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LO RIFAREI MILLE VOLTE.LA BANALITA' DEL TORTURATORE AUTORIZZATO

DI DANTE BARTOLINI

contropiano.org

Un universo in un solo tweet. E’ difficile trovare un concentrato così illuminante sulla “cultura” che pervade le forze di polizia di questo paese – tutte le polizie, nessuna esclusa – dall’ultima recluta al capo assoluto.

Bisogna dunque ammettere che Fabio Tortosa (nella foto, ndr), l’agente che ha rivendicato con quelle parole “l’opera” compiuta alla Diaz, è un vero talento della comunicazione. Peccato che quel che c’è da comunicare sia orrore puro. E forse c’è un legame stretto tra la pochezza della “cultura” sottostante e la sinteticità del messaggio.

Il tentativo di limitare le conseguenze, affidando al sindacatino Consap il compito di diffondere l’autodifesa – è assolutamente in linea. «Le mie parole su Facebook sono state travisate», esattamente come si vede fare a tutti i politici colti in flagrante per una battuta infame o un’intercettazione imbarazzante.

Così come lo è la chiamata di correo per tutta la struttura gerarchica della polizia e la classe politica – tutti, nessuno escluso – che ha governato il paese dal dopoguerra ad oggi: «il VII nucleo a Genova nell’irruzione alla scuola Diaz ha rispettato tutte le norme, le leggi e le prassi. Quella dell’irruzione alla scuola Diaz rimarrà una pagina nera per questo Paese ma chi c’era sa che è venuta fuori solo una parte della verità. Crediamo che questa voglia di verità debba albergare anche nelle alte sfere, non solo in me, nei miei colleghi che erano con me e nelle vittime, alle quali va tutta la mia solidarietà».

C’è infatti la rivendicazione della legalità della tortura in queso paese (“l’irruzione alla scuola Diaz ha rispettato tutte le norme, le leggi e le prassi”), praticata nella piena consapevolezza che la struttura gerarchica e la politica difenderanno gli uomini eventualmente denunciati per un “eccesso di rispetto di norme, leggi e prassi”.

Si potrebbe obiettare che non esiste nessuna legge che ammetta la tortura, così come manca quella che la definisce reato. Ma quasi in nessun luogo e tempo della storia recente c’è una legislazione positiva della tortura. Dovunque è semmai prassi comune, come rivendica Tortosa, affidata alla fantasia creatrice dei singoli o alla codificazione specialistica di gruppi professionali creati ad hoc. Una legalità di fatto, non di diritto, ma legalità. L’esercito israeliano, per esempio, qualifica pudicamente i medici inseriti nelle squadre di torturatori come addetti alla fitness for interrogation.

Non male neanche l’accenno alla “verità che non è venuta fuori”, che strizza l’occhio ai dietrologi che campano – economicamente parlando – sulla creazione di misteri. Sorvoliamo sulla “solidarietà alle vittime”, consigliata probabilmente dall’avvocato o dal sindacato, perché il resto del post Facebook di Tortosa va al di là di ogni commento.

«Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò». Non serve essere dei giuristi professionisti per vedere che in questo poliziotto non esiste alcuna idea di far parte di un corpo dello Stato, vincolato dalla legge nell’esercizio di una funzione “terza” rispetto al conflitto sociale e politico. Il signor Tortosa dice apertamente di sentirsi “parte” del conflitto politico, apertamente contrapposto a quanti esercitavano il diritto di manifestare e – nel momento in cui stavano dormendo all’interno della Diaz – neanche imputabili di aver fatto alcunché di illegale. Per lui i manifestanti sono il nemico, che lui e i suoi colleghi si prendono volontariamente il compito di punire, realizzando quell’obiettivo che “i capi” e “la politica” pretendono ma senza poterlo ammettere, per motivi che al poliziotto semplice sfuggono.

Ancor peggio andrà quando la Corte di giustizia europea si occuperà della tortura nella caserma di Bolzaneto, perché lì i manifestanti erano tecnicamente in stato di fermo, quindi affidati “in custodia” agli agenti di polizia penitenziaria. A Bolzaneto, insomma, la tortura sarebbe contestabile persino secondo il pessimo disegno di legge in (frettolosa) discussione in Parlamento, resuscitato improvvisamente dopo la condanna europea.

Ma come è possibile che le polizie italiane siano così fortemente imprintate dall’ideologia fascista? Non è difficile capirlo. Basta ricordare la continuità che si volle stabilire, nel dopoguerra, tra l’apparato statale creato sotto il fascismo e il “nuovo” apparato statale che avrebbe dovuto incorporare, metabolizzare e difendere la Repubblica nata dalla resistenza. Una continuità per alcuni versi obbligata – ogni rivoluzione o liberazione nazionale deve evitare di smarrire competenze costruibili solo in periodi medio-lunghi – ma perversa se riguarda anche gli organi repressivi.

Non c’è nulla di strano, stiamo dicendo, nel mantenere al proprio posto ambasciatori o tecnici dell’agricoltura, esperti di pianificazione industriale o delle tecnolgie più diverse (anche Lenin e i bolscevichi fecero lo stesso). Altro è prendere il capo dei servizi segreti interni fascisti – Guido Leto, inventore e costruttore dell’Ovra – e farlo diventare capo delle scuole di polizia. I “programmi di studio”, fatalmente, ne hanno risentito molto…

Tutto nasce di lì, tutto peggiora col passare del tempo, con le migliaia di casi di “tortura spontanea” nelle caserme e nelle questure o nelle prigioni, sempre coperte dai superiori, sempre benevolmente tollerate da una magistratura non innocente, sempre condannate solo a parole da una classe politica a sua volta sempre più transitoria, ignorante, volgare.

Il signor Tortosa forse ignora tutta la complessità del mondo che ha sinteticamente rappresentato nel suo “commentino”, ma sa perfettamente che il suo modo di pensare è quello che gli hanno insegnato fin dal giorno dell’arruolamento. Una cultura da “mondo di mezzo”, incaricato di spezzare le gambe al “mondo di sotto” per conto del “mondo di sopra”. E che pretende, all’occorrenza, impunità certa. Come è sempre stato. Il suo errore? Scrivere pubblicamente, su un social network, quello che i suoi capi condividono in pieno (basta guardare gli autori dei like) ma sanno di non poter dire in pubblico.

Un vero problema, per una Unione Europea che vorrebbe passare per tempio dei “diritti umani”.

Dante Bartolini

Fonte: http://contropiano.org/

Link: http://contropiano.org/politica/item/30227-lo-rifarei-mille-volte-la-banalita-del-torturatore-autorizzato

15.04.2015

Pubblicato da Davide

  • geopardy

    Ben detto!

  • vendicatorerosso

    gli altri lo pensano ma non lo dicono…

  • Teopratico

    Un piacere leggere quest’articolo, e non era facile distinguersi. Penso che sia assurdo dover rispondere ad un tweet del genere, tanto è provocatorio e anti-democratico (santa democrazia…). Ho il dubbio che sarebbe meglio non riecheggiare certe notizie del main-stream.

  • MespE

    Temo che purtroppo commenti del genere come quello del sig. Tortosa siano effettivamente emblematici e veritieri. Anzi una volta tanto lo "Stato" dice quello che pensa e non mostra l’ipocrisia buonista renziana. Un po’ come fece Cossiga poco prima di morire.

  • Ercole

    Conosco benissimo le pratiche dei servi dello stato  (borghese ) anche noi ci proveremo a cancellarvi dalla storia più  di mille volte è la lotta di classe che ce lo impone .

  • Hamelin

    In linea Generale dal suo punto di vista psicologico lui ha agito come avrebbe reagito la maggior parte degli agenti .

    E’ il tipico caso dell’ "Effetto Lucifero" studiato da Zimbardo nell’Esperimento della prigione di Stanford .

    In determinate condizioni le persone con ruoli sociali decisionali o di potere ( anche minimo ) attuano una deindividuazione .

    In loro perdono la consapevolezza morale ed etica degli atti che compiono conisderandoli mali minori e danno massima attenzione alla riuscita dello scopo del loro gruppo ritenendosi al di sopra degli altri esseri umani .
    Agiscono con la convinzione di compiere azioni collettive che li esulano dal giudizio individuale .

    In fondo la stessa cosa é accaduta ad Abu Ghraib e accade tutt’ora in posti meno famosi ( Somalia ed Eritrea ad esempio o mediamente nella maggior parte delle carceri centrafricane).

  • Tao

    Un agente che ha partecipato all’irruzione vile alla Diaz ha dichiarato: “Lo rifarei subito”. Renzi replica: “Serve chiarezza”.

    Più chiaro di così!

    Natalino Balasso

    Fonte: http://www.facebook.com [www.facebook.com]

    15.04.2015

  • oldhunter

    È indubbio che nell’animo umano – quello di tutti, nessuno
    escluso – alberghino anche la bassezza, il turpe e l’efferato. Sta solo all’uomo
    darsi una legge e scegliere cosa praticare nella propria vita. I più si
    attengono a regole esterne quali la morale comune dell’epoca, l’usanza del
    tempo e del luogo, la religione creduta e seguita. Gli altri sono foglie al
    vento, trascinati da impulsi momentanei, vittime delle proprie pulsioni, anche
    le più basse e vili. Pochissimi si danno autonomamente una legge superiore che
    seguono da forti sino alla morte: sono gli eroi, l’esempio da seguire e che fa la
    Storia.

    Coloro che scelgono –  ovvero sono scelti dalla vita o dalla
    necessità – di diventare un “uomo dell’ordine”, quale il poliziotto o il
    soldato, percepiscono in genere confusamente la necessità di una legge che però
    promana da altri, dallo stato, dal corpo d’appartenenza, e a quella si attengono
    incapaci di vera autonomia e consapevolezza. È tra costoro che lo Stato sceglie
    i propri uomini e ne fa dei servi obbedienti, spesso degli scherani, dei bruti pronti
    a tutto, anche all’omicidio e alla tortura più vile. Povere, deboli vittime a
    loro volta di un Sistema che non sa e forse non può seguire le regole morali
    che ufficialmente detta alla società che vuole guidare.

    È perciò che dobbiamo colpire i loro capi, i Di Gennaro del
    momento, e ancor più su i ministri e le élite che nascostamente pretendono
    guidare il mondo se vogliamo che non esistano più le Diaz, i Guantanamo, gli
    Abu Graib e le innumerevoli ingiustizie note e ignote che offendono l’umanità tutta. E per farlo dobbiamo usare l’unica forza che possediamo: quella di
    tutte le nostre voci unite gridando assieme con tutta la nostra forza e
    pretendendo giustizia. Consci, tuttavia, che ciò non ci esime individualmente
    dal praticare l’unica legge che vince l’ingiustizia: quella dell’amore che si
    esprime in fratellanza e compassione.

  • mago
    La storia insegna che ai torturatori quando il vento cambia la vita si complica un pochino,senza entrare nel merito….
  • HS

    L’Italia, prima monarchica e poi repubblicana, ha una lunga tradizione fatta di cultura e mentalità repressiva che permea e forze dell’ordine e forze militari. Con il ventennio fascista si è raggiunta l’apoteosi, ma poi la Repubblica molto democratica e antifascista ha ugualmente accolto servizi segreti e corpi di polizia e militari modellati e strutturati nel segno della continuità. Si pensi che i servizi segreti del Ministero della Difesa e degli Interni non furono altro che l’esatta versione aggiornata e corretta del SIM e dell’OVRA, stessi ufficiali, stessi dirigenti, stessi uomini… L’attività antifascista era stata riconvertita in anticomunista nel clima della "Guerra Fredda"… Così volevano gli Alleati angloamericani… Così volevano i potentati finanziari ed industriali, i ceti possidenti, il Vaticano, ecc… E i nuovi politici dell’Italia repubblicana e antifascista si sono adeguati al nuovo clima. Da qui la costellazione di episodi di repressione, sevizie, violenza e peggio…

    Al principio degli anni Ottanta qualcosa sembrava muoversi con la riforma la riforma della legge sull’ordine e la sicurezza e la smilitarizzazione della polizia…
    A Genova si capì che il vento era cambiato nuovamente, nel clima della gestione dell’ordine e della sicurezza imposto dalla globalizzazione e dai processi che vi erano connessi.
    Ma per quanto più attrezzati tecnologicamente questo mondo ha bisogno di nuovi e vecchi fascisti o dei drughi in divisa
  • Simec

    è un torturatore, la vergogna di questo  paese di merda, ed è lo specchio della violenza di stato. queste forze dell’ordine fanno solo vergognare.
    Solidarietà alla famiglia Giuliani e a  tutte le vittime di questi terroristi di stato.

  • lucamartinelli

    C’è sempre un aspetto che non viene considerato eppure è molto importante: la divisa attira inconsciamente anche  i disturbati mentali: assassini, grassatori, stupratori e chi più ne ha più ne metta. Gente che muore dalla voglia di esprimere la propria depravazione e che sogna un ambiente di guerra ove spaccare la testa dei bambini col calcio del fucile, stuprare le donne a versare sangue a litri. Purtroppo questa feccia fa parte della biodiversità, non è eliminabile. Il problema è che lo stato non riconosce nelle selezioni queste patologie….o forse si.

  • HS

    Oppure la divisa è un comodo "scudo", una sorta di corazza per coloro che sono drughi nell’anima…

    Se hai presente il romanzo di Burgess e il film di Kubrick..,
  • The_Essay

    Ciao!
    Quel tweet analizzato da un punto di vista intrinseco può dire varia cose:
    a)Ricevuti gli ordini,che ho ricevuto in passato, mi comporterei sempre alla stessa maniera?
    Considerazioni:
    nessuna, perchè esegue degli ordini.Però nel momento in cui dico questa
    cosa su un social network assume un’altra valenza ( dal sociologico, al politico)
    b)Lo rifarei mille volte: perchè si addice alla mia indole?
    Considerazioni:
    in tal caso ci si dovrebbe preoccupare di un elemento simile nelle forze di polizia
    c)Lo rifarei mille volte: perchè oltre ad eseguire gli ordini, si addice alla mia indole
    Considerazioni:
    qua la cosa diventa ancora più preoccupante
    d)Lo rifarei mille volte: affermazione fatta dopo aver sentito il verdetto UE,circa la tortura?
    Considerazioni:
    tale frase alla luce di quanto affermato dalla UE,fatta cu un social network,
    assume una altra valenza più pesante
    Domande.
    1)Un poliziotto non dovrebbe seguire anche un codice deontologico?
    2)Un poliziotto proprio per il giuramento prestato di fedeltà alla repubblica e anche per ….,non dovrebbe eseguire ordini e non fare dichiarazioni pubbliche le quali possono essere fraintese (ad es.attibuire ad esse significati politici o altro)?
    Bye,bye The Essay

  • MarioG

    Chissa’ che c’entra il Giuliani…

  • HS

    Nelle domande sono implicite le risposte, mi pare…

  • HS

    Il significato politico – perchè tale dovremmo attribuirgli – è chiaro e il messaggio piuttosto limpido alla luce di quanto è successo e del fatto che sono trascorsi quattordici anni.

    C’è la diffusa convinzione – che poi, trasferita a livelli di vertice diventa un’altra cosa – che, in realtà, il settore dell’ordine e della sicurezza pubblica costituisca un’estensione e un prolungamento di una guerra combattuta contro gli "indesiderabili". Lo siano sul piano interno che su quello internazionale…
    Mi rammento i coretti fascisti, gli inni a Pinochet e le umiliazioni – non scordiamoci Bolzaneto – inflitti alle "zecche" e ai "comunisti", ovvero agli "indesiderabili".
    Se ci sono state delle sentenze della Magistratura, l’amministrazione della PS non ha provveduto a sanzionare che si è reso responsabile di queste condotte inqualificabili mentre è risaputo che sui vertici piovvero riconoscimenti e avanzamenti di carriera…
    Tutto questo assume un significato preciso ed è certamente preoccupante… Ma non sorprendente…
  • HS

    Personalmente ho già espresso la mia opinione su tutta l’"operazione Genova" che, secondo me, era stato il tentativo di sperimentare nuovi – e vecchi – modelli di gestione dell’ordine pubblico metropolitano su larga scala e secondo schemi tipicamente "militari", da guerra guerreggiata contro un nemico da abbattere sul campo…

    Non scordiamoci di quanto accadde sulle strade del capoluogo ligure, a piazza Alimonda, a Bolzaneto, ecc… In definitiva la Diaz è lo strascico finale di tutto questo e, oltretutto, incarna i risvolti veramente più belluini e beceri, senza costrutto nè logica se non quella di operare una serie di arresti. In questo caso qualcosa è sfuggito di mano, ma non può che accadere questo se lasci i drughi a briglie sciolte…
  • HS

    Ultimo punto: c’è stato un tempo in cui la sindacalizzazione della PS ha rappresentato una grande conquista per gli agenti, anche il modo per sottrarsi alla militarizzazione del corpo.

    Dopo vent’anni lo scenario è disgraziatamente cambiato anche per le dinamiche globali e internazionali che influiscono sul modo di intendere l’ordine e la sicurezza pubblica – un altro modo per fare la guerra  -.
    Ora cosa significa tutto questo proliferare di sindacati nella polizia ? Che valenza assume ?
    Non può essere indice di una più accentuata "politicizzazione" della PS ? Ogni gruppo fa riferimento a qualche precisa fazione ? 
    Se questo è vero ogni gruppo si sente le "spalle coperte" e, a buon diritto, si sente di poter esternare fregandosene di qualsivoglia codice di deontologia.
    E’ una mia interpretazione, ma non credo sia molto lontana dalla realtà. 
    Bye 
  • HS

    Dimenticavo: perchè chi manifesta attitudini comportamentali da drugo – e rimando al film di Kubrick – adopera linguaggi e adotta miti "fascisteggianti" ? 

    Perchè questo fascismo "sicuritario" – ma è veramente tale ? O naviga in quel mare di ambiguità in cui ordine e disordine si abbracciano e confondono ? – viene da sempre esibito dai drughi in divisa ?
    Perchè il drugo si sente nobilitato e giustificato "politicamente"…
    Da qui, per certi aspetti, il richiamo alla difesa della patria, della nazione, della razza, della "comunità organica", ecc…
    Stop e bye
    PS: fortunatamente a indossare la divisa non ci sono solo i drughi…
  • The_Essay

    Ciao!
    E’ proprio così, però quando si ipotizza, si vuole sentire anche la voce,meglio le voci degli avvocati del diavolo. Bye