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L’EXPO GALLEGGIANTE DELLE ARMI

DI MANLIO DINUCCI E TOMMASO DI FRANCESCO
ilmanifesto.it

Alla fine il Carosello galleggiante d’armi e prodotti alimentari del made-in-Italy va: è salpato ieri da Civitavecchia il gruppo della marina militare costituito dalla portaerei Cavour, dalla fregata Bergamini, dalla nave di supporto logistico Etna e dal pattugliatore Borsini.

Scopo ufficiale della «campagna navale» – organizzata dal ministero della Difesa in collaborazione con i ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico e il ministero dei Beni Culturali – è presentare «il Sistema Paese in movimento e rafforzare la presenza dell’Italia nelle aree geografiche considerate strategiche per gli interessi nazionali, oltre che fornire assistenza umanitaria alle popolazioni bisognose». Questo l’annuncio ufficiale esatto del Ministero della difesa del 5 novembre con tanto di presentazione del ministro Mario Mauro.È questo il motivo della missione, annunciato anche dalla Marina Militare il 9 novembre che la definisce «missione di promozione» ed elenca le industrie belliche che vi partecipano.

E invece ieri il ministro Mario Mauro, pizzicato nel segno a quanto pare, ha voluto reintervenire alla Camera per «fugare ogni dubbio», ha detto e per spiegare che il gruppo navale «non ha alcuno scopo di vendere sistemi d’arma all’estero» e che comunque tutto è «nel rispetto delle convenzioni internazionali e del trattato Onu». Magari non va a venderle come tappeti direttamente e negli stessi giorni della crociera di morte, ma secondo il suo stesso annuncio e quello del suo ministero, va a promuoverle, a pubblicizzarle, a piazzarle, a far commercio. Comunque per venderle, sospettiamo.

E in aree dove impazzano guerra, conflitti armati e repressioni (p. s. il Congo, la Nigeria, il Kenya), dove governi potenti finanziano guerre per procura altrove (come l’Arabia saudita in Siria, o il Barhein con la sua primavera cancellata dai militari), o dove politiche di spese sociali vengono ridimensionate se non cancellate per sostenere la sicurezza interna e le frontiere (come in Angola e Mozambico). La domanda è Quale parte in commedia sta recitando il ministro-macchietta Mario Mauro?

Ora il gruppo navale italiano alla fine è salpato ieri. Farà scalo in 7 porti mediorientali del Mar Rosso e del Golfo Persico – Gidda (Arabia Saudita), Mascat (Oman), Dubai (E.A.U.), Abu Dhabi (E.A.U.), Doha (Qatar), Mina Sulman (Bahrein), Kuwait City (Kuwait) – e in 13 porti africani: Gibuti (Gibuti), Mombasa (Kenya), Antseranana (Madagascar), Maputo (Mozambico), Durban (Sudafrica), Città del Capo (Sudafrica), Luanda (Angola), Pointe-Noire (Congo), Lagos (Nigeria), Tema (Ghana), Dakar (Senegal), Casablanca (Marocco) e Algeri (Algeria). Il gruppo, dopo un viaggio di cinque mesi, rientrerà in Italia il 7 aprile 2014.

Il costo della campagna navale è previsto in 20 milioni di euro, di cui 7 a carico dello stato e 13 dei «partner dell’industria privata». Soldi ben spesi: essi potranno usare la portaerei, lunga 244 metri e larga 39, come una grande fiera espositiva itinerante. A bordo sono stati installati gli stand in cui espongono i loro prodotti e contattano i clienti. La missione della portaerei Cavour, ha assicurato il ministro Mauro intervenendo ieri alla Camera durante l’esame del dl missioni, non è di «vendere sistemi d’arma italiani all’estero». Non si capisce allora perché al centro dell’Expo galleggiante ci siano le maggiori industrie belliche italiane con il loro campionario, che sarà mostrato ai potenziali acquirenti di porto in porto. In primo piano quelle di Finmeccanica: l’AgustaWestland che presenta elicotteri da guerra, di cui due sono esposti sulla Cavour; la Oto Melara, che espone il sistema d’arma 127/64 LW Vulcano caratterizzato da un elevato ritmo di fuoco (fino a 35 colpi al minuto) e dalla possibilità di utilizzare munizioni guidate; la Selex ES, specializzata in sistemi radar e di combattimento; la Wass, che presenta nello stand Finmeccanica il siluro pesante Black Shark; Telespazio, che offre i suoi sistemi di telecomunicazioni militari, anche satellitari; la Mbda, che espone i missili Aspide, Aster, Teseo/Otomat e altri. La Elt offre apparecchiature elettroniche per la guerra aerea, terrestre e navale; la Intermarine, vascelli militari. I clienti che non possono permettersi i cannoni Otomelara a fuoco rapido potranno sempre trovare, nello stand Beretta sulla Cavour, una vasta gamma di pistole automatiche. I prodotti civili degli altri stand sono in genere di lusso, come gli aerei executive della Piaggio e della Blackshape.

Accanto alle armi esposte negli stand, ci sono sulla Cavour cinque caccia Sea Harrier a decollo verticale, quattro elicotteri, una settantina di fucilieri della Brigata San Marco e specialisti subacquei del Comsubin. La campagna navale infatti, oltre a promuovere le «eccellenze italiane», serve a «operazioni di contrasto alla pirateria» e all’«addestramento di personale militare» soprattutto in Africa. Per «l’assistenza umanitaria» ci sono a bordo della Cavour la Croce Rossa e le onlus Fondazione Francesca Rava e Operation Smile.

Una organizzazione perfetta. Si vanno a vendere altri armi ai paesi mediorientali e africani, dominati da oligarchie e caste militari, provocando un ulteriore aumento delle loro spese militari che comporterà un ulteriore aumento della povertà soprattutto in Africa.

Ogni cannone, ogni missile, ogni mitraglia venduta dai commessi viaggiatori della Cavour ai governi clienti significherà meno investimenti locali nel sociale e quindi altri migliaia di bisognosi, affamati e morti, soprattutto tra i bambini, per sottoalimentazione cronica e malattie che potrebbero essere curate. Tranquilli. Perché sulla Cavour ci sono anche gli «operatori umanitari» pronti a soccorrere i disperati che abbiamo contribuito a creare con il traffico di armi, per dimostrare quanto l’Italia sia sensibile e pronta ad aiutare «le popolazioni bisognose».

Nel Rapporto 2013 della marina militare si sottolinea che che le navi da guerra sono «ambasciatrici dell’Italia». Una nave come la Cavour deve essere considerata «proiezione del Paese, non solo come strumento militare ma anche come veicolo per promuovere i nostri interessi economici: la nave, dunque, quale simbolo vincente del Made in Italy» come dimostra «il successo commerciale della nostra industria per la Difesa». In tal modo la marina militare sponsorizza anche se stessa, dimostrando che spendere 3,5 miliardi di euro per una nave come la Cavour (che costa per un giorno di navigazione 200 mila euro) e altri miliardi per dotarla dei caccia F-35, significa fare un investimento per il «Sistema Paese».

Un paese che deve essere militarmente pronto alla «proiezione di capacità per intervenire là dove necessario», ossia a proiettare le proprie forze armate là dove sono in gioco gli interessi economici e politici delle potenze occidentali, in primo luogo degli Stati uniti. Non a caso la campagna navale italiana si svolge in Medio Oriente e Africa, due delle aree strategicamente più importanti per gli Usa e la Nato.

Una volta per accusare la vocazione naturale (per la sua collocazione geografica nel Mediterraneo), dell’Italia alla guerra, nonostante l’articolo 11 della nostra Costituzione, dicevamo «portaerei-Italia». E adesso l’Italia si è fatta portaerei.

Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco
Fonte: www.ilmanifesto.it
14.11.2013

Pubblicato da Davide

  • marcopa

    Fate tutti girare questo articolo di Dinucci e Di Francesco………………

    Non so quanto abbia girato la notizia al di fuori del Manifesto e di alcuni ambienti della sinistra, ma una portaerei sponsorizzata da 13 milioni di euro, pagati, sembra, da industrie di armamenti, dimostra il cinismo e la cecità dell’ Italia del 2013…..Che assicura la prossima ripresa che non arriverà mai, che difende le caste (politici, imprenditori, militari, mega-burocrati dello stato), che rallenta i cambiamenti ineluttabili come la rivoluzione energetica, che aumenta le proprie spese di armamenti con percentuali di incremento a due cifre, mentre cala la spesa sociale…..Che dice le bugie su tutto…….

  • s_riccardo

    Farei delle indagini sulle banche italiane che si professano etiche che da anni si occupano di export di armi regolando le transazioni. Ce ne sono in tutte le regioni italiane…

  • babuskin

    Dov’è la novità?
    Nel capitalismo ogni cosa è merce (anche la forza lavoro), “normale” che si cercano compratori, in un mondo in aspra competizione che spesso nelle sue periferie sfociano in guerre guerregiate questi sono i suoi mercati, di vendita e di utilizzo.
    Il punto è che l’ Italia deve vedersela con venditori più aggressivi più dinamici e concorenziali come Cina, Russia, Francia, USA, Israele, Germania ecc.
    Per quanto riguarda i ministeri italiani coinvolti si vede che hanno appreso la “Realpolitick”: Si vis pacem para bellum, (se vuoi la pace prepara la guerra).
    Insomma un pò di “diplomazia della violenza” e di “lezioni di realismo” appreso dagli americani.

  • Ercole

    Per coloro che nutrono ancora dubbi ecco la vera “ESSENZA” dello stato borghese è guerrafondaio ,ecco la riprova di quello che da sempre denuncio :l’umanità è sempre piu di fronte a un bivio GUERRA O RIVOLUZIONE .E’ ora di smetterla di citare qulla carta straccia che si chiama COSTITUZIONE ….della legalità borghese…..

  • Ercole

    Condivido la tua analisi grande compagno internazionalista BABUSKIN militante di lotta comunista .

  • Primadellesabbie

    A pensar male…

    Chi ha voglia di farlo segua il percorso, post pensione, di coloro che hanno organizzato questa spedizione, e scopra quale, tra le fabbriche imbarcate, lo vedrà tra i suoi amministratori.

  • marcopa

    Dal Nuovo Giornale dei Militari…………………………………………………DIFESA – PORTAEREI CAVOUR: MARCON (SEL), ITALIA SI MERITEREBBE QUALCOSA DI MEGLIO
    giovedì 14 novembre 2013…………………………………………………….
    “Sembra un vizio. Pochi giorni fa il ministro Mauro e’ apparso come un piazzista in uno spot della Lockheed per reclamizzare i cacciabombardieri F35 e ora sempre il ministro della difesa autorizza la Marina Militare a fare lo stesso con altri sistemi d’arma”. Lo scrive in un editoriale su Il Manifesto, l’on. Giulio Marcon di Sinistra Ecologia Liberta’, in merito alle polemiche nate dopo la denuncia di Sel sulla “missione” della Portaerei Cavour in Africa. Oggi in Commissione Esteri ci sara’ la prima risposta del governo all’interrogazione immediata di Sel Marina militare – prosegue il parlamentare di Sel – che con il suo ammiraglio De Giorgi rivendica l’importanza di questa missione ed il diritto ad “esportare armi” perche’ questo e’ un “modo innovativo di svolgere politica estera”. Lo stesso ammiraglio -in una intervista dai toni insolitamente aggressivi, perche’ forse punto sul vivo- afferma come la militarita” (sic) sia la base della nostra sicurezza nazionale. Eppure l’Italia si meriterebbe veramente qualcosa di meglio: ad esempio non spendere 23,6 miliardi nel 2014 per la difesa, ma di destinare il 20% delle spese militari alla scuola e al welfare; di non fare piu’ nel 2014 gli F35 e magari comprare con gli stessi soldi una ventina di Canadair per spegnere gli incendi estivi. E’ questa la “strada giusta” – conclude l’on. Marcon – che il Paese dovrebbe seguire, non quella della crociera della Cavour che fara’ felice solo alcune aziende belliche, un po’ di affaristi e tutti coloro che le armi le useranno per fare le prossime guerre. (AGENPARL)…………………………………………………………………………….

    Ieri, nel corso dell’esame in Aula alla Camera del Decreto sulle missioni all’estero, il Ministro Mauro è intervenuto per dire “prima di entrare nel merito della nostra discussione, voglio fare riferimento alla sollecitazione pervenuta, come dire, sui fatti di attualità e, quindi, con riferimento al tema della missione della nave Cavour, rispetto alla quale esprimo la mia piena disponibilità al Parlamento a poter rispondere nei tempi, nei modi e nei luoghi ritenuti più idonei, ma che credo, da parte mia, meriti perlomeno un accenno di pochi secondi per fugare subito un dubbio in maniera inequivoca, e cioè: la missione non ha alcuno scopo di vendere sistemi d’arma italiani all’estero. Questo lo dico perché, su un piano generale, è necessario sottolineare come questo tipo di operazioni avviene, infatti, sempre nel pieno rispetto delle pertinenti convenzioni e accordi internazionali, e segnatamente del Trattato ONU sul commercio delle armi, il cui provvedimento di ratifica è stato nelle scorse settimane approvato dalla Parlamento in tempi rapidissimi, e ciò anche nel quadro della legge n. 185, che, come è noto, costituisce una delle normative nazionali più avanzate e stringenti sia a livello europeo che internazionale”………………………………………………………

    Aspettiamo una risposta più completa ed articolata…………………………………….http://www.ilnuovogiornaledeimilitari.it/categorie/prima-pagina/3827/difesa—portaerei-cavour:-marcon-_sel__-italia-si-meriterebbe-qualcosa-di-meglio

  • marcopa

    Su Change.org c’e’ una petizione lanciata da SeL, venerdì alle 11.00 ha raccolto cira 9.000 adesioni. Intanto il sito del Ministero della Difesa è inaccessibile e non si può leggere quanto ha scritto su questa missione contestata………………………………………………..Ripeto che per me è una vicenda gravissima che dovrebbe vedere la reazioni di pacifisti, politichi, ambieni religiosi, mi dispiace che probabilmente scivolrà via senza troppe contestazioni…..