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LOBBISMO €UROPEO

DI KTHRCDS
orizzonte48.blogspot.it

Il presidente del Consiglio europeo è Van Rompuy, un democristiano fiammingo belga, eletto non dagli europei – che in maggioranza non sanno nemmeno chi sia -, ma dagli amici suoi.

Van Rompuy non conta nulla e non c’entra nulla con la commissione, ma mi piace ricordarlo nel suo ruolo di ragazzo immagine dell’Ue: recentemente è stato nominato “Mister Euro”.

Il presidente della Commissione europea è Barroso, che da giovane era un leader della sezione giovanile del movimento clandestino maoista MRPP. Diventato adulto, Barroso si è prontamente riciclato nel Partito Social Democratico Portoghese, area centrodestra.

Uno degli otto vicepresidente della Commissione europea, nonché responsabile per l’Industria e l’Imprenditoria, è Antonio Tajani, ex monarchico, fondatore di Forza Italia e fedelissimo di Berlusconi. Una delle figure più incolori nel panorama politico italiano ricopre incarichi di primo piano in un’istituzione importante come la Commissione europea, titolare di un pressoché totale monopolio del potere di iniziativa legislativa.

Potrei andare avanti a lungo, ma era solo per dire che chi pensa che i politici europei siano più affidabili di quelli italiani non è ben informato.

Gli altri esponenti della Commissione per il periodo 2010-2014, quelli che la tv mostra ogni giorno mentre si incontrano spensierati e sorridenti nel corso dei loro inutili summit, mentre mezza Europa sprofonda dolorosamente in una crisi senza apparenti vie d’uscita, sono questi:

Catherine Ashton, Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza; 
Viviane Reding, Lussemburgo, Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza; Joaquín Almunia, Spagna, Concorrenza; 
Siim Kallas, Estonia, Trasporti; Neelie Kroes, Paesi Bassi, Agenda digitale; Maroš Šefčovič, Slovacchia, Relazioni interistituzionali e amministrazione; Janez Potočnik, Slovenia, Ambiente; Olli Rehn, Affari economici e monetari; Andris Piebalgs, Lettonia, Sviluppo; Michel Barnier, Francia, Mercato interno e
servizi; Androulla Vassiliou, Cipro, Istruzione, cultura, multilinguismo e gioventù; Algirdas Šemeta, Lituania, Fiscalità e unione doganale, audit e lotta antifrode; Karel De Gucht, Belgio, Commercio; Máire Geoghegan-Quinn, Irlanda, Ricerca, innovazione e scienza; Janusz Lewandowski, Polonia, Programmazione finanziaria e bilancio; Maria Damanaki, Grecia, Affari marittimi e pesca; Kristalina Georgieva, Bulgaria, Cooperazione internazionale, aiuti umanitari e risposta alle crisi; Günther Oettinger, Germania, Energia; Johannes Hahn, Austria, Politica regionale; Connie Hedegaard, Danimarca, Azione per il clima; Štefan Füle, Repubblica ceca, Allargamento e politica di vicinato; László Andor, Ungheria, Occupazione, affari sociali e integrazione; Cecilia Malmström, Affari interni; Dacian Cioloş, Romania, Agricoltura e sviluppo rurale; Tonio Borg, Malta, Salute e politica dei consumatori.

Nessuno li conosce, nessuno li ha mai eletti, e fra di loro, oltre al già citato Tajani, ci sono altre figure singolari. Il finlandese Olli Rehn, ad esempio, è membro del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori. Rehn, che si è fatto un’idea della cultura italiana leggendo Guareschi – e se ne vanta pure -, ha studiato negli Usa, al Macalaster di Saint Paul in Minnesota; che è strettamente collegato con la Merril Lynch, ossia una delle grandi banche fallite e salvate dallo Stato. I docenti del Macalaster sono presi dalla Merril e gli studenti vanno in Merril a fare gli stage. E purtroppo alcuni finiscono alla Commissione europea.

Attorno a loro si muovono i lobbisti.

Nell’Ue i lobbisti (1), o “consulenti in affari pubblici”, come preferiscono essere definiti, «sono accusati di fare la legislazione europea al posto della stessa Commissione, o di “comprare” i responsabili delle decisioni stesse, sono ora circa 15mila a Bruxelles, generando un fatturato stimabile tra i 60 e i 90 milioni di euro all’anno. Dispersi nei loro 2mila e seicento uffici nella capitale dell’Unione Europea, questi gruppi di pressione hanno un profilo finanziario più eterogeneo di quello dei funzionari europei».

Ovviamente, i lobbisti, promuovono gli intessi delle corporation che rappresentano.
Ad esempio, uno dei casi più recenti, rivelato dal settimanale Der Spiegel (2) riguarda le pressioni esercitate dalla lobby del tabacco sulla Commissione europea. «Alcuni documenti a uso interno a cui Der Spiegel ha avuto accesso rivelano l’opposizione di molti collaboratori del presidente della Commissione a un giro di vite nella regolamentazione dell’uso del tabacco».
In sostanza è accaduto che la decisione di rendere più severa la regolamentazione europea sul tabacco abbia incontrato forti ostacoli ai vertici della commissione stessa, a partire da Catherine Day, segretaria generale della commissione europea, che “si è adoperata di persona a rallentare più volte l’iter in corso”. Ciò ha portato alle dimissioni del commissario alla salute John Dalli, e ha alimentato i dubbi sul ruolo del presidente Barroso e sull’Olaf (Ufficio per la lotta antifrodi) nella vicenda.
Non si tratta di un’eccezione ma della della regola (3) dal momento che la sola «industria del tabacco ha a disposizione a Bruxelles un esercito di circa 100 lobbisti, che lavorano con un budget annuale superiore ai € 5 mln. Almeno secondo i dati ufficiali.
Questi numeri sono però sicuramente parziali perché la Commissione europea non obbliga i lobbisti che hanno rapporti con l’istituzione a registrarsi. […] Non a caso il 62% degli incontri con lobbisti, tenuti dal vice-presidente della Commissione responsabile per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, sono avvenuti con persone non presenti nel Registro».

Anche in questo caso scopriamo che i tedeschi (4) non sono così virtuosi come vogliono far credere. Ad esempio, «la tedesca Reemtsma, branca della Imperial Tobacco, uno dei maggiori produttori europei, non si è mai registrata, eppure l’anno scorso, secondo il rapporto del Ceo, ha assunto una lobbista proprio per influenzare la Tobacco Products Directive (Tpd)».

La commissione europea è sostanzialmente un comitato d’affari ai massimi livelli: “Il popolo ha il voto, gli industriali le lobby. Gruppi di pressione che indottrinano gli eletti e influenzano la Commissione europea…”.
Inizia così un articolo del giornalista francese François Ruffin (5) apparso su Le Monde Diplomatique del giugno 2010, che riprende le dichiarazioni del presidente della Commissione europea Jacques Delors nel 1993: “i dirigenti dell’Ert (European Round Table of Industrialists) sono stati all’avanguardia nel sostenere la mia idea”.

L’idea di Delors, “padre nobile” di questa Ue che sta dimostrando tutti i suoi difetti e svantaggi, mentre ancora attendiamo di individuarne i benefici, non era altro che quella di affidare ad un pool di “capitani di industria” le sorti dello sviluppo economico europeo, scavalcando i Parlamenti nazionali, e senza curarsi troppo delle conseguenze che avrebbe avuto su centinaia di milioni di europei.

Circa 20 anni dopo, mentre da ormai 5 anni la crisi che si è abbattuta sull’EZ continua a mietere vittime e non accenna a risolversi, Jacques Delors (6), in un’intervista al Daily Telegraph del dicembre 2011 ripresa dal Sole24Ore, spiega serafico che «“L’euro è partito male sin dall’inizio” anche per colpa di leader che “hanno fallito”. “Tutti devono farsi un esame di coscienza” perché “i ministri delle Finanze non hanno voluto vedere quello che avrebbe potuto far sorgere dei problemi”. Il colpevole? “La combinazione fra l’ostinazione tedesca sull’idea del controllo monetario e l’assenza di una visione chiara da parte di tutti gli altri Paesi”».

Visto come sono andate le cose, uno dei primi a dover fare un esame di coscienza sarebbe Delors, ma questo è un altro paio di maniche; e comunque non staremo a sottilizzare, visto che la preoccupazione maggiore dei nostri giorni è quella di evitare che il crollo imminente del “sogno” europeo ci travolga tutti, ponendo le premesse per un futuro di incertezze, rancori e voglia di rivalsa su scala continentale.

Nel frattempo occorre rilevare che in Europa i paesi che adottano leggi e regolamenti per disciplinare l’attività di lobbisti sono più l’eccezione che la regola (7). «Il più recente rapporto OCSE Lobbyists, Governments And Public Trust: Building A Legislative Framework For Enhancing Transparency And Accountability In Lobbying (2008) rileva che solo 5 Paesi membri della UE hanno adottato un regolamento. [Ne consegue che] le lobby restano attori che agiscono sotto il “velo impenetrabile che avvolge la fase di composizione di interessi contrapposti durante i processi decisionali pubblici”».

Con l’avvento della crisi economica il velo si è fatto meno impenetrabile, lasciando intravedere con sempre maggior chiarezza i reali interessi che costituiscono la vera ragion d’essere della Commissione europea, a partire da quelli delle lobby bancarie, che hanno imposto dolorosi piani di salvataggio (della finanza privata) facendoli gravare sui bilanci pubblici, e quindi sull’intera collettività.
E siccome in Italia si tende a volte ad esagerare, si è fatto di più che adeguarsi al volere delle varie lobby europee, si è messo direttamente al governo uno dei loro maggiori esponenti: Mario Monti.
Il quale, come si può vedere vedere qui (8)
dal dicembre 2005 è stato consigliere internazionale di GS, e membro del Advisory Research Council del Goldman Sachs Global Markets Institute.

Per dieci anni Monti ha rivestito la carica di membro della Commissione europea, responsabile per il mercato interno, servizi finanziari e tributi dal 1995 al 1999, e poi alla concorrenza dal 1999 al 2004. Inoltre è membro del Senior European Advisory Consiglio di Moody’s, del Consiglio di Amministrazione della Institute for International Economics di Washington, DC, del Comitato direttivo delle riunioni del Bilderberg, della Commissione Trilaterale e del Comitato Esecutivo di Aspen Institute Italia.

Nel 2005 è stato co-fondatore e, fino al 2008, Presidente del Bruegel (9), un think-tank europeo di economia internazionale, guarda caso con sede a Bruxelles, «il cui gruppo di comando è composto da esponenti di spicco di 28 multinazionali e 16 Stati (per l’Italia oggi vi siede Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro). I loro nomi? Microsoft, Google, Goldman Sachs, Samsung, il gruppo bancario italiano Unicredit, il colosso energetico Gdf, la Borsa di New York (Nyse). Molti coincidono con le poltrone di Bilderberg».

Monti è anche un estimatore di von Hayek, tanto che nel 2005 fu insignito del Premio internazionale assegnato dalla Hayek Foundation per essersi distinto nel promuovere il libero mercato. Può essere utile ricordare che negli anni 80 Friedrich von Hayek era divenuto un “modello” per Margaret Thatcher, con la quale condivideva l’apprezzamento per Pinochet, perché secondo lui il liberalismo non è in contraddizione con l’autocrazia, e quindi considerava liberale anche una dittatura.

Ora, secondo von Hayek il modello di stato sociale si riduce alla necessità di “fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi”.

Il che spiega meglio di tanti dibattiti in tv quali sono le finalità della famigerata “Agenda Monti”, e perché nella Ue fanno il tifo per il nostro supermario. E spiega anche perché martedì scorso, facendo riferimento alle prossime elezioni politiche in Italia, l’inopinatamente commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn ha dichiarato che “ci sono impegni da rispettare a prescindere da chi le vincerà”.

kthrcds
Fonte: http://orizzonte48.blogspot.it
Link: http://orizzonte48.blogspot.it/2012/12/lobbismo-uropeo.html
28.12.2012

NOTE

1) http://www.glieuros.eu/Quanto-guadagnano-i-professionisti,3875.html?lang=fr
2) http://www.presseurop.eu/it/content/article/3099241-tutti-gli-amici-della-lobby-del-tabacco
3) http://www.eunews.it/2012/11/07/a-bruxelles-la-lobby-del-tabacco-ha-un-esercito-di-100.persone/3010
4) http://www.eunews.it/2012/11/07/a-bruxelles-la-lobby-del-tabacco-ha-un-esercito-di-100-persone/3010
5) http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Giugno-2010/pagina.php?cosa=1006lm15.02.html
6) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-03/seconda-chance-euro-merkel-170800.shtml
7) http://www.questeistituzioni.it/public/upload/File/156-7/5_Saggio.pdf
8) http://www.econometica.it/allegati/5th_Colloquium_Programme_Brochure.pdf a pag. 6
9) http://economia.panorama.it/Mario-Monti-le-lobby-e-i-salotti-cari-al-senatore-a-vita

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Bisognerebbe estendere a questi burocrati senza arte ne parte l’invito perentorio lanciato da Grillo nei confronti dei nostri politici…
    In nomine Deus , andatevene!
    Ma si sa che non asolterebbero un appello di questo genere, anche perchè la maggioranza dei buroparlamentari di Brussel sono satanisti praticanti oltre che incalliti pedofili..
    Serve altro?

  • yago

    La cosa bella è che oltre ai parassiti nostrani ci tocca mantenere anche questi. L’informazione tace sui costi dell’apparato burocratico europeo , ma non credo sia molto diverso dal nostro.

  • massi

    …Non siamo noi che manteniamo loro, sono loro che mantengono noi (in povertà).
    Non sono “un peso” …sono criminali.

  • illupodeicieli

    Aggiungiamo anche quelli delle nazioni unite e tutte quelle ong, vere o false cha siano: c’era un post nei giorni scorsi ,non ricordo se su CDC o Rischio calcolato , dove veniva fatto sapere che il mister dell’Onu si è arredato gli uffici con mobili nuovi (li avesse almeno comprati da me) e in più si faceva riferimento ,se non ho capito male, al finanziamento delle missioni. In ogni caso sono spese di cui non si sa, mentre quelle dell’Ue ogni tanto vengono fuori, mostrando come ,con soldi nostri, vengono finanziate opere, attività e altro, in paese Ue o anche altrove, ma con denaro italiano o meglio degli italiani (avevo letto di film, di corsi di formazione ecc.).

  • nuovaera89

    A Bruxelles mi era sorta una domanda, come mai tutti questi uffici intorno e all’interno del parlamento Europeo? ecco una delle tante risposte….

  • Stesi

    Come al solito si guarda alle briciole, non pesa assolutamente niente lo stipendio che percepiscono questi Farabutti, pesano le loro decisioni. Certo darà fastidio sapere che prendono migliaia di euro al mese per poche ore di ‘lavoro’, ma la cosa scioccante è che questi decidono come dobbiamo vivere.

  • Tanita

    Questi disgraziati sono una sciagura per il mondo oltreché per l’Europa. L’unico modo di scrollarseli di dosso é una rivolta popolare che tenga finché non se ne saranno andati. Ma sono veramente diabolici, ce l’hanno fatta a prendersi l’Europa in un pugno e tenersela stretta. La summa perversa é che sono riusciti a farlo anche a forza di bombe d’altre parti pagate con i soldi (quindi, con il lavoro) degli europei, facendosene quattro risate dei diritti umani e facendo le loro vittime (i cittadini europei) complici delle loro massacri.

    Qui ci vogliono azioni drastiche.

  • lucamartinelli

    C’è solo un particolare che l’articolista non dice: tutti questi parassiti sono iniziati alla massoneria.

  • lucamartinelli

    Sono anche assassini di bambini, come ricorda Franceschetti e il magistrato Ferraro.

  • Georgejefferson

    Si sanno da anni keith Richard.Bene ribadirlo comunque

  • clausneghe

    Pedofili non l’ho detto a caso..
    Ciao. (conosco e apprezzo Paolo F.)

  • clausneghe

    Quoto, Tanita, e aggiungo: Iniziamo quì da noi, a cacciarli da Roma,con le buone o meglio con le cattive.. Se cambiamo l’Italia cambia anche l’Europa.
    Ciao

  • Tanita

    Infatti.

  • AlbertoConti

    Durante il fascismo le chiamavano corporazioni. Oggi abbiamo cambiato lingua e così pare che ce ne siamo dimenticati. Potevano chiamarle corporations, ma sarebbe troppo pericoloso, magari qualche assonanza potrebbe risvegliare i neuroni, meglio “lobby”, è anche più “carino”.

  • bstrnt

    Quoto in toto. Oramai, il così detto occidente è diventato una putrida fogna dentro la quale sono morte l’umanità e la dignità!

  • bstrnt

    Credo che un grosso problema sia che oltre ai danni fatti all’economia italiana ci sono i danni fatti nel ruolo di professore univarsitario, che si riperquoteranno in futuro; un po’ come il nano Milton Friedman, che grazie a Dio se n’è andato, lasciandoci però figure indecenti come Donald Ramsfeld e altri vari psicopatici.