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LEOPOLDA 2014: DECOSTRUZIONE DI UN MEETING

DI PIERFRANCESCO PELLIZZETTI

ilfattoquotidiano.it

[…] Ebbene, lo dico subito: a mio avviso la Leopolda è semplicemente il punto di emersione di una rete sotterranea; che Matteo Renzi e compari iniziarono ad annodare – come rivela il diretto interessato – nel preciso istante in cui ci si rese conto della “scalabilità italiana”.

Per l’esattezza, i punti di emersione sono due: uno pop, bene in vista; l’altro elitario e – quindi – “coperto”.

Comunque, un modello organizzativo bifronte; largamente influenzato dallo spirito del tempo, aziendalistico e gerarchico –finanziario.

La Leopolda alla luce del sole riprende abbondantemente lo schema delle convention aziendali, in cui il Top gratifica e fidelizza “la truppa” facendola giocare al gioco del “siamo tutti sulla stessa barca, siamo una squadra vincente”: gli stessi proclami a tinte rosa, seguiti dagli immancabili gruppi di lavoro (o tavoli) in cui svariate pattuglie si divertiranno a progettare banalità che l’alta dirigenza fingerà di ascoltare con grande interesse. I consulenti che hanno progettato l’evento garantiscono che siffatti psicodrammi potenziano motivazione (commitment) e autonomia (empowerment). Anche se alla fine della giornata i Vip se ne andranno in Ferrari o Jaguar, mentre i Nip rientreranno a casa sulla loro Panda. Macchine blu (ma non le avevano messe tutte all’asta?) versus mezzo pubblico e utilitaria.

Secondo tale format, gli spin-doctors, teorici dell’andare sempre verso il positivo (anche nel caso di palesi bluff), fanno dire a Renzi che qui si coltiva “proposta”; mentre dalle altre parti si precipiterebbe nel negativo della “protesta” (anche se è grazie alle proteste organizzate che il secondo Novecento è stata una fase storica in cui si sono ridotte le disuguaglianze sociali. Leggersi Thomas Piketty). Difatti il meccanismo è proprio quello di incorniciare le banalità del tempo come genialate. In modo che quanti se le bevono abbiano essi stessi l’impressione di essere geniali. In altri tempi si sarebbe parlato di “irridente paternalismo demagogico”, oggi di straordinarie “strategie d’ascolto”.

Questa la Leopolda (on light) per le vaste platee di pellegrini alla ricerca di una speranza purchessia. Poi c’è l’operazione in penombra (Leopolda darkness), che ricalca i modelli messi a punto dall’Internazionale del privilegio; con i suoi periodici meeting per pochi intimi, che si danno appuntamento in località amene. Il modello classico è quello di Davos, in cui si consolidano alleanze, si mettono a punto strategie e si scambiano favori. Il tutto in un clima di riservatezza molto più funzionale allo scopo (compattare cordate) dell’infelice sede del Nazareno, dove le ombre dell’accordo tra il giovane rampante venuto da Rignano e il vecchio pregiudicato della Brianza apparvero in tutta la loro imbarazzante evidenza.

Gratificato l’audience, ci si può dedicare agli scopi effettivi: scalata l’Italia, blindarne il controllo. Come? Visto che la cordata è composta da allegri provincialotti, ripetere la lezione dei maestri. Magari anglo-americani.

La Thatcher si imbullonò al potere schiantando il sindacato dei minatori. Staremo a vedere se l’Italia del lavoro è friabile quanto l’Inghilterra di allora.

Pierfranco Pellizzetti

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/25/leopolda-decostruzione-meeting/1171128/

25.10.2014

Estratto da: “Leopolda 2014: decostruzione di un ‘meeting’”

Pubblicato da Davide

  • falkenberg1

    Concordo pienamente, gent.mo Sig. Pellizzetti! I suoi post sono sempre condivisibili siccome precisi, puntuali e di incontestabile logica!! Credo, a questo punto, che il sindacato si trovi, fortunatamente, di fronte ad un bivio:
    -) mettere in atto una stantìa sceneggiata di concerto con questo melmoso e cancerogeno governicchio del menga (l’orrida ”concertazione” tomba del vero sindacato

    -) prendere consapevolezza dei propri errori ed emendarli portando il paese vero ed i veri cittadini in piazza in maniera più intransigente paralizzando il Paese!!
    Diventa vitale bloccare il ”renzismo” ed il bugiardo giullare di Rignano perchè letali per il Paese, per la decenza, per la serietà!!! Già essere ”sgovernati” da uno come Renzi risulterebbe umiliante e disdicevole per chiunque!! Non parliamo, poi, di quel governicchio da operetta inadeguato, impreparato, ridicolo ecc.ecc!!! E’ chiaro: dai potere a chi non potrebbe neppur essere amministratore di un condomnio composto di cinque famiglie e ne avrai fatto,per sempre, un utile, compiacente, obbediente servo di scena, fedele osservante degli ordini di cricche d’ogni risma!!! Occorre inasprire, ad ogni costo e con sistemi necessariamente intransigenti, la lotta contro il malsano renzismo, dittatoriale e provocatorio!!!!

  • vic

    I sindacati devono scegliere: o adeguarsi ai diktat UE oppure fare i sindacati e difendere i diritti dei lavoratori.

    Siccome la sinistra, in generale, non solo quella italiana, difende questa UE, costi quel che costi, ai sindacati non resta che saltare il fosso: lasciar perdere un internazionalismo dettato dalle multinazionali dagli effetti nefasti e concentrarsi sulla difesa dei lavoratori che stanno nel territorio.
    Lo sapranno fare? Con quale dirigenza?
    Una sfida da svolta epocale. Una sfida alla globalizzazione mal gestita. Una sfida alla sovranita’ delegata ad una cricca di funzionari lontanissimi che ordinano di fare questo e quello, a mo’ di grida spagnole di manzoniana memoria.
    Una sfida al cambio della guardia, per una rottamazione vera, che e’ necessaria per ricostruire la democrazia perduta e per riappropriarsi, o reinventarsi il principio, della sovranita’ popolare.
    E’ la riscoperta del governo in piccolo, sul territorio i piu’ possibile.
    In questo ragionamento anche la Nato, obsoleta di suo se non per gli USA, andrebbe smantellata.
    Ma non e’ affare dei sindacati.
  • makkia

    In realtà il modello, più che quello delle adunate di multi-lever marketing, ricorda le convention di Forza Italia.
    La differenza è che adesso siamo così nella m…a che la fantasia di trovare un impiego precario in un call-center tira più di quella di trombarsi una delle candidate di Silvio.

    A parte:
    Quello fra il sindacato e la Thatcher fu uno scontro fra titani.
    Invece questo che vedremo in Italia sarà come la baruffa tra nani alla Corte dei Miracoli: uno spettacolino di reciproche rodomontate con goffi e deboli fendenti, che distrarrà gli spettatori mentre i borseggiatori girano tra il pubblico alleggerendogli le tasche.

  • rebel69

    Articolo condivisibile, ma vorrei sapere da quali sindacati ci dovremmo aspettare uno atto di orgoglio.Cgil Cisl e Uil, ovvero quelli della concertazione che ci hanno accompagnato svariate volte in piazza e fatto perdere giornate di lavoro con scioperi quando avevo già apposto le loro firme in delle riforme vergognose?Dove sono stati da una quindicina di anni ad ora?Se è così allora inizio ad abituare il mio organismo a mangiare cipolle e fagioli.Dopo 15 anni che non avevo nessuna tessera mi sono tesserato USB ma, allo sciopero di venerdì scorso indetto solo da questa sigla , su più di 400 dipendenti ci siamo fermati in 14.Il sistema è marcio fino all’osso e l’italiano è drogato da propaganda e consumismo.Non credo di essere pessimista ma semplicemente realista,la salvezza non verrà certo dalla politica dal sidacato o da Marte, ma dovremmo iniziare a cambiare noi stessi e quindi c’è da ridere per non piangere.

  • neutrino

    "La Thatcher si imbullonò al potere schiantando il sindacato dei minatori. Staremo a vedere se l’Italia del lavoro è friabile quanto l’Inghilterra di allora."


    … ehm.. con tutto il rispetto ce ne vuole per paragonare Renzi alla Thatcher! Nell’Inghilterra di allora costui sarebbe durato 20 o 30 secondi.. il tempo di farsela addosso, secondo me.
  • sotis

    Oggi il  Renzi alla Leopolda (nome veramente ridicolo sembra una presa per il c…) ) ha detto che il mondo è cambiato e il posto di lavoro fisso non esiste più.  Mica male come supercazzola in in mondo dove è il lavoro che non esiste più.

    Difatti come si fa  a fingere  di creare posti di lavoro quando migliaia di aziende hanno delocalizzato in paesi dove la paga e’ enormemente modesta…bisognerebbe trovare un modo per farle rientrare…figuriamoci!
     E noi siamo qua a dissertare sui massimi sistemi.
    Bisogna fare come sui naufragi : Si salvi chi può!
    Tanto alle prossime elezioni (sempre se ce le faranno fare) gli italiani voteranno in massa per lui visto che è simpatico e parla molto bene……
  • sotis

    l’idea la condivido in pieno ma solo pensare  che i sindacati facciano gli interessi dei lavoratori mi sembra irrealizzabile.

  • Ercole

    Il GANGSTER Renzi si prenota per i prossimi dieci anni……Il P.D. è tutto  unito Renzi a Firenze .  Camusso, Landini ,e Fassina a Roma : il vero obiettivo è stroncare i lavoratori .

  • italy4d

    Basta vedere che fine hanno fatto i precedenti leader sindacali (tutti cooptati in qualche angolo della politica, talvolta anche bene in vista) per capire che difficilmente il sindacato farà il sindacato. Per opporsi veramente a uno che incarna al 100% il sistema bisogna essere al 100%fuori dal sistema, cioè degli outsider. E questi sindacati (parlo dei vertici, quelli che contano) non lo sono per niente.

    Sul posto di lavoro fisso che non c’è più siamo di fronte a una delle più classiche figure retoriche odierne: oggettivizzare qualcosa che è tutt’altro che oggettivo. I posti fissi li sta distruggendo (anche) lui, non si sono distrutti da soli. La crisi non è che "arriva" come un uragano estivo, ma deriva da precisi fattori conoscibili e, volendo, correggibili. È come ripete Fusaro: il presente viene vissuto e presentato come ineluttabile e immodificabile, ma non lo è.