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LA VITTORIA DI JEREMY CORBYN

DI GILAD ATZMON
gilad.co.uk

La Vittoria di ieri di Jeremy Corbyn è un chiaro messaggio al mondo politico britannico. Voi politici è meglio che iniziate ad ascoltare la gente, altrimenti ve ne dovrete andare.

La sua vittoria ha implicazioni che vanno al di là della politica inglese attuale. Nelle ultime settimane un’alleanza fatta da leadership inglesi ebraiche (BOD, Jewish Chronicle etc.) e fortemente sostenute da loro custodi all’interno dell’establishment britannico, hanno intrapreso come al solito una campagna molto pesante contro Corbyn. Una campagna violenta e calunniosa contro l’ultimo signore nella politica britannica e probabilmente l’uomo più bello in Parlamento.

A seguito, “Oh, My God: il “marxista” Corbyn a capo dei laburisti”, (Federico Zamboni, ilribelle.com); “Jeremy Corbyn, avanza il fronte anti-austerity europeo”, (Loretta Napoleoni, ilfattoquotidiano.it);

Prima delle elezioni, appena è apparso chiaro che Corbyn era davanti ai suoi rivali e destinato a diventare il prossimo leader laburista, i media ebraici e sionisti hanno usato tutti i loro trucchi per distruggerlo. La direzione dell’attacco è avvenuta usando tutta la gamma di “sensibilità ebraica”. “Negazione dell’olocausto” Corbyn è stato associato con e poi accusato di “terrorismo arabo e musulmano’ , e di “tradimento”. I media britannici non sono riusciti a discutere della sua politica, del suo piano contro l’ austerità o anche delle sue opinioni sulla politica internazionale. Ma, miracolosamente, niente di tutto ciò ha scalfito la campagna di Corbyn. Al contrario, più è stato attaccato, più la gente lo ha sostenuto.

Prima che accadesse, qualcuno avrebbe creduto che Corbyn sarebbe sopravvissuto al legame “negazione dell’Olocausto”, o il suo cameratismo supposto con Hamas e Hezbollah ? Il successo ieri di Corbyn è stato un terremoto politico che ha recapitato un messaggio chiaro agli ebrei e la loro Sabbos goy – attenzione, gli inglesi stanno vivendo una transizione. Non comprano più nel primato della sofferenza ebraica, ne hanno avuto abbastanza e nessuna persona sana può biasimarli.

Le centinaia di migliaia di giovani che si sono uniti alla festa disorganizzata laburista hanno voluto fare un cambiamento. Essi sono frustrati con le guerre di austerità, Zio-con, la lobby ebraica, la perdita di produzione e il costo dell’istruzione. Coloro che hanno aderito al partito laburista sono patrioti come lo è Corbyn. Vogliono vivere in un paese con una prospettiva di un futuro – un luogo dove la giustizia, l’uguaglianza, la pace e la tolleranza corrispondono alla realtà, invece di esistere solo come slogan politici vuoti.

Coloro che continuano a convincersi che Corbyn sia “ineleggibile” dovrebbero aggiornare la loro memoria. Solo tre mesi fa lo stesso Corbyn era sconosciuto alla maggior parte degli inglesi e la sua candidatura è stata descritta dai media come una boutade della sinistra radicale. Ieri invece l’uomo ha vinto con una vittoria senza precedenti e ha dimostrato di essere di gran lunga la più popolare figura politica in Gran Bretagna da generazioni. Ma in verità, non importa se Corbyn arriverà a Downing Street. Per ora questo paese ha urgente bisogno di un’opposizione vera e grintosa. E non ho dubbi che Corbyn sia l’uomo giusto al posto giusto.

Gilad Atzmon
Fonte: www.gilad.co.uk
Link_ http://www.gilad.co.uk/writings/2015/9/13/corbyns-victory?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook
13.09.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura della redazione

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Le politiche dominanti in QUESTA europa hanno prodotto un offerta politica la cui unica scelta è tra due diversi fascismi, quello "nuovo" del modello neoliberista sfrenato e quello "vecchio" della destra estrema, l’unica in grado di opporsi alla disfatta della "ragion di Stato". Hollande e Orban ne sono i due esempi eclatanti.

    Tuttavia i popoli europei hanno saputo reagire, con Podemos, M5S, Tsipras, ecc., pur con tutti i limiti inevitabili visto il coacervo di contraddizioni in cui si dibattono le realtà locali.

    Questo di Corbyn è perciò un segnale particolarmente importante che va in questa direzione. Aspettiamo ora i francesi, per una volta ultimi ma pur sempre determinanti per un cambiamento radicale questo storico imbroglio che QUESTA europa rappresenta, ad uso e consumo di americani e tedeschi, la "strana coppia" del XXI secolo.

  • lopinot

    Il dramma è la grottesca definizione di "rossi", estremisti e fuori di testa a personaggi come Iglesia, Tsipras o questo nuovo entrato nella classifica dei demonizzandi, attuata da giornali e incredibilmente da molti, moltissimi cittadini.
    In un mondo dominato dal cinque per cento che possiede tutto e ogni giorno incrementa il suo potere ha dello sconcertante notare quanti, forse la schiacciante maggioranza, sia estasiata di fronte a questo mondo fatto da ingiustizie allucinanti e da sperequazioni economiche presenti forse solo al tempo dei faraoni o dei pascià ottomani.
    Eppure nei medi è tutto un fuico di fila di opinionisti che classificano tuot court chiunque non sia un cameriere dei banchieri come utopista, fuori dal mondo e dalla storia, solo perchè ha dei dubbi nel consegnare il mondo a chi ha i soldi, sorvolando fra l’altro persino su come li abbia fatti

  • Tao

    Big surprise: i laburisti britannici si sono scelti un nuovo leader, il 66enne Jeremy Corbyn, che ha stravinto le primarie smentendo ogni pronostico e che, soprattutto, è agli antipodi di Tony Blair e dei suoi epigoni. Per dirla in maniera rozza, ma ovviamente voluta, Corbyn è molto più “di sinistra”.

    No surprise: ai sostenitori dell’assetto dominante, tutto liberismo e competizione globale, la decisione non è piaciuta per niente. La preoccupazione ha assunto i toni dell’allarme, al punto che il premier David Cameron ha paventato una «minaccia per la sicurezza nazionale» e che molti altri, in Inghilterra e fuori, hanno prefigurato sviluppi funesti sia nella politica interna che in quella estera. Le critiche si sono subito trasformate in anatemi, imperniati su quello che per gli omologati di ogni ordine e grado è allo stesso tempo un vizio spaventoso e un’accusa inoppugnabile: il ritorno al passato “ideologico” di matrice ottocentesca, che contrappone gli sfruttatori e gli sfruttati e che perciò, sia pure in forme legalitarie, recupera l’idea di lotta di classe. O almeno di scontro incessante sulle singole questioni, per cui ogni miglioramento delle condizioni di vita dei meno abbienti sarà il frutto di altrettante battaglie ingaggiate, e vinte.  

    Una stizza che si poteva prevedere agevolmente, appunto. A forza di predicare, o di augurarsi, la fatale e definitiva scomparsa di qualsiasi alternativa al modello oggi imperante, parecchi se ne sono convinti in modo patologico. Con una classica reazione nevrotica, ciò che non collima con le aspettative viene negato come una sorta di “errore della realtà”. Non può e non deve succedere. E in ogni caso non potrà durare, visto che si basa palesemente su presupposti sbagliati. Sbagliatissimi. Inconcepibili.  

    Sul sito dell’Unità, ad esempio, è comparso l’intervento di Andrea Romano [www.unita.tv], eletto alla Camera nelle file di Scelta civica e confluito nel gruppo del Pd dal 12 novembre 2014. Il titolo, un po’ rammaricato e un po’ infastidito, recita «Corbyn e la sinistra che si fa del male». Il testo è in parte un’ode al blairismo perduto, quello che nei suoi anni di governo «ha espresso il grado più alto di un riformismo di sinistra che vinceva e cambiava le cose», e in parte una reprimenda per l’ «autolesionismo di ritorno di un grande partito che potrà dedicarsi a coltivare in solitudine le fantasiose ricette di Corbyn. Perché tali rimangono, anche oggi, le proposte di un leader che immagina di rilanciare l’economia britannica tornando a puntare sulle miniere di carbone o a stampare moneta fuori dai vincoli di bilancio: cancellando così l’indipendenza della Bank of England e resuscitando le politiche di “tax and spend” che per decenni hanno allontanato la sinistra dal governo delle grandi democrazie europee».

    Analogamente, sul Messaggero, Giuliano da Empoli utilizza il medesimo parallelo. Il titolo diventa «Scelto Corbyn, così va in fumo l’eredità Blair» [www.ilmessaggero.it] e il ritratto che viene dato del neo segretario laburista è una specie di Wanted a cura degli Sceriffi Liberisti: «il leader più estremo che ci sia. Marxista non pentito, vuole l’uscita della Gran Bretagna dalla Nato e la ri-nazionalizzazione delle grandi imprese. Ma anche tasse più alte e una politica mediorientale in supporto dei suoi amici di Hamas».

    Come si vede, e l’elenco delle requisitorie potrebbe continuare a lungo, i capi d’accusa sono numerosi ma si riassumono in uno stesso, intollerabile reato: la lesa maestà del Pensiero Unico e della sua potentissima Chiesa. Un affronto che manda su tutte le furie le fitte schiere dei fedeli – variamente distribuiti nelle categorie, a vantaggi alquanto decrescenti, dei sacerdoti, dei sagrestani e dei semplici bigotti – e che con ogni probabilità li induce a sopravvalutare di molto le effettive qualità di Jeremy Corbin. Del quale ci piacerebbe poter credere che sia davvero un uomo che ha compreso fino in fondo l’impossibilità di ammansire le élite finanziarie, ma che almeno per ora va considerato nulla di più dell’ennesimo aspirante mediatore tra la popolazione impoverita e le oligarchie dei super ricchi. Grandi mobilitazioni per i diritti civili, inconcludenti scaramucce per la distribuzione del reddito e il rafforzamento del welfare.

    Le sue simpatie per Syriza sono note, ma visto quello che è successo nel frattempo bisognerebbe assolutamente chiarire di quale Syriza si stia parlando: di quella che predicava il conflitto senza quartiere con la Troika, o di quella della resa ignominiosa, e pressoché senza condizioni, sottoscritta da Tsipras?

    Il problema non è il vetero-socialismo. Il problema è il socialismo di facciata, o comunque a scartamento ridotto.  

     

    Federico Zamboni

    Fonte: http://www.ilribelle.com

    Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2015/9/14/my-god-il-marxista-corbyn-a-capo-dei-laburisti.html [www.ilribelle.com]

    14.09.2015

  • Tao

     

    Jeremy Corbyn è il nuovo segretario del partito laburista britannico. A eleggerlo è stata la base del partito e non i parlamentari, che invece hanno mostrato di preferire gli altri candidati. Non bisogna sorprendersi, Corbyn minaccia di rivoluzionare il partito e di cancellare i segni di New Labour.

    Ad ascoltare uno dei più agguerriti oppositori della politica di austerità nel Regno Unito e nel resto dell’Europa, tornano in mente i discorsi di Zapatero prima della sua elezione a segretario del partito socialista spagnolo. Anche Zapatero piaceva alla base del partito perché era una faccia pulita, un leader idealista, un puro, che ancora credeva nei valori di uguaglianza del socialismo, e quindi distante anni luce dal New Labour di Tony Blair che dagli anni Novanta imperversava in Europa. Sicuramente Corbyn piace perché è genuino, pieno delle idee giuste.

    E come Zapatero non ha nulla in comune con Tony Blair che ha dichiarato che se il cuore del partito è con Corbyn allora c’è urgente bisogno di un trapianto. L’antipatia è reciproca, perché il nuovo leader pare sia pronto a rivisitare il capitolo più oscuro della storia britannica degli ultimi vent’anni: le menzogne fabbricate per invadere l’Iraq. A quel punto il partito laburista potrebbe chiedere scusa agli iracheni e al mondo per quanto è successo.

    Riuscirà Corbyn dove Zapatero ha fallito? Riuscirà a far rinascere un sano dualismo politico in Gran Bretagna riportando il dibattito politico dentro l’arena delle idee, lontano dai compromessi finanziari, dalle lobby economiche e dai voleri e capricci di Bruxelles? La crisi del debito sovrano, quella scoppiata nel 2010, ha tarpato le ali a Zapatero. A decidere le sorti della Spagna è stata la signora Merkel, i leader europei che pendono dalle sue labbra e gli euroburocrati di Bruxelles che non aspettavano altro; Zapatero come Tsipras non era uno di loro quindi bisognava epurarlo.

    Non dimentichiamoci che dal 2010 al 2012 l’unico leader europeo che si rifiutò di imporre una politica di austerità demenziale fu Zapatero, e uno dei motivi per i quali la Spagna non è finita come la Grecia è perché Zapatero ha resistito alle pressioni di Bruxelles per due lunghi anni. Naturalmente la ricompensa fu l’isolamento all’interno del Consiglio d’Europa.

    Jeremy Corbyn si trova in una situazione diversa, non ha vinto ‘per motivi eccezionali’ le elezioni e quindi è all’opposizione e non deve fare i conti tutti i giorni con Bruxelles e con la Merkel. Ma è un leader che ha rispolverato alcuni principi del socialismo in una paese dove il tasso di crescita del Pil nel 2015 potrebbe superare il 3 per cento, quindi non sarà facile attaccare la politica economica dei Tory.

    Per capire se al contrario di Zapatero la spunterà bisognerà vedere come giocherà i suoi due jolly: le profonde diseguaglianze ormai visibili in tutto il Regno Unito e la crisi dei profughi. Due temi più volte menzionati durante la campagna per l’elezione a leader del partito.

    Tra i cavalli di battaglia di Corbyn, dunque, c’è il tema delle diseguaglianze economiche. Anche Zapatero ne parlava spesso e oggi Podemos e Syriza non hanno paura a pronunciare frasi come ‘abbiamo bisogno di una redistribuzione dei redditi’, una frase impensabile dai tempi di Ronald Reagan, quando il mantra di tutti i partiti politici era ‘non alzeremo le tasse’.

    In questo continente preso d’assalto da chi sta ancora peggio di noi ormai tutti sono perfettamente consapevoli che non siamo poveri, siamo solo diseguali proprio a causa di quell’assurdo mantra fiscale. La ricchezza c’è, i soldi ci sono ma da quando si è saldata “l’alleanza del potere” tra grande capitale, sistema di informazione e politica, la ricchezza scivola di mano al fisco come fosse un’anguilla.

    C’è un terzo elemento da tener presente, il clima politico nel vecchio continente. Corbyn è anche il leader del partito che in un certo senso ha regalato il modello di socialismo politico all’Europa, e non è detto che il vento che dalle fabbriche della Rivoluzione industriale soffiava verso sud oggi non si rialzi. Una voce sicura, forte e determinata a Londra potrebbe aggregare la nuova sinistra europea, sparpagliata in diversi paesi.

    Quest’anno, non lo dimentichiamo, si vota in molte nazioni, alle urne andranno popoli che hanno toccato con mano i mali dell’austerità, e nelle liste elettorali compariranno i simboli dei partiti del nuovo socialismo europeo, infinitamente più radicali di quelli vecchi, che negli anni Novanta seguirono l’esempio di Blair e per essere eletti saltarono la staccionata politica da sinistra a destra, diventando i paladini dell’alleanza del potere.

    E se in gran parte d’Europa vincesse la nuova sinistra? Una domanda, che solo qualche anno fa sarebbe sembrata assurda, alla quale non possiamo rispondere, ma almeno l’elezione di Corbyn nel Regno Unito oggi ci permette di formularla.

     

    Loretta Napoleoni

    Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

    13.09.2015

     

  • spadaccinonero

    se queste sono le cosiddette "voci alternative", stiamo freschi…

  • Ercole

    Con i partiti riformisti non si va da nessuna parte il loro ruolo è quello di convogliare e controllare  il malessere sempre più crescente determinato dalla crisi strutturale del modo di produzione capitalista ( vedi Podemos, Syriza  M5S e ciarpame simile ) mai si sognerebbero di mettere in discussione il  vigente sistema asociale denunciamoli per quello che sono :servi del capitale.

  • mystes

    Ma in Grecia non aveva vinto Tsipras ed è finito a p…..ne?

  • Zret

    Non se esce. Troppe contraddizioni e limiti strutturali. 

  • Stodler
  • Stodler
  • Sigfrido_Mogherini

    Dunque lei chi suggerisce di votare?

  • Sigfrido_Mogherini

    "Corbyn ha dimostrato di essere la figura politica piu’ popolare in Gran Bretagna da generazioni". Glad poi non lamentarti se ti danno del "cazzaro" come diciamo a Roma.

  • Stodler

    In questo momento nessuno, bisognerebbe cominciare a costruire l’alternativa. Con idee ben chiare.

    L’Europa così com’è è irriformabile, l’euro uno strumento di vessazione e di redistribuzione a rovescio ecc. 
    Se non si parte da questioni base e ormai oggettivamente chiare non si arriva da nessuna parte.
    Il programma di Corbyn depurato da questo infantilismo europeista andrebbe anche bene.
  • PinoRossi

    Sembra che lei stia elencando gli orientamenti del M5S.

  • tosco

    …alla manifestazione  (trasmessa in TV) cui partecipava il neo eletto Corbyn ho veduto in primo piano una bandiera a tre colori orizzontali nero bianco verde con tre stelle verdi al centro, mi pare che sia quella della "Siria moderata" (sic) mentre quella della nazione Siria in luogo della striscia verde ha il colore rosso (il vecchio tricolore-base della RAU)… le bandiere significano qualcosa a mio parere… poi, si sa, alle manifestazioni ci vanno in tanti ma un dubbio permane…