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L’ASSE PACE-VIOLENZA

DI DMITRY ORLOV

Club Orlov

Il grafico dei pensatori di Albert ha suscitato alcune forti reazioni.

L’asse verticale “Ecotopia”/ “Collapse” (“Ecotopia”/ “Collasso”) appare alquanto controverso: sembra che alcune persone siano più ottimiste, alcune meno, ma questa è una scelta personale che gli altri possono accettare facilmente. L’asse orizzontale invece, soprattutto nella sua versione iniziale, dove andava da “peaceful transformation” (“trasformazione pacifica”) a sinistra verso “violent revolution” (“rivoluzione violenta”) a destra, non è andato a genio a molte persone. La nuova versione, che va da “transformation” (“trasformazione”) a “resistance” (“resistenza”) può essere più ‘politically correct’, ma sento che si è perso qualcosa nel respingere il concetto di violenza, il quale penso che sia onnipresente e inevitabile.

Il nuovo asse dovrebbe forse iniziare con “appeasement” (“pacificazione”) piuttosto che con “transformation”(“trasformazione”)?

Non è ragionevole rimanere scrupolosamente pacifici e cooperare in una situazione dove gli atti di una violenza inaudita sono portati avanti in tuo nome e che si accetti tacitamente questa violenza? Quando i cittadini americani pagano le tasse, o esprimono il loro voto al Presidente, essi, intenzionalmente o meno, danno la loro approvazione ad un sistema di prigionia di massa che ha superato sia Hitler che Stalin, diventando complici nell’omicidio di massa di civili stranieri, conosciuto anche come “danno collaterale”, dove si contano in centinaia di migliaia, e sottoscrivono un sistema di sorveglianza globale che ha portato alla vergogna la Stasi della Germania Est e il KGB dell’URSS. Con questo standard, un americano rispettoso della legge, grande lavoratore che paga le tasse, è automaticamente uno dei peggiori criminali che la razza umana abbia mai conosciuto. Come si fa a definirlo non violento?

Rivolgiamo la nostra attenzione alla parte in basso a destra del grafico, dove l’etichetta è cambiata da “Violent revolution” (“Rivoluzione Violenta”) a “resistance” (“resistenza”), le cose non sono meno confuse. Un buon esempio di “resistance” (“resistenza”) è la recente azione di Greenpeace per fermare le perforazioni di petrolio e gas della Russia nell’Artico. Gli attivisti sono stati arrestati, accusati di “teppismo”, imprigionati, poi amnistiati e rilasciati. I Russi sono stati in grado di neutralizzare il loro impegno e scoraggiare il ripetersi dell’azione. Per quanto riguarda il loro programma di trivellazione, nessun danno è stato fatto. Un altro buon esempio è la “resistenza” contro l’oleodotto XL, dove varie celebrità hanno bruciato una gran quantità di carburante di jet e benzina per recarsi a Washington e farsi arrestare. A differenza di molti russi, molti americani non vedono l’ironia di bruciare combustibili fossili per protestare contro il bruciare combustibili fossili. E’ piuttosto tardi per il movimento ambientalista e sembra che abbia trasferito all’industria dei combustibili fossili “utili idioti”. La resistenza è un’altra forma di pacificazione?

Se lo è, allora l’asse orizzontale va da sinistra “passive appeasement” (“pacificazione passiva”) verso destra “active appeasement” (“pacificazione attiva”), ed entrambi, e tutti i punti tra di loro, vengono intaccati attraverso violenza contro le persone e la natura. La differenza tra di loro sembra essere una questione di postura: alcune persone preferiscono agire in maniera tale da essere invitati a conferenze internazionali dove non riescono ad ottenere niente; altre persone preferiscono assumere studenti del college che stiano nei marciapiedi a chiedere l’elemosina ai passanti, in modo da farsi notare dai piani alti e farsi prendere, etichettare come “teppisti” e poi farsi rilasciare.

E’ una questione di stile: alcune persone preferiscono vestirsi con classe, altre invece in maniera sportiva.

Se resistenza = pacificazione, allora cos’è rimasto? Qual è il comportamento effettivo che fa veramente differenza? Non è la resistenza, è la sfida. Ora ci sono due tipi di sfida: quella aperta, segreta e clandestina, e quella plausibilmente confutabile. La sfida aperta è il settore degli stupidi e pazzi: rifiuto di pagare le tasse, poi si viene multati e arrestati. La sfida segreta è la chiave del successo: non dovere eventuali imposte e ci si ritrova a vivere meglio di sempre. E’ anche la chiave per ottenere miglioramenti tangibili al proprio piccolo pezzo di mondo. Ora non avrebbe alcun senso chiedere alle persone di mettersi nell’asse dell’ “obedience”/ “defiance” (“obbedienza”/“sfida”), già questo costituirebbe un’aperta sfida, il che è stupido. Inoltre, la sfida segreta comincia sfidando la classificazione.

La classificazione, come si vede, è una forma di violenza – un sottotipo di “violenza oggettiva”. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek definiva i termini “violenza soggettiva” e “violenza oggettiva” più o meno come segue: la violenza soggettiva avviene quando stai camminando giù per la strada e qualcuno ti lancia in testa un masso e poi ti rapina; la violenza oggettiva capita quando vieni portato al pronto soccorso in ospedale, medicato e poi ricevi il conto di decine di migliaia di dollari, inclusi 300 dollari per un bendaggio che ne vale 3, e in più un’esorbitante costo per un dottore che tu non hai neanche visto. Ora, tu potresti dire che il ladro ti ha “classificato” come facile bersaglio – qualcuno che potrebbe essere derubato – ma è generalizzare, perché la vittima del ladro non costituisce una classe riconoscibile. D’altra parte, quando arrivi al pronto soccorso, vieni immediatamente classificato come paziente, ti viene dato un codice di pericolo, vieni curato e dopo essere stato dimesso, perseguito nel campo pubblico delle agenzie di collocamento e dei tribunali fallimentari. Scientificamente parlando, il tuo vittimismo in una rapina è una questione di identificazione prospettica – “quel tipo laggiù,” mentre il tuo vittimismo nel luogo comune dell’estorsione medica è identificazione pubblica – basata sul tuo nome completo, numero di previdenza sociale, data di nascita e, se decidi di fuggire, le tue impronte digitali e i dati biometrici sono su file.

Classificare le persone è quasi sempre un atto di violenza oggettiva. Proviamo un esercizio. Probabilmente fantastichi su te stesso come membro della classe media. Molte persone preferiscono considerarsi come classe-media, perché le aspirazioni ad una classe superiore sembrano arroganti e presuntuose mentre aspirazioni di classe più bassa non esistono. D’altra parte si dice spesso che la classe media sta rapidamente scomparendo. I genitori forse possono ancora fantasticare ritenendosi parte della classe media, ma i loro figli adulti disoccupati hanno poche speranze di mantenere le apparenze. Ora, seguiamo questa tendenza verso l’ovvia conclusione. La classe media non esiste più; cosa sei ora? Introduciamo alcune categorie: abbiamo gli aristocratici (sporchi ricchi bastardi), i proletari (che lavorano al servizio degli aristocratici) e i barboni (che non hanno uno straccio di lavoro). In quale sei tu? Ti senti un po’ offeso per essere stato classificato in questa maniera? Beh, dovresti esserlo. Classificare le persone è una cosa sbagliata da fare.

Ma questo genere di cose va avanti da sempre, e gli anglofoni sembrano particolarmente suscettibili in questo. L’inglese, con i suoi articoli determinativi ed indeterminativi, i quali, a differenza di altre lingue, trasmettono semantica piuttosto che distinzioni grammaticali, rendono un requisito grammaticale classificare le cose. In cinese o in russo, puoi dire l’equivalente di “president of bank” (“presidente di banca”); in tedesco puoi dire “Bank-Präsident”; mentre in inglese si potrebbe dire “a president of the bank” (“un presidente della banca”) oppure “the president of a bank” (“il presidente di una banca”), in ogni caso individuando uno o più membri di una o più classi. Si crede comunemente che lingue differenti non fissino limiti ai pensieri reali di chi parla, ma possono certamente porre limiti su quello che chi parla può rifiutare di rendere pubblico; un anglofono non può rifiutarsi di esprimere i propri pensieri circa l’appartenenza di classe degli argomenti che desidera discutere. Credo che questo possa contribuire a spiegare il livello spaventoso di violenza oggettiva e l’orribile livello di stratificazione sociale e di disuguaglianza che si può osservare in molte società di lingua inglese.

E sono abbastanza contento che il grafico di Albert abbia prodotto un fastidio così grande; forse c’è un po’ di speranza per noi vittime inglesi dopo tutto… sicuramente ho risentito della classificazione “Orlov è un collassitario (un teorico del collasso, nota CdC)” con la quale qualche stolto scrittore per Mother Jones una volta tentò di identificarmi.

Sfido gli sforzi di classificarmi. Suppongo questo mi metta da qualche parte sullo spettro della sfida, ma non posso dirti quanto in alto o sarei apertamente provocatorio, in altre parole, sarei uno stupido. Forse puoi fare persino meglio. Questo è uno di quei parametri grazie ai quali qualcuno potrebbe essere chiamato spregiudicato. Quanto sei provocatorio tu?

Dmitry Orlov

Fonte: http://cluborlov.blogspot.it

Link: http://cluborlov.blogspot.it/2014/01/the-peace-violence-axis.html

21.01.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Alessia Ghel

Pubblicato da Truman

  • A-Zero

    Wow! Che sorpesa si CDC! Fra un rimando di giornale di regime e una sfilza di post pro questo o quel polo imperiale, qui un articolo che pone delle questioni direttamente all’individuo … all’unico … fuor d’ovile e di parrocchia … s’è fatto buio … accendo una lanterna …

  • Fischio

    L’origine delle classi sociali approda nella relazione ‘sfruttatori e sfruttati’. Nello spazio tra i due corpi in antitesi si formano più livelli di raggruppamento sociale e va da se che l’individuo che agisce in uno dei gruppi indotti ma comunque facente parte di una stessa comunità generalizzata e vincolata da fattori economici, politici e culturali, si trovi costantemente in conflitto, tradotto: essere o avere, adeguarsi o ribellarsi. Pacificazione, trasformazione, resistenza, hanno perso il loro contenuto diventando semplicemente espressione letteraria o ritornelli tanto belli. E la spiegazione sta a monte allorchè Marx sosteneva che i mezzi di produzione, la forza lavoro, la produzione, la circolazione delle merci, determinano i rapporti di società e perciò le classi sociali. Vogliamo un mondo più giusto? Rivoluzioniamo! E poi basta con questo racconto bugiardo e antistorico dello Stalin rivoluzionario e del fallimento del Comunismo. Stalin è stato un controrivoluzionario: statalista e olicarchico. La Rivoluzione sovietica finisce con la morte di Lenin…