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L'UCCISIONE DI OSAMA BIN LADEN (PARTE SECONDA

DI SEYMOUR M. HERSH

lrb.co.uk

Cinque giorni dopo il raid all’ufficio stampa del Pentagono fu fornita una serie di videocassette che i funzionari USA dissero che i Seal avevano trovato e preso sul posto, insieme a 15 computer. Frammenti di uno dei video mostrava un solitario bin Laden, avvolto da una coperta, che guardava un video di se stesso in televisione. Un anonimo funzionario avrebbe detto ai giornalisti che il raid aveva fruttato un vero ‘tesoro’….’la più grande raccolta di materiali terroristici di sempre “, che ha dato spunti importanti sui piani di al Qaeda. Il funzionario ha detto che il materiale fornito indicava che bin Laden ‘era un leader attivo di al-Qaeda, che dava istruzioni strategiche, operative e tattiche al gruppo’…Era tutt’altro che una figura secondaria e continuava a impartire istruzioni tattiche per la gestione del gruppo e a promuovere nuove azioni dal suo centro di comando di Abbottabad. ‘Era una figura attiva, cosa che confermava l’assoluta necessità della missione che appena compiuta per la sicurezza della nostra nazione’, ha detto il funzionario. Quelle informazioni erano così importanti, ha aggiunto, che l’amministrazione stava allestendo per la loro elaborazione una task force inter-agenzie. ‘Non era solo qualcuno che scriveva la strategia di al-Qaeda, ma progettava le nuove operazioni e dirigeva anche altri membri di al-Qaeda ‘.

Queste dichiarazioni erano inventate: bin Laden non stava esercitando un grande comando e controllo in al Qaeda. Il funzionario d’intelligence in pensione ha detto che alcuni rapporti interni della CIA indicano che bin Laden era ad Abbottabad dal 2006. E’ probabile che solo una piccola manciata di atti terroristici sia collegata a quel che restava di bin Laden uomo di al Qaeda. ‘Ci fu detto in un primo momento, ha detto il funzionario in pensione, che i Seal hanno fornito sacchi di spazzature e computer e che l’agenzia sta producendo quotidiani rapporti di intelligence quotidiane su questa roba. Poi ci hanno detto che la comunità d’intelligence ha messo insieme la roba e ora ha bisogno di tradurla. In realtà non e’ venuto fuori niente di niente. Tutto quello che hanno detto non era vero. Era un’enorme bufala, come l’uomo di Piltdown’. Il funzionario in pensione ha riferito che la maggior parte del materiale di Abbottabad è arrivato negli Stati Uniti grazie ai pachistani, che dopo rasero al suolo il complesso. L’ISI si assunse la responsabilità delle mogli e dei figli di bin Laden e nessuno di loro è stato reso disponibile per interrogatori.

Perché inventarsi la storia del ‘tesoro trovato’? Secondo il funzionario in pensione ‘La Casa Bianca ha dovuto dare l’impressione che bin Laden era ancora un elemento operativo importante. In caso contrario, perché ucciderlo? E’ stata quindi creata una storia di copertura, con dei corrieri che andavano e venivano lasciando e prendendo post-it con istruzioni operative. Tutto questo per dimostrare che bin Laden era ancora un elemento importante nell’organizzazione terroristica’.

Nel luglio 2011, il Washington Post ha pubblicato quello che voleva essere una sintesi di questo materiale rinvenuto. La storia era palesemente contraddittoria. Si diceva che i documenti rinvenuti avevano prodotto più di quattrocento rapporti d’ intelligence in sole sei settimane; metteva in guardia su non specificati nuovi complotti di al Qaeda e citava arresti di sospetti con nomi di persone ‘contenute in email scritte e ricevute da bin Laden’. Il Post non ha identificato i sospetti o confermato quel dettaglio poiché in evidente contraddizione con le precedenti affermazioni dell’amministrazione secondo le quali il complesso era privo di connessioni internet. Nonostante le affermazioni che i documenti avevano prodotto centinaia di rapporti, il Post ha citato dei funzionari secondo i quali il valore principale non era tanto l’intelligence, ma il fatto che hanno molto ‘aiutato gli analisti a costruire un quadro più preciso di al Qaeda’.

Nel mese di maggio 2012, il Centro per la lotta al Terrorismo di West Point, un gruppo di ricerca privato, rilasciò le traduzioni che gli erano state commissionate dal governo federale, producendo 175 pagine di documenti relativi a bin Laden. Gli analisti non vi hanno trovato niente di tutto quello che era stato detto dopo il raid. Patrick Cockburn ha scritto sull’evidente contrasto tra le affermazioni iniziali dell’amministrazione che bin Laden era il ragno al centro di un rete di complotti’ e quello che le traduzioni dimostravano: cioè che bin Laden era ‘un delirante’ con ‘un contatto limitato con il mondo esterno al complesso dove viveva’.

Il funzionario in pensione ha contestato l’autenticità del materiale di West Point: Non vi è alcun collegamento tra questi documenti e il centro antiterrorismo presso l’agenzia. Nessuna analisi da parte della comunità dell’intelligence. Quando è stata l’ultima volta che la CIA: 1) ha annunciato che aveva scoperto informazioni d’intelligence importanti? 2) ha rivelato la fonte; 3) ha descritto il metodo di elaborazione dei materiali; 4) ha rivelato la linea del tempo nella produzione dei documenti; 5) ha descritto da chi e dove era stata effettuata l’analisi, e 6) ha pubblicato i risultati sensibili prima di completare l’elaborazione di tutti i documenti? Nessuna agenzia seria avallerebbe una simile fandonia’.

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Nel mese di giugno 2011, New York Times, Washington Post e tutta la stampa pachistana riportò che Amir Aziz era stato trattenuto per un interrogatorio in Pakistan; era, si disse, un informatore della CIA che spiava l’andirivieni presso il complesso dov’era bin Laden. Aziz era poi stato rilasciato, ma il funzionario in pensione ha detto che l’intelligence americana non era in grado di stabilire chi avesse diffuso le notizie altamente riservate sul suo coinvolgimento nella missione. I funzionari di Washington decisero che ‘non si poteva correre il rischio di rendere ancora più noto il ruolo di Aziz nell’ottenimento del DNA di bin Laden‘. Era necessario un agnello sacrificale e il prescelto fu Shakil Afridi, un medico pachistano di 48 anni che aveva lavorato per breve tempo anche per la CIA, che era stato arrestato dai pachistani a fine maggio con l’accusa di collaborazione con la CIA. ‘Siamo andati dai pachistani e gli abbiamo detto di seguire Afridi,’ ha detto il funzionario in pensione. ‘Abbiamo dovuto coprire l’intera vicenda di come eravamo arrivati al DNA’. Presto fu reso noto che la CIA aveva organizzato un falso programma di vaccinazioni ad Abbottabad con l’aiuto di Afridi, nel tentativo – fallito – di ottenere il DNA di bin Laden. Afridi eseguì normalmente l’operazione medica in modo indipendente dalle autorità sanitarie locali, ben finanziato e offrendo gratuitamente vaccinazioni contro l’epatite B. I manifesti del programma furono affissi in tutta l’area. Afridi fu successivamente accusato di tradimento e condannato a 33 anni di prigione a causa dei suoi legami con un estremista. Le notizie del programma sponsorizzato dalla CIA provocò molta rabbia in Pakistan, con il risultato che furono cancellati diversi altri programmi internazionali di vaccinazioni, ormai visti come copertura per operazioni di spionaggio americano.

Il funzionario in pensione ci ha detto che Afridi era stato reclutato molto prima della missione di bin Laden, come parte di un’operazione isolata d’intelligence per ottenere informazioni su presunti terroristi ad Abbottabad e nella zona circostante. Il piano era quello di usare le vaccinazioni come un pretesto per ottenere il sangue di sospetti terroristi nei villaggi.‘ Ma Afridi non fece alcun tentativo di ottenere il DNA dai residenti del complesso dove viveva bin Laden. Il rapporto che dice che lo abbia fatto fu inventato di sana pianta: una storia di copertura CIA con invenzione di fatti nel goffo tentativo di proteggere Aziz e la vera missione. ‘Ora assistiamo alle conseguenze’ ha detto il funzionario. Un grande progetto umanitario mirato a realizzare qualcosa di significativo per la gente dei villaggi è stato compromesso da una cinica bufala di quel genere’. La condanna di Afridi fu sollevata, tuttavia resta in carcere con l’accusa di omicidio.

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Nel suo discorso che annunciava il raid, Obama disse che dopo aver ucciso bin Laden i Seal ne presero in custodia il cadavere. L’affermazione ha sollevato dei problemi. Il piano iniziale prevedeva che dopo circa una settimana si sarebbe annunciato che bin Laden era stato ucciso in un attacco drone da qualche parte nelle montagne al confine tra Pakistan e Afghanistan e che i suoi resti erano stati identificati con il test del DNA. Ma con l’annuncio di Obama del raid dei Seal, tutti si aspettavano di veder prodotto un cadavere. Invece, i giornalisti hanno detto che il corpo di Bin Laden era stato condotto dai Seal a un aeroporto militare americano a Jalalabad, in Afghanistan, e poi messo sulla USS Carl Vinson, un supercarrier di pattuglia abituale nel Mar Arabico settentrionale. Bin Laden era stato poi sepolto in mare, poche ore dopo la sua morte. Gli unici punti scettici sollevati dalla stampa nel corso del briefing di John Brennan del 2 maggio ebbero a che fare più che altro con il metodo di sepoltura. Le domande furono brevi e concise, e raramente ottennero una risposta. “Quando e’ stata presa la decisione di seppellire il cadavere in mare? Era questo parte del piano fin dall’inizio? Ci può dire semplicemente perché si è pensato che quella era una buona idea? John, ha consultato un esperto del mondo islamico su questo? Esiste una ripresa video della sepoltura?”. Quando fu posta questa domanda, venne in soccorso di Brennan Jay Carney, l’ addetto stampa di Obama. “Per favore diamo anche ad altri l’opportunità di fare domande?’

Abbiamo pensato che il modo migliore per garantire che il suo corpo ricevesse un giusto funerale islamico’ ha detto Brennan, ‘era quello di fare in modo che potesse essere sepolto in mare’. Ha anche detto che furono consultati ‘adeguati specialisti ed esperti’, e che ‘l’esercito americano era pienamente in grado di eseguire una sepoltura nel pieno rispetto della legge islamica’. Brennan non ha però menzionato che la legge islamica prevede che il rito di sepoltura sia eseguito in presenza di un imam, e non ci sembra ce ne fossero a bordo della Carl Vinson.

In una ricostruzione dell’operazione bin Laden per Vanity Fair, Mark Bowden, che ha parlato con diversi funzionari veterani dell’amministrazione, ha scritto che il corpo di bin Laden è stato lavato e fotografato a Jalalabad. Altre procedure funerarie previste dalla regola Islamica furono eseguite a bordo della nave. ‘Il corpo fu ancora lavato e avvolto in un panno bianco. Un fotografo della Marina ha registrato la sepoltura in piena luce del sole, era la mattina di Lunedì 2 Maggio.

Bowden diede una descrizione delle immagini: una foto mostrava il corpo avvolto in un panno dotato di pesi. Un’altra immagine mostra il corpo obliquo mentre scivola, con la parte dei piedi già fuori della nave; un’altra immagine mostrava il corpo che cade nell’acqua. Un’altra foto ancora mostrava il corpo appena sotto l’acqua e tutto intorno le onde concentriche che vanno verso l’esterno. Nell’ultima immagine appaiono solo i cerchi concentrici nell’acqua.

Bowden fu attento nel non dire che aveva visto con i suoi occhi quelle foto, e recentemente mi ha detto che non le aveva viste. ‘Resto sempre deluso quando non riesco a vedere una cosa che mi riguarda, tuttavia ho parlato con persone di cui ho grande fiducia che mi hanno detto di aver visto con i loro occhi e mi hanno dato tutti i dettagli.’ Le dichiarazioni di Bowden hanno sollevato ulteriori dubbi circa la presunta sepoltura in mare, che hanno prodotto una marea di istanze appellate al Freedom Of Information Act a cui non è stato dato alcun seguito. Qualcuno ha tentato di avere l’accesso alle fotografie. Il Pentagono ha risposto che da un’approfondita ricerca dei reperti fotografici disponibili, non appariva niente in relazione alla sepoltura. Anche le altre richieste su questioni relative al raid sono rimaste insoddisfatte. Il motivo per la mancanza di risposte è apparso chiaro dopo che il Pentagono ha condotto un’inchiesta sulle accuse rivolte all’amministrazione Obama di aver dato accesso ai documenti classificati ai creatori del film Zero Dark Thirty. Il rapporto del Pentagono, on-line dal giugno del 2013, mise in chiaro che l’ammiraglio McRaven aveva ordinato la cancellazione di tutti i file relativi al raid da tutti i computer militari e il loro trasferimento alla CIA, dove sarebbero stati criptati e resi indisponibili per qualsiasi istanza del F.O.I.A con l ‘eccezione operativa dell’Agenzia’.

L’azione di McRaven ha reso impossibile agli esterni avere accesso alle registrazioni non classificate del Carl Vinson. Le registrazioni di bordo sono oggetti sacri nella Marina; sono ben separate e classificate quelle delle operazioni di volo, del ponte, del dipartimento di ingegneria, dell’ufficio medico e delle informazioni di comando e controllo. Esse indicano la sequenza quotidiana degli eventi a bordo della nave; se ci fosse stata una sepoltura in mare a bordo della Carl Vinson, sarebbe nelle registrazioni.

Tra i marinai del Carl Vinson non è girata alcuna voce o pettegolezzo circa una sepoltura in mare. La nave ha concluso i suoi sei mesi di missione nel giugno del 2011. Dopo l’ancoraggio della nave nella sua base di Coronado, in California, il contrammiraglio Samuel Perez, comandante del gruppo d’attacco della portaerei Carl Vinson, disse ai giornalisti che all’equipaggio era stato vietato di parlare della sepoltura. Il capitano Bruce Lindsey, comandante della Carl Vinson, disse ai giornalisti che non era in grado di parlarne. Cameron Short, un membro dell’equipaggio, intervistato dal Commercial-News di Danville, Illinois, disse che all’equipaggio non era stato detto niente circa la sepoltura. ‘Tutto quello che sapevo era scritto sui giornali’ riportò il quotidiano.

Il Pentagono rilasciò all’Associated Press alcune comunicazioni via mail. In una di esse, il Contrammiraglio Carlo Gaouette riferiva che il servizio di sepoltura era stato eseguito secondo le tradizionali procedure islamiche, e ha detto che a nessuno dei marinai è stato permesso di assistere. Nessuna indicazione tuttavia è stata data su chi gli avesse lavato e avvolto il corpo e su chi avesse ufficiato il rito in arabo.

Poche settimane dopo il raid, mi fu detto da due consulenti veterani dello Special Operations Command che avevano accesso a questi dati d’intelligence, che il funerale a bordo non è affatto avvenuto. Uno dei consulenti mi disse i resti del corpo di bin Laden sono stati fotografati e identificati dopo del trasporto in Afghanistan. E ha aggiunto: “A quel punto la CIA prese in carico il corpo”. La ’storia di copertura’ invece diceva che il corpo era stato portato sulla Carl Vinson. ‘Anche il secondo consulente disse che a bordo non c’era stata alcuna sepoltura in mare’. E ha aggiunto che ‘l’uccisione di Bin Laden non fu che una sceneggiata politica per dare punti a Obama agli occhi dei militari.’

I Seal se lo dovevano aspettare quel protagonismo politico. I politici non sanno resistere: bin Laden era diventato uno ‘bene strumentale’. All’inizio di quest’anno, parlando di nuovo con il secondo consulente, ritornai sull’argomento ‘sepoltura in mare’. Il consulente rise e disse: Nel senso…se ce l’ha fatta a raggiungere il mare?”

Il funzionario in pensione ha detto che c’era stata un’altra complicazione: alcuni membri del team dei Seal si erano vantati con altri colleghi di essere stati proprio loro a fare a pezzi con i mitra il corpo di bin Laden. I resti, tra cui la testa che aveva solo due fori di proiettile, furono messi in un sacco per cadaveri e durante il volo verso Jalalabad alcune di quelle parti del corpo furono gettate sopra le montagne dell’Hindu Kush – o almeno così avrebbero detto i Seal. In quel momento, ha detto il funzionario in pensione, i Seal non pensavano che la loro missione stesse per essere resa pubblica da Obama nel giro di poche ore: ‘Se il presidente non se ne fosse uscito con quella storia di copertura, non ci sarebbe stato alcun bisogno di un funerale poche ore dopo l’uccisione’. Una volta raccontata quella storia e una volta resa pubblica la morte di bin Laden, la Casa Bianca ebbe un grosso problema: “Sì, ma il corpo dov’è?” Bel problema. Il mondo ora sa che dei militari americani hanno ucciso bin Laden ad Abbottabad. Il panico. Che fare? Abbiamo bisogno di un “corpo”, dobbiamo essere in grado di dire che abbiamo identificato Bin Laden con l’ analisi del DNA. Sono stati degli ufficiali di Marina a suggerire la storia della sepoltura in mare, un’idea perfetta. Nessun corpo. Sepoltura onorevole secondo la sharia. Tale sepoltura venne resa pubblica in gran dettaglio, ma i documenti informativi che attestavano la sepoltura, che avrebbero dovuto essere disponibili secondo il F.O.I.A., furono negati per motivi di “sicurezza nazionale”. E’ il classico dipanamento di una storia di copertura mal costruita, si risolve un problema contingente ma senza un back-up a supporto. Non c’e’ mai stato un piano di sepoltura in mare, e non è avvenuta alcuna sepoltura in mare. Il funzionario in pensione ha detto che se dobbiamo credere ai primi racconti dei Seal, non rimase molto del corpo di bin Laden da seppellire in mare.

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Era inevitabile che le bugie, gli errori e le false dichiarazioni da parte dell’amministrazione Obama avrebbero avuto una reazione. ‘La nostra fu una collaborazione di quattro anni’, ha detto il funzionario in pensione. ‘Ci volle molto tempo prima che i pachistani riacquistassero fiducia in noi per le operazioni di antiterrorismo militare congiunto – e questo proprio mentre il terrorismo stava avendo una nuova escalation in tutto il mondo. Si sono sentiti come se Obama li avesse abbandonati lungo il percorso. Solo ora la stanno recuperando pienamente con la nuova minaccia dell’ISI, che per il Pakistan è ancora più grave; l’evento di bin Laden è troppo lontano nel tempo da spingere un uomo come il Generale Durrani a venir fuori e parlarne’. I Generali Pasha e Kayani ora sono in pensione e su di loro pende un’accusa di corruzione per tutto il tempo in cui sono stati in servizio’.

La relazione – fin troppo rimandata – della Commissione del Senato per l’Intelligence sulle torture eseguite dalla CIA nel corso di interrogatori, pubblicata lo scorso dicembre, ha documentato casi di ripetute menzogne ​​ufficiali, indicando anche che la conoscenza da parte della CIA del corriere di bin Laden era, a dir poco, poco chiara; e l’agenzia aveva utilizzato il waterboarding ed altre forme di tortura per interrogarlo. La relazione, pubblicata su tutte le testate internazionali, ha rivelato al mondo in particolare la brutalità del waterboarding, con dettagli raccapriccianti su tubi di alimentazione rettali, bagni di ghiaccio e minacce per stupro o uccisione di familiari di quei detenuti che si riteneva fossero in possesso di informazioni importanti. Nonostante la cattiva pubblicità, la relazione è stata una vittoria per la CIA. Il risultato principale, cioè che l’utilizzo della tortura non conduce necessariamente a scoprire la verità – era già stato oggetto di un dibattito pubblico nei dieci anni precedenti. Un’altra chiave di lettura della relazione, cioè che le torture eseguite sono state ancora più brutali di quanto si sapesse – non fu neanche considerata, data la mole già esistente di accuse e denunce sull’ argomento da parte di ex-agenti in pensione. La relazione ha descritto torture che erano ovviamente contrarie al diritto internazionale come violazioni delle regole o “attività inappropriate” o, in alcuni casi, “carenze gestionali”. Se le azioni descritte costituissero dei crimini di guerra, la cosa non fu discussa, e la relazione non faceva alcun cenno a una possibile incriminazione degli agenti o dei loro superiori in tal senso. La relazione, dunque, non ha rappresentato un gran problema per l’agenzia.

Il funzionario in pensione mi ha detto che i vertici della CIA erano divenuti esperti nell’evitare le minacce del Congresso: “Dicono qualcosa di tremendo, ma non poi così tremendo come sembra. Tipo: “Oh, mio Dio, pompavamo il cibo sul per il culo dei detenuti!!! ” Nel frattempo, tacciono sugli omicidi, su altri crimini di guerra, sulle prigioni segrete, come quella che abbiamo ancora a Diego Garcia. Lo scopo era quello di tirarla per le lunghe il più possibile, cosa che hanno fatto.’

Il tema principale delle 499 pagine di riepilogo della commissione era che la CIA aveva mentito sistematicamente sull’efficacia del suo programma di interrogatori sotto tortura nell’ottenimento di informazioni d’intelligence utili per scongiurare futuri attacchi terroristici negli Stati Uniti. Le bugie comprendevano anche dettagli sensibili sulla scoperta di un elemento operativo di al Qaeda, tale Abu Ahmed al-Kuwaiti, che si diceva essere il corriere-chiave di al Qaeda, e sul suo successivo monitoraggio ad Abbottabad nel 2011. L’intelligence, la pazienza e l’abilità dell’agenzia nella ricerca e nel monitoraggio di al Kuwaity sono diventati poi un mito con l’uscita del film “Zero Dark Thirty”.

Il rapporto del Senato ha sollevato più volte questioni sulla qualità e l’affidabilità dei servizi segreti della CIA circa al-Kuwaiti. Nel 2005 un rapporto interno della CIA relativo alla ricerca di bin Laden osservava che i detenuti fornivano piste possibili, e dobbiamo considerare la possibilità che stanno creando personaggi fittizi per distrarci o per escludere una loro conoscenza diretta di bin Laden’. ‘Un cablo della CIA un anno più tardi disse che non avevamo avuto successo nel far emergere elementi certi sul luogo dov’era bin Laden da alcuno dei detenuti’. Il rapporto mise anche in evidenza diversi casi di false dichiarazionI al Congresso e al pubblico da parte di agenti della CIA, tra cui Panetta, circa le modalità delle “tecniche di interrogatorio” adottate nella ricerca dei corrieri di Bin Laden.

Obama oggi non affronta la rielezione come nella primavera del 2011. La sua posizione di principio nel previsto accordo nucleare con l’Iran dice molto, così come la sua decisione di operare senza il sostegno dei conservatori repubblicani conservatori al Congresso. Le bugie di alto profilo, tuttavia, restano il modus operandi della politica degli Stati Uniti, insieme alle prigioni segrete, agli attacchi dei droni, agli attacchi notturni dei Corpi Speciali, scavalcando ogni catena di comando, e all’eliminazione di chi potrebbe ostacolarli.

Seymour M. Hersh

Vol. 37 No. 10 · 21 Maggio 2015 » Seymour M. Hersh » The Killing of Osama bin Laden

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

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Pubblicato da Davide