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LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI, MANTENENDO GLI STIPENDI INVARIATI. OVVERO: COME RISOLVERE IL PROBLEMA DELLA DISOCCUPAZIONE IN 2 SEMPLICI MOSSE

3_4_2005

FONTE: UTOPIARAZIONALE (BLOG)

Se vi chiedessi di esporre la miglior soluzione per risolvere l’attuale crisi economica, quasi certamente mi rispondereste che bisognerebbe far crescere l’economia in modo da creare lavoro, risolvendo così il problema della disoccupazione. A quel punto i consumi ripartirebbero e il sistema economico si rimetterebbe in moto. Fine della crisi.

Bene, se la pensate in questo modo iniziate a preoccuparvi: i mass-media hanno fatto un ottimo lavoro su di voi, avete imparato in maniera ineccepibile quello che dovevate imparare, pensate esattamente ciò che dovete pensare e ripetete a pappagallo la presunta verità utile al potere.
Vi assicuro che esiste almeno una soluzione di gran lunga migliore. Come faccio ad esserne sicuro?
Semplice, perché quella appena illustrata è la soluzione di cui abbisogna il capitale, la classica idea diffusa a Ballarò per intenderci, e dal momento che il capitale trae vantaggio dallo sfruttamento indiscriminato di esseri umani e di risorse, io già intuisco che quella di certo non può essere la soluzione ottimale, perché i capitalisti non guardano al benessere collettivo ma al loro egoistico interesse.
Non c’è bisogno di creare più lavoro, di lavoro ce n’è anche troppo, solo che è mal ripartito. C’è chi lavora 10 ore al giorno sabato incluso e chi è disoccupato.
Non bisogna rilanciare ulteriormente i consumi, perché è evidente che stiamo già iper-consumando. L’ecosistema non ne può più del nostro stile di vita e inizia amorevolmente ad inviarci dei segnali che dovrebbero farci intuire che non è più il caso di continuare così.
Al netto di queste belle parole però, la disoccupazione resta. E allora, che fare?
Veniamo al dunque: per eliminare la disoccupazione è sufficiente ridurre l’orario di lavoro senza diminuire gli stipendi, finanziando l’operazione con una semplice manovra redistributiva.
Ora immaginate per un attimo che cosa accadrebbe se tutti tornassero ad avere un lavoro con un orario ridotto e con un livello di retribuzione invariato?
Semplice, finirebbe la crisi, le persone avrebbero più tempo per vivere la vita e i mass-media potrebbero tornare a dedicare maggior spazio a tutte le stupidaggini che desiderano, come la cronaca, il calcio mercato o il gossip, continuando a distrarre e ad anestetizzare la massa così come hanno sempre fatto.
Lo so a cosa state pensando… lo so perfettamente! Che non ci sono i soldi per una simile manovra economica, e che quindi sia impossibile mantenere la retribuzione invariata…
Vi leggo nella mente perché anche io sono quotidianamente indottrinato dal sistema, ma vivendo nella consapevolezza di questo fatto, cerco di andare oltre e mi chiedo: da dove prendiamo quei soldi?
Anche in questo caso, per quanto intendano farci credere il contrario, le risposte sono almeno due.
La prima, è che il denaro è semplicemente un segno contabile memorizzato all’interno di qualche server di una banca, che viene creato dal nulla e a costo zero. Quindi dire che non ci sono i soldi è una pura assurdità. I soldi ci sono, sono virtualmente infiniti e costano zero.
Guarda caso quando c’è da fare una guerra, o da rifinanziare il sistema bancario che è fallito, come per magia i soldi spuntano sempre fuori e chissà come mai invece, quando si tratta di migliorare le condizioni di vita degli esseri umani no!

Si potrebbe certamente pensare ad una politica monetaria volta ad integrare la diminuzione dello stipendio, ad esempio istituendo un reddito d’esistenza, ovvero una somma di denaro accreditata mensilmente, che viene concessa a tutti gli individui solo ed esclusivamente per il fatto di esistere.

La seconda, è che il PIL pro-capite in Italia è di 23.000€ all’anno circa (nonostante la crisi). Pro-capite significa per ogni individuo: neonati, bambini, adolescenti, studenti universitari, disoccupati, occupati e pensionati inclusi.
In linea teorica ogni italiano potrebbe disporre di 23.000€ all’anno a testa. Così facendo una famiglia composta da padre, madre e 2 figli avrebbe un reddito di 92.000€ all’anno! Mica male!
Ma allora i soldi ci sono!?! Certo, e anche se non ci fossero potremmo sempre crearli dal nulla a costo zero, se solo i politici, che notoriamente stanno dalla parte del popolo, non avessero ceduto la sovranità monetaria alle banche private!
Ma se tutti questi soldi sono in circolo, perché esiste la povertà? Oh è semplicissimo: perché invece di suddividere la ricchezza che siamo in grado di produrre in parti uguali, c’è chi ne accumula avidamente in eccesso dalla media.
La matematica ci dice che per ogni individuo che ha ricchezza sopra la media devono essercene altri che ne hanno al disotto, altrimenti i conti non tornerebbero!
Che ci volete fare, a forza di guardare la Tv ci siamo convinti che sia giusto che esistano delle persone ricche, perché sono meritevoli, intelligenti, bravi, furbi, belli… ma purtroppo ci siamo anche dimenticati che in una società capitalistica all’opulenza dei pochi corrisponde il malessere di molti, perlomeno fin quando non tocca a noi scendere sotto la media e trasformarci in poveri.
Allora chiediamoci: com’è allocata la ricchezza in Italia? Ce lo dice Bankitalia: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale. (Fonte: indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012 della Banca d’Italia)
E nel mondo va ancora peggio: nel 2016 l’1% della popolazione sarà più ricco del restante 99%, stando a quanto recentemente dichiarato da Oxfam.
Bene, ma se l’1% della popolazione mondiale detiene il 50% della ricchezza totale, questo significa che il restante 99% potrebbe raddoppiare la propria ricchezza se solo quell’eccesso di accumulazione venisse redistribuito. E già, avete capito bene: raddoppiare!
Ma noi per risolvere la crisi in Italia non dobbiamo mica raddoppiare la nostra ricchezza! Abbiamo bisogno di diminuire l’orario di lavoro e riportare gli stipendi al livello precedente, integrando la diminuzione con una manovra redistributiva che potrebbe essere finanziata prelevando la ricchezza da chi ne ha in eccesso. Tutto qui!
Se immaginiamo di diminuire l’orario di lavoro di 1 ora al giorno, il nostro stipendio non verrà di certo dimezzato, ma diminuirà del 12,5% . Se invece volessimo ridurlo di 2 ore al giorno, calerebbe di un 25%, nel caso di un calo di 3 ore, ci sarebbe un ammanco del 37.5%.
Qualche tempo fa, mi sono divertito a stimare, nel modo più semplice possibile, di quanto sarebbe dovuto diminuire l’orario di lavoro per eliminare la disoccupazione, ipotizzando di assumere qualche dipendente pubblico per compensare l’ammanco di lavoro dovuto alla diminuzione del loro orario. Ho anche cercato di stimare i costi totali che trovate qui.
Quello che ho scoperto è che per risolvere la disoccupazione in Italia (dato Istat ufficiale 12,6%) è sufficiente lavorare 1h al giorno in meno, e che il costo per integrare i redditi dei lavoratori (in modo da non farli diminuire) ed assumere 500 mila nuovi dipendenti pubblici (per offrire il medesimo numero di ore di servizi pubblici), è di circa 70 miliardi di euro all’anno.
70 miliardi sono veramente bazzecole per una manovra che garantirebbe la piena occupazione, inducendo effetti straordinari sull’intera economia italiana e, cosa ben più importante, sulla felicità di 60 milioni di persone.
Quel valore potrà essere certamente ricalcolato in modo molto più accurato, ma come dicono i fisici dato l’ordine di grandezza ottenuto, comprendiamo che è realmente possibile eliminare la disoccupazione diminuendo l’orario di lavoro, pur mantenendo invariati i livelli di retribuzione.
Ora spero che sia chiaro a tutti che non abbiamo bisogno di “più lavoro”; al contrario, visti gli eccessi consumistici e le innumerevoli apparecchiature soggette ad obsolescenza programmata, nell’odierna ingiusta ed inefficiente società capitalistica di lavoro ce n’è addirittura in eccesso e anche di consumo, ovviamente.
Le due cose sono correlate: più consumiamo e più dobbiamo lavorare, ma più consumiamo più inquiniamo; più lavoriamo e meno tempo abbiamo per vivere; più lavoriamo e più inquiniamo, più ci ammaliamo… e così facendo peggioriamo drasticamente le condizioni di vita dell’intera umanità.

Non abbiamo bisogno di più beni che durano sempre di meno, ma di un minor numero di oggetti che però siano di qualità elevata.

Non abbiamo neanche bisogno di più lavoro, semmai di un maggior tempo libero per vivere la vita in condizioni di libertà.

Che strano, ancora una volta tutto il contrario di quello che ci dicono i massmediologhi!
In Tv ci dicono che il lavoro nobilita l’uomo e che il lavoro è salutare, che lo scopo è di garantire un bel lavoro a tempo pieno a tutto il popolo, per gli uomini le donne e anche per i ragazzi, che ovviamente potrebbero lavorare d’estate durante le vacanze!
Una palese follia sociale, figlia di qualche mente malata di profitto, che non guarda minimamente al benessere degli esseri umani.
Se invece eliminassimo l’iper-consumo, ad esempio sostituendo tutti i beni scadenti e soggetti a obsolescenza con altri durevoli e di elevata qualità (nel medio-lungo periodo) di lavoro ce ne sarebbe di meno, pur avendo in produzione tutti i beni di cui abbiamo bisogno.
Tutto ciò si tradurrebbe in un minor lavoro ed in un minor inquinamento ambientale, quindi in maggior tempo libero per vivere la vita e in una ritrovata salute fisica. Mica male?
Se poi consideriamo il fatto che le automazioni e le IA andranno a sostituire sempre di più gli esseri umani nelle loro funzioni, comprendiamo ancor meglio che di lavoro ce ne sarà sempre di meno (per nostra fortuna)!
Sì! Per fortuna! Tutto ciò non è un problema, ve l’assicuro! Piuttosto direi che è una benedizione!
Il vero problema non è il lavoro che manca o quello che mancherà, ma è la più totale inefficacia ed incapacità del sistema economico attuale di cogliere le opportunità che si prospettano per il nostro futuro, e che potrebbero elevare gli esseri umani a una condizione di abbondanza, di benessere e di libertà inimmaginabili fino a pochi decenni fa.
Infatti se i beni ci sono, perché vengono prodotti dalle automazioni invece che dagli esseri umani, ma non c’è il lavoro, quale sarebbe il problema?
Direte, ma così restiamo senza lavoro ecco dov’è il problema. Certo, con le folli regole attuali questo è vero, ma non esiste mica solo questo tipo di economia!
Ci sono più soluzioni per far tornare tutti al lavoro, permettendo comunque a quei lavoratori di avere l’accesso ai beni ed ai servizi di cui hanno bisogno e che sono fisicamente disponibili.
Lo ripeto, il problema non è nel lavoro che diminuisce, ma nella visione socio-economica nei confronti del lavoro, che è una vetusta impostazione ottocentesca e che evidentemente non è più in grado di stare al passo con i tempi. Basta cambiarla, fine dei problemi.
Ma di questo parleremo nei prossimi post, ora abbiamo un’impellente necessita:
dobbiamo adoperarci in prima persona affinché l’orario di lavoro venga diminuito mantenendo gli stipendi invariati, attuando una doverosa manovra di redistribuzione della ricchezza già esistente.
6.04.2015

Pubblicato da Davide

  • gimo

    Dico la mia:

    Disoccupazione non significa che manca il lavoro da fare, mancano solo i soldi per pagare la gente.
    Di lavoro da fare siamo pieni e consideriamo innanzitutto, come dice l’articolo, le ore lavorate. Basterebbe abbassare un po’ le ore giornaliere e lasciare2 giorni liberi a settimana.
    Poi di lavoro assistenziale, di lavoro per i comuni ce n’è tanto. Si devono ristutturare scuole, strade, citta, ricostruire intere citta e pezzi di territorio distrutto da alluvioni e terremoti.
     Tanto tanto lavoro.
    Ma appunto non ci sono i soldi. O meglio…..chi li ha non paga.
    Le multinazionali della grande distribuzioneme della telefonia non pagano.
    La telefonia apre decine di callcenter a paghe da fame. La grande distribuzione assume al minimo sindacale,  sfrutta anche lavoratori e aziende in nero, nella mia regione i grandi marchi di supermercati elettronica etc fanno per esempio volantinaggio in nero.  McDonald paga quattro soldi e chissa dove paga le tasse..,,.
    Di conseguenza se chi ha i soldi in questo momento, non scuce….  C’è poco da fare.
    Faccio anche notare che si continua con il recuper dell’evasione da scontrino…. Ma se l’1%  ha in mano il 90% della ricchezza….. Davvero ci vuole cosi tanto a capir CHI evade?  Le grosse aziende del web per esempio pagano le tasse dove gli conviene……
    In fondo… La liberalizzazione e il liberismo dei mercati cos’è? Facciamo cio che ci pare.
    Quindi in realta è appuntonsolo utopia perche LORO vogliono esattemente il contrario. Farci lavorare tanto, a lungo e per pochi soldi, quindi tutte le facili soluzioni si scontrano con la realta del regime che ci domina
  • yago

    Marchionne guadagna come un intero stabilimento fiat. Di marpionni in giro ce ne sono moltissimi e non solo nel privato. Se venissero tassati senza elusioni varie si potrebbero assumere migliaia di operai addetti a fare gli spacchetti al caffè.

  • Penta

    Mantenendo gli stipendi invariati? Ma perché non aumentandoli? Meglio ancora raddoppiandoli?

  • Hamelin

    Molto perplesso su questo articolo alquanto fantasioso .
    Una piccola precisazione su un punto innanzitutto .

    Il Denaro per come è strutturata ora l’emissione in Europa viene emesso a debito dalla BCE , quindi non è vero che è a costo 0 .
    ( Questo è anche il motivo perchè il debito è inestinguibile con questo meccanismo ) .

    Il sistema in cui viviamo è una struttura piramidale dove chi sta sopra assorbe le ricchezze ed il potere da chi sta sotto .
    Quindi difficilmente chi sta sopra scenderà dal piedistallo per abolire questo sistema visto che comporta loro benefici immensi ( quasi divini ) .

    Il problema vero è che quelli che stanno sopra riescono ad ingannare quelli che stanno sotto facendo credere loro di essere nel migliore dei mondi possibili e che loro sono dei luminari benefattori dell’umanità .
    Quelli che stanno sotto li servono senza fiatare tramite la schiavitu’ del lavoro .

    Il lavoro è il principale mezzo di controllo assieme al denaro con cui l’1% ricco tiene in piedi il sistema .

    I Globalisti stanno riportando il lavoro agli antichi fasti di un tempo dove veniva svolto solo da schiavi.
    ( Tutte le abolizioni dei diritti  che stanno facendo e del Welfare sono propedeutici per il ritorno a questa loro età dell’oro ) .

    Con le implementazioni tecnologiche il lavoro umano è destinato per sua natura all’estinzione .
    Le macchine sono in grado di fare quello che 10,100 uomini facevano prima con minor costo e maggior precisione.
    Piu’ andremo Avanti piu’ i robot e le IA soppianteranno il ruolo umano nel lavoro .
    In una logica mercantilista globalista ( quella dell’1%) quindi le persone diventeranno sempre di piu’ un costo inutile e obsoleto ( uno spreco di risorse ) e non un profitto .
    ( Questo è un altro motivo per cui credo che abbiano un piano per fare una Grande Guerra e liquidare qualche Miliardo di persone ) .

    La logica del sistema ha indottrinato le persone a pensare erroneamente che l’unico modo per ottenere del denaro sia lavorare ( o delinquere ) .
    Questo perchè cosi’ si crea un legame di subordinazione e controllo che permette una struttura piramidale , dove chi lavora è dipendente in toto da chi emette il denaro e lo possiede .

    Per risolvere il problema quindi bisognerebbe distruggere questa logica  perversa ed autodistruttiva per il genere umano che lo incatena in condizioni di schiavitu’ ( piu’ o meno inconsapevole ) .

    La proposta fatta nell’articolo è quindi valida ma utopica poichè non tiene in considerazione la struttura del sistema .

    Se il sistema è stato creato per sfruttare , difficilmente andrà contro se stesso e smetterà di sfruttare .

    Se il sistema è stato creato affinchè l’1% assorba la ricchezza del 99% difficilmente andrà contro se stesso smettendo di drenare la ricchezza dal 99% ( anche perchè il potere decisionale per quel che ne dicano i cazzari della democrazia sta in mano all’1% ) .

  • Hamelin

    Ti dimentichi che i vari Marpionni… scrivono loro le leggi e le regole …

  • Georgejefferson

    Scoperta dell’acqua calda.

    Domanda:
    Chi comanda non da spazio.Come fai? L’egemonia culturale mainstream ti scatena addosso la guerra tra poveri avendo avuto cura di instillare nelle coscienze il credo religioso che l’uomo e’ avido ed egoista per natura, e non in larga parte per costruzione sociale. Quindi dando per scontato che le soluzioni sono il preludio per l’opportunismo nessuno si fida di nessuno e la costruzione di comunità di intenti va a farsi fottere.
    Ovviamente hanno gioco facile, dato che (e questa e’ un’altra costruzione artificiale egemonica) hanno instillato nelle coscienze il credo che il passi possibili sono solo quelli confermati dal successo di un precedente (fanatismo dell’empiria) e quindi, fermo restando la sua importanza richiamante la prudenza… avendo avuto esperienze fallimentari nel passato….vuoi per negligenza o azioni criminali di chi si e’ sostituito al potere per poi riprodurre ugualmente barbarie…vuoi per il conflitto e scontro di forze che il mondo capitalistico ha scatenato ecc..
    La fiducia per costruire ha subito un colpo epocale funzionale al potere dominante.
    Non ci si illuda che sia possibile riaccendere il conflitto di classe a breve termine.
    Concordo abbastanza comunque.
    Ps. il lavoro andrebbe anche trasformato, non solo redistribuito, e lo lascia intendere anche l’articolo, in lavoro sociale (anche, non solo) e questo necessita appunto di una comunita forte e coesa perche i frutti del lavoro sociale sono per tutti, non per un singolo soltanto (una breve lista l’ha gia citata Gimo, ma c’e’ tanto altro) e si scontra col problema di cui sopra (sfiducia nella possibile comunita di intenti)
    Quindi l’eccesso di odio verso il lavoro in se in quanto tale (non da parte dell’opinionista magari, ma da chi lo interpreta cosi) fa anch’esso il gioco del potere per distogliere l’idea del lavoro sociale come possibile, inducendo a pensarlo solo come creazione di beni materiali tangibili da scambiare.
  • Georgejefferson

    Hamelin non e’ che ti scontri troppo con l’articolo, solo poni il problema che il potere e’ forte e difficilmente scalzabile, come scritto anche da me, anche se avremmo sicuramente punti di vista diversi nonostante si possano trovare punti di accordo.

    La mia critica e’ che hai gia stabilito il futuro come un destino senza resistenze, senza pressioni popolari, senza aiuti in alto ed in basso, senza scontri tra poteri che rompono equilibri egemonici e aprono spazi.
    Non significa di sicuro illudersi di soluzioni facili e sicuramente che si attueranno miglioramenti per i popoli, specie a breve termine.
    Ma la tua posizione e’ gia decisa a priori. E’ l’obbiettivo primario da diffondere come egemonia culturale.
  • illupodeicieli

    @La telefonia apre decine di callcenter a paghe da fame. La grande distribuzione assume al minimo sindacale,  sfrutta anche lavoratori e aziende in nero, nella mia regione i grandi marchi di supermercati elettronica etc fanno per esempio volantinaggio in nero.  McDonald paga quattro soldi e chissà dove paga le tasse..,,.

    Vorrei far notare come anche i piccoli che vorrebbero assumere, magari per poter migliorare la propria azienda , assumeranno i dipendenti con i nuovi contratti capestro e come fanno la GDO e chi se lo poteva permettere (aziende multinazionali ad esempio). Quando avevo anch’io un’azienda commerciale e davo lavoro a 4 o 5 persone a libro paga, non le spremevo come limoni. Col senno di poi mi chiedo se avrò fatto bene o se dovevo fare il figlio di puttana: forse non sarei fallito.
    Adesso,e non per andare fuori tema, c’è chi fa osservare che c’è meno gettito fiscale: io sono dal 2004 che non pago tasse. Mi hanno fatto fallire, mi hanno impedito di lavorare, e vivo perché qualcuno mi dà, una tantum, dei soldi. Avrei voluto riprendere a lavorare, ma peggio per loro. Il curatore mi ha portato via l’auto, in banca non mi danno un centesimo (fallimento chiuso dal 2011), i fondi antiusura o per non cadere nell’usura non scuciono un centesimo nemmeno loro, i vari preti o politici non mettono nessuno in condizione di camminare con le proprie gambe. Quindi? Non so nemmeno io cosa fare. So soltanto che non fare un tubo è snervante e ti svuota di idee e ti toglie l’entusiasmo (se mai ci sono state le une e l’altro).
  • sfruc

    Hamelin, è vero che il problema è l’attuale "struttura del sistema", pensato e perpetrato per incatenare il genere umano "a condizioni di schiavitù" – tramite il falso indottrinamento lavoro-consumo compulsivo – e ad esclusivo beneficio delle élite che detengono le leve del potere economico (e perciò politico) ma anche, guarda caso, mediatico.

    Perciò si tratta di scardinare il sistema alla radice. 
    E come? Lo hai detto tu:
    "Il Denaro per come è strutturata ora l’emissione in Europa viene emesso a debito dalla BCE , quindi non è vero che è a costo 0".
    Lo strumento principe dello schiavismo è proprio il sistema della moneta-debito
    E’ da questa che occorre liberarsi. Fuori della trappola usuraria della moneta-debito – matematicamente non ripagabile e progettata per l’esclusivo saccheggio in favore delle élite – diventa improvvisamente vero ciò che scrive l’articolista:
    "il denaro è semplicemente un segno contabile memorizzato all’interno di qualche server di una banca, che viene creato dal nulla e a costo zero. Quindi dire che non ci sono i soldi è una pura assurdità. I soldi ci sono, sono virtualmente infiniti e costano zero".
    Ma attenzione, liberarsi della moneta-debito non significa SOLO ripudiare l’Euro giacché il problema non sarebbe affatto risolto se si tornasse, per esempio, alla lira nelle condizioni post-golpe Ciampi-Andreatta del 1981 – il c.d. divorzio Tesoro-Bankitalia, realizzato NON con una discussione pubblica e (almeno) un pronunciamento parlamentare bensì con una semplice "letterina" di Andreatta a Ciampi. E’ scandaloso ma è storia, non fantasia "complottista".
    Occorre un’emissione monetaria pubblica e un sistema bancario pubblico, soggetti al controllo democratico (e qui si pone il problema di informare correttamente il popolo, ossia il controllo dei media). Le condizioni per realizzare questa radicale rivoluzione del sistema monetario le ho esaminate in altri post concernenti l’argomento. Sono il cardine del gioco.

    Infine: dalle sacrosante considerazioni dell’articolista sul "tramonto del lavoro" si arguisce quanto paleolitiche siano le posizioni laburiste e sindacali, tutte interne alla "struttura del sistema" e tutte funzionali al suo mantenimento.
    Il sindacato è arcaico – quando non colluso col potere – non perché si ostina a non capire che nel mitico "mondo moderno globalizzato" occorre flessibilità e non tutela (versione Renzi-Monti etc.) ma perché non capisce, o non vuol capire, che la battaglia sul lavoro, inteso sempre come categoria ottocentesca, è di retroguardia. 
    La battaglia vera è sulla distribuzione delle risorse – non del lavoro – tra i cittadini. E per far questo, occorre riappropriarsi delle risorse, prima di tutto quella monetaria.
    Tradotto in altri termini: occorre scardinare in radice l’attuale "struttura del sistema".

  • SanPap

    da ‘7 fallacie economiche’ di Lawrence W. Reed

    1. La fallacia dei termini collettivi.
    Esempi di termini collettivi sono “società,” “comunità,” “nazione,” “classe,” e “noi.” La cosa importante da ricordare è che sono delle astrazioni, prodotti dell’immaginazione, non entità che vivono, respirano, pensano ed agiscono.
    La fallacia in questione presume che una collettività sia, infatti, un’entità che vive, respira, pensa ed agisce.

    Il buon economista riconosce che l’unica entità che vive, respira, pensa ed agisce è l’individuo. La fonte di ogni azione umana è l’individuo. Altri possono acconsentire all’azione di qualcuno o persino parteciparvi, ma tutto ciò che accada come conseguenza può essere fatto risalire ad individui particolari e identificabili.

    Considerate questo: potrebbe mai esserci un’astrazione chiamata la “società” se tutti gli individui scomparissero? Ovviamente no. Un termine collettivo, in altre parole, non ha in realtà un’esistenza indipendente dalle persone specifiche che ne fanno parte.

    È assolutamente essenziale per determinare origini e responsabilità e perfino causa e effetto che gli economisti evitino la fallacia dei termini collettivi. Chi non lo farà si impantanerà in orrende generalizzazioni. Assegnerà credito o colpa ad entità inesistenti. Ignorerà azioni molto reali (azioni individuali) che si verificano nel dinamico mondo intorno a lui. Potrà persino parlare “dell’economia” quasi che fosse un grand’uomo che gioca a tennis e mangia fiocchi d’avena per la prima colazione.

    lo stato è un nome collettivo che si concretizza attraverso i Berlusconi, i Napolitano, i Renzi ecc. e diventa il peggior nemico di tutti noi
    ( http://scenarieconomici.it/esclusivo-studio-boom-dei-suicidi-per-crisi-economica-di-nicola-ferrigni/ [scenarieconomici.it])

    occorre lavorare sulle persone (in questo momento in televisione stanno pubblicizzando un materasso intessuto con i fili d’argento … proprio come i materassi di foglie secche che avevamo in campagna non più tardi di 50 anni fa; ma vuoi mettere dormire su i fili d’argento piuttosto che sulle foglie
    di canapa ? ), tutte le persone altrimenti non ne usciamo. Ci hanno drogato di cazzate (e non solo), la disintossicazione è urgente.

  • Jor-el

    Il sistema non è immutabile, anzi, per sua natura è in costante travolgente rivoluzione, con l’obiettivo, però di mantenere, anzi, "ottimizzare" la famosa piramide. Che nei prossimi anni dovrà essere trovato un modo per separare lavoro e reddito è ovvio, perché senza reddito non si consuma e senza i consumi si fanno pochi affari. il problema, per chi sta al vertice della piramide, è farlo assicurandosi che chi sta sotto continui a stare sotto e che i profitti salgano. La soluzione che stanno escogitando penso che comporterà un mix fra sussidi differenziati, pseudo-lavoretti ultraprecari e credito al consumo. Questo costituirà in un ulteriore passo avanti nel trasformazione in atto del reddito (trasformare il salario/stipendio in debito) e l’occasione di creare ulteriore frammentazione nella stratificazione sociale che sta già prendendo il posto della classe media. Uno schifo totale, in sintesi. Il punto, quindi, è che la richiesta di "sussidi di esistenza" e "redditi di cittadinanza" può essere perfettamente compatibile con il mondo che le élite stanno progettando e anziché creare più spazi di liberazione e aumentrare la ricchezza sociale (in tutti i sensi, non solo finanziaria) porterà a un peggioramento della qualità della vita media. Pensiamo, per esempio, a un sistema di sussidi condizionato alla residenza, all’accettazione di un lavoro di merda imposto, alla disponibilità ad essere spostato da un’altra parte del paese o, addirittura, del pianeta. 

    Il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli. La rivendicazione di un reddito di cittadinanza può avere un valore genuinamente eversivo, a patto che sia sostenuta da una critica radicale del sistema, a una serie di altre rivendicazioni atte a scardinarlo. Un programma politico che unisca anziché dividere.  Se si comincia a mediare sulla cifra, sulle condizioni di erogazione, sul merito, se si accettano meccanismi di divisione sociale, in cui  i soggetti vengono posti in competizione gli uni con gli altri ecc… è la fine. La fregatura è già pronta, e grossa.
  • Hamelin

    Cerco per quanto piu’ possibile di guardare in modo oggetivo attorno a me .
    Le mie considerazioni non vogliono essere una resa ineluttabile al meccanismo di potere consolidato che ci sta portando nel baratro , ma un prendere atto dei fatti .

    Il sistema ha già ampiamente sviluppato anticorpi potenti nel sistema Mass-Mediatico per sopire la coscienza critica dei pensanti .

  • furibondius

    In una parola, comunismo…….

  • mincuo

    Almeno uno che mostra di avere una testa sua…..e non solo slogan appiccicati, zero conoscenza di economia e la personalità e intelligenza di un bambino di 8 anni, scarso, come l’articolista.
    Rara avis.

  • Gtx1965

    un bel scritto… utopico come ben sa l’autore… ma bello e nel suo funzionamento razionale… ma qui siamo all’inferno con diavoloni ingiaccaecravatta a vigilare che tutto continui così com’è da svariati millenni oramai… insomma ritenta sarai più fortunato…

  • vic

    Vedo che c’e’ chi comincia ad inquadrare le cose osservando come va il mondo oggi e non nell’800.

    Dunque, approssimando alla grande: chi lavora oggi sono le macchine.
    E chi viene sfruttato alla grande sono i neoschiavi. Son li’ in quanto costano meno di una macchina (per intanto).
    Essendo assodato che la ricchezza tende a concentrarsi a gran velocita’ nelle mani di pochi, il problema e’ proprio questo.
    Che pero’ va ulteriormente  messo a fuoco: le multinazionali giocano un ruolo importantissimo in questo accumulo della cosiddetta ricchezza, ma anche di risorse, di macchine per esempio.
    Uno potrebbe insinuare il dubbio affermando che le varie casse pensioni sono di fatto grandi azionisti di tante aziende e percio’ in questo modo la ricchezza viene ridistribuita. Non sono eeconomista per cui non ho sottomano i dati. Pero’ la storia recente ci insegna che semmai le casse pensioni sono state abusate per rimediare a certi disastri finanziari o dello stato o del settore finanziario vero e proprio. Quindi il problema di come ridistribuire le risorse rimane.
    Poiche’ i marxisti continuano a rifarsi a categorie dell’Ottovento, io gli faccio il verso facendo la stessa cosa, cioe’ osservando come si organizzava la societa’ di quel tempo, qui da noi, dove re ed imperatori non sono mai stati gran ben visti.
    Era una societa’ di sussistenza, tirare avanti era piuttosto faticoso. Come facevano per non morir di fame allora? Lavoravano la terra ed allevavano animali.
    Provate a lavorare la terra in montagna, tenendo conto che c’e’ pure la stagione invernale e poi mi dite se son tutte rose. Taciamo dei sassi e dei dirupi. Per farla breve pero’ sopravvivevano. Come? Grazie ai beni comuni, costituiti essenzialmente dai beni patriziali: boschi ed alpeggi usufruibili da chi era radicato sul territorio da tempo.
    Ma che soluzione e’ mai? Oggi chi vive di agricoltura, di montagna per di piu’, e’ una mezza mosca bianca. Non funziona l’idea.
    E invece sono convinto che funziona il substrato filosofico.
    1) inventarsi un modo di vivere che dipende in primo luogo dall’economia locale. Si sta un po’ riscoprendo in campo energetico questa idea con lo slogan delle energie rinnovabili. Usando la legna, che facevano i nostri avi se non usare ante-litteram un’energia rinnovabile. Senza tante storie. Niente petrolio, tiravano avanti a legna. Non avevano bisogno ne’ di gas russo ne’ di petrolio arabo. Ma non avevano leggi che li obbligavano ad avere l’assicurazione antincendio che a sua volta ti obbliga a far spazzare il camino da uno spazzacamino certificato il quale rilascia il suddetto certificato all’assicurazione che cosi’ rilascia a te l’ok che ti assicura la casa contro l’incendio per il prossimo anno. Se il camino te lo pulisci da solo non vale. In senso lato oggi qualunque cosa fai da solo non vale, cercano di non lasciartela fare con mille trucchi e mille giustificazioni, allucinanti per uno dell’800.
    Nell’Ottocento ognuno se lo puliva da solo il camino. Operazione che oggi costa un occhio, come la legna del resto. E risparmiavano energia vivendo relativamente al freddo d’inverno. Mica scaldavano tutta la casa a manetta come facciamo oggi. Cosa che e’ poco salutare del resto. Gia’ in questo senso c’e’ da imparare dall’800, senza scomodare Marx.
    2) Attualizziamo la filosofia della gente comune dell’800 ad oggi. Se noi siam qui e’ perche’ loro sono sopravvissuti, dunque la loro strategia di sopravvivenza ha funzionato. Occhei attualizziamo. Quali sono le risorse da mettere in comune? O bella, le macchine che producono questo e quello. Anche quelle che producono soldi, le cosiddette banche nazionali veramente del governo e non della solita cricca.
    Pensandoci un po’ su uno si dice, cavolo e’ vero, gli impianti idroelettrici sono enormi macchine che producono imperterriti energia dall’acqua piovana. Piu’ piove e piu’ quelli producono. Va bene anche se nevica, e’ produzione messa in riserva, una specie di future sull’energia, come direbbe il colto di aggeggi finanziari, chiedo venia, strumenti finanziari. La tromba e’ uno strumento, giusto.
    C’e’ gia’ una certa consapevolezza in quesa faccenda del ridistribuire la risorsaimpianto idroelettrico a tutti. Qui in Ticino e’ uno dei rari argomenti che accomuna tutti i partiti: la riscossione delle acque. Gli impianti idroelettrici devono diventare proprieta’ dello stato, precisamente del parastato, l’azienda elettrica.
    Anche sull’acqua potabile il discorso e’ limpido: la gestiscono i comuni o i consorzi comunali. Foe di ball i privaa.
    Ma questo e’ solo un preambolo su quai risorse sia bene ridistribuire. Si dovrebbe escogitare un modo per allargare il ragionamento. Ho gia’ portato in un altro post l’esempio dei telefonini. Faccio una tremenda fatica a scrivere quel sostantivo fuorviante: sono radioline digitali con incorporati microcomputer potentissimi, che Neil Armstrong nemmeno si sognava quando parti’ verso la luna con altri due soci. L’aggettivo cellulare e’ piu’ azzeccato, ben descrive come l’aggeggio imprigioni il suo possessore.
    Ragioniamo come un patrizio che tirava avanti grazie al fatto che poteva raccoglier legna nel bosco e far pascolare qualche animale sull’alpe. Se i computer sono ovunque, possono essere considerati un bene comune. Invece di comune c’e’ solo il fatto che tutti l’hanno comprato, non che la fabbrica dei computer sia di tutti. Il bosco, che e’ poi la fabbrica della legna, e’ di tutti, secondo il ragionamento patriziale, considerato obsoleto, ma che fece sopravvivere in tempi grami una societa’ ridotta alla sussistenza.
    Quindi adeguando il ragionamento ai giorni nostri, in cui quelli ridotti alla sussistenza non mancano, anche la fabbrica di processori dev’essere di tutti. Non e’ un’idea tanto bislacca, nevvero. Questi primitivi di montanari cosi’ scemi non erano.
    Insomma cio’ che era il bosco ed era l’alpe nei tempi andati lo sono le macchine nei tempi moderni. Una centrale elettrica e’ una macchina colossale. Una fabbrica d’auto o di macchine fotografiche e’ pure una grande macchina. Siccome fanno beni che tutti utilizzano, sono risorse di tutti. E invece no, appartengono a pochi, fermo il minuscolo inciso delle casse pensioni che non sono in grado di quantificare.
    Un’altra lezione che ci da’ il considerato semiobsoleto istituto pratiziale (che defunto del tutto non e’) e’ quello dell’importanza di due cose: le radici locali e le soluzioni locali.
    Sara’ antieconomico secondo gli standard della globalizzazione, pero’ e’ arricchente per la comunita’ sapere di essere in grado di sopravvivere per conto proprio poiche’ il know how di come si faccia questo e quello sta in loco, non in Cina o in Indonesia. Dietro al bosco ed all’alpeggio sta il concetto di rinnovabile e di vicino. Concetto piu’ attuale che mai. Pero’ dov’e’ che si vede un’auto rinnvabile, un computer personale rinnovabile? Nemmeno i vestiti sono piu’ rinnovabili, oserei dire manco i maglioni e le calze. Allora siamo progrediti rispetto all’800 o cosa?
    Ai signori economisti suggerisco di capire perche’ e’ importante che ogni famiglia sappia rammendare da se’ calze, calzini e maglioni. Saper riparare questo e quello pure non guasta, anche se non fa girar denaro fa girare la manualita’ e l’intelligenza artigianale.
    Oh gia’, il denaro. Alcuni sostengono che sia solo un mezzo, altri mettono la mano sul fuoco che sia una risorsa. Il Canton Ticino e’ ben contento che la BNS, la Banca Nazionale, gli passi soprabanco, cioe’ alla luce del sole un bel gruzzolo che aiuta sempre nei conti statali. E" un esempio di risorsa di una macchina finanziaria che si audistribuisce. Pero’ c’e’ chi va assai oltre. L’uso di monete locali sembra andare piuttosto bene. I posti in giro per i
    l mondo dove le stanno mettendo in pratica sono piuttosto contenti dell’esperienza.
    La moneta locale e’ dunque una forma di risdistribuzione del reddito da lavoro in loco. Occhei e’ un mezzo e non una risorsa. Pero’ contribuisce ad oliare certi meccanismi, anche psicologici.  Sapere che la moneta locale non viene da Bruxelles aiuta.
    Summa summarum, tendo a mettermi dalla parte di quelli che indicano piu’ importante la redistribuzione delle risorse, che io chiamo beni, piuttosto che da quelli sfegatati per il reddito di cittadinanza. La parola reddito mi da’ il prurito, ,i ricorda troppo certi ambienti finanziari, che promettono mari e monti oggi per poi fregarti alla grande domani. Se proprio vogliono darmi un reddito che mi regalino un castagneto. Ci penso da solo a raccogliere le castagne. Accidenti, mi fan segno che c’e’ in giro l’ape cinese che e’ un disastro per le castagne. Allora datemi un castagneto d’India. C’ho in mente un business farmaceutico, settore che rende. dicono. Non va? Allora facciamo una coltivazione di gelsi, cosi produco seta per il settore della moda. La filanda sara’ tutta robotizzata e i bachi sono schiavetti silenziosi ingordi ma che si accontentano di foglie selezionate. Foglie tritate che assomigliano vagamente alla carta straccia dei prodotti finanziari. Pero’ il baco fa la seta. I prodotti dei guru finanziari fanno la sete di quest’ultimi.
    Non sono mai sazi.
    Mi piace quest’idea delle risorse distribuite a tutti.
    Chissa’ se piacera’ a tutti. Il nuovo patron della Aplle mi regalera’ un pezzo di Apple? La risorsa, non il telefonino! Dicono che sia molto magnanimo.
  • Ercole

    Questa è la prova della validità della scienza del Marxismo è il passo obbligatorio del

     superamento del capitalismo.
    P.S. OTTIMA RIFLESSIONE.
  • Rasna

    Secondo me l’articolo è valido solo se lo si prende come mezzo e non come scopo.

    Il problema del lavoro è il concetto di lavoro stesso. Lo so, vedete il mio pensiero come utopia ma dato che quelli che frequentano questo sito inseguono sogni, la mia utopia dovrebbe incontrare qualche condivisione.
    Il lavoro, inteso come prestazione necessaria per ottenere il denaro, ha sempre rappresentato il mezzo migliore per rendere l’uomo schiavo.
    Schiavo del padrone, schiavo del denaro, schiavo, in tempi moderni, del consumo.
    Ma questa schiavitù è davvero necessaria? Potrebbe il mondo andare avanti senza lavoro?
    E soprattutto, ha senso per l’uomo una vita spesa a lavorare per procurarsi i mezzi per vivere (o per consumare)?
    Le religioni hanno già risposto a questo:
    – per il buddismo il desiderio origina la sofferenza
    – per il cristianesimo il desiderio di ricchezza conduce all’inferno
    Ma anche senza scomodare fede e dogmi, hanno davvero torto queste filosofie?
    Noi lavoriamo (intendo il lavoro routinario eseguito per il denaro) perchè siamo obbligati, non perchè scegliamo di farlo. I bambini crescono sapendo che per vivere dovranno lavorare e non capiscono il perchè… e hanno ragione.
    Proviamo a tornare alla base di noi stessi, a capire cosa ci serve e cosa ci piace, ma solo ciò che è vero. Ovviamente non parlo del calcio o del cellulare ma parlo del crescere moralmente, culturalmente e spiritualmente, dello stare insieme, del godere di ciò che già abbiamo senza dover fare proprio niente (la natura, la bellezza, la vita).
    In quest’ottica è chiaro che il denaro è inutile, è chiaro che il lavoro è solo una perdita di tempo.
    Mi direte: ma chi produce da mangiare se tutti gioiscono del mondo?
    Beh, esiste il lavoro sociale in attesa che la famosa automazione risolva anche questo problema. Parlo di un lavoro non pagato ovviamente, ma fatto per il bene comune, sapendo che il nostro operato arricchirà la comunità e le consentirà di godere della vita.
    Si dovrebbe calcolare quanto tempo ognuno debba dedicare al lavoro, magari due giorni a settimana oggi… ma probabilmente domani potrebbe diventare mezza giornata a testa… tutto sta a limitare il desiderio a ciò che serve, che poi è non è un vero limite, se ci pensiamo bene, e impegnarsi affinché parole come solidarietà, collaborazione, integrazione assumano il vero valore che spetta loro e diventino la base fondante della società e non parole strumentalizzate come lo sono adesso.
    Poi, sul come la vedo io per realizzare il tutto è noto, l’ho scritto altre volte e non voglio ripeterlo qui.
    Certamente queste parole sono insufficienti per delineare un quadro completo ma non voglio scrivere un trattato che non serve a niente ora. 
    Vorrei solo ricordare che la nostra vita finirà prima o poi. Se consideriamo la vita da questo punto di vista, o speriamo nel paradiso con le 72 vergini (o esperte pornodive se lo preferite) oppure smettiamo di farci incatenare dalla logica del lavoro necessario, dei ricchi e dei poveri, del capitale e del sociale. 
    La vita è adesso è possiamo scegliere se subirla o provare a realizzare il sogno della vita dedicata all’uomo, al suo benessere e felicità.
  • amaryllide

    "Considerate questo: potrebbe mai esserci un’astrazione chiamata la
    “società” se tutti gli individui scomparissero? Ovviamente no."

    che putt…ta atomica! Con questa "logica" QUALSIASI COSA è un’astrazione. Potrebbe esserci un’astrazione chiamata "uomo" se tutti gli atomi scomparissero? Ovviamente no. QUindi non esiste l’uomo, ma solo gli atomi. Anzi, a loro volta gli atomi sono fatti di componenti minori, quindi nemmeno loro esisterebbero senza di essi, e quindi in realtà non esiste l’atomo, ma solo neutroni, protoni ed elettroni.

    I liberisti sono dei poveri alienati

  • Georgejefferson

    E’ vero Hamelin. Mettiamola cosi:

    Prendere atto dei fatti e’ riconoscere che l’ideale del potere dominante e’ in buona fase di suo compimento. Concordi?
    Bene, io aggiungo, tra quelle idee c’e’ anche quella di instillare nell’immaginario collettivo un senso simil religioso di destino ineluttabile che trascende passato presente e futuro.
    Ma la riuscita e compimento di questa colonizzazione dell’immaginario e’ il presupposto senza del quale il compimento dei loro ideali verrebbe meno. E’ il presupposto principe.
    Quindi almeno riguardo al futuro, e’ più importante e realistico in relazione agli ideali dei popoli atteggiarsi in termini di alte probabilità ed incitamento alla prudenza che non in termini di futuro gia scritto, specie per il lungo termine di cui conosciamo poco o nulla.
  • Georgejefferson

    Ne hai cosi tanti di slogan per la testa Mincuo, che nella foga di elogiare Jor el manco hai notato una contraddizione palese (a debito non e’ un sussidio, e’ un cane che si morde la coda). Almeno con Jor el si puo discutere.

  • yago

    Purtroppo Hamelin, ma ciò che sconcerta è il fatto che di fronte a tale palese e delinquenziale sperequazione la gente si è assuefatta ed ancora ascoltano in tv i politici che li prendono in giro. Del resto il 90% dei politici , Grillini a parte, sono li per salvaguardare un sistema dove molti sono alla fame e per pochi invece è una manna.

  • cipperimerlo

    Pensiamo, per esempio, a un sistema di sussidi condizionato alla residenza, all’accettazione di un lavoro di merda imposto, alla disponibilità ad essere spostato da un’altra parte del paese o, addirittura, del pianeta.


    Cioè, pensiamo alla riforma Hartz!
  • fabKL

    Concordo quasi su tutto e per questo motivo vorrei allargare l’argomento introducendo un altro concetto che falsa la percezione della realta’: la CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO.

    La creazione di posti di lavoro e’ una bella frase da dare in pasto agli elettori che la accolgono positivamente. IN realta’ non e’ cosi per un semplice motivo: E’ IMPOSSIBILE CREARE POSTI DI LAVORO, senon in senso strettissimo della frase.
    Perche’ e’ impossibile? perche’ la somma degli occupati e’ sempre uguale. Il mercato – anche quello del lavoro – e’ saturo e qualsiasi nuova impresa o politica andra’ a discapito degli esistenti. Ad esempio, creando nuove aziende nel settore energie alternative si creeranno nuovi posti di lavoro ma questi posti di lavoro andranno a danno di tutti coloro che lavoravano nelle centrali tradizionali, e nella loro manutenzione nel trasporto e raffinazione del petrolio e di tutto l’indotto. Se si apre un nuovo centro commerciale ci saranno centinaia di piccoli esercenti che chiudono e anche le ditte di distribuzione ecc ecc.
    Se aumentano i giornali su internet ci saranno licenziamenti nel settore stampa ecc. ecc.

    LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO E’ UNA BUFALA.

    In concreto succede che i nuovi posti di lavoro vengono occupati da extracomunitari mentre la chiusura di fabbriche e negozi mettono in mezzo alla strada esperti lavoratori che a 40 anni difficilmente troveranno impiego.

    BASTA CON LA CREAZIONE DI POSTI DI LAVORO