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L'ITALIA CHE SI ESPRIME. TRA DIRITTI E DOVERI. E UNA PROVOCAZIONE

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Qualche giorno addietro abbiamo commentato, in radio, alcuni dati sulla fruizione dell’informazione da parte degli italiani provenienti da uno studio recente del Censis dal titolo roboante: “L’evoluzione digitale della specie”. Vale la pena tornarci sopra anche per iscritto.

Tanto per iniziare, come sarà più chiaro a breve, quella della specie, in concomitanza – e forse anche grazie – all’avvento del digitale, cioè di internet, tutto appare fuorché una evoluzione. Anzi si può tranquillamente parlare di una involuzione. Almeno per quanto attiene all’Italia.

Partiamo dalla fine: gli italiani oggi si informano ancora meno di prima, e lo fanno in larghissima maggioranza sempre attraverso il mezzo che più di ogni altro, almeno negli ultimi decenni, ha sprofondato il livello culturale del nostro Paese negli abissi sui quali è inutile insistere: la televisione. Non solo, la cosa che desta maggiore preoccupazione, e che poi fa derivare una serie di ragionamenti logici di portata generale, è il fatto che anche tra i giovani lo strumento di informazione preferito sia il piccolo schermo: parliamo della fascia compresa tra i 14 e 29 anni che per il 75% preferisce la Tv. Cioè il segmento generazionale di chi teoricamente sarebbe più portato, per motivi anagrafici, ad abbracciare maggiormente i mezzi digitali. Questi ultimi sono i mezzi teoricamente in grado di allargare molto non solo la quantità di notizie cui è possibile accedere rispetto al passato, ma anche la tipologia e soprattuto la provenienza: il digitale, internet, abbattendo i costi di ingresso per chi emette informazione, ha aperto le porte a tutta una serie di nuovi media anche del tutto svincolati da pressioni politiche e da quelle delle lobby commerciali che avvengono attraverso la concessione, o la revoca, degli ingenti investimenti pubblicitari, che rendono possibile il mantenimento delle strutture più grandi e influenti. E che, ovviamente, influiscono sulla tipologia dei contenuti e sui toni dell’agenda setting dominante.

In altre parole, chi vuole informarsi diversamente e scegliere in un paniere più ampio di possibilità tra gli attori dell’informazione cui concedere la propria attenzione e la propria fiducia, oggi attraverso il web può farlo. Ma, molto semplicemente, non lo fa.

Il rapporto del Censis conferma il calo vertiginoso della carta stampata, ma allo stesso tempo riporta un altro dato che è a nostro avviso ancora più interessante: a fronte di una prima crescita di internet, con oltre il 10% di incremento tra il 2011 e il 2012, adesso si assiste a un incremento estremamente ridotto: il 90% in meno rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo anno vi è stato un aumento di persone connesse del solo 1%.

Ciò significa che il crollo della carta stampata non ha generato alcun nuovo spazio informativo. Molto semplicemente: con la scomparsa dei giornali cartacei sono scomparsi anche i lettori di notizie. La gente ha smesso di informarsi. Oppure, e questo è un secondo elemento, ha scelto di assorbire la propria informazione attraverso altri mezzi. Tra i quali, come detto, ancora la televisione in modo preponderante. Si torna dunque grossomodo ai primi anni Novanta, con la novità, però, che a fronte di una discesa complessiva in merito al numero di persone che si informa, queste sono sostituite via via da generazioni che oltre alla televisione fanno poco altro che “passare il tempo su internet”.

Riflette Marco Tarchi, giustamente, che «sebbene ogni generazione abbia la facoltà di scegliere come e dove informarsi e passare il proprio tempo», l’esplosione dei social network, e di Facebook in primo luogo, non comporta solo una fruizione di internet che a molto serve ma certo non a informarsi, quanto una cosa ancora più importante: si perde attitudine e voglia a impiegare il proprio tempo per arricchire la propria formazione e conoscenza. Letteralmente, specifica i propri dubbi proprio riguardo a Facebook: 

«Non tanto per idiosincrasia verso lo strumento in sé – di cui peraltro detesto non pochi aspetti, le cui conseguenze vedo con dispiacere abbattersi su alcuni amici – quanto perché non lo reputo adatto allo scopo. (…) I “social networks”, è comprovato e risaputo, creano sinergie psicologiche ma non stimolano né la lettura né la riflessione. Anzi: inducono a passare il proprio tempo libero in un modo più “piacevole” rispetto a quello offerto dall’approfondimento culturale.»

Approfondimento informativo e culturale del quale invece ci sarebbe bisogno. Ma la cosa costa “fatica”. Per questo, anche tra i più giovani, si preferisce la televisione. Che si subisce passivamente. Con tutto quello che ne consegue e che rileviamo costantemente nella cosiddetta società civile.

A questo punto il discorso si deve ampliare. Mentre il mondo si fa più complesso, le menti si semplicizzano. Oggi non ha alcun senso parlare di politica se non lo si fa in ottica geopolica. Inutile parlare di economia se non si apre lo sguardo sulla finanza, sulla globalizzazione e sulla geostrategia degli altri Paesi del mondo. Un solo esempio: chi parla di immigrazione senza parlare allo stesso tempo dei motivi che la causano sta nella migliore delle ipotesi perdendo tempo. Nelle peggiori non ha letteralmente idea di che cosa stia parlando né di ciò su cui sarebbe importante informarsi, conoscere e riflettere, per avere una opinione degna di questo nome. Figuriamoci per farsi portatore di istanze di tipo politico che poi, nel più classico (ma ormai del tutto desueto e ininfluente) dei meccanismi, dovrebbero sollecitare i partiti a farle proprie onde essere votati per legiferarle.

Brutalmente: la massa non ha idea di quello che succede, perché succede, e quali debbano essere i percorsi di ragionamento necessari e cercare delle soluzioni per risolvere i diversi problemi della nostra moderna complessità.

E allora, a questo punto: siccome questa massa è poi quella che sceglie, anche politicamente, non c’è alcuna possibilità che la selezione politica, mediante scelta dei cittadini, possa portare a ottenere delle formazioni e degli esponenti che siano poi in grado di prendere decisioni adatte allo scopo.

Voglio portare il ragionamento sino in fondo, senza infingimenti: a questa massa non dovrebbe essere permesso di esprimersi mediante il voto. 

Ma attenzione, se è facile cogliere la più ovvia – e giusta – obiezione a una affermazione del genere, ovvero che il suffragio universale è una conquista e che non può essere tolto, è altrettanto facile, se la logica ha ancora un senso e non si è in conflitto con le parole, sostenere che esso, oltre che un diritto, deve essere anche un dovere. E per dovere, questo il punto, intendo il fatto di conoscere sul serio ciò su cui poi si andrà a esprimere il voto. In sintesi: hai pieno di diritto di votare a patto che tu conosca la materia sulla quale andrai a farlo.

Dare dunque una sorta di nulla osta a chi “dimostra di essere in grado” di votare? Esattamente. Perché a votare e a scegliere su temi tanto importanti non deve essere ammesso chi non ha la minima idea su cosa va poi a esprimersi. 

Altra obiezione, facile tanto quanto quella precedente: “e chi dovrebbe darlo, questo nulla osta?”

Su questo si può discutere. Ed è giusto farlo. Ma prima una cosa: quest’ultima obiezione ammette implicitamente che sia giusto il merito dell’affermazione che la induce: chiunque si rende conto (anche quando non lo ammette pubblicamente) che sarebbe il caso che operazioni di un certo tipo vengano svolte solo da chi è in grado di farle. Su questo, se si è onesti, non c’è alcun dubbio. Nessuno di noi andrebbe sotto i ferri per un intervento chirurgico se a operarlo non fosse un medico chirurgo ma un arrotino, tanto per dirne una. Certo, anche un chirurgo può sbagliare. Ma ciò non significa che allora si conceda a chiunque di prendere il bisturi in mano.

Accade spessissimo, come suppongo a chiunque, di trovarmi in occasioni e circostanze di colloqui informali con persone che discettano su tutto. Alcuni si infervorano su politica, economia, governi…

Sentendoli parlare ci si accorge che non hanno la benché minima idea del tema del quale pensano di poter parlare. E non lo dico per una presunzione di superiorità nella materia, ma semplicemente perché è materia della quale, professionalmente, mi occupo e che studio ogni giorno da decenni. Ancora di più, si scorge immediatamente chi non fa che riportare fedelmente quello che ha ascoltato in televisione o ha letto, nella migliore delle ipotesi, sui vari giornali di partito e di corrente. Ma i peggio sono quelli che per il semplice motivo di non guardare la televisione e non comperare i giornali, “informandosi su internet” e “condividendo sui social network” (come se fosse una cosa migliore in sé) sono convinti di saperla lunga: per questi non ci sono dubbi, su nulla. E vanno dritti per la propria strada.

Ora, suppongo che tra chi legge in questo momento ci siano persone con vari interessi e con varie culture specifiche: musicisti, esperti d’arte, biochimici, programmatori software e via dicendo. Tutte materie, queste che ho preso solo come esempio, delle quali io ho nella migliore delle ipotesi una conoscenza superficiale. Di musica “credo” di conoscere più della media, sia per averla studiata, sia per il fatto di avere una curiosità innata all’argomento della musica classica e sinfonica: niente di che, sono anni che mi ci dedico, la ascolto e la studio, e avrò letto una cinquantina di libri in materia. Ma nulla di più. Qualcosa di simile per la storia dell’arte. E qualche infarinatura di programmazione software. Di biochimica, viceversa, non so assolutamente nulla. 

Ebbene, che effetto sortirei se iniziassi a discettare qui di musica, arte, software o addirittura di biochimica? Chi legge, eventualmente reale conoscitore delle materie, penserebbe che sono un cialtrone. E a ragione. Figuriamoci se pretendessi di avere il diritto, e avessi la facoltà, di votare per scegliere il programma stagionale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Oppure i dipinti di una mostra d’arte o, peggio, i componenti di un nuovo farmaco anti-tumorale. Nutrirei il mio ego rivendicando un diritto (che per fortuna in questo caso non ho) ma creerei un danno a tutta la comunità.

Il senso è chiaro, ma voglio ribadirlo: è necessario, oggi più che mai in questo mondo complesso, che a prendere decisioni, fosse anche esprimersi mediante il voto democratico per eleggere i propri “rappresentanti in Parlamento”, sia ammesso solo chi è in grado di farlo. Ovvero chi conosce la materia. Caso per caso. Beninteso, non sto parlando solo di professori universitari di scienze politiche, economiche, geografiche, sociologiche (in molti casi, che dio ce ne scampi) ma di tutti: a patto che si abbia doverosamente raggiunto – mediante informazione e cultura – un livello almeno accettabile di conoscenza sull’argomento per il quale pretende di esercitare il diritto di esprimersi.

Si può discutere su quale debba essere questo livello. Si può discutere – e si deve farlo – su quale debba essere il mezzo per accertarsene. Ma non sul principio in sé. Abbozziamo una proposta: un questionario da riempire, con domande attinenti al tema, o ai temi, sui quali si è chiamati alle urne, potrebbe andare?

Oggi l’Italia è al ventiquattresimo posto, cioè l’ultimo, in uno studio recente dell’Ocse, sulla capacità dei cittadini di 24 paesi occidentali di comprendere un semplice testo nella propria lingua: ma a tutti i suoi cittadini è permesso di prendere decisioni su argomenti che ignora completamente. Basterebbe un questionario, alle elezioni Politiche, ad esempio, con qualche domanda generale se non altro sui contenuti dei programmi dei vari partiti. Che i più, anche in occasione del voto, non conoscono affatto.

Sono gli stessi che poi non si tirano indietro dal condividere la propria ignoranza su Facebook, ma che sulle sorti di tutti incidono eccome. Purtroppo.

Che dite, saranno maturi i tempi se non altro per poter discutere, senza essere tacciati di nulla, di un argomento così importante come questo?

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/10/24/litalia-che-si-esprime-tra-diritti-e-doveri-e-una-provocazio.html
24.10.2013

Pubblicato da Davide

  • leobudello

    Sarebbe bello, molto bello, avere un minimo di cultura prima di cimentarsi in qualcosa, ma le cose non stanno così. Se la gente ragionasse prima di andare a votare, non ci andrebbe neanche. Votando si delega un proprio rappresentante a prendere delle decisioni estremamente importanti. Qualcuno si sente rappresentato dagli ammassi cellulari che stazionano in parlamento? Non mi pare, perchè se così fosse verso i politici dovrebbero esserci degli elogi e non insulti. Invece la gente si ostina a votare, ed è anche convinta che serva a qualcosa, come se non fosse ancora chiaro che tanto le cose sono già decise. Dovrebbe essere chiaro sopratutto dopo le ultime elezioni, dove enormi masse di pecoroni hanno votato m5s per “cambiare il pese”, risultato? Così non si può governare, io con lui non ci stò, quello mi sta sulle palle, e ci ritroviamo Letta! Ma va! Non l’avreste mai detto vero? Era troppo difficile prevedere che dopo una pagliacciata di elezioni saremmo andati avanti con il Monti 2… Per prevedere uno scenario simile bisognava avere i neuroni che l’autore spera di trovare nei votanti… Auguri… E mi raccomando, VOTATE CHE FATE IL VOSTRO DOVERE!

  • clausneghe

    Se vuoi la rivoluzione spegni la televisione. Lo dico e lo scrivo da sempre.
    Io stesso la buttai fisicamente nella fossa dei rifiuti già oltre un decennio fa.
    E non me ne sono mai pentito,anzi.
    ESSI entrano recando disturbo e menzogna nelle vostre case con i loro faccioni volgari e le loro lingue bifide. Voi li spegnete, per sempre, e non esistono più ,almeno in casa vostra. Semplice,no? E risparmiate pure 100 e più Eurini, che di questi tempi… (E Fazio che si arraffa 5000 euro al dì) alla facciazza vostra, tossicoteledipendenti senza dignità.

  • Servus

    “Basterebbe un questionario, alle elezioni Politiche, ad esempio, con qualche domanda generale se non altro sui contenuti dei programmi dei vari partiti. Che i più, anche in occasione del voto, non conoscono affatto.”

    Ho una laurea,leggo abbastanza su carta e su internet, ma non so niente e non voglio sapere niente ad esempio del programma di Scelta Civica. Non potrei quindi votare? ah, ah.

  • clausneghe

    Ora che ho letto a fondo l’articolo del “ribelle” posso muovere alcuni rilievi all’Autore. 1° Quando parla di un piccolo aumento su Internet non corrispondente al numero che lascia il mainstream , non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che ciò sia dovuto semplicemente all’aumento dei nuovi poveri, che non hanno soldi per mangiare figuriamoci per la Telecom. 2° Par di capire che costui vorrebbe istituire una specie di comitato presieduto non si sa da chi (magari pensa a Piero Angela e amici cicappini) per dare la patente di “colto,senziente e degno”. Ma chi dovrebbe controllare i controllori non lo dice,furbescamente.

  • Truman

    Strano il ritrovare nelle parole di Lo Monaco uno dei mantra del PD: “il popolo è ignorante, perciò noi delle elites dobbiamo decidere al loro posto”. (Un discorso similare viene fatto per giustificare la balzana idea di uno Stato che crea denaro per darlo alle banche e poi farselo prestare da esse).

    E così Lo Monaco ed il PD asseriscono che il popolo bove, certificato come ignorante da prestigiosi istituti internazionali (strano come in Italia ciò che viene da fuori sia sempre considerato superiore) dovrebbe essere escluso dal voto a meno che non dimostri di avere sufficienti competenze.

    Già in generale viene il dubbio su chi dovrebbero essere i valutatori della conoscenza degli elettori (quis custodet custodes? ci si domandava una volta).

    Ma nella situazione dell’Italia di oggi mi sembra che siamo al teatro dell’assurdo, il Beckett di “Aspettando Godot” o il Ionesco di “La cantatrice calva” mi appaiono più seri. E’ da diversi anni che in Parlamento vanno solo i servitori nominati dai rispettivi partiti, agli italiani viene consentito solo di scegliere il partito, e qualcuno si preoccupa della competenza degli elettori.
    Faccio notare che alle ultime elezioni gli elettori hanno deciso di innovare fortemente il Parlamento nell’unico modo possibile: scegliendo un nuovo partito. Questo ha causato uno scossone epocale all’equilibrio tra compari che si era creato in Parlamento. Mai si era visto in precedenza un partito che compariva dal nulla con il 25% dei voti.

    Eppure i partiti che insieme avevano distrutto l’Italia hanno compiuto un arrocco, mettendosi insieme per tener fuori Grillo. Il disastro dell’Italia nasce dal fatto che chi decide lo fa contro gli elettori, non nasce da cattive scelte degli elettori. E allora il problema principale è demolire l’inciucio PD-PdL (e magari anche Pd e PdL). Forse esiste anche un problema di cultura della popolazione, ma il problema grosso dell’Italia è che le elites lavorano contro la popolazione.

    Il commento forse è troppo lungo, si può sintetizzare con un detto proveniente dalla saggezza del sud-Italia: “Il pesce puzza sempre dalla testa“.

  • A-Zero

    A me sembra che ci sia una tesi politica di fondo, ovviamente soggettiva, in questo articolo che, ovviamente, l’estensore ha tutta la legittimità di avere e di esprimere. Siccome l’estensore prega di non essere etichettato, cercherò di farlo per quanto ne sono capace; d’altronde è un bel esercizio di rispetto per lui e un invito a me a non essere troppo superficiale.

    Mi è facile condividere l’analisi, che è portata a grandi linee, di qualcosa che è noto, cioè fino a “… siccome questa massa è poi quella che sceglie, anche politicamente, non c’è alcuna possibilità che la selezione politica, mediante scelta dei cittadini, possa portare a ottenere delle formazioni e degli esponenti che siano poi in grado di prendere decisioni adatte allo scopo.”

    Poi entra la tesi politica principale: “a questa massa non dovrebbe essere permesso di esprimersi mediante il voto.”. A questa tesi segue una sottotesi che gli fa da contrafforte morale: “è necessario, oggi più che mai in questo mondo complesso, che a prendere decisioni, fosse anche esprimersi mediante il voto democratico per eleggere i propri “rappresentanti in Parlamento”, sia ammesso solo chi è in grado di farlo. Ovvero chi conosce la materia. Caso per caso.”.

    Non voglio obiettare la tesi principale. Voglio provare a confutarla radicalmente, e con essa anche la sotto tesi, nella quale è il nocciolo del discorso promosso dall’estensore dell’articolo. Ci provo, non è affatto difficile e chiunque può farlo molto meglio di me.

    Io sono d’accordo con la tesi sul fatto che non si dovrebbe votare per decidere su un sistema complesso se non si hanno le facoltà di conoscere e comprendere i fatti e i problemi complessi posti dal sistema complesso. Purtroppo, per l’estensore, c’è di mezzo un fatto morale ed etico: “il suffragio universale”. Ma come? Tanto sangue versato per arrivarci e tu lo vuoi togliere? Allora sei un reazionario antidemocratico! gli si direbbe. Bene, io penso che il suffragio universale, l’importanza divina della conta delle maggioranze, più presunte e relative che non reali, sia una delle più grandi disgrazie storiche nella via dell’emancipazione dei popoli, o popolazioni, o insomma per lo strame delle classi subalterne.

    Quindi io posso dire apertamente di essere anti-democratico senza dover fare il gesuita, dissimulandomi per non offendere sua sacralità popolare la democrazia. Secondo me il problema alla radice è il sistema complesso che ci governa. Il bello è che ormai esso sistema è talmente complesso che governa automaticamente, e tra poco anche ontologicamente, anche chi crede di poterlo governare.

    Ancora di più esso sistema complesso governa con le sue logiche intrinseche anche i suoi più peculiari e idonei manutentori, i tecnici esperti di ciascun singolo campo tecnico dell’enorme megamacchina, i quali candidamente, in modo consequenziale e logico (non fa una piega), si candidano giustamente ai posti di governo di questo sistema profondamente complesso. Ci vuole una conoscenza tecnica idonea a ricoprire il posto di potere (governo/amministrazione). Ci vuole una vera tecno-crazia. Non fa una piega.

    Duqnue: il sistema è complesso, la massa è idiota circa la complessità del sistema, e dunque … (tutti i dunque delle possibili obiezioni). E’ sufficiente però spostare l’accento di importanza e di attenzione nella posizione del sillogismo e chiedersi se il problema sia nel sistema e nella sua complessità. Magari si nota, senza molti studi e molto intuito (e non voglio sminuire la ricchezza e la bellezza umana dell’intuito e dello studio), che il problema è il sistema complesso. Che è proprio la complessità, auto poietica, del sistema a determinare la massificazione e l’idiozia di massa. Che la stessa idiozia di massa serve alla sopravvivenza e allo sviluppo parossistico ed insensato della complessità del sistema stesso. Non c’è alternativa alla gestione tecnocratica del sistema, se non un’ibridazione, un compromesso politico fra l’intendimento delle masse e il governo tecnico della megamacchina: quindi le varie forme ibride o alternanti di fascismo e social-democrazia. Un buon amalgama politico ipotetico potrebbe essere un indirizzo tecno-fascio-social-democratico. Credo che questa soluzione sia molto più parente alla nostra attualità e che possa essere sviluppata nel senso della tesi dell’estensore dell’articolo.

    Chi si vuole, in alternativa, spostare sul piano etico, può prescindere da tutto questo fondamento e ribaltare l’importanza di accento nel sillogismo o ribaltare il sillogismo stesso: siccome il sistema è sempre più complesso, siccome esso rende i suoi assoggettati più idioti, è bene per gli idioti che comincino a rifiutare il sistema stesso e ad auto costruirsi ciò che ritengono giusto e necessario. E non più ciò che viene loro imposto come necessario e che viene loro mistificato come giusto.

    Non è facile perché la radicazione degli effetti dello spossessamento è entrata in profondità negli individui.

    Quindi rendersi conto che andare a votare è logicamente una cosa illogica. Che è impossibile creare socialità virtuale. Ben prima di internet, già la delega e la rappresentanza (peggio ancora l’adesione fideistica alla religione o all’ideologia autoritaria) avevano creato la socialità virtuale e la sovra socializzazione.

    Ciascun individuo può materialmente, biologicamente, sensatamente interagire con alcune decine di individui al massimo. Ma è già tanto.

    Allora come si fa? Non posso e non volgio dare soluzioni bell’è pronte, come ci ha abituato il sistema supermercato-scaffale. Sarebbe contraddittorio con il ribaltamento del sillogismo.

    Tuttavia cominciare a riconoscersi e riconoscere la realtà seppur complicata, cominciare a prendersi tempi e spazi autonomi potrebbe offrire la possibilità di esperire, vivere, imparare e inventare empiricamente alternative di libertà per gli individui. Fuori dall’incubo della megamacchina industriale e fuori dall’incubo del clan pre-industriale.

    Grazie all’estensore dell’articolo si mette in luce come si configurerà il prossimo scontro fra gli umani. Due indirizzi: o continuare a dare la priorità alla vita inumana della megamacchina, subordinandone l’umano e il naturale, o cominciare a trovare il modo di fare a meno della megamacchina e possibilmente distruggerla invertendo il paradigma valoriale. Qui io non dico che l’uno indirizzo è migliore dell’altro.

    A me basta sapere cosa voglio e non voglio inseguire un’assurda oggettività per estenderla ideologicamente anche agli altri. Chi decide diversamente sceglie di stare da un’altra parte. Non credo che possa esistere, almeno adesso, un pensiero unico che si legittimi su tutto. Ci sarà uno scontro. E’ meglio che le parti siano messe in chiaro, per questo ho voluto contribuire al dibattito cercando di confutare alla base la tesi di legittimazione tecnocratica di questo articolo. Chiunque può fare meglio di me.

    Inoltre l’estensore ignora che fra i molti della popolazione, non tutti sono idioti verso al complessità del sistema. Anche il più analfabeta sottoproletario sa che è in un sistema complesso che non può capire, ma egli sa riconoscere ad intuito i rapporti di potere fra individui e fra sistema e individuo. E il sistema è un sistema di potere: questa è la sua unica essenza movente e profonda. Non ci vogliono conoscenze tecnocratiche elevate. Anzi, molti tecno acculturati possono, da questo punto di vista, essere spesso i più sprovveduti. Grazie per l’occasione di discussione e confronto.

  • vic

    Due considerazioni dalla “periferia”, per dire che ci sono anche modelli alternativi, piu’ resilienti di altri.
    In Svizzera la lettura cartacea preferita e’ quella dei giornaletti gratuiti, che si raccolgono dalle cassette poste in punti strategici. Si chiamano “20 Minuten”, “20 Minutes”, “20 Minuti”. Il taglio e’ lo stesso: notizie ridotte al minimo, quasi telegrafiche. Nessun approfondimento. Stile leggi e getta.
    Se la versione tedesca e quella francese sono i “giornali” piu’ letti nelle rispettive zone linguistiche, lo stesso non vale per la versione italiana. Nel Canton Ticino resistono alla grande i quotidiani tradizionali e sono tutt’ora i giornali piu’ letti. La crisi della carta stampata la sentono anche loro, pero’ resistono. Il Corriere del Ticino, sta dedicando grandi spazi all’approfondimento e si sta aprendo anche ai media elettronici: il suo direttore appare quotidianamente con un commento su un tema del giorno alla TV del gruppo multimediatico TImedia, diretto da Marcello Foa. L’economista Alfonso Tuor, cura settimanalmente un dibattito televisivo a tema economico. Il pubblico segue.

    Per quanto riguarda il modello televisivo pubblico, il modello di televisione suddivisa in primo luogo per canali linguistici, quindi regionali (svizzero-tedesco, francese, italiano e romancio) funziona. Certo, in seconda battuta subentra l’influenza politica, la RSI e’ notoriamente zeppa di gente di sinistra, benche’ il PS oggi come oggi arranchi parecchio e sia in continua inesorabile discesa di preferenze. Pero’ ça va, ci sta. Puo’ essere considerato un pungolo. Il problema e’ rappresentato dal costo esorbitante del canone, trasformatosi in vero e proprio prelevamento forzoso. Anche chi non possiede ne’ radio ne’ TV deve pagarlo. Il solo costo per pagare la societa’ che preleva il canone, la famigerata Billag, corrisponde al 10% dello stesso. Roba da matt.

    Sull’ignoranza degli italiani, detta in senso etimologico: “che ignorano”, la si constata giornalmente. Anche frontalieri che provengono in fondo da pochi passi di distanza non sanno praticamente nulla sul Ticino o sulla Svizzera. Colpa si’ dei media italiani, solitamente sciovinisti quasi come ai tempi del fascio, ma anche colpa di un modo di concepire la reciprocita’ a senso unico. RAI e Mediaset che imperversano nelle case degli svizzeri italofoni, ma niente RSI, da mezzo secolo ormai e’ cosi’, nelle case degli italiani, perlomeno del nord. E la colpa va equamente suddivisa, perche’ la RSI s’e’ sempre piegata al volere del piu’ forte (come numero di utenti), cioe’ la RAI, astenendosi dall’invadere il suo territorio. Pian piano le cose danno l’impressione di mutare, grazie all’internet. Pero’ sono mutamenti da lumaca.
    La mia modesta opinione e’ che ad una famiglia italiana media, farebbe molto bene ogni tanto seguire il TG della RSI, per farsi un’idea di come altri tagli giornalistici siano possibili, in alternativa a quelli della RAI o di Mediaset. E di come sia importante essere vicini al territorio, pur avendo uno sguardo informato sul mondo. Non da ultimo, essere informati sulle quisquilie della democrazia semidiretta elvetica, puo’ suscitare spunti di riflessione non da poco, specialmente in relazione alla dittatura UE di enti opachi che decidono tutto, senza che il cittadino UE possa mai dire nemmeno un mezzo cip.

  • Hamelin

    Cit. “ma il problema grosso dell’Italia è che le elites lavorano contro la popolazione” .
    Se fosse solo cosi’ la si potrebbe ancora risolvere.
    Il Tragicomico della faccenda è che la popolazione lavora a favore delle Elitè contro se stessa.
    Per questo motivo in parte sono d’accordo con Lo Monaco anche se penso che l’ignoranza di fondo della popolazione sia solo una conseguenza della sua strafottenza … ( che il mondo bruci pure basta che non mi tocchino il mio verde praticello … )

  • Truman

    Ricorda che puoi formattare i tuoi commenti.
    Raccomando in particolare il comando <br> per andare a capo (copia e incolla nel tuo testo per vedere l’effetto).

    I tag (comandi di formattazione) compaiono sopra la finestra di inserimento quando si fa “anteprima”.

  • valis

    Sarebbe già una gran cosa se chi siede in parlamento conoscesse la materia, ma purtroppo così non è. Un cambiamento come quello descritto nell’articolo (il questionario) è irrealizzabile, e sarebbe comunque e sempre attaccabile sotto molti punti di vista. Più che agli elettori, questo tipo di analisi andrebbe applicata ai candidati, su questo credo che nessuno avrebbe da ridire (a parte coloro che in parlamento già ci stanno). In questo modo quasi certamente anche il dibattito assumerebbe un altro tono, e forse le persone inizierebbero ad interessarsi all’informazione. Perché poi, come diceva GG, le persone che amano troppo l’informazione, oltre a non capire niente, sono anche più coglioni!

  • Georgejefferson

    Molto buono.Espresso molto bene.Se ho tempo scrivo la mia opinione al riguardo dell’articolo.

  • RicardoDenner

    L’illusione è credere che il voto in democrazia debba essere frutto di convincimenti meditati..
    Anche la persona più politicamente colta alla fine vota quello che trova al mercato..e al netto di sporadiche eccezioni..come Grillo..o Alba Dorata..chi ha potere mediatico e finanziario influenza il voto in modo determinante..
    Quindi in realtà non siamo alla mercé di chi ignorantemente vota a caso..ma di chi ha i quattrini per determinare le scelte..che poi è la meritocrazia dell’Occidente..

  • A-Zero

    Ti ringrazio, ne avevo bisogno.

  • luigidifrancesco

    “se chi siede in parlamento conoscesse la materia…” si, e se chi amministra fosse gia’ ricco di suo, cosi’ non ruba… La verita’ è che non sempre (anzi quasi mai) chi ha le conoscenze decide poi in coscienza per il bene comune, ma spesso (anzi, quasi sempre) per il bene di se stesso. E allora, come risolvere il problema? quando si è in molti a scegliere, gli errori di entrambe le parti si elidono, e comunque se avremo sbagliato, almeno sarà per un proprio errore e non per malizia di pochi

  • alvise

    [a fronte di una prima crescita di internet, con oltre il 10% di incremento tra il 2011 e il 2012, adesso si assiste a un incremento estremamente ridotto: il 90% in meno rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo anno vi è stato un aumento di persone connesse del solo 1%.]

    Ciò significa, o almeno poteva metterlo in conto, caro lo monaco, che, potrebbe darsi che questo calo sia dovuto al risparmio, anche per le connessioni ad internet?O no?

  • Aironeblu

    Le stesse questioni che mi sono sorte leggendo l’articolo: in sostanza sarebbe un passaggio dalla democrazia all’aristocrazia (per quanto possano valere oggi i due termini). E probabilmente la prima domanda del quiz sarebbe sull’olocausto…

  • castigo

    “In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO!
    E adesso alle urne, bestiame!”

    (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)

    Se tramite il voto si potesse cambiare qualcosa, lo renderebbero illegale.

    (Emma Goldman)

    Andiamo tutti a votare, almeno faremo un po’ di moto per opporci alla vita sedentaria.
    D’altra parte ormai si è capito benissimo che entrando in Europa abbiamo rinunciato a qualsiasi forma di sovranità, in attesa di essere catalogati come bestiame (con il “passaporto biometrico contro il terrorismo”) e tassati direttamente da Bruxelles (con “l’anagrafe europea contro l’evasione fiscale” o qualche altra fantasiosa invenzione.)

    D’altra parte, se qualcuno continua a produrre nuove armi per il riot control, non sarà certo perché intende governare per far piacere a chi l’ha eletto.

    Tutto ciò mentre i cittadini vengono derubati con le tasse per andare a “liberare gli afghani”, “rispettare i parametri” o altre scemenze assortite.

    Complimenti anche ai media, che hanno trovato pagine e pagine da riempire con la favoletta di letta salvatore della patria mentre il debito pubblico sfonda quota 2.000 MILIARDI di euro e la produzione industriale perde il 25% in 5 anni.

    Ma c’è una soluzione: votiamo tutti per il partito più bravo a baciare le natiche all’Europa (cosa in cui fanno tutti gran gara), firmiamo ancora tante petizioni (magari elettroniche, perché fa più fico), facciamo tante proteste in piazza con le bandiere colorate, “lo Stato siamo noi” (lo paghiamo pure profumatamente) e qualcuno sicuramente ci ascolterà (probabilmente con la solita intercettazione telefonica, appena finiscono di ampliare la centrale.)

    A voi chiedo: ma veramente pensate che a Bruxelles o in italia qualcuno si assuma la “responsabilità politica” di qualcosa? E chi gli va a presentare il conto, napolitano? alfano? grillo? L’opposizione con il solito striscione colorato? Gli elettori? E quando hanno pagato il “prezzo politico” finendo a fare i consulenti o dirigenti da qualche parte, ci teniamo le loro leggi di merda o cominciamo a fare qualche domanda?

    Andiamo avanti a prenderci in giro ancora per molto?

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  • Earth

    L’ho scritto gia’ in un commento qui su cdc 5 anni fa quando ancora nessuno se lo domandava, non tutti devono avere il diritto di voto, tutti devono avere il diritto di poter accedere al test per ottenere la possibilita’ di voto. Conosco tantissime persone che di politica non sanno assolutamente niente e poi vanno a votare, buttandosi la zappa sui piedi da soli, il che non me ne puo’ fregare tanto, il problema sorge quando zappano anche i miei di piedi.

    Domande di media complessita’ basata sulle votazioni dei parlamentari della legislazione precedente. Ad esempio il PD ha votato a favore o contro gli F35? Fatela in giro e rimarrete stupiti di quanti credono che abbiano votato contro. E questa gente poi mi vota PD in buona fede.
    La larga intesa PD e PDL come ha agito sul caso della multa di 98 miliardi riguardo alle slot machines? Li ha pretesi tutti e 98, li ha diminuiti a 2,5, li ha condonati a 0,6?

    Che poi non e’ che devono essere per forza domande a sorpresa, si puo’ fornire un libretto da studiarsi 1 mese prima del test, dove sono inseriti i FATTI
    Quali proposte parlamentare ha fatto il m5s, che cosa prevedono i vari DDL varati dal governo, dove sono stati presi i soldi per abbassare il cuneo fiscale ecc ecc. Cosi’ chi non ha seguito la politica almeno non si fa fregare dalla futura propaganda. Che poi io vorrei tanto che si facesse una legge del tipo che se un politico mente in tv viene accusato di reato penale/pecuniario. Non parlerebbero piu’ a sproposito per evitare di essere condannati, anziche’ fare propaganda e lavaggio del cervello sarebbero tenuti a rispondere con un no comment.

    L’internet di telefonia fissa diminuisce, ma dimenticate che internet sul cellulare aumenta, oramai ce l’hanno tutti, anziche’ stare su youtube e facebook possono andare a leggersi i quotidiani se ci tengono a votare correttamente.
    Ora che l’informazione e’ libera e gratuita tramite internet, le persone le cose minime devono saperle. NON CI SONO SCUSANTI