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LE PIANTAGIONI DI OBAMA. DEREGULATION, PRIVATIZZAZIONI E MANODOPERA A BASSO COSTO

DI MIKE WHITNEY

counterpunch.org

L’uomo che ha promesso di ridare la speranza e portare il cambiamento all’America, ha annunciato un piano per aprire cinque cantieri che produrranno nuove aziende negli Stati Uniti. Giovedì scorso il Presidente Barack Obama, quello che con le sue politiche ha fatto perdere il maggior numero di posti di lavoro nel settore pubblico della storia degli Stati Uniti (i posti di lavoro nel settore pubblico sono diminuiti di 718 mila posti di lavoro da quando Obama è entrato in carica) ha annunciato l’apertura di cinque “Zone di Garanzia- Promise Zones” a San Antonio, Philadelphia, Los Angeles, nel sud-est del Kentucky e nella Nazione Choctaw dell’Oklahoma.

Secondo un articolo di USA Today :

“Nelle Zone di Garanzia proposte, il governo federale prevede una collaborazione con governi locali e imprese private concedendo incentivi fiscali e sovvenzioni per contribuire a combattere la povertà.” (Obama promise zones … USA Today).

Ma la lotta contro la povertà non c’entra affatto.

Obama sta pensando a fare un regalo alle più grandi imprese della nazione – proprio a quelle società che hanno registrato utili record l’anno scorso e che attualmente hanno in cassa oltre US$ 1.300 miliardi in contanti – offrendo sussidi ancora più generosi e sgravi fiscali, che potranno garantire una fonte inesauribile di lavoro-negriero a basso costo e aumentare i guadagni futuri.

Il Presidente ritiene che la ricchezza che sarà generata in queste “zone di profitto”“ZONE di GARANZIA” resterà ai residenti della zona, anche se – come rileva il “Christian Science Monitor – “sarà difficile stabilire se i benefici di questo tipo di programma arriveranno nelle mani delle persone più povere o se, piuttosto, arriveranno prima in quelle dei proprietari delle imprese che godono dei crediti d’imposta.”

Leggiamo ancora da USA Today : «Obama ha detto che la sua amministrazione vuole “dare una mano” alle 20 città più colpite in America e aiutare queste comunità a rimettersi in piedi. Lavoreremo con i leader locali per individuare le risorse per la sicurezza sociale, per l’istruzione e per la casa. »(USA Today )

Traduzione: L’amministrazione Obama è impegnata ad assistere le oligarchie imprenditoriali, in ogni modo, anche se questo significherà concorrere ad accelerare il rapido drastico calo della classe media statunitense riducendo milioni di laboriosi americani ad un livello di povertà da terzo mondo. La deregulation permetterà alle aziende di privatizzare polizia, istruzione e qualsiasi altra risorsa o servizio pubblico purché possa diventare un affare redditizio.

Secondo il New York Times: “I funzionari della Casa Bianca hanno detto che nell’iniziativa delle “Zone di Garanzia” non si investirà nuovo denaro, anzi l’obiettivo del progetto è fornire a governi e agenzie locali un supporto per ridurre la burocrazia e accedere a tutte le risorse esistenti”.

Niente soldi freschi ?

Che ve ne pare? Così, quell’uomo che ha già dato il suo contributo a salvare Wall-Steet con aiuti di multi-trilioni di dollari, non ha intenzione di dare un nemmeno un cent bucato alle persone più povere e bisognose della nazione. Invece, ha intenzione di fare tutto il possibile per eliminare le regole che impediscono alle società più voraci di rimpinzarsi ancora di più dalla mangiatoia pubblica.

Il Senatore conservatore, leader della minoranza, Mitch McConnell del Kentucky – ha apprezzato la proposta della “Promise Zone” per il Kentucky orientale ed ha detto: “Ho scritto una lettera lo scorso anno a sostegno di questa proposta, perché questa regione ha subito enormi difficoltà economiche negli ultimi anni” si legge in un suo comunicato.

A Mitch McConnell, conservatore, piace il progetto di Obama.

Questo dice tutto, non vi pare? Le piantagioni erano un concetto familiare del Sud prebellico, ma furono abbandonate dopo la Guerra Civile. Ora una nuova generazione di imprenditori-cleptocrati vuole far rivivere quella tradizione. Pensano che l’indebolimento della domanda dei consumatori e la stagnazione persistente possano essere superate solo eludendo le più elementari norme di tutela del lavoro e buttando la maggior parte dei costi di produzione sulle spalle dei lavoratori.

Le “Zone” promesse da Obama daranno modo alle grandi imprese di liberarsi dalle catene di regolamenti ” troppo onerosi “ e di ripristinare –quello che molti CEO credono sia – l’Ordine Naturale, cioè un concetto darwiniano del cane-mangia-cane dove solo il più forte e il più astuto sopravvive.

Questo è un mondo dove Obama è riuscito a fare abbastanza bene, anche se ha dovuto prendere le distanze dalla sua base politica e buttare a mare gli amici (Jeremiah Wright) nella sua scalata inarrestabile verso l’alto. Anche in questo modo però, Obama non si è mai posto il problema di fare il tutto esaurito.

Le Zone economiche speciali non sono una idea nuova, infatti, ci hanno già provato in Gran Bretagna, in Australia e altri luoghi dove il cartello delle banche globali esercita la sua presa. A Tokyo, il mese scorso, la destra del PM, Shinzo Abe ha annunciato il lancio delle sue ” zone economiche speciali“.

Ecco un breve riassunto del piano di Abe, da un articolo del Japan Times:

“Si devono creare Zone Speciali per stimolare gli investimenti delle imprese con la deregulation e con incentivi fiscali a Tokyo, a Osaka e nella Prefettura di Aichi …. Altre misure di liberalizzazione dovranno essere prese in queste zone dose sarà permesso ad aziende private di gestire le scuole pubbliche, utilizzando personale senza qualifiche ufficiali che sarà autorizzato ad insegnare, ed allargare la base medica ospedaliera che potrà servirsi di medici e infermiere non giapponesi e si consentirà l’uso di farmaci stranieri in modo di aumentare il numero di posti letto negli ospedali.” ( Japan Times)

Già sentito qualcosa di simile?

Deregulation, privatizzazione e manodopera a basso costo: è questo il cocktail tossico che ha fatto evaporare la classe media americana e ha spazzato via una buona parte del mondo in via di sviluppo. Obama le chiama “Zone promesse”, ma a noi sembra che “Piantagioni delle multinazionali americane” sia un nome che calza meglio.

MIKE WHITNEY vive nello stato di Washington ed ha collaborato in “Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion” (AK Press) . Può essere contattato all’indirizzo: fergiewhitney@msn.com.

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2014/01/10/obamas-corporate-plantations/

10/12.01.2014

Il testo italiano di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte ComeDonChisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque.Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Georgios

    Com’è piccolo il mondo…

    Avevo poco fa commentato circa le ZES sull’articolo "PERCHÉ L’UNIONE EUROPEA RISCHIA DI FARE LA FINE DELL’EX JUGOSLAVIA"
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12799&mode=&order=0&thold=0
    e le ritrovo qui ribattezzate con un nome molto più speranzoso.

    L’America indica la strada (anche se gli inventori furono i cinesi).

  • ilsanto

    E se, come sarebbe logico, invece di una globalizzazione folle che mette insieme le economie USA, CINA, INDIA etc con i noti differenziali si procedesse per macro aree omogenee ? che so USA-EU-Y da una parte e CINA-INDIA dall’altra ? perchè il problema dei problemi è la globalizzazione inutile girarci intorno.