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MARINALEDA: IL PAESE DOVE LA GENTE E' PIU' IMPORTANTE DEL PROFITTO

DI LIAM BARRINGTON-BUSH E JEN WILTON

contributoria.com

Il fiorente villaggio spagnolo di Marinaleda è governato secondo i principi di aiuto reciproco e di azione diretta. In una nazione paralizzata dal debito come la Spagna, si può trattare di un’alternativa?

Nel sud della Spagna, la strada è una sorta di salotto pubblico. I vivaci bar sui marciapiedi sono distribuiti tra linee composte da due a cinque sedie; qui gli abitanti della zona si riuniscono in serata per parlare degli avvenimenti del giorno. A metà giugno la temperatura supera i 40 gradi e avvicinandosi all’ora di cena, l’odore di pesce inizia a diffondersi dalle cucine e i ristoranti. La scena è tipicamente locale, specialmente in Andalusia, nel sud della Spagna, dove la vita, viene vissuta più in pubblico che in privato.

In particolare, queste immagini descrivono perfettamente Marinaleda. Inizialmente indistinguibile dagli altri paesi della Sierra Surse non fosse per alcune indicazioni stradali. Ciò che la rende diversa sono i nomi delle strade (Ernesto Che Guevara, Piazza Solidarietà e Salvador Allende, per citarne alcuni); i graffiti (dove i simboli di falce e martello convivono con le A cerchiate, ignorando le differenze ideologiche presenti anche nel passato recente del paese); la raffigurazione del “Che” che decora il muro esterno dello stadio sportivo locale.

Marinaleda viene chiamata l’ “utopia comunista” spagnola, anche se la variazione locale ha ben poco a vedere con il modello sovietico più comunemente associato con questo termine. Mettendo da parte le classificazioni, questo è un paese dove il tessuto sociale è stato intrecciato da fattori economici diversi rispetto al resto del paese, questo sin dalla caduta della dittatura franchista avvenuta a metà degli anni 70. Una fabbrica d’olio d’oliva gestita da una cooperativa, case costruite da e per la comunità, un celebre esproprio avvenuto ai danni di una grande catena di supermercati (Carrefour, ndt), guidato dal carismatico sindaco, e i cui proventi sono stati donati a una banca del cibo; sono questi alcuni degli elementi che hanno contribuito a rendere Marinaleda una luce di speranza.

La valuta: azione diretta

Mentre l’economia spagnola continua la sua picchiata cominciata nel 2008, la disoccupazione nazionale stagna al 26%, e oltre la metà dei giovani non riesce a trovare lavoro. Nel frattempo, Marinaleda vanta una modesta ma stabile occupazione locale nella quale la maggior parte delle persone ha perlomeno un lavoro e quelle che non ce l’hanno, si possono affidare ad una forte rete di supporto su cui poggiarsi.

Più importante dell’economia legata al denaro, Marinaleda ha una valuta che si trova raramente al di fuori di piccoli gruppi di attivisti o di comunità indigene che lottanocontro progetti distruttivi di sviluppo: l’azione diretta.Piuttosto che affidarsi esclusivamente al denaro per completare i propri progetti, i Marinaleños hanno messo a disposizione sangue, sudore e lacrime nella creazione di un sistema alternativo nel loro angolo di mondo.

Quando non c’era denaro a disposizione della comunità, una cosa abbastanza comune da quando la cittadina ha intrapreso questo percorso, gli abitanti si sono uniti per fare ciò che pensavano fosse necessario. Questo a volte significava occupare collettivamente le terre possedute dall’aristocrazia andalusa, per metterlo a disposizione del villaggio per lavorare, altre volte poteva essere occuparsi della raccolta dei rifiuti.

Mentre vi era ancora qualche segno di un’autorità centrale, il consiglio locale ha delegato il proprio potere alle persone a cui offriva il servizio. Assemblee generali sono state riunite regolarmente in modo da coinvolgere i cittadini nelle decisioni che li riguardavano. Le assemblee creano anche spazio dove la gente può riunirsi per organizzare ciò di cui la comunità ha bisogno attraverso azioni collettive.

“La novità più importante qui a Marinaleda è sicuramente l’assemblea (generale).” racconta Manuel Gutierrez Daneri, impiegato statale del consiglio comunale di Marinaleda. Poi continua: “L’assemblea è dove la gente discute i problemi e trova le soluzioni” sottolineando come anche i crimini minori vengano discussi collettivamente attraverso l’assemblea, visto che il paese non ha polizia o sistema giudiziario da quando l’ultimo poliziotto è andato in pensione.

Nel suo incarico di sindaco, Juan Manuel Sànchez Gordillo è riuscito ad ottenere un considerevole supporto finanziario dal governo nazionale, un’impresa che Gutierrez Daneri attribuisce alle azioni di protesta degli abitanti del paese. “Se vai avanti con tutta la gente dietro di te, sei potentissimo”, dice il sindaco.

Come risultato, il piccolo paese può vantare strutture sportive molto grandi e un giardino botanico mantenuto splendidamente, così come una vasta gamma di necessità più basiche. “Per un piccolo villaggio come il nostro, con meno di 2.700 abitanti, abbiamo molte strutture a disposizione”, dice Gutierrez Daneri.

Chris Burke, inglese ma trasferitosi a Marinaleda già da diversi anni, spiega che l’ingresso per la piscina pubblica costa solo €3, ed è valido per tutta l’estate. Burke ricorda il primo cittadino del paese dirgli: “L’idea di avere un bel posto dove vivere, è basata sulla possibilità che tutti possano permettersi di divertirsi.” E chiude pragmaticamente: “Non puoi avere un’utopia senza qualche struttura destinata a perdere denaro.”

Dall’occupazione alla cooperazione

Nel 1979, Sànchez Gordillo è stato eletto sindaco del paese. Ha guidato un’estesa campagna per cambiare il percorso di Marinaleda, iniziando una serie di scioperi della fame e l’occupazione di terre inutilizzate.

Manuel Martin Fernandez è stato coinvolto nella “lucha” sin dall’inizio. Spiega come attraverso il processo dell’assemblea generale, la comunità abbia deciso di agire per arginare il flusso di emigrazione del paese. Hanno iniziato un’occupazione di un bacino idrico, per convincere il governo regionale ad allocare abbastanza acqua per irrigare alcuni tratti di terra.

Dopo il successo dell’iniziativa si sono mossi per occupare 1.200 ettari della terra irrigata, al tempo ancora appartenente ad una famiglia aristocratica. Nel 1991, il lotto del terreno è stato ufficialmente espropriato e reso disponibile per l’utilizzo locale. “Ci sono voluti 12 anni per ottenere il terreno” spiega Martin Fernandez, chiamando la vittoria “una conquista”.

Adesso sono le grandi coltivazioni di olivi, carciofi, fagioli e peperoni a formare la spina dorsale dell’economia locale. La terra è gestita collettivamente dalla cooperativa El Humoso ed è stata creata anche una struttura per l’inscatolamento vicino ai confini del paese. “Il nostro obiettivo non era quello di creare profitto, ma lavoro,” racconta Sanchez Gordillo all’autore inglese Dan Hancox, spiegando che la decisione di dare la priorità a coltivazioni ad alta intensità di lavoro è dovuta alla necessità di creare più opportunità di impiego per i locali.

Come la maggior parte dell’impiego agricolo, sia nei campi che nelle fabbriche, il lavoro a Marinaleda è sia stagionale che variato di anno in anno. Diversamente da molti piccoli villaggi agricoli, Marinaleda distribuisce il lavoro tra coloro che ne hanno bisogno.

Dolores Valderrama Martin ha vissuto a Marinaleda tutta la sua vita e ha lavorato nella fabbrica di scatole Humoso per gli ultimi 14 anni. Dal suo ufficio ci spiega che, nel caso 200 persone richiedessero di lavorare, ma in quel momento avessero bisogno solo di 40 lavoratori, l’azienda recluterebbe comunque tutte i candidati. “Raduniamo tutti e creiamo gruppi di 30, 40 individui. Ogni gruppo lavora per due giorni.”

Mentre la cooperativa è formata da nove diverse entità, Valderrama Martin dice che le decisioni importanti, come per esempio la distribuzione del lavoro, vengono prese collettivamente. C’è anche la possibilità di portare la questione all’assemblea generale per avere una visione più condivisa sul problema in questione. Conclude con un avvertimento: “Quando non c’è lavoro nel paese, ci sono i disoccupati, come in tutti gli altri posti.”

La maggior parte della popolazione spagnola è critica sul problema della disoccupazione, ma l’ampia rete di sicurezza basata sui principi di azione diretta e aiuto reciproco ha fatto capire che, a differenza di altre parti della Spagna, due mesi di stipendio possono durare a lungo, fino a tenerti galla per un anno intero. Al centro di questo, è l’approccio del paese verso la questione “casa”, che offre uno degli esempi più chiari dello sforzo collettivo effettuato per riempire il vuoto lasciato dalla crisi.

Le case costruite dalla comunità

Quando molti giovani si accingono ad entrare nel mercato immobiliare, il denaro rappresenta per loro il primo ostacolo. Mettendo da parte la situazione economica, l’anticipo è sempre una somma molto alta anche in mercati relativamente non costosi, ed è sempre più difficile da pagare per coloro che vengono descritti come la “generazione abbandonata”.

In cima alla lista delle iniziative anticonformiste prese dal sindaco Sànchez Gordillo è quella combinare sussidi per i materiali di costruzione, lavoro volontario e terreni forniti dal paese, per togliere le case dal mercato libero a Marinaleda. I membri della comunità si riuniscono con piani architettonici forniti dal consiglio comunale per costruire un blocco di case, senza aver stabilito in precedenza chi saranno gli abitanti degli appartamenti in questione.

Le case, circa 350 unità in totale con 20 nuovi edifici in via di costruzione nel momento della visita, fanno parte di una cooperativa immobiliare. Non c’è bisogno di aggiungere, considerando che il mutuo costa €15 al mese, che questo ha avuto un impatto importante nell’offerta della manodopera.

L’economia dell’azione diretta

Mentre il capitalismo disegna le nostre relazioni come una serie di transazioni economiche guidate dall’interesse personale, Marinaleda si affida a un modello di aiuto reciproco dove gli abitanti lavorano insieme per soddisfare bisogni comuni e con molto meno denaro in circolazione. Anche se può essere facile da dimenticare, il denaro è semplicemente un modo di facilitare l’azione e di creare uno stimolo per lavorare su progetti comuni.

L’azione diretta invece, è radicata nell’interesse comune ed esplora il lato pratico dei progetti collettivi, basandosi sulle capacità individuali delle persone. Questa elimina la divisione tra consumatori e produttori, rendendo il denaro un mezzo non necessario per il completamento dei progetti, e rendendo le persone in bisogno e coloro che si occupano di aiutarle, una sola entità.

Se da una parte Marinaleda ha i suoi difetti, dall’altra ci ricorda che i modelli economici alternativi non solo sono possibili, ma già esistono. Un impressionante graffito nella strada principale raffigura un acchiappasogni con la falce e il martello. La scritta ci dice “Insegui i tuoi sogni – L’utopia è raggiungibile.”

Liam Barrington-Bush è un attivista e autore di “Anarchists in the Boardroom”. Il suo account Twitter è @hackofalltrades, blogga su morelikepeople.org e posta sulla pagina facebook “more like people“.

Jen Wilton lavora come giornalista freelance, ricercatrice e fotografa a Londra, GB. I suoi interessi includono movimenti sociali, energia sostenibile, economie alternative e America Latina. Il suo account Twitter è @guerillagrrle il suo blog è Revolution Is Eternal.

Fonte: www.contributoria.com

Link: https://www.contributoria.com/issue/2014-07/53714c7830d0f1ab0f000048

Luglio 2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GALEANO

Pubblicato da Davide

  • Gil_Grissom

    Il sogno di Marinaleda e’ decisamente intrigante, restano pero’ molte domande in sospeso: chi decide di occupare abusivamente le terre altrui, che diritto ho di occupare le terre altrui, occupando le terre altrui non si commette comunque un sopruso, chi decide quanto terreno ho diritto ad avere, quante case e di che dimensioni ? Se inoltre le strutture pubbliche buone lavorano in perdita per svolgere una buona funzione sociale come dice l’articolista, come si ripiana poi tale perdita? Aumentando le tasse al cittadino che credeva di aver pagato il biglietto per la piscina 3 euro e si accorge alla fine di averlo pagato cento? Suona beffardamente come gli 80 euro di Renzi, un piccolo vantaggio immediato (per alcuni) pagato molto ma molto salato nel futuro. Le utopie sono magnifiche ma l’etimologia della parola che ne facevano giustamente i greci la dice lunga.

     

  • Eshin

    Le cose belle incuriosiscono poco…..

    Porque una imagen vale más que mil palabras…

    http://www.marinaleda.com/inicio.htm

  • Giovina

    Lessi giusto qualche mese fa della realta’ di Marinaleda, di informazioni ce ne sono poche a dire la verita’. Si tratta probabilmente di un progetto fresco e iniziale.
    A cercare altro non ho potuto trovare un quadro complessivo del sociale, che possa abbracciare tutti i suoi risvolti, fino al welfare anche. Sebbene il disoccupato venga sostenuto dagli altri lavoratori, e’ sempre il proletario o lavoratore il simbolo sacro e prezioso; che volete, senza intenzione di avercela col comunismo etc, l’ossessione per questa classe proletaria da salvaguardare o perpetuare come fosse una razza in estinzione o casta sacra, secondo il mio istinto, secondo la mia reazione ( di operaia, lavoratrice di qualche decennio ormai), non fa che maledirla per sempre.

    Il lavoro – anzi la forza lavoro – e’ visto, sia dal capitalismo che dal Marxismo, come leva, fattore o risorsa importantissima, se non di vitale importanza, per l’economia, un fattore che ha un prezzo, una funzione essenziale di mercato.

    Cio’ che mi inquieta e mi angoscia e’ il legame di questa forza lavoro con l’essere umano, nel senso economico intendo, ossia che deve essere pagato. Se qualcuno riesce a separare l’uomo dalla forza lavoro, ossia dalla sua suscettibilita’ di essere merce di mercato, alzi la mano. Per questo credo fermamente che non solo il capitalismo ma, paradossalmente proprio il marxismo, il comunismo, non potranno liberarmi mai, anzi mi fanno lottatore di classe per l’eternita’, io non voglio essere lottatore di classe, io voglio essere libera.
    Credo che il prezzo, il valore, debbano riguardare il capitale, i beni, gli oggetti, i prodotti, i frutti del lavoro, le merci, non l’uomo e la sua attivita’, che hanno a che fare invece, questi ultimi, con la liberta’.

    Sono convinta che la vera sfida del futuro non risieda in fatti e soluzioni conosciute ma insoddisfacenti e producenti sempre piu’ caos e fallimenti, piuttosto in una avanzata in zone mai nemmeno immaginate dell’essere umano interiore, la’ dove forse si potra’ osare di concepire la vera liberta’ umana, dove le capacita’ scientifiche e intellettuali dell’uomo, potranno, dalla nuova Idea, progettare, disegnare e dipingere qualcosa di mai concepito e progettato: affinche’ egli possa donare a se’ stesso, alle generazioni future e alla terra, nella pratica, la vera Economia.

    Scusate la disgressione, tornando a Marinaleda: l’ edilizia pare in evidenza a scapito dell’agricoltura, peraltro quest’ultima e’ comunque ritenuta molto importante sicuramente a confronto invece degli sfregi che la politica economica canonica ne fa altrove, ossia dovunque.

  • Gil_Grissom

    Sono perfettamente concorde, grazie di avermi fatto partecipe delle tue considerazioni.