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L'OMICIDIO A MOSCA DI BORIS NEMTSOV. ALCUNE IPOTESI

DI JACQUES SAPIR

russeurope.hypotheses.org

Oggi è prematuro cercare di individuare un colpevole nell’omicidio di Boris Nemtsov, ma data l’emozione che questo gesto odioso ha suscitato, è lecito porsi come minimo alcune domande. Ho conosciuto personalmente Nemtsov all’inizio degli anni ’90, quando fu eletto sindaco di Nižnij Novgorod, e l’ho incontrato a più riprese fino al suo ingresso al governo. Perciò come molti altri sono stato scosso dalla notizia.

Non dimentico certo che l’avvicinamento di Nemtsov alle idee liberali, che all’epoca andavano in voga in Russia, ne ha fatto uno dei responsabili (benché non il principale responsabile) della detestabile politica economica che ha condotto il paese alla rovina e la sua popolazione alla miseria, fino alla crisi finanziaria del 1998. A partire dal 2004, e con la «Rivoluzione arancione» in Ucraina, si era avvicinato al gruppo di Victor Yushchenko e dei «pro-occidentali» ucraini, fino al punto da diventare per breve tempo consigliere del governo ucraino. La sua opposizione a Putin l’aveva portato a frequentare gli ambienti oligarchici e stranieri a Kiev. Recentemente aveva sostenuto la causa del cosiddetto movimento «di piazza Maidan» e criticava la posizione del governo russo in merito alla crisi ucraina.

La sua sistematica opposizione a Vladimir Putin l’aveva marginalizzato ed era decisamente meno conosciuto di altre figure dell’opposizione come Zjuganov (dirigente del Partito Comunista di Russia, o KPRF), Alexei Kudrin, ex-ministro delle finanze, o dello stesso Navalny. Alle ultime elezioni il suo micro-partito aveva ricevuto meno dell’1% dei voti e di fatto non contava nulla. Era dunque tutto fuorché «la» principale figura dell’opposizione a Vladimir Putin, come si è cercato di presentarlo in Francia e negli Stati Uniti, e a dispetto della sua giovane età (aveva 55 anni) era di fatto un «uomo del passato». Bisogna tenere in mente questi elementi quando ci si chiede «chi avrebbe avuto interesse a uccidere Nemtsov».

Un omicidio messo in scena?

Le prime domande che sorgono hanno a che fare con lo scenario del suo assassinio. Si sa che aveva cenato con una modella ucraina in un ristorante che si trova all’interno del centro commerciale GUM, una delle cui uscite da sulla Piazza Rossa. Le cose dunque sembrano essere andate così:

• Nemtsov e la sua compagna sono usciti a piedi dal ristorante, sono passati davanti alla cattedrale di San Basilio e hanno preso il grande ponte che attraversa la Moscova. Data l’ora (fra le 23 e le 24) e la stagione, non doveva esserci molta gente sul ponte

• Nemtsov è stato ucciso da qualcuno che ha sparato da una macchina (o che ci è poi salito sopra), che probabilmente lo stava seguendo, e che ha sparato 8 (?) proiettili, dei quali 4 hanno raggiunto la schiena di Nemtsov. L’arma usata sembra essere stata una pistola automatica di tipo Makarov

• La compagna di Nemtsov non è stata colpita dagli spari

Tutto ciò pone diverse questioni. Uno sparo da una macchina in movimento implica che si sia perfettamente identificato l’obiettivo e soprattutto che si conoscesse il suo percorso. Questo implica anche una certa familiarità con l’uso delle armi che non è compatibile con l’ipotesi di un sicario prezzolato. Il rischio di mancare l’obiettivo o di infliggergli ferite non mortali era troppo alto. Da questo punto di vista, ci si può chiedere perché non aspettare che Nemtsov fosse rientrato a casa. Solitamente in un caso di omicidio su commissione il sicario sceglie un luogo dove si è certi di trovare la propria vittima: il pianerottolo delle scale davanti all’appartamento o il momento in cui la persona esce da un ristorante sono i casi classici. Ora, non è quello che è successo. La scelta del luogo del crimine potrebbe avere a che fare con un’intenzione dimostrativa. Come quella di coinvolgere Vladimir Putin nell’omicidio? In ogni caso, è evidente che gli assassini si sono presi dei rischi che sembrano far propendere per un’intenzionalità politica. Tutto ciò fa pensare ad una messa in scena.

Le modalità tecniche dell’omicidio

È evidente il motivo per cui gli assassini abbiano scelto di non sparare a Nemtsov all’uscita dal ristorante. È un luogo dove c’è sempre gente ed è molto sorvegliato. Ma anche il modus operandi degli assassini solleva numerosi dubbi.

• Come potevano essere sicuri del tragitto che avrebbero fatto Nemtsov e la compagna? Se lo conoscevano con un certo grado di certezza allora potevano effettivamente intervenire sul ponte al momento voluto. Ma se non ne avevano la certezza, come potevano essere sicuri che Nemtsov si sarebbe trovato, al momento prestabilito, sul ponte? È chiaro che tutto ciò implicava un certo livello di organizzazione non indifferente

• La macchina, una Lada bianca, non poteva circolare sulla Piazza Rossa. Nemtsov non poteva dunque esser seguito nel tratto compreso fra l’uscita dal ristorante fino al momento in cui ha imboccato la strada aperta al traffico. Per diverse centinaia di metri la macchina non ha seguito né preceduto Nemtsov. Ha quindi dovuto intercettare la traiettoria della coppia. Questo vale sia nel caso di un tiratore sulla macchina sia nel caso di un tiratore che è salito sull’auto dopo aver fatto fuoco, e questo implica molto probabilmente la presenza di uno o più complici che hanno seguito Nemtsov e che hanno indicato a chi ha fatto fuoco (con il cellulare?) la posizione di Nemtsov e della compagna. Tuttavia si può avanzare anche un’altra ipotesi, tecnicamente possibile. Nemtsov e la sua giovane compagna avrebbero potuto portarsi addosso a loro insaputa (o volontariamente?) un rilevatore di posizione che avrebbe dato alla macchina degli assassini la possibilità di seguire i loro spostamenti.

• La differenza di velocità fra una persona a piedi e un’automobile implica inoltre una sincronizzazione perfetta perché la macchina arrivi all’altezza di Nemtsov nel momento in cui si trova sul ponte. Ancora una volta, tutto ciò è compatibile con l’ipotesi della presenza di complici così come con quella di un rilevatore di posizione. È evidente, a meno che per una ragione o per l’altra gli assassini sapessero perfettamente qual era la destinazione di Nemtsov e della compagna, che questo omicidio implicava un’organizzazione sofisticata: con complici (sicuramente uno per avvisare gli assassini al momento dell’uscita dal ristorante e un altro per avvisarli del momento in cui Nemtsov e la compagna hanno imboccato il ponte) e con mezzi elettronici di sorveglianza e localizzazione. Questo spiega perché la giustizia russa ha subito privilegiato la pista di un omicidio premeditato.

Quali ipotesi?

In Francia e nei paesi occidentali la stampa privilegia l’ipotesi di un omicidio ordinato o dal Cremlino o da movimenti nazionalisti vicini al Cremlino. Diciamo subito che la prima ipotesi non è coerente con il luogo del crimine. Inoltre non si capisce quale interesse avrebbe avuto il governo russo a far uccidere un oppositore certo conosciuto, ma ormai finito nel dimenticatoio politico. Quando Vladimir Peksov, portavoce del presidente Putin, ha detto che Nemtsov non rappresentava nessun pericolo e nessuna minaccia per il potere aveva perfettamente ragione. Se attraverso l’omicidio di Nemtsov si fosse cercato di terrorizzare gli altri oppositori, sarebbe stato più semplice ucciderlo a casa sua. L’ipotesi di un coinvolgimento, diretto o indiretto, del governo russo appare quindi come poco probabile.

Un’altra ipotesi, prediletta dall’opposizione russa, è che il crimine sia stato commesso da una fazione estremista vicina ma non direttamente legata al potere russo. Effettivamente alcuni gruppi estremisti hanno minacciato diversi oppositori, fra i quali Nemtsov. Questi gruppi peraltro rimproverano a Putin di essere troppo tiepido nel sostenere i ribelli del Donbass, e alimentano l’insurrezione fornendo volontari. È del tutto possibile trovare fra i ranghi di questi movimenti persone capaci di commettere un omicidio. Ma in tal caso bisogna rispondere ad alcune domande:

• Com’è possibile che gruppi di questo tipo dispongano delle strumentazioni sofisticate usate per uccidere Nemtsov?

• Per quale motivo queste persone, che è lecito immaginare visceralmente anti-ucraine, hanno risparmiato la giovane modella che accompagnava Nemtsov?

Ancora una volta, se l’omicidio fosse avvenuto all’uscita dal ristorante o in casa di Nemtsov l’ipotesi sarebbe parsa credibile. Ma le modalità dell’omicidio e l’implicita messa in scena che lo caratterizzano sono poco compatibili con l’azione di un gruppo estremista. Diciamolo brutalmente: il livello di organizzazione di questi assassini reca l’impronta del coinvolgimento dei servizi, siano essi di Stato o privati (e gli oligarchi hanno i mezzi per disporre di servizi privati).
Ribadiamolo: il coinvolgimento dei servizi russi non ha alcun senso. Dal punto di vista di Putin e del governo, questo omicidio è una catastrofe sia in termini politici sia in termini di guerra dell’informazione.

Una provocazione?

L’ipotesi di una provocazione è stata annunciata fin da subito da Vladimir Putin e dal governo russo. Beninteso, è evidente l’interesse di Putin nel sostenere l’ipotesi. Ma bisogna avere l’onestà di ammettere che, allo stato attuale delle nostre conoscenze sulle modalità della morte di Boris Nemtsov, questa è l’ipotesi più coerente. Una simile provocazione avrebbe potuto essere organizzata da molta gente, perché molti paesi e molte persone hanno interesse a fare un simile sgambetto a Putin.

Questo omicidio, fatto alla vigilia di una manifestazione dell’opposizione, può destabilizzare la situazione politica, non certo in Russia ma quantomeno a Mosca. Concentra l’attenzione du Vladimir Putin, che deve ora dar prova della sua estraneità poiché i sospetti su di lui sono forti. L’emozione è stata forte a Mosca, come dimostra la partecipazione alla manifestazione in omaggio alla memoria di Boris Nemtsov che domenica 1° marzo ha riunito diverse decine di migliaia di persone. È per questo che è nell’interesse di Vladimir Putin far al più presto luce su questo crimine.

Jacques Sapir

Fonte: http://russeurope.hypotheses.org

Link: http://russeurope.hypotheses.org/3509

1.03.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARTINO LAURENTI

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Abbiamo già visto in passato che la logica c’entra poco con la propaganda.

    Forse alla fine hanno solo sacrificato un pedone per mettere il re in scacco.
  • clausneghe

    Ammesso ma non concesso, che Putin saprà fare luce su questo episodio, non cambierà la sostanza delle cose. Perchè non crederanno nemmeno di fronte alle prove, così com’è accaduto con il volo MH17 o con le rivelazioni appena sussurrate riguardo l’11 sett Usa.

    Putin è nella spiacevole situazione riassunta nella metafora del Lupo e dell’agnello.
    A un rio medesmo, dalla sete spinti, l’Agnello, e’l Lupo eran venuti. Il Lupo al fonte più vicin; da lunge assai bevea l’Agnello: allor che ingorda fame punse il ladron a ricercar tal rissa: perché l’acqua, a lui dice, osi turbarmi? L’Agnel tremante: intorbidar poss’io l’onda, che dal tuo labbro al mio trascorre? Quegli vinto dal ver: ma tu, soggiunge, fin da sei mesi con acerbi motti m’oltraggiasti: io non era allora nato, l’Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo; ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l’addenta, e ne fa ingiusto scempio.
    A colui s’indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime.
  • mago
    Ipotesi a parte..sono tutte aperte a 360 gradi anche se io propendo per lo sgambetto a putin….ridicolo che una persona proclami alla stampa di essere in pericolo di morte e poi se ne vada di notte a zonzo per mosca….
  • GioCo

    Ma perchè la donzella non dovrebbe essere la prima sospetta?

  • Tao

    Due e due fa… Putin. Secondo i media del mainstream, si capisce. Siccome Boris Nemtsov era uno strenuo oppositore del presidente russo, e siccome venerdì notte è stato ammazzato a revolverate, l’addizione è bella che impostata e il risultato viene di conseguenza: dietro l’omicidio del dissidente c’è – ci deve essere – il suo nemico principale. Che del resto, sempre secondo la vulgata occidentale, è una sorta di tiranno pronto a tutto, ivi inclusi l’assassinio di singoli avversari (dalla giornalista Anna Politkovskaja all’ex agente segreto Aleksandr Litvinenko) e il ricorso alla violenza militare come in Cecenia, in Ossezia e in Ucraina.

    La notizia del momento si è così trasformata nell’occasione per piazzare un ennesimo tassello all’interno di una campagna di screditamento che è ormai divenuta permanente, e che costituisce l’equivalente mediatico delle sanzioni irrogate da USA e UE contro la Russia, nonché delle pressioni di altro genere. La strategia comune, che una volta stabilita dai vertici viene applicata in modo automatico dalle truppe di ogni ordine e grado, mira appunto a delegittimare Putin, sia sul versante interno che su quello estero.

    Per quanto riguarda il primo, dove però l’operazione è resa assai più difficoltosa dal fatto che le manovre straniere vanno a sbattere contro gli argini di un potente orgoglio nazionale, la leva propagandistica è l’indebolimento del sistema economico, limitandone l’import-export e costringendolo a una pesantissima svalutazione della valuta nazionale. Quanto al secondo, invece, il gioco è incomparabilmente più agevole, andandosi a incardinare sulla classica antitesi tra i (sedicenti) buoni e i (presunti) cattivi. Di qua ci siamo noi, cittadini del nobile Occidente che si erge a paladino planetario della Democrazia e della Libertà, e di là ci sono gli altri, sudditi degli usurpatori di turno e succubi dei rispettivi disegni di sopraffazione/espansione.  

    Nel caso specifico, perciò, la morte di Nemtsov è stata subito presentata nella solita chiave dell’assassinio politico da addebitare al Cremlino. Come dicevamo all’inizio, due e due fa… Putin. Il vecchio principio del “cui prodest” induce a prospettare la questione in termini pressoché retorici, per cui l’oggettiva domanda «chi può essere stato?» viene a coincidere con la variante, assai meno neutrale, «chi aveva interesse a farlo accadere?». Nei titoli degli articoli, o giù di là, il filo conduttore è la succitata contrapposizione tra il ruolo di Nemtsov, nelle vesti dell’oppositore coraggioso e liberale (coraggioso in quanto liberale), e quello di Putin, nei panni dell’autocrate spietato e in odore di dittatura. Senza il benché minimo timore di sprofondare nel ridicolo, viene inoltre riportata con grande risalto, e quindi enfatizzata, una frase attribuita dallo stesso Nemtsov a sua madre: «Smetti di criticare Putin, ti ucciderà». La naturale apprensione di una mamma nei confronti del figlio si innalza a presagio, e a chiave di lettura, di ciò che è avvenuto: poiché Nemstov è stato effettivamente ucciso, se ne deve dedurre che l’uccisore fosse quello preconizzato. L’esattezza della previsione implica la correttezza del presupposto. Due e due… eccetera.

    Nel frattempo, però, si è aggiunto un minimo di approfondimento, che ha drasticamente ridimensionato, per non dire azzerato, l’assunto di partenza. Lo «storico oppositore», il cui dissidio con Putin risaliva all’epoca di Eltsin e dunque agli anni Novanta, aveva smesso da tempo di essere un leader di prima grandezza e pertanto non c’era motivo di ritenerlo una minaccia talmente forte da ordirne l’assassinio.

    La lezione da trarne è evidente: a posizioni invertite – ossia di fronte a vicende inquietanti ma avvenute in Europa, come la morte del nazionalista austriaco Jörg Haider, oppure negli USA, come gli attentati dell’Undici settembre – lo stesso impianto accusatorio sarebbe tacciato all’istante di complottismo. E la spiegazione è tutta lì, nella formula che abbiamo usato quasi di sfuggita: “a posizione invertite”. Ossia ribaltate. In un rovesciamento dei fatti, dei valori, delle interpretazioni, che procede a senso unico. E che mette la realtà sottosopra, o almeno ci prova.

    Federico Zamboni

    Fonte: http://www.ilribellecom [www.ilribellecom]

    2.03.2015

  • mago

    La lista delle persone suicidatesi sotto la presidenza Clinton la dice tutta,poi quegli strani incidenti automobilistici a scienziati vari o rapine finite male…..

  • AlbertoConti

    Per ora siamo nel regno delle ipotesi, e purtroppo temo, come osservato da
    altri, che ci resteremo a lungo, se non per sempre.
    Di certo però ci sono le
    parole di Angelo Panebianco, che ne fanno un venduto DOC, se mai fossero
    necessarie altre prove in tal senso.

    I nostri media fanno vomitare, hanno
    oltrepassato ogni limite, non se ne può più!

  • adriano_53

    Il y a une femme dans toute les affaires; aussitôt qu’on me fait un rapport, je dis: ‘Cherchez la femme’.

    I Mohicani di Parigi di Alexandre Dumas (padre).

  • bertol

    TENDENZE FALSE FLAG

    Le
    ultime false flag sembrano aver raggiunto un maggior grado di
    elaborazione: colpire gli oppositori dei propri nemici. Il giudice
    argentino Nisman che indagava sulla Kirchner, la redazione
    anti-islamica di Charlie Hebdo, i manifestanti di Karkhov, ed ora il
    russo Nemtsov sono i più recenti esempi. E’ in un certo senso lo
    sviluppo di una pratica già sperimentata nei paesi baltici (gli
    spari dei cecchini contro i manifestanti anti-russi), con tappe in
    Venezuela ed in numerosi altri Stati, per concludersi a Kiew con il
    cecchinaggio contro i manifestanti anti-russi di Maidan. Questa
    strategia è parallela a quella classica di false flag contro
    obiettivi civili, che ha la sua lunga storia passante dalle stragi in
    Italia degli anni ’70, alla tecnicamente insuperabile 11 settembre
    fino all’abbattimento dell’ aereo malese nei cieli del Donbass.
    Chiedersi "a chi giova" rimane ancora il miglior antidoto,
    con la coscienza comunque di come la strategia USA sia sempre più
    complessa ed elaborata.

    Ed
    anche disperata.

    Nei
    prossimi mesi gli USA avranno bisogno concludere la cooptazione
    dell’Europa ai propri progetti egemonici, consolidare il fronte
    occidentale Nato anti-Russia (e Cina) e far firmare il TTIP; le
    ultime esitazioni di Germania e Francia (Minsk2) richiedono nuove
    provocazioni in territorio europeo. Stiamo attenti …

  • geopardy

    Non vivo in Russia, ma in Italia, quindi, vediamo un po’.

    Carmine Schiavone è un boss cutoliano della camorra e "collaboratore di giustizia per la vicenda dell’immondizia in Campania, sostiene, inoltre, di avere un dossier in casa su fatti ben più gravi dell’immondizia.
    Sta nel carcere di Viterbo e cade, si fa male alla schiena, viene ricoverato per un intervento leggero, muore il 22 febbraio per "cause naturali" all’ospedale (gli inquirenti romani sequestrano subito i dossier, chissà che fine faranno?), la famiglia non ci vede chiaro e denuncia l’ospedale.
    Ieri, sempre nel caso delle indagini sull’immondizia e malavita, muore in uno strano incidente (si schianta sul gard rail di un rettilineo) il procuratore che si sta occupando personalmente del caso.
    Il giorno stesso Cutolo che non si sente da 30 anni (sta in carcere seppur abbia scontato la pena, perchè non si è "pentito"), rilascia un’intervista a Repubblica dicendo che se parla crolla il parlamento italiano.
    Se foste un giornalista, pensereste che la politica (i servizi segreti associati) fossero in azione, oppure che sia tutto un caso fortuito?
    Mi sembra ci siano molti più elementi qui che nel caso Nemtsov, che occupa i nostri media, oltre che ci riguarda veramente da vicino.
    Di queste vicende, ne avete sentito parlare ampiamente nei nostri media?