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LO SCANDALO…LO SCANDALO

DI HS

comedonchisciotte.org

Il supermanager della multinazionale o della grande impresa, l’imprenditore al top, il monarca “assoluto”, il politico “tangentaro”, la star della musica rock, il divo della televisione o del cinema, l’asso del manubrio o del volante, ecc… Si direbbe che non manca più nessuno e che anche i due liocorni non mancano mai…

Ma è ormai chiaro all’osservatore più attento che siamo all’ennesima riedizione di un film già visto per reiterare una storia che si ripete all’infinito per essere ogni volta obliata convenientemente. La cosiddetta “lista Falciani” è una vecchia storia che risalirebbe addirittura a quasi dieci anni fa, mentre, nel frattempo i riflettori sono stati puntati sul ridente Lussemburgo ove vengono incessantemente approntati e creati i più astrusi ed efficaci marchingegni per la frode fiscale…

Evasione fiscale, ma anche riciclaggio delle tangenti pretese od offerte e regnanti, governanti e politicanti compiacenti, l’allestimento di ingegnosi strumenti per occultare i profitti in “nero” e per creare fondi altrettanto neri e, dulcis in fundo, la compiacente lavanderia per ripulire i capitali di una criminalità organizzata internazionale – mafiosa e non – che, ogni anno, riesce a incamerare profitti spaventosi con ogni genere di losco traffico.

Se proprio si vuole sapere, ormai non ci interessano più i nomi buoni per tranquillizzare un’opinione pubblica internazionale smarrita ma anche nevrotizzata dall’ondata di retorica e dichiarazioni che contraddicono la realtà dei semplici e nudi fatti. Non sono problemi che riguardano una manciata di ricconi che, perdendo di vista la realtà, si sono lasciati conquistare dal successo e dal lusso da remunerare e alimentare sempre e comunque, a discapito della collettività. Invece par proprio che la frode e l’evasione fiscale – accanto alle astuzie di grandi istituti finanziari e delle multinazionali, all’ìngordigia di “pupazzetti” politici buoni a vendersi al miglior offerente e all’occulto reddito prodotto da boss mafiosi più quotati di questo mondo – costituisca un simpatico e proficuo costume ai livelli alti e altissimi della scala sociale.

Lo scandalo è… il vero scandalo, perchè impedisce di assumere una visione sistemica del fenomeno, un approccio globale e, al tempo stesso, mirato di un processo che oramai è decennale ed è proprio questo quel che vogliono i nipotini e gli estimatori dei Rockefeller, dei Rothschild, dei Ford, dei Soros, dei Gates, dei Murdoch o dei Bush, per citare qualche illustre dinastia della “supeclasse dei supericchi”.

Non vi hanno detto apertamente che una guerra è stata combattuta – naturalmente non con mezzi militari, ma, soprattutto, con strumenti finanziari, psicologici, teconologici, culturali e mediatici – contro gli altri, la gente comune, gli indifesi, i disarmati, gli umili, i poveri, i meserabili, ecc… Non vi hanno detto apertamente che la famosa Caduta del Muro ha cancellato progressivamente le conquista sul piano del welfare, della politica sociale, sanitaria, dell’istruzione universalista, ecc… E’ tuttavia, ovvio che la grande vittoria della “superclasse dei supericchi” – e di quei ricchi che vi si riconoscono senza se e senza ma – ha comportata la denigrazione, la demonizzazione e la criminalizzazone dello Stato “dirigista” o, comunque, interventista sul piano economico, finanziario e , quindi, sociale. Lo stato – e quindi ogni partito – di tinte anche solo socialdemocratiche è stato tranquillamente e sbrigativamente bollato come “tirannico” e “antidemocratico, reo di imporre una spesa pubblica eccessiva e troppe tasse deprimendo così la libera iniziativa dell’impresa privata.

Così l'”anarcocapitalismo” alla Nozick ha fatto scuola e tendenza e così vai con lo smantellamento del welfare, con le privatizzazioni selvagge di ogni risorsa strategica, con le liberalizzazioni dei mercati finanziari, con quella deregulation che, dopotutto, significa disapplicazione delle norme e della legislazione in materia finanziaria, economica e fiscale.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: un trasferimento imponente di reddito e di risorse dalle classi e dai ceti sociali medio – bassi a quelli alti e altissimi, una sostanziale “tolleranza” verso i fenomeni della grande evasione, elusione e frode fiscale con conseguente proliferazione di compiacenti “paradisi fiscali” – oltre alla Svizzera e al Lussemburgo (do you remember Juncker ?), le isole Cayman, Hong Kong, San Marino, Montecarlo, ecc… – e, alfine, un’imbarazzante decrescita ed erosione del reddito… Ciononostante non si può affermare recisamente che l’architettura neoliberista si sia rivelata un fallimento semplicemente perchè non ha voluto realizzare nessun progetto di riforma sociale che si rispetti e non ha preteso di congegnare le soluzioni più adatte a eliminare le eccessive iniquità e disuguaglianze sociali e di reddito, ma solo perpetuare la concentrazione del capitale e della ricchezza nelle mani di un numero ristretto di persone e di famiglie.

Pensateci bene e pensateci adesso che la Crisi ha ormai avvolto le nostre vite nella quotidianità tutto diventa più chiaro e cristallino e si può afferrare il senso delle parole della premer Margaret Thatcher quando disse “There is no alternative…”. Meglio conosciuto come l’acronimo TINA, ovvero, per quanto ne possiate parlar male, non c’è alternativa possibile e, quindi, chi non si adatta è destinato a venire espulso dal sistema del libero mercato e dall’universo dell’occidente neoliberista. Altrettanto significativamente l’energica Iron Lady è stata adottata dai più o meno sedicenti “democratici” di tutto il mondo come campionessa dell’ultraliberismo e del conservatorismo sociale che ha sconfitto meritoriamente i sovietici e i socialcomunisti di ogni latitudine, in tandem e in stretta sinergia con il modesto attore hollywoodiano Reagan e con quel pontefice polacco sempre pronto a dare un aiuto ai suoi devoti concittadini, ma anche a voltare le spalle di fronte alle nefandezze ben peggiori che si stavano compiendo in America Latina – El Salvador, Nicaragua, Grenada, ecc… -.

E pensare che il Presidente repubblicano Ronnie, questo gran campione della riduzione della spesa pubblica e della defiscalizzazione degli introiti degli americani con un certo tenere di vita, dispose un aumento vertiginoso delle spese militari in un periodo in cui, fra l’altro, la Guerra Fredda si stava rapidamente esaurendo per l’implosione dell’URSS. E una legge dell’economia che bisognerebbe tenere ben presente è che ad una riduzione delle spese per il Welfare corrrisponde un aumento sostanzioso di risorse da destinare al Warfare e, sul fronte interno, all’apparato preposto alla preservazione e al mantenimento dell’ordine pubblico – e, quindi, anche sociale – sul modello della Zero Tolerance così efficacemente sperimentata dal sindaco italoamericano di New York Rudolph Giuliani.

Se la neoconservative britannica Thatcher e il repubblicano statunitense Reagan contribuirono a popolarizzare e a diffondere le dottrine e le pratiche neoliberiste anche al di fuori dai confini dei loro paesi, il processo era già avviato da parecchi anni…

Per fortuna che c’è sempre stato chi si è preoccupato per le sorti dell’umanità e la famiglia Rockefeller e i più stimati e facoltosi membri della comunità d’affari occidentale – estesa oltre che agli USA e all’Europa occidentale, al Giappone – hanno ingaggiato un cospicuo numero di esperti, di “cervelloni” provenienti dal mondo accademico, dalla cultura e dal giornalismo, per spiegare e convincere l’opinione pubblica dei rispettivi paesi che la democrazia si stava “sovraccaricando” e, quindi, occorreva influenzare il comune cittadino attraverso un accorto utilizzo dei mass media. Nei fatti a lorsignori non interesseva che i loro concittadini maturassero una coscienza politica e sociale dei problemi piena e informata, ma, al contrario, che rimanessero degli apatici consumatori di prodotti superflui. Pubblico inerte, al limite in cerca dei quindici minuti di successo e fama… La famigerata – o come la volete reputare – “Trilaterale” nasce nel 1973 ad impulso di personaggi come Henry Kissinger – già Segretario di Stato e Consigliere per la Sicurezza Nazionale delle amministrazioni dei repubblicani Nixon e Ford – e Zbigniew Brzezinki – Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’amministrazione del democratico Carter in affiancamento a un altro “trilateralista”, il Segretario di Stato Cyrus Vance -.

In quello stesso periodo se David Rockefeller era particolarmente occupato ad animare il think tank neoliberista, il fratellino Nelson era stato nominato vicepresidente da Gerald Ford e presiedeva una Commissione che avrebbe dovuto investigare sulle atrocità e illegalità commesse dalla CIA. Molto più probabilmente il vero problema era quello di far passare la buriana, e rilanciare l’immagine un tantino compremessa dell’Agenzia tagliando i rami secchi. In quegli stessi anni un altro formidabile rampollo di famiglia che rispondeva al nome di George Herbert Bush ricopriva la carica di direttore dell’Agenzia in attesa di fare il grande passo prima come vero e proprio “presidente ombra” degli States come vice di Reagan e poi ricoprende la più alta carica dal 1988 al 1992. Il suo nome verrà sfiorato neanche troppo tangenzialmente da “scandali” gravissimi come l’October Surprise, l’Irangate o Iran – contras o l’Iraqgate per tacere degli accostamenti alla P2 di Licio Gelli.

Al contempo i ferrei “anticomunisti” Kissinger e Brzezinski, maestri nell’utilizzo degli strumenti della diplomazia parallela, della politica clandestina e dell’attività occulta dei servizi segreti – si dedicarono alla partecipazione alle iniziative di un altro think tank dalle tinte più “virili”, belliciste e radicali, quel CSIS o Center for Strategic and International Studies di Georgetown, un punto di raccolta delle più fervide e instancabili menti partorite dal neoconservatorismo statunitense e dalle ali più oltranziste della politica repubblicana, anche se non mancavano e non mancano i “democratici di destra”. Non solo esperti e studiosi di politica internazionale e di sicurezza, ma anche i vertici del Dipartimento di Stato, della CIA, dei servizi segreti del Pentagono, del comando militare della NATO. Una sorta di braccio “armato della “Trilaterale” ? Forse… Ma è comunque certo che questo “serbatoio di cervelli” era animato da alcune delle più illustri e brillanti personalità della “Trilaterale” e del Bilderberg – come i più volte citati Kissinger e Brzezinski, due grandi architetti della politica militare ed estera statunitense -. Facciamo qualche nome per rendere l’idea della rilevanza di questo “team” di espertoni…

All’epoca forse spiccava l’ammiraglio Alexander Haig, massone – ma è un dettaglio che accomuna la quasi totalità dei personaggi in questione, essendo un attestato di prestigio e potere soprattutto all’interno delle società anglosassoni ma non solo -, comandante militare della NATO dal 1974 al 1979, già assistente di Kissinger nelle amministrazioni Nixon e, in futuro, Segretario di Stato per l’amministrazione Reagan. Non dimentichiamoci, tuttavia, soprattutto di William Colby, direttore della CIA durante il golpe militare in Cile e già capo stazione dell’Agenzia a Roma; di Ray Cline, già vicedirettore della CIA e direttore dei servizi informativi del Dipartimento di Stato; e di Claire Booth Luce, moglie del potente editore americano e anticomunista viscerale, ambasciatrice in Italia durante gli anni Cinquanta, i più caldi della “Guerra Fredda”. Non mancano altri volti noti al pubblico italiano come i “politologi” ed esperti di geopolitica e di “affari italiani” Edward Luttwak e Michael Ledeen. Il primo, ancor giovane, aveva scritto un manuale per le tecniche del colpo di stato che, secondo attenti osservatori, richiamava il Piano di Rinascita Democratica della P2, mentre il secondo avrebbe partecipato alle famose riunioni dei Comitati di Crisi – almeno secondo alcune fonti – durante il periodo del sequestro Moro. Come è noto il Viminale e non solo, a quell’epoca pullulava di elementi piduisti.
E’ curioso come, nel curriculum di molte illustri personalità statunitensi, faccia capolino l’Italia con i suoi problemi e le sue spinte elettorali troppo sbilanciate a sinistra…

Tutto fa pensare come in questa grande storia rientrassero la “strategia della tensione” e i cosiddetti “misteri d’Italia”. Sarà lo stesso Colby ad ammettere come il Belpaese avesse funzionato da grande laboratorio per la sperimentazione e la messa punto delle operazioni speciali dei servizi segreti. Appunto guerra non convenzionale o non ortodossa, paramilitare, politica, psicologica, economica, propagandistica, culturale e mediatica… Il tutto finalizzato soprattutto ad orienare la pubblica opinione che, nel nostro caso, deve accettare il paradossale ordine imposto dall’ideologia neoliberista e neoconservatrice e dai dogmi del libero mercato.

Nei primi anni Settanta il debito pubblico statunitense era alle stelle, imperversava ancora la questione della guerra del Vietnam e si stava attraversando una congiuntura economica negativa a causa soprattutto dell’embargo petrolifero deciso dall’OPEC e dal paesi arabi durante la guerra del Kippur (1973), E’ durante questa congiuntura che Rockefeller e i soci petrolieri, dell’alta finanza e delle multinazionali decidono di muoversi e dotarsi di un’agile strumento per produrre la svolta desiderata.

In quello stesso periodo l’amministrazione Nixon dichiarerà la fine della convertibilità del dollaro in oro, mentre la liberalizzazione dei mercati monetari – e la fine dei cambi fissi – provocherà un aumento vertiginoso delle speculazioni e dei redditi acquisiti attraverso le rendite finanziarie. Alla richiesta di comprimere gli spazi di agibilità e di partecipazione politica con il sapiente e accorto uso di televisioni e giornali si accompagna l’attuazione del progetto di smantellamento e dissoluzione del welfare state socialdemocratico, assimilato a un prodotto dell’eccesso di richieste e istanze provenienti dal “basso”, L’economia ha esaurito la sua spinta espansiva dopo vent’anni di “vacche grasse” e i “super ricchi” non sono più disposti a sostenere i costi dello stato sociale. Questo è il contesto in cui matura la nuova fase di egemonia neoliberista e di espansione globale dei mercati…

Il programma “trilateralista” – o, comunque, le istanze dettate dal mondo del “business” – viene compendiato nel celebre documento “Crisis of Democracy” (1975) del quale qualcuno ha rilevato somiglianze con il famigerato Piano piduista, soprattutto per quel che riguardava il ruolo dei mass media, dei giornali e dell’emittenza privata. Fra gli autori è d’obbligo segnalare quel Samuel P Huntington che, anni dopo, avrebbe pubblicato “The clash of civilization” (1995), un testo che legittimava il nuovo corso bellico nei confronti dei paesi arabi e musulmani. Caduto definitivamente il Muro di Berlino, conclusasi vittoriosamente la “Guerra Fredda” occorreva costruire un nuovo nemico a beneficio del complesso militare – industriale e per riaffermare il consueto imperialismo. E’ sempre tempo per i buoni, anzi ottimi affari…

Naturalmente lo scrivente non ha la presunzione di poter descrivere e analizzare le dinamiche e le relazioni causali dell’attuale Crisi, ma di sottolineare come occorra un approccio sistemico, globale e storico per poter affrontare i problemi di questa nostra civiltà in balia di un singolare Leviatano come, acutamente, ebbe a scrivere il già citato politologo del CSIS Luttwak coniando il termine “turbocapitalismo”. L’attuale velocità delle transazioni finanziarie ha evidentemente implementato pure le occasioni e le opportunità per sottrarre ulteriori risorse alla collettività…

Lasciate lo scandalo allo scandalo, perchè si perderà nell’aria e scoppietà come una bolla di sapone e riscopriamo la dimensione sociale e il senso della dignità umana che non può essere reificata, monetarizzata e mercificata.

Occorre opporre al paradigma neoliberista – gravido di individualismo, materialismo e cinismo, quindi di una quasi totale mancanza di valori – altri paradigmi culturali, politici ed economici…

Soprattutto… liberiamoci dall’illusione che chi ha sempre abbracciato il paradigma egemone possa contribuire a sostituirlo o modificarlo in maniera essenziale e sostanziale…

Questo è il grande rebus del tempo odierno e la scommessa dolorosa che ci trascineremo per anni…

Saluti

HS

Fonte: www.comedonchisciotte.org

14.02.2015

Pubblicato da Davide

  • adriano_53

    il grande rebus del tempo odierno è come liberarsi, prima, durante e dopo, da chi ha sempre abbracciato il paradigma egemone.

  • Franky-Unque

    Già, ma se è vero che al cambio di paradigma (teoria) bisogna affiancare una prassi e se, come sosteneva L€nin, la prassi inizialmente non può che essere cl@ndestina e svolta da un’avanguardia organizzata, la grossa questione di oggi è  capire se la tecnologia e i sistemi di sicurezz@ lasciano ancora dei minimi varchi per l’azione cl@ndestina. Se la risposta è negativa, penso che non ci resti altro da fare che seguire il consiglio della Iron Lady.