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LE TEORIE DEL COMPLOTTO E LA CREDIBILITA' DEI BLOG

teorie

DI THE SAKER

vineyardsaker.blogspot.it

Cari amici,
Noto con un certo sgomento quanto alcuni (molti?) di voi siano ancora saldamente legati ad uno schema mentale che vede in qualsiasi “teoria del complotto” un errore della logica. Le reazioni al (provocatorio) articolo di Koenig su Ebola e HIV sono un tipico esempio di questo tipo di sbandamento nella logica. Quindi mi sembra che sia arrivato il momento di mettere in chiaro alcuni dei presupposti di base di questo blog.

1. Una “teoria della cospirazione” è, a priori, una buona cosa. Perché? Perché il mondo è pieno zeppo di cospirazioni. Che cosa è una cospirazione? È un piano segreto di un gruppo di persone. C’è veramente qualcuno che possa ancora credere davvero che negli USA siano state create ben 16 agenzie di “intelligence” e che, le decine di migliaia di professionisti che vi lavorano non abbiano tramato ogni santo giorno nemmeno un complotto, proprio qui, negli Stati Uniti? Non sapete nemmeno che anche le multinazionali cospirarono? Come e perché pensate che vengano inventate le leggi antitrust? Sapete che anche il codice penale è pieno di cospirazioni criminali? Infatti l’affare sta proprio qui : se si vuol comprendere che cosa succede dietro la cortina di fumo che i media delle multinazionali e del governo ci gettano davanti agli occhi, si deve perdere una bella fetta del proprio tempo a cercare tra le teorie del complotto. In parole povere se si rifiuta di prendere conoscenza delle (cosiddette) teorie del complotto, si resta ciechi. Punto.

2. Non me ne frega niente della “credibilità” mia o del mio blog. Non mi sto occupando di “credibilità”. La “credibilità” è un “fatto di autorità“, cosa che presuppone che una certa informazione sia considerata credibile perché proviene da “A”, che è una fonte credibile. Questo non è quello che voglio per questo blog. Nella comunità del Saker io voglio che tutti siano prima di tutto critici con tutti e su tutto e che si giudichi un argomento solo per quello che merita (o che non merita). Se domani Poroshenko o Joe Biden scrivessero un buon pezzo, io non esiterei a pubblicarlo. Non perché io sia d’accordo con loro o che mi abbiano convinto (io firmo solo quello che scrivo io !), ma per prendere spunto per alimentare una discussione intelligente. In altre parole, la “credibilità” è qualcosa che io collego ad un argomento, non ad una persona.

3. Per respingere una ipotesi dobbiamo entrare nel merito. Se non vogliamo che si sviluppi dentro di noi un sistema di rigetto automatico ( tipo 1984 ), senza avere nessuna capacità di analisi, non c’è nessun modo per nessuno di noi di valutare una tesi senza essere esposti alle conseguenze che questa stessa tesi può provocare. Un’ipotesi è proprio quella del “forse” o del “e se …”. Se la tesi supera una fase preliminare di accettazione e si riesce a formalizzarla, la tesi diventa una teoria. Solo dopo questa prima fase, la teoria può essere testata, per comprendere in dettaglio se abbia elementi e capacità di previsione. Solo allora si può dire, dimostrandolo che la tesi è falsa. Nel caso di Ebola e dell’ HIV tutto quello che sento è il lato “A”, quello che sostiene che questi virus siano stati creati dal governo degli Stati Uniti, mentre il lato “B”, dice che non è così. Nel frattempo, non c’è NESSUNO che ha messo sul piatto un minimo argomento di discussione-semi-intelligente, per valutare queste ipotesi. Invece le ipotesi vengono respinte, di primo acchito, come “teorie della cospirazione”. Chi si comporta in questo modo, a quanto pare, non riesce a rendersi conto che se, come risulterebbe da queste ipotesi, il governo degli Stati Uniti avesse qualcosa a che vedere con la creazione dei virus HIV o Ebola, per definizione, questo sarebbe un complotto e, sempre per definizione, solo una teoria del complotto potrebbe aiutare a dimostrare il contrario.

Cosa c’è di sbagliato in questo ragionamento ?! Non serve più nemmeno un filo di logica nelle cose?!

4. Last but not least – in questo blog c’è « libertà di pensiero », qualcosa di cui c’è un assoluto bisogno nella nostra società in cui domina un pensiero unico e che è completamente monolitica. Credo che la Libertà implichi la libertà di far lavorare il cervello di tutti e quindi di dover rischiare di restare esposti per quel che si dice, se si è sbagliato o se si dice qualcosa di falso. Tutti i media e anche il 95% della blogosfera sono impegnati a cercare di stabilire quanto sia alta la propria “credibilità”, proprio come un cane che fa pipì nei quattro angoli di una stanza per delimitare il suo territorio. Dico che se questo è quello che vogliono, lascio agli altri l’aspirazione alla “credibilità” – io aspiro alla «libertà». Voglio che questo blog sia un luogo dove le persone possano presentare un “crimethink-un-pensiero-criminalizzato” sbagliato o eretico, ma anche che qui si presentino quelle idee che altrove sarebbero perseguitate. Che vengano qui, che vengano a presentare qui, le loro idee, e se voi non sarete d’accordo con loro – che accettino di essere fatti a pezzi con i fatti e con la logica del ragionamento, siate spietati, non lasciamo che si nascondano per non dover rispondere ad una analisi impietosa . Ma non dovremo respingerli a priori, non dovremo respingerli prima che, siano giudicati da una “prova dei commenti” nella quale tutti noi faremo parte della giuria.

Si dà il caso che mi ricordi di certe persone molto ben informate che, alla fine degli anni ’80 primi anni ’90, dicevano che l’HIV avesse tutte le caratteristiche per considerarlo un virus programmato in laboratorio. Ci può essere un motivo per confutare una ipotesi di questo genere, così a prima vista? No, se si sa nulla sulla storia della ricerca biologica per le guerre, in particolare di quella fatta da parte del governo degli Stati Uniti. Questo lo so per certo. Ma personalmente, io non ho nessuna opinione sull’ HIV e nessuna opinione su Ebola.

Francamente, non ho avuto tempo di formarmi un’opinione su questi argomenti (oh sì, io non ritengo che avere una opinione per tutto sia un specie di “diritto”. Avere un parere è il risultato di un processo di una lunga e attenta analisi alla fine di questo processo a volte, non sempre, si riesce ad avere un parere personale). Per essere molto onesti, non mi interessa nemmeno questo. Ma mi interessa che gli altri (media) si interessino a quello che c’è scritto in questi articoli, per questo motivo ho postato gli articoli di Koenig perché sapevo per certo che gli altri (che non nominerò) si sarebbero tirati indietro e non li avrebbero pubblicati, probabilmente per ragioni di (tutela della loro) “credibilità”.

Non è che abbia un particolare interesse su questo argomento specifico, ma ho un immenso interesse a tutelare la libertà intellettuale di questo blog. E non potrò mai, e poi mai, permettere che delle considerazioni sul livello di “credibilità”, possano interferire con la libertà intellettuale di questo blog. Oltre a questo ci sono un sacco di blog veramente, realmente, totalmente “credibili” e “rispettabili”. Qualcuno ha avuto modo di restare libero e non-rispettabile e io molto deliberatamente ho scelto di far parte di quella “frangia lunatica dei teorici della cospirazione” con “credibilità zero”, e non permetterò a nessuna doxa della società di dettare la scaletta di quello che dovrebbe, o che non dovrebbe, essere postato sul blog.

The Saker

Fonte: http://vineyardsaker.blogspot.it

Link: http://vineyardsaker.blogspot.it/2014/11/on-conspiracy-theories-and-credibility.html

23.11.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario.

Pubblicato da Bosque Primario

  • Tonguessy

    Articolo diretto, asciutto che condivido.
    Una annotazione però la voglio fare sulla sua frase:
    lascio agli altri l’aspirazione alla "credibilità" – io aspiro alla « libertà»
    Se la credibilità è la griffe per i pensatori embedded, la libertà è un articolo di lusso per schiavi. The Saker sta forse dicendo che la schiavitù mediatica è comunque gerarchicamnte superiore alla fanciullesca necessità di approvazione paterna: prima ci si affranca dalla necessità di avere il proprio pensiero vidimato da qualsivoglia autorità e prima si scopre il vantaggio di poter aspirare ad emancipare il proprio status mentale.

  • makkia

    E però non capisco come coltivare la libertà di pensiero [propria e, nel caso di specie, dei contributi sul proprio blog] significhi aspirare a un imprimatur.

    Mi pare che il succo del post di saker sia:
    "io ospito TUTTI i tipi di intervento e da parte dei miei lettori mi aspetterei critiche o commenti nel merito, invece che enuciati stereotipati sulla base di schieramenti a priori."

    Gli hanno contestato che ospitare "teorie del complotto" mina la credibilità di Vineyard e lui replica che della credibilità se ne fotte, gli preme solo la "libertà di ragionare sulle cose" e auspica che chi lo segue condivida questa aspirazione.

    Non sta parlando della spensierata "libertà di" (fare il cavolo che
    mi pare) dell’occidente, né della limitante "libertà da" (i bisogni
    primari) del pensiero marxista.
    L’unico "vidimatore" di questa libertà (quella di dire "è casa mia e le regole le faccio io") è lui stesso.

  • adriano_53

    Credibilità e rispettabilità sono virgolettate, a significare che si è credibili e rispettabili solo per chi distribuisce queste patenti.

  • Tonguessy

    Infatti….la mia era un’analisi sulle strutture logiche che animano The Saker.

    Non ho detto che lui ami l’imprimatur, ho detto che se vuoi aspirare alla "libertà" devi prima dimenticare l’importanza dell’imprimatur. Il che è, appunto, la filosofia (assolutamente condivisibile) dell’articolo.
  • GioCo

    Non riesco a non ridere quando sento tanta insistenza vuota e sorda sulla definizione "teorie del complotto", la cui pretesa sensatezza viene ripetuta con la sincera determinazione di una preghiera religiosa, cioè con l’unica certezza dell’ignoranza (sennò sta buffonata sarebbe finita da un pezzo).
    Tanto non serve, l’asino raglia ed è giusto così. Non che le preghiere (vere) siano ragli, naturalmente, tuttavia sono forme evidenti di auto-condizionamento volontario.

    Si prega per migliorare la propria fede.

    Se però le parole della preghiera sono una summa di stupidaggini, non si ottiene il pensiero di un devono osservante della legge divina, ma un cretino incosciente, che si conforma al rigore inventato (se va bene) di sana pianta da un altro, in genere non migliore.
    Il complottismo (o preteso tale per qualche motivo) oggi equivale alla critica costruttiva di un tempo, condivisa con bambocci tutti viziatissimi che non la reggono, ne la capiscono. La associano solo a una generica "cosa brutta" e si spalleggiano vicendevolmente per sapersi "giudici giusti" del "cattivo complottista", come se la critica costruttiva avesse qualcosa a che vedere con il giudizio e la ricerca della verità con la condanna.

    In effetti, se si ha la coda di paglia, ce ne sempre a badilate di ragioni per temere la critica, tutta, anche quella non costruttiva. Perché la critica costruisce ragioni efficaci per sbattere fuori dalla storia le ragioni bambocce, cioè i simulacri pietosi degli eletti e quindi elegge la virtù a danno del viziato.
    Il problema però rimane che per il virtuoso c’è un oggettività discussa, mentre per il viziato c’è un danno (potenziale) alla sua persona.
    Non c’è dialogo tra i ragli. Ma questo già l’ho scritto tante volte, no?

  • Mattanza

    Io penso tu ti sia scritto un po’ addosso (sinceramente non ho capito bene) specialmente al riguardo della preghiera (che non è attività così semplice da definire come tu vorresti), che poi non centra nulla col topic qui discusso, ma se ne hai scritto già tante volte….Forse sono io che non ci arrivo.


  • makkia

    Ah, OK.
    Mi pareva solo che tu avessi attribuito a lui il tentativo di dare una scala di priorità fra credibilità e libertà di fare o essere (cosa? Boh!? Qualsiasi cosa).
    Cosa che (a questo punto è chiaro) né tu, né lui, né io, consideriamo chissà quali valori imprescindibili.
    L’unica libertà oggetto dell’articolo era quella di ragionare su tutto e di tutto.