva meglio secoli fa’ senza il progresso attuale , soprattutto la tecnologia ( televisione , videogiochi , internet , facebook….) ci ha rovinato-danneggiato il cervello e i rapporti umani

    • fuffolo

      si può cambiare allora, il solito ricatto “che vuoi tornare al tempo delle candele e del baratto” non deve più funzionare anche perchè tutta questa immondizia la paghiamo come paghiamo chi la produce.

  • fuffolo

    Il progresso non ha reso l’uomo migliore ha solo amplificato le sue possibilità di fare del male, essere cattivo, sfogare le bestia che è sempre stato.

    • giannis

      Nei soldi ce’ il maligno , l’ avidita’ di soldi e’ la rovina dell’ umanità

    • da incorniciare

  • Saysana

    Vivendo in una zona “remota” dell’Asia ho visto con i miei occhi il cambiamento avvenuto nella popolazione negli ultimi 10 anni.
    Dalla capanna di legno e bambù, qualche utensile e uno straccio di vestito come massimo del possedere al volere automobili e l’ultimo smartphone per smanettare tutto il giorno su facebook e la maggior parte non ha neanche l’acqua corrente in casa ancora.
    Ha ragione Fini, non c’e’ una soluzione a tutto questo, e’ la natura umana e la massa e’ quella… pochi sono immuni.

    • salve
      da quando sono padre, ormai 17anni, ho avuto conferma del baratro che esiste tra la mia infanzia/adolescenza e quella dei nostri due figli (una 13 anni, l’altro 17), nonostante si viva nell’entroterra in collina, a diretto contatto con la natura (incontri faunistici quotidiani) e l’estate passata sul piazzale della Chiesa a giocare a pallone, a carte, a chiaccherare, a sorbire ghiaccioli all’anice o all’amarena.
      Nonostante questo fattore, per tutti molto positivo, a volte trovo difficoltà a far capire, comprendere che non bisogna “abusare” del cosidetto progresso perchè spesso NON è tale e che non c’è niente di peggio che consumare velocemente tutto.
      Sembro un alieno quando racconte loro che, ravioli e prosciutto crudo, li vedevo solo una volta all’anno, a Natale, se andavamo a pranzo dalla zia “ricca”…
      saluti
      Piero e famiglia

  • Adriano Pilotto

    “Ci salveremo?
    Spero di no. Spero in un collasso del sistema che permetta ai più giovani di ricominciare. Magari facendo gli stessi errori”.
    Fini è divertente da leggere quando fa il “bastian contrario”, ma la il suo pensiero non va oltre un nichilismo all’Amedeo Nazzari.

  • lenolazzari

    Che dire. Personalmente, pur tentando in tutti i modi e momenti della mia vita ho sempre cercato di andare oltre le apparenze e le convenzioni. FIni si augura l’esplosione (dopo il ’45 siamo rinati dal nulla), io, perché penso ci si farebbe meno male, da liberista a tutto tondo (ex PSI, ex Fi ora disgustato da tutti) spero vincano i cinque stelle . Se ci sapranno fare tanto meglio, se sfasceranno tutto, pazienza, vorrà dire che i nostri figli si rimboccheranno le maniche e faranno come i nostri genitori che vissero la II Guerra Mondiale .
    Il mio disgusto per la politica di oggi è pari soltanto a quello per l’informazione .
    Leno

  • lenolazzari

    “ComeDonChisciotte” Arm yourself with information………….
    Ecco in parte spiegato in una frase una delle più grosse difficoltà del nostro paese : Armarsi di informazione, all’ovvio scopo di capire e poter poi scegliere in maniera congrua da chi farci governare .
    Rari sono i giornalisti, i media poi……………, che meritano d’essere davvero letti perché autorevoli .
    Leno