Home / Spazio utenti / L'INSOPPORTABILE RETORICA DELLA LIBERT
14284-thumb.jpg

L'INSOPPORTABILE RETORICA DELLA LIBERT

DI ANDREA BIZZOCCHI

Comedonchisciotte

Charlie Hebdo: un attentato false flag e l’insopportabile retorica della libertà

Ad una settimana dai fatti parigini montano i dubbi sulla autenticità degli attentati che sembrano un tentativo di incendiare quello “scontro di civiltà” formulato da Bernard Lewis per il Consiglio di Sicurezza Nazionale USA e poi reso noto dal famoso testo di Samuel Huntington dall’inequivocabile titolo “The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order”. E la verità, forse, sta proprio nel sottotitolo del libro di Huntington: un tentativo in fase avanzata di ridisegnare un “Nuovo Ordine Mondiale”.

La verità in tasca non ce l’ha nessuno ma la capacità di compiere ragionamenti logici e lineari sì. Dunque mi auguro che molti lettori mi seguiranno sulla linea di ragionamento che proverò a portare avanti relativamente agli attentati francesi.
Partiamo anzitutto dalla consapevolezza che, come scrivo a pagina 234 di “Euroballe”, i media mondiali sono in mano a 6 (dicasi sei!!!) mega multinazionali dell’informazione (GE, News Corp, Disney, Viacom, Time Warner, CBS). Da chi sono controllate queste sei megacorporation? Da Paperino? Dai suoi nipoti Qui, Quo, Qua? O forse da Paperoga?

No, sono controllate dall’élite attraverso quelli che vengono definiti tecnicamente “gradi di separazione”, cioè loro uomini e società di comodo. E’ evidente dunque che tutte le notizie che vanno a finire sui media (che sono mezzi di distrazione di massa. Bisogna capirlo) vengono date in pasto al popolo bue con finalità ben precise. Altrimenti si potrebbe benissimo parlare, tanto per dirna una, dei 25.000 morti al giorno causati da fame e malattie di cui chi controlla tutto è responsabile e che invece non vengono mai nominati.

Ho molti, moltissimi dubbi, sul fatto che gli attentati di Parigi siano stati progettati e realizzati da qualche fondamentalista islamico. La cosa non si può escludere in senso assoluto visti i ripetuti attacchi portati al mondo musulmano dall’11 settembre in poi, e poiché i “terroristi”, esasperati, non hanno neppure un campo di battaglia su cui combattere il nemico (i coraggiosissimi americani, responsabili in Iraq della morte di 650.000 civili, combattono con droni pilotati da basi militari che si trovano sul proprio suolo), la sola opzione che gli rimane è quella del cosiddetto terrorismo.
Ma l’altissima esposizione mediatica che i fatti parigini hanno avuto, con corollario di presidenti democratici in corteo, attori, sportivi e gente comune che da una settimana non fanno che andare in giro con l’ipocrita cartello “Je suis Charlie” (io proprio no. “Non sono Charlie” come “non ero americano” dopo le Twin Towers), confermano a mio modo di vedere l’esatto contrario, e cioè che si vuole creare un caso, esattamente come si è creato il caso 11 settembre con tutto ciò che ne è seguito.

Si può davvero credere che questi terribili fondamentalisti assassini se ne vanno in giro con i documenti in tasca e che, colmo della sfortuna, li perdono proprio mentre compiono l’attentato?

Dobbiamo fidarci delle dichiarazioni di una vignettista del giornale secondo la quale i “terroristi” si dichiaravano membri di Al Quaeda?

Se pensiamo che la Cia o chi per lei, tra le altre cose, ha addestrato i Taliban, che le Torri Gemelle non sono state di certo fatte saltare in aria da 19 arabi con il taglierino in mano (ma abbiamo attaccato Afganistan e Iraq e non l’Arabia Saudita, alleato principe degli Usa nel mondo arabo), che Gheddafi fino ad un mese prima dell’attacco alla Libia era accolto con gli onori da tutti i capi di Stato occidentali; ancora, se pensiamo alla Somalia, all’Iran, alla Siria, alla “primavera araba” finanziata dalla Cia, all’Egitto in cui i “Fratelli Musulmani” vincitori delle prime libere elezioni di quel paese sono stati fatti fuori grazie al generale Al Sisi (con l’appoggio occidentale), se pensiamo a tutto questo e a tanto altro ancora, a me la strategia pare chiara come il sole: depistare l’opinione pubblica e creare una sacca di tensione che ovviamente sfocerà da qualche parte. Vedremo più avanti dove.

E’ così difficile legare quanto sopra al fatto che i capi di Stato che hanno sfilato in corteo non rappresentano i loro popoli ma le Troike e gli organismi finanziari che governano il mondo?

Che questi organismi sono gli stessi che stanno facendo la guerra ai popoli europei partendo dalla Grecia?

Che sono gli stessi che stanno facendo di tutto per impedire a Tsipras di vincere le elezioni?

Che sono gli stessi che stanno facendo di tutto per impedire a Marina Le Pen (alla quale, molto democraticamente, essendo fascista e non facendo il gioco delle oligarchie finanziarie, non è stato permesso di partecipare al corteo), di vincere le prossime elezioni francesi?

Che sono gli stessi che nella primavera 2013 misero in scena una oscena campagna mediatica contro il premier ungherese Viktor Orban (andate a leggervi perché da pagina 122 a pagina 131 di “Euroballe”)?

Potremmo andare avanti citando le “invenzioni” dei famigerati Boko Haram, Isis ecc. (che in alcuni periodi ammazzano a destra e a manca, mentre in altri non fanno nulla. Immagino andaranno in vacanza a riposare).
Insomma, è così difficile vedere e capire chi ha interesse ad un mondo destabilizzato ed in stato di guerra permanente, ad una devastazione ambientale, ad un controllo assoluto su cibo, energia, medicina, ecc., a misure di sicurezza sempre più restrittive, a povertà e miseria da un lato e ricchezza e controllo dall’altro, per arrivare (e temo non manchi molto) a quello che viene chiamato Nuovo Ordine Mondiale, con il suo governo unico mondiale, la sua moneta unica mondiale, il suo esercito unico mondiale?

Per concludere, questa enorme messinscena ci dice anche qualcos’altro, e cioè che il livello di rincoglionimento delle popolazioni occidentali è talmente avanzato che Lorsignori si possono permettere questo ed altro.

Se qualcuno non avesse ancora capito tutto questo, gli suggerisco di buttare la TV e non leggere giornali per disinquinare il proprio cervello e tornare in grado di fare ragionamenti semplici e lineari.

A quel punto sarà facilissimo vedere come stanno davvero le cose.

In attesa di quella III Guerra mondiale che stanno già preparando (e non la preparano i “terroristi”).

Andrea Bizzocchi

www.andreabizzocchi.it
info@andreabizzocchi.it

14.01.2015

Fonte: Comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman

  • GioCo

    Si può possedere un idea? La libertà è una cosa buona? Può essere desiderabile o accettabile la retorica?
    Oggi potremmo rispondere con monosillabi: si, si, no
    Ma aspetta un minuto, il possesso esiste solo nel passaggio da un proprietario a un altro. Senza passaggio non esiste proprietà. A volte però basta dichiararsi unilateralmente proprietari. Ad esempio dopo un successo bellico, quando stabilisco il bottino.

    Questo vuol dire che se parlo di possesso, parlo di guerra, quella fisica, non quella finta del cinema 3D e dei fumetti. Purtroppo il campo delle idee è il cervello. Quindi se parlo di possesso delle idee, non parlo di copyright parlo di guerra ai cervelli e per fare quella guerra l’obbiettivo è imprigionare la creatività. Un suicidio? No, un business, finché c’è cervello c’è speranza. Una guerra conveniente e ancora in corso, che ha già fatto la prima vittima: la libertà di pensare.

    Quindi la prima domanda dovrebbe avere "no", come risposta, perchè non è una questione tecnica del "come fare", ma una questione pratica di sopravvivenza spiccia. L’equazione è chiara, senza non c’è nessuna possibilità, al primo cambio radicale di fattori chiave ambientali, ci estinguiamo e basta. Credo sia già così, solo non è ancora evidente.

    Libertà di pensiero singnifica "autonomia comportamentale" che si traduce in "relazione di fiducia". Se ho fiducia che ognuno si comporti responsabilmente e sappia che le infrazioni del bene comune che commette danneggiano prima l’individuo irresponsabile e poi la comunità, non mi preoccupo degli errori individuali ma solo di creare ambienti che riducano le probabilità di commetterli. Tra cui una rete di critica costruttiva, che ognuno percepirebbe come risorsa e non come offesa. Per ottenere questo, devo però sapere che ogni individuo non mette in discussione la sua appartenenza alla comunità. Senza separazione, senza "due distinte comunità", l’idea di proprietà perde di significato. Ad esempio, conosciamo un tempo in cui "terra, acqua e cibo erano di tutti", non perchè più abbondanti o accessibili di oggi, solo perché non erano oggetto di nessuna contesa umana.

    Quindi la seconda risposta è "no", la libertà è orrenda, non nel suo concetto, ma perché esiste e se ne parla, quando dovrebbe essere semplicemente connaturata all’esistenza. La libertà non è un argomento di una ragionevole discussione qualsiasi, è un argomento che si limita a denunciare l’immaturità strutturale della organizzazione sociale che la discute mettendo in risalto il marcio. Come dire, due infanti potrebbero litigare per un ciuccio sostenendo ognuno la libertà della poppata con un semplice e banale "mio", ma da una società di adulti ci si aspetterebbe qualcosa di meglio, o no?

    La libertà quindi è sopratutto quella di pretendere un diritto di nascita, ad esempio di affogare nei veleni dei carburanti fossili i civili che abitano vicino ai pozzi, perché altri possano andare al lavoro e portare a scuola i bambini, accendere la TV, usare il cellulare, internet e tutte le altre meraviglie della società moderna, sapendosi "bravi cittadini" e consumatori.
    La retorica, è quindi la retorica di una vita palesemente incapace di sapersi sostenibile a qualsiasi livello, per qualsiasi scusa. Nemmeno "morale", ma banale e pratica. Si ammazza il futuro umano e il senso del vivente ormai con ogni atto del  "diritto civile". Il diritto di spazzare via l’Uomo dal Cosmo, come feccia. Che dire? Questo pare ci riesca bene.

    Poi vedi questa schiuma che galleggia nell’oceano di merda, lo governa e lo rappresenta e pensi che siano padroni dell’insopportabile retorica della libertà. Ma quale retorica? Siamo letteralmente sprofondati nell’oceano della retorica, ci sguazziamo dentro, la respiriamo come l’aria!

    Altrimenti che spazio avrebbero mai conosciuto i social network? Il luogo del trionfo assoluto di tutte le retoriche più grezze, dallo scambio di amicizia all’insulto: è la fiera della totale probità moderna, il tempio sommo della religione del comportamento retorico, quello che fornisce alla politica la chiave per essere così repellente e riuscire ugualmente a governare.

    Noi arriveremo fino in fondo, irrimediabilmente perdenti, o finalmente prostrati davanti alle leggi che stanno alla base della vita. In ogni caso, la buona notizia è che la retorica finirà. Credo anche non ci metterà poi così tanto.
    Quindi l’ultima risposta è "si", in un mondo dove la retorica la posso ribaltare come accusa addosso a chi dovrei semplicemente ignorare per la stupidità che lo abita, la retorica è l’unica arma che parrà rimanere a difendere i diritti di chi combatte la retorica.