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L'ISLANDA PREFERISCE METTERE I BANCHIERI IN PRIGIONE PIUTTOSTO CHE SALVARLI – E LA STRATEGIA FUNZIONA

DI MATTHEW YGLESIAS

vox.com

Ieri il primo ministro islandese, Sigmundur Gunnlaugsson, ha annunciato il piano che costituisce essenzialmente il capitolo conclusivo della strategia adottata dal suo paese per la gestione della crisi finanziaria – un approccio che deviava parecchio dalle preferenze delle élite finanziarie globali e che ha funzionato piuttosto bene. Invece di abbracciare l’ortodossia dei salvataggi bancari, dell’austerità e della bassa inflazione, l’Islanda ha fatto esattamente l’opposto.

E nonostante la sua economia fosse stata colpita dalla crisi bancaria forse più duramente di qualsiasi altra nel mondo, ciò non ha avuto una ripercussione poi così grande sull’occupazione che comunque è stata oggetto di una grande ripresa.

Quanto grande? Bè, è sufficiente paragonare l’evoluzione del tasso di disoccupazione in Islanda con ciò che è successo in Irlanda, il fiore all’occhiello delle Persone Molte Serie:

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Oppure effettuate un paragone con gli Stati Uniti:

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Come ci sono riusciti?

Lasciare che le banche falliscano

Per iniziare, piuttosto che affannarsi a mobilizzare risorse pubbliche per assicurarsi che le banche non venissero meno alle proprie obbligazioni, l’Islanda ha lasciato che le banche fallissero. I dirigenti della banca più importante del paese sono stati perseguiti penalmente.

Rigettare l’austerità

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Nonostante ciò, l’Islanda venne colpita da una grave recessione che diede luogo ad una crescita incontrollata del rapporto tra debito e PIL. Ma anche dopo diversi anni di costante incremento, il governo non cedette al panico. Decise invece di dare priorità alla ripresa. E quando la ripresa era ormai stata avviata e il rapporto debito – PIL aveva iniziato a ridursi, il governo fece in modo che si riducesse in modo graduale.

Svalutare e accettare l’inflazione

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Non esistono pasti gratis nella vita, e nessun paese si riprende da una grave recessione senza poter evitare che accadano anche delle brutte cose. Ma mentre la maggior parte dei paesi sviluppati ha subito anni di disoccupazione insostenibilmente elevata abbinata ad un’inflazione esageratamente bassa, l’Islanda ha fatto il contrario. Ha lasciato che il valore della propria moneta sprofondasse, il che ha condotto naturalmente a prezzi più alti.

Il risultato di ciò è stato un rapido riguadagnare terreno nei mercati internazionali delle industrie esportatrici del paese. La disoccupazione è salita, ma si è poi fermata ad un modesto 7,6% prima di scendere in modo costante fino a raggiungere livelli molto bassi. Negli Stati Uniti e in Europa, la priorità è stata data ad al mantenimento di una inflazione bassa al fine di proteggere i patrimoni dei benestanti. L’Islanda ha dato invece priorità all’occupazione ed è stata una scelta che ha funzionato.

Imporre controlli temporanei sui movimenti di capitale

In un contesto di insolvenze bancarie e valute che sprofondano, il governo islandese ha ritenuto necessario l’imposizione di un’ulteriore misura – i “capital controls”, ossia regolamentazioni che limitano l’abilità dei cittadini islandesi di portare fuori dal paese il loro denaro. Questo rappresenta una seria violazione dell’ortodossia del libero mercato. Costituisce inoltre una grossa scocciatura per le persone normali nelle loro attività ordinarie nonché un ostacolo alla creazione di nuove imprese. In alcuni paesi come l’Argentina questo tipo di controlli sul capitale ha incoraggiato il diffondersi di corruzione e malaffare.

Questo ha portato alcuni a concludere che non importa quanto bene possano funzionare da un punto di vista economico le politiche eterodosse, poiché esse sono destinate in definitiva al fallimento sul piano politico.

L’Islanda è prova del fatto che questo non è il caso. Azzeccare la giusta politica è difficile, ma può essere fatto. E il vantaggio che deriva dal fare la cosa giusta – svalutare in modo massiccio la moneta, imporre controlli ai movimenti di capitale per limitare le conseguenze negative e poi terminare i controlli una volta che l’economia si è ripresa – può essere enorme. L’Islanda ha trascorso 7 o 8 anni difficili, ma lo stesso vale per tanti altri paesi. Adesso però le cose stanno iniziando ad assumere un aspetto positivo perché i leader del paese hanno avuto la saggezza di rigettare gli elementi di quella saggezza convenzionale e compiaciuta di sé che altrove hanno dato prova di essere così nocivi.

MATTHEW YGLESIAS

Fonte: www.vox.com

Link: http://www.vox.com/2015/6/9/8751267/iceland-capital-controls

9.06.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HAIZE78

Pubblicato da Davide

  • blucircle

    che bella notizia! sarà il clima che li tempra a resistere,
    a noi ce frega pure il caro amato sole… 
    ma dico non sarà una notizia così difficile da far arrivare a Brux ….
    ma che dico mai….. Varufakis vai vai!!

  • Primadellesabbie

    Piccolo dettaglio: sapete in quanti sono?

    300.000 (trecentomila).
    Ho avuto dei conoscenti che frequentavo ed ho potuto constatare che si conoscono uno per uno. Come i norvegesi. E di ciascuno sanno vita morte e miracoli suoi, del padre, del nonno, l’indole della famiglia (e si vogliono bene).
    Toglieteli dalle statistiche: non valgono per loro.
  • Simec

    così magari imparano qualcosa  di utile a questo paese di merda, in mano alla mafia finanziaria dell’Euro. Invece di questo ignobile teatrino politico usum populi….

  • Sax

    Concordo – purtroppo – con quello che dici, e cerco sempre di sostenere questa cosa ogni volta che sento fare paralleli tra Italia e Islanda, o tra Italia e paesi scandinavi (la Scandinavia tutta insieme fa poco più di un terzo della popolazione Italiana). Semplicemente sono paragoni non proponibili – e non solo per la quantità di popolazione, ma secondo me va messo nel conto anche la storia e la cultura dei diversi popoli