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L'ERA DELLA SOLITUDINE

DI GEORGE MONBIOT

Competitività ed individualismo ci stanno spingendo verso una devastante Era della Solitudine

Come possiamo definire questo nostro tempo? Non è il tempo dell’informazione: la sconfitta dei movimenti di educazione popolare ha lasciato un vuoto che ora viene colmato da teorie di marketing ed ipotesi di complotti (1). Come l’età della pietra, quella del ferro e quella dello spazio, l’era digitale ci dice molto sui prodotti, ma poco sulla società. L’antropocene, in cui gli esseri umani producono il maggior impatto sulla biosfera, non basta a differenziare questo secolo dai precedenti venti. Qual’ è l’evidente trasformazione sociale che contrassegna il nostro tempo distinguendolo da quelli che lo hanno preceduto?

A me appare ovvio: questa è l’Era della Solitudine.

Quando Thomas Hobbes sostenne che nello stato di natura, prima che emergesse un’autorità che esercitasse un controllo, eravamo tutti in guerra “l’uno contro l’altro” (2), non avrebbe potuto fare un errore più grande. Fin dall’inizio eravamo creature sociali, una sorta di api mammifere, che dipendevano completamente le une dalle altre. Gli ominidi dell’Africa orientale non avrebbero potuto sopravvivere da soli neanche una notte. Siamo costituiti, in misura maggiore rispetto a quasi tutte le altre specie, dalla relazione con gli altri. L’epoca in cui stiamo entrando, in cui viviamo separati, non è simile a nessun’altra epoca precedente.

Tre mesi fa abbiamo letto che la solitudine è diventata un’epidemia tra i giovani adulti (3). Ora veniamo a sapere che è un disagio altrettanto grave nelle persone più anziane. Uno studio dell’Independent Age rileva che il disturbo grave da solitudine affligge 700.000 uomini e 1 milione 100.000 donne oltre i 50 anni (4), e si sta sviluppando ad una velocità impressionante.

E’ improbabile che l’Ebola uccida così tante persone quante vengono colpite da questo malessere. L’isolamento sociale è una causa di morte precoce potente quanto il fumo di 15 sigarette al giorno (5); la ricerca rileva che la solitudine è doppiamente mortale dell’obesità (6). Le forme di demenza, la pressione alta, l’alcolismo e gli infortuni –come anche la depressione, la paranoia, l’ansia ed il suicidio, si presentano più frequentemente quando vengono interrotte le relazioni (7,8). Non siamo in grado di stare soli.

Certo, le fabbriche hanno chiuso, la gente si sposta in auto invece che con i mezzi pubblici, si collega a YouTube invece di andare al cinema. Ma questi cambiamenti non sono sufficienti, da soli, a spiegare la velocità del nostro collasso sociale. A questi cambiamenti strutturali si è accompagnata una sorta di ideologia di negazione della vita, che rafforza ed esalta il nostro isolamento sociale. La guerra dell’uomo contro l’uomo – in altri termini la competizione e l’individualismo – è la religione del nostro tempo, giustificata da una mitologia che inneggia ai combattenti solitari, agli operatori in proprio, agli uomini e donne che si fanno da soli, e vanno avanti da soli. Per la più sociale delle creature, che non può prosperare senza amore, non è disponibile ora qualcosa di simile alla società, ma solo un eroico individualismo. Ciò che conta è vincere. Il resto sono danni collaterali.

I ragazzi inglesi non aspirano più a diventare ferrovieri o infermiere, più di un quinto di loro adesso afferma di “volere soltanto diventare ricchi”: per il 40% del campione considerato, le uniche ambizioni sono la ricchezza e la fama (9). Un’indagine governativa in giugno ha rivelato che la Gran Bretagna è la capitale europea della solitudine (10). Siamo meno portati degli altri popoli europei ad avere strette amicizie o relazioni con i nostri vicini. Perché sorprenderci, quando siamo pressati da ogni parte a lottare come cani randagi intorno alla spazzatura?

Il riflesso di questo cambiamento, è la modificazione del nostro linguaggio. Il nostro più feroce insulto è quello di perdente. Non parliamo più di popolo. Ora parliamo di individui. Questo termine così alienante ed atomizzante è diventato talmente pervasivo, che persino le organizzazioni assistenziali che cercano di combattere la solitudine lo utilizzano per descrivere quei bipedi che prima erano conosciuti come esseri umani (11). Raramente completiamo una frase senza usare il termine personale. Parlando personalmente (per distinguermi dal pupazzo di un ventriloquo), Preferisco amici personali piuttosto che la moltitudine impersonale e coloro che personalmente appartengono al genere che non è il mio. Anche se questa è solo una mia personale preferenza, altrimenti detta la mia preferenza.

Una delle tragiche conseguenze della solitudine è che la gente si consola con la televisione: due quinti delle persone anziane affermano che il dio con un solo occhio (il televisore) è la loro principale compagnia (12). Questa cura fai-da-te peggiora la malattia. Una ricerca di economisti dell’università di Milano indica che la televisione incentiva le aspirazioni competitive (13). Questo corrobora fortemente il paradosso reddito-felicità: il fatto che, quando i redditi della nazione aumentano, la felicità non aumenta con essi.

L’ambizione, che aumenta con il reddito, fa sì che la meta, la completa soddisfazione, retroceda davanti a noi. I ricercatori hanno rilevato che chi guarda a lungo la televisione ricava meno soddisfazione da un certo livello di reddito rispetto a coloro che la guardano poco. La televisione accelera la giostra dell’edonismo, spingendoci a prodigarci ancor di più per poter mantenere lo stesso livello di soddisfazione. Per rendervi conto del perché questo può accadere, dovete solo pensare alle pervasive vendite all’asta che ci sono ogni giorno in TV, Dragon’s Den, the Apprentice e le innumerevoli forme di competizione carrieristica che la televisione propone, l’ossessione generalizzata per la fama e la ricchezza, la pervasiva sensazione, nel vedere tutto questo, che la vita sia altrove diversa da dove siete voi.

Allora qual’ è la questione? Che cosa ci guadagnamo da questa guerra di tutti contro tutti? La competizione spinge la crescita, ma la crescita alla lunga non ci fa diventare più ricchi. Le cifre rese note in questa settimana mostrano che, mentre le entrate dei direttori di società sono cresciute di oltre un quinto, i salari della forza lavoro complessivamente sono diminuite in termini reali rispetto allo scorso anno (14). I capi oggi guadagnano –scusate, voglio dire prendono – 120 volte di più della media dei lavoratori a tempo pieno. (Nel 2000, il rapporto era di 47 volte). E anche se la competizione ci rendesse più ricchi, non ci renderebbe più felici, poiché la soddisfazione prodotta da un aumento del reddito verrebbe pregiudicata dagli effetti della competizione in termini di ambizione.

Oggi l’1% al livello più alto possiede il 48% della ricchezza globale (15), ma nemmeno queste persone sono felici. Un’indagine del Boston College su persone con una ricchezza media di 78 milioni di dollari ha riscontrato che anche loro sono affette da ansia, insoddisfazione e solitudine (16). Molti di loro hanno confessato di sentirsi finanziariamente insicuri: per sentirsi al sicuro ritenevano di aver bisogno, mediamente, di circa il 25% in più di denaro. (E se lo ottenessero? Senza alcun dubbio avrebbero bisogno di un ulteriore 25%). Una persona dichiarò che non sarebbe stato tranquillo finché non avesse avuto un miliardo di dollari in banca.

Per questo abbiamo distrutto la natura, degradato il nostro modo di vivere, sottomesso la nostra libertà e le nostre prospettive di soddisfazione ad un edonismo compulsivo, atomizzante e triste, nel quale, dopo aver consumato tutto il resto, incominciamo a depredare noi stessi. Per questo abbiamo distrutto l’essenza dell’umanità: la capacità di relazionarsi.

Certo esistono dei palliativi, programmi brillanti ed attraenti come “Men in sheds” e “Walking Football”, creati da enti assistenziali per persone anziane e sole (17). Ma se vogliamo rompere questo cerchio e tornare a stare insieme dobbiamo affrontare il sistema divoratore del mondo e delle persone, in cui ci siamo cacciati.

La condizione pre-sociale di Hobbes era un mito. Ma adesso stiamo entrando in una condizione post-sociale che i nostri predecessori non avrebbero creduto possibile. Le nostre vite stanno diventando orribili, brutali e lunghe.

George Monbiot

Fonte: www.monbiot.com

Link: http://www.monbiot.com/2014/10/14/falling-apart/

14.11.2014

Traduzione per www.comedonchisiotte.org a cura di CRISTIANA CAVAGNA

NOTE

1. http://www.autodidactproject.org/other/hj1.html

2. http://oregonstate.edu/instruct/phl302/texts/hobbes/leviathan-contents.html

3. http://www.theguardian.com/lifeandstyle/2014/jul/20/loneliness-britains-silent-plague-hurts-young-people-most

4. http://www.independentage.org/isolation-a-growing-issue-among-older-men/

5. http://www.campaigntoendloneliness.org/threat-to-health/

6. http://www.theguardian.com/science/2014/feb/16/loneliness-twice-as-unhealthy-as-obesity-older-people

7. http://www.theguardian.com/lifeandstyle/2014/jul/20/loneliness-britains-silent-plague-hurts-young-people-most

8. http://www.campaigntoendloneliness.org/threat-to-health/

9. http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/howaboutthat/11014591/One-in-five-children-just-want-to-be-rich-when-they-grow-up.html

10. http://www.telegraph.co.uk/news/politics/10909524/Britain-the-loneliness-capital-of-Europe.html

11. http://www.campaigntoendloneliness.org/wp-content/uploads/downloads/2014/05/FINAL-Age-UK-PR-response-02.05.14.pdf

12. http://www.campaigntoendloneliness.org/loneliness-research/

13. http://boa.unimib.it/bitstream/10281/23044/2/Income_Aspirations_Television_and_Happiness.pdf

14. http://www.thetimes.co.uk/tto/news/uk/article4234843.ece

15. http://www.theguardian.com/business/2014/oct/14/richest-1percent-half-global-wealth-credit-suisse-report

16. http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2011/04/secret-fears-of-the-super-rich/308419/

17. http://www.independentage.org/isolation-a-growing-issue-among-older-men/

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Si può martellare una forma tonda dentro una quadrata? Si, certo, ma non senza che entrambe si deformino.
    Non credo che l’era attuale diverrà "lunga", in quanto a brutalità e orrore, beh, non si può che stendere un velo triste di assenso.
    Se la premessa è corretta, la solitudine non può avere la sola conseguenza di portarci orrore e brutalità, ma anche la fine.
    Che poi i ricchi coltivino il marcio, tanto peggio quanto più c’è accumulo (e dipendenza da quell’accumulo) lo si poteva vedere studiando una qualsiasi casta nobile.
    Oggi pensiamo che l’orpello tecnologico ci salvi dal marcire o dal marciare, quando più pia illusione non potrebbe esserci.
    Ha solo aggiunto massa adiposa velenosa, desiderio al possesso, con cui sostituire virtù che un tempo rimanevano fuori dei confini dell’illecito. Così aveva un senso sapere la saggezza utile, come la pazienza o la parsimonia: non era facile ma possibile. Oggi ci si può riempire la bocca come il culo di queste parole, puzzano uguale di inutilità pratica e se le dispensi, sei scemo, pazzo o pirla, o tutte e tre le cose. Quindi il pentimento che un tempo serviva a correggersi, oggi serve ancora a correggersi: sia mai che la virtù dilaghi come le piaghe d’Egitto.

  • Earth

    Finalmente e’ arrivato il momento che l’essere umano capisca se stesso.

    Bisogna saper stare bene con se stessi prima di poter stare bene insieme agli altri, altrimenti si usano gli altri per i propri scopi, imporgli il proprio volere oppure per sottomettersi per chi ha bassa autostima.
    La maggioranza comunque vogliono nascondere l’inferiorita’ di se stessi alla societa’, cercando di apparire migliori di quello che sono senza mai coltivare se stessi.
    Personalmente mi sono stufato di avere a che fare con le persone perche’ ti dicono una cosa e poi davanti alla logica della stessa si tirano indietro, nonostante il ragionamento calza perfettamente e ti danno anche ragione. Il motivo? Ti nascondono la verita’. Ma se ti dovrebbero dire la verita’ poi non potrebbero piu’ andare in giro a piangere. Piu’ facile dare la colpa agli altri che a se stessi.

    E’ giusto che questo mondo di falliti crogioli nei propri errori e si faccia un esame di coscienza. Poi solo dopo, forse, si potra’ parlare di ritornare esseri genuinamente sociali e collaborativi.
  • Tonguessy

    Gran bell’articolo. Mette sul tappeto un bel po’ di osservazioni.
    La guerra dell’uomo contro l’uomo – in altri termini la competizione e
    l’individualismo – è la religione del nostro tempo, giustificata da una
    mitologia che inneggia ai combattenti solitari,

    Questo è storicamente vero, ma rimane nell’alveo del mito protestante che, secolarizzato, ha poi partorito la triste realtà del combattente non invincibile, depresso, incline alla sconfitta più che alla vittoria (vedi le ultime saghe di supereroi hollywoodiani, ma il tutto inizia con Blade Runner).
    D’accordo, gli USA pensano di possedere ancora il predominio sul mondo e "la cultura dominante è la cultura della classe dominante" come ci suggeriva Marx. Ma quella cultura è decadente, fatiscente e comincia a mostrare dei miti ormai desolati e desolanti. Chiunque ci si avvicini ne viene ammorbato, e assume il classico atteggiamento bipolare: con me o contro di me (L’Altro è solo un inconveniente da sedare); supermacho ma impotente; portatore di grandeur e di pusillanimità; circondato da presenze ma intimamente solo, e via dicendo.

    C’è poi l’analisi materialista: questo mondo si è via via ritirato dinnanzi a noi. Spariti i campetti dove si giocava, sostituiti da villette a schiera con parcheggi, urbanesimo asettico frutto di accordi tra geometri e assessori, tra imprenditori e politici. Spazi sociali ridotti a zero (la spendig review non perdona), spazi personali moltiplicati per mantenere in vita un mercato ormai terminale. IL gioco si consuma sempre all’interno, non all’esterno, delle mura domestiche ed il termine domestico richiama l’addomesticare, il plasmare le personalità per affievolirle fino a farle diventare irrilevanti.
    La civiltà di massa, la produzione di massa, l’inurbamento di massa sono fenomeni che generano solitudine. Ma sono ancora fenomeni modernisti. Oggi tutto questo è ormai superato, e la postmodernità ci ha regalato, dopo la solitudine delle masse che pure qualcosa avevano ottenuto dopo serrati confronti, la solitudine dell’individuo, compresso tra il sogno di una ricchezza vacua ed irragiungibile e l’impietoso confronto con una realtà che non lascia scampo in termini di potenza vitale e creatività, veri motori della ricchezza.

  • Eshin

    In  compenso per tanta solitudine, possiamo essere certi:

    il Grande Fratello non ci lascia mai soli.
    Sì un bell’ articolo.
  • SanPap

    Allora qual’ è la questione?  Divide et impera. E’ noto da tempi immemori.

    La competizione spinge la crescita … Chi lo detto Darwin Senior e Junior ?

    Se il Buddha dell’Illuminazione li avesse mai illuminati, avrebbero disdetto il contratto di fornitura dell’energia elettrica. Due zuzzerelloni.

  • ottavino

    Oddio, no. Un altro sociologo che fa un lungo discorso ma che non indica quali sono le CAUSE  del problema di cui parla…. insomma il solito necrologio, la solita mancanza di completezza, di accuratezza….

  • gimo

    Bravo @Ottavino.

    Io l’articolo lo confidò tranne l’ultima riga dove si dice che i nostri predecessori non avrebbero creduto possibile l attuale condizione post-sociale.
    Forse non quelli scemi.
    Di intellettuali che hanno individuato il pericolo della mercificazione di massa, della mercificazione dell’opinione pubblica etc parlando proprio della solitudine come alé sociale futuro, è pieno.
    In piu,e qui vengo a @ottavino, purtroppo bisogna individuare delle cause che hanno per lo meno accentuato e non contenuto una tendenza naturale.
    Ci sono troppe prove documentali che dimostrano come lo studio della psicologia e delle dinamiche di gruppo etc siano serviti al POTERE per implementare dei sistemi atti all’alienazione e all’isolamento con il solo e unico scopo di rendere l’individuo insano mentalmente, incapace di trovare sostegno nella comunità malata anche essa,  per non permettere quella evoluzione che avrebbe reso l’umanità libera.
  • Quantum

    A me pareva l’avesse detto più volte.
    Forse vorrai dire che non dice chi sono gli artefici veri propri, chi vuole ciò?

    Certo non propone invece la soluzione…

    La soluzione la propongono professori della Stanford come Gabor Matè o Robert Sapolski.
    E cioè nel rendere la società meno competitiva e più egualitaria. Ridurre o annullare le differenze sociali e razziali.

    E questo genere di soluzione è solo socialista, proutista o della società basata sulle risorse.

    Alcuni economisti come l’egiziano Samir Amin propongono una revisione critica del marxsismo ed una nuova applicazione in virtù delle nuove scoperte in campo sociale, psicologico, ossia un neo-socialismo moderno e scientifico.

    L’economia PROUT o progressiva fonda in radici spiritualiste. E ponendo l’accento sull’uguaglianza imposta la differenza massima di reddito tra gli individui in 10:1. Ossia a 1 l’operaio generico, il reddito base. A 10x il reddito massimo di chi ha studiato una vita, e chi fa lavori pericolosi o usuranti.

    L’articolo invece parla di un 120:1 la differenza odierna tra operai e dirigenti. Che un abominio se si tiene conto che la maggior parte di quei manager non sono che scimmie ammaestrate, ossia non devono fare niente di più che spingere il bottone verde della produzione quando da lobbisti arriva l’ok che conferma l’avvenuta corruzione del settore, o il bottone rosso della ristrutturazione quando il settore è saturo o in crisi ed anche la corruzione non funzionerebbe.

    La società basata sulle risorse teorizzata dall’ingegnere sociale Jacques Fresco invece elimina proprio il denaro, spingendo sulla tecnologia per eliminare o ridurre il lavoro, e il 3% di lavoro necessario rimanente finisce per essere svolto su base volontaria o a rotazione.

    Mentre se manteniamo il denaro abbiamo la MMT che ci aiuta ad usarlo sapientemente per dare occupazione e quindi sviluppo personale e della società, ma sempre coadiuvata da politiche virtuose di uguaglianza, rispetto della natura ecc.

    Di materiale prodotto in questi settori ne trovi quanto ne vuoi, bisogna sceglierlo, vagliarlo, e poi applicarlo.
    E gli attuali farabutti padroni del mondo metteranno in atto ogni colpo gobbo per farlo naufragare. Perché il potere li ha resi dei fottuti psicopatici.

  • giannis

    assolutamente si , questa e’ l era della solitudine , credo che la poverta’ che arrivera’ i prossimi anni avvicinera’ le persone  a causa dei problemi economici

  • giannis

    ……ed e’ stato tutto causato dall avidita’ umana , volere di piu’ , piu’ soldi ,proprietario di una casa grande , una bella auto , andare in vacanza in giro per il mondo , un lavoro fisso da 2000 euro al mese , vestire firmato ecc… la brutta situazione umana attuale servira’ per  smaltire tutte queste cazzate , queste illusioni

  • andriun

    Facilmente qualcuno mi darà del sessista o fascista, forse sono entrambi le cose, ma il ragionamento non cambia. La causa di questa solitudine, che è poi ne è solo una conseguenza sta nella femminilizzazione che la società occidentale in particolare ha subito pesantemente specie negli ultimi 40 anni e che continua a subire grazie alla condiscendenza/sottomissione di soggetti che non dovrebbero nemmeno essere definiti uomini: nel mio libretto "L’apparente intelligenza delle donne…", gli ho definiti gli "effeminati". 

    Infatti, resta una mia ferma convinzione che dietro le quinte di questa decadenza, ci sia il fatto di aver concesso troppo al pensiero femminile che essendo per sua natura portato a curare gli aspetti estetici, ha con l’andare del tempo influito negativamente anche nel "cuore" pensante della nostra società e quindi anche sul modus operandis di come dovrebbe essere affrontato un reale problema. Basti pensare a tutta quella serie di interventi, per lo più estetici, della lingua parlata con tanto di sanzioni(e qui rasentiamo il ridicolo) per chi non rispettasse tale direttiva: ergo non sarebbe possibile pronunciare ad esempio certi termini perchè ritenuti offensivi o meglio ci hanno convinto che lo siano come ad es: extracomunitario,  handicappato o negro. Per il termine "negro"  mi viene l’urticaria solo a pensarci: tale vocabolo infatti è stato posto out nonostante che in italiano, non nasca con l’accezione dispregiativa. Con la stessa logica potrebbero porre fuori corso anche il termine "banana". Tanto più che voglio offendere qualcuno i modi non mi mancano di certo, anche utilizzando nero(concesso) al posto di negro(vietato). 
    La distorsione della realtà, è a mio parere un’altra delle cause di questa decadenza sociale. E’ semplicemente ipocrita e falso farci credere che siamo tutti uguali. Tanto più che lo scopo è come al solito manipolare più facilmente le coscienze altrui, puntando ad ottenere consensi. 
    Su questa poi si basa anche il fatto che se c’è qualche disputa, non si va nemmeno più a vedere chi ha davvero torto o ragione, per vincere la causa o per lo meno avere l’opinione pubblica dalla propria è sufficiente inserire nella storia un bambino o una donna, e il gioco è fatto. Chi governa i media questo lo sa bene, ed è proprio in virtù di tale principio che poi crediamo ad ogni cosa che ci viene "propinata" purchè tocchi "la corda" dei nostri sentimenti(vedi Olocausto o più semplicemente "la bufala" dell’angelo di Kobane).  
    Un’altra bufala forse meno evidente è quella dove si afferma che oggi viene premiato l’individualismo e le capacità personali di un soggetto, se veramente fosse così, la donna sarebbe la prima a doversene preoccupare considerate le attuali agevolazione di cui gode, sia sul lavoro ma non solo. Non si può però certo negare che proprio nella manipolazione la donna ed il suo pensiero hanno fatto scuola e continuano a farne. Mentire per donna non è mai stato un problema, pur di raggiungere il proprio scopo. Il guaio poi che chi viene estromesso dal lavoro sono proprio gli individualisti e/o i maschilisti, non certo i femministi/ruffiani. 
    Potrei essere censurato per quello che scrivo? Certo, come lo sono stato in altri siti, dove mi sono espresso, ma forse un domani, non troppo lontano, potrebbe anche succedere di scoprire che ero uno dei pochi che aveva identificato le vere cause della decadenza sociale odierna. Ci troviamo nell’ultima parte dello Kali Yuga, e quindi probabilmente anche se non saremo i diretti testimoni della fine di questo modello sociale, non credo nemmeno che mancherà ancora molto. 
  • makkia

    Scusa l’intrusione, ma è la seconda volta che te lo vedo scrivere:
    "la cultura dominante è la cultura della classe dominante"
    Non che sia sbagliato, ma sembra una tautologia.
    In realtà è più che altro ambiguo semanticamente: nella stessa frase usi "classe dominante" nel senso stretto di "dominio" e "cultura dominante" nel senso ampio di "più diffusa".
    Secondo me, quella che tu chiami "cultura dominante" (appunto nel senso di
    diffusa) sarebbe casomai da descrivere come "immaginario collettivo".

    Invece:
    "Le classi subalterne adottano l’ideologia della classe dominante"
    E’ lo stesso concetto, ma la frase esplicita dov’è la magagna.

    E, fra l’altro, sostituire "ideologia" a "cultura" è più preciso (sebbene non essenziale) e più filologico (Marx l’ha espressa così).

    Cioé a dire: esiste una cultura dominante e una o più culture subalterne, l’ideologia dominante le conforma tutte ma le diverse culture rimangono nettamente separate: è necessario che i pezzenti abbiano le loro sub-culture autonome, affinché non si sentano a loro agio coi dominanti e non si sentano alla pari (se non come aspirazione "futura" e altamente improbabile).
    L’importante è che le tipologie di problema-soluzione, azione-reazione e in generale di decodifica della realtà siano esclusivamente all’interno di certi paletti (ideologia), i quali devono essere gli stessi dei dominanti.
    Questo affinché il pensiero delle classi subalterne sia inefficace: studiano e affrontano i problemi da un punto di vista che non è il proprio e quindi difficilmente faranno i propri interessi.

    Credo che fosse questo che intendevi, e mi sembra che la citazione marxiana originale lo sitetizzi meglio. Se mi sbaglio, come non detto: fai conto che non abbia scritto niente 😉

  • Primadellesabbie

    Dobbiamo prendere atto che, nonostante le risorse a disposizione, gli sforzi coordinati di scienziati e intellettuali e l’impegno che ci mettiamo, smettere di essere umani é un processo lungo, faticoso e pieno di ostacoli.

    Ma ci riusciremo, abbiate fede.
  • giannis

    Infatti negli ultimi 2000 anni che in Europa ha comandato tutto il maschio le
    cose sono andate benissimo , vedi la schifezza della chiesa cattolica e le
    centinaia di guerre

  • Tonguessy

    Non conosco la citazione, "Le classi subalterne adottano l’ideologia della classe dominante" ho riportato la citazione a memoria. Vedo che viene tradotta anche con

    L’ideologia dominante è sempre stata l’ideologia della classe dominante. [aforismi.meglio.it]

    http://aforismi.meglio.it/aforismi-di.htm?n=Karl+Marx

    A questo punto bisognerebbe chiarire la differenza tra cultura e ideologia, ma penso non ne valga la pena: l’idea è quella.
    Non so se esista oggi una cultura dominante e più culture subalterne all’interno dello stesso nucleo sociale (Italia, poniamo). La subalternità di certe culture (anarchismo, comunismo, socialismo etc..) rispetto all’imperante neoliberismo mi riesce difficile da individuare a meno che non si parli di subalternità legata alla diffusione popolare, nel qual caso parlerei di culture dominanti e culture minoritarie. Queste ultime sono identità politiche e di pensiero che fanno riferimento a specifiche analisi e proposte. Ma anche qui forse è solo una questione di lana caprina….

  • andriun

    Il maschio non ha mai comandato del tutto se proprio vogliamo dirla tutta. Esistono casi di guerre che non sto a citare in questo momento dovute esclusivamente ai capricci femminili. La differenza caro giannis, rispetto al passato sta comunque nei ruoli: ognuno aveva il suo. Oggi non è più così e si vede. 

  • PinoRossi

    Bellissimo articolo. Anche se da residente in UK mi sirorendo che l’autore abbia dimenticato l’altro palliativo alla solitudine, abusato danqueste parti: il booze, ossia l’alcolismo a buon mercato. Consiglio agli italiani che odiano l’Italia di vivere un po’ da queste parti. Nonostante tutto funzioni, sia infinitamente piu’ efficace e civile, e lo stato esiste e non ti uccide come da noi, si trtatta di uyna societa’ molto p[rotestante, simile a quella americana, dove il protagonista assoluto della vicenda umana e’ il denaro. 

    Qui si conta ogni centesimo, perche’ solo contando ogni centesimo puoi sopravvivere. Qui si beve, tanto. Si beve robaccia a buon mercato, e si invidia che e’ ricco e puo’ permettersi di bere robaccia appena migliore. 
    E’ uno scambio. Cediamo la nostra italianita’, il nostro stare insieme, il nostro dove si mangia in due si mangia anche in tre, in cambio di infrastrutture funzionanti, di uno stato che risponde al telefono e ti parla con gentilezza, di un fondo che tutto sommato non si puo’ raggiungere, perche’ ai piu’ sfortunati viene garantito il minimo.
    Rimane la liberta’ di scegiiere.
    Io mi sto organizzando per tornare nel nostroin  caldo, allegro, comunitario scannatoio.
    Efficenza e capitalismo insieme fanno paura. Almeno da noi, il capitalismo si scontra con il nostro animo anarchico e pigro. Io lo preferisco.
  • Tonguessy

    Efficenza e capitalismo insieme fanno paura.
    Almeno da noi, il capitalismo si scontra con il nostro animo anarchico e
    pigro. Io lo preferisco.

    Ti troverai a fare i conti con chi definisce gli italiani popolo di pecore (quando è in giornata buona) mentre magnifica le doti dei popoli che non ha mai conosciuto.

    Buon rientro a casa, amico.

  • makkia

    Credo che sia un problema di traduzione e di citare a memoria.
    Sul fatto che si citavano le classi "non egemoni", e al plurale, ci avrei scommesso una cena. E anche sulla cultura.
    Ma alla fine non cambia: come avevo già detto, la frase funzionava lo stesso anche come la scrivevi tu. Mi andrò a cercare dove l’ho letta (in cartaceo) ma visto che c’è la citazione da fonte terza (e non a memoria, di sicuro) torniamo a "come non detto" 😉

    Quanto allle culture subalterne, direi che ci sono eccome: cultura piccolo e alto borghese, proletaria, contadina, sottoproletaria, popolare (nel senso di folklore), urbana, rurale, ecc ecc ecc. In generale, quando un gruppo di persone si conforma a modelli di vita, a bagagli conoscitivi, a schemi di interazione reciproca, si riconosce in tradizioni, che siano individuabili e stabili da/per un certo periodo, si ha una cultura.
    Quelli che individui tu (comunismo, anarchismo, ecc) sono pensieri politici, non riesco a pensarli come culture. Casomai culturale è il loro influsso sul pensiero e lo "zeitgeist" del particolare momento storico (e ti do ragione che in Italia dell’influsso del pensiero marxista ormai rimane giusto qualche commento di Ercole, qui su CDC). Ma "cultura comunista" mi suona davvero strano, se non (stiracchiando un po’ le cose) nei paesi dove si è realizzato (!?) il comunismo e dove quei pensieri politici sono diventati coscienza collettiva.
    Sicuramente Marx non intendeva il comunismo/socialismo come "ideologie", anzi la differenza fra le varie ideologie (invenzioni) e il pensiero marxista (scienza) era proprio alla base del suo costrutto filosofico.

    Comunque bona l’è (continuo a trovare più puntuale la citazione come me la ricordavo io, ma ubi major…)

  • maxcasi

    …….meglio soli che male accompagnati…..