Home / ComeDonChisciotte / MA IL FINE ULTIMO DI UBER E' LA PRIVATIZZAZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE
15333-thumb.jpg

MA IL FINE ULTIMO DI UBER E' LA PRIVATIZZAZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

DI JATHAN SADOWSKY E KAREN GREGORY

theguardian.com

L’app Uber sta incontrando molti ostacoli ai suoi piani per i trasporti cittadini, e le sue battaglie con i servizi taxi già esistenti ne sono solo l’inizio.

È stata un’estate intensa per Uber. A San Francisco, il servizio di trasporto basato su app, che è anche la più ricca start-up del mondo, sta testando un servizio di trasporto di massa a richiesta con la sua offerta Smart Routes – praticamente un servizio di carpooling che effettua i tragitti degli autobus. Uber si sta inoltre espandendo in Cina, raccogliendo 1 miliardo e 200 milioni di dollari per supportare l’ ingresso in cento città cinesi nel prossimo anno.

Per costruire il suo Impero Orientale, Uber mantiene le sue famigerate tattiche aggressive, assoldando un team di apripista di primordine. L’annuncio di Uber potrebbe far pensare che l’azienda stia cercando degli agenti CIA, non degli ambasciatori di marca: fondamentalmente, questo lavoro comporta essere lasciati in una città o un paese dove Uber non ė presente in alcun modo, né fisicamente né come marchio, scoprire velocemente chi e che cosa fa funzionare quella città e poi, nel giro di poche settimane, costruire da zero un nuovo business che avvii Uber verso un successo di lunga durata.

Con una combinazione ben finanziata di lancio ed infiltrazione locale, Uber spera di sorpassare i servizi concorrenti e le regolamentazioni più severe.

Questa crescita continua, con nuovi servizi, nuove regioni, nuovi mercati, ha fatto sì che molti si chiedano quali siano gli obiettivi finali di Uber. Uber ha una buona base economica, ha mire dichiaratamente espansioniste in tutto il globo, e utilizza politiche aggressive. I suoi obiettivi e i metodi per ottenerli, lasceranno il segno.

Amministrazione tramite app e fine della politica

Alcuni sostengono che obiettivo finale di Uber sia segnare la condanna a morte per gli attuali modelli di trasporto pubblico di massa. Passando da fornitura di servizi ad operatore di infrastrutture sulle strade pubbliche, l’azienda diventerebbe un servizio pubblico, non un semplice concorrente dei taxi. E privatizzando una parte sempre maggiore dell’ infrastruttura dei trasporti, i servizi pubblici sarebbero lasciati a decadere, mentre Uber offrirebbe opzioni di trasporto marginalmente ottimizzate (Smart Routes, UberX , UberBLACK, ecc) per un suo tornaconto.

Mentre questa visione della privatizzazione è abbastanza corretta e piuttosto sinistra, tralascia un punto essenziale: Uber vuole far parte dell’ infrastruttura pubblica, ma è molto meno chiaro se l’azienda voglia divenire un servizio pubblico, cosa che comporterebbe assumere responsabilità a lungo termine su una numerosa flotta di veicoli e dipendenti.

Una interpretazione più appropriata delle ambizioni di Uber ė che essa voglia essere coinvolta nel governo della città – modellando le nuove capacità amministrative degli ambienti urbani. Piuttosto che seguire le regole di governo, come ogni altro servizio pubblico, Uber vuole avere un ruolo attivo nella creazione delle politiche urbane, determinando come le città crescono e si sviluppano, alla fine rendendo la città stessa una piattaforma per la proliferazione di sistemi “smart” e “data-based”.

Benché Uber si stia battendo per la deregolamentazione, è fuorviante interpretare ciò come il semplice tentativo di rimuovere le barriere legali alle forze di mercato. Piuttosto, è un processo di distruzione del potere politico. E Uber si è già imposta come un attore influente.

Potere nello spazio urbano

Ad oggi Uber è riuscita a far pressione per (o a forzare) modifiche alle regolamentazioni, ha respinto un attacco del sindaco di New York in una battaglia di alto profilo, e si sta correntemente battendo per evitare una massiccia class-action che minaccia di riclassificare alcuni degli autisti di Uber come dipendenti.

Esatto: Uber non vuole davvero dover gestire veicoli e dipendenti.

Uber è più interessata al governo urbano che a diventare una servizio pubblico. Con ciò non vogliamo dire che Uber voglia candidarsi per qualche candidatura, o che voglia partecipare in un processo democratico – il suo potere si realizza meglio al di fuori di quelle posizioni limitate e regole procedurali. Quello a cui stiamo assistendo, invece, è la partecipazione di Uber all’ inizio della modifica alla “Smart City”.

Questo ammodernamento non significa solo mettere in atto servizi privati on-demand per un numero sempre maggiore di utenti urbani, significa soprattutto aprire la strada ad una integrazione profonda dei sistemi data-driven in ogni aspetto della vita cittadina.

Le ambiziose scalate al potere di Uber sono supportate da una massiccia infrastruttura di acqusizione ed analisi dati, che rende Uber l’ispirazione trainante per servizi “di disturbo” ( basti pensare alla pletora di startups Uber for X). Anche se Uber come azienda dovesse scomparire domani, il suo modello di servizi – l’ economia da piattaforma che ci viene venduta con promesse di servizi a basso costo e condivisione, al prezzo di una onnipresente acquisizione di dati – rimarrebbe.

Data, driven – i dati alla guida

Ciò che offrono tali piattaforme è una preziosissima infrastruttura di analisi di dati in real time per l’amministrazione. Più ne dipendiamo per i loro servizi, più restiamo intrappolati nella politica dei loro creatori, fornitori, e proprietari.

Il filosofo della tecnologia Langdon Winner mette questo punto in forte risalto nel suo libro “The whale and the reactor”, in cui sostiene: “ le cose che chiamiamo “tecnologie” sono modi di costruire l’ordine nel nostro mondo”. Influenzano e danno forma al mondo in cui viaggiamo, comunichiamo, lavoriamo e molto altro. Continua: “in questo senso le innovazioni tecnologiche sono simili ad atti legislativi o a fondamenti politici che stabiliscono la struttura dell’ordine pubblico, che persisterà per molte generazioni.”

Uber e gli altri principali attori della “sharing economy” non ci stanno semplicemente concedendo l’onore di ricevere le innovazioni di cui cantano le lodi. Stanno giocando alla politica tecnologica per gettare le basi di nuove forme di amministrazione.

Mentre a Uber può piacere posizionare se stessa come apolitica, è più illuminante considerare l’azienda come un precursore dell’urbanismo integrato – in cui le città sono guidate da grandi analizzatori di dati e network in parte controllati da macchine – il che ci porterà a chiederci: che cosa significa governare ?

Jathan Sadowski e Karen Gregory

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/technology/2015/sep/15/is-ubers-ultimate-goal-the-privatisation-of-city-governance

15.09.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di STELLA FUCCENECCO

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Chi sono gli Uber black? Gli NCC.

    Chi sono gli Uber x? Gente comune che fa il lavoro grigio.
    Per ora ne black ne x possono lavorare in Italia.
    Perche a Verona chiedono 290 000€ di una licenza taxi e 12 000 per una autorizzazione NCC?
    Viviamo in un mondo di regole non uguali per tutti, non sto qui a tediare nessuno coi particolari, i valori delle cessioni delle licenze taxi e autorizzazioni NCC la dicono lunga.
  • GioCo

    Splendido articolo, che orienta la scarna analisi geopolitica verso il potere del nuovo millenio, l’informazione. Questa qua di internet, delle reti, degli analizzatori complessi e intelligenti, un mix fantastico di sofware&hardware di potenza crescente e diffusione capillare, in grado di compiere analisi che solo pochi decenni fa erano per i film di fantascienza.

    L’accentramento tecnologico delle urbe però (qui manca il dato) dipende dalla estroflessione demografica e dalla concentrazione della densità abitativa data dai massicci inurbamenti in corso, in gran parte alimentati dalle migrazioni di massa che non sono più regionali ma (grazie al potenziamento delle infrastrutture di collegamento) continentali.
    Potrà far sorrdidere che un gommone o una carretta del mare sia da considerare un elemento cruciale di innovazione tecnologica per le migrazioni di massa, ma unito ai satelliti e alle guide cartografiche e ai molti altri giocattoli moderni tecnofrenici, permette lo spostamento notturno e non solo, una precisione di navigazione impensabili solo vent’anni fa.

    Le migrazioni quindi aumentano massiciamente le infrastrutture abitative che hanno poi bisogno (catalizzano) gli inervamenti dei collegamenti di rete pubblica che poi diventa una rete fisica e stradale. Il risultato sono le mega-metropoli in espansione. Il governo quindi diventa una dittatura dell’informazione scissa in due: un polo centrista di demoniocrazia alla Huxley, dove il benessere, il piacere, l’amore (materiale) concentra l’attenzione della massa "benestante" e giustifica la repressione dietro la falsa ipotesi della conservazione della libertà, che è sempre la libertà apparente di pochi (o anche uno solo) sui molti, anche se in verità al vertice ci sono schiavi più schiavi che alla base, ma per ogni gradino guardando in alto viene da pensare il contrario, poi tanto se arrivi al vertice te ne accorgi ma non puoi farci più niente. L’altro polo è detto riformista e sta alla periferia, nelle intenzioni vorrebbe rappresentare il disagio, nei fatti è una demoniocrazia alla Orwell. Quindi l’una sostiene l’altra nella massa cittadina.
    Quando sarà chiaro l’insieme, lo sarà per le leggi che sparano con droni a vista chi ha l’incoscenza di uscire da questo complesso sorvegliato con attenzione dalle macchine e ritenuto l’unico buono e utile, per la massa becera.
    Ma non per tutti. Perchè ci sarà sempre qualcuno che avrà il dito sul tasto che spegne la macchina e avrà comunque la conoscenza sufficiente e le possibilità minime garantite per non dipendere da queste tecnofrenia urbanizzata.

  • Holodoc

    Memore dell’esperienza del governo Bersani, mi era parso subito sospetto che una startup di servizi, per di più straniera, potesse intaccare il potere di una casta potente come quella dei tassisti nostrali.

    Mi ero subito chiesto quale grande potere ci fosse dietro. 
    A quanto pare non avevo visto male.
  • spadaccinonero

    uber : quelli che pagano la cena ai 5s

    XD
    e nel frattempo i grillini tacciono
  • makkia

    Il video dice "espulsi del 5stelle".

    p.s.:
    perché i "grillini" dovrebbero parlare di tutte le cazzate che attirano la TUA attenzione?

  • spadaccinonero

    hanno partecipato anche dei non espulsi che io sappia…

  • sfruc

    La frase chiave è:

    "E privatizzando una parte sempre maggiore dell’ infrastruttura dei trasporti, i servizi pubblici sarebbero lasciati a decadere, mentre Uber offrirebbe opzioni di trasporto marginalmente ottimizzate … per un suo tornaconto"
    Il principio è sempre la distruzione del servizio pubblico universale che, in quanto tale, si fa carico dei costi per fornire un servizio anche alle fasce più disagiate di popolazione. 
    La privatizzazione implica invece il concentrarsi soltanto sui servizi più redditizi e profittevoli, abbandonando quelli "sociali" e distruggendo così un altro pezzo di stato sociale. Ne è esempio la focalizzazione dei trasporti ferroviari sulle profittevoli tratte ad alta velocità e il simmetrico abbandono delle tratte locali, usate dai lavoratori pendolari.
    C’è un preciso progetto.
    Uber è solo un piccolo pezzo di questo articolato progetto.
    E a tal proposito occorre "seguire i soldi", come sempre, ponendosi la domanda: come mai Uber ha questo potere finanziario che le permette di intervenire sempre con mano pesante (sia essa il ricorso ai migliori avvocati o la capacità di "convincere", forse ungendo, i governanti)? Da chi deriva questo denaro?
    Vi sono milioni di giovani universitari brillanti, che hanno idee brillanti. Ma solo alcuni vengono pesantemente finanziati per poter diventare Facebook o Amazon, al contrario degli altri che soccombono per inadeguatezza finanziaria. E chi finanzia i vari Uber o Zuckenberg al loro esordio lo fa perché ha capito che quell’idea è perfettamente funzionale al progetto di un mondo privo di qualunque protezione sociale, dove tutti siamo nudi, soli e (perciò) manipolabili.
    Riflettete per favore: il sogno di ogni tiranno è che i suoi "sudditi" vivano in case di vetro – come diceva Kundera – in cui ogni atto sia controllabile da parte del potere. Ma anche rinchiuso in una casa di vetro, il suddito terrà per sé i suoi sentimenti, l’unica cosa inconoscibile al potere. Ora, con i social network, noi li riveliamo spontaneamente. E vi stupisce che Facebook sia stato pesantemente finanziato? O Amazon che butta nel data-base le nostre preferenze più intime e spirituali, deducibili da ciò che scegliamo di leggere? Il nuovo potere non è impositivo (nei modi esteriori) ma pervasivo e persuasivo: siamo noi a richiedere il nostro capestro, a fronte della misera effimera trappola di uno sconticino sul prezzo di copertina o su quello della corsa.
    Ne riparleremo quando le periferie degradate non avranno più un autobus di linea per le massaie, così come ora i pendolari penano indicibilmente con i lerci e scassati treni regionali (che per fortuna non hanno ANCORA abolito).
    Buona pillola di Morfeo a tutti
  • spadaccinonero

    concordo al 110%

  • makkia

    Mi ha detto mio cugggino…

  • spadaccinonero

    si vabbé

    un po come tutti quei grillini che mi prendevano per pazzo quando dicevo loro che caseleggio/sasson fossero i veri proprietari del 5s
    oggi si è scoperto che avevo ragione