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MASCHI, TECNOLOGIA E ASSASSINI DI MASSA

DI JULIAN VIGO

counterpunch.org

Kenneth Junior French, Dean Allen Mellberg, Robert S. Flores, Nidal Malik Hasan, Wade Michael Page, Aaron Alexis, Ivan Lopez, and Micah Xavier Johnson. Tutti questi uomini hanno servito nell’esercito americano, la maggioranza di questi in teatri di guerra dove gli USA sono attualmente impegnati. Sono anche assassini di massa. A parte il fatto di essere stati addestrati per uccidere solo per poi riversare questa violenza in casa una volta tornati in patria, questi uomini rappresentano le figure che si annidano nelle pieghe tra il killer professionista e il cittadino normale.

Le azioni di queste persone che hanno perso ormai ogni capacità di controllo pongono molte domande per ciascuno di noi che dovremmo essere, in teoria, gli individui da proteggere. Vi ricordate la parte su “le nostre libertà”? Ebbene, il problema di oggi con tutte queste sparatorie negli USA è che nessuno vede il collegamento tra questi giovani maschi addestrati ad essere “macchine assassine” e il momento in cui queste macchine ritornano nella società, tra i comuni cittadini. Per comprendere le ragioni per cui gli uomini uccidono nel mondo nella misura in cui vediamo ogni giorno, dobbiamo cominciare a domandarci perché cosi tanti individui maschi sono assecondati fin dalla nascita ad essere violenti e perché poi mostriamo sorpresa quando vivono secondo gli ideali che sono stati loro inculcati.

Dal 2001, i vari paesi coinvolti nella Guerra al Terrore (GWOT, Global War on Terrorism, in inglese, NdT) hanno visto un salire alle stelle i casi di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD, post-traumatic stress disorder, in inglese, NdT); una condizione che è stata riconosciuta dalla medicina negli anni 70 con il rimpatrio dei veterani americani dalla guerra in Vietnam e che più recentemente ha colpito i veterani inglesi nella Guerra del Golfo 25 anni fa. Più comunemente, viene chiamata Sindrome da Guerra del Golfo. Varie ipotesi sul perché i soldati che ritornato da teatri di guerra abbiano disturbi psicologici, ma ancora non è stata trovata una teoria convincente e universalmente accettata dalla base medica.

Il giornalista Sebastian Junger ci presenta una serie di considerazioni sulla violenza maschile e, in un seminario su TED del 2014, spiega come mai i veterani di guerra hanno nostalgia della guerra e nota come la variazione di adrenalina nei soldati di guerra crea un ambiente nel quale ogni soldato si sente continuamente legato agli altri in un sentimento di fratellanza “speciale”. Riferendosi specialmente a Restrepo (Afganistan), Junger nota che i soldati non solo imparano ad amare le situazioni quotidiane di combattimento ma che, una volta terminata la loro esperienza sul campo, ne hanno nostalgia. In un’intervista con Helen Walters, Junger chiarisce il significato delle emozioni che sentono questi soldati, in special modo il loro concetto di amore: “Se sei disposto a morire per qualcuno, cio’ è chiaramente una forma di amore. Ed è esattamente questo il motivo per cui a questi individui manca la guerra. E a molti di loro manca veramente tanto.” Junger interpreta questa mancanza di situazioni di combattimento come la mancanza di questo sentimento speciale di fratellanza, e sicuramente questo spiega il forte legame che si sviluppa in quei frangenti. C’è pero’ un altro aspetto che credo Junger abbia in qualche modo lasciato fuori, ed è il fatto che l’atto di uccidere diventa parte cosciente della vita di ogni giorno. E non è possibile separare l’accettazione della violenza nella nostra società con l’addestramento militare alla violenza e la probabilità che quest’ultima si riversi a casa nostra una volta che i militari ritornino dai conflitti di guerra.

Solo negli Stati Uniti, i veterani di ritorno da Afganistan e Iraq che potenzialmente sono senza tetto crescono ad una velocità allarmante: a tutt’oggi se ne stimano 48.000 senza una casa e molti altri hanno difficoltà ad ottenere un mutuo in quanto non hanno trascorsi creditizi accettati dalle banche. E mentre i senza tetto sono un problema, la disoccupazione è un’altra realtà devastante che lascia molti di questi soldati (la maggior parte maschi) senza mezzi di sostentamento. Quando la tua vita è stata dedicata al servizio militare, ad una fratellanza speciale tra i membri dello stesso battaglione e alla sistematica uccisione del nemico, è ovvio che la tua vita diventa inestricabilmente legata alla violenza.

Ed è proprio questo tipo di violenza legata alla guerra che raramente viene trattata dai media ufficiali. Violenza da questi soldati che, dal 1991, sono alienati da una società e una realtà che loro in qualche modo rivivono attraverso gli stimoli continui della guerra tecnologica. In verità, gli assassini mirati fatti in Afganistan da una stanza di comando in Nevada è distaccata dalla realtà e molto più somigliante ad un video game che alla vita reale. E le conseguenze psicologiche per questi individui sono terrificanti. Molto passano molti anni della loro vita a fare i conti con la realtà della violenza, non solo la violenza “virtuale” che è stato chiesto loro di perpetrare. Michael Haas riflette: “Cominci a fare questa “ginnastica psicologica” per rendere più facile quello che devi fare. Continui a ripetere a te stesso “se lo meritano, hanno scelto di stare dalla parte sbagliata”. Devi assolutamente sopprimere parte della tua coscienza per continuare a fare questo lavoro ogni giorno, e ignorare tutte quelle voci dentro di te che ti dicono “no, non è giusto””.

In “Supporta le Nostre Truppe II: Perchè in Cyburbia ci Sono Cosi Tanti Cowboys”, Avital Ronell analizza questa versione sterilizzata del campo di battaglia:

Il soldato cyborg , posizionato al comando del sistema di controllo, esercita una continua negazione della realtà. Nella sua realtà artificiale, viene eliminato il corpo come entità organica, finita, danneggiabile, eviscerabile, castrabile ed eliminabile. Un corpo senza orifizi che non rilascia liquidi e escrementi. Non siamo molto lontani dal “Corpo Senza Organi” di Deleuze e Guattari. L’eliminazione degli orifizi e controllo degli escrementi aiuta a spiegare perché la Guerra del Golfo è stata condotta sotto l’ossessionante rispetto della “pulizia”: nel linguaggio usato dai media, questa era una “guerra pulita”, un “lavoro pulito” portato a termine secondo sani principi morali, politici e militari (1992, 75).

Ronell analizza il soldato che è parte della simultanea distruzione della vita e cancellazione della morte e il suo corpo fa da ponte tra la vita e la morte. La macchina da guerra della Guerra del Golfo è ancora viva oggi in quanto la GWOT è sopratutto una guerra dei media che si impegnano alla negazione della morte rimuovendo parti del corpo, sangue e tutte le tracce di umanità. Questa è una guerra di propaganda di proporzioni gigantesche, in cui la tecnologia diventa lo strumento per rimuovere ogni realismo somatico e orrore, il tutto nel nome del progresso. Nel frattempo forme tossiche di mascolinità abbondano e tornano a casa per infestare la scena culturale che è responsabile della creazione di questi assassini.

E quando il combattente torna a casa non ha alcun mezzo di sostentamento e gli viene impedito di avere un qualche lavoro che sia meno violento della loro vita precedente. Non meraviglia il fatto che alcuni di questi non ce la facciano e “sbottino”. Dopo tutto, perché meravigliarsi del fatto che maschi addestrati all’aggressività e violenza finiscano per essere aggressivi e violenti anche più in la nella loro vita, anche quando gli oggetti della loro violenza siamo noi?

Julian ViGo è uno studioso, regista e consulente sui diritti umani. Il suo ultimo libro è “Terremoto ad Haiti: la Pornografia della Poverta’ e la Politica dello Sviluppo” (2015).

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2016/08/10/on-males-technology-and-mass-murder/

10.08.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di COLOSSEUM

Pubblicato da Davide

  • Unaltrouniverso

    Già che parla di "maschi" mi rifiuto di leggerlo. Visto che non c’è perfetta corrispondenza tra nomi italiani e anglosassoni mi piacerebbe sapere se l’autore è uomo o donna.

  • Fischio

    Esistono anche altri modi per fare ‘pulizia’ e l’addestramento è quotidiano e quasi universale. Apparentemente meno cruento, ma che alla fine risulterà ancora più devastante. Si comincia col ‘mastrolindo’ e quindi la casa specchio dove nessuno deve entrare (scaricamento interiorità individuale) e si finisce con la ‘pulizia’ etnica e ‘pulizia’ degli ultimi (scaricamento frustrazione collettiva). Questa è in linea generale la condizione psicologica della gente, e anche qui si perdono contatti con gli orifizi, mente e fisicità prevaricati dalla scuola educativa del tempo in cui viviamo(?). Fattore umano zero, riflessione pure, odio dilagante. Della buona cultura si sono perse le tracce. E volete che ciò non porti all’indifferenza sulle guerre e alle morti sul lavoro, ai tagli e ritagli alla sanità, all’indicibile età pensionabile, e poi e poi? Insomma , una strage silenziosa ma realissima. Tutto è parte di tutto…In questo Sistema ovviamente. 

  • 1Al

    Secondo me negli states non esiste questo confine, sono tutti potenziali killer seriali o di massa. L’origine stessa di quella sottospecie di popolo, testimonia la veridicità di questa affermazione.

  • olmo

    Pensa invece essere un vietcong o un khmer, entrare in un villaggio nemico, torturare e massacrare, ritornare a casa felice e contento e con il tempo tutto si placa e scolora.
    Mai sentito parlare di sindrome post traumatica in un paese ex comunista (sarà la superiorità morale dell’obbiettivo a cui tendere?)
    O un carnefice di suharto che si fanno intervistare come amabili vecchietti intenti in un qualche amarcord.
    Il non essere protestanti (o cristiani) alle volte…

  • Vocenellanotte

    Noto con rammarico che un commento è stato eliso solo perché insinuava un dubbio sulla reale strategia comunicativa.

    In home è scritto tutt’altro.

    Siamo sulla cattiva strada, ragazzi!

  • olmo

    Scusate ma perchè in Full Metal Jacket kubrick si concentra sull’addestramento dei soldati?
    E’ dal Vietnam e dalla prima guerra del golfo appunto che si parla di queste cose ( c’erano, tra l’altro, se non sbaglio perfino malattie non bene identificate imputabili alle vaccinazioni), che arrivino a casa dei sociopatici pericolosi sul filo dello sbarellamento perpetuo è cosa risaputa e diverse affermazioni sono ovviamente condivisibili ma il ritratto del soldatino e della "ginnastica psicologica " a cui è costretto è veramente patetico.
    Il soldato cyborg dove credeva di andate? ad un raduno mascherato di soldati gay?.
    Se un individuo accetta la reponsabilità di ogni sua azione non ha bisogno di trovare fuori qualcuno che giustifichi il suo comportamento e per quanto propagandistico o manipolativo che sia starà sempre dovo voleva stare!
    Quindi i soldati stanno esattamente dove volevano stare, l’america è esattamente quel che vuole essere e gli altri uguale.
    Queste analisi  non fanno altro che alimentare un patetismo utile per gli "intellettuali" per lavarsi la coscienza perchè pongono le persone di fronte a qualcosa di così pervasivo da non poter essere cambiato sparando due analisi di circostanza (tanto loro corrono a votare la clinton!)
    Se non vuoi ammazzare nessuno soprattutto se pensi sia innocente stai a casa.
    E’ la differenza che c’è fra " la guerre di Piero" di De Andrè e " il disertore " di Boris Vian cantata da Fossati, se uno le mette di fianco capisce la differenza!

  • Tao

    Dare del “culattone” all’autore dell’articolo è insinuare “un dubbio sulla reale strategia comunicativa” ?

    Si, siamo propio sulla cattiva strada, ragazzi.