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L'OCCIDENTE HA PERSO CI CHE LO RENDEVA CULTURALMENTE UNICO?

caduta impero romano

DI TIM PRICE

sovereignman.com

Nota del redattore: Questa missiva è stata scritta da Tim Price di PFP Wealth Management nel Regno Unito, assiduo collaboratore di Sovereign Man (Uomo Sovrano)

“Sir Arnaud Montebourg, ex-ministro dell’economia francese, la nota più stonata del repertorio di Hollande, osa lamentarsi delle “assurde politiche di austerità?” (Hollande bacchetta il suo governo dopo la rivolta dell’ala di sinistra – 26 agosto 2014). Se tali politiche sono assurde, è perché non sono state accompagnate da riforme strutturali, così fortemente necessarie per ristabilire l’economia francese. Sto parlando di obsolete normative di esuberi e di anzianità di lavoro, di oppressivi regolamenti del settore imprenditoriale e di insopportabili blocchi burocratici che penalizzano il mondo delle start-up.

“A questo potremmo anche aggiungere la tradizionale mentalità gallica invidiosa, per non dire ostile, verso quei cittadini francesi ed Europei disposti a lavorare più a lungo, più duramente e in modo più intelligente e a farsi pagare di meno; una mentalità che il signor Montebourg non ha mai esitato a mostrare al mondo. Ora che lui e i suoi cortigiani della sinistra del partito socialista hanno lasciato il governo, forse François Hollande potrà finalmente far fare alla Francia il balzo dal 19° al 21° secolo.” – Lettera al Financial Times di Stan Trybulski, Branford, Connecticut, 28 agosto 2014

“Da una nazione può derivare una grande quantità di rovina”” – Adam Smith.

“Non potrete mai comprendere la burocrazia finchè non capirete che per i burocrati le procedure sono tutto e il risultato è niente.” – Thomas Sowell.

Molto di ciò che crediamo che sia, non è necessariamente così. L’invenzione della stampa a caratteri mobili? Tradizionalmente attribuita al XV secolo in Germania con Johannes Gutenberg, in realtà è stata inventata nel XI secolo in Cina. Anche la carta ha origine in Cina molto prima di essere utilizzata per la prima volta in Occidente. Lo stesso vale per la carta moneta e per la carta igienica (anche se oggi queste due sono praticamente intercambiabili). All’agricoltore inglese Jethro Tull è ampiamente attribuita l’invenzione della seminatrice nel 1701. In realtà è stata inventata in Cina 200 anni prima. Il primo altoforno per la fusione del ferro è generalmente attribuito a Coalbrookdale – tragicamente vicino alle scuole delle Midlands Occidentali. In realtà è stato introdotto dai cinesi prima del 200 a.c. I cinesi sono stati anche i primi ad utilizzare la bobina di pesca, i fiammiferi, la bussola magnetica, le carte da gioco, lo spazzolino da denti e la carriola. E forse anche il golf.

Dunque, come ha potuto una società così dinamica ed innovativa rispetto all’Occidente, finire in declino per secoli?
Niall Ferguson, nel suo ottimo libro ‘Civiltà’ (Penguin, 2012), propone sei “nuovi e identificabili complessi di istituzioni, idee e comportamenti associati” che spiegano la super-performance culturale ed economica dell’Occidente tra, diciamo, il 16 ° e 20 ° secolo:

• Concorrenza

• Scienza

• Diritti di Proprietà

• Medicina

• Società dei consumi

• Etica del lavoro

Definisce così queste tendenze:

1 – Concorrenza: “un decentramento della vita politica ed economica che ha creato il trampolino di lancio per gli stati-nazione e per il capitalismo”;

2 – Scienza: “un modo di studiare, comprendere e infine cambiare il mondo naturale, che ha consentito al mondo Occidentale (tra le altre cose) un grande vantaggio militare sul resto del mondo”.

3 – Diritti di proprietà: “Lo Stato di diritto come strumento di tutela dei privati e soluzione pacifica dei conflitti tra di loro, che ha costituito la base per una forma più stabile di governo rappresentativo”.

4 – Medicina: “una branca della scienza che ha permesso un notevole miglioramento della salute dell’uomo e della sua aspettative di vita, a cominciare dalle società Occidentali, ma anche nelle loro colonie”.

5 – Società dei consumi: “un modo di vita materialistico in cui la produzione e l’acquisto di capi di abbigliamento e altri beni di consumo svolgono un ruolo economico centrale, senza cui la rivoluzione industriale sarebbe stata insostenibile”.

6 – Etica del lavoro: “un quadro di riferimento morale e di attività comportamentali derivanti dal (tra le altre fonti) cristianesimo protestante, che ha fatto da collante per una società dinamica e potenzialmente instabile creata dalle succitate “killer applications” da 1 a 5…”.

Per i nostri scopi siamo più interessati alla prima delle “killer-apps” indicate da Ferguson, la Concorrenza. Ma ci riferiremo ad essa in un contesto leggermente diverso – “La mancanza di burocrazia”. Come mostra il grafico qui sotto, dall’anno 1,000 al picco del 1960, il PIL del Regno Unito rispetto alla Cina è stato praticamente un movimento a senso unico. Da allora, però, la tendenza si è invertita.

grafico

Fonte: Niall Ferguson / Penguin Books

Cosa ha determinato questa drammatica inversione di tendenza nelle fortune economiche? Le riforme economiche in Cina, introdotte da Deng Xiaoping alla fine degli anni ’70, sono in parte responsabili del capovolgimento di tendenza. Ma anche l’inesorabile e sclerotica espansione dello stato in Gran Bretagna ha svolto un suo ruolo determinante.

La spesa pubblica(verde)del Regno Unito e la spesa privata (nero) come percentuale del PIL

grafico

Fonte: David B. Smith / Steve Baker MP

Come mostra il grafico qui sopra, al passaggio dello scorso secolo, la spesa pubblica del Regno Unito rappresentava circa il 10% dell’economia e il settore privato il restante 90%. Ma a mano a mano che cresceva lo stato assistenziale, la spesa pubblica si è moltiplicata fino ad occupare, oggi, la metà dell’intera economia.

La spesa pubblica, inoltre, è di gran lunga una spesa inefficace – per lo meno in confronto al settore privato inevitabilmente più disciplinato. In altre parole, le nostre prospettive economiche si sono ristrette in maniera inversamente proporzionale all’espansione (metastasi) dello Stato. Inoltre, è il parassitismo burocratico che determina i differenziali di produttività nell’ Eurozona; lo Stato Tedesco rappresenta approssimativamente il 45% della sua economia; quello Francese il 56%.

I politici sono stati finora in grado di gonfiare lo Stato con l’aiuto di due gruppi: l’appoggio involontario dei contribuenti e la connivenza delle banche centrali. Il risentimento popolare per ciò che viene ridicolmente definito “austerità” minaccia l’attuale perdurare del primo gruppo; con lo stillicidio quasi terminale delle forze di mercato da parte di quest’ultimo, si corre il rischio di provocare un calo drammatico della fiducia nei mercati dei titoli obbligazionari, dopo di che le spese del deficit Occidentale diverranno praticamente impossibili.

Sembra la fine del gioco non sia tanto lontana. Per quanto perverso, il record minimo nei rendimenti dei titoli obbligazionari (indistintamente in tutti i vari mercati come Austria, Belgio, Germania, Olanda, Finlandia, Irlanda, Italia e Spagna) ha indotto gli investitori a buttarsi a capofitto nel mercato dei titoli azionari; e cosa ancora più perversa, quegli stessi investitori mostrano la stessa mancanza di discriminazione senza il minimo tentativo di individuare dei valori relativi all’interno dei vari mercati. Straordinariamente, il Wall Street Journal sottolinea che:

“Gli investitori stanno versando denaro nel Vanguard Group, compendio di un approccio di investimenti estremamente cauto, con fondi che replicano gli indici di mercato e non gestiti da esperti in titoli o grandi manager. L’afflusso di capitali ha riversato nel gigante dei fondi comuni qualcosa come 3.000 miliardi di dollari di beni da gestire. Questo record è parte di un cambiamento epocale nel settore dei fondi in cui gli investitori stanno sempre più optando per prodotti che seguono il mercato piuttosto che fare affidamento sui gestori per la scelta di titoli vincenti. Secondo Morningstar, gli investitori hanno fatto affluire ben 336 miliardi di dollari in fondi di azioni e obbligazioni che nel 2013 erano gestiti in passivo, battendo i 53 miliardi di dollari investiti in tradizionali fondi comuni di investimento dello stesso tipo. Fino al luglio di quest’anno, gli investitori hanno riversato 177 miliardi di dollari in questi fondi passivi, rispetto ai 74 miliardi di dollari in fondi gestiti in attivo; per tutto il mese di luglio i fondi azionari gestiti in passivo hanno registrato un afflusso di investimenti di 128,4 miliardi di dollari netti, rispetto ai 18 miliardi di dollari in fondi azionari tradizionali … “

E non si può neanche dire che questa mancanza di giudizio negli investimenti sia il prodotto di un atteggiamento al rialzo del mercato Statunitense. La stessa tecnica arbitraria di seguire gli indici di mercato – ai suoi massimi storici – è seguita anche nel Regno Unito.

La rivista FT Adviser riporta che: “Gli investitori al dettaglio in luglio scorso hanno impegnato più denaro in fondi-tracker (i fondi che seguono gli indici di mercato) che in qualsiasi altro mese precedente da quando si è iniziato a registrare il fenomeno, secondo gli ultimi dati IMA.”

L’ indicizzazione può essere la causa della parte “bassa” del mercato. Ma per la parte alta? Avendo fallito nel riformare o ristrutturare le loro economie fatiscenti, molti governi Occidentali hanno permesso alle loro banche centrali di mantenere una bolla di credito ormai esausto che non si sarebbe gonfiata ulteriormente.

Uno stimolo monetario senza precedenti e la soppressione dei tassi di interesse hanno messo nell’angolo banche centrali e investitori pubblici.

I mercati obbligazionari ora non hanno alcun valore, ma potrebbero rivelarsi ancora più deludenti in termini di prezzo e rendimento. I mercati azionari appaiono sempre più irrazionali rispetto alla salute delle loro economie di riferimento. L’Eurozona sembra destinata a ripiombare nella recessione e ora si attende che la BCE sveli l’entità definitiva dell’allentamento quantitativo. Se l’Occidente vuole riconquistare la sua forza economica rispetto all’ Asia, farebbe bene a ricordare che cosa lo ha reso in origine così culturalmente ed economicamente eccezionale.

Il nostro obiettivo è semplice: aiutarvi a raggiungere la libertà personale e la prosperità finanziaria, qualsiasi cosa accada.

Fonte: http://www.sovereignman.com

Lin: http://www.sovereignman.com/finance/back-to-the-future-14928/

1.09.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Come molti altri, Tim Price pretende che ci sia un qualcosa di nome Occidente, in base al quale giudicare l’Oriente. Sicuramente non legge Said.

    Ma nemmeno Peter Hoeg, altrimenti avrebbe il dubbio che l’occidente sia solo una combinazione riuscita di ingenuità ed egoismo. E allora non capirà mai che il primato orientale si basa sulla saggezza, un saggezza che riconosce la contradditorietà del reale, senza per questo rinnegare le relazioni causa-effetto. Un Oriente che ha memoria e rispetto degli antichi. Mentre qui in occidente odiamo la memoria.

    Forse se Price rileggesse con attenzione la sua lista, potrebbe trovare che il declino dell’Occidente ha a che vedere con la sparizione di quell’etica che aveva sostenuto il capitalismo. Non era un fatto marginale. Tra tutte le discipline filosofiche l’etica è probabilmente quella con maggiori riflessi pratici.

  • Laertino

    In tutto questo sproloquio, degno di un libro di Peter Kolosimo, colgo una chicca superlativa, un paradosso che è alla base della nostra paradossale società.

    Dice il nostro:
     Diritti di proprietà: "Lo Stato di diritto come strumento di tutela dei privati e soluzione pacifica dei conflitti tra di loro, che ha costituito la base per una forma più stabile di governo rappresentativo".
    Dunque; lo Stato dirime i conflitti generati dalla proprietà privata (e che sono consustanziali ad essa), garantendo la tutela della stessa proprietà privata.
    Ovvero, lo Stato tenta di sedare una conseguenza, garantendo la piena legittimità della sua causa. 
    Si pone come arbitro tra ladri e ladri, o tra ladri e vittime, per garantire la legittimità del furto.
    Complimenti, non sarei riuscito a spiegare meglio la natura strumentale, e priva di ogni principio, delle leggi e dei tribunali. 
  • vic

    in matematica: usarono i sistemi di equazioni lineari,

    in astronavigazione: furono in grado di fare il punto anche nell’emisfero sud,
    dove non c’e’ stella polare,
    in astronomia: descrissero l’esplosione di una supernova
    in logistica: misero in piedi cantieri incredibili per costruire le famose flotte imperiali, che impiegavano navi a fondo piatto con addirittura nove alberi.
    Navi che necessitavano di equipaggi d’oltre mille uomini.
    in navigazione: esplorarono praticamente tutto il globo toccando perfino la Groenlandia e l’Antartide, oltre all’Africa, l’America del Nord e del Sud ed i Caraibi.
    in geografia: usavano mappe incredibilmente accurate, tant”e’ che sono tanti ormai che pensano che Colombo, come Magellano, avessero in mano carte nautiche d’origine cinese.
    nell’allevamento: allevavano con grande successo il baco da seta
    in diplomazia: scambiavano ambasciatori con l’India, la Malesia ecc.
    ecc. ecc.
  • Laertino

    In tutto questo sproloquio, degno di un libro di Peter Kolosimo, colgo una chicca superlativa, un paradosso che è alla base della nostra paradossale società.

    Dice il nostro:
     Diritti di proprietà: "Lo Stato di diritto come strumento di tutela dei privati e soluzione pacifica dei conflitti tra di loro, che ha costituito la base per una forma più stabile di governo rappresentativo".
    Dunque; lo Stato dirime i conflitti generati dalla proprietà privata (e che sono consustanziali ad essa), garantendo la tutela della stessa proprietà privata.
    Ovvero, lo Stato tenta di sedare una conseguenza, garantendo la piena legittimità della sua causa. 
    Si pone come arbitro tra ladri e ladri, o tra ladri e vittime, per garantire la legittimità del furto.
    Complimenti, non sarei riuscito a spiegare meglio la natura strumentale, e priva di ogni principio, delle leggi e dei tribunali. 
  • Truman

    (Testo disponibile anche qui: http://trasversal-mente.blogspot.it/2013/05/una-chiave-di-lettura-differente.html )

    UNA CHIAVE DI LETTURA DIFFERENTE

    Ci stiamo avvitando, giorno dopo giorno, dopo mese, anno, in una spirale di illazioni, di referenziati pareri e specialistici teoremi che in realtà altro non sono – nella migliore delle ipotesi – che semplici opinioni relative ad una crisi senza precedenti, una crisi che – mi duole affermarlo e sarei felice di essere smentito domani – non può finire senza un “drammatico” sconvolgimento dei modelli cui siamo abituati. Ne sentiamo di tutti i colori, gli avvicendamenti e le autoreferenziazioni ai vertici delle associazioni di categoria assumono connotazioni da grand guignol, Squinzi che protesta un ruolo  dell’imprenditoria italiana, una imprenditoria che – al più – brilla per la propria conclamata inesistenza.  Credo sia ormai sufficientemente dimostrato che anche le più ciniche e “tradizionali” valvole di sfogo e fonti di indotto come le guerre in casa d’altri in realtà comincino a tradursi in ulteriori detonatori interni. Forse è necessario cercare un altro lessico per almeno iniziare a darci delle spiegazioni sul “nostro” presente. Parlar di futuro sarà un progetto, proviamo a capire l’oggi, prima di ipotecare ulteriormente il domani.
    Una chiave di lettura decisamente diversa ce la può offrire un testo di Roger Bastide, uscito in Francia nel 1975 (e non è un anno né un periodo casuale, il 1977 da noi fu l’anno delle grandi rivolte studentesche e delle reazioni criminali della strategia dei cosidetti “corpi e servizi deviati” ) e pubblicato nello stesso anno anche in Italia : “Il sacro selvaggio” (Le sacré sauvage), niente di fumoso o rousseauiano, nessun buon selvaggio voltairiano (per quanto ci sia da andar cauti con le generalizzazioni su Voltaire, anche se datate, griffate e ripetute ad arte dai soliti critici ed esperti), Bastide è stato uno studioso di realtà comparate, sociologo ed antropologo ed impiegava nella sua pratica “sul campo” quella non comune propensione all’ascolto delle culture differenti. Bastide, nel suo studio delle “origini” non può che relazionarsi direttamente con il mito ed a catena con gli aspetti religiosi più “lati” comunque presenti anche nella nostra società.
    E’ un testo che Vi sorprenderà, se avrete la pazienza di non farVi distrarre dalla sua relativa lunghezza o dalle ricorrenti (e rincorrentisi) notizie e rivelazioni (scoperta dell’acqua calda in realtà) che nel frattempo la cronaca ci dona sulla genesi dei potentati di cui Mario Monti è espressione, oppure della novella perdita di purezza della Cristine Lagarde (Fondo Monetario Internazionale) inquisita in Francia per “giochetti” a vantaggio dell’amico imprenditore Tapie (intimo, manco a dirlo, fa anche rima, di Sarkozy).

    E’ un frammento di un saggio del 1975, non scritto quindi in epoca di facili “profezie” sul presente, è una consecutio di riflessioni e di logica non un tentativo per – comunque – nobilitare ciò che sta causando il degrado progressivo e all’apparenza inarrestabile di quella che è stata – indubbiamente – una grande civiltà, erede della greca e della romana, rinsanguata nei millenni dall’apporto delle altre civiltà mediterranee (limitanee ma non minori) della sponda sud e dell’Oriente più prossimo. Al proposito del testo che segue verrebbe da usare (tanto per abbondare nelle citazioni autorevoli) quella nota di Einstein per il quale "La religione senza la scienza è zoppa, ma la scienza senza la religione è guercia"…
    “…Certo il capitalismo ha origini essenzialmente economiche, presuppone la scoperta di metalli preziosi, l’accumulazione del denaro, tutta una serie di condizioni che sono di ordine puramente materiale. Queste condizioni, tuttavia, si ritrovano in forme più o meno simili tanto in Cina che in India che nell’Europa Moderna. Come mai, allora, in un caso ha trionfato e nell’altro no? Max Weber, nei suoi notevolissimi studi di Sociologia religiosa, si è posto questa domanda e ad essa risponde dicendo grosso modo che il capitalismo, per poter nascere, esige anche un dato clima spirituale, una data atmosfera religiosa. La formazione delle caste, frutto della religione braminica, ad esempio, ha impedito in India lo sboccio di questo regime economico che si andava disegnando, mentre in Occidente la Riforma protestante era destinata a creare l’atmosfera a lui più propizia.
    Ci possiamo allora chiedere – poiché la morale puritana non è, si intende, la condizione sufficiente, ma per lo meno una condizione necessaria della società capitalistica – se la crisi attuale del capitalismo non sia legata ad una crisi religiosa scoppiata all’interno del protestantesimo.
    La trasformazione delle botteghe in fabbriche, il gigantesco sviluppo di queste ultime erano possibili solo grazie alla concentrazione del capitale nelle mani di pochi. Questa concentrazione, a sua volta, poteva verificarsi soltanto se l’individuo, invece di usare il suo denaro in spese voluttuarie e in orge estetiche, come avveniva nelle corti d’Italia e di Francia, se lo teneva stretto, dal momento che la sua religione gli vietava per l’appunto il lusso e l’erotismo; a questo modo l’oro disponibile veniva investito nell’impresa. E il protestantesimo con lo sviluppo della sua rigida morale doveva fatalmente pervenire al primo sviluppo del capitalismo.
    Doveva senza dubbio giungere il momento in cui il capitale di un uomo solo non sarebbe bastato ad ampliare un’opera iniziata non per il profitto, ma per la gloria di Dio. Bisognava fare appello al pubblico risparmio. Questo risparmio però, si poteva trovare solo tra contadini e artigiani che avessero imparato a non sacrificare a Mammone e alla Lussuria, ma ad economizzare, cioè anche in questo caso tra gli artigiani e i contadini riformati, e in particolare tra gli adepti delle piccole sette non conformiste, in quanto animati da un’etica più severa, da una fede più intransigente. L’Inghilterra e l’America diventavano quindi il regno del grande capitalismo e Ford, il miliardario che beveva solo acqua, un personaggio da leggenda.
    Ma, per uno strano paradosso, la stessa morale che aveva generato il capitalismo era destinata ad ucciderlo, dal momento che la fabbrica può funzionare solo a condizione di vendere e la vendita è possibile solo se alla mistica puritana del risparmio si sotituisce una mistica dello spendere. Il capitalismo era dunque costretto, per continuare a vivere, a restaurare l’antica religione pagana della gioia e a strappare le bende sacre in cui l’aveva racchiusa il protestantesimo. Essa fece ritorno, baccante ebbra (la letteratura americana dopo Walt Withman sta a testimoniarlo, questa letteratura dionisiaca, in apparenza anti-capitalistica, è in realtà funzione della produzione capitalistica) ma superò l’ambito dei consumatori per sostentarsi sul grosso capitalista. Fino al ventesimo secolo in effetti il capitale aveva una funzione sociale, serviva a sviluppare l’industria e il commercio. Ma l’antico legame tra il denaro e l’utilizzazione delle risorse naturali si è infranto…Al capitalismo industriale o commerciale ha fatto seguito il capitalismo speculatore, il gusto del gioco, la passione dell’avventura finanziaria. Se vogliamo, il capitalismo che era nato dalla morale è uscito dall’ambito della moralità per entrare in quello dell’estetica. Ma si sa quali furono i risultati di questo cambiamento, i crac fragorosi che lo seguirono, le crisi finanziarie, le rovine dell’anteguerra, prima nell’America del nord, il paese in cui quel capitalismo speculatore si era più sviluppato, poi, di rimbalzo, attraverso tutta l’Europa…
    Sembra dunque che si potrebbe integrare la storia del nostro regime economico in una sorta di dialettica hegeliana d
    ove la tesi genera necessariamente l’antitesi: il puritanesimo rende possibile il capitalismo e il capitalismo uccide il puritanesimo.
    La crisi del capitalismo, nella sua forma attuale, dato che non vogliamo dare giudizi sul mondo di domani (!!!), sta nel fatto che ci troviamo in pieno periodo di opposizione, di lotta tra la tesi e l’antitesi. La vita è possibile solo grazie all’equilibrio tra produzione e consumo. Orbene l’etica puritana, per i paesi protestanti, l’etica francescana, per i paesi cattolici, rendono possibile la produzione fornendole il capitale necessario, ma da un altro lato impediscono il consumo frenando i bisogni. L’etica pagana consente l’intensificazione dei consumi, ma trasformando il capitalismo industriale in capitalismo speculatore e sviluppando nelle classi inferiori una politica di credito priva di basi economiche solide, scompagina la produzione.
    La crisi del capitalismo è quindi il risultato di questa contraddizione tra due morali e, al di là di esse, tra due mistiche. Si tratta essenzialmente di una crisi religiosa….”
    Come vedete in queste righe c’è veramente tutto ciò che stiamo subendo, che ci vediamo davanti quotidianamente, propostoci però oggi in una strumentale nebbia mediatica mirata a confonderci.
    Temi impressionanti, e ancor più detonanti poiché logici, affrontati da giganti come Bastide, Weber – temi che alla base hanno argomenti che a suo tempo hanno visto battagliare Voltaire, Locke e Montesquieu – a questo punto viene spontaneo chiedersi come possano dei nani come i Marchionne, come i Monti, i Berlusconi, i Benetton, i Caltagirone, uomini d’apparato come i D’Alema, i Napolitano, i Prodi, i Gasparri, e sono soltanto alcuni dei nomi nel girone dantesco dei figuranti della politica che si affollano, in un ricambio che ricambio non è ma è sterile mutazione, anzi un aggiungersi di comparse, un indossar abiti sgargianti, drizzar nasi e strattonar palpebre in un maquillage grottesco, un coniugarsi omologandosi nel non capire, come possano – dicevo – affrontare temi così rilevanti.
    Semplicemente non hanno la statura per comprendere concetti così semplici.
    Perché alla fin fine sono i concetti semplici ad essere quelli più difficili da comprendere, da metter in pratica, quelli difficili sono soltanto concetti semplici rivestiti di “niente”, pour épater le bourgeois, per stupire la gente in modo pacchiano. O in modo criminale.

    Datemi ascolto, stiamo tutti vivendo un momento delicato, forse decisivo, le cose stanno accadendo ora, la Storia contemporanea – forse a qualcuno ancora questo particolare sfugge – la si scrive ogni giorno nelle piccole cose, il tornado non colpisce solo e sempre quelli accanto a noi , fate un piccolo sforzo, vincete la pigrizia o la riservatezza, fate girare un Vostro commento, una Vostra critica, date luogo ad una discussione. Può servire. Siamo testimoni anche qua, a casa nostra, del nostro tempo, non occorre – sempre – avventurarsi in luoghi maledetti. Possono esserlo anche le nostre periferie, parliamone insieme, lo dico anche agli autori di altri blog, non coltiviamo orticelli cinti da filo spinato… Io non ci guadagno dai commenti ma forse tutti possiamo guadagnare da una discussione, da un allargare una opinione.