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LE PULCI E I PIDOCCHI

DI TRUMAN BURBANK

Comedonchisciotte

Alcune note a margine del convegno del 25-5, a Roma, sull’euro e sulla crisi, organizzato dal Comitato NO DEBITO.

Una premessa dal romanzo di Irvin D. Yalom Le lacrime di Nietzsche:

«Il problema», replicò Freud, «è che nessuna delle diagnosi spiega tutti i
sintomi».
«Sig[mund]», ribatté Breuer, alzandosi e parlando in tono confidenziale, «ti svelerò un segreto del mestiere. Un segreto che un giorno, in qualità di medico consulente, sarà il tuo pane. L’ho appreso da Oppolzer, che una volta mi ha detto: “I cani possono avere le pulci e anche i pidocchi”».

«Intendendo dire che il paziente può…»
«Proprio così», concluse Breuer, mettendogli un braccio sulle spalle.
Dopo di che i due uomini si avviarono per il lungo corridoio. «Il paziente
può avere due disturbi. In effetti, di norma è così …

Un tema più volte trattato nel convegno “Unione Europea, crisi democratica e crisi economica”, è quello ben illustrato da Alberto Bagnai sulle aree valutarie ottimali e sull’euro che non funziona e non poteva funzionare (o almeno non funziona per gli scopi dichiarati, aggiungerei). E il discorso di Bagnai appare decisamente ragionevole.

Ma Moreno Pasquinelli approfondisce e dice che la crisi è più generale ed è di tutto il capitalismo.

Il discorso di Pasquinelli è ben dettagliato sul blog Sollevazione.

Cito:

nella copiosa produzione di Bagnai, a cominciare da “Il tramonto dell’euro”, per quanto possa sembrarvi paradossale non troverete mai il concetto di “crisi del sistema capitalistico”. Il fatto che ciò lo accomuni allo schieramento bipolare degli economisti mainstream divisi, così si dice, tra ortodossi ed eterodossi, non rende meno grave questa spaventosa deficienza. Una prova lampante che tutti costoro, liberisti e pseudo-keynesiani, pur accapigliandosi, si basano sul medesimo paradigma, la cui genetica caratteristica è quella di dare per scontato che quello capitalistico non è un sistema storicamente determinato, con contraddizioni sue proprie, bensì destinato ad essere eterno. Tutt’al più esso conoscerebbe solo “squilibri”, quindi essi si dividono solo sulle terapie: su come detti squilibri necessariamente momentanei debbano essere superati.

senza una teoria generale non si va lontano, e senza questa non possiamo spiegarci la malattia congenita che affligge il sistema capitalistico, quindi non avremo alcuna terapia degna di questo nome.

Anche il discorso di Pasquinelli appare ragionevole, anzi appare decisamente più ampio.

Interviene infine Giulietto Chiesa e chiarisce che il problema è ben più serio, non è semplicemente una crisi del capitalismo, ma esso segnala il raggiungimento dei limiti dello sviluppo. Il riferimento è al rapporto “I limiti dello sviluppo” commissionato al MIT dal Club di Roma e pubblicato per la prima volta nel 1972 (in seguito è stato pubblicato un aggiornamento del rapporto).

Bisogna imparare a convivere con il concetto di limite, dice Giulietto. Lo sviluppo non è più possibile. Se non vogliamo la guerra serve la decrescita.

Quello di Chiesa appare il discorso più coerente e profondo di tutti, ne vediamo quotidianamente delle evidenze (per esempio con le alterazioni climatiche).

La decrescita è ormai obbligata.

Eppure la decrescita sembra giustificare le politiche di austerity che Bagnai giustamente critica, perché derivano da scelte concettualmente errate. Strano, a me sembra che il ragionamento di Bagnai spieghi bene perché si deve rifiutare l’austerity.

Ritorniamo alla citazione iniziale: “Il cane può avere le pulci e anche i pidocchi”.
Significato: molto spesso nei malati non si trovano i sintomi di un’unica malattia, ma di più malattie combinate. Questo ai medici principianti crea problemi seri, perché si intestardiscono nel voler ricondurre tutto ad una sola malattia.

Ma se per il prurito di un cane può essere conveniente considerare insieme due diverse cause, figuriamoci se può bastare un solo fattore causale per spiegare l’attuale crisi economico-politica, che sembra avere caratteristiche epocali. Sarebbe addirittura ingenuo pensare ad una sola spiegazione.

In pratica, mi appare perfettamente possibile che il capitalismo reale sia in una delle sue crisi, come pure mi appare possibile, in contemporanea, che l’euro sia un errore colossale nei termini descritti da Bagnai. Ed è pure possibile che almeno alcuni limiti dello sviluppo siano stati raggiunti.

Può darsi che la malattia dell’euro sia opportunista, che sfrutti una situazione difficile dell’organismo aggredito, creata da una crisi del capitalismo. E la crisi del capitalismo si potrebbe innestare su una generale crisi di civiltà.

La mia proposta è levare le pulci e i pidocchi, cominciando dal più facile.

Parlando fuori metafora, servono azioni puntuali, valori di riferimento, obiettivi strategici e pressione continua sul sistema politico.

Se lo sviluppo infinito non c’è più bisogna puntare a una visione ecologica della politica, dove contino i rapporti umani e l’uso del proprio tempo più che il denaro. Una visione che sia anche etica.

Una volta impostata una visione della politica orientata all’equilibrio con l’ambiente circostante, si potrà proporre un’alternativa al capitalismo dove non si lavori per il solo denaro, ma soprattutto per dare un senso alla propria vita. Qui si potrebbe riscoprire anche il valore dell’ozio.

Secondo me nella decrescita ci sono ampi spazi per la felicità.
Vale la pena di fare almeno un esempio: una volta in una famiglia bastava che lavorasse il capofamiglia per sostenere moglie e molti figli. Oggi si deve lavorare tutti e due, per orari sempre più lunghi, per guadagnare il denaro necessario. E spesso serve un secondo lavoro.
Perché il denaro non basta mai in una società basata sul denaro.

E invece bisogna tornare al valore del tempo al posto del valore del denaro. Stare più tempo con la famiglia, o con gli amici, invece che a lavorare. E lavorare con lentezza, per produrre bene qualcosa di utile e duraturo, non per fare cassa.

Insomma, il denaro non dà la felicità, si sa, e in una società dove il denaro conta di meno si può essere più felici.

La decrescita triste degli economisti deve diventare una decrescita felice alla Pallante (ricordo che l’economia era definita “la scienza triste”, sarebbe ora di pensare a qualcosa di più divertente).

E nel frattempo ci si coalizza per uscire dall’euro, come primo passo del progetto politico. Anche perché se restiamo stritolati dall’austerity non avremo un futuro in cui fare altro.

Ricordando poi che un eventuale “euro del sud” (o euro dei PIIGS) mantiene tutte le tare che hanno portato al fallimento dell’euro attuale. Servono valute nazionali.

Non sarà facile, ma non abbiamo molte scelte. L’unica cosa che abbiamo da perdere è una sofferenza infinita.

E comunque l’esempio delle pulci e dei pidocchi come paradigma della crisi attuale, mi fa tornare in mente una vecchia frase: “L’imperialismo è una tigre di carta”. Si può sconfiggere.

Truman

Fonte: www.comedonchisciotte.org

26.05.2013

Pubblicato da Truman

  • Primadellesabbie

    Ho anch’io sottomano il libro di Peccei, che manca di un aggiornamento: per troppo tempo si sono costruite gerarchie ottenute con metodi di selezione arbitrari, fantasiosi, irreali. Si sono, anche in questo modo, modificate le attitudini delle persone, a tutti i livelli.
    É questa una delle cause del disorientamento che possiamo constatare.
    Non é un caso che il vertice sia costituito dall’inesauribile e sgomitante ciarpame accumulatosi, sicuro di avere tutti i titoli.
    (Vuoi considerare anche la scabbia?)

  • affossala

    possiamo allora affermare che l ‘economia deideologizzata deve evere tre fondamenti : la ragione ( due + 2 fa 4 ), la giustizia ( non basta che i conti quadrano ),bisoga pesare bene,anzi giusto …) ,terzo elemento : deve essere x tutto il popolo .

  • Tanita

    Per tutto il popolo del Pianeta. Ció sarebbe evoluzione, dopo secoli (beh, milenni) di stagnazione. Ci arriveremo prima dell’estinzione?

  • nigel

    Non credo sia in crisi il capitalismo, ma il liberismo selvaggio (che è cosa ben diversa). Il capitalismo come lo abbiamo conosciuto ha assicurato un relativo benessere fino a quando è stato contrastato da contropoteri ( politica, sindacati, etc) necessari proprio per limitarne gli eccessi. Una volta eliminati i “contropoteri” politici e sindacali, il capitalismo è riuscito a divenire il mostro liberista che conosciamo. In quanto alla decrescita, non credo che, per ovvi motivi, possa realizzarsi una decrescita “felice”, soprattutto se il processo di decrescita dovesse realizzarsi rapidamente (come già il dissennato processo di globalizzazione). Più ragionevole sembra una “crescita sostenibile”, intendendo con questo termine lo sviluppo limitato dalla necessità di rispettare l’ecosistema. In quest’ottica non sarebbe illogico considerare un serio programma di controllo demografico…in un terreno di coltura i batteri si riproducono fino a quando 1) esiste un substrato nutritivo disponibile 2) i prodotti del metabolismo batterico non alterano l’ecosistema.

  • affossala

    è semplice , basta conoscere una morale universale , cattolica , allora si arriva prima dell ‘estinzione .

  • ericvonmaan

    N°1) ci vogliono politiche efficaci perchè la nostra “tribù”, che è quella europea, sopravviva e prosperi nella guerra mondiale, già in atto! altro che bla bla bla, della produzione e del commercio. Dobbiamo ritornare il fulcro mondiale della ricerca, dell’innovazione, e della PRODUZIONE di merci e servizi di qualità superiore a tutti gli altri.

    N°2) occorrono politiche efficaci perchè il benessere derivante dall’attuazione del n°1 siano ben distribuite e non avantaggino solamente la solita piccolissima elite.

    Lascio le strategie e le modalità da seguire agli esperti.

  • Moneiscit

    Bellissimo articolo, questi concetti andrebbero fatti propri, approfonditi e divulgati, siamo stati tutti, chi più chi meno anestetizzati ed infilati dentro ad una mega-ruota da criceti….finchè ci buttavano il cibo in abbondanza abbiamo girato e girato, ma a che prezzo??? adesso è il momento della consapevolezza e della reazione per cambiare le cose in nome del nostro VERO ben-essere e della possibilità di futuro delle prossime generazioni.

  • tania

    Mi sembra un errore di metodo , da parte degli anticapitalisti , quello di partire dal concetto di “crisi del sistema capitalistico” . In realtà , a partire dalle enclosures sotto Elisabetta , il capitalismo è sempre stato in ottima salute , in piena forma . E oggi più che mai . Ed è proprio per questa sua eccelente salute che si presenta come un insieme di bolle e guerre , come un’entià autonoma che si autoplasma e richiede sacrifici umani . Ecco credo che sia questo , dal punto di vista del metodo , il punto di partenza dal quale gli anticapitalisti debbano far partire le loro considerazioni . Altrimenti non ci si capisce , altrimenti qualche sicario potrebbe facilmente ribattere che in realtà la zona BRIC è in crescita , che il PIL mondiale è in continuo aumento eccetera , portandoti così sul loro sentiero.. Ma appunto quello è il sentiero dei sicari , dei predicatori di superstizione e violenza . No , gli anticapitalisti devono rimanere sul loro terreno e partire dalla considerazione che il capitalismo è in ottima salute , come è sempre stato e oggi più che mai , e che proprio per questo alimenta bolle , guerre , superstizioni , razzsimi e sacrifici umani .

  • ilsanto

    Sono convinto che il controllo demografico andava già fatto da tanto ma ovviamente c’è stata una enorme resistenza di varie forze per prime le religioni ancora al “Crescete e moltiplicatevi” poi i soliti che sbraitano “perchè il terzo mondo deve sopportare la sterilizzazione, poveri cristi non è nella loro cultura” poi i grandi pianificatori che fino a ieri dicevano che visto l’invecchiamento delle popolazioni era meglio spingere verso la crescita demografica incentivando le donne a procreare se no chi avrebbe fatto funzionare gli stabilimenti in Italia ?. nel 2012 la popolazione mondiale è cresciuta più di tutti gli abitanti della Francia , pazzesco !!! salvo poi farci vedere i poveri negri, con 7 figli, affamati per estorcerci danaro, perchè non sapevo che non potevano mantenerlo ?. Non parliamo di quelli che “La terra ci può mantenere tutti”. Ora non siamo più in tempo, ora ci sarà la guerra.

  • Georgios

    Il capitalismo, inteso come imperante sistema politico e sociale più che sistema economico, e’ in crisi. E’ in crisi proprio per via delle bolle, delle guerre e del disastro ecologico che provoca e che malgrado tutto, cerca di superare sopravvivendo a se stesso, con nuove e maggiori bolle, guerre e disastri. Come mai?

    Come sistema dominante il capitalismo necessita di una “pace” sociale che gli permetta di esistere prosperando ma anche superando le crisi che, per sua natura, e’ costretto ad affrontare. Questa pero’ sembra proprio di avere tutte le caratteristiche di una crisi con la “c” maiuscola.

    Ci sono vari strumenti che garantiscono la pace sociale richiesta dalla classe dominante, ma il più importante e’ la sua ideologia che viene imposta al resto della società. Questa ideologia non ha niente di filosofico, ma esprime un modo di pensare della società, un sistema di assi di riferimento che viene accettato da tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale o dalla loro predisposizione verso il potere, nel quale si intrecciano gli usi ed i costumi, la storia, la religione, il convivere, il sesso e tutte le cose che formano la nostra concezione di base di ciò che chiamiamo “vita quotidiana”. Per cui, tutto, anche se spesso doloroso, si pensa che rientri “nell’ordine naturale delle cose”.

    Ebbene, tutto ciò che viene descritto in questo interessante articolo indica che non esistono più le condizioni necessarie e sufficienti affinché funzioni questa preconcetta, ma imposta dall’ideologia della classe dominante, percezione “dell’ordine naturale delle cose”.

    La vita di ogni giorno va in rovina. I diritti vanno in rovina. L’ecosistema va in rovina. La stessa sicurezza personale scompare. Nessuno e’ al sicuro. La vita stessa delle persone ed il loro futuro sono in forse.

    E allora l’ordine naturale delle cose non c’è più. Detto in altro modo, il capitalismo va verso la sua naturale meta: la barbarie. E siccome il “sistema” e’ ben conscio di questa, forse, irreversibile tendenza, mette le mani avanti spingendo verso l’unica soluzione che gli appare di facile gestione: ad un caotico e frammentario disordine sociale, al limite ad una o molte guerre civili. Le continue notizie internazionali confermano questo tipo di corso.

    Personalmente concordo con il senso dell’articolo. Cominciare dalle cose semplici per affrontare quelle complicate man mano che la società si organizza. Prima tappa, fuori dall’euro.

  • ilsanto

    Bene, bravo, bis:
    1) c’è il problema demografico.
    2) c’è il problema delle risorse.
    3) c’è il problema dell’inquinamento.
    4) c’è il problema della globalizzazione.
    5) c’è il problema di 2 superpotenze forse 3 che si confrontano.
    6) c’è il problema del capitale che è fuori controllo.
    7) c’è il problema degli organi sovranazionali controllati dal capitale.
    8) c’è il problema dell’europa incompiuta.
    9) c’è il problema dell’euro.
    10) c’è il problema della Germania.
    11) c’è il problema della politica corrotta.
    12) c’è il problema delle lobby.
    13) c’è il problema della sovranità monetaria.
    14) c’è il problema delle diseguaglianze.
    15) c’è il problema dell’automazione.
    16) c’è il problema della disoccupazione.
    17) c’è il problema della carenza di alimenti e del suo costo.
    18) c’è il problema dei derivati, dei subprime, dei debiti inesigibili.
    19) c’è il problema dei vecchi, dei giovani, dei precari.
    20) c’è il problema di haarp e delle scie chimiche.
    21) c’è il problema degli OGM, dei brevetti sulla vita.
    22) c’è il problema di migliaia di testate nucleari.
    23) c’è il problema delle armi, della droga, della mafia.
    24) si scioglie il ghiaccio al polo nord, si ferma la corrente del golfo.
    25) si pompa danaro che si ferma nelle banche.
    PULCI ? PIDOCCHI ? forse meglio parlare di CANCRO TERMINALE !!!!

  • ottavino

    Osservare la società e poi teoria e pratica. Bisogna ripartire da lì. !) la società. La società in cui viviamo è costruita per i deboli, cioè per coloro che ne accettano i le regole: gli schiavi. Quelli che guardano “amici”, quelli che fanno shopping, quelli che accettano di essere dentro a un divertimentificio. Perciò qual’è l’unica proposta “ribelle” che puoi fare? Quella dei forti. Forti perchè rifiutano di essere deboli (quelli di prima). Ma la forza la devi dimostrare. Come? Con la rinuncia, con l’astenersi, alla Gandhi. Per esempio potremmo lanciare il movimento “100 euro” cioè coloro che vivono con 100 euro al mese (per cibo e bevande). In un mondo consumista raccogliere tutti quelli che “FANNO” non consumismo e sono in grado di decrescere. E quindi fornire una teoria e una pratica a tutti coloro che vogliono unirsi. Così facendo tu non pensi alla decrescita, tu SEI la decrescita. Sarebbe dura, lo so…. ma è l’unico modo per NON FARE POLITICA FACENDOLA. E soprattutto per mostrare uno stile non-aggressivo di vivere l’attualità. Lo stile aggressivo ci penseranno altri a portarlo…. (vedi Alba Dorata che sta diventando europea)

  • Truman

    @tania: la tua critica sul metodo di partire da una “crisi del capitalismo” mi appare sensata. Mi appare pure sensato il notare che le crisi economiche (degli stati) sono spesso delle grandi opportunità per il capitalismo.

    Condivido però con Pasquinelli e molti altri l’idea che la crisi del capitalismo ci sia. Esso si è trasformato in senso finanziario e cerca di trarre profitto tramite speculazioni finanziarie (spesso tramite manovre truccate sui titoli di stato). Però le speculazioni uccidono l’economia reale, provocando crolli di borsa che distruggono le rendite. Finora il rimedio trovato è stampare moneta per sostenere le rendite finanziarie. Ma non sembra possa durare a lungo.
    Personalmente credo che il capitalismo soffra di una crisi detta normalmente “globalizzazione”. Il capitalismo era anche una recita, un gioco di prestigio, che mostrava la sua faccia buona mentre faceva disastri da altre parti. Adesso il mondo si è richiuso ed il capitalismo è in crisi.

  • nigel

    Quoto

  • nigel

    Wow!! Non ne hai omesso nessuno.. 😉

  • Truman

    Potresti avere ragione. Infatti io dicevo che se non ci diamo da fare ci attende una “sofferenza infinita”. Ma se invece vogliamo reagire dobbiamo darci un metodo. E il metodo non può essere il benaltrismo ( http://it.wikipedia.org/wiki/Benaltrismo ). Bisogna analizzare la situazione, fare una diagnosi dei problemi, stabilire un piano d’intervento. E il piano deve avere azioni a breve e strategie a lungo termine.

  • nigel

    Le socialdemocrazie europee sono morte, quello che vedi non è’ capitalismo, ma nuovo feudalesimo. Credo sia un termine più appropriato

  • tania

    No , è un termine inappropriato . Nel feudalesimo l’individuo non esisteva , non era nemmeno pensabile . Questa invece è l’età dell’individualismo . Ora , il pensiero razionalista ha avuto il merito di liberare e di far fiorire il soggetto dalle gabbie dell’ideologia tripartita medievale ( oratores , bellatores , laboratores ) , di liberarlo dalle gabbie dell'”ordine dell’essere” imposto dall’auctoritas cristianae . Ma , una volta emerso l’individuo attore di se stesso , il soggetto portatore di razionalità e relazionalità propria ( senza alcuna superstizione che ti regolasse l’esistenza ) eccetera.. Si è passati presto all’individualismo ( uno dei passaggi simbolici di questo passaggio , dall’individuo all’individualismo , può essere ad esempio il 18 brumaio , dove Napoleone sostituisce il termine proprietà al termine fraternità dei rivoluzionari ; e così si passa da “uguaglianza , libertà , fraternità” a “uguaglianza , libertà , proprietà” ) : quindi individualismo , cioè il soggetto non agisce più con la propria razionalità e relazionalità , ma “è agito” o dal Mercato o da superstizioni vecchie e nuove ( nuove rispetto al Medioevo ) ( razzismi eccetera ) . Non c’entra nulla il feudalesimo . C’entra la mercificazione . Il massimo di partecipazione possibile sognabile , in un contesto simile , è quella del consumatore .

  • Ercole

    Abbiamo già visto cosa è accaduto in India con Ghandi è soprattutto senza Ghandi …..

  • Primadellesabbie

    “Deboli, forti, Gandhi, 100 euro”, questa esposizione mi lascia un poco perplesso.
    L’essenza di quanto proposto da Ottavino, al contrario, mi sembra interessante e meriterebbe di essere presa in considerazione.
    Non sono poche le persone che vivrebbero volentieri al di fuori del denso impasto industriale, dove la libertà massima accordata consiste nella illusoria possibilità della scelta organizzativa del sistema stesso.
    Con il progredire e l’evolversi del modello in atto l’imposizione della volontà della cosiddetta maggioranza e/o di quella dei potentati coinvolti risulta ampiamente asfissiante e si sente il bisogno di una riscossa dei pellirossa.
    Un’azione di questo genere, da parte di chi si riconosce in questo tipo di comportamento, inoltre, sarebbe una delle pochissime possibili.

  • geopardy

    Parlare di crescita sostenibile o di decrescita felice, mi sembra sia la stessa cosa, sinceramente.

    Il capitalismo necessita di un modello di crescita infinita per sopravvivere, non sostenibile dall’ecosistema, ho, inoltre, il forte sospetto che la finanziarizzazione sia un fenomeno insito nel concetto di base del capitalismo.

    Infatti, oggi è rappresentata dalla perfetta coniugazione tra credito (per far sì che ci sia crescita attraverso i consumi) e debito entrambe ad interesse, che altro non è che un valore aggiunto sulla moneta, qualunque sia l’origine di essa.

    Il capitalismo non ammette un pareggio a zero di bilancio, quindi è costretto continuamente a lucrare e, siccome gli stipendi, poichè soggetti anch’essi alla regola di questo valore aggiunto, non basterebbero per logica matematica a soddisfare la crescita, si è ricorsi al credito, che ora deve riprodursi continuamente, altrimenti il tutto si ferma.

    In questa logica, portare il capitalismo a livello globale, spostando le produzioni dove il lavoro costa molto meno e, quindi, aumentando il relativo valore aggiunto a dismisura, permette un gap finanziario enorme rspetto al valore realmente prodotto con il lavoro, svalutando ulteriormente la cosiddetta economia reale a favore di quella liquida (finanziaria), sempre attraverso lo stesso meccanismo squilibrante.

    Ora la cura, cioè il credito-debito, sta diventando la malattia essa stessa, quindi, per limitare i suoi effetti fortemenente squilibranti, si applica l’austerità come ultima ratio, ma, guradacaso, principalmente in quei luoghi in cui prima si è stimolata la crescita con il credito-debito, Usa in primis ed Europa, poi, anche se il fenomeno del credito da noi era molto minore, poichè il capitalismo era di gran lunga più controbilanciato da forze sociali.

    Tutto ciò non riuscirà, molto probabilmente, nell’intento, proprio per il disequilibrio insito nel sistema stesso.

  • haward

    Va tutto bene, Truman, le tue analisi sono corrette. Il problema, però, è che il “capitalismo” (termine sorpassato dalla Storia) esiste perchè esistono i “capitalisti”. Il capitalismo, la crescita o la decrescita, lo sviluppo, l’Euro zona etc, etc, sono categorie, entità astratte, schemi utili per inquadrare la situazione ma non si possono modificare a piacimento. Se si vuole veramente fare qualcosa per invertire una rotta che, qui siamo tutti d’accordo, ci sta portando alla catastrofe, credo sia necessario passare dalle analisi impersonali ed accademiche (le varie teorie a confronto) ad una attenta e consapevole conoscenza delle forze (intese come singoli e gruppi) e delle azioni che tali forze stanno dispiegando da molto tempo sul campo. Continuare a dividersi, ad esempio, tra chi vagheggia un determinato modello di sviluppo economico e chi, invece, propende per la decrescita serve solo a far schiattare dalle risate chi ha in mano il banco e, quindi, non solo decide per conto suo, ma, per confondere e dividere lo sconfinato parco buoi, alimenta egli stesso queste discussioni sterili attraverso il circuito mediatico accademico che gestisce a piacimento.

  • nigel

    In effetti i termini “crescita sostenibile” e “decrescita felice” sono sinonimi, credo di essere stato probabilmente poco felice e comunque poco chiaro. Con la seconda espressione volevo evidenziare la necessità di misura e cautela, necessarie nell’abbracciare la decrescita, evitando tentazioni talebane in quanto ogni correzione di rotta apportata al sistema socio-economico dovrebbe essere attuata con la massima cautela, per ovvi motivi (v. danni apportati dalla globalizzazione). Non credo sia il caso di discettare sull’eterna diatriba tra capitalismo e sistemi socioeconomici alternativi, qui ribadisco soltanto un concetto: il sistema democratico e’, entro certi limiti, illogico (la maggioranza e’ probabilmente peggiore di un’elite “illuminata” ) ma a tutt’oggi non si è’ ancora trovato di meglio. Allo stesso modo potremmo dire che la società capitalista e’ ripugnante, ma in termini di qualità di vita (e limitatamente alle popolazioni occidentali) credo abbia offerto qualche risultato positivo rispetto ai sistemi alternativi, miseramente falliti e successivamente colonizzati dal liberismo selvaggio (v. Es. Cina). La realtà più verosimile e’ che, per evitare eccessi e pericolose distorsioni, non possa esservi un Potere che non sia controbilanciato da un adeguato “contropotere”. Il Capitalismo, inseguendo profitto e crescita, ha attuato una globalizzazione dissennata per i tempi e i modi con cui è’ stata realizzata, grazie anche all’interessata “collaborazione” di politici servi. Finalmente libero dai lacciuoli delle socialdemocrazie, il capitalismo si e’ trasformato divenendo un Supercapitalismo (liberismo) che vede l’umanità NON al centro di un sistema socio-economico, ma semplice STRUMENTO di un sistema che deve procurare profitto ad un’elite. Di fatto, un NEOFEUDALESIMO. Mi farebbe piacere conoscere la tua opinione (e le tue soluzioni) al riguardo. Cordiali saluti