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LO STRANO CASO DI REYHANEH JABBARI


DI FRANCESCO SANTOIANNI

francescosantoianni.it

Impazza la campagna stampa mainstream (Renzi – ieri, alla Leopolda – l’ha celebrata con un minuto di silenzio (1) contro l’Iran colpevole di avere impiccato Reyhaneh Jabbari (nella foto) la ragazza accusata di avere accoltellato a morte “l’uomo che aveva tentato di stuprarla”, e cioè il medico Morteza Abdolali Sarbandi; il quale, addirittura, sarebbe stato un “agente dei servizi segreti” (“iraniani” (2) o “irakeni” (3) (a seconda di chi la spara più grossa).

A seguito: “Il “testamento” di Reyhaneh Jabbari. Un’altra bufala?” (Francesco Santoianni, Francescosantoianni.it); “Il testamento della condannata a morte? Conservate i fazzoletti” (Pino Cabras, megachip.globalist.it);

“Notizia” questa che ha scatenato sul web una valanga di farneticazioni, ultima delle quali: l’omicidio di Morteza Abdolali Sarbandi altro non sarebbe che una esecuzione compiuta da chissà quale servizio segreto (ovviamente, il Mossad); circostanza questa “attestata” dalla ragazza che, mantenendo fino all’ultimo la sua versione, ha scelto di morire come ogni agente segreto che si rispetti.

Ma, tralasciando le fantasticherie, occupiamoci dei fatti. Ma, intanto, una premessa.

Che il maschilismo (nonostante significative conquiste (4) domini ancora l’Iran resta un fatto innegabile. E a farne le spese sono le tante donne per le quali, anche in sede giudiziaria, valgono due pesi e due misure; una situazione non molto diversa da quella che viveva l’Italia del “delitto d’onore” (al più, qualche anno di detenzione se si ammazzava la moglie fedifraga o presunta tale) abrogato definitivamente solo il 5 agosto 1981. È possibile, quindi, che anche nel caso Reyhaneh Jabbari, abbia pesato una “cultura”, anzi una “religione”, oggi per noi assolutamente inaccettabile. Ma questo non può certo giustificare forsennate campagne mediatiche – come quella, di qualche tempo fa, per salvare Sakineh (5) “condannata alla lapidazione per adulterio” – che si direbbero finalizzate ad additare un altro “stato canaglia” da distruggere con una ennesima “guerra umanitaria”. Meglio tenerlo a mente ora che l’Iran – tra le proteste e i tentativi di sabotaggio di non pochi paesi – sta per firmare il trattato sul nucleare (6) che dovrebbe togliere ogni legittimità ad un attacco militare dell’Occidente.

Ma torniamo ai fatti, così come sono emersi dagli atti del processo (*). Intanto una precisazione: non è vero che Reyhaneh Jabbari non è stata assistita dagli avvocati o che “le autorità l’hanno costretta a sostituire (7) il suo avvocato con un collega inesperto”. La verità è che i suoi ottimi avvocati sono stati messi alle corde dalle prove. Prima tra tutte un sms inviato il giorno prima dell’omicidio nel quale Reyhaneh Jabbari comunica ad un suo amico di volere uccidere Morteza Abdolali Sarbandi. Poi ci sono tante altre cose che non tornano nell’alibi della ragazza: le coltellate date – non già frontalmente – ma alle spalle dell’uomo; la porta della stanza del “tentato stupro” non chiusa dall’uomo; il coltello (usato per l’omicidio) acquistato da Reyhaneh Jabbari alcuni giorni prima; la circostanza del coltello messo dalla ragazza, prima dell’incontro, nella borsa (ma se aveva “tanta paura” di quell’uomo”, perché non è andata all’appuntamento accompagnata da qualcuno?); il presunto ingresso nella stanza – immediatamente dopo l’omicidio – di una persona (rimasta non identificata) che, a dire della ragazza, sarebbe andato in cucina a prendere alcuni fogli…

Non è certo il caso di ridursi qui al rango di “giurati” o “giudici”, come pretendono di essere gli spettatori delle innumerevoli “Crime Stories” che affollano i nostri teleschermi. Ogni delitto, tra l’altro, è costellato di tante inevitabili incongruenze che possono lasciar propendere per una tesi o per l’altra. E un errore giudiziario è sempre possibile. E questo vale per sia l’Iran sia per tanti altri paesi dove vige l’abominevole pena di morte. E varrebbe la pena di mobilitarsi contro questa, invece di inventarsi l’innocente “eroina di turno” vittima dell’ennesimo “stato canaglia”.

E per onorare la morte della povera Reyhaneh Jabbari sarebbe anche il caso di non fare due pesi e due misure e guardare anche nel cortile di casa. Come l’Arabia Saudita, dove oggi 14 donne rischiano la decapitazione in quanto accusate di “stregoneria”(8) o gli USA (9) dove stanno nel braccio della morte 11 donne, alcune delle quali troppo povere per poter dimostrare la loro innocenza. A proposito, avete saputo di qualche mobilitazione per la loro salvezza?

Francesco Santoianni
Fonte: www.francescosantoianni.it
Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/2014/10/26/strano-caso-reyhaneh-jabbari/
26.10.2104

(*) Mi spiace di non poter inserire, questa volta, uno dei tanti link che costellano i miei articoli; il sito – del Ministero della Giustizia iraniano – che riporta gli atti del processo è in Farsi e, a quanto mi risulta, a giorni dovrebbe riportare il testo anche in inglese. Spero al più presto di potere – in una nuova versione di questo articolo – pubblicare questa documentazione. Per ora mi sono servito principalmente della documentazione tratta dalla intervista a Rai NEWS (10) fatta a Tiziana Ciavardini e di altre notizie fornitemi da un mio amico iraniano che, pur non potendo nominare, desidero qui ringraziare.

NOTE

1) http://www.toscanamedianews.it/la-leopolda-in-silenzio-per-ricordare-jabbari.htm
2) http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/06/iran-verra-impiaccata-per-aver-ucciso-il-suo-stupratore-figlio-della-vittima-nega-tutto-e-non-ti-uccidiamo/1145208/
3) http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/10/25/news/iran_impiccata_reyhaneh-98966703/
4) http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/09/24/news/iran-96529323/
5) http://it.wikipedia.org/wiki/Sakineh_Mohammadi_Ashtiani
6) http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/18/news/nucleare_iraniano_intesa_a_vienna_l_accordo_di_ginevra_rester_in_vigore_fino_al_24_novembre-91919173/
7) http://www.amnesty.it/Reyhaneh-jabbari-sara-messa-a-morte-all-alba-Amnesty-International-a-Iran-fermate-esecuzione
8) http://video.sky.it/news/mondo/arabia_saudita_il_paese_che_condanna_a_morte_le_streghe/v118906.vid
9) http://video.sky.it/news/mondo/arabia_saudita_il_paese_che_condanna_a_morte_le_streghe/v118906.vid
10) https://www.facebook.com/video.php?v=10153305405209115&set=vb.809589114&type=2&theater

Il “testamento” di Reyhaneh Jabbari. Un’altra bufala?

Sulle prove prodotte in aula che hanno portato in Iran alla condanna a morte della povera Reyhaneh Jabbari ho già scritto (vedi sopra) e così pure sulla infamia della pena di morte che, in Iran come in tanti altri paesi, continua ad essere comminata. Occupiamoci ora del cosiddetto “testamento” di Reyhaneh Jabbari che sta dilagando sui media mainstream e su internet sollecitando – invece di una mobilitazione contro la pena di morte e la revisione del processo chieste da varie organizzazioni umanitarie (1) – una ennesima “guerra umanitaria” contro un ennesimo “stato canaglia”. Del resto, come ha già fatto notare Pino Cabras (2) il “testamento” è stato originariamente pubblicato dal Telegraph (3) che dichiara di averlo ricevuto da quelli che il giornale ritiene “pacifisti iraniani” e cioè, addirittura, dal “National Council of Resistance of Iran ” (4): una organizzazione considerata, fino al settembre 2012, “terrorista” persino dal Dipartimento di stato USA, il quale, comunque, considerata l’esigenza di arruolare tagliagole per guerre a bassa intensità, l’ha poi riabilitata nel novero dei “combattenti per la libertà” e finanziata di conseguenza.

Ma occupiamoci del cosiddetto testamento che sarebbe stato scritto il 1 aprile 2014 (5) . Strano che nessuna organizzazione umanitaria lo avesse finora pubblicato (sul sito di Amnesty International (6) , ad esempio, non vi è alcuna traccia). Forse il documento era custodito in esclusiva dal National Council of Resistance of Iran che ha deciso di pubblicarlo solo dopo la morte della ragazza? E perché mai? Un documento così struggente avrebbe certamente contribuito a far crescere la mobilitazione a favore della ragazza e, certamente, anche contro la pena di morte. Ora serve soltanto a far maledire di regime di Teheran.

Un’altra stranezza del documento è la sua pretesa di essere la “trascrizione di un messaggio vocale”. Sarebbe a dire? La registrazione di una telefonata? Una registrazione effettuata di nascosto dalla madre durante qualche colloquio? Il National Council of Resistance of Iran non lo spiega. Di certo non può essere un discorso declamato dalla ragazza ad un registratore poi consegnato alla madre; a meno che non si voglia ipotizzare per le carceri iraniane procedure sconosciute nelle carceri del resto del mondo.

Il “testamento” (7) pubblicato, tra l’altro, risulta essere, con tutta evidenza, un testo scritto per essere letto (si veda, ad esempio, l’articolazione delle frasi e, soprattutto, il loro inizio). Ma, volendo essere magnanimi, e ipotizzando che qualcuno lo abbia rielaborato rispettando la trascrizione di un brano espresso a voce, un paragrafo del testo – tra i tanti, grondanti di struggenti frasi – risulta davvero sospetto:

“Mi ricordo quando mi dicesti di quel vetturino che si mise a protestare contro l’uomo che mi stava frustando, ma che quello iniziò a dargli la frusta sulla testa e sul viso fino a che non era morto.”

Un vetturino che viene ucciso a frustate perché passando di là protestava contro una barbara punizione? Ho passato ore su internet cercando traccia di questo clamoroso episodio che, essendosi svolto per strada, avrebbe pur meritato un qualche post o, addirittura, un qualche video su Youtube.

Ricerca, purtroppo, vana.

Francesco Santoianni
Fonte: http://www.francescosantoianni.it/
Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/2014/10/28/testamento-reyhaneh-jabbari-unaltra-bufala/
28.10.2014

NOTE

  1. http://www.amnesty.it/Iran-reyhaneh-jabbari-messa-a-morte-all-alba-nonostante-gli-appelli-dal-mondo
  2. http://www.amnesty.it/Iran-reyhaneh-jabbari-messa-a-morte-all-alba-nonostante-gli-appelli-dal-mondo
  3. http://www.telegraph.co.uk/women/womens-life/11189577/Hanged-Iranian-womans-final-emotional-message-to-her-mother.html
  4. http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_Nazionale_della_Resistenza_Iraniana
  5. http://www.ncr-iran.org/it/articoli-mainmenu-71/26-regime/4670-iran-il-testamento-di-reyhaneh-jabbari-in-un-messaggio-vocale-a-sua-madre.html
  6. <http://www.amnesty.org/en/ai_search?page=1&keywords=Reyhaneh%20Jabbari&op=Search&form_id=search_theme_form&form_token=ea9428d5cedb8cccb6a0281cee83b385
  7. http://www.ncr-iran.org/it/articoli-mainmenu-71/26-regime/4670-iran-il-testamento-di-reyhaneh-jabbari-in-un-messaggio-vocale-a-sua-madre.html

Il Testamento di Reyhaneh Jabbari

Cara Sholeh, oggi ho appreso che ora è il mio turno di affrontare la Qisas (la legge del taglione del regime iraniano). Mi ferisce che tu stessa non mi abbia fatto sapere che ero arrivata all’ultima pagina del libro della mia vita. Non credi avrei dovuto saperlo? Lo sai quanto mi vergogno perché sei triste. Perché non mi hai dato la possibilità di baciare la tua mano e quella di papà?

Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni. Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e dopo qualche giorno la polizia ti avrebbe portato all’obitorio per identificare il mio corpo e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. L’assassino non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non siamo ricchi e potenti come lui. Poi tu avresti continuato la tua vita soffrendo e vergognandoti e qualche anno dopo saresti morta per questa sofferenza e sarebbe andata così.

Ma con quel maledetto colpo la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato da qualche parte ma nella tomba della prigione di Evin e della sua sezione di isolamento. E ora nella prigione-tomba di Shahr-e Ray. Ma arrenditi al destino e non lamentarti. Tu sai bene che la morte non è la fine della vita.

Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo per fare esperienza e imparare la lezione e che a ognuno che nasce viene messa una responsabilità sulle spalle. Ho imparato che a volte bisogna lottare. Mi ricordo quando mi dicesti di quel vetturino che si mise a protestare contro l’uomo che mi stava frustando, ma che quello iniziò a dargli la frusta sulla testa e sul viso fino a che non era morto. Tu mi hai detto che per creare un valore si deve perseverare, anche se si muore.

Tu ci hai insegnato, quando andavamo a scuola, che si deve essere una signora di fronte alle discussioni e alle lamentele. Ti ricordi quanto notavi il modo in cui ci comportavamo? La tua esperienza era sbagliata. Quando è accaduto questo incidente, questi insegnamenti non mi hanno aiutato. Essere presentabile in tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a sangue freddo ed una spietata criminale. Non ho versato lacrime. Non ho implorato. Non mi sono disperata, perché avevo fiducia nella legge.

Ma sono stata accusata di rimanere indifferente di fronte ad un crimine. Lo sai, non uccidevo neanche le zanzare e gettavo via gli scarafaggi prendendoli dalle antenne e ora sono diventata un’assassina volontaria. Il modo in cui trattavo gli animali è stato interpretato come un comportamento mascolino e il giudice non si è neanche preoccupato di tenere in considerazione il fatto che all’epoca dell’incidente avevo le unghie lunghe e laccate.

Quant’è ottimista colui che si aspetta giustizia dai giudici! Il giudice non ha mai contestato il fatto che le mie mani non sono ruvide come quelle di uno sportivo, specialmente un pugile. E questo paese per il quale tu hai piantato l’amore in me, non mi ha mai voluto e nessuno mi ha sostenuto quando sotto i colpi degli inquirenti gridavo e sentivo i termini più volgari. Quando ho perduto il mio ultimo segno di bellezza, rasandomi i capelli, sono stata ricompensata: 11 giorni in isolamento.

Cara Sholeh, non piangere per ciò che stai sentendo. Il primo giorno in cui alla stazione di polizia una vecchia agente zitella mi ha schiaffeggiato per le mie unghie, ho capito che la bellezza non viene ricercata in quest’epoca. La bellezza dell’aspetto, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e della visione e persino la bellezza di una voce dolce.

Mia cara madre, la mia ideologia è cambiata e tu non ne sei responsabile. Le mie parole sono eterne e le affido tutte a qualcun altro, in modo che quando verrò giustiziata senza la tua presenza e senza che tu lo sappia, ti vengano consegnate. Ti lascio molto materiale manoscritto come mia eredità.

Però, prima della mia morte voglio qualcosa da te, qualcosa che mi devi dare con tutte le tue forze e in ogni modo possibile. In realtà è l’unica cosa che voglio da questo mondo, da questo paese e da te. So che avrai bisogno di tempo per questo. Perciò ti dirò una parte delle mie volontà presto. Ti prego non piangere e ascolta. Voglio che tu vada in tribunale e dica a tutti la mia richiesta. Non posso scrivere una simile lettera dalla prigione che venga approvata dal direttore della prigione. Perciò dovrai di nuovo soffrire per causa mia. E’ l’unica cosa per la quale, se implorerai, non mi arrabbierò anche se ti ho detto molte volte di non implorare per salvarmi dall’esecuzione.

Mia dolce madre, cara Sholeh, l’unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore diventino polvere. Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori, oppure pregate per me. Te lo dico dal profondo del mio cuore che non voglio avere una tomba dove tu andrai a piangere e a soffrire. Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fai di tutto per dimenticare i miei giorni difficili. Dammi al vento perché mi porti via.

Il mondo non ci ama. Non ha voluto che si compisse il mio destino. E ora mi arrendo ad esso ed abbraccio la morte. Perché di fronte al tribunale di Dio io accuserò gli ispettori, accuserò l’ispettore Shamlou, accuserò il giudice e i giudici della Corte Suprema che mi hanno picchiato mentre ero sveglia e non hanno smesso di minacciarmi. Nel tribunale del creatore accuserò il Dr. Farvandi, accuserò Qassem Shabani e tutti coloro che per ignoranza e con le loro bugie mi hanno fatto del male ed hanno calpestato i mie diritti e non hanno prestato attenzione al fatto che a volte ciò che sembra vero è molto diverso dalla realtà.

Cara Sholeh dal cuore tenero, nell’altro mondo siamo tu ed io gli accusatori e gli altri gli accusati. Vediamo cosa vuole Dio. Vorrei abbracciarti fino alla morte. Ti voglio bene.

Reyhaneh, 1° Aprile 2014

Fonte: http://www.ncr-iran.org/

Link: http://www.ncr-iran.org/it/articoli-mainmenu-71/26-regime/4670-iran-il-testamento-di-reyhaneh-jabbari-in-un-messaggio-vocale-a-sua-madre.html

28.10.2014

Pubblicato da Davide

  • Tao
    Tutti commossi dal messaggio alla madre [www.iltempo.it] pronunciato dall’ultima donna iraniana giustiziata, Reyhaneh Jabbari? Le parole sono toccanti, richiamano quel genere estremo di letteratura che ci ha emozionato quando leggevamo le lettere di condannati a morte della Resistenza, brevi e strazianti lasciti di umanità che sopravvivevano all’annichilimento delle loro vite materiali.
     
    Eppure mi sento di invitare tutti alla prudenza, e a controllare attentamente le fonti, per cercare di capire da dove provenga ogni singolo dato di questa vicenda. Lo ha già fatto [megachip.globalist.it] in parte Francesco Santoianni. Qui aggiungo nuovi particolari. 
     
    La storia della povera Reyhaneh è come un treno. In testa c’è la locomotiva del nudo fatto: l’applicazione della pena capitale per un caso di omicidio, in uno dei troppi paesi che ancora prevedono la pena di morte. Ma alla locomotiva sono attaccati tanti altri vagoni, con passeggeri che nessuno conosce. In alcuni vagoni c’è anche esplosivo.
    Raccomando sempre di rileggere in proposito la storia molto istruttiva di Sakineh [megachip.globalist.it], e di come sia stata usata per preparare un clima ostile all’Iran con formidabili manipolazioni.
     
    I giornali anglosassoni sono meno imparziali di quel che vorrebbero far credere, ma sicuramente sono migliori dei nostri media nell’usare espressioni come “alleged” (presunto), “claim” (asserire), “labelled as her will” (etichettato come sua volontà). Lo hanno fatto [www.telegraph.co.uk] anche per il caso della supposta trascrizione del testamento morale della giovane Reyhaneh. Nei giornali italiani queste forme basilari di prudenza giornalistica spariscono: tutto è scritto all’indicativo, quello è il messaggio autentico, e più non dimandare. L’edizione serale del Tg3 del 27 ottobre aggiunge alla sua lettura una musica di pianoforte, voi aggiungete i fazzoletti.
     
    L’ Huffington Post [www.huffingtonpost.it], richiamando la sua versione britannica [www.huffingtonpost.co.uk], ci fa alla fine sapere che il messaggio è stato fatto circolare «da pacifisti iraniani». E sulla parola «Iranian peace activists» c’è il link che porta al testo dell’estremo saluto di Reyhaneh Jabbari. Seguite dunque il link e atterrate su una pagina gestita dal [www.ncr-iran.org] NCRI [www.ncr-iran.org]- National Council of Resistance of Iran. Sarebbero dunque loro i pacifisti. Loro, l’unica fonte da cui parte il tutto.
     
    Il bravo cittadino medio europeo, che dà un significato positivo alla parola ‘pacifista’, si ferma lì, non è mica pagato per scavare nelle notizie. Il giornalista medio, che- lui sì – dovrebbe essere pagato per verificare le fonti e non abboccare a chi gli dà la pappa pronta, si ferma lì, anche lui. Riposti i fazzoletti che hanno asciugato le lacrime, migliaia di persone intanto condividono la storia su Facebook. Il loro click non sa più che farsene dell’aggettivo “presunto”. L’indignazione si nutre ormai di certezze irriflessive. Condividete, Fate girare. Indignatevi. Odiate.
     
    Segnalo perciò sommessamente che il NCRI, l’unica fonte della notizia, non è affatto un circolo gandhiano. È un’organizzazione di opposizione che ha largamente fatto uso di metodi terroristici per combattere il potere dell’Iran post rivoluzionario, causando la morte di migliaia di persone. È gestita con metodi da psico-setta, tanto che ricorrono persino denunce di abusi sessuali [www.nejatngo.org] consumati al suo interno. Non so quanto queste ultime siano accuse attendibili, o frutto di opposta propaganda, ma è un fatto che i nostri media non colgono l’esistenza di controversie che non corrispondono minimamente al ritratto pubblico di un’organizzazione pacifista.
     
    Tra i suoi maggiori sostenitori a livello internazionale troviamo i campioni statunitensi dell’ingerenza (neocon repubblicani e democratici tutti insieme, come sempre): John Bolton, Howard Dean, Newt Gingrich e Rudy Giuliani. Erano loro a urlare di più, quando si scatenavano le campagne mediatiche sulla “Bomba Iraniana”. E citavano proprio il NCRI, che molto spesso gridava “al lupo al lupo” quando descriveva il normale programma nucleare civile di Teheran come una fabbrica di bombe atomiche pronte «entro pochi mesi» e riportava notizie “di prima mano”, dimostratesi poi ogni volta infondate.
     
    Alcune lunghe e faticose azioni lobbystiche hanno fatto sì che l’Unione europea e il Dipartimento di Stato USA togliessero infine il NCRI dalla lista delle organizzazioni terroristiche (uno degli ultimi atti di Hillary Clinton in veste di Segretario di Stato).
     
    Qui si entra in un terreno minato, in tutti i sensi, come sempre succede per organizzazioni che hanno un’intreccio indistinguibile fra “ala politica” e “ala militare”, che hanno intrecci ulteriori con le “fabbriche” delle “rivoluzioni colorate” e un costante riferimento anche finanziario presso i falchi di Washington.
    Mentre ogni singolo episodio terroristico in Occidente scatena ondate di allarme e di nuove leggi liberticide, si rimuove completamente il fatto che l’Iran sia di fatto uno dei bersagli più colpiti al mondo dal terrorismo, proprio per mano dei “mujaheddin del popolo” collegati al NCRI. L’ambiguo ruolo dei miliziani di questo movimento di opposizione pieno di porte girevoli che lo riconducono alla politica USA è completamente sconosciuto presso il pubblico che si informa solo con i media occidentali.

    Raccomando perciò di conservare i fazzoletti per le lacrime da versare in guerra. Perché la gerarchia delle notizie ha già oggi la falsità della manipolazione belli

    Pino Cabras

    Fonte: http://megachip.globalist.it

    Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=111406&typeb=0&Il-testamento-della-condannata-a-morte-Conservate-i-fazzoletti

    28.10.2014

  • MarioG

    Bisogna partire dal presupposto che quando parte una campagna di indignazione stile Sakineh,
    NON va creduta fino a PROVA CONTRARIA. Anche nel caso di Sakineh dicevano che veniva condannata per adulterio. Avevano lasciato da parte l’omicidio del marito (nella fattispecie premeditato), reato da pena capitale in qualsiasi stato ove questa vige.