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L’ETA’ DELLE CERTEZZE CONGELATE

DI PAUL KRUGMAN

krugman.blogs.nytimes.com

Il Times propone un titolo interessante: Richard Fisher, spesso in errore ma raramente noioso, lascia la Fed. Perché quello che vogliamo dai banchieri centrali è lo spettacolo, giusto? Intendo dire, Janet Yellen è una tale trascinatrice … continua ad aver ragione sull’economia ma – sapete? – questa raggrinzisce sempre di più.

A seguito: “PERCHE’ IL DISCORSO SULL’ECONOMIA BRITANNICA E’ COSI’ BRUTTO ?”, (Paul Krugman, blog);

OK, non importa. Ciò che è notevole è la completa fiducia che Fisher ripone nella sua saggezza, nonostante l’impressionante record di errori. Ma ancor più notevole è il fatto che le sue incrollabili certezze sono poste, di norma, [nel territorio compreso] tra gli “inflazionisti” e gli “anti-keynesiani” in senso generale. Ha fatto [le cose] male, e lo ha fatto per molto tempo, ma mai [ha avuto] un pizzico d’insicurezza – mentre l’altra parte è stata ripetutamente nel giusto.

Se volete vedere le differenze, considerate la stagflazione degli anni ‘70. Gli anti-keynesiani erano trionfanti – citano tutt’ora quei giorni come empirico argomento finale – mentre i keynesiani, cercando di riprendersi, “prendevano a bordo” un sacco di critiche. Troppe, in realtà.

Ed ecco il punto: l’era della stagflazione è durata, al massimo, da Novembre del 1973 – quando è iniziata la prima recessione dovuta allo shock petrolifero – a Novembre del 1982 – quando la politica monetaria espansiva ha cominciato a funzionare esattamente come avrebbe dovuto, secondo il modello IS-LM [link]. Nel corso di quei 9 anni ci sono stati numerosi proclami secondo cui tutta la politica dal-lato-della-domanda [demand-size] sarebbe stata confutata da prove inoppugnabili.

Confrontiamo e contrapponiamo tutto questo agli avvenimenti recenti. Nel Dicembre del 2008 la Fed è scesa a tasso zero. Da allora abbiamo visto un’espansione del 400% della base monetaria, senza la minima accelerazione dell’inflazione; un deficit record, per i tempi di pace, aggiunto a tassi d’interesse ai minimi storici; un’enorme contrazione economica nei paesi che imponevano politiche di austerità.

Tutto prevedibile e previsto, dai keynesiani … ma assolutamente in contrasto con le dottrine rivali, il cui conseguente movimento intellettuale è rimasto a zero.

Paul Krugman

Fonte: http://krugman.blogs.nytimes.com

Link: http://krugman.blogs.nytimes.com/2015/03/20/the-age-of-frozen-certainties/?module=BlogPost-Title&version=Blog%20Main&contentCollection=Opinion&action=Click&pgtype=Blogs&region=Body

20.03.2015

PERCHE’ IL DISCORSO SULL’ECONOMIA BRITANNICA E’ COSI’ BRUTTO ?

Che cosa direbbe al riguardo Alan Simpson [politico repubblicano statunitense, link]? Diamogli credito.
Siamo ancora alle prese con il SXSW [uno dei più grandi festival musicali degli Stati Uniti. link], il cui svolgimento spiega la mancanza di lettori del blog – che dire? Cogli il giorno e tutto il resto [carpe diem].

Non c’è molto movimento questa mattina, ad eccezione di una discussione con Snoop Dogg [rapper statunitense, link], che non avrei intenzione di fare; ma ogni volta che penso a Mr. Dogg penso ad Alan Simpson. La qual cosa mi porta al tema di questo post.

Il Bowles-Simpsonismo [Commissione Bowles-Simpson, link] – ovvero l’ossessione per il deficit come problema economico fondamentale, nonostante i costi di indebitamento siano storicamente e incredibilmente bassi (e l’incapacità della folla – Eek! La Grecia! – di tirar fuori una qualsiasi plausibile storia su come possa esserci in un paese una crisi in stile greco, quando i debiti sono espressi nella propria valuta) – sta rapidamente svanendo dalla scena politica statunitense.

Non vorrei arrivare fino al punto di dire che stiamo facendo un discorso macroeconomicamente razionale, visti i ciarlatani e gli stravaganti che dominano completamente la metà del quadro politico, ma i nostri ”Very Serious People” [termine ironico usato da Krugman per definire gente come il Senatore Simpson] se ne sono andati, e potrebbero persino essersi pentiti.

Tuttavia, come Simon Wren-Lewis [Professore alla Oxford University e Fellow del Merton College] ha ben documentato, il discorso [macroeconomico] britannico sembra essersi bloccato nello stesso punto in cui lo era stato il nostro, nel 2011. I “Very Serious People” della Gran Bretagna, molti dei quali presenti nei media, ritengono indiscutibile che il deficit debba essere il tema dominante. La tremenda mancata crescita degli ultimi 5 anni (riscattata solo leggermente da un’accelerazione al termine di questo periodo) e la bassa produttività non sembrano contare affatto.

Ma il deficit, inteso come problema, sarebbe dovuto sparire ancora di più in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. A seguire ci sono le stime strutturali dell’FMI sui saldi di bilancio dei due paesi:

Possiamo vedere un paio di cose. La prima è che l’accelerazione della crescita britannica, lontana dal giustificare l’austerità, è venuta solo quando c’è stata una pausa nell’austerità: un rallentamento nel ritmo del serraggio. Come ho già detto in passato, se vi colpite più e più volte la testa con una mazza da baseball, vi sentirete molto meglio quando vi fermate. Ma questo non significa che colpirvi in testa sia stata una buona idea.

L’altra cosa che possiamo vedere è che la Gran Bretagna, rispetto agli Stati Uniti, ha ancora meno motivi di preoccupazione riguardo al deficit, in questo momento. Allora, perché queste differenza di vedute, fra i “Very Serious People”?

Io non sono davvero sicuro. Una possibilità è che è la stessa durezza della partigianeria statunitense a rendere più difficili da ignorare i palesi secondi fini dei sostenitori dell’austerità. Un’altra possibilità è che il maggior coinvolgimento degli accademici americani, nel dibattito pubblico [statunitense], ha dato un consenso più ampio agli economisti keynesiani – sì, si è trattato decisamente di un consenso [link]

In ogni caso, il triste risultato è che la Gran Bretagna sta entrando nel periodo elettorale al rimorchio di cattive, stupide, politiche economiche che non solo stanno ottenendo udienza [presso l’opinione pubblica], ma vengono anche presentate come ovvie, come una verità incontestabile, da parte dei media.

Paul Krugman

Fonte: http://krugman.blogs.nytimes.com

Link: http://krugman.blogs.nytimes.com/2015/03/20/why-is-british-economic-discourse-so-bad/?module=BlogPost-Title&version=Blog%20Main&contentCollection=Opinion&action=Click&pgtype=Blogs&region=Body

20.03.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciote.org da FRANCO

Fra parentesi tonda ( … ) le note dell’Autore, fra parentesi quadra [ … ] quelle del traduttore.

Pubblicato da Davide