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MA SE NON E’ FASCISMO, CHE DIAVOLO E’ ?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Romanzi straordinari “Il mondo nuovo” e “1984”, che profetizzavano una società futura distopica e oppressiva, nei quali Aldous Huxley e George Orwell concordavano sul fatto che gli uomini a venire sarebbero stati esseri viventi sempre più controllati, pianificati, programmati, disciplinati entro spazi ristretti, drasticamente mutilati nelle loro libertà individuali. L’incubo teorizzato sul mondo futuro produceva visioni apocalittiche di Stati che soffocavano i propri abitanti in un “Leviathan” inflessibilmente totalitario.

Invece lo scenario che ci troviamo di fronte sembra attestare un drastico rovesciamento delle più agghiaccianti previsioni distopiche del ventesimo secolo: è infatti il privato ad essersi trasformato in una belva famelica pronta a divorare la società e non il contrario ed è l’interesse privato che si è smisuratamente dilatato ai danni di quello pubblico (Zygmunt Bauman, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida).

Il “fascismo postmoderno” dunque è impalpabile, indefinito, inavvertibile, si cela dietro l’epica melodica di “Via col vento”, del famoso programma dell’imenottero brufoloso, si confonde tra le pile dei giornali venduti ogni giorno in edicola, si mimetizza tra le bufale quotidiane raccontate dalla “nuova forma di vita neliberista”, da una casta politica, reversibile, double face, convertibile, cabriolet, buona per tutte le stagioni. Semplicemente perché la democrazia repubblicana, l’unica che conosciamo, è garantita dall’alternanza tra maggioranza e opposizione, diversamente la democrazia è morta e viene sostituita da un’altra cosa.

Il “Panopticon”, il carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo Jeremy Bentham, rappresenta bene l’emblema del totalitarismo statale del XX secolo, perché è un luogo chiuso, contenente una moltitudine di carcerati/schiavi, scrutati attimo dopo attimo, anche in ogni loro manifestazione privata, da pochi sorveglianti. Pochi occhi sono in grado di controllare molte vite, pochi sguardi sorvegliano senza essere visti, come è avvenuto per tutto il periodo dell’era industrializzata dell’occidente, all’interno delle fabbriche, delle carceri, delle amministrazioni pubbliche della società di massa novecentesca.

Contro un simile “modello sociale totalitario”, che ha avuto nel “lager” la sua estrema espressività distruttiva, si oppone un nuovo modello di “fascismo postmoderno”: il “Synopticon” ha preso il posto del “Panopticon”, si è affermata una nuova dimensione sociale apparentemente libera, che tende ad espandersi, ad assorbire voracemente gli umori del reale, e sembra non cristallizzarsi più in forme rigorosamente predefinite.

Il controllo diretto di un potere centrale che “sorveglia” una moltitudine di dominati del ‘900 è stato sostituito da un meccanismo governato dalla “seduzione liquida”, nel quale i molti guardano i pochi, e mentre osservano vengono ripetutamente sedotti, stregati, ipnotizzati, e di conseguenza, come in tutte le condizioni di coup de foudre che si rispettino, perdono la capacità stessa di ragionare fuori dai frame mentali imposti dal sistema. Dunque chi osa uscire criticamente dal selciato dei frame dominanti, viene etichettato come antisociale, populista, estremista, e naturalmente viene immediatamente emarginato ed escluso dalla legittimazione sociale del politically correct.

Il “fascismo postmoderno” dunque non è lo stesso fenomeno ideologico totalitario del ‘900, ma è comunque un “fenomeno totalitario” che ha molte affinità con quello, inserito però in un contesto storico sociale completamente mutato. Dove lo Stato ha smarrito la propria violenta potenzialità di coercizione e andrebbe dunque tutelato più di quanto non andrebbe attaccato: «Oggi il principale contributo dello Stato all’infelicità umana è il gesto di lavarsi le mani compiuto da Pilato anziché sporcarsele tentando di introdurre un po’ di logica nel caos dell’umanità. Lo Stato è una catastrofe, ma al tempo stesso, in un certo senso, lo è troppo poco». Si consideri anche che la volontà di potenza a disposizione degli attuali Stati nazionali va sempre più scemando, sta ora divenendo sempre meno arrogante e aggressiva, trasferitasi altrove e migrata verso insoliti centri di potere sovranazionali: «Quello che si è chiuso è destinato a passare alla storia come un secolo di violenze perpetrate dagli stati-nazione a danno dei loro sudditi. Quello che è appena iniziato sarà probabilmente un altro secolo violento, questa volta un secolo di violenze stimolate dalla progressiva esautorazione degli stati-nazione a opera dei poteri globali scatenati» (Zygmunt Bauman, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida).

Assistiamo increduli dunque all’eclissi progressiva dello Stato, che lascia lo spazio dell’agorà al mercato, un mercato che si serve del linguaggio dei droni, macchine volanti sempre più miniaturizzate, capaci di giungere in ogni luogo del globo e di impadronirsi dei dati personali di ognuno di noi in una condizione di invisibilità, cifra stessa dell’impercettibilità del “fascismo liquido”, del potere invasivo delle corporations e della propaganda dei mass media che diffondono ad arte i nuovi mantra del monoteismo del mercato.

Mantra neoliberisti, produttori di frame mentali praticamente infrangibili. Che consentono alla classe finanziaria parassitaria di protrarre nel tempo il suo infame progetto di lotta di classe. Che le consentono di praticare indisturbata la sua criminale spoliazione dei diritti e dei redditi delle altre classi, mascherandola con dietrologie falsate delle vere cause di questa crisi economica drammatica.

Quali affinità e differenze dunque esistono tra il “Fascismo storico” di ieri e il “Fascismo finanziario” di oggi? Diretta espressione dello stato hegeliano il primo, e invece diretta espressione del neoliberismo finanziario il secondo. Entrambi si dotano di categorie caratteriali molto simili:

• Nazionalismo fascista di ieri: oggi si è tramutato nel sogno della Federazione di Stati Uniti Europei, della Nazione Italia che confluisce in un Grande Nazione Europea;

• Totalitarismo: controllo ossessivo sulla vita degli individui ieri, attraverso un monitoraggio che andava dalla culla alla tomba, Minculpop, educazione scolastica pilotata; oggi la vita dei cittadini globali è controllata dal sistema mass mediatico e informatico, attraverso tv, giornali, siti web, canali di ricerca, blog, social network (vedi sistemi di spionaggio globale, Nsa);

• Corporativismo: “L’individuo non esiste se non in quanto è nello Stato e subordinato alla necessità dello Stato”, oppure “Lo Stato fascista o è corporativo o non è fascista”, B.Mussolini; le attribuzioni del nuovo Ministero delle corporazioni risultavano piuttosto invadenti: esso infatti non solo aveva competenze sul controllo e sulla regolamentazione dei salari e delle condizioni del lavoro, ma anche sull’alta direzione dell’intera economia nazionale.; diversamente sosteneva Margaret Thatcher, l’angelo/diavolo del neoliberismo selvaggio: “La vera società non esiste: Ci sono uomini e donne, e le famiglie. E nessun governo può fare nulla se non attraverso le persone. La gente deve guardare prima a se stessa. È nostro dovere badare a noi stessi e poi, prendersi cura del prossimo. La gente ha tenuto i diritti troppo in mente, senza obblighi, ma non può esistere un diritto senza che qualcuno non abbia prima incontrato un obbligo” (dall’intervista del 23 settembre 1987, Margaret Thatcher).

• Egemonia del Partito Unico: esclusione di tutti gli altri partiti dalla dialettica elettorale e parlamentare, criminalizzazione delle opposizioni (delitto Matteotti, 1924); oggi la criminalizzazione è rivolta verso le opposizioni, in modo particolare i 5*; anche il Presidente della Repubblica Napolitano, che dovrebbe essere “super partes”, dopo l’ottimo esito elettorale dei 5* alle elezioni amministrative del 2012, se ne uscì con un’affermazione indegna del ruolo da lui rivestito: “Non ho sentito nessun boom”; poi in altra occasione, durante l’appello alle Camere sul problema “affollamento carceri”, definito da Grillo “un’amnistia per Berlusconi”, il presidente se ne uscì con un’altra perla da manuale: “Quelle sono persone che hanno un pensiero fisso e se ne fregano dei problemi della gente e del Paese. E non sanno quale tragedia sia quelle carceri. Non ho altro da aggiungere”.

• Sindacalismo controllato dal regime: nascita della Confederazione nazionale delle Corporazioni sindacali ieri, una nuova formazione antisocialista ed anticattolica, costituita nella forma di sindacati autonomi formati da cinque Corporazioni suddivise per categorie. Un’importante legge dell’aprile 1926 proibì scioperi e serrate; oggi la “concertazione” ha coinvolto la complicità del sindacato nei progetti di riforma governativi, che hanno progressivamente smantellato diritti e certezza del lavoro;

• Leggi elettorali truffa (Acerbo ieri, Porcellum, Italicum oggi) che producono deputati nominati e non più eletti direttamente dal popolo;

• Educazione scolastica pilotata nel Minculpop del ventennio, mentre oggi gli insegnanti sono al 99% dei piddini e gli ultimi progetti di riforma scolastica (Moratti, Gelmini, Giannini) mirano a demolire la scuola pubblica con interventi destabilizzanti;

• Controllo totale dei mezzi d’informazione, televisiva e cartacea (ieri e oggi);

• Autoritarismo reale attraverso strumenti coercitivi (olio di ricino, confino); autoritarismo di fatto attraverso la delegittimazione politica (il M5* viene escluso dalla dialettica politica interpartitica, proprio perché rappresenta la vera opposizione alternativa che non scende a compromessi d’interesse, invece viene accreditata come opposizione FI, che invece sostiene il governo);

• Riforma reazionaria attuale delle istituzioni: Senato delle regioni, composto di senatori nominati e non più eletti, e violazione sistematica della Costituzione democratica, con la sovversione della separazione dei poteri, attraverso un vero e proprio “golpe bianco” (La funzione legislativa è passata al Governo attraverso l’uso dei Decreti legge, che vengono imposti al Parlamento).

In conclusione, il “Fascismo finanziario postmoderno” sta realizzando da tempo una vera e propria demolizione delle istituzioni democratiche attraverso un “golpe privatistico” che si occupa della spartizione del reddito tra le varie classi sociali, privilegiando l’alta borghesia finanziaria contro tutto il resto del tessuto sociale, che sta sempre più assumendo le forme di un “nuovo proletariato”, colpito a morte nella certezza dei diritti e del reddito, attraverso la coercizione dell’indebitamento pubblico e delle tasse, riducendo l’Italia a un paese di mano d’opera a basso costo, di manovalanza a prezzi stracciati, dunque ad una “terra di mezzo”di schiavi moderni, uomini privi di diritti e condannati ad un precariato a vita.

E ci è riuscito grazie alla complicità colpevole e collaborazionista della casta corrotta e double face, dei sindacati offuscati dalla concertazione, dei mass media asserviti completamente al potere, tutti “traditori della patria e del proprio popolo”, che purtroppo è stato ipnotizzato da un falso indottrinamento e da un sistematico occultamento di quelle che sono le vere cause della crisi dell’euro/killer e dell’Europa/lager.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

15.10.2014

Pubblicato da Davide

  • MarioG

    Ci risiamo. Perseverare diabolicum. Pare che il suo solo filo conduttore sia il Totalitarismo. E passi. (Anche se ritengo che sia un esercizio letterario inutile ai fini della comprensione dei fenomeni) Allo stesso tempo, l’unico Totalitarismo che ha in mente e’ quello fascista. Allora qui si affaccia un sospetto.
    E forse ci spieghiamo perche’ il suo esercizio retorico insista nel declinare le similitudini a senso unico.
    Che senso ha dire che il nazionalismo fascista si e’ tramutato in quello europeista (che non e’ affatto un nazionalismo) Allora posso paragonare l’internazionalismo cosiddetto proletario con quello finanziario con la stessa disinvoltura.
    Totalitarismo: stesso doiscorso
    Egemonia del Partito unico, stesso discorso
    etc.
    Scommetto pero’ che non leggeremo in futuro un articolo
    "Ma se non e’ Bolscevismo che altro e’"
    (Non che sia desiderabile, intendiamoci)
    E poi si ride del Berlusconi quando vede i "comunisti".
    Il sospetto dunque e’ che si tratti della perdurante ossessione ideologica che non fatichiamo a comprendere da che parte provenga.

  • Rosanna

    Scusa Mario, guarda il titolo: Ma se non è fascismo, che diavolo è?

    Lo chiedo a te che diavolo è? Tu lo sai? io ho dato una mia interpretazione, avallata anche da studiosi quali Zygmunt Bauman, tu prova a dare la tua, vai a ripescare qualche noto autore che sostiene che questo sistema finanziario che sta distruggendo la vita sociale dell’occidente è un bolscevismo, un marxismo, un maoismo, un castrismo,  un internazionalismo proletario,

    dimostralo con dati, argomentazioni, citazioni …

  • OlausWormius

    Semplicemente il potere sta passando dalle mani degli stati-nazione alle unioni continentali (come l’Unione Europea e le altre che stanno nascendo) e allo stato globale prossimo venturo.
    Anche il peso sempre maggiore che l’Onu avrà nella regolamentazione di internet nei prossimi anni va in questa direzione.
    Non c’è nessun dominio del privato che anzi viene letteralmente soffocato da una burocrazia orwelliana a tutti gli effetti. Il dominio è semmai di oligarchie e multinazionali che però di privato hanno solo il nome. Spesso non solo altro che longa manus dello stato (vedi lo scandalo datagate ad esempio e tutte le aziende coinvolte).
    Quindi a tutti gli effetti si tratta di totalitarismo socialista strisciante e di collettivismo in una delle loro tante maschere (nazismo, fascismo, comunismo, neoliberismo oligarchico). D’altronde il fascismo e il nazionalsocialismo avevano un retroterra socialista.

  • Rosanna

    Le oligarchie, le multinazionali, le banche, le corporations, sono pubbliche ? Questa è una novità.

    La Cia è espressione più dello stato (inteso come territorio giuridico di una nazione), quindi difende i cittadini di quello stato, o invece difende il comparto militare industriale Usa che è in gran parte privato?

    Durante le guerre in giro per il mondo la produzione di armamenti è in gran parte privata, non pubblica.

  • maurorossi

    C’è una sostanziale differenza. 

    I fascisti del ventennio erano animati da spirito totalitarista e ideologia fanatica, mentre i fascisti di oggi sono inconsapevolmente i figli di coloro che tanto si sono battuti contro il totalitarismo fascista, ossia i nuovi sinistrorsi, i quali sono confluiti nei maggiori partiti euroservi al servizio del capitale finanziarizzato.  
    Questa la dice lunga sull’orizzonte nero che ci aspetta per i prossimi 50 anni. Se il popolo durante il ventennio un pò borbottava e dissentiva, oggi le masse pauperizzate continuano a votare gli ex-DC travestiti da pseudorossi in una sorta di sindrome di Stoccolma. 
  • Rosanna

    Hai ragione, infatti volevo intitolare l’ultimo articolo (quello precedente a questo):

    GLI ANTIFASCISTI DI IERI SONO I FASCISTI DI OGGI

  • MarioG

    Ma no, mi scusi.
    Non faro’ uno sforzo del genere. Sarebbe inutile, per la ragione essenziale che io non voglio proporre una tesi antitetico-speculare.
    Non riesco immaginare con quale criterio associa a un "sistema finanziario che sta distruggendo la vita sociale" proprio il fascismo quale fenomeno di massima prossimita‘ storica che le viene in mente. Veramente, mi sfugge nella maniera piu’ assoluta. Secondo me e’ antistorico. Non ha senso che mi citi il Totalitarismo in se’, e’ troppo vasto, e come osservato include declinazioni che lei si astiene dall’accostare al tema che considera.
    Se mi invita a seguire il suo esercizio, potrei  citare la collettivizzazione forzata con l’eliminazione dei contadini benestanti (kulaki) come misura che "distrugge la vita sociale". Me ne dara’ atto.
    Ma quale sarebbe l’utilita, l’aiuto alla comprensione che fornirebbe? Nullo, come nel suo caso.
    Comunque confesso che non conosco una riga di Bauman.

  • MarioG

    Forse ha una visione troppo astratta dello stato e della demarcazione pubblico/privato. Lo stato e’ un complesso di apparati, espressioni di fazioni e oligarchie in equilibrio (temporaneo) tra loro.

  • MarioG

    Senza contare che gli antifascisti di ieri furono i fascisti dell’altro ieri.
    Vista cosi’. Comunque questo e’ un "monismo" storico che non porta molto avanti.

  • Rosanna

    Scusa io ti ho dato del tu, presupponendo che tu lo dessi a me, ma se non ti va ti potrei anche dare del Lei. Non capisco perché ti disturba tanto la mia definizione di totalitarismo del sistema attuale che sta distruggendo la vita sociale del paese e dell’Europa,

    convengo con te che ci sono delle differenze storiche fondamentali, ma la storia non si ripete in maniera esattamente uguale, però qualcuno ha detto che "fa la rima con se stessa".

    E’ vero che il termine totalitarismo è così vasto che può includere benissimo anche le dittature comuniste del ‘900, che sono sistemi altrettanto dittatoriali e distruttivi del tessuto sociale, ma la prima attribuzione  non esclude la seconda.

    Il Fascismo poi è la prima dittatura che mi viene in mente, perché in Europa occidentale e soprattutto in Italia, noi abbiamo subito questo tipo di dispotismo e non quello comunista, per di più anche Bauman sostiene questa tesi.

    A proposito, se non conosci Bauman, ti consiglio di leggerlo, è molto interessante.

  • OlausWormius

    Lavorano in sinergia.
    Forse che Google e Facebook etc… sono davvero private? Lo scandalo datagete ci dice di no.
    E questo vale anche per le corporations al di fuori del settore tecnologico.
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    I veri privati ovvero ad esempio le piccole e media imprese vengono semplicemente distrutte fino alla loro definitiva eliminazione.
    Si vuole suddividere il mondo non più in varie classi ma solo in due classi, quella dell’elite (o intelligentsia) e tutti gli altri, livellati verso il basso. A fare da cuscinetto forse solo i burocrati dello stato.
    Questo si chiama totalitarismo socialista e collettivista.

  • Rosanna

    Questa non l’ho capita: perché gli antifascisti di ieri furono i fascisti dell’altro ieri?

  • Rosanna

    Esattamente il contrario, si può dividere il mondo in due classi private, l’alta borghesia finanziaria (banche private, corporations private) contro la media e piccola borghesia, che sta scomparendo e si sta trasformando in un vasto proletariato …

    Leggiti Zygmunt Bauman, è molto interessante …

  • OlausWormius

    E’ quello che ho detto, una elite da una parte e un vasto “proletariato” dall’altra.
    Solo che tu individui l’elite nelle banche, io la individuo in una intelligentsia che utilizza le banche e le corporations (private solo di facciata come il datagate insegna) per arrivare al socialismo totalitario.

    Quando avranno esasperato abbastanza la gente e faranno sparire i contanti e prima o poi anche le banche (il sogno dei new agers alla Zeitgeist e di Casaleggio) allora avremo la nostra tanto attesa e amata tirannia collettivista e Nuovo Ordine Mondiale 🙂

    Non hai che aspettare. Prima o poi ci arrivano.
    Riguardo a Bauman ho letto diversi suoi testi. Come molti altri raffinati analisti e sociologi che cavalcano l’indignazione descrive bene gli effetti ma volutamente nasconde, o non riesce a capire, le verità per quanto riguarda le cause.

  • Hamelin

    Puoi tranquillamente chiamarla : CORPORATOCRAZIA

  • Rosanna

    Oppure:

    USUROCRAZIA IPNOCRATICA
    cioè una guerra del privato contro il pubblico, in cui l’interesse privato si alimenta dell’interesse pubblico, con l’ipnosi dei mass media.
    Il fallimento delle banche infatti è stato finanziato con il debito pubblico. 
  • MarioG

    Diamoci del "voi", se non vi offendete. O e’ politicamente inopportuno?
     No, non mi disturba che chiami totalitario il sistema di potere attuale. Anzi, e’ cio’ che sustanzia la mia obiezione sulla genericita’ di tale termine.
    Ovviamente rimaniamo nelle rispettive posizioni

  • MarioG

    Mi sembra proprio quello che ha detto il suo interlocutore.
    Poi le classi non sono "private" o "non-private" in se’. Si parla del rapporto reciproco. Se ho capito bene, parlate di una polarizzazione per cui la parte centrale della piramide e’ risucchiata. Penso che sia una tendenza verificabile di fatto.

  • MarioG

    Era lievemente sarcastica, ma non troppo. Mi riferivo agli antifascisti del 25 luglio

  • MarioG

    Da non confondere le Corporation con l’altro Corporativismo

  • ottavino

    L’autrice mostra di avere imparato il "politichese", cioè tanto parlare senza dire nulla. Complimenti! Se ti iscrivi a un partito farai strada!

  • Unaltrouniverso

    Insomma il fascismo é come il parmigiano: ci sta bene su tutto.

  • Unaltrouniverso

    Concordo.

  • Unaltrouniverso

    Se non siamo al "lei non sa chi sono io!", poco ci manca.

  • Gioia_di_Vivere

    e allora di che cosa parla? a vanvera?

    Questo è neo fascismo, lo si vede bene, le ferite dei lavoratori bruciano sempre di più.  Le ingiustizie sono imposte con la menzogna oltre che con la forza.  Argomenti, please, non faccia l’azzecca garbugli.
  • Rosanna

    Scusa ma Bauman ha colto benissimo le cause, tanto che ha cominciato 15 anni fa a parlare della guerra del privato contro il pubblico, e infatti la prima causa della crisi dell’Euro zona è il debito privato (banche aziende famiglie) non il debito pubblico, che si è gonfiato per gli interessi finanziari privati. 

  • Georgios

    Nella storia degli ultimi 2 secoli ci sono stati due tipi di stato. C’è stato lo stato nato dalla rivoluzione del 1789 e quello nato dalla rivoluzione del 1917.

    Entrambi si sono evoluti in meccanismi di difesa di precisi interessi. Quelli capitalistici privati il primo (chiamiamolo capitalistico "puro") e quelli capitalistici della nomenclatura partitica il secondo (chiamiamolo capitalistico "di stato"). All’inizio la nomenclatura partitica era nascosta dietro "gli interessi delle masse lavoratrici" come la sua controparte si nascondeva dietro "gli interessi dei liberi cittadini della democrazia e della libera iniziativa".

    Il fascismo e il nazionalsocialismo appartengono, come sua estensione autoritaria e totalitaria dettata dalle necessità storiche dell’epoca (il caos sociale provocato dalla 1a GM ed il controbilanciamento alla rivoluzione bolscevica), alla prima categoria di stato. Infatti, difendevano gli interessi dei grandi proprietari e industriali.

    La nomenclatura sovietica invece prese più tempo per trasformarsi da una casta privilegiata ad una vera e propria classe borghese. Ciò avvenne negli anni 50-60 favorito da una serie di circostanze che hanno avuto principalmente a che fare con la morte del "vecchio ordine" personificato nella figura del dittatore morto da poco ed il bisogno di pianificazione dell’economia secondo i termini dettati dal commercio internazionale e sopratutto dalla guerra fredda. E’ dagli eredi di questa nuova classe borghese che nasceranno gli oligarchi russi dopo la caduta ufficiale del "socialismo in un solo paese" che, tenendo in mano i meccanismi dello stato ed introducendo lo strumento per eccellenza capitalistico, quello della borsa, hanno organizzato la grande truffa della proprietà pubblica dell’ex stato sovietico.

    Dal 1991 dunque si può dire che Cina a parte (che meriterebbe un discorso a sé ma con conclusioni non tanto diverse) il resto del mondo conosce un solo tipo di stato. Quello degli interessi capitalistici privati.

    Di nuovo, lo stato capitalistico "puro" si e’ trovato davanti a nuovi eventi e necessità storiche: senza più controparte e seguendo il suo "destino" di sviluppo economico ben spiegato da Karl Marx nel suo Capitale, ha dato il via ad una globalizzazione selvaggia della sua economia che era già iniziata pochi anni prima della scomparsa dell’URSS e che ne accelerò la caduta.  

    Questo tipo di globalizzazione era previsto come già detto dall’analisi marxista e rispecchiato con macabra efficacia nel famoso detto "o il socialismo o la barbarie".

    E nella barbarie ci siamo. La barbarie e’ una condizione di estrema pressione sociale che non può essere imposta con le normali regole del gioco. E allora ecco ricomparire il nuovo totalitarismo che se per ragioni storiche non lo si può chiamare col nome del fascismo raccontato nei libri, poco importa. Infatti quando ti rubano non te lo chiedono per cortesia ma te lo impongono con il pugno di ferro. Certo, il pugno di ferro per il momento e’ limitato alle arbitrarietà anticostituzionali di chi governa, alle leggi che impoveriscono la gente, alle imposte autarchiche, alla distruzione di ogni tipo di servizio sociale etc me se gli si dà ancora del tempo le loro pretese sulla società supereranno ogni soglia di sopportazione e allora si vedrà anche il pugno di ferro nel senso letterale del termine. 

    Non vorrei spendere delle parole per descrivere ulteriormente questo nuovo fascismo perché l’articolo della signora Spadini lo fa in un modo straordinario.

    Vorrei ricordare solo che siccome il fascismo non e’ un regime "normale", cioè prodotto per libera scelta della società, ma imposto con la forza e l’arbitrio, anche il suo abbattimento non potrà che essere straordinario. Lo dimostra la storia. Nessun regime fascista e’ caduto per causa di elezioni o referendum.

    Questa e’ una cosa che non dobbiamo mai dimenticare. Come non dobbiamo confondere la parola "rivoluzione" con tematiche sanguinarie. Per esempio una occupazione da parte di centinaia di migliaia di gente di alcune piazze centrali del paese e per alcuni giorni sarebbe, oddio! Sì, sarebbe una rivoluzione.  

  • MarioG

    Questa e’ vetero-ideologia. Non le servono gli argomenti

  • Rosanna

    Ho sostenuto le tesi di Zygmunt Bauman,  uno dei più grandi e raffinati sociologi viventi,

    certo che il relativismo critico è diventato piuttosto nichilista, oppure è soltanto polemico. 
  • Unaltrouniverso

    Se non siamo al "lei non sa chi sono io!", poco ci manca.

  • luiginox

    sono andato a scuola nel dopoguerra in un bellissimo edificio il pietra con palestra annessa costruito nel deprecato ventennio.mio figlio in un prefabbricato con pannelli amiantati ,niente palestra.per ora mi stanno pagando la pensione (inps=ventennio),mio figlio precario non l’avrà.facevo 40 ore settimanali(legge fascista del 37)non lavoravo il sabato(sabato fascista?),mio figlio a volte anche di domenica.l’industria dove lavoravo era dell’iri(ah,maledetti fascisti) ora è di una multinazionale americana .andavo da piccolo alle colonie montane del comune  gratuite (istituite indovina quando),per mio nipote c’è delle stronzate a pagamento per 6 ore al giorno dopo la fine delle scuole.lo stipendio mi arrivava presso una cassa rurale artigiana(fondata nel ventennio bieco)che non mi trattava male……potrei andare avanti ma s’è già capito che per me in fondo era meglio quando si stava peggio.

  • Rosanna

    Sono d’accordo con te Georgios, come sposso accade, perché sai mettere a fuoco benissimo i problemi facendo un’analisi storica precisa e dettagliata del background pregresso, 

    detto questo la rivoluzione prossima necessaria potrebbe essere proprio questa, l’occupazione delle più grandi piazze del paese da parte dei cittadini e la richiesta che le istituzioni restituiscano il loro mandato ai cittadini.
    Pura fantasia o possibilità concreta? 
  • MarioG

    Per essere piu’ precisi, l’ abbattimento dei fascismi e’ avvenuto per cause straordinarie ma esogene, non endogene, come dimostra la storia. Dunque, immagino che pensi a qualche causa esogena per arrestare il suo neo-fascismo-o-quel-che-e’-poco-importa. A qualche idea specifica?

  • sickboy

    Cara Rossana, 

    scrivendoti per la prima volta approfitto per farti i complimenti. Scrivi bene, in maniera chiara e lucida e ti sbatti per la causa. Questo ti fa onore. Specie perché, come nel mio caso, pochi sono gli interventi per fare complimenti e tanti per criticare. Ma tant’è, spesso uno interviene per aggiungere e i fan boy non sono molto di moda. 
    Detto ciò, sposo completamente quello che dice MarioG, che, a parer mio (Mario sentiteVi libero di sconfessare la mia interpretazione ovviamente), nota il solito riflesso condizionato dei "compagni" che accusano di fascismo tutto ciò che si muove, dopo 70 anni di egemonia culturale che non hanno certo contribuito ad una migliore comprensione della realtà ma, al contrario, l’hanno preparata alla sua successiva disgregazione.
    Gridare "al fascismo al fascismo" alimenta il classico (ed errato, a mio parere) refrain che "i cattivi sono di destra e i buoni di sinistra", tanto più falso in quanto è molto aribtrario definire il fascismo di destra (ma la sinistra ha sempre avuto il difettuccio di accusare di essere destra chi non era con lei). E, come dice Mario, non spiega niente della realtà.
    Questo mi viene confermato dalla tua analisi: mentre condividiamo la stessa situazione di estremo disagio e, oserei dire, disperazione (in senso letterale purtroppo), non siamo d’accordo sulle cause. Fino a "il mondo occidentale è sotto il controllo di un’oligarchia finanziaria" siamo d’accordo. Ma poi, con riflessi tipicamente sinistrorsi, ecco che questa viene trasformata nel privato cattivo, come se un banchiere, una volta diventato ad esempio capo di stato, diventasse magicamente un qualcosa di pubblico (invece no: è lo stesso stronzissimo privato di prima). Come se fosse una divisione di compartimenti stagni, come se non esistessero le famose porte girevoli. Come se, in ultima istanza, non fossimo tutti dei privati (e meno male).
    E cosa crede abbia usato l’oligarchia finanziaria per imporsi? Ma lo stato e nient’altro che lo stato. Le leggi e gli eserciti, le tasse per rubare e la spesa pubblica per corrompere.
    Quello di cui parli è un cambio di paradigma culturale per cui si accetta che l’interesse di un individuo prevalga su quello generale, venendo venduto bene nella pur consapevolezza generale di una presa per il culo mediatica generalizzata. All’interno del quale ciascuno cerca di essere più furbo del prossimo, contribuendo all’affermarsi del paradigma e al disastro sociale.
    Lo Stato non è mai stato così grande (guardi i bilanci) come oggi nella storia.
    P.s. curiosamente i tentativi di elaborazioni politiche alternative all’attuale "totalitarismo" sono quasi tutti mix di "il lavoro della sinistra, i valori della destra". Cioè fascismo, quello vero. Cioè il contrario della tua tesi 🙂
    P.s. 2 personalmente non sono ideologico e non ho tempo qui di dire la mia. mettiamola così: non essere ideologico vuol dire che conosco come funzionano le leggi del mercato ma sono consapevole allo stesso tempo che la mappa non è il territorio e la realtà non è un modello. Giusto per giocare a carte scoperte.
  • MarioG

    "Ha", ovviamente.

  • MarioG

    Fantasia etilica, direi. Ancora all’epopea delle piazze siamo? 

  • OlausWormius

    E’ un gioco delle parti. Banche e stati non sono due cose agli antipodi con interessi divergenti, ormai non è più così da tempo.
    E’ il privato ad essere ormai un concetto astratto, non lo stato.
    Tu come privato (individuo o piccolo azienda) hai sempre meno diritti e la tua identità è sempre più labile (o liquida come dice Bauman), in compenso lo stato lo senti e lo riconosci molto bene con la sua burocrazia opprimente, le sue infinite regole spesso contraddittorie, le continue richieste in cambio di poco o nulla, la propaganda etc…
    Non c’è una guerra del privato contro il pubblico.
    Se un giorno lo stato si mette il logo di Google questo non significa che è diventato privato. Stessa cosa dicasi se lo stato si chiama Ue e non più Italia.
    Ma poi dire che c’è una lotta contro il pubblico è veramente assurdo nella situazione attuale e va contro l’esperienza personale quotidiana di milioni di persone che devono lottare quotidianamente con la burocrazia.
    Persino dissidenti dell’Unione Sovietica come Vladimir Bukovsky si sono scagliati contro l’UE (in tempi non sospetti) definendola una nuova URSS.
    Ti consiglio questa intervista rilasciata da Bukovsky credo una decina di anni fa o più (quando la maggiorparte degli indignati ancora dormivano sonni tranquilli: http://www.youtube.com/watch?v=bM2Ql3wOGcU

  • ottavino

    Amica mia, di studiosi non sappiamo che farcene. Studiosi ce n’è anche troppi. Sociologi poi, quelli non sono buoni a nulla.

    Essere degli "studiosi" è tutta una scusa per nascondere agli altri chi sei e cosa realmente pensi e vuoi. Gli studiosi sono come i serpenti.
  • Georgios

    Possibilità più che concreta. Aspetta e vedrai Rosanna.

    Intanto, naturalmente, unitevi.

  • Rosanna

    sickboy, oggi il fascismo è di sinistra,  tanto che al governo c’è un partito che si dice di sinistra ma non fa gli interessi dei cittadini e dei lavoratori ma di confindustria e delle lobby finanziarie internazionali, 

    lo stato oggi è estremamente debole,  in crisi, accusato di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità,  il che è falso,  perché il debito pubblico è aumentato in seguito al Divorzio Tesoro Bank Italia del 1981, vai a vederti cos’è su Wikipedia, da quel momento il debito pubblico è schizzato alle stelle per gli interessi privati quindi guerra del privato contro il pubblico.

  • Georgios

    I fascismi sono sempre caduti per cause interne. Non mi riferisco solo a quello greco per esempio o a quello argentino.

    La loro caduta che tu chiami "esogena" l’hanno provocata loro con delle guerre che loro stessi hanno iniziato. Nessuno e’ andato a liberare un paese dal fascismo con l’esercito. (A parte naturalmente gli americani che ultimamente esportano la democrazia nel mondo).

  • MarioG

    Mi trovo d’accordo col suo intervento, anche nella parte della smitizzazione della famosa dicotomia pubblico-privato, che e’ assunta a mo’ di riflesso inconsapevole, con esiti speculari, da liberali (privato e’ buono) e sinistra (pubblico e’ buono).
    Dal mio punto di vista quello che e’ buono e’ la comunita’ di interessi (non arrivo a dire di destino) che puo’ esplicarsi tanto in situazioni di proprieta’ (giuridicamente) privata  che pubblica e, viceversa,  che puo’ mancare in regime privato quanto in quello giuridicamnete pubblico (vedasi quanto accennato in un commento dal signor Georgios su una certa fase dell’URSS)

  • anonimoak77

    Tralascio il paragone fra la società attuale ed il fascismo, che hanno ben poco in comune.
    Vorrei che tutti gli estimatori di Bauman si andassero a leggere "La società dello spettacolo" ed i suoi "commentarii" di Debord.
    In diversi articoli si fa riferimento ai testi di Bauman, anche se non so se siano stati letti prima, il problema è che l’esimio professore ha tirato fuori le sue geniali intuizioni daggli scritti di Debord ma, cosa ancor più grave, istituzionalizzandoli e rendendoli più digeribili per il sistema.
    Ecco perchè Bauman lo si legge all’università e viene citato un pò ovunque, mentre Debord sembra sempre più condannato ad una sota di damnatio memoriae.

  • MarioG

    Mi sembra che si arrivi a negare l’evidenza. Oltre al fatto che gli americani hanno appunto cominciato a "liberare" 70 anni fa, e non solo ultimamente.
    Ammessa (e non concessa) la comune narrativa storica sullo scatenamento del conflitto,  sta di fatto che sono caduti a cause di forze endogene. A Berlino sono arrivati russi  e gli angloamericani, mentre andavano a combattere perfino i ragazzi della Hitlerjugend.

  • sickboy

    Rossana,

    I did the math. Ti sfugge la critica che ti stiamo rivolgendo (ben sintetizzata nel commento di Mario* che segue il mio), ovvero di fare divisioni che non corrispondono affatto alla realtà.
    Per paradosso: tu vuoi farmi notare come l’apparato pubblico si sia sgonfiato in favore dei privati. Ma questo allora vorrebbe dire che in Unione Sovietico l’apparato pubblico si è gonfiato in favore di interessi privati? Ovviamente no.
    Detto altrimenti: lo Stato è una macchina violenta di coercizione (solo esaurita questa fase può eventualmente redistribuire – se no non ha nulla da distribuire) che non può personificarsi. E’ un apparato composto da tanti privati. Più grande è, più potere ha, più i tanti privati che sono inseriti nei suoi apparati (o i pochi) possono usare questo potere a loro vantaggio. Mi pare lapalissiano. 
    Tu mi dici che il debito pubblico oggi è stato gonfiato per assorbire i debiti privati. Verissimo (con mille distinguo, ma verissimo), e chi glielo ha fatto fare? Potrebbe uno stato piccolo e non potente digerire tutta quella massa di debito? Ovviamente no.
    Si parla di Sistema non a caso, se no già da mò la gente avrebbe assaltato le ville dei grassi banchieri.
    Ah, altra cosa: qui su CDC si ragiona di economia e geopolitica quasi in compartimenti stagni. Come se la militarizzazione della società, le guerre inutili, la propaganda martellante non centrano nulla con l’indebolimento della fibra morale delle nazioni e della loro capacità di produrre ricchezza (e non di non farsi depredare).
    * Comunque Mario in queste periferie dell’informazione bisogna darsi del tu 🙂
  • MarioG

    CORRIGE esogene.
    (seccante che non si possa ri-editare il commento…)

  • sickboy

    *intendevo "che in Unione Sovietica si sia gonfiato per favorire interessi PUBBLICI". Non privati, ovviamente

  • MarioG

    Ho trovato! Non e’ fascismo, e’ un calesse!

  • Georgios

    70 anni fa si combatteva una guerra mondiale. Non era stata provocata unilateralmente dagli americani come fanno i neocon oggi. Infatti in quella guerra gli americani entrarono più di 2 anni dopo il suo inizio. Era stata provocata dai fascisti che aggredirono per primi un sacco di paesi incluso il mio. Che di questa guerra poi gli americani come nuova potenza mondiale ne hanno approfittato e’ vero, ma la logica dell’intervento era diversa. Per questo la loro immagine di liberatori era stata accettata dalla gente allora. Mentre oggi, anche tra loro stessi, chi può parlare di liberatori?

    Lo scempio dei bambini mandati al macello e’ un’ulteriore prova delle cause radicalmente interne della caduta del fascismo. Nel senso che un regime cosi, solo una fine cosi poteva avere. Trascinando nel baratro tutta la società dal destino "millenario". Anche i bambini.

  • SanPap

    il fascismo era (nazional)socialismo … (e su quel nazional quanto ci sarebbe da dire ! Altro che nazismo … )

    l’attuale socialismo è capitalismo ottuso, predatorio; e nei modi mi ricorda il comunismo del ex Unione Sovietica (per lavoro mi capitava di incontrarmi con ingegneri e tecnici russi, polacchi ed ucraini; i loro racconti sulla vita che conducevano nelle rispettive patrie potrebbero essere utilizzati per descrivere quello che stiamo vivendo); cosa li differenzia ? il possesso dei mezzi di produzione; ora sono di un padrone (che trattiene per se la ricchezza prodotta dalle macchine e dai lavoratori, mal pagati a causa di un eccessiva offerta di forza lavoro; e che cerca sempre più di sostituire i lavoratori con macchine in quanto decisamente più produttive: lavorano a ciclo continuo, non si lamentano, se si rompono si aggiustano s’è possibile altrimenti si buttano senza tanti problemi) nei paesi comunisti erano dello stato.  IRI, EFIM, Finmeccanica sono stati un punto d’equilibrio tra i due sistemi, funzionavano da calmiere: il capitalismo non poteva essere troppo becero perché doveva fare i conti con l’industria di stato.

  • MarioG

    Non so piu’ che dire. Se le parole hanno un senso, causa interna e’ una rivoluzione, come quella francese. Che puo’ anche essere innescata da eventi esterni, come quella russa. Viceversa, la cancellazione di un regime sotto una milionata di tonnellate di bombe, invasa da svariati milioni di fanti, dopo una difesa fino all’ultimo soldato, continuo, nonostante tutto, con deprecabile testardaggine, a chiamarla esterna.

  • Simec

    Lo diceva anche Fromm: l’essere umano si adatta alla forma sociale data e trova vieppiù normale conformarsi e accettare leggi assurde. Lo dimosni e tra la schiavitù, il nazismo, l’euro.
    Questa europa è molto peggio di quella di Mussolini e Hitler, coi quali c’era piena occupazione e si ammazzava meno gente che coi nostri droni, ma la massa è completamente rincretinita dai giornali e tv.
    Siamo la peggiore società mai esistita sul pianeta, impronta ecologica devastante, devastazione sociale, guerra infinita.—facciamo schifo.
    Ma siamo contenti così….invece di vomitarci in faccia allo specchio corriamo in edicola a comprare Repubblica….che pena!
    PS
    aggiungerei anche Farenheith 451, La fatoria degli animali (compresa Prefazione spesso censurata), il film VIDEODROME di Cronemberg ,  ESSI VIVONO di Carpenter e poi, ovviamente V….

  • Georgios

    Beh.. a giudicare dal tuo intervento dove parli di un calesse devi essere molto giovane. Il che comporta una cosa buona e una meno buona.

    La cosa buona e’ che hai tutto il tempo per studiare e capire la storia. Cerca però di trovare diverse fonti per poter fare dei controlli incrociati usando il tuo giudizio e la logica.

    La cosa meno buona e’ che alla giovane età si tende ad essere un po’ precipitosi e troppo sicuri di sé. Ma non e’ un male inguaribile. Si passa col tempo e l’esperienza.

    Auguri.

  • Rosanna

    Ascolterò l’intervista, ma tieni presente che quando dico pubblico intendo lo stato del dopoguerra, il welfare state, sanità pubblica, scuola pubblica, pensioni, tutele sindacali, lavoro pubblico, spesa pubblica, tutte categorie che oggi stanno scomparendo,

    quando dico privato intendo le banche (non puoi dire che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps sono pubbliche), perfino Bankitalia si sta privatizzando, perfino le aziende di stato Eni (omicidio Mattei), Enel, Finmeccanica, Telecom, stanno per essere completamente privatizzate,

    la burocrazia parassitaria e opprimente è gestita dalla partitocrazia, cioè politica alle dirette dipendenze dei privati (multinazionali, lobbies finanziarie), ma sempre più strumentalizzata da cooperative private che gestiscono i servizi pubblici.

    L’intento è quello di privatizzare tutto il pubblico, nella maniera più devastante possibile, come è avvenuto in tanti paesi del mondo (Africa, Sud America, Russia, Germania Est, Filippine …) ed ora sta capitando a noi.

  • Rosanna

    Ti ripeto quello che ho detto ad Olaus, tieni presente che quando dico pubblico intendo lo stato del
    dopoguerra, il welfare state, sanità pubblica, scuola pubblica,
    pensioni, tutele sindacali, lavoro pubblico, spesa pubblica, tutte
    categorie che oggi stanno scomparendo,

    quando dico privato
    intendo le banche (non puoi dire che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps
    sono pubbliche), perfino Bankitalia si sta privatizzando, perfino le
    aziende di stato Eni (omicidio Mattei), Enel, Finmeccanica, Telecom,
    stanno per essere completamente privatizzate,

    la burocrazia
    parassitaria e opprimente è gestita dalla partitocrazia, cioè politica
    alle dirette dipendenze dei privati (multinazionali, lobbies
    finanziarie), ma sempre più strumentalizzata da cooperative private che
    gestiscono i servizi pubblici (Equitalia).

    L’intento è quello di
    privatizzare tutto il pubblico, nella maniera più devastante possibile,
    come è avvenuto in tanti paesi del mondo (Africa, Sud America, Russia,
    Germania Est, Filippine …) ed ora sta capitando a noi.

  • Rosanna

    C’è una differenza: il parmigiano è saporito e migliora le pietanze, il fascismo è altrettanto saporito, ma distrugge le esistenze.

  • MarioG

    Vedo che nella sua prima frase, ha tenuto a specificare "del dopoguerra". Ha fatto bene, altrimenti, nell’elenco a seguire, qualche ingenuo avrebbe potuto rimanere sviato…

  • Rosanna

    Bellissimo intervento luigino, hai le tue ragioni, è vero che il fascismo storico si era occupato di gestire l’educazione, la società, l’assistenza pensionistica, il lavoro, ma forse lo ha fatto in modo troppo autoritario e aggressivo,

    tanto che il suo intervento dispotico è poi sfociato nella scoppio della seconda GM:   guerra mondiale, che ha toccato tutti i 5 continenti, che ha provocato 50, 60, 70, qualcuno dice 100 milioni di vittime.

    Meglio non ripetere l’esperienza, cosa ne dici? Però hai ragione anche per la situazione attuale.

  • Rosanna

    Se hai letto bene Bauman è proprio lui che stabilisce un paragone antitetico tra il Panopticon e il Synopticon, fascismo di stato il primo, fascismo privato il secondo.

    Quanto a Debord non lo conosco, mi informerò, ma non credo sia possibile attribuire il successo di Bauman ad un semplice copia/incolla del mentore, dato che dal 1959 ad oggi ha scritto 62 opere.

  • Rosanna

    Mi dispiace caro, non è così semplice, devi argomentare, sostenere una tesi, documentarla con dati e testimonianze, proporre un’eventuale antitesi, confutare l’antitesi, citare fonti e letture, …

    NON E’ FASCISMO, E’ UN CALESSE

    domani leggeremo il tuo articolo, potrebbe essere divertente.

  • Rosanna

    Perfetto! e il padrone chi è se non un privato che sfrutta sempre più i lavoratori, con l’aiuto dei politici e dei sindacati (demolizione art.18, precarizzazione a vita),

    per di più le privatizzazioni stanno svendendo quel poco di pubblico che c’è rimasto:

    Il 2 giugno del 1992 il direttore del Tesoro, Mario Draghi, sale
    sulla passerella del Royal Yacht "Britannia", il panfilo della Regina
    Elisabetta ormeggiato nel porto di Civitavecchia. Draghi ha con sé
    l’invito ricevuto dai British Invisibles, che non sono i
    protagonisti di un romanzo complottista bensì i rappresentanti di un
    influente gruppo di pressione della City londinese, "invisibles" nel
    senso che si occupano di transazioni che non riguardano merci ma servizi
    finanziari.

    I Warburg, i Barings, i Barclays, ma anche i rappresentanti di
    Goldman Sachs, finanzieri e banchieri del capitalismo che funziona, o
    funzionava, sono venuti a spiegare a un gruppo di imprenditori e boiardi
    di Stato italiani come fare le privatizzazioni.

    Per il nostro Paese ci sono il già citato Draghi, il presidente di
    Bankitalia Ciampi, Beniamino Andreatta, Mario Baldassarri, i vertici di
    Iri, Eni, Ina, Comit, delle grandi partecipate che di lì a poco
    sarebbero state "svendute", così si dice, senza grande acume proprio da
    coloro che nell’ultimo scorcio della Prima Repubblica le avevano
    trasformate nei "gioielli di famiglia". Allora come oggi l’Europa
    tuonava contro l’Italia incapace di far fronte al debito pubblico, gli
    imponeva regole draconiane per entrare nell’euro, gli speculatori
    s’interessavano al nostro Paese, ed una classe politica in fase calante
    stava per essere travolta dal sol della magistratura.

    Per gli invitati saliti sul Britannia fu un bagno di realismo: il
    capitalismo transnazionale, la tecno-finanza, i corsari della
    "deregulation" gettavano nel grande gioco la nostra piccola economia
    chiusa in se stessa, che durante la Guerra Fredda era prosperata
    all’ombra di Mamma Stato in modo neanche troppo miserabile viste le
    imprese di Mattei. Dopo aver assistito alle esercitazioni militari di
    una fregata inglese, con tanto di lancio di paracadutisti, Mario Draghi
    tenne una breve relazione sottocoperta spiegando agli astanti onori ed
    oneri delle privatizzazioni, con un certo malcelato scetticismo – lui
    che di quella elite sovrastatuale è sempre stato l’alfiere – sulle reali
    capacità dell’Italia di svecchiare il suo sistema industriale.

    Probabilmente Draghi aveva già intuito che la cura sarebbe stata
    peggiore del male, che privatizzare senza un chiaro quadro di cosa
    significasse la parola liberalizzazione nella patria del consociativismo
    avrebbe provocato conseguenze drammatiche sui nostri conti pubblici,
    con le riserve della Banca d’Italia prosciugate e il prelievo forzoso
    nei conti correnti degli italiani ordinato di lì a qualche mese dal
    governo Amato. 

    Quello sul Britannia fu un incontro relativamente breve, una gita
    fino all’Argentario con chef d’altobordo, gamberetti e costolette
    d’agnello, come racconta uno dei giornalisti del Corriere invitato al
    seminario. Gli "Invisibles" strinsero relazioni e offrirono delle
    testimonianze sulla rivoluzione liberista operata da Reagan e dalla
    Thatcher nel mondo anglosassone, trasferita successivamente nel nostro
    Paese con il "miracolo economico" alla Telecom. Lo stato in cui oggi
    versano Poste Ferrovie e Autostrade fa capire che razza padrina abbia
    prosperato in Italia sulle ceneri del vecchio capitalismo familiare e
    ministeriale. Così, quando sentite parlare di governi tecnici o delle
    larghe intese non fidatevi, non si tratta di Ragion di Stato. C’è puzza
    di bruciato. La democrazia italiana sotto tutela.

    http://www.loccidentale.it/node/111166

  • Unaltrouniverso

    Sig.ra Spadini, mi vuole spiegare perché parlando di totalitarismo lo si chiama sempre fascismo? Anche volendo addebitare i 55 milioni di morti del secondo conflitto mondiale, mi risulta che il comunismo di morti ne abbia fatti di più. E allora, visto che tra l’altro le varie maggioranze nazionali europee sono tutte democratiche o socialdemocratiche, cioé di centrosinistra, perché non li si chiama più correttamente neocomunisti?

  • tersite

    Il fascismo e’ una cicatrice indelebile nella storia recente del paese. Ed e’ tutt’ora una piaga perche’ milioni di italiani ancora si specchiano in quella ideologia mantenuta viva da una larga fetta della politica e del clero. Offrendo, con cio’, anche il pretesto ai piu’ furbi di dimostrare la scarsa maturita’ del popolo italiano. Il fascismo da noi, in politica, mai morto.

  • anonimoak77

    Si, conosco il paragone di Bauman, ma reputo comunque il fascismo, così come gli altri totalitarismi passati, imparagonabili alla situazione odierna.
    I motivi di questo sono tantissimi e non è possibile dirlo in due parole.
    Il successo di Bauman lo attribuisco proprio all’aver "digerito" il pensiero di Debord, che era molto più dirompente e coraggioso, se avrai la pazienza di leggere Debord vedrai da dove arriva tutta la tirata della società liquida, della società dell’incertezza, ecc.
    Le 62 opere del professore non sono un copia/incolla, ma uno svilimento di un grande pensatore.
    Detto questo, non era una critica nei tuoi confronti, è solo che non sopporto che gente come Bauman, Galimberti, Vattimo, venga chiamata e considerata filosofo, quando altro non sono che merde.

  • oriundo2006

    Questa bipartizione della società in DUE sole classi dovrebbe da sola far capire che non siamo in presenza di una riedizione del totalitarismo di destra ( tutti i t. si somigliano, in effetti ma forse anche qui si può far notare il noto paralogismo secondo il quale se è vero che cani e gatti sono entrambi animali non è vero che cani e gatti sono uguali…!) ma di un quid novi. Tenendo presente la tripartizione delle società indoeuropee del Dumezil, si potrebbe concludere che il modello attuale NON è indoeuropeo: ma orientale, ed è espressione dell’egemonia attuale di un sostrato estraneo alle nostre società. Quale ? Non mi pare dubbio che si tratti della forma mentis ebraica. Questa egemonia, evidente a tutti tranne a americani ed europei benpensanti  ( colla testa altrui ) si esercita trasversalmente, è fondata sulla supremazia ideologica del giudaismo ( chi avesse dei dubbi si legga i rescritti dei rabbini nonchè mediti sul 29 gennaio…nonchè ad esempio che la ‘festa delle Capanne’ è festa nazionale negli USA ) è propria a tutti i settori ‘di punta’, scientifici, tecnici, militari, finanziari, cibernetici ed è la prova evidente che siamo nel secolo ebraico e non già in quello ‘americano’. Quindi l’ipotesi del ‘fascismo’ è impropria, come già ebbi a notare in analogo intervento precedente della Sign.ra Spadini. Più appropriato mi sembra invece il raffronto con strutture simili orientali dei secoli passati. Ma questa è leziosità scolastica. Quello che serve oggi è capire le ragioni di questa egemonia, i metodi utilizzati per raggiungerla, il posto che debbano avere i ‘goym’ sconfitti ( perchè per ‘loro’ NOI siamo i perdenti, rammentiamocelo ogni tanto…), le possibilità che si possono presentare a noi di ‘raddrizzare’ le cose, che tipo di politica possiamo fare che abbia una qualche possibilità di far emergere le nostre potenzialità e la nostra idea di società. Teniamo presente che nè Dio nè la storia amano i perdenti…

  • Rosanna

    Perfettamente d’accordo, ma mentre nell’immediato dopoguerra una parvenza di democrazia era potuta sorgere, in realtà venne immediatamente soffocata dai divieti incrociati: il Vaticano ha sempre sostenuto il fascismo, la Dc, pur essendo un partito che aveva forte il senso dello stato e quindi della Costituzione (assemblea costituente formata da ex partigiani) si era trasformato in quella "balena bianca" che favoriva i poteri forti e impediva al Pci di accedere al governo.

    Benedetto Croce definì il fascismo come "malattia morale", invece il fascismo non è stata una malattia, ma un fenomeno endemico alla cultura e alla società italiana, quindi non è stato un intervallo tra una prima fase liberale e una seconda fase democratica, ma un elemento profondo dell’inconscio collettivo nazionale.

  • alvise

    Egregio Signor MarioG, a volte non c’è bisogno di argomentare le proprie analisi, a volte basta avere il dono di poter vedere quello che molti non vedono, che purtroppo non è da tutti. Ha presente quelle macchie sui muri che se non sono viste in un certo modo non si vede nessun volto? Beh, non tutti riescono a vederli i volti, altri si, per molti continuano ad essere macchie. Se poi quello che pochi riescono a vedere viene testualizzato, chapeau. Comunque parafrasando Rosanna, io userò Dittatura.

    "Se non è dittatura che diavolo è?". Se lo ritiene, ci darebbe il suo punto di vista in argomento? Perchè mi spiace, ma non l’ho capito, capita a molti, oggi è capitato a me.

  • fernet

    E’ Fecismo che ricorda il sozzismo

  • Rosanna

    Secondo me stai esagerando, nel senso che ognuno di quegli autori che hai nominato hanno mostrato anche una propria originalità, se poi leggi qualche testo di filosofia, ti rendi conto che le tesi affrontate assomigliano molto spesso ad altre tesi, che magari hai letto altrove.

    Leggerò comunque Debord … in realtà mi sono accorta che lo avevo già inserito nei testi da leggere, in lista di attesa. Grazie

  • OlausWormius

    E’ un po’ fuori tema comunque sono d’accordo che si va verso un modello “orientale”, d’altronde il sol dell’avvenire è ad est..

    Tuttavia sostituirei la parola ebrei con illuminati (non quelli di Icke) e la parola goyim con profani.
    Chiaro che tra gli Illuminati ci sono anche sedicenti ebrei, che in realtà sono però degli “ebrei atei”.

    Io più che gli ebrei terrei d’occhio gli anglo-israeliti e ti assicuro che c’è molta differenza..

  • OlausWormius

    E’ un po’ fuori tema comunque sono d’accordo che si va verso un modello “orientale”, d’altronde il sol dell’avvenire sorge ad oriente..

    Tuttavia sostituirei la parola ebrei con illuminati (non quelli di Icke) e la parola goyim con profani.
    Chiaro che tra gli Illuminati ci sono anche sedicenti ebrei, che in realtà ò degli “ebrei atei”.

    Io più che gli ebrei terrei d’occhio gli anglo-israeliti e ti assicuro che c’è molta differenza..

  • alvise

    Mi pareva fosse il Signor MarioG a gradire il lei, per me va bene il tu, siamo o no filo-americani?

  • Ercole

    Brava R.SPADINI con le tue analisi molto lucide ed argomentate solo che quando ti imbatti con persone del sito che parteggiano per il NAZIONALISMO la dialettica rischia di scemare e si perde di vista la realtà,vorrei dare  il mio punto di vista :Nel capitalismo decadente la "democrazia "forma particolarmente ipocrita della dominazione della borghesia non differisce , al fondo ,da altre forme della  dittatura capitalista che sono lo Stalinismo e il fascismo e che comunque tutte le frazioni politiche dell’apparato statale sono ugualmente reazionarie  esse hanno il compito di sviare la lotta della classe oppressa ,le avanguardie devono denuciare queste trappole che il vigente modello sociale ci tende. Ma se non è fascismo, che diavolo è ?  E’ LA DITTATURA DEL CAPITALE……. 

  • GioCo

    Raramente mi interesso di un argomento con troppi commenti, ma ultimamente stavo facendo riflessioni che certi canali matti chiamerebbero junghianamente "sincroni", anche se a me basta considerarli allineati all’articolo.
    Cosa ci attende nel futuro? Abbiamo una serie di date che in tutte le analisi (serie, tipo militari ed economiche) fanno ossessivamente riferimento a un periodo tra il 2015 e il 2030.
    Per esempio, nei piani dei documenti venuti alla luce di geo-ingegneria (noti) nei primi anni ’90, una potenziale irrorazione con milioni di litri di mistura nano-ingegnerizzata (particelle) avrebbe premesso il "full total dominance", cioè dal controllo meteorologico, alla fertilità del terreno, dalle riserve d’acqua potabile, alla dispersione di campi elettromagnetici e di altra energia diretta, fino a creare schermature utili a proiettare immagini 3D realistiche (tipo l’intervista al Nantucket Project di Assange [www.youtube.com]) nel cielo. Tale progetto (del costo risibile per le tasche del pentagono di 1milione di dollari l’anno) avrebbe dovuto terminare nel 2020, ma pare assurdamente complicato capire se sia o meno in corso d’opera più che altro per via del dubbio che la schermatura (utile ad abbassare il riscaldamento globale e dare fiato all’economia retta sui combustibili fossili) possa aumentare l’entropia, cioè il carico di energia atmosferica, quindi la portata degli eco-disastri fuori controllo (quindi avrebbe ricadute economiche ben più gravi dei benefici). Oggi la conferma riguarda solo che la tecnologia ci sia e sia fruibile a basso costo, ma il sospetto forte sia che in varie zone del mondo l’irrorazione (sebbe di portata minore di quella prospettata inizialmente) sia in corso, per localizzare il controllo in aree globali sensibili specifiche e testarne l’impatto mentre si consolida il progetto. Questo approccio comporterebbe uno slittamento di qualche anno.

    Ma guardare il futuro con quello che abbiamo attorno è in verità ben più inquietante che fare analisi da complottismi dell’ultimo minuto. Non occorre molto, basta immaginare l’evoluzione di una comune stampante ad aghi bianco/nero degli anni ’80 verso la compatta laser a colori dei primi anni 2000, poi guardare la tecnologia led che a aperto la strada al laser a basso costo e aggiungere la nano-ingegneria dei materiali che sfidano le leggi fisiche classiche (tipo vetri impermeabili solo da un lato) la tecnologia degli ologrammi e la possibilità di fabbricare qualsiasi oggetto di alta qualità e con elettrodomestici. Pensare al ponte ologrammi di star trek non è oggi fantascienza ma una possibilità concreta (ancora teorica) praticabile.
    "L’oggetto" che dominerà il futuro sarà sempre più l’effimero e la regola sarà l’impossibilità pratica di discernere il falso dal vero. Tutto sarà possibile come in un sogno e l’individuo verrà esposto a una serie densa di stimoli etero-controllabili e (per lui) non facilmente riconducibili a una sorgente responsabile, con conseguenze oggi del tutto ignote e inedite. Pensiamo solo all’impatto sul diritto e la giustizia.
    Ma le cose stanno molto, molto peggio di così. La stimolazione a energia diretta può già oggi avere un forte controllo sull’umore, farti sentire euforico o depresso ma già si può indurre emozioni semplici come la paura, così saremo permanentemente sconnessi dalla possibilità di sapere se le nostre emozioni ci appartengono. Alla nano-ingegneria, si può facilmente aggiungere la bio-ingegneria e la cibernetica, per ciò subiremo contemporaneamente una doppia rivoluzione, che impatta la relazione con il mondo psico-fisico per come appare, ma assieme a un invasione del corpo vivente e dell’esperienza sensibile. Organi bionici ed estensioni tecno-troniche saranno comuni, come gli automi attraverso cui possiamo venire connessi (vedi l’ottimo "Sleep Dealer" di A. Rivera) contribuendo alla delocalizzazione dell’identità. A questo punto possiamo capire a cosa serve un network con accesso controllato in un mondo ove è necessario regolare l’accesso ai corpi e alle menti e dove gli individui potranno dirsi sempre meno legati a un origine (biografia) e senza una certezza del qui ed ora fisico individuale. Che cosa rimarrà dell’identità? Chi potrà dirsi controllore e chi controllato? Quali esperienze potranno essere definite "autentiche", "spontanee" e "naturali"? Sarà ancora possibile definire un mondo così "umano"?

    Ma poi, che spazio avrà la Spiritualità in un mondo che ruota attorno all’illusione? Chi potrà mai affermare d’essere sinceramente in contatto con "il divino" o d’essere creatura creata?

    Chiaramente in un mondo così dominerà nella massa sempre più la fede e sempre meno la sapienza. La possibilità di dominare i singoli campi tecnologici sarà inversamente proporzionale alla loro diffusione pubblica e l’istruzione non può in alcun modo stare al passo con l’innovazione. Quindi pochi saranno in grado di distribuire in modo controllato le chiavi del sapere e del dominio del mondo futuro. Dato che queste sono saldamente in mano ai militari, ci vuol poco a capire da questa disamina che gli slogan di "libertà dell’informazione" e internet-elettiva, tipo quello di "anonymous" è tragicamente ingenuo e strategicamente compatibile alla drammatica svolta appena descritta.

    Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non sono contrario al divenire inevitabile che ci attende, anche se non lo condivido nei presupposti e nelle conseguenze. Penso che se le premesse fossero di una umanità concordante e in armonia con se stessa e il luogo che l’ha vista nascere, non avrebbe senso porre limiti al nostro sviluppo psico-fisico, qualsiasi cosa decidessimo di fare.

    Ma in queste condizioni ci accingiamo ad affrontare il prossimo futuro armati di follia, incoscienza e impavida imbecillità. Non certo le compagnie adatte a stare in un mondo di quel tipo, ma perfette per costruire una allucinazione profonda e perversa in cui venire sigillati per l’eternità. Qualcosa che avrà il sapore della libertà totale nella sofferenza profonda e ignota, dominata da residui umani (oggi  élite) sempre astratti e incapaci di sapersi umani o connessi alla ragione umana.

  • SanPap

    vorrei aggiungere alcune considerazioni:

    1) mi sono chiesto quali fossero state le cause del debito pubblico, e mi sono ricostruito la sua storia dal 1861 in poi (dopo mi sono accorto che altri lo avevano già fatto ma non lo sapevo e … vabbè); mi aspettavo un’influenza decisiva da parte dei governi (e mi ero preparato l’elenco dei governi che si erano succeduti e i relativi intervalli di tempo per associarlo al grafico); la mia sorpresa è stata enorme quando mi sono accorto che l’unico evento che ha mandato fuori controllo il debito pubblico è stato il divorzio dalla Banca d’Italia; neanche le guerre, guerre coloniali e guerre mondiali, hanno influito minimamente sul debito pubblico.

    2) le mani in tasca ai cittadini; avevo chiesto un mutuo per acquistare casa (e mi era stato accordato da una banca che ora non esiste più e che era stata fondata nel periodo "socialista" esclusivamente per dare la possibilità ai lavoratori di acquistarsi casa) e la banca mi aveva versato l’importo del mutuo sul mio conto corrente; ora, poiché è noto che i capitalisti tengono i loro capitali nei conti correnti, Amato, il socialista, decise di "tosare" quei porci  capitalisti prelevando loro i soldi direttamente dalle tane in cui li avevano messi; insomma Amato, il socialista, ha tassato il mio debito; lo sai perché non gli hanno dato il Nobel per l’economia, perché si è dimenticato di effettuare un prelievo forzoso da sotto il materasso dei vecchietti, noti maledetti capitalisti.

    3) credo che occorra definire un patto sociale nuovo, radicalmente nuovo; i posti di lavoro non si riescono più a creare perché non servono più; ci sono le macchine che li svolgono per noi; da qui la necessità di ridistribuire la ricchezza da loro prodotta; ricchezza che ora finisce nelle tasche dei pochi (1% dicono) che le possiede.

  • ottavino

    Venendo al sodo, la tesi dell’autrice è nel finale

    In conclusione, il “Fascismo finanziario postmoderno”  sta realizzando da tempo una vera e propria demolizione  delle istituzioni democratiche attraverso un “golpe privatistico” che si occupa della spartizione del reddito tra le varie classi sociali, privilegiando l’alta borghesia finanziaria contro tutto il resto del tessuto sociale, che sta  sempre più assumendo le forme di un  “nuovo proletariato”, colpito a morte nella certezza dei diritti e del reddito, attraverso la coercizione dell’indebitamento pubblico e delle tasse, riducendo l’Italia a un paese di mano d’opera a basso costo, di manovalanza a prezzi stracciati, dunque ad una “terra di mezzo”di schiavi moderni, uomini privi di diritti e condannati ad un precariato a vita.

    Questa analisi è completamente sballata perchè non tiene conto del "terreno" dove questi fatti avvengono. Il "terreno" sono gli italiani e allargando la visione, gli occidentali tutti.
    Stiamo parlando di popoli senza filosofia, di gente che vive alla giornata, priva di principi e di basi ideali. Questa gente ha creduto in una cosa sola: i soldi, il benessere, e questo credo gli si sta rivoltando contro. Tutto qui.
    Gli si sta rivoltando contro perchè non hanno capito neppure la natura del denaro, il quale per sua natura tende ad accumularsi.
    Perciò, non c’è niente da biasimare se non l’incapacità di questi popoli di avere dei principi, degli ideali. Si giocano tutto in un materialismo convulso. E questo è il risultato del loro convulso materialismo. Punto.
    Colpa tua, caz…zi tuoi.  
  • Tonguessy

    Rosanna ha il grande merito di sapere cogliere temi che interessano, magari scandalizzando. Lo testimonia l’elevato numero di commenti che seguono ogni suo scritto.

    Detto questo credo che il termine "fascismo postmoderno" sia un’inutile pleonasmo, una ridondanza di significati. Lo spiega bene Baudrillard (il vate della postmodernità) quando dice "Ogni significato presuppone una profondità, una dimensione nascosta che l’uomo postmoderno (cioè noi) ignora, abituato com’è alla mancanza di significati per eccesso di significati stessi."
    La fine delle ideologie (che in realtà corrisponde millimetricamente alla fine dell’URSS) e la "fine della Storia" di Fukuyama (altra corrispondenza millimetrica) sanciscono in realtà l’apertura del laboratorio globale postmoderno. Le obiezioni mosse nei vari commenti sono sensate in quanto il riferimento principale (il fascismo) appartiene irrimediabilmente alla passata modernità. Oggi quella fase storica è definitivamente tramontata così come la pletora di valori e principi che la animavano. Oggi quei significati mancano, ovvero ce ne sono troppi e assolutamente inutili (cioè funzionali alla mancanza di significati veri).
    Ma allora, se non è fascismo, che diavolo è? E’ fondamentalismo a-ideologico (altro pleonasmo, l’unica forma di comunicazione valida nella postmodernità). Libertè, Fraternitè, Egalitè, questi i principali motti della Modernità. Oggi si parla sempre più di Libertè, lasciando ad ammuffire gli altri due concetti negli scaffali della Storia. Baudrillard ci spiega che  ”…l’idea di libertà, idea nuova e recente, sta già scomparendo dai costumi e dalle coscienze, e la mondializzazione liberale sta per realizzarsi in forma esattamente inversa:quella di una mondializzazione poliziesca, di un controllo totale, di un terrore sicuritario. La deregulation finisce in un massimo di vincoli e restrizioni, equivalente a quello di una società fondamentalista”. Ecco cos’è: è il primario impulso modernista, la Libertè, che segue il suo destino nelle fasi storiche. 
    Paradossalmente ne era consapevole persino Mussolini quando affermava "Lavoro e faccio sforzi, pur sapendo che tutto non è che una farsa." Fondamentalismo a-ideologico, ovvero la farsa postmoderna della Libertè, oggi intesa come possesso di quei simulacri che ci garantiscono il vuoto esistenziale: Iphone, smart tv e qualsiasi altro gadget e situazione che garantisca ridondanza di Libertè.
  • Rosanna

    Ti ringrazio Tonguessy, hai messo a fuoco benissimo qual è stata la mia difficoltà, quella appunto di non riuscire a definire un fenomeno politico sociale postmoderno, che è simile a quello passato, ma nello stesso tempo anche del tutto nuovo. Forse perché appunto

    "Ogni significato presuppone una profondità, una
    dimensione nascosta che l’uomo postmoderno (cioè noi) ignora, abituato
    com’è alla mancanza di significati per eccesso di significati stessi."

    E’ fondamentalismo a-ideologico tu dici, e mi sembra una definizione molto azzeccata, approfondirò Baudrillard, autore del resto che amo moltissimo.

    Grazie ancora

  • Rosanna

    "Ma in queste condizioni ci
    accingiamo ad affrontare il prossimo futuro armati di follia,
    incoscienza e impavida imbecillità. Non certo le compagnie adatte a
    stare in un mondo di quel tipo, ma perfette per costruire una
    allucinazione profonda e perversa in cui venire sigillati per
    l’eternità. Qualcosa che avrà il sapore della libertà totale nella
    sofferenza profonda e ignota, dominata da residui umani (oggi  élite)
    sempre astratti e incapaci di sapersi umani o connessi alla ragione
    umana."

    Il commento finale mi sembra la degna risoluzione del problema, ovvero la mancanza di risoluzione di un problema irrisolvibile: esiste una possibilità di progresso delle coscienze, di conferma dell’autonomia intellettuale dell’essere umano, di prospettive spirituali nel mondo dominato dall’interesse, di norma  mentale mirata al fine del benessere sociale per l’umanità?

    Non ti so rispondere, ma credo che sia saggio rifletterci a lungo, come tu hai fatto benissimo nel tuo profondo intervento.

  • Tonguessy

    Sia chiaro che tale fondamentalismo a-ideologico è funzionale, non casuale. Serve a molteplici scopi. In ordine sparso: seppellire definitivamente l’idea di comunismo e fascismo come retaggi di un pleistocene politico; dare all’odierna politica il carattere asettico, scientifico e funzionale che caratterizza tutta la politica del nuovo millennio: la funzione non è nè buona nè cattiva, e come tale è propagandata da secoli; gli unici impulsi emotivi ammessi sono quelli delle rivoluzioni colorate fatte nel nome della Libertè (abbiamo già chiarito cosa significhi in realtà); i motori economici sono anch’essi a-ideologici, slegati dal concetto modernista di classi; le stesse classi subiscono la crisi delle identità (per eccesso di identità), cifra della postmodernità che ci ha regalato la progressiva scomparsa della middle class; la virtualizzazione (Debord docet) prosegue a-ideologicamente su ogni piano reale, e siamo arrivati al punto in cui i derivati finanziari sono una dozzina (o una ventina, a seconda della fonte) di volte il PIL mondiale; wall street e la city londinese non vengono mai dipinte politicamente (operazione che la postmodernità vieta tout court) pur essendo le teste di ariete del moderno capitalismo e specificatamente del capitalismo neoliberista nato dalla destra americana; anche il nuovo orizzonte politico di Grillo si inserisce nell’a-ideologico, pur potendo essere definito di "sinistra" secondo gli obsoleti e proibiti criteri di valutazione politica; società liquida e secolo breve rispondono alla necessità di qualificare in qualche modo la postmodernità (senza peraltro nutrire speranze di riuscirci appieno, qui sta la vera funzione della postmodernità). 

    Potrei continuare per ore….vorrei solo ricordare che "la cultura dominante è la cultura della classe dominante" (K.Marx): se ci troviamo in questo vuoto di significati causato da eccesso di significati è perchè tale vuoto è funzionale al potere. E’ riuscito a neutralizzare il senso, le parole d’ordine, i valori su cui si fondavano le forze antagoniste moltiplicando (il sistema si regge sulla crescita esponenziale) i significati fino a farli sparire nell’oceano dei pleonasmi postmoderni.
  • Gioia_di_Vivere
    ahahhhahahaaaa  🙂
    vetero de che?
    categoria: azzecca-garbugli
    « dico, proferisco, e sentenzio che questo è l’Olivares de’ vini: censui, et in eam ivi sententiam, che un liquor simile non si trova in tutti i ventidue regni del re nostro signore, che Dio guardi: dichiaro e definisco che i pranzi dell’illustrissimo signor don Rodrigo vincono le cene d’Eliogabalo; e che la carestia è bandita e confinata in perpetuo da questo palazzo, dove siede e regna la splendidezza. »
  • Mattanza

    Qui non si parlava di morti, cmnq, risulta che tra un regime fascista che promuove il controllo della società tramite sbirri a padroni, e il comunismo che promuove il controllo della società tramite sbirri e appartenenti al partito…si sostituisce il capitale con lo stato…non cambia nulla, o quasi…Fascismo Rosso, tutte definizioni per confonderci…tutte e due le ideologie presuppongono che il popolo NON abbia parola…E quando una risorsa dello stato NON è sotto il controllo dei cittadini dello stesso è come se fosse privata.

  • MarioG

    Declino nuovamente l’invito. Ritengo sufficiente quel che e’ gia’ stato scritto.

  • Kovacs

    A dir la verità lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, non era tanto dovuto nè all’Italia Fascista con mire espansionistiche abbastanza contenute (vedi libia) nè tantomeno alla Germania Nazista……ma ad altri contesti, poco specificati nei libri di scuola, interessi economico strategici….e indovina di chi…..libertà dei popoli ecc non è mai fregato a nessuno dei nostri presunti "salvatori"…..quindi basta con sta manfrina Fascisti/Nazisti Male assoluto oppressori di popoli…..per favore

  • Truman

    Sono passati 30 anni dal 1984 e ormai Orwell mi sembra un ottimista. Huxley descrive meglio gli aspetti tecnici di oggi, ma anche lui comincia ad essere consunto. Bauman mi ricorda la musica andina, come la citava Lucio Dalla: “noia immortale, sono anni ed anni che si ripete sempre uguale”.

    Debord aveva visto lungo, ma giustamente Wu Ming fa notare “che è morto davvero”.

    Eppure la domanda di Rosanna si risponde da sola: se non è fascismo è il diavolo.

    Qui può essere utile Chuck Palahniuk, con il suo romanzo (delirio?) “Dannazione”: uno dei protagonisti spiega come il diavolo sia semplicemente il perdente in una guerra tra dei, il diavolo è un dio decaduto. Chiaramente con il tempo i diavoli diventano molti, e l’inferno si riempie.

    E allora bisogna indagare come si verifica la caduta degli dei, perchè anche il dio denaro, insieme ai suoi feticci, il mercato, il dollaro, l’euro, la governabilità,… con il tempo si corrompe, si ossida, va in putrescenza e puzza di fogna. E qui si comincia a vedere la possibilità di un crollo di questa cosmogonia che sembrava invincibile, questo assieme di dei e comprimari che comincia diffusamente ad apparire come una recita malriuscita. Quando le masse non credono più al dio ed ai suoi simboli, improvvisamente il tutto può collassare, in modo catastrofico. Dopo la catastrofe tutti diranno che in realtà loro non credevano a questi dei fasulli, che in realtà si adeguavano per mimetizzarsi (qui Girard avrebbe qulcosa da ridire), che obbedivano agli ordini perchè “tenevano famiglia”. Dopo la caduta degli dei si potrà parlare di diavolo. O di fascismo.

     

    PS: ci dovrebbe essere un passo di Hegel, nella fenomenologia dello spirito, molto adeguato a questa fase, lo citava Zizek, ma non riesco a trovarlo.

  • anonimoak77

    Io sarò esagerato, ma di testi di filosofia, e parlo degli autori, non della critica, ne ho letti abbastanza, un conto è avere un "padre", che è normale, un altro è scippare il pensiero altrui.
    Il pensiero debole di Vattimo, per esempio lo trovi paro paro ne "La gaia scienza" o, se non hai voglia di sciropparti il tomo, in "Ecce homo".
    Galimberti è ancora peggio.
    Poi ci sono altri geni come Agamben che due anni fa ha presentato il suo ultimo libro che se hai letto "Il maestro e Margherita", è niente più che l’opera del maestro.
    Ripeto, non è una critica a te, ma a tutti sti personaggi che si fanno belli col lavoro altrui.

  • MarioG

    Carneade… chi era costui?

  • MarioG

    Scusi… spidiguda?

  • Tonguessy

     se non è fascismo è il diavolo.


    Scusa ma non sono d’accordo. Non stiamo parlando di opache categorie dello spirito, ma di prosaiche abitudini, forme mentali, consuetudini comuni. Niente robe da divinità, insomma. Nessun monte Olimpo come sfondo, ma il postmoderno centro commerciale, luogo dove la postmodernità viene colta in flagranza di reato (per i pur recenti canoni modernisti) di ridondanza, e dove gli uomini (e non gli dei) barattano i significati con virtualità comunicative. Muri interi tappezzati di tv a led che trasmettono lo stesso identico segnale. No, non è il diavolo ma l’uomo che ha organizzato tutto questo. E se ne compiace….
  • anonimoak77

    Sono d’accordo, Debord sarà anche morto, come dice Wu Ming, ma le sue intuizioni rimangono tutt’ora la visione più lucida e completa, se non’altro nei suoi Commentarii alla società dello spettacolo.
    Non si tratta di divinità e/o totalitarismi vecchio stile, che sebbene violenti e brutali, come c’insegna il buon Pasolini imponevano più che altro divieti e mentalità che rimanevano tuttalpiù estetici.
    http://www.youtube.com/watch?v=e6ki-p1eW2o
    Qui si tratta appunto di una cessione di significanza, tragicamente volontaria, dell’uomo che rinuncia alla propria umanità, positiva e negativa, per farsi immagine piatta, afona, atona.

  • Rosanna

    Non faccio alcuna differenza tra il totalitarismo di destra e di sinistra, quelli storici sono stati allo stesso modo totalitarismi distruttivi dell’esistenza di milioni di persone,

    ma visto che nell’Europa dell’ovest il totalitarimo è stato soprattutto di destra, mi è sembrato logico crcare le radici del fenomeno attuale in quel contesto che ho indicato nell’articolo.

  • sickboy

    Ma l’uomo non esiste al pari del diavolo, e allora come la mettiamo?

    (no, non sto dicendo che non esistono gli esseri umani).
  • Rosanna

    Volontà di potenza imperialistica ti basta?

    In quel momento rappresentata dal Nazismo (il Fascismo seguiva a ruota), ora da chi sai tu …

  • Truman

    @Tonguessy, guarda che avevo già dichiarato in un precedente post di essere visceralmente d’accordo con l’analogia fatta da Rosanna tra renzismo e fascismo. Stavo cercando di allargare il discorso.

  • MarioG

    Si ma non funziona a staffetta. Si scontrano simultaneamente spinte imperialistiche di segno opposto. Normalmente, si puo’ di distingure quelle che tentano di emergere (Germania, Giappone, USA) e quelle che si oppongono a determinate potenze emergenti (GB)

  • Rosanna

    Scusa ma la ricerca consiste proprio in questo, nella condivisione del sapere, nel "principio di imitazione", la ricerca inizia imitando gli altri e poi continua trovando una propria dimensione originale, gli autori che hai citato non sono semplicemente degli imitatori, non hanno plagiato gli altri,

    ma hanno preso spunto per poi dare vita ad una loro teoria, scrivendo testi e dimostrando le proprie argomantazioni, se poi ci sono riusciti dipende dalla bravura di ciascuno.

    Allora si potrebbe dire che Ludovico Ariosto (Orlando Furioso) ha copiato M.M.Boiardo (Orlando Innamorato), oppure che Giuseppe Berto, autore de "La gloria" del 1978,  ha copiato Jesus Christ Superstar,  il film del ’73.

    Non è così, sono due opere diverse, anche se la matrice è la stessa, cioè la convinzione che Giuda abbia tradito Cristo per amore e non per odio, o comunque per motivi di delusione  politica e non d’interesse.

  • Rosanna

    E’ vero, Bauman è un po’ monotono, ma ha avuto delle intuizioni straordinarie, oltre a tutte quelle che conosciamo, turisti e vagabondi, la solitudine del cittadino globale, il futuro liquido, il demone della paura, il buio del postmoderno,  homo consumens, …  per esempio ho sentito Bagnai dire, a proposito del debito privato e non pubblico, inteso come causa prima di questa crisi:

    "Anche un certo Bauman, che io non conosco, sostiene che la causa della crisi è un debito privato e non pubblico …"

    Nella precedente affermazione ci sono dunque due notizione clamorose:

    1) Bauman avrebbe diagnosticato la crisi dei debiti sovrani prima di tutti i più autorevoli economisti del secolo
    2) C’è qualcosa che Bagnai non conosce …

    Vi sembra poco?

  • MarioG

    Prima, quando?
    Comunque non ci vuole molto a prevedere che le dinamiche debitorie prima o poi scoppiano. Colpa della maledetta legge esponenziale.
    Che intende mettere in risalto mediante la precisazione debito privato/pubblico?

  • Rosanna

    Se intendevi rivolgerti a me, MarioG, io stavo dicendo che Bauman avrebbe individuato la causa vera di questa crisi economica:

    il debito privato  (banche, aziende, famiglie) provocato e gonfiato a dismisura dalla moneta unica ha innescato la crisi, e non il debito pubblico, che era tranquillamente sostenibile, fino a quando ha dovuto sobbarcarsi i debiti privati (soccorso alle banche, non solo italiane, ma anche europee, infatti le nostre tasse vanno a sanare i debiti delle banche europee).

    Bauman non è un economista, è un sociologo, cioè un filosofo della società, ebbene lui ha individuato subito il problema, senza bisogno di grafici e tabelle, andando direttamente al cuore del problema.

    Meraviglia della filosofia, quando è impiegata al meglio ..

  • anonimoak77

    Va bene, non ho interesse a convincerti, so bene cos’è la ricerca e cosa il plagio.
    Ho letto le cose di cui ho parlato, perciò posso affermare che per me sono ignobili plagi, detto questo, abbiamo opinioni diverse, pazienza 🙂

  • GioCo

    C’è una riflessione che mi coinvolge da quando ho memoria di esistere in questo mondo, e nel condurla non sono sempre stato favorito dalla società e da un destino chiaro, anche se indubbiamente gli spunti successivi mi hanno obbligato ad interrogarmi hanno guidato tutta la mia vita. Avrei forse avuto migliori strumenti se avessi potuto frequentare studi classici, ma la mia dislessia non avrebbe favorito il rendimento, ne (dato l’epoca in cui ho studiato) avrebbe permesso clemenza ai miei insegnanti.
    Sto cercando da anni di chiarire e chiarirmi perché leggo questa realtà come dentro un paradosso, perché le sensazioni che mi guidano permangono in un "senso di disagio" e perchè vedo l’uomo con un oggetto strano che non risponde come dovrebbe (secondo quali canoni? Non lo so), cioè a indagare cosa non va in questo mondo ma da una prospettiva puramente umana. Non ho la premessa che "qualcosa non va", solo la sensazione, il disagio costante, senza un bersaglio (infatti stranamente non ho la tendenza a incolpare l’uomo del danno che provoca a se stesso e al mondo in cui vive). Molto spesso rifletto su come quella sensazione sia facile spiegarla con una vita precedente condotta in ben altri luoghi e in ben altre relazioni, così distanti da tutto quello che definisce questo mondo umano da non permettermi di sentirmi "a casa" in nessun posto su questo pianeta. Ma è solo una spiegazione semplice di un semplice che serve a placare un poco il disagio.

  • MarioG

    A me sembra una spiegazione che non spiega nulla. Il debito sono bit in un computer. Perche’ le banche si indebitano tutte fino a rischiare di fallire? Si
    indebitano con chi le banche? le une con le altre? coi clienti? Tutti
    parlano del debito e non si capisce mai dove e’ finito il credito.  Ma indubbiamente qualcosa e’ cambiato, oltre ai numeri nei libri mastri delle banche. La spiegazione deve chiarire qual e’ il mutamento dei rapporti economici intervenuti, l’evoluzione delle realta’ produttive e dei centri che la regolano. Se si parla solo di finanza io non capisco.

  • sickboy

    il debito privato  (banche, aziende, famiglie) provocato e gonfiato a dismisura dalla moneta unica ha innescato la crisi, e non il debito pubblico, che era tranquillamente sostenibile, fino a quando ha dovuto sobbarcarsi i debiti privati (soccorso alle banche, non solo italiane, ma anche europee, infatti le nostre tasse vanno a sanare i debiti delle banche europee).


    Secondo me è un discorso che ha poco senso messo giù così, potresti spiegarti meglio? Chiarisco perché non ha senso: se una famiglia si indebita e non può pagare i debiti fallisce e l’impatto sull’economia è scarso. Se lo fa un’azienda…beh si possono fare dei bei danni a tanti risparmiatori ma ancora Parmalat non ha causato nessuna crisi economica. Mi spiegheresti per favore?

    P.s. ma per capire meglio i tuoi argomenti, sei uno di quelli che sostiene che la BCE è una Banca Privata perché partecipata dalle Banche dei singoli stati che sono partecipate dalle Banche Commerciali?
  • alsalto
    Ma Casaleggio e Grillo che sono quindi?

    Il loro e’ autoritarismo funzionale all’ammore?

  • Tonguessy

    Dipende dal sistema di riferimento che adotti: se postmoderno allora finalmente Grillo e soci hanno scavalcato le vecchie dicotomie destra/sinistra e stanno proponendo "allineamenti trasversali", figli (mai nati?) delle "convergenze parallele" dantan, ovvero si guarda la formula (visto e piaciuto) ma non il substrato culturale e sociale su cui tale formula poggia.

    Se invece si guarda a Casaleggio e soci dal punto di vista modernista (Marx e dintorni, fascisti compresi) allora cambia tutto: le loro parole riecheggiano fatue in un mondo dove i loro parametri di riferimento mancano se messi a confronto con parole d’ordine forti come lotta di classe, classi sociali e via dicendo. 
    Ma non prendiamocela solo con Grillo e soci: danno manforte tutti quelli che sono attivamente impegnati nei "diritti estetici o morali" (Luxuria, Soros e via elencando) a danno delle vecchie categorie dei diritti sociali. 
  • Tonguessy

    L’uomo non esiste? Tu cosa saresti allora? Un’entità metafisica partorita da una fervida mente? Ne puoi vedere tutti giorni, di uomini: in cravatta, in jeans, che chiedono l’elemosina oppure impegnati a fottere il prossimo. Ma di diavoli quanti riesci a vederne, al di la di facili quanto improbabili antropoformismi?

  • alsalto
    Interessante.
    Temo ci si possa avventurare in una possibile terza lettura di matrice libertaria. Ovvero: la solita sbobba. Che detto meglio suona:"Ovunque, dalla cultura popolare ai sistemi propagandistici c’è una pressione costante per far sentire le persone impotenti e inculcare loro che l’unico ruolo che possono avere è quello di ratificare le decisioni e consumare" (Chomsky)

    Nel caso loro ci si sposta solo a farlo sui server del brizzolato tra i banner pubblicitari che ti propongono meravigliose opportunita’ di brokeraggio speculativo for dummies accanto a tutorial sul come traformare la propria cacca in terriccio per geranei.
    Bella storia.

  • makkia

    Qui invece sono io a non capire:
    il debito privato è una conseguenza di un arricchimento personale (prendo a prestito dei soldi e li uso come voglio).
    Quando si arriva al redde rationem (la restituzione del debito contratto) io mi scontro col fatto di aver fatto fruttare (= posso restituire) o aver usato male (non posso restituire) quella ricchezza. Nel secondo caso, non mi limiterò a fallire: si tenteranno tutti i modi possibili per rendermi schiavo della doppia necessità di restituire il debito e sostentare me e la mia famiglia. Così imparo!
    Se tuttavia c’è stata una spinta forsennata a (convincermi a) indebitarmi, ben sapendo che avrei finito per non restituire… beh, mi hanno teso una trappola e ci sono caduto.

    Non solo. Nello stesso contesto c’è un altro privato che contrae debiti a livelli imparagonabili con me piccolo risparmiatore-debitore, ma che al dunque non viene chiamato a risponderne: i suoi debiti vengono accollati sempre a me (cd. socializzazione delle perdite). Mazziato due volte. Risorse drenate a vantaggio di chi si indebita senza dover pagare il conto: acquisisce ricchezza ma non restituisce il debito, "passando la botta" a un’intera collettività.

    Se questo gioco scorretto lo fanno in troppi (o relativamente in pochi ma per cifre enormi) le risorse drenate sono in quantità sufficenti a impoverire l’intero contesto sociale.

    Il debito (che per sua natura è solo un meccanismo economico, quindi eticamente asettico e potenzialmente benefico) assurge a vettore di trasferimento generalizzato di ricchezza da una massa di attori economici (sani, in quanto giocano alla pari) a un’élite di player scorretti, con evidenti danni per tutti gli altri giocatori.
    I piccoli attori sani, anche quando giocano bene le loro carte (e quindi in teoria non dovrebbero affontare rovesci economici), si vedono comunque accollato il debito dei "bari", nella forma di [in]debito pubblico, come dice Rosanna.

    Non capisco come fai a dire che il debito privato fuori controllo non impatta sull’economia.

  • Rosanna

    Il discorso è piuttosto lungo, te lo anticipo, ma poi ti linko alcuni interventi che dovresti leggere, oltre a quello che ti dicevo prima tieni presente che la crisi europea del 2007 è iniziata in Spagna e Irlanda, stati che non avevano assolutamente un debito pubblico alto, poi il debito pubblico è stato gonfiato dagli aiuti alle banche, imprese e famiglie (tieni presente che una famiglia che non paga un mutuo si indebita con la banca che non necessariamenteb è italiana, perché le banche prestano soldi attraverso dei pacchetti finanziari che provengono anche da altre banche europee).

    http://vocidallestero.blogspot.it/2014/09/il-problema-non-e-il-debito-pubblico-e.html

    Il problema non è il debito pubblico — è il debito privato

    http://www.no-euro.org/IL_DEBITO_PUBBLICO_E_LA_CAUSA_DELLA_CRISI.aspx

    Il debito pubblico e’ la causa della crisi?   No.

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-07-01/crisi-eurozona-problema-debito-171409.shtml?uuid=AbgqHGAI

    http://www.ilsole24ore.com/articlegallery/finanza-e-mercati/2013/ciclo-frenkel-/index.shtml

    1. Il ciclo di Frenkel può spiegare la crisi dell’Eurozona? [www.ilsole24ore.com]

    2. Ciclo di Frenkel, prima fase: liberalizzazione di capitali [www.ilsole24ore.com]

    3. Ciclo di Frenkel, seconda fase: inizia l’afflusso di capitali esteri verso i Paesi periferici [www.ilsole24ore.com]

    4. Ciclo di Frenkel, terza fase: aumenta il Pil e diminuisce il debito nei Paesi della "periferia" [www.ilsole24ore.com]

    5. Ciclo di Frenkel, quarta fase: cresce l’inflazione nella "periferia" [www.ilsole24ore.com]

    6. Ciclo di Frenkel, quinta fase: uno shock (interno o esterno) fa scoppiare la bolla del debito privato [www.ilsole24ore.com]

    7. Ciclo di Frenkel, sesta fase: si innesta un circolo vizioso recessivo che fa peggiorare il debito pubblico [www.ilsole24ore.com]

    8. Ciclo di Frenkel, settima fase: la situazione diventa insostenibile e la "periferia" si sgancia dall’area valutaria [www.ilsole24ore.com]

  • Rosanna

    Questa vita è un ospedale in cui ogni malato è posseduto dal
    desiderio di cambiare letto. Questo vorrebbe soffrire di fronte alla stufa,
    quello crede che guarirebbe accanto alla finestra.
    A me sembra che starei sempre bene là dove non sono, e di
    questa questione di trasloco discuto di continuo con l’anima mia.

    «Dimmi, anima mia, povera anima infreddolita, cosa ne
    diresti di andare ad abitare a Lisbona? Là deve fare caldo e tu
    ringagliardiresti come una lucertola. Quella città è in riva all’acqua; si dice
    sia costruita in marmo, e che la popolazione odia talmente i vegetali, che ha
    sradicato tutti gli alberi. Ecco un paesaggio di tuo gusto; un paesaggio fatto
    di luce e minerali, e acqua per rispecchiarli!». L’anima non risponde.

    «Visto che
    ami tanto la quiete, con lo spettacolo del moto, vuoi venire ad abitare in
    Olanda, terra beatificante? Forse ti divertiresti in quelle contrade che hai
    spesso ammirato in immagine nei musei. Che ne diresti di Rotterdam, tu che ami
    le foreste di alberi di nave, e i piroscafi ormeggiati ai piedi delle case?».

    L’anima resta muta.

    «Forse ti sorriderebbe di più Batavia? Vi troveremmo, fra
    l’altro, lo spirito d’Europa sposato con la bellezza tropicale».
    Nemmeno una parola. Che la mia anima sia morta?

    «Sei dunque
    giunta a tal punto di intorpidimento da compiacerti solo del tuo male? Se è
    così, fuggiamo verso i paesi analogie della Morte. – Ho quel che ci serve,
    povera anima mia! Faremo le valigie per Torneo. Andiamo ancora più lontano,
    all’estremo capo del Baltico; o ancora più lontano dalla vita, se possibile;
    installiamoci al polo.

    Là il sole sfiora solo obliquamente la terra, e le lente
    alternative della luce e della notte sopprimono la varietà e accrescono la
    monotonia, questa metà del nulla. Là potremo fare lunghi bagni di tenebre,
    mentre, per divertirci, le aurore boreali ci invieranno ogni tanto i loro rosei
    fasci, come riflessi di fuochi d’artificio dell’Inferno!».

    Finalmente l’anima mia esplode, e saggiamente mi grida: «Non
    importa dove! non importa dove! purché sia fuori di questo mondo!».

    Charles Baudelaire

  • GioCo

    Grazie 🙂

  • Teopratico

    Grazie a Rosanna e ai molti che si sono prodigati nei commenti interessanti, non posso aggiungere altro ai vostri e saluto tutti gli altri, i "nostalgici".

  • sickboy

    Rossana, Makkia,

    stay tuned che vi rispondo per bene appena posso. Mi hai oberato di link e siccome bisogna cominciare a risolvere la questione una volta per tutte (grossa responsabilità della controinformazione quella di non riuscire a capire le truffe dell’economia mainstream perpetrando le medesime divisioni, che si riflettono in divisioni politiche) me li guardo uno a uno.
    Mi fa un po’ sorridere che mi vuoi "insegnare" ma non ci conosciamo, giusto così anche 🙂
    Anticipo già quello che è l’errore di fondo (ma ripeto, poi risponderò per bene): non importa tanto se il debito è privato o pubblico ma le condizioni per cui si è creata la possibilità che le esposizioni in derivati (per dirne una) siano n volte il PIL del pianeta. E questa cosa senza la moneta di carta e la stampante magica, la riserva frazionaria ed il corso legale, non le potevi fare neanche per scherzo. E no, impossessarti della stampante non cambia nulla se non il gruppo di persone che favorisci e quelli che ci rimettono: non è che il modo di produrre (nel nostro mondo: stampante, algoritmi) e introdurre moneta (nel nostro mondo: prestito da banca centrale e banche commerciali e da queste a imprese e privati) in un sistema sia una sciocchezza. Va proprio eliminata la stampante. 
    A dopo.
  • sickboy

    Ahah ma davvero non hai capito?

    Si che esistono gli uomini, l’ho anche scritto, ma persone con nome e cognome che fanno cose molto diverse tra loro.
    Dire che "L’Uomo ha fatto questo" è reale quanto "Il Diavolo ha fatto questo". Sono entità inesistenti. E quindi non capivo la tua obiezione, il commento di Truman stava perfettamente in piedi.
  • MarioG

    Perche’ autolimitarsi espungendo in via di principio la categoria UOMO? Si puo’ anche usare a proposito. Magari non esiste nemmeno l’uomo singolo, intendo un Pinco Pallino qualsiasi. Come diceva qualcuno, forse  e’ solo un fascio di sensazioni, un’unita’ apparente.

  • Rosanna

    Ti voglio "insegnare" quello che ho capito e che ritengo una giusta informazione, motivata e documentata, che tutti dovrebbero sapere e capire, perché individuare la causa di un male presuppone la risoluzione del problema, così come quando un medico fa una diagnosi precisa del malanno, solo allora può prescrivere la cura,

    infatti la cura che ci prescrivono questi "medici criminali dell’economia" è stata finora la "Spending review", che non serve assolutamente un fico secco, perché la causa prima non è il debito pubblico,
    ma il privato !!!

  • sickboy

    Scusa Rossana, voglio risponderti con calma come detto però iniziamo a smetterla con gli slogan e spieghiamoci bene. L’Italia è un paese in cui i privati hanno sempre risparmiato e si sono indebitati poco (non serve nemmeno che ti recuperi le statistiche direi), eppure va in merda più vigorosamente degli altri paesi occidentali.

    Potrei anche dire "la causa prima è la cultura" (penso saresti d’accordo tra l’altro) ma non è un’analisi.
    Il debito privato ha sempre impatto solo nel rapporto debitore e creditore, domandati casomai come può il debito privato avere impatti sul resto della società (e li ha, ma non sta nella capacità dei privati di contrarre debiti la causa). Per quali condizioni è stato possibile il crearsi di una condizione per la quale se oggiun 2% degli investitori esce dalle posizioni in derivati la finanza mondiale è azzerata?
    Dire privato e dire banche, poi, non è esattamente la stessa cosa.
  • sickboy

    Nessuna autolimitazione assoluta, al contrario, circostanziata e limitata al post del buon Tonguessy

  • sickboy

    Scusa una premessa doverosa: non mi sentirai mai dire cose
    come “il debito pubblico è la causa della crisi”. La frase più olistica cui
    posso arrivare è, al massimo: “il sistema del debito è causa delle crisi
    cicliche del capitalismo”. E in particolare il debito delle banche, sì. Ma si
    parla del sistema del debito non a caso. Comunque:

    Primo Link (voci dalla strada): non è che dica cose
    sbagliate ma il debito privato col cazzo
    che poteva arrivare a quei livelli se:

     

    •        il contesto normativo non fosse stato costruito
      ad hoc (dalla riserva frazionaria in poi);
    •        le banche non avessero saputo benissimo che i loro amici nella macchina
      statale li avrebbero salvati;
    •        lo stato (incredibile dictu) non facesse leggi
      per proteggere i risparmiatori.

     

    Se ci fosse stata solo la prima condizione la crisi sarebbe
    scoppiata lo stesso, gli stati non avrebbero assorbito nulla e ci sarebbero
    stati fallimenti a catena. Un disastro economico sociale. Però un disastro che
    avrebbe fatto giustizia, azzerando la
    inetta corrotta e traditrice classe dirigente. Invece, per riempirsi la pancia
    e sopravvivere, abbiamo accettato l’ingiustizia.
    E il disastro di cui sopra è solo rimandato.

    La terza condizione è interessante perché le leggi di
    regolamentazione della finanza hanno il meraviglioso effetto di fare sentire i
    risparmiatori protetti sicché la loro percezione di rischio non si riflette nel
    tasso di interesse. Non sanno invece che il sistema a riserva frazionaria non
    li proteggerà mai, qualcuno che resta col cerino in mano c’è sempre. Se vuoi
    sulla questione della regolamentazione possiamo approfondire perché
    interessante (my point: caviamo le leggi e vediamo cosa succede ai tassi,
    quanta gente da fiducia alle banche).

    Secondo link (no euro): corretto, lo squilibrio della
    bilancia commerciale o, come in questo articolo, della posizione finanziaria, è
    un problema. Ma l’analisi dell’articolo è grossolana, senza profondità storica,
    si è arrivati al 2008 in un certo modo. Individuare un problema non vuol dire
    individuare una causa prima.

    Sulla parte del ciclo di Frenkel io riporto l’intro e ognuno
    poi giudichi come vuole (enfasi aggiunta da me):

    La crisi dell’Eurozona
    è un problema di debito pubblico o di debito privato? Secondo il
    vice-presidente della Bce Vítor Constâncio sarebbe, al contrario di quanto sino
    ad ora creduto, un problema legato allo
    scoppio del debito privato gonfiatosi nei Paesi del Sud Europa fino al 2007,
    come conseguenza dell’aumento dei finanziamenti concessi dalle banche del Nord
    Europa
    . Una visione che pare confermare indirettamente la teoria del ciclo
    di Frenkel che spiega quello che accade nelle aree valutarie non ottimali. In
    sette passi. La teoria divide europesti ed euroscettici in un dibattito che
    resta aperto.

    Queste cose, cara Rossana, sono finti dibattiti a mio avviso
    (non contesto buona fede) di gente che al posto di lavoro ci tiene e non può
    mirare al cuore della bestia: le leggi che creano il sistema finanziario
    attuale. Finché le banche saranno le prime prenditrici del denaro creato dalle
    banche centrali avrai sempre un travaso di ricchezza dalle classi produttrici
    alla finanza. Chi lavora in finanzia riceve moneta nuova per primo e la spende prima che essa finisca nelle tasse dei
    salariati. Quando arriva ai salariati moneta nuova aumenta la pressione sui
    beni di consumo e avviene il rialzo dei prezzi, ovvero ricevono moneta
    inflazionata. Il primo prenditore, invece, la spende prima. (non so se sono
    stato chiaro qui).

  • Cataldo

    Ho seguito i due articoli e le discussioni, in questo secondo ci sono elementi per tentare un commento.

    Georgios inquadra uno dei punti di critica, andando almeno ad inserire due "forme stato" nel tentativo di maneggiare i concetti successivi, cosi come a ben vedere uno stato "monarchico" è quanto di più privato esista. Questi termini quindi, stato e privato utilizzati cosi nudi e crudi non dicono molto, diventano fuorvianti poi se presi fuori da un preciso inquadramento storico.

    A questo livello di sintesi il "totalitarismo" moderno, a ben vedere. può essere paragonato con le stesse modalità all’espressione storica del socialismo reale*, è privo di grande utilità cercare sempre nel passato gli elementi caratterizzanti il presente, siamo ad un livello paragonabile ai parenti ed amici che si chiedono se il pargolo assomigli più alla madre o al padre, già i nostri antichi che scrivevano in latino ne ridevano sardonicamente.

    Quale stato ha smarrito la sua capacità di coercizione ? Se parliamo degli stati appartenenti al blocco NATO questi hanno aumentato a dismisura il loro apparato di coercizione** sotto ogni profilo, sul piano delle libertà personali, e hanno creato una rete di strutture sovranazionali, ma ancorate sempre al blocco militare NATO, che garantisce le elite finanziarie dalle ingerenze delle strutture di controllo interne ai singoli stati, il tutto proiettando sempre più all’estero la volonta di potenza del "motore immobile" USA e dei suoi "alleati" europei.
    La coercizione quindi si tenta semmai di estendarla, all’interno ed all’esterno: dove non si riescono a cooptare le elite, come accade nella Russia di Putin o nella Cina del partito unico, il confronto ritorna al livello di proiezione di potenza del super-stato NATO, ed in questo ambito è ovvio che i vassalli devono seguire, fino a quando saranno tali, anche a costo di autodistruggersi.

    Lo "stato nazione" nel nuovo secolo esiste ancora, solo che non esistono più le nazioni, o meglio, non esiste più una visibile  rappresentazione in seno allo stato degli interessi dei cittadini 🙂 è una contraddizione che trova origine più che altro nell’interpretazione errata della storia passata che vedrebbe una limitazione imposta alle elite sovranazionali dai poteri dello stato-nazione, ma questa è una considerazione parzialissima, le elite sovranazionali esistevano anche prima ed hanno operato più o meno in barba agli stati nazionali anche prima, quello che è cambiato è che ora il loro potere è aumentato a dismisura con la concentrazione finanziaria della rivoluzione digitale, la cinghia di trasmissione statale in questo senso è sempre più in mano ai pochi, e sempre meno condizionata dalla redistribuzione del reddito e dal potere di controllo dei rappresentati.

    In effetti se questo fascismo moderno è impalpabile, forse per meglio maneggiarlo conviene allora che non lo si cerchi solo con l’etichetta, per lo più male appiccicata di "fascismo", tanto per iniziare.
    Detto questo l’articolo coglie comunque aspetti importanti e, cosi a pelle, condivisibili del totalitarismo odierno, ma non sono esplicitati, cosi come d’altra parte non avviene in tomi interi sfornati dall’analisi politica corrente, non è quindi per mancanze ed eccesso di sintesi dell’autrice che rimane il senso di fantasmatico.

    Al solito c’è l’enorme problema, individuato correttamente dall’epistemologia più aggiornata ed avveduta, ovvero la rincorsa continua a dare senso alle possibilità dischiuse dall’incremento tecnologico. Un paradigma di questa rincorsa impossibile è dato dalla storia dell’informatica, dove gli sviluppi hardware hanno sempre precorso quelli software, che solo parzialmente riescono a mettere a disposizione effettiva le potenzialità dei chip di nuova generazione; allo stesso modo le evoluzioni tecnologiche solo con il tempo danno luogo ad una loro comprensione, o meglio hanno dato luogo fino ad oggi, per restare empirici.
    In questo ambito si colloca la mancata comprensione della rivoluzione digitale*** nell’ambito  politico, oltre che economico ed organizzativo, anzi, sembra quasi che i commentatori, ad ogni livello, facciano sempre più fatica a distaccarsi abbastanza dall’azione in corso per valutarne l’andamento, come se ci fosse un incremento della forza di gravita  ancorata al main stream mediatico, che ostacola ab ovo ogni critica sostanziale dell’esistente quadro politico istituzionale.

    Lo svuotamento delle forme di democrazia rappresentativa è avvenuto e continua per una serie di strade diverse, ma che hanno dei punti in comune, ed è su questi che si dovrebbe concentrare l’attenzione. Per utilizzare la storia in questo lavoro è meglio procedere dal basso e su ambiti circoscritti. Il controllo dei media che c’è oggi, ad esempio, non è paragonabile, per intensità e capacità di plasmare l’opinione, con il passato, questa considerazione appare sempre sullo sfondo, ma solo raramente viene considerata effettivamente e le sue implicazioni portate a livello esplicito, eppure è un elemento fondante della realtà politica attuale, se vogliamo vedere il dipanarsi storico di questa realtà è meglio inquadrare il fascismo, sempre per esempio, più che come stato "egheliano" che magari rimane di più difficile utilizzo pratico come elemento caratterizzante, come primo esempio di tecnodittaura, reso possibile dall’avvento del treno e della radio, non c’è Lenin senza treno o Mussolini senza radio 🙂 forse con  questa ricerca si arriva a comprendere meglio i twitt di Renzi ed i droni di Obama di oggi.

    * Su questo esiste una corrente di pensiero anglosassone che vede in effetti il complesso Militare-Industriale-Universitario collegato alla metastasi del bilancio pubblico in una dimensione di "socialismo reale", proprio per il ruolo dominante della domanda pubblica, il primo a vedere questo pericolo è stato il grande Ike, che alla fine del suo mandato lancio un profetico avvertimento "da destra" alle generazioni future.

    **pensiamo alla sospensione dei diritti costituzionali dopo il 2001, chi comanda veramente oggi in america dopo l’attivazione dei protocolli dello "stato profondo" ?

    ***Per inciso le considerazioni di Bauman appaiono ormai superate in toto da quello che accade con la virtualizzazione e ritualizzazione dei consumi. altro che liquido, qui siamo allo svaporamento, per restare sulle metafore del citato.

  • Cataldo

    Mettiamola cosi:  se uno a poco tempo per leggere farebbe bene ad iniziare da Debord 🙂
    Il commento di anomimo è esagerato nei toni ma concordo nella sostanza, Bauman ha reso digeribile e depotenziato alcune importanti intuizioni di Debord, e poi io diffido sempre da autori come Bauman che sono relativisti solo con le chiappe degli altri per dirla alla pecoreccia 🙂

  • Rosanna

    Hai perfettamente ragione su molti punti, infatti non basta individuare l’origine della crisi euro, cioè debito privato e non pubbico, provocato dal vincolo esterno, se non si cerca di eliminare la BCE e i Trattati, che sono stati fasi progressive di un "golpe bianco" gestito dalle classi dirigenti e dalla finanza internazionale per colonizzare il sud Europa a vantaggio della Germania (ancora per poco), ma soprattutto delle lobbies finanziarie.

    Tutto questo sembra essere però sul punto di saltare, non so se hai visto gli ultimi post nel forum:

     http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=76206

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=76200

  • anonimoak77

    La mia esagerazione viene dalle continue attribuzioni di merito a chi violenta il pensiero altrui 🙂

  • Merlin

    mi sembra che nessuno abbia citato, fra i film, Brazil di Terry Gilliam che oltre al cast fantastico, fu sceneggiato dal grande (IMHO) Tom Stoppard che rese in maniera eccellente l’atmosfera cupa e disumana di una società ipercontrollata.

    Aggiungerei per parte mia, e sempre citando un film (Being There), che secondo me, "il fascismo è uno Stato della Mente". Sia che si guardi da destra che da sinistra. Saluti 🙂  
  • Merlin

    ho apprezzato il tuo intervento e alcune tue osservazioni mi hanno stimolato e mi è venuta la tentazione di aprire dopo molti anni il volume rosso dell’ I Ching. Ma ho desistito, perchè è un libro che (per motivi personali) temo e rispetto. Meglio, forse, il Daodejing che, come sosteneva Elemire Zolla, nella sua apparente follia ci apre la mente a pensieri nuovi. Spero che la tua abbastanza ottimistica visione del mondo si realizzi almeno in parte. Io sono troppo vecchio e pessimista, e spero di sbagliare. Ciao e grazie 🙂  

  • Merlin

    ho apprezzato il tuo intervento e alcune tue osservazioni mi hanno stimolato e mi è venuta la tentazione di aprire dopo molti anni il volume rosso dell’ I Ching. Ma ho desistito, perchè è un libro che (per motivi personali) temo e rispetto. Meglio, forse, il Daodejing che, come sosteneva Elemire Zolla, nella sua apparente follia ci apre la mente a pensieri nuovi. Spero che la tua abbastanza ottimistica visione del mondo si realizzi almeno in parte. Io sono troppo vecchio e pessimista, e spero di sbagliare. Ciao e grazie 🙂  

  • Rosanna

    @Cataldo,

    ti ringrazio per i tuoi commenti sempre colti e brillanti, cercherò di spiegarmi meglio, perché mi sembra di cogliere una sorta di critica (giustificata e legittima) sia a livello storico che filosofico.
    Premesso che, come ho detto altrove, ho avuto difficoltà a definire il regime che sta danneggiando le nostre vite, e come ha detto giustamente Tonguessy , avrei potuto nominarlo “fondamentalismo a/ideologico   postmoderno”, per cui la definizione sarebbe stata sicuramente più azzeccata, ma meno efficace in termini comunicativi.

    Non  mi sembra così scandaloso operare analisi comparate e contrastive tra fenomeni storici lontani nel tempo, attraverso la ricerca di affinità e divergenze, dato che io non ho cercato solo somiglianze cristallizzate da secoli, imbrigliandole in una rete indissolubilmente  rigida di relazioni, in ambiti così diversi, ma bensì ho cercato anche differenze.

    Il termine “totalitarismo” poi assume un significato ben preciso: dalla Enciclopedia Treccani “Totalitarismo Sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico, nel suo capo o in un ristretto gruppo dirigente, che tende a dominare l’intera società grazie al controllo centralizzato dell’economia, della politica, della cultura, e alla repressione poliziesca.”  

    Dunque oggi non c’è un partito unico (chiamato da Bagnai il PUDE, partito unico dell’euro), che gestisce il potere secondo il suo “pensiero unico”, imponendo un’unica strategia economica, politica, culturale, poliziesca? Tieni presente che io tra i miei colleghi (docenti di storia e filosofia) sono guardata con sospetto come una pericolosa eversiva dell’ ordine sociale esistente ed emarginata come si faceva durante il ventennio con gli antifascisti, definiti “banditi, ribelli, nemici”. Questo regime si manifesta anche attraverso incomprensione e disprezzo non solo tra classi sociali diverse, ma anche all’interno della stessa classe sociale: guerra civile strisciante.

    Tu dici: “quale stato ha smarrito la sua capacità di coercizione?” La frase andrebbe letta per intero, ed è innegabile che oggi la “volontà di potenza” non è più attribuibile allo stato, decisamente diverso da quello del ‘900, quanto  a quei “centri di potere sovranazionali” rappresentati dalle corporations, significativa al proposito la frase pronunciata da Arthur Jensen  nel film “Quinto potere”:  “Capisce quello che le dico signor Beale? Lei si mette sul suo piccolo teleschermo da 21 pollici e sbraita parlando d’"America" e di "democrazia"… Non esiste l’America, non esiste la democrazia! Esistono solo IBM, ITT, AT&T, Dupont, DOW, Carbide ed Exxon. Sono queste le nazioni del mondo, oggi.”

    Oggi le guerre sono gestite dagli interessi delle compagnie petrolifere e del gas, in gran parte di proprietà privata, in minima parte di proprietà pubblica (anche Eni sta per essere svenduta completamente, ed è già per il 70% privata), sono dichiarate in nome degli interessi dei comparti militari industriali (per gran parte privati), non più per la conquista di territori come accadeva nel passato (nazismo, fascismo, imperi di varia identità).

    Lo stato nazione oggi si sta svuotando delle garanzie istituzionali che hanno salvaguardato negli ultimi 70 anni la democrazia in Europa, la Costituzione viene continuamente violata ed ora è stata sostituita da trattati sovranazionali, imposti ai popoli, e ripudiati le poche volte che sono stati sottoposti al loro consenso (Francia, Olanda), i servizi sociali gestiti dal pubblico stanno per essere sostituiti da servizi privati, lo stato sociale lascerà spazio a interessi privatistici, scuola e sanità pubbliche saranno privatizzate secondo il modello anglosassone. Per questo dico che è in atto una guerra tra pubblico e privato, dove si accusa il pubblico di fare la solita spesa pubblica eccessiva e colpevole, quando invece l’Italia è stata sempre dentro i parametri della media europea, e l’origine della crisi è dovuta ad un debito “privato”, non “pubblico” (come dice la vulgata mediatica) provocato dal vincolo esterno (ciclo di Frenkel).

    Poi tu dici ancora “Il controllo dei media che c’è oggi, ad esempio, non è paragonabile, per intensità e capacità di plasmare l’opinione, con il passato”, invece a me sembra esattamente il contrario, perché mentre al tempo di Mussolini non tutti avevano la radio, ora tutti hanno la tv, anzi più di una nei nostri paesi occidentali, tanto che  addirittura ce ne sono 2 miliardi accese continuamente, 24 ore su 24, su tutto il globo terrestre:  è il vero “Grande Fratello” realizzatosi sotto i nostri occhi. Infatti molta gente anche colta non ha capito un accidente di quello che sta succedendo e continua a ripetere a pappagallo i mantra del mainstream.  Oggi la propaganda è molto più invasiva  ed empaticamente devastante, gli schiavi odierni amano essere seviziati.

    Quanto a Bauman, sono d’accordo con te che gli ultimi testi sembrano rispondere più ad un’esigenza editoriale che non ad una divulgazione di idee nuove e originali, però il vero Bauman non è quello degli ultimi anni, ma l’autore di “Modernità e Olocausto”, testo straordinario, in cui lui  mostra come l’Olocausto abbia potuto essere prodotto dalla civiltà del XX secolo, proprio perché dotata di capacità organizzative e tecniche, tipiche della fabbrica, in cui l’atteggiamento manageriale del problem solving e la distanza tra l’agire e la responsabilità etica hanno elaborato la strategia veloce, tecnologicamente  efficace della  “Soluzione Finale”.

    Grazie comunque dell’attenzione e alla prossima.

  • Cataldo

    "Il controllo dei media che c’è oggi, ad esempio,
    non è paragonabile, per intensità e capacità di plasmare l’opinione, con
    il passato”

    Pensavo qui fosse esplicito, anche alla luce delle conversazioni precedenti che questa frase si riferisce al salto di qualità indotto dalla rivoluzione digitale,
    il povero Mussolini doveva mandare gente pagata a scrivere sugli edifici pubblici*, i suoi slogan,  per ottenere un "canale" di comunicazione politica, oppure doveva intrecciare più temi, sanità e scuola con le colonie, ad esempio, ma sono sempre cose da poco rispetto il presente, il connubio tra concentrazione dei media e finanza di oggi crea una serie continua di canali, e si appropria di altri, e per di più sono generati e mantenuti con economie di super-scala**, rispetto le tecnodittature del secolo passato.

    Non è un passaggio analogico, qui c’è un salto, che ne apre altri in seriazione frattale; l’utilità di ogni paragone, ma non è il caso dell’articolo che stiamo commentando, lo dico in termini generici, finisce per essere una fumisteria di misticismi …. per unirmi alle suggestioni con chi paragona il presente al periodo prima della prima delle guerre mondiali, li vedrei D’annunziani, belli, ma durano come uno sbuffo di … cipria 🙂

    Per il resto, se si conversa è anche perchè certe considerazioni sono condivise, sull’energia posso dirti che ho inziato a scrivere qualche commento in rete proprio su questi temi, ormai lustri addietro, ti consiglio "the old drum" un forum ben documentato.

    Sul clima ed i colleghi e tutto il resto, devo dire che dopo vent’anni vedo segnali positivi, ma ormai ho sviluppato una certa distanza, forse sono facilitato dal mio lavoro, mentre tu stai al  … fronte, mi pare di capire;
    per me un momento triste è stato, ormai molti anni addietro, la certezza che aver interpretato correttamente gli eventi non da alcun vantaggio, alle tue argomentazioni di oggi,  ma questo ha radici profonde nell’evoluzione umana, mi sembra di capire man mano che si sbatte il cranio, tienilo presente sempre, io avrei evitato tanti mal di testa , se lo dicevi prima ..
    Quando prima,
    e  .. bhe  .. prima  🙂
    Ho Jannacci in cuffia.
    Ciao

    *spesso questi edifici non c’erano, el il tapino li ha dovuti prima costruire 😉

    **sempre con l’avvertenza che le informazioni non sono patate, e ogni raggruppamento e incremento dei dati elaborati genera salti di stato applicativi

  • Cataldo

    scusa il lapsus sul sito "petrolifero"…
    il link è questo
    http://www.theoildrum.com/