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LIBIA: LA LUCROSA CACCIA AL NEGRO PER MANDARCELO

DI MAURIZIO BLONDET

effedieffe.com

«Siamo qui per essere venduti»: così i migranti – quasi tutti subsahariani – che sono parcheggiati nel centro di raccolta di Zaouia, in Libia, un 50 chilometri ad ovest di Tripoli. Due inviati di Le Monde sono riusciti a avvicinarli (non si conoscono i particolari): come risultati dai loro agghiaccianti racconti, diversi sono rimasti vittime di retate delle ‘autorità’ libiche della zona e del momento.

«Le autorità ci accusano di voler partire per l’acqua, ma è falso», dice uno (Le Monde lo mostra in video): «C’è chi viene preso in casa, negli appartamenti, altri sono presi per strada; come me, io sono stato preso per strada».

«I veri traghettatori sono loro», spiega un compagno. «Dicono agli europei che ci hanno catturato in mare ma è falso! Ci stanno vendendo. Sono loro che gestiscono la prigione e organizzano le partenze per andare in Italia. Sono padroni di appartamenti in riva all’acqua, raccolgono la gente nelle ‘connection houses’. La ‘connessione’ sono loro, la fanno tra di loro, è il loro business. Siamo qui per essere venduti, alcuni a quasi mille dinari (libici). Mangiamo pochissimo, Quando arrivate voi giornalisti, fanno finta, è organizzato».

«Mi chiamo Roland», interviene un terzo, «sono nigeriano. Siamo venuti qui per lavorare, io e i miei amici. Guarda, ho addosso ancora i miei abiti da lavoro. La polizia ci ha arrestato per la strada. Noi non siamo venuti per fare la traversata, siamo venuti per lavorare. Io lavo le auto, questo faccio. Non so più che fare. Tutti i miei soldi, il telefono… tutto! Mi hanno preso tutto, sono in piedi senza niente. Non abbiamo alcun contatto… il mio telefono, tutto! Tutto m’hanno preso. Guardami, sono davanti a te».

«Io mi chiamo Samir, sono somalo. Siamo rifugiati e adesso cerchiamo una vita migliore… ma siamo stati arrestati in Libia. Nove mesi in Libia, capisci, e tre mesi in questa prigione. Cerchiamo la libertà, chiediamo aiuto».

«Mi chiamo Fussa. Sono venuto in Libia tre mesi fa, vivo in Libia, io lavoro. Sono venuto con i miei amici. Ieri tornavamo dal lavoro quando ci hanno arrestati. Ci hanno preso tutti i nostri beni, non abbiamo più niente… e l’acqua qui, è acqua salata. Qui siamo perduti, non mangiamo bene, per favore, domandiamo al Governo di Questo paese di venire in nostro aiuto, e di lasciarci rientrare a casa, nel nostro Paese. Chiediamo la libertà. Prego il Governo di questo Paese di aiutarci. Per favore, chiediamo soccorso, per favore…».

«Se ho l’opportunità di lavorare ancora in Libia lo farò», dice un altro, «se ho questa possibilità lavoro: sono muratore, sono un buon lavoratore».

Un altro ancora: «La sola cosa che vogliamo è tornare al nostro Paese –– è tutto quello che si vuole perché ci hanno affaticato qui, non si mangia, non si beve, non si dorme. Ci sono molte persone malate qui. Abbiamo perduto tutto: il denaro, i nostri passaporti….».

«Ci sono persone che sono qui da più di sei mesi, sette mesi… altri quattro mesi… senza contatto coi parenti. Le nostre famiglie non sanno se siamo vivi o morti».

Il pezzo di Le Monde (qui) non dice molto di più, è costruito come un articolo «di colore», di impressioni e sentimenti (sarebbe come, ai tempi di Stalin, entrare in un Lager siberiano e fare del «colore»). Tuttavia, dal poco si ricava questa visione:

I prigionieri sono tutti negri dell’Africa nera, non vengono dal Medio Oriente, non fuggono le guerre e l’IS.

Molti di loro sostengono essere emigrati per lavoro nella Libia di Gheddafi; si dicono vittime di sistematiche retate da parte di poliziotti (o quel che sono) libici, comunque gente di un qualche «Governo» in combutta con i trafficanti, o trafficanti essi stessi, per essere mandati in Italia su barconi o gommoni.

In Libia c’è la caccia all’africano nero, perché il traffico rende. Siccome l’Italia li accoglie tutti (Manconi e Papa Francesco: «Accogliamoli tutti!») l’industria della tratta libica ce ne manda sempre di più. Se ne procura di sempre nuovi con arresti e retate, li caccia nei suoi campi, e li imbarca –– alcuni contro la loro volontà: quanti? Non sappiamo. Altri di sicuro si sono mossi per venire in Italia via mare. Sarebbe interessante sapere se il business li raccoglie nei loro Paesi, li attrae con la promessa: in Italia vi prendono tutti! Dateci tremila dollari.. .poi furto di denaro, dei passaporti, dei cellulari (tanto in Italia ve ne danno uno nuovo), in compenso un costoso satellitare sul barcone per chiamare i soccorritori italioti.

In un certo senso è una storia di razzismo libico che continua.

Cercando in archivio trovo un titolo del 2011: «È caccia all’africano nero in Libia, ma nessuno lo dice». È un comunicato dell’agenzia Habeshia per la comunicazione e lo sviluppo (un gruppo di eritrei), e parlava di un altro genere di caccia in voga allora: tutti i neri, per lo più immigrati lavoratori nella prospera Libia di Gheddafi (i libici si sa non lavorano; avevano – diciamo – il reddito di cittadinanza, potevano pagarsi i negri come servi e schiavi) quando Gheddafi è stato rovesciato sono stati presi di mira come «mercenari al soldo del colonnello, e per questo inseguiti, perseguitati e uccisi. (…)» . Vi si racconta di «una donna eritrea, picchiata e buttata fuori di casa dal proprietario, a Tripoli, zona Medina, perché nera. Voi neri africani, gli ha detto, siete mercenari del regime. E fatti di questo genere stanno accadendo ovunque, soprattutto di notte».

«A Bengasi due eritrei sono stati linciati e uccisi dalla folla mentre cercavano di portare assistenza a due connazionali gravemente feriti. I profughi rimasti in vita hanno chiesto aiuto ad una nave inglese, pregando che mettesse in salvo almeno i due feriti, ma hanno ricevuto un rifiuto secco».

A Tripoli, «le famiglie di origine sub-sahariana non possono uscire nemmeno a fare la spesa perché temono il linciaggio. Sono le vittime preferite degli sciacalli depredatori. Molti sono stati rapinati, altri sequestrati. È una persecuzione». «Centinaia di richiedenti asilo politico che erano tenuti nelle carceri libiche, con l’aggravarsi della crisi sono stati costretti dai loro carcerieri a imbracciare le armi per colpire la piazza. Chi si è rifiutato di farlo, è stato ucciso».

La pulsione del linciaggio razzista, la caccia al negro di allora, sembra adesso perfezionata in industria del rastrellamento e vendita del negro all’Italia, che li accoglie tutti.

«Dal gennaio 2015 la guardia costiera libica non salpa più in mare per pattugliamenti», scrive Deutsche Welle in un servizio di poche settimane fa. In aprile, Deutsche Welle non ha fatto un pezzo di colore, ha persino parlato col capo della guardia costiera libica, Mohamed Baithi: il marpione, pieno di compassione umana, gli ha detto che i migranti presi in mare «non vogliono tornare in Libia –– e non si fa fatica a crederlo. Sono loro che «vogliono andare in Europa. Certe volte quando li prendiamo e portiamo indietro, piangono o cercano di distruggere le nostre imbarcazioni».

Messe insieme, le asserzioni del brav’uomo
con il servizio fotografico-impressionistico di Le Monde, si intuisce che è la guardia costiera libica a fare i business, o almeno a prenderci la sua parte. Infatti Baithi spiega a DW (qui) quel che già sappiamo: «I barconi mandano un messaggio di SOS, le navi mercantili o i pescherecci nelle vicinanze sono obbligati in base al diritto internazionale marittimo a soccorrerli. Devono prender tutta questa gente a bordo». E il gioco è fatto.

«Siamo qui per essere venduti», dicono i negri imprigionati, e gli impressionisti di Le Monde non chiedono dettagli: venduti da chi? E soprattutto: a chi? Chi vi vuole comprare? Per quanti soldi?

Allo stesso modo, i valorosi inchiestisti di DW non chiedono a Baithi: come mai la guardia costiera libica «non esce più in mare dal gennaio 2015»? Si capirebbe avesse detto: non usciamo più in mare dal 2011, perché l’apparato statale è collassato. Invece: dal gennaio 2015, ossia dall’inizio di quest’anno. Perché? E da allora che il numero dei migranti gettati sui barconi volenti o nolenti è aumentato in modo esponenziale. Ancor più dei 17 0 mila del 2014, che erano già quattro volte di più di quelli messi in mare nel 2013. Centinaia e centinaia arrivano ormai ogni giorno, immediatamente soccorsi dall’Italia e dalla UE, la cui operazione è stata potenziata.

Ad alimentare quella che anche Le Monde chiama «una cinica industria. Il numero degli annegati in mare è salito alle stelle: alla data del 7 maggio, 1829 affogati, nove volte di più del periodo corrispondente del 2014. Fanno economie, li gettano in galleggianti marci promessi a naufragio certo. Sulle coste libiche, i trafficanti li parcheggiano in stamberghe dopo averli spogliati, le autorità li arrestano per mostrare all’Europa che fanno qualcosa e mascherare le loro connivenze occulte».

La nostra carità senza limiti aumenta il numero degli annegati? È una modesta domanda. Tanto più urgente visto che anche da noi fiorisce il business sull’immigrato salvato-in-mare: con la differenza che a pagare il business criminale italiota siamo noi contribuenti italioti. Carità pelosa?

Da noi domina l’accoglienza totale, la carità senza limiti, e guai a chi storce il naso; che non sia quello il fomite dell’industria del negro con retate dall’altra sponda? Che più ne accogliamo e più loro ce ne trovano?

«Siamo qui per essere venduti»; dicono i poveri negri del campo di Zaouia: venduti a chi, precisamente? I trafficanti della loro carne hanno preso i 3-4 mila dollari a ciascuno di loro, li hanno depredati del cellulare e del soldino in tasca, li hanno già puliti e spolpati come ossi di seppia: da loro non possono certo prendere altro. E allora da chi aspettano altri soldi? A chi li hanno venduti o intendono venderli?

Chi li compra in Italia, in Europa, in Occidente?

Viene qualche dubbio: che ci siano organizzazioni occidentalissime che «comprano» i negri dai libici. I complottisti più fanatici (da cui mi dissocio) dicono che c’è un interesse globalista ad inondarci di immigrati, un progetto per affondarci nella destabilizzazione che l’Occidente ha portato in Libia, Siria, Iraq, Yemen. Perché «una fonte dell’intelligence di Londra» accredita la stima di “migliaia di migranti” in pericolo e rilancia l’allarme su possibili ulteriori partenzeimminenti, indicando in almeno “mezzo milione” le persone radunate sulle coste libiche in attesa di nuovi imbarchi? Come sanno quella cifra? E perché le navi inglesi che raccolgono gli immigrati dai barconi, prodigandosi in modo eccezionale, poi li sbarcano in Italia? Perché non se li prendono e se li portano? Dopotutto, le navi militari sono pezzi di territorio nazionale.

Maurizio Blondet

Fonte: www-effedieffe.com

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8.06.2015

Pubblicato da Davide

  • orckrist

    Questo è il colonialismo 2.0.

    Gli schiavi non servono più solo come forza-lavoro ma anche per fare pressione su governi e destabilizzare eventuali concorenti sui mercati internazionali.

  • Hamelin

    Spero che siano fieri tutti i Pidioti e tutti i falsi Cattocomunisti ipocriti di aver riportato in auge la Tratta degli Schiavi .

    Il Discorso comunque è ampio .
    Questa è l’attuazione del piano Kalergi e caro Blondet non è complottismo e la pura realtà .

    Leggiti il libro di Kalergi ( sempre che lo trovi ancora in giro visto che lo censurano  ) " Idealismo pratico " .

    Devo dire che i criminali Europei sono in gamba e stanno portando Avanti il piano di Kalegi alla grande .

    In Italia gli effetti sono già visibili .
    Stanno creando una massa informe ed acritica facilmente governabile ( solo un demente potrebbe accettare un pagliaccio come Renzi come presidente del consiglio ) .

  • castagna

    Pienamente d’accordo con
    Hamelin. Ma dobbiamo avere il coraggio di aggiungere anche un’altra
    cosa. Dobbiamo avere il coraggio di non sottostare alla violenza
    ideologica dell’ugualitarismo. E quindi prima o poi dovremo avere il
    coraggio di dire che , sempre meritando ogni uomo gli stessi diritti
    e gli stessi doveri, il popolo negro ha capacità intellettuali
    “differenti” , per non dire più efficacemente “minori”, del
    popolo bianco. E quindi l’immigrazione di negri è particolarmente
    malvagia perché crea i ghetti permanenti, le tensioni razziali, la
    criminalità sistemica…. il sistema americano, in due parole, in
    cui i negri sono destinati a rimanere l’ultimo gradino, con tutto ciò
    che comporta..

    Ovviamente di questa
    malvagità ringraziamo tutti i pidioti e i cattocomunisti, gli utili
    idioti dei centri sociali, e polli da batteria delle università..
    tutto quel blob di cattolicesimo e sinistrismo egoista e mafioso che
    oggi fa da blocco di cani da guardia per il Potere.

  • clausneghe

    E allora, perchè ti dissoci, Maurizio?

    Hanno ragione i "complottisti" più spinti, perchè la realtà spesso supera le fantasie più spinte, lo dovresti sapere, e certamente lo sai.
    E’ proprio un piano per destabilizzarci e l’inizio di un nuovo popolo mescolato..
    Unico Governo, unico popolo, eccetera.
    Un grazie a Blondet per questo pezzo illuminante sulla moderna tratta degli schiavi.
  • illupodeicieli

    E’ da evidenziare che il numero di profughi o meglio di persone straniere che arrivano via mare sulle nostre coste, è notevolmente aumentato tra l’anno scorso e quello in corso. Eppure ,per esempio, la guerra civile in Somalia è iniziata negli anni 90 mentre quella tra Somalia ed Eritrea , salvo errore, è cominciata nel 2006. Allora se non sbaglio, nella storia delle guerre, è al principio di queste che chi può scappa, emigra, varca di nascosto le frontiere: da come vengono raccontati i fatti dai media, invece sembra che proprio in questi ultimi due anni ci sia stato un boom di espatriati e tutti verso l’Italia. Tutti questi arrivi , oltretutto, fanno passare in secondo piano per non dire che relegano nel dimenticatoio, tutti i veri problemi che attanagliano il nostro paese: chi vive queste difficoltà è portato, non senza ragione, a credere che per lui e i suoi diritti, c’è sempre tempo per pensarci, perché ora come ora ci sono altre emergenze. Non dimentichiamoci che ogni frutto ha la sua stagione:ecco quindi presentarsi, magari a breve, l’emergenza incendi, caldo, annegamenti vari, fino a chi invece, speculando sulle disgrazie altrui, spera anche in un bel giallo per ferragosto. Vogliamo parlarne dell’autunno caldo o aspettiamo invece alluvioni o terremoti che, purtroppo oltre ai danni spero solo materiali e che siano risarciti per tempo, obbligano a procrastinare eventuali incontri decisionali per i problemi veri degli italiani per via delle priorità? Qui ogni cosa nuova fa diventare vecchia e superata la novità di ieri. Ora se ci fosse la famosa task force delle emergenze, tutto o quasi sarebbe risolvibile dato che quelle difficoltà,emergenze, crisi, avrebbero già chi si occupa di loro e non ci sarebbe chi, con quella scusa, non affronta il problema lavoro, credito alle imprese, e così via. Invece con quella motivazione, emergenza sbarchi, ecco che tutti rinviano ogni impegno preso in precedenza. Che poi siano questioni di principio i diritti degli italiani prima di quelli di un profugo o di un clandestino, è certo. 

  • Quique80

    Io vorrei che tu fossi nato in Africa! Vorrei vedere se continueresti a pensare così. Questa tua esternazione la usava Hitler nel Mein kampf, per dimostrare su basi pseudoscientifiche la supremazia della razza ariana Aprì gli occhi e accetta la realtà: l’immigrazione è causata dagli squilibri economici e dalle diseguaglianze che proprio quello stesso uomo che si ritiene superiore, ha creato nel mondo! Inoltre, totalmente falsa la cosiddetta affermazione delle capacità intellettuali differenti. Differenti rispetto a chi? All’Occidente ed alla sua cultura di profitto a tutti i costi ed alla sperequazione sociàle, alla cultura del consumo delle risorse indiscriminato ed alla devastazione ambientale? Alle guerre intelligenti?