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LO STATO ITALIANO SCOMMETTE IN DERIVATI E PERDE 42,6 MILIARDI

DI LEONARDO MAZZEI

sollevazione.blogspot.it

Solo negli ultimi 4 anni il debito pubblico italiano è salito di 16,95 miliardi di euro per le scommesse perse sui contratti derivati compiute dal Ministero dell’Economia nelle bische del capitalismo-casinò.
C’è di peggio: le perdite future sono ad oggi calcolate in 42,06 miliardi (fonte: il Sole 24 Ore). Perché queste scommesse? Perché queste perdite? Chi sono gli scommettitori? Qual è il volto dei biscazzieri?
Immaginate quanti posti di lavoro si sarebbero potuti costruire con 42,6 miliardi, e quanti tagli alla spesa sociale e sacrifici dei cittadini evitare!

Spesso si parla dello Stato biscazziere, colui che gestisce il gioco d’azzardo nazionale traendone benefici economici non piccoli. Ma c’è anche un altro Stato, quello che nella bisca ci va come un giocatore qualunque per farsi spennare dal biscazziere di turno. In questo caso la bisca è quella globale del capitalismo-casinò, mentre il biscazziere è normalmente un signore ben vestito che rappresenta gli interessi di qualche grande banca d’affari, solitamente americana.
In queste bische non si va per giocarsi qualche spicciolo, ma per concludere affari miliardari, con la firma di contratti derivati. Ora, cos’è un derivato? Come dice la parola, il derivato è un prodotto finanziario il cui prezzo deriva dal valore di qualcos’altro, il cosiddetto “sottostante”. La sottoscrizione di un derivato altro non è che l’accettazione di una scommessa sull’andamento di quest’ultimo.

Il sottostante può essere il prezzo di una materia prima, un tasso di interesse, un indice azionario, valutario od obbligazionario, ma può essere anche un mix di tutto ciò. L’importante è capire che il derivato è una scommessa. Ora, anche lo scommettitore che va alla Snai sa che ci sono scommesse che possono “coprire” altre scommesse fatte dallo stesso soggetto, ma evidentemente ritenute troppo rischiose. Ecco perché il derivato ci viene anche presentato (specie dai non certo disinteressati “addetti ai lavori”) come un’assicurazione su altri rischi facenti capo al soggetto in questione.
Questo in generale. Ma c’è una notizia clamorosa che ci chiede di entrare nel particolare. Lo scoop è del Sole 24 Ore dell’altro ieri 24 aprile [Claudio Gatti. Il debito-monstre e la vera storia dei derivati italiani ] e la portata delle perdite per lo Stato italiano è enorme.

Che lo Stato avesse sottoscritto dei derivati già si sapeva. E si sapeva anche delle perdite. Era noto, ad esempio, che nel gennaio 2012, cercando di non dare troppo nell’occhio, il MEF (Ministero Economia e Finanza) aveva dovuto versare a Morgan Stanley la cifretta di 3,1 miliardi di euro.

Quel che non era noto, e che l’inchiesta del Sole porta alla luce, è il totale delle perdite che si annunciano, quantificabile ad oggi in 42,06 miliardi di euro. Questo per il futuro secondo l’articolo di Gatti, ma ieri [25 aprile] il quotidiano di Confindustria torna sull’argomento con un pezzo di Morya Longo [ Derivati, per il Tesoro conto da 16,9 miliardi in 4 anni ]che ci dice che le perdite reali già subite nel quadriennio 2011-2014 ammontano a 16,9 miliardi, e che «se non avessimo avuto i derivati nel 2014 il debito pubblico sarebbe stato di 5,5 miliardi più basso».

Capito che capolavoro? Per la cronaca 16,9 miliardi sono più di 10 volte (dieci) lo sbandierato “tesoretto” che l’imbroglione di Firenze si prepara a giocarsi in qualche modo in campagna elettorale. Mentre, giusto per fare un esempio, con i 42 miliardi che verranno persi si finanzierebbero per 6 anni (sei) tutte le forme di cassa integrazione.
Se l’entità della cosa sta tutta in questi numeri, cerchiamo ora di rispondere ad alcune domande. Perché queste scommesse? Perché queste perdite? Chi sono gli scommettitori? Qual è il volto dei biscazzieri?

Perché queste scommesse?

Naturalmente al MEF non si parla di scommesse, ma di “assicurazioni”. La sostanza però non cambia. Su cosa ha scommesso il governo italiano (in realtà diversi governi italiani, anche se le date esatte di sottoscrizione sono segrete)? Essi avevano scommesso sul fatto che i tassi di interesse dei titoli del debito pubblico sarebbero aumentati. O, se preferite, si erano assicurati rispetto al verificarsi di tale evenienza. Da quel che emerge dall’inchiesta del Sole il grosso di queste operazioni sarebbe stato realizzato alla fine degli anni ’90, cioè al momento dell’ingresso nell’euro.

La cosa è piuttosto paradossale, dato che in quel momento tutti prevedevano quel che è effettivamente avvenuto in seguito, e cioè un calo dei tassi. Poi, ma dieci anni dopo, è scoppiata la crisi del debito, ma certo questa non era allora prevedibile. Comunque, nonostante i picchi dei tassi raggiunti nel 2011-2012, la scommessa rimane largamente in perdita.

Ora, i casi sono due: o coloro che hanno sottoscritto i derivati erano i primi a non credere nella bontà dell’euro – e già questo sarebbe un fatto interessante, qualora avessero la gentilezza di confessarlo -, oppure si tratta di un caso piuttosto plateale di “intelligenza col nemico”. Il quale, è bene ricordarlo, quelle improvvide scommesse italiane le ha vinte alla grande. Perché la perdita delle decine di miliardi da parte dello Stato, corrisponde ovviamente ad un uguale guadagno dei pescecani della finanza internazionale.

Perché queste perdite?

Abbiamo detto che le perdite sono la conseguenza del calo dei tassi di interesse. Ma in realtà esiste anche un altro motivo. Per ragioni piuttosto oscure, il governo italiano ha ceduto alle controparti – per quel che se ne sa le solite banche d’affari americane – diverse swaption, cioè opzioni di chiusura anticipata del derivato. In questo modo – il Sole cita in particolare il caso di tre derivati sottoscritti con Morgan Stanley – la banca americana ha acquistato il diritto di entrare in swap (cambio) ben prima della scadenza prevista, assicurandosi un lasso temporale lunghissimo (si parla addirittura di decenni) in cui scegliere il momento più vantaggioso per chiudere a proprio favore il contratto. Un po’ come se uno scommettitore sul campionato di calcio avesse la possibilità di chiudere la scommessa non appena la squadra su cui ha puntato venisse a trovarsi, magari per una sola giornata, in testa alla classifica.

Perché una mossa così sconsiderata? Gatti ipotizza che i tecnici del ministero dell’economia lo abbiano fatto per realizzare un’entrata immediata (la swaption ha naturalmente un prezzo), a fronte di una probabile perdita comunque diluita nel tempo. Ma il fatto è che le cifre incassate sono nell’ordine di poche centinaia di milioni, mentre le perdite si misurano in diverse decine di miliardi di euro.

Dunque, è assai probabile che ci sia dell’altro. Non solo non si può escludere l’ipotesi della corruzione, ma esiste anche la possibilità che con questi contratti si sia voluto favorire dei soggetti economici ben precisi, magari anche in base a pressioni politiche d’oltreoceano.

L’articolista sottolinea poi un altro aspetto: cosa c’entra la vendita delle swaption con i concetti di “copertura” ed “assicurazione”? Ovviamente nulla, anzi egli dice: «Per lo Stato vendere una swaption significa infatti far cassa acquisendo rischi potenzialmente illimitati, l’esatto contrario della copertura».

Chi sono gli scommettitori?

Di fronte ad una voragine nei conti pubblici come questa, ci si aspetterebbe almeno di sapere chi sono i responsabili di un simile disastro, chi è che può decidere di scommesse arrischiate che valgono più di un’intera Legge Finanziaria. Ma, ovviamente, nulla di tutto ciò è all’orizzonte. La responsabilità politica, a volte chiamata in causa anche per questioni davvero piccole, in questo caso sembra non esistere. Nell’omertà assoluta del governo e del ministero interessato, si lascia comunque intendere che la scelta di ricorrere ai derivati sarebbe stata presa soltanto a livello “tecnico” e non politico. Che qualcuno possa davvero credere ad una simile panzana è un altro discorso, ma questa è la tesi ufficiale.
Sta di fatto che, nel febbraio scorso, è stata Maria Cannata (responsabile della gestione del debito presso il MEF) a riferire sulla questione alla Camera dei deputati. Cannata, e non Padoan o Renzi come sembrerebbe naturale a qualsiasi cittadino, altro non fosse che per l’ingente mole di derivati posseduti dal Tesoro, quantificata dalla Cannata stessa in 163 miliardi di euro.

Ecco cosa ha scritto in proposito Claudio Gatti: «Il MEF ci ha spiegato che i gestori del debito pubblico rispondono “al direttore generale o al ministro”. Da quando si è firmato l’accordo-quadro con Morgan Stanley a oggi in quei posti si sono succeduti nomi eccellenti – Mario Draghi, Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Giulio Tremonti, Tommaso Padoa Schioppa – ma non risulta che nessuno di loro si sia mai fatto carico delle scelte tecniche fatte nella gestione del debito. Risultato: quei 42 miliardi di potenziali perdite non hanno un singolo responsabile politico». E poi si ha il coraggio di parlare di trasparenza… E di democrazia…

In ogni caso, al di là dei nomi, quel che appare grave e significativo è che la perdita della sovranità monetaria costringe di fatto gli Stati alle più spericolate manovre di ingegneria finanziaria. Di più: li costringe a prostrarsi e a mettersi nelle mani dei pescecani della finanza mondiale.

Qual è il volto dei biscazzieri?

Ma chi sono costoro? Su questo punto il Sole fa soltanto il nome di Morgan Stanley, e di certo non verranno dal MEF notizie utili a riguardo. Quel che sappiamo è chi forma, oltre alla banca già citata, il quintetto di testa dei maggiori speculatori sui derivati. Si tratta di JP Morgan, Citigroup, Goldman Sachs e Bank of America.

Se Gatti non fa nomi, la chiusura del suo articolo ci fornisce però un’interessante descrizione dei soggetti fisici impegnati nelle trattative con lo Stato. E lo fa iniziando con la citazione di un avvocato – Roberto Ulissi – già responsabile della Direzione IV del Tesoro: «Ma le risorse erano limitate e quando ci si presentava a negoziare in due o tre, dall’altra parte del tavolo si trovavano dieci banchieri assistiti da altrettanti studi legali. E noi eravamo sempre gli stessi a trattare dalla mattina alla notte inoltrata, mentre loro si alternavano mettendo sempre in campo forze fresche”. Inutile dire quanto significativo fosse lo squilibrio nei compensi di chi sedeva attorno al tavolo delle trattative. Da una parte banchieri con bonus che aumentavano a suon di milioni per ogni punto di margine di profitto aggiuntivo strappato, dall’altra funzionari dello stato con stipendi fissi e calmierati». Insomma, al netto del piagnisteo sui “poveri” dirigenti ministeriali, il quadro è chiaro: da un parte c’è il biscazziere, colui che conduce il gioco, con la quasi assoluta certezza di fare il colpo grosso, dall’altro una politica dello stato demandata a funzionari nel migliore dei casi demotivati, nel peggiore complici e/o corrotti.

Conclusioni

In conclusione questa vicenda ci conferma tre cose.

In primo luogo essa ci parla delle catastrofiche conseguenze della perdita della sovranità monetaria. Uno Stato con moneta sovrana, e dotato di una Banca centrale con compiti di acquirente di ultima istanza dei titoli del debito, fissa lui stesso i tassi di interesse. Altro che scommetterci sopra!

In secondo luogo, ne esce confermata l’insostenibilità di un debito troppo elevato, tanto più se soggetto alle tremende pressioni dei mercati finanziari. Certo, è chiaro come nello specifico i gestori del debito abbiano operato in maniera improvvida e dilettantesca, se non addirittura losca ed asservita ad interessi ben diversi di quelli dello Stato. E, tuttavia, anche questa vicenda ci dimostra la necessità di uscire dalla schiavitù del debito, non solo riconquistando la sovranità monetaria, ma anche cancellandone una parte cospicua, ad iniziare da quella detenuta da banche, fondi di investimento ed assicurazioni estere. Costoro ci hanno già guadagnato fin troppo, e non sarà mai troppo presto quando si porrà fine alla loro speculazione.

In terzo luogo risulta ben chiara la seguente equazione: mancanza di sovranità + schiavitù del debito = morte della democrazia. E’ questa l’equazione degli ultimi anni della storia nazionale, è questa la fotografia del renzismo. E’ questo l’orrido futuro da contrastare con la lotta e l’organizzazione di un movimento politico cosciente ed all’altezza della situazione.

Non è troppo tardi per impedire la catastrofe. Ma il tempo stringe ed è questo il tempo dell’azione.

Leonardo Mazzei

Fonte: http://sollevazione.blogspot.it

Link: http://sollevazione.blogspot.it/2015/04/di-leonardo-mazzei.html

26.04.2015

Pubblicato da Davide

  • Gil_Grissom

    Tutto ineccepibile cio’ che scritto in questo articolo, e’ necessario pero’ ricordare una cosa importantissima: la perdita della sovranita’ monetaria, una delle due condizioni citate dall’articolista per la morte della democrazia, e’ sostanzialmente avvenuta in Italia negli ultimi anni, ma il problema del nostro debito pubblico ormai fuori controllo ha radici molto lontane e in questo ben poche colpe si possono imputare ai pur pessimi governi Berlusconi, Prodi, Monti, Letta e Renzi:questa gigantesca voragine ha il suo maggior responsabile nella democrazia cristiana, votata dagli italiani per molti anni quasi solo per il terrore dei comunisti trinariciuti, che ha dispensato follemente pensioni di invalidita’, sussidi, prebende, indennita’, baby pensioni, tangenti e pessima amministrazione a pioggia in cambio di voti. E di questo non possono che fare il mea culpa tutti gli italiani che incoscientemente l’hanno votata per tantissimi anni e che per tantissimi anni ancora l’avrebbero votata se il guitto molisano non fosse intervenuto assieme alle "toghe rosse" milanesi a spazzarla via con le sue inchieste.

  • mago

     Tremonti…Monti…Padoan…Varoufakis confronto a questi è un gigante….

  • Oxymen

    Ma senti questo! Non l’hai ancora capito che tutta la questione miani pulite è stata teleguidata dagli USA e dal Pentagono in particolare per mettere fuori gioco Craxi che con Sigonella aveva fatto fare una brutta figura ai marines? Cosa c’entrano adesso i democristiani e le loro ben note pratiche del voto di scambio?
    E comunque adesso è cambiato tutto: al grido di "non moriremo democristiani" gli italiani, guidati da Renzi, stanno finalmente facendo piazza pulita di tutti i malanni sociali, ma che appartengono irrimediabilmente al passato.
    Viva il casinò finanziario! Viva Renzi! Viva le banche!

  • clack

    Gil, cio’ cui fai riferimento quale causa del debito e’ come le caramelle rubate da un bambino rispetto alla rapina in banca rappresentata dal divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, che nel giro di 12 anni ha fatto piu’ che raddoppiare il rapporto tra PIL e debito pubblico. Il debito pubblico nel 1982 era al 57,4% del PIL. 12 anni dopo era oltre il 120% di un PIL che nel frattempo era fortemente aumentato.
    Il divorzio ha comportato che la BdI non fosse piu’ prestatore di ultima istanza, ovvero obbligata ad acquistare i certificati di credito dello Stato invenduti nelle aste. Questo ha permesso alla speculazione di chiedere allo Stato una remunerazione dei capitali che investiva molto maggiore, proprio perche’ venuto meno il ruolo di calmiere della BdI.
    il divorzio ebbe luogo a seguito di uno scambio di lettere tra Andreatta e Ciampi e mai sottoposto al Parlamento. All’epoca costoro giustificarono il provvedimento e l’anomalia delle sue modalita’ di attivazione, con l’assoluta necessita’ di contenere il debito pubblico, togliendo alla politica la possibilita’ di fare altra spesa a deficit, che poi e’ lo strumento con cui lo Stato persegue i suoi fini di gestione della cosa pubblica e dei servizi sociali, nonche’ di un benessere ragionevolmente condiviso. Concetto Keynesiano che venne sostituito da quello dell’avanzo primario, ovvero lo Stato tassa piu’ di quello che spende, secondo un concetto aziendalista e macroeconomicamente delirante e dalla precisa connotazione ideologica, da cui deriva l’impoverimento della popolazione, il crollo del sistena industriale e della democrazia, sostituita da una sola legge: quella del profitto.
    Si calcola che dal 1992 a oggi, periodo in cui governi sedicenti di sinistra hanno governato per la maggioranza del tempo, l’avanzo primario complessivo sia stato di circa 650 miliardi di euro.
    Soldi sottratti alla circolazione, al benessere della popolazione e allo sviluppo del paese, per andare a ingrassare le mafie dell’alta finanza che proprio in quei governi avevano e hanno lo strumento di attuazione per le politiche economiche piu’ convenienti per i loro affari. Tali da far si che del totale del debito pubblico italiano oltre il 70% sia fatto di interessi.
    Abbiamo idea di come sarebbe stata diversa la storia del paese se quelle centinaia di miliardi di euro fossero rimaste nelle disponibilita’ dei legittimi possessori?

  • clack

    Piuttosto c’è da chiedersi per quale motivo la Confindustria sollevi il problema solo ora. Quando invece è ben noto da anni.

    Credo che abbia a che fare con il fatto che ritenendo ormai ottenuti i vantaggi connessi con la moneta unica, come abbattimento dei salari, delle tutele sul posto di lavoro e delle capacità rivendicative delle classi subalterne, ora si preoccupa del fatto che l’acqua che stiamo imbarcando da decenni sta ormai invadendo i piani superiori, andando a intaccare gli interessi dei suoi reggitori in proporzioni maggiori di quelle che costoro hanno preventivato come accettabili per l’ottenimento dei loro obiettivi, che poi sono quelli summenzionati.
    Che poi è la medesima politica osservata da Bagnai e dal resto degli economisti "tanto di sinistra", che guardacaso hanno atteso che gli effetti della moneta unica e delle politiche economiche liberiste supply side, cioè che tengono conto unicamente delle necessità dell’offerta, materializzaassero i loro effetti al punto di essere irreversibili, prima di decidersi a denunciarne la dannosità e la connotazione ideologica, con la veemenza che ben conosciamo.
    E dunque in base a tutto questo capiamo di quali interessi si trovano a prendere le parti.  
  • sfruc

    Articolo inappuntabile, conclusioni ineccepibili.

    Gil_Grissom: ti invito a leggere questo documentatissimo articolo
    per comprendere che l’origine del debito pubblico ipertrofico non risiede nei (pur innegabili e odiosi) "sprechi" bensì proprio nella perdita di sovranità monetaria, realizzata un ventennio prima del catastrofico suggello dell’Euro con il golpe Ciampi-Andreatta dal 1981, ossia il cosiddetto divorzio Tesoro-Bankitalia – realizzato peraltro (e qui è il golpe) con una semplice "letterina" scritta da Andreatta a Ciampi e non già con una doverosa discussione pubblica e una legge dello Stato.
    Grazie al divorzio golpista, Bankitalia perdeva la funzione di compratore di ultima istanza dei titoli pubblici e quindi il relativo tasso d’interesse non poteva più essere stabilito a priori dal Tesoro ma doveva essere soggetto ai voraci ricatti del cosiddetto "mercato", ossia alle manovre delle grandi élite finanziarie che tale "mercato" controllano.
    L’articolo sopra citato lo dimostra in modo inequivoco.
    Poi, certo, la corruzione e l’inefficienza clientelari hanno aggravato i fatti ma esse – è bene chiarirlo una volta per tutte – non costituiscono l’origine del problema né la sua causa fondamentale. Esse, inoltre, non sono "accidentali" bensì ORGANICHE al progetto di travaso delle risorse pubbliche (e di quelle del "parco buoi", ossia il popolo) in favore delle menzionate élite. 
    Un ceto politico-amministrativo che – a parte i suoi vertici dichiaratamente collusi con tale progetto – è composto per lo più da rubagalline alla Batman-Fiorito serve a guadagnarsi la loro assoluta obbedienza (sulle questioni vitali per il progetto) in virtù tanto della pochezza e meschinità di tali esponenti – che si vendono per un piatto di lenticchie e non sono, di norma, aquile – quanto della loro ovvia e conseguente ricattabilità. 
    Tali miseri figuri sono inoltre una riserva di gente da buttare eventualmente in pasto al tritacarne mediatico, in qualità di perfetti capri espiatori, quando serve distogliere l’attenzione dai VERI problemi (la sovranità, la struttura del sistema bancario etc.) facendo montare l’indignazione collettiva contro il meschino "corrotto di turno" e sviandola così dalla rapina di fondo.
    Casta-corruzione-clientelismo-brutti-cattivi è certamente un problema, ma non è il problema di fondo. E’ un corollario del problema di fondo. Nonché uno schermo per celarlo. Va combattuta, ma prima di tutto affrontando e risolvendo il problema di fondo – quello esposto in sintesi delle tre conclusioni dell’articolo
  • Aloisio

    maledetti farabutti! spero che coloro che sono responsabili abbiano ciò che si meritano, in questo mondo.

  • Hamelin

    Un Vitalizio ?

  • Hamelin

    Ormai è tardi hanno vinto loro .
    I Danni che hanno fatto sono soprattutto mediatici .
    La gente che si informa e conosce lo stato disastroso dell’economia Italiana ed il suo prossimo Default è una netta minoranza .

    Per la maggioranza delle persone va tutto bene e Renzi è un Salvatore della Patria , Santo Subito …

    In questo paese le cose finiranno molto male …

  • ROE
    "In questo paese le cose finiranno molto male …" Non solo in questo Paese: l’impero del caos riguarda tutto il pianeta e non è l’impero di uno stato o di un governo ma di chi controlla il denaro, la finanza, il sistema bancario.

     

  • RenatoT

    Io dichiarerei criminali quelli che hanno firmato e annullerei i contratti che sono solo truffe.

  • fuffolo

    E’ strano proprio questo che i contratti swap a volte sono stati giudicati penalmente truffe se il privato ha provveduto a denunciare la banca che gli ha rifilato il pacco.  Sostanzialmente perchè il meccanismo è costruiti in moda tale da assicurare risultati favorevoli solo per la banca mentre il privato non prende mai un soldo.

    Nel caso dello stato italiano nessuno se la prende con chi ha predisposto il meccanismo (algoritmo) con cui calcolare chi e quanto deve pagare, guarda caso sempre e solo la parte pubblica.  Che poi viene a raccontare che praticamente non  aveva capito cosa firmava.
  • Rosanna

    Bella analisi clack,
    sei uno dei pochi che ha messo a fuoco il vero problema del debito e le vere cause della crisi, per di più mi sembra tu non ti sia lasciato suggestionare dalle facoltà istrioniche del "grande maestro" Bagnai, come è successo invece a tanti altri, ma del resto ad ognuno il proprio privilegio interpretativo.

    Strano poi che qualche follower non sia intervenuto,  del resto è successa anche a me una storia simile alla tua, perché il "maestro" non accetta smentite.

  • Gil_Grissom

    Scusa ma non hai proprio afferrato il senso del mio commento, rileggilo senza tenere vicino la bottiglia di barbera.

  • Gil_Grissom

    Grazie, noto che siamo spesso concordi, del resto credo alla camera votiamo per lo stesso partito. Leggo sempre con piacere i tuoi post, l’importante e’ essere contro questa Europa e contro questo governo, il resto sono quisquilie….

  • Gil_Grissom

    Guarda che io sono perfattamente concorde, resta il fatto che la meta’ del nostro debito pubblico e’ stato creato dalla dc, l’altra meta’ dalle politiche assurde da te sottolineate, ma e’ importante ricordare che il rivolo che e’ diventato un fiume in piena e’ cominciato nel primo dopoguerra.

  • Gil_Grissom

    Verissimo, ma quando avvenne il divorzio da lei citato il debito pubblico italiano era gia’ a circa il 60 per cento e di questo e’ respopnsabile unicamente la democrazia cristiana: tutto cio’ che e’ avvenuto dal 1981 in poi e’ frutto invece di cio’ che tu dici.

  • yago

    E se si fossero comprati i negoziatori? Scommettere con i soldi degli altri e non rischiare nulla di proprio è una grande tentazione  e non è certo strano che da noi si antepongano gli interessi personali a quelli collettivi.