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LE COLPE GRECHE E LA PERFIDIA DI SYRIZA

DI F. WILLIAM ENGDAHL

journal-neo.org

Giunti a questo punto triste e pericoloso degli avvenimenti che riguardano la Grecia e le schiaccianti richieste della Troika, diventa chiaro che tutto questo non sarebbe mai successo se il popolo Greco non si fosse sentito in colpa per la situazione del debito del suo paese. Come conseguenza di questo suo senso di colpa dall’inizio della crisi nel mese di ottobre 2009, la situazione si è trasformata rapidamente in una tragedia umana in cui un intero popolo rischia la distruzione.

In un post precedente scrissi che l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis era un cavallo di Troia per gli oligarchi, sia all’interno sia all’estero della Grecia, che sta deliberatamente conducendo il popolo Greco alla rovina, insieme ad ogni speranza di vedere il suo debito cancellato o ridotto.

Il 5 maggio i Greci hanno votato in uno speciale referendum per decidere se accettare o meno le ulteriori misure di austerità imposte dalla Troika Europea come condizione per rimanere nell’eurozona. Il 61% dei votanti ha detto un sonoro NO all’austerità della Troika. Tsipras e Varoufakis avevano supplicato per quel ‘NO’, mentendo agli elettori che quel NO avrebbe dato loro ‘man forte’ a Bruxelles e a Berlino nelle trattative in corso.

Invece, il 9 luglio Tsipras ha annunciato di aver presentato una nuova proposta il cui contenuto era, apparentemente, identico a quello che la Troika chiedeva e che gli elettori Greci avevano decisamente respinto. Questo tradimento è più che demoralizzante. Dopo le dimissioni di Varoufakis il 6 luglio, subito dopo il voto, Tsipras ha nominato un nuovo ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos. Tsakalotos è un economista “marxista” educato ad Oxford – compagno di quell’altro “marxista” da caffè Varoufakis – e rampollo di una ricca famiglia di oligarchi armatori e proprietari terrieri. Questo può sembrare un pò strano per un governo che dice di volersi opporre alla Troika, al FMI e al sistema schiavista del debito.

Ora viene fuori che Tsipras e il ministro delle Finanze Tsakalotos hanno redatto insieme la proposta di resa alle nuove misure di austerità, con la consulenza di alti burocrati francesi inviati a Tzipras personalmente dal Presidente Francese Hollande. A tutti gli effetti il governo Syriza ha commesso un perfido tradimento contro il popolo Greco, svendendo quella fiducia che aveva ricevuto con il referendum.

Diventa sempre più chiaro che tutta la crisi Greca iniziata nel 2009 è stata orchestrata nei minimi dettagli sia dal di fuori sia dall’interno della Grecia. E’ stata possibile solo perché il popolo Greco si è sentito colpevole e doveva essere punito dalle banche. Sempre per questo motivo – il senso di colpa – il popolo Greco ha votato una serie di governi dopo Papandreu che li ha continuamente puniti con un’austerità dopo l’altra. Questo stesso senso di colpa li ha portati a voler restare all’interno dei quel disastro che è l’Eurozona, nonostante tutte le sofferenze.

LA COLPA E IL GRANDE SCISMA

Il senso di colpa è un sentimento tremendo. In un individuo, può portare a conseguenze terribili.

Spesso è un sentimento inutile poiché non risolve nulla, ma rende la situazione di una persona ancora peggiore, poiché la porta a mentire a se stessa e agli altri, nello sciocco tentativo di nascondere il fatto che si senta in colpa. Mentire per nascondere la colpa può avere gravi conseguenze, anche se la persona non lo ammette. Ha violato qualche codice della società in cui vive, ma nessuno lo deve sapere, così mente; e in genere ci si vergogna dei propri sensi di colpa.

Tutte le grandi religioni del mondo coltivano tra i loro seguaci i sentimenti di colpa e nessuno ne è più esperto della Chiesa Cattolica Romana, con il dogma ispirato da sant’Agostino incentrato sul fatto che tutti nasciamo nel peccato, colpevoli prima ancora di nascere: la dottrina del peccato originale.

Non meno rilevante per l’attuale crisi Greca è il fatto storico che la Chiesa cristiana nata circa 1700 anni fa da Bisanzio, subì una traumatica frattura intorno all’anno 1054, evento conosciuto nella Storia della Chiesa come il Grande Scisma. Al centro della teologia di quell’evento, c’era il rifiuto da parte di quella che poi divenne nota come Chiesa Ortodossa Orientale, di accettare la dottrina della Chiesa Cattolica Romana del Peccato Originale. Gli ortodossi rifiutano di credere che si nasca colpevoli dei peccati dei propri antenati e che questa colpa debba essere espiata.

La crudele ironia della situazione Greca odierna è che, nonostante il patrimonio culturale del paese, oggi il popolo Greco si senta collettivamente in colpa per aver fatto qualcosa di molto, molto cattivo, e che in un certo senso meritino quello che gli sta accadendo. I Greci hanno finito con il non sentirsi più ‘buoni’, ma cattivi e colpevoli di questa crisi Europea che dura dal 2009.

Negli individui i sensi di colpa possono avere conseguenze disastrose. I Tedeschi questo lo sanno molto bene. Le Potenze Alleate vittoriose del 1919 costrinsero il governo Tedesco a firmare quell’infame Articolo 231 del Trattato di Versailles, la Clausola della Colpa di Guerra. Così era scritto: “La Germania accetta la responsabilità sua e dei suoi alleati di tutte le perdite e i danni causati agli Alleati, ai Governi Associati e ai loro cittadini, conseguenze dirette della guerra a loro imposta dall’aggressione della Germania e dei suoi alleati.”

Costringendo la Germania ad accettare la colpa esclusiva della Grande Guerra e la punizione inflitta di risarcire i danni causati ai vincitori e i loro alleati – Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia e Italia – prese il via una sequenza di eventi che portarono direttamente al terzo Reich e alla seconda brutale sconfitta della Germania nel 1945. Lo psicoanalista svizzero C.G. Jung scrisse nel 1945 un saggio su quel senso di colpa collettivo dei tedeschi per le atrocità commesse nel conflitto dai loro connazionali. Jung scrisse: “…uno dei compiti più importanti della terapia sarà quello di condurre i tedeschi a riconoscere questo senso di colpa.”

Dopo la guerra, le forze di occupazione britanniche e statunitensi promossero ulteriormente quei sentimenti di vergogna e di colpa con una campagna pubblica, con poster che raffiguravano i campi di concentramento e slogan del tipo: “Queste atrocità: è colpa vostra!” (Diese Schandtaten: Eure Schuld!).

IL ‘PECCATO’ ORIGINALE DELLA GRECIA

Tornando all’attuale disastro Greco, a voler essere precisi, le origini di questo suo profondo disagio in termini di debito e di austerità, risalgono alle bugie usate dal governo Greco nel 2000 per entrare a far parte di quell’esclusiva cerchia ristretta chiamata Eurozona.

Goldman Sachs era parte attiva in quelle bugie secondo le quali la Grecia aveva adempiuto ai requisiti di Maastricht di mantenere il deficit al di sotto del 3% e il debito pubblico al di sotto del 60% del PIL. Il Governo Greco ci riuscì grazie ad un complesso marchingegno valutario propostogli dai geni della finanza di Goldman Sachs. Per essere certi di concludere l’accordo, il governo Greco nascose a Bruxelles 1,6 miliardi di euro in spese militari.

Dovremmo pensare che il governo democratico PASOK di Costas Simitis, in cui George Papandreou era Ministro degli Esteri nel 2000, quando la Grecia aderì all’Euro, riuscì molto a bene a nascondere quegli sporchi segreti ai funzionari della BCE e di EUROSTAT, l’agenzia ufficiale di statistiche dell’Unione Europea.

Ora la linea ufficiale è che quando lo stesso Papandreou formò un nuovo governo PASOK come Primo Ministro nel mese di ottobre del 2009, stranamente decise di rivelare il segreto che ben sapeva quando era Ministro degli Esteri nel governo Simitis nel 2000. Papandreou annunciò che aveva ‘scoperto’ che il deficit annuo della Grecia non era al 3% ma al 12,7%. ha annunciato che aveva davvero “scoperto” che il deficit annuo della Grecia non era del 3%, ma del 12,7%. Non fu certo quella rivelazione a causare la crisi del debito che ne conseguì.

L’effetto della dichiarazione di Papandreou fu quello di trasformare la recessione Greca, causata dalla crisi finanziaria globale scoppiata nell’ottobre del 2008, in una grave crisi interna Greca. Quando fece quell’annuncio, la disoccupazione era già al 10% e le agenzie di rating di New York fecero precipitare il rating Greco a BBB+, il livello più basso fra tutti i paesi del club dell’ Eurozona.

La persona che consigliò a Papandreou di rispondere a quella che era una profonda recessione del paese con stringenti misure di austerità, fu Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze che si è appena dimesso e che ha decisamente fatto un gran bel lavoro (!) per ridurre il paese nello stato in cui e’ oggi.

Papandreou seguì il consiglio di Varoufakis e impose drastiche misure di austerità, creando le condizioni per una crisi nazionale in piena regola. Il governo tagliò le spese, aumentò le tasse, congelò le assunzioni, elevò l’et° pensionabile e tagliò del 10% i salari del pubblico impiego, provocando una serie di scioperi nazionali contro l’austerità.

C’è un mito, architettato con cura, secondo il quale i miliardi di crediti concessi alla Grecia da UE-BCE e FMI siano finiti direttamente nelle tasche dei cittadini Greci, che, come continuano a ripetere i media dominanti, hanno un sistema pensionistico eccessivamente generoso e una popolazione piuttosto restia a pagare le tasse. Notizie queste che sollevano rabbia, critica e infiniti brontolii nei pub Tedeschi ed Europei dove generalmente si forma il consenso generale.

C’è solo una cosa sbagliata in tutto questo quadro: non è la verità. Dal momento in cui è scoppiata la crisi, corredata dagli attacchi degli hedge-fund al mercato obbligazionario Greco e dalle megaspeculazioni valutarie di George Sorosdel febbraio 2010, che hanno fatto impennare i tassi di interesse applicati al governo Greco, la Troika ha prolungato prestiti e crediti per ben 240 miliardi di euro.

La vera questione irrisolta sui principali media Europei è: dov’e’ andato a finire tutto quel denaro? L’Economista Greco Yanis Mouzakis dell’Università di Atene ha calcolato che dei 240 miliardi di euro, € 83 miliardi sono andati al pagamento del vecchio debito detenuto dai creditori, per lo più banche francesi e tedesche. Altri 41 miliardi di euro sono stati destinati a mantenere i pagamenti di interessi sui titoli di Stato esistenti, detenuti per la maggior parte da banche Europee non Greche e altre banche non Europee; altri 48 miliardi sono andati al piano di salvataggio delle banche Greche private, in gran parte di proprietà di oligarchi Greci che notoriamente non pagano le tasse nel paese. Altri 35 miliardi di prestiti della Troika hanno finanziato il ‘ritocco’ del debito del 2012. E siamo a 207 miliardi di euro del totale. E’ l’86% del totale e gran parte di questa somma è stata destinata al salvataggio di quelle folli banche francesi e tedesche che hanno accumulato nel tempo debiti Greci. Quando la bolla è scoppiata, sapevano di essere “Troppo grandi per fallire“. La BCE e l’UE sarebbero state costrette a intervenire in loro aiuto. Ed è proprio quello che è accaduto.

Solo 27 miliardi di euro di quei 240 sono andati al bilancio del governo Greco e a investimenti in infrastrutture. E per questo credito, il governo Greco si è assunto i debiti di quelle banche sconsiderate, comprese quelle Greche.

LA COLPA

In sintesi, Grecia e Greci sono stati presi in giro, raggirati, derubati e ora traditi da Syriza e dal Primo Ministro Tsipras, che speravano avesse lottato per la loro esistenza come nazione. Dai primi mesi del 2010 i Greci stanno vivendo quello che Holger Schmieding della Berenberg Bank ha definito “il più severo programma di austerità mai imposto prima da una nazione occidentale in tempi di pace”.

Se i Greci non si fossero sentiti colpevoli di frode finanziaria, nessun governo avrebbe potuto farla franca dopo aver inflitto quello che hanno inflitto ai loro cittadini Papandreu e Varoufakis dal 2010 in poi. Non erano e non sono colpevoli di frode finanziaria, se non di qualche prassi continuata di ‘riduzione fiscale’, a imitazione dei loro oligarchi; ma il fuoco di fila dei media dominanti, sia Greci – controllati da quegli stessi oligarchi – ed Europei, li hanno ovviamente convinti di aver ‘peccato’, creando in loro il senso di colpa.

Vale la pena notare che in ogni grande religione i termini ‘debito’ e ‘peccato’ coincidono, sono la stessa cosa. Una coincidenza? Non credo proprio. Dietro a quei ‘debiti’ (in tedesco: schulden) ci sono dei creditori che pretendono la loro ‘libbra di carne’ da quei ‘peccatori-debitori colpevoli’. Torniamo ai tempi di quelle grandi e vere storie di sangue che sono state le Grandi Crociate, guerre dichiarate dal Papa di Roma, inizialmente mirate a sequestrare Costantinopoli e dintorni dalla Chiesa Ortodossa Orientale dopo il Grande Scisma del 1054, e a riportarli sotto il controllo della Chiesa Cattolica Romana.

Nel 1146, san Bernardo di Chiaravalle scrisse una lettera ai Templari, il più potente e ricco ordine militare dell’epoca delle crociate cristiane medievali contro gli “infedeli” dell’Islam. Bernardo scrisse così ai Templari: “Un cristiano che uccide un infedele nella guerra santa può esser certo della sua ricompensa; ma lo sarebbe ancor di più se venisse lui stesso ucciso” (De Laude Novae Militiae, III De militibus Cristo).

Il carismatica abate Francese Bernardo di Chiaravalle, mobilitò decine di migliaia di poveri contadini ignoranti dal sud della Germania e della Francia. Il suo grido di battaglia era: “Affrettatevi a placare l’ira del Cielo…Affrettatevi ad espiare i vostri peccati attraverso la vittoria sugli Infedeli, e lasciate che siano il Regno dei Cieli la vostra ricompensa…Sia maledetto colui che non macchia la sua spada di sangue”.

Bernardo instillò nel cuore dei poveri contadini il timore di Dio e li convinse che l’unico modo di espiare le loro colpe per essere nati nel peccato, era quello di sterminare gli infedeli. Strada facendo dovevano però anche riconquistare Costantinopoli (Bisanzio) e restituirla a Roma, strappandola dalle mani dell’Imperatore Bizantino Ortodosso Manuel I Komnenos. Oggi, il ruolo dei Re delle Crociate, Luigi VII di Francia e Corrado III di Germania, lo stanno svolgendo il Presidente Hollande, il suo fedele Ministro delle Finanze Sapin, la Cancelliera Merkel e il suo severo Ministro delle Finanze senza cuore Schäuble.

Attribuire la colpa e promuovere il senso di colpa in un individuo o in un’intera nazione, è uno dei modi più pericolosi che le religioni e i governi possano utilizzare per manipolare le persone. La colpa diventa paura irrazionale della punizione che seguirà. Il popolo Greco, infatti, è stato punito per colpe che non ha commesso. Nessun banchiere francese, nessun banchiere Goldman Sachs e nessun direttore del FMI di nazionalità francese andrà in prigione per il suo ruolo nella crisi. Mario Draghi, ex Goldman Sachs, è stato trattato come un eroe quando ha fatto precipitare la crisi Greca l’11 febbraio scorso, con il suo annuncio che da quel momento in poi non avrebbe più accettato titoli Greci come garanzia per i crediti statali BCE, accelerando pericolosamente la crisi che Tzipras e Varoufakis hanno usato per tradire i loro cittadini.

E la massima perfidia è stata quella di Tzipras, che dice “SI’” alla Troika dopo soli quattro giorni dal “NO” dei Greci a ulteriori austerità della Troika.

I Greci, soprattutto prima che i loro politici e oligarchi li attirassero con l’inganno dentro l’Unione Europea – e quindi nell’Euro – sono stati e, per la maggior parte, sono ancora persone meravigliose, tranquille, calde e cordiali, socievoli, capaci di godere del buon cibo, del bello della vita, della buona compagnia, della musica e della danza. Tutte queste cose buone sono ora distrutte da persone che si sentono minacciate da esse.

Attraverso quella che è chiaramente un’operazione lungamente pianificata di tradimento del popolo Greco dall’interno – da parte degli oligarchi Greci e i loro tirapiedi politici come Varoufakis, Tsipras e l’attuale Ministro delle Finanze Tsakalotos – e dagli interessi esterni che si nascondono dietro la Troika, i Greci si trovano oggi di fronte alla tentazione della naturale successiva fase del ciclo della colpa, che dalla paura per la punizione giunge fino al desiderio di vendicarsi di quello che gli è stato fatto. E Dio non voglia che questa fase arrivi ora: la vendetta è sempre autodistruttiva, contro chiunque essa vada. Solo rendendosi conto che non esiste alcun motivo per sentirsi in colpa, ma piuttosto delle azioni criminali volte alla distruzione del popolo Greco, i Greci potranno trovare quella forza interiore per fare la cosa giusta e risolvere la crisi. L’alternativa è l’ omicidio/suicidio, e di questo ne abbiamo già avuto abbastanza.

F. William Engdahl è docente e consulente in Rischio Strategico; laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller sui temi del petrolio e di geopolitica; in esclusiva per la rivista online: “New Eastern Outlook” (Nuove prospettive orientali).

Fonte: http://journal-neo.org

Link: http://journal-neo.org/2015/07/16/greek-guilt-and-syriza-perfidy/

16.07.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

  • Maxim

    dalle interviste che sento fatte a cittadini greci questo senso di colpa non mi risulta , semmai si sentono vittime dell  Europa .
    Riguardo a Tsipras c’ è poco da dire , secondo me  sperava che al referendum vincessero i si addossando quindi la responsabilità’ delle  nuove misure di austerita’  al popolo  . La vittoria del  no lo ha sconcertato , tanto che Varoufakis se ne è andato immediatamente e Tsipras ha dovuto accettare le misure di Bruxelles  , l’ alternativa era uscire dall euro , cosa che parecchi Paesi , Germania in testa , vedevano con favore

  • giannis

    Non c entra con l articolo ma secondo me la colpa , il concetto
    di colpa e’ un invenzione , non esiste , esiste invece la
    responsabilita’, penso che il concetto di colpa sia
    un invenzione della chiesa per controllare i popoli attraverso la paura

  • GioCo

    In effetti di colpa ce ne a palate ma non tra i Greci. Cosa fa l’europa per salvare l’economia dei partner? Niente. Cosa fa l’europa per affermare il diritto di massacrare l’economia di un paese membro? Tutto.
    Questo solo basta a dire che l’evidenza è una e una soltanto, che siamo spazzatura, come la merda che comperiiamo freneticamente da consumatori, siamo diventati ciò che comperiamo, oggetto di consumo e dovremo abituarci ad essere trattati come spazzatura da chi ha il privilegio di potersi dire "un palmo sopra la merda", mentre il resto degli umani sparisce tra ciclopiche montagne di inutile ciarpame qualunque.

    Chiamiamo libertà l’uso di oggetti che hanno discutilibili utilità, spesso facilmente sotituibili con cose smisuratamente più adatte e prive di costi, in nome di una conquista del benessere costosissima, che poi è la rinuncia alla fatica e al dolore, due valori inscindibili dall’esperienza umana e dalla possiblità di accrescere la propria consapevolezza.
    L’eccesso di dolore e di fatica produce orrore, ma la rinuncia produce imbecilli e in grado anche superiore all’orrore, perchè non potento separare l’esperienza dal dolore e dalla fatica, colui che tenta di rinunciarvi finisce per adoperarsi a giustificare le nefandezze più repellenti. Come scariare sui greci le palate di mancanze di tutti gli altri.
    La rinuncia è sinonimo di fatica e dolore se tratta delle cose che riteniamo indispensabili: allora chiamiamo "libertà" andare in vancanza in mercedes, perchè se ce lo possiamo permettere è giusto così, e rispediamo gli sbarcati dal gommone a morire di miseria, violenza gratuita e nell’orrore, perché è giusto così. Noi da "dentro la mercedes" non possiamo aiutarli. Fa niente che miserie e pestilenze ce le abbiamo portate noi nei loro paesi per avere anche la mercedes.

    Pensiamo diveramente. Pensiamo ad esempio se sia possibile addestrare gruppi di persone "sbarcati dal gommone", dargli armi e compentenze per difendersi e costruire un futuro nel loro paese. Sapete perché non si può fare? Perché poi se andiamo a rubargli il futuro come siamo soliti fare da buoni occidantali demoniocratici e per fare andare le nostre industrie, tutto diventa più difficile.
    Quindi "vita mia morte tua". Questa è la legge del globalistan demoniocratico, l’unica applicabile.

  • ProjectCivilization

    La ricostruzione storica e’ dubbia….e’ gli sfugge il fatto che il "debito" e’ un ossimoro filosofico . E’ anche un ossimoro matematico se e’ fatto di una moneta che gli e’ vietato stampare .  Non divaghiamo . Concentriamoci sul senso del "debito" .E chiediamoci : sotto la Responsabilita’ di chi…I Comuni Italiani si sono indebitati… e ora dicono di non poter fare le cose a cui sono mandati da noi ? Un Comune che non fa il suo ruolo…..e’ ancora il Comune ? O e’ solo un gruppo di ladri che deve ripagare il suo debito private..e lasciare il posto a noi , la gente , che non ha bisogno di far debiti per mandare avanti un Comune ?

  • Maxim

    qui in italia abbiamo un debito pubblico pazzesco , il piu’ altro in europa dopo quello greco .
    i pochi che se ne rendono conto , come me  , provano timore per la sostenibilita’ dello stesso ma francamente non avverto il benche ‘ minimo senso di colpa .