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L'INCUBO NO CASH E IL TEOREMA DI PANGLOSS

FONTE: ILPEDANTE.ORG

… καὶ ἵνα μή τις δύνηται ἀγοράσαι ἢ πωλῆσαι εἰ μὴ ὁ ἔχων τὸ χάραγμα, τὸ ὄνομα τοῦ θηρίου ἢ τὸν ἀριθμὸν τοῦ ὀνόματος αὐτοῦ. (Apocalisse 13,17)

Delle tante pessime idee escogitate dalla civiltà occidentale per autodistruggersi l’abolizione del denaro contante è forse la più folle e pericolosa. I pretesti variano secondo l’inclinazione del gregge: in Italia si dice per fermare l’evasione e all’estero – nientemeno – per sconfiggere il terrorismo e le mafie.

Ovviamente in un’ipotetica società cashless gli evasori e i criminali continuerebbero a frodare il fisco e a muovere miliardi truccando bilanci, creando società di comodo e corrompendo funzionari e politici, esattamente come fanno oggi. E i ladri troverebbero altri modi per rubare, esattamente come ne hanno già trovati. Le cose cambierebbero invece per tutti gli altri, quelli che non avendo conti in Lussemburgo e/o inclinazione al crimine non potranno più proteggere la propria ricchezza dalle crisi finanziarie e dall’arbitrio dei governi.

La massa degli idioti che invocano il monopolio del denaro elettronico sale come una marea marrone. Sicché se ne parla apertamente e chi ne parla è talmente rassicurato dalla stupidità dei tanti da mettere il carro davanti ai buoi e anticipare senza segreti i dettagli di un furto legalizzato:

  • i tassi di interesse negativi, già praticati da alcuni istituti di credito in Svizzera e Germania, consentono alle banche di maturare attivi prelevando un interesse dai depositi dei correntisti oltre alle normali spese di gestione. In pratica, chi presta soldi alla banca paga gli interessi. I pretesti di questa operazione – abbassare i tassi di credito, incentivare l’investimento e i consumi ecc. – sono talmente ridicoli da non meritare commenti. La controindicazione è invece ovvia e intuibile: i correntisti preferiscono ritirare il capitale e metterlo in cassaforte per non farselo erodere dagli interessi. La soluzione? Impedirglielo ex lege. Ad esempio in Svizzera, dove il pretesto di turno (in fondo uno vale l’altro, e comunque li si scopre tutti oggi) è la necessità di deprezzare la valuta nazionale:

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  • la disciplina del bail-in, in vigore in Italia dal primo gennaio 2016, prevede che il salvataggio delle banche a rischio di fallimento sia prioritariamente in carico ad azionisti, obbligazionisti e correntisti della banca (questi ultimi solo se con depositi superiori a 100.000 euro, ma beato chi ci crede). Ciò significa che i clienti devono pagare per le malversazioni e la cattiva gestione di chi amministra i loro conti pur non avendovi ovviamente alcuna corresponsabilità. Gli effetti di questa norma si sono già visti, in piccolo, nel caso dell’aretina Banca Etruria, che pur essendo un istituto periferico e avendo requisito le sole obbligazioni subordinate ha lasciato sul lastrico decine di migliaia di famiglie. Da quest’anno sarà quindi molto, molto peggio. Per difendersi dall’esproprio i correntisti potrebbero ritirare i soldi alle prime avvisaglie di crisi oppure affidare alla banca solo lo stretto necessario, visto che prevedere una crisi bancaria è praticamente impossibile. Una strategia saggia ma naturalmente negata nel magico mondo cashless, dove potremo solo incrociare le dita sperando che i nostri risparmi non siano utilizzati per ripianare gli errori altrui;
  • i congelamenti dei conti correnti possono del resto avvenire per una varietà di altri motivi. Ad esempio nel 2012 furono trentamila i correntisti bloccati dalla magistratura durante il processo per bancarotta a carico di Banca Network. In altri casi può bastare un ritardo nei pagamenti o una mancata comunicazione. Negligenze (forse) deplorabili, ma non tali da essere punite con l’impossibilità di comprarsi il cibo;
  • il sequestro a sopresa e al di fuori di qualsiasi confronto democratico dei depositi bancari dei cittadini da parte dei governi è stato imposto a Cipro nel marzo 2013 e può essere imposto ovunque sotto il pretesto di un’emergenza accuratamente perpetua delle finanze pubbliche dell’eurozona. Va ricordato che una delle ossessioni più ricorrenti dei banchieri internazionali – dalla Bundesbank al FMI – è che in Italia all’alto debito pubblico (cioè ai soldi che loro prestano a usura agli italiani) corrisponde un altissimo risparmio privato. E che quindi quest’ultimo deve essere messo a pegno del debito, requisibile a (loro) richiesta senza che un solo cent resti imboscato nei cassetti delle nonne;
  • il denaro elettronico ha un costo peraltro sacrosanto in quanto è un servizio che implica competenze, lavoro e infrastrutture. Sicché non sappiamo che cosa passi nelle menti deteriorate di chi sogna transazioni gratuite per un mondo senza contanti. Chi mettiamo negli uffici AmEX e VISA? I boy scout? Gli elfi di Babbo Natale? I volontari della San Vincenzo? Pare ovvio che se le commissioni si azzerassero davvero le ritroveremmo occultate altrove (ad esempio negli interessi negativi di cui sopra) senza poterle né controllare né confrontare. Qualcuno apparentemente più ragionevole lancia accorati appelli affinché i costi di transazione siano almeno drasticamente ridotti. Dimenticando però che oggi sono tenuti a freno proprio dal fatto che l’utente può in molti casi optare per il contante. Se il monopolio dei pagamenti elettronici fosse imposto per legge il servizio non avrebbe più competitor e l’unico argine al sicuro aumento dei prezzi sarebbe rappresentato dalla buona volontà del regolatore, con i bei risultati già visti con assicurazioni, autostrade, energia ecc.

Ciò che è fin qui descritto è già realtà e già da solo basterebbe a fare di un’economia senza contanti uno strumento di distruzione del risparmio e di trasferimento infallibile dall’ampia platea dei poveri al vertice puntiforme dei ricchi. Non c’è invece limite alle ulteriori distopie che una schiavitù di questo tipo può produrre: da una sorveglianza di massa soffocante e feroce all’uso punitivo del negato accesso al denaro, dall’automatismo fiscale (con conseguente nullaosta a qualsiasi inasprimento e arbitrio, non essendoci rischio di renitenza) al controllo “granulare” degli acquisti (ad esempio negando determinate categorie merceologiche a determinate persone, o per perseguire determinati stili di consumo). Uno scenario orwelliano di marca ultrastalinista paradossalmente sponsorizzato dalle pecore del libero (sic) mercato.

***

Di solito a questo punto della discussione qualcuno se ne esce con la domanda: “Ma se non fai nulla di male, che cosa devi temere?“. Una domanda il cui sottinteso insinuante – sarai mica un ladro? un evasore? un furbetto? – ammutolisce e confonde, recuperando nella colpevolizzazione dell’interlocutore quell’autorità dialettica che la sua logica spregevolmente conformista le sottrae.

Consegnarsi mani e piedi legati alla discrezionalità di un governo – qualsiasi governo – tradisce una visione simbolica e per certi versi divinizzante delle istituzioni che è propria delle teocrazie e dei totalitarismi. È la visione degli Onesti dove la legge si fa valore etico in sé e i margini oppositivi dei cittadini all’arbitrio di chi comanda non sono percepiti come un’assicurazione minima di dignità e di partecipazione politica ma temuti come una minaccia da disinnescare. Cancellando così le tante e atroci lezioni della storia recente. Immaginiamo ad esempio se le decine di migliaia di ebrei scampati ai rastrellamenti degli anni ’40 non avessero potuto occultare i propri beni e la propria persona… Oggi è diverso? Io non lo credo, ma se anche lo fosse nessuno può garantire per un futuro che già si annuncia poco radioso.

Tornando al nostro tema, spaventa la smania di chi chiede di rinunciare a uno strumento di tutela del proprio patrimonio senza domandarsi chi ne farà uso e come. È in fondo una versione speculare della cessione di sovranità in ambito privatistico dove agisce lo stesso bisogno infantile di affidare le storture dei casi umani a un padrone onnipotente e severo. Anche chi per assurdo credesse che siamo retti dal migliore dei governi possibili (aka teorema di Pangloss) e che la rinuncia al risparmio contante sia un sacrificio privo di rischi, dovrebbe avere la lucidità di riconoscere che i governi cambiano come cambiano le generazioni, e che la minor libertà che accetterebbe oggi in cambio di qualche scontrino in più potrà essere usata domani per depredarlo e perseguitarlo. Tanto più che, come abbiamo visto, gli strumenti già esistono.

Può sembrare eccessivo parlare in questi termini della soppressione di banconote e monete, ma è ormai chiaro anche ai muri che qui non sono in gioco gli strumenti di pagamento – che infatti non si fila nessuno – bensì il risparmio e la sua tutela. Un tema già caro ai nostri Padri costituenti che all’art. 47 vi individuavano un fondamento dello sviluppo dell’individuo e della collettività:

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Non c’è bisogno di grandi esegesi per capire che un governo che mette il risparmio dei suoi cittadini a pegno del moral hazard bancario viola brutalmente i propri obblighi costituzionali. E che è perciò un dovere difendere i residui strumenti legali di opposizione a questo crimine preservandone il più diffuso e accessibile tra tutti: il denaro contante.

Un individuo senza risparmi, o i cui risparmi siano legati al filo sottilissimo e imprevedibile di una requisizione istituzionale, è in fondo uno schiavo che sopravvive solo a condizione di un gettito reddituale sufficiente e costante, tanto più improbabile in un’epoca che glorifica la precarietà. Senza quel cuscinetto di sussistenza rappresentato dai beni mobili e immobili accantonati (perché già allocati al salvataggio dei ricchi) egli è alla mercé del mercato. E qui sta finalmente il punto. È merce-lavoro, carne umana a disposizione di chiunque possa garantirgli qualche giorno di vita per sé e i suoi figli: poi poco importa se con un lavoro sottopagato a cui non può dire di no o con un reddito di cittadinanza, trattandosi in fondo della stessa identica cosa.

Allargando lo sguardo, chi toglie ai poveri la facoltà di custodire e difendere il proprio misero gruzzolo non lo fa tanto e solo per avidità, ma anche per promuovere una precarietà psicologica e materiale in cui gli individui non possono più contare sulle proprie capacità e sulla propria avvedutezza per mettersi al riparo dal bisogno. Anche i prudenti devono finire in strada, a disposizione dei pochi compratori rimasti. Si capisce allora come la guerra al denaro contante si integri in un più ampio e coerente ventaglio di misure per allentare la sicurezza sociale: dall’erosione del welfare agli attacchi al surrogato welfare genitoriale (pensioni, reversibilità, donazioni, diritti ereditari ecc.), dalla flessibilità in uscita all’ultratrassazione del risparmio immobiliare.

Un tema che ci porterebbe lontano e a cui riserveremo una trattazione dedicata, ma il cui accenno basta a comprendere e ad avvalorare il monito di Zerohedge, autorevole blog americano che da anni denuncia i pericoli di una società cashless:

In short, this is a direct return to serfdom. (Zerohedge, The War On Cash – The Central Banks’ Survival Campaign)

E non sta esagerando.

Fonte: www.ilpedante.org

Link: http://www.ilpedante.org/post/lincubo-no-cash-e-il-teorema-di-pangloss/

19.02.2016

Pubblicato da Davide

  • Leo_Pistone

    Il Boria spiega bene le cose fino al momento in cui entra in confusione e scambia per eguali due elementi del tutto in antitesi.

    Il reddito garantito è il primo elemento atto a scongiurare la riduzione dell’essere umano a merce, proprio in quanto svolge le medesime funzioni del risparmio, quale ammortizzatore, o cuscinetto come dice lui, atto a evitare che il lavoratore e il frutto della sua fatica siano ridotti a merce.
    Con la semplice differenza che i risparmi presto o tardi finiscono, il reddito garantito no.
    Ecco allora che il grande progressista si inserisce nel ricco filone della neoborghesia reazionaria che ha la sfrontatezza di definire le vittime della crisi indotta dalle esigenze del capitale, in quanto tali espluse in via definitiva dal mondo del lavoro spesso dopo una vita di fatiche, servi della gleba, mendicanti e parassiti. 
    Facendo così il paio con lo Scalfari che definisce bestie i poveri.
    Boria per conto suo cerca di essere un pochino meno sociopaticamente fondamentalista e darwiniano, limitandosi ad apostrofare quelle vittime come sudditi.
    Trascurando minuziosamente che se invece si è costretti a subire quotidianamente il ricatto dell’esistenza, quello imposto da padroni e borghesi proprio in assenza di qualsiasi elemento atto a salvaguardare dalla perdita del salario, oggi praticamente sicura proprio in virtù della glorificazione della precarietà come la definisce lo stesso Boria, o meglio della sua legalizzazione, non fosse condannato alla forma peggiore di sudditanza.
    Quali e quanti capovolgimenti logici devono affrontare coloro che si affannano a sostenere una teoria tanto contraddittoria e quindi insostenibile.
    Ancora una volta il verbo avariato della Goofology sparge i miasmi pestilenziali del suo marciume concettuale anche presso aree che si immaginerebbero degne di miglior sorte. Anche se evidentemente non lo sono. 
  • FlavioBosio

    Belle parole, pensiero profondo ma… c’è sempre un ma a guastare la festa…

    il popolo vuole il sussidio, la "COSA PUBBLICA", il posto fisso per il fesso, vuole essere deresponsabilizzato, altro che risparmio…
    Il popolo vuole i soldi "AGGRATISS!!!", il finanziamento a fondo perduto, l’auto nuova, la botte piena, la moglie ubriaca ecc…
    E chissenefrega di quel tizio, coso la, quello del digiuno come si chiamava…
    « Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane». »

    « Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede». »

    « Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». »

    Si, si, vogliamo il sussidio!!! trasformiamo la carta in denaro così potremo comprarci tanto pane e fare festa!!

    Prostriamoci dinnanzi allo Stato ed ai banchieri centrali in adorazione e loro ci daranno tutte queste cose!!!

    Lo Stato ci sorreggerà fidatevi!!!



  • FlavioBosio

    Quant’è buono Lei.. che pensa ai poveri..

    diamo loro un bel sussidio affinché possano oziare tutta la vita su Facebook, diamo loro del pane, imbocchiamoli, perché noi siamo i buoni..
    Diritti gratis per tutti!! venghino signori!! non restate a subire quotidianamente il ricatto dell’esistenza, venghino in fila per il sussidio pubblico!!
    Soldi gratis!! venghino signori!!
    E tutti ci adoreranno..
  • Leo_Pistone

    Persino Von Hayek, l’icona della reazione iperliberista, ammise che nelle condizioni da lui preconizzate, una sorta di ammortizzatore si rende necessaria.

    Tali condizioni assomigliano molto a quelle attuali. Inevitabile quindi, che chi parla come il Bosio si ritrovi scavalcato a sinistra persino da uno come Von Hayek.
    Cosa che soltanto poco tempo fa la si sarebbe ritenuta oggettivamente difficile.
    Ma del resto se Cofferati è andato in TV per farsi riprendere mentre si faceva sorpassare a sinistra da un falco della reazione come Luttwak, figuriamoci se un Bosio qualunque non sia libero di diventare più oltranzista persino di Von Hayek. 
    Il che non sarebbe poi questo gran male, dato che se uno intende assumere le posizioni più estreme e darwiniane della destra finanziaria è libero di accomodarsi, a patto che se ne assuma la responsabilità.
    Il che comporta anche evitare di nascondersi dietro le affermazioni profetico-apocalittiche comuni ai molti che desiderano che le vittime del capitale e delle sue esigenze siano lasciate al loro destino fatto di sofferenze. 
    Così che possano fungere quale esempio da additare a chiunque non ritenga giusto accettare la ferrea disciplina di rinuncia e abbattimento di tutele e diritti, oggi imposta dal capitale e dai padroni alle classi lavoratrici, di cui la minaccia di finire sul lastrico rappresenta assieme l’ossatura e l’arma di coercizione migliore.
    Quindi, le sparate dei diritti gratis per tutti e il resto delle assurdità con cui condisce il suo commento, in assenza evidente di argomenti per quali che siano, si dimostrano per quello che sono: un’apoteosi della qualunque, che si vuole brandire come arma a doppio taglio pur di non riconoscere che le condizioni attuali, in cui milioni e milioni di persone versano in condizioni ai limiti della sopravvivenza e sono defraudate della loro dignità derivano appunto dall’azzeramento di qualsiasi diritto.
     
    Ecco allora che a confronto dei Bosio, le Fornero e i Padoa Schioppa diventano lattanti da asilo infantile. 
    Anche Bosio, del resto, si dimostra qui alquanto infantile, con la commedia dei soldi gratis, come un bamboccio che batte i piedi in terra pur di non riconoscere che il metro con il quale si valuta il livello di evoluzione della società civile e il suo grado di sostenibilità è proprio la modalità di condivisione della ricchezza e le quote in cui essa viene ripartita.
    Ma evidentemente il Bosio è un sostenitore della legge della giungla, immersa in un contesto da età della pietra.
    Un cavernicolo, insomma.
    Anche lui, quindi entra a piena diritto nell’associazione "I poveri sono come le bestie" in compagnia degli Scalfari, del Bagnai della servitù della gleba e del resto degli illuminati pensatori del  nostro tempo i quali intendono acquisire seguito apostrofando le classi pauperizzate come mendicanti o parassiti.
    Il bello è che manco si vergognano.
  • Leo_Pistone

    Come se non bastasse l’apoteosi di qualunquismo con cui ha riempito il suo commento precedente, qui il Bosio scade addirittura sul para-religioso, ma sempre in funzione meramente aneddotica, nella distorsione di quei testi a uso e consumo del contorsionismo logico che ha deciso di praticare.

    Ovvero la dimostrazione migliore di non avere argomenti di sorta per dare una qualsiasi credibilità ai suoi istinti.
    Che più che bassi appaiono proprio rasoterra.
    Interessante notare come tra tutti i detrattori del reddito garantito finora non ce ne sia stato uno, a qualsiasi livello, che sia stato in grado di conferire alla sua posizione un sostegno di argomentazioni ragionevoli e non improntate a veri e propri capovolgimenti logici o a proclami dalla fondatezza quantomeno dubbia.
    Uno tra gli esempi migliori sta proprio in quel "prostriamoci ai banchieri centrali": come se invece abbandonare milioni di diseredati al loro destino di vittime delle esigenze del capitale fosse l’atto più sublime di lotta contro i poteri, appunto della forma più assolutista di capitalismo che oggi sia data, che essi rappresentano. 
    Questi si sono proprio bevuti il cervello.
  • AlbertoConti

    Ma perché l’abbandono del contante dev’essere sempre e solo
    visto come un pericolo gestionale, o semplicemente meccanicistico? Possibile
    che sia l’unico a vederne il rischio, ben maggiore, di tipo “ontologico” sulla
    natura del denaro?

     

    Non è passato neppure mezzo secolo da quando enormi quantità
    di dollari in forma di banconote venivano spediti per nave dalla francia in
    america (dollars go home!) per essere convertiti in oro, provocando il famoso
    (ma perché è così poco famoso!) ripensamento: “ragazzi, abbiamo scherzato,
    Bretton Woods era una burla!”. Il lato buono di questa ufficializzazione della
    truffa monetaria globale è proprio qui, nell’essere esposta alla luce del sole,
    cosa che qualunque essere intelligente avrebbe colto come occasione per
    rivedere, con molta maggior lucidità, qual è la vera natura della moneta. E
    invece NO!

     

    Keynes ci è morto dal dispiacere subito dopo Bretton Woods,
    ma ci è morto un’altra volta di fronte a questa ottusa cecità, che è diventata
    dal ’71 un fatto storico di portata epocale, l’avvento del matrix in cui siamo
    ormai abituati a vivere, credendo ormai a tutte le favole per tenerci buoni
    (farci fessi), compresi gli asini che volano, basta che lo dica una Botteri o
    una Maggioni qualsiasi.

     

    Ecco allora che l’abolizione del contante assume una veste
    catastrofica per le deboli menti di questa ricco-povera umanità, il
    consolidamento dell’inganno, ormai un auto-inganno interiorizzato e naturalizzato,
    tant’è che ancora una volta nessuno se ne accorge: ci tolgono i “soldi veri”,
    ergo la contabilità della banca sono “soldi veri”. Continuiamo ad ammazzarci di
    inutili fatiche e sofferenze per guadagnarceli e per campare, distruggendo la cosa
    migliore che ci sia mai capitata, la gioia di un lavoro intelligente.

     

    Sto parlando del 99% ovviamente, gli altri se la ridono,
    sono i conduttori del matrix, come una Botteri o una Maggioni qualsiasi.

  • Suntsu

    Hai totalmente ragione. Ma se vogliamo spingere a fondo l’analisi
    ontologica, beh dovremmo convenire che termini come “ vero” o “falso” siano
    solo due entità vocali prive di significato intrinseco, che appaiono dal nulla
    nel bel mezzo della mente umana.  Non
    esistono “soldi veri”, figuriamoci i bit elettronici, ma nemmeno l’oro ha
    qualche pregio “naturale”, oltre ad essere raro, inossidabile e luccicare. E’
    la mente umana che decide arbitrariamente sull’importanza delle cose. Tutto è
    illusorio. Fino a quando non lo si percepisca come tale e allora crolla.

    Ma in questo caso il problema risiede altrove. E’ nel
    tentativo di un controllo totale, schiavistico sulle nostre vite. Qualcosa come
    il conta tempo sul braccio, del film “In Time”. 
    Forse potremmo tornare a barattare direttamente le cose. Ma lo vedo
    difficile…

  • idea3online

    Esisteva la produzione familiare, esiste la produzione industriale. Entrambe sfruttano risorse non create, ma beni primari che appartengono alla Terra e da Dio create. Risorse e beni primari prima gestiti dai singoli cittadini, oggi dalle multinazionali. Sia i cittadini che le multinazionali, sono utilizzatori di risorse donate da Dio. Nel passato usate e sfruttate in modo democratico, oggi la dittatura controlla materie prime, ed quando verrà eliminato il contante controllerà tutto l”ATP o energia chimica, o moneta chimica del genere umano. L’ATP è una moneta chimica, è dentro di noi, viene accumulata tramite il cibo, ci consente di lavorare, di vivere. Le multinazionali, o la Satana S.p.A. ha deciso di lanciare un’OPA, un’offerta pubblica di acquisto sull’ATP. Tutta l’operazione verrà pagata con denaro elettronico, virtuale. Tutto questo denaro avrà valore finchè l’uomo verrà spogliato della sua Immagine Divina, per farlo diventare peggio dell’erba che calpestiamo. E’ tutta questione di POSSESSIONE, prima i demoni entravano dentro l’uomo probabilmente sfruttando legami chimici elettrici. Ma questo processo di possessione non era possibile farlo a tutti, solo ad alcuni che entravano in contatto con lo spiritismo. Oggi tra uomo e tecnologia è disponibile una simbiosi, quasi da rendere l’uomo posseduto dalla tecnologia, e se alla fine la tecnologia è controllata da Satana, ecco che i conti tornano. 

    Ma l’aspetto positivo dii tutta questa favola, è che noi uomini desideriamo amare Satana.
  • FlavioBosio

    Per questo problema ci sono degli specialisti, dovresti esporre la questione al tuo medico di famiglia che saprà certamente indicarteli.

  • FlavioBosio

    Giungla = libertà e capitalismo

    Zoo       = schiavitù e socialismo
    all’uomo è stato dato il libero arbitrio, può scegliere se procacciarsi da solo il cibo vivendo libero nella giungla o se preferisce che gli venga somministrato dai guardiani dello zoo (lo stato ed i suoi tirapiedi) attraverso i sussidi ed il socialismo.
  • AlbertoConti

    Infatti metto tra virgolette l’espressione "ontologia della moneta", il cui fine non è tanto veritativo quanto pratico e sociale. Non stiamo parlando di enti inafferrabili nella loro profondità, ma di un banale strumento indispensabile per la sua utilità pratica quotidiana e universale, che può però essere manipolato anche con fini criminali per nuocere ai più a presunto vantaggio dei pochi manipolatori. Solo una sua maggior conoscenza diffusa (su cos’è e come funziona la moneta) può contrastare efficacemente questo rischio, che mi pare sia ormai una realtà consolidata.

  • Cataldo

    L’Homo Homini Lupus dovrebbe essere superato da un pezzo, eppure …
    Per esperienza quasi tutti quelli che parlano di cose del genere in una giungla non arriverebbero alla sera, non parliamo di superare la nottata 😉

  • Fedeledellacroce

    Leo, con Bosio é fiato sprecato.
    Lui si sente talmente superiore alle masse strozzate dalle politiche nefande, che vorrebbe annientarli, farli morire di fame questi poveri, questi "parassiti".
    Poi l’aggettivo con cui descrivere un essere simile lo lascio alla tua perizia.

  • Fedeledellacroce

    dio non esiste, figuriamoci satana
    stai farneticando

  • ilsanto

    Gentilissimo

    Le faccio umilmente notare come il contesto rispetto alle sue idee sia leggermente cambiato, anzi decisamente defunto. Lei immagino si riferisca ad epoche passate dove l’impegno individuale era un valore e bastava impegnarsi per avere successo in una società ricca di opportunità. Non si contavano i contadini che venivano in città a lavorare in fabbrica, ne gli operai che si mettevano in proprio e con due torni aprivano la fabbrichetta, ne i figli che laureati avevano la carriera assicurata.
    Mi duole dirle che quel mondo non c’è più è trapassato. Non credo doverle spiegare come stanno le cose oggi, ha tutti i mezzi per farlo da sè. Magari le butto lì un paio di cose che potrebbero essere interessanti da analizzare per esempio la curva degli occupati negli ultimi 100 anni dal sito dell’ISTAT divisi per agricoltura, industria, terziario. O i dati dei giovani laureati che vanno a cercar fortuna all’estero, o i dati sullo sviluppo demografico o il tasso di CO2 nell’atmosfera o il picco del petrolio o l’automazione della produzione o il divario tra ricchi e poveri e per finire Lei crede che oggi l’operaio della FIAT possa mettersi in proprio per farsi la fabbrichetta nel tempo delle multinazionali ? che dovrebbe produrre un modello nuovo di auto ? un nuovo smartphone ? un calzaturificio ? una tessitura ? o magari pensava ad un bel negozio come negli anni 60 ?
  • ilsanto

    Forse voleva essere solo cinico o spiritoso della serie o muori nella giungla o come schiavo, perchè non credo che Lei pensi seriamente che oggi il capitalismo sia sinonimo di libertà.

    Nel caso faccia un esperimento, vincoli qualsiasi sua proprietà e scenda per strada cosi come nascono i nostri figli "nudi su una striscia di asfalto" e poi tra 6 mesi risponda da solo al suo intervento.
  • ilsanto

    Capisco il pensiero ma la domanda da porsi è leggermente diversa, ossia a fronte di una mostruosa concentrazione di capitale, poteri, tecnologia in mano a meno dell’uno per cento della popolazione mondiale ( forse neanche l’uno per mille ) è plausibile in nome del liberismo condannare a morte o alla miseria o alla delinquenza o alla rivoluzione il restante 99 % ?

    Sei sicuro che potresti vivere in un mondo simile.
  • MisterFrank

    postimage