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LA STRUTTURA DEL COLLASSO: 2016 – 2019

DI CHARLES HUGH-SMITH

OfTwoMinds.com

I leader si trovano di fronte a un dilemma senza possibilità di vittoria: naturalmente ogni cambiamento porterà il sistema a crollare, ma anche mantenere l’attuale rotta porterà il sistema a crollare.

Lo stato finale di sistemi non sostenibili è il collasso. Sebbene esso possa sembrare improvviso e caotico, possiamo distinguere le strutture basilari di tale processo. La materia è complessa e giusitificherebbe un intero scaffale di libri, ma le seguenti sei dinamiche sono sufficienti a mostrare con chiarezza l’inevitabile collasso dello status quo.

1. Fare ancora di più di ciò che è già fallito in modo spettacolare. I leader dello status quo inevitabilmente continuano a fare ciò che in passato ha funzionato, anche se ormai non funziona più. Infatti, il fallimento aumenta solo la spinta da parte della leadership verso nuovi estremi di ciò che ha già fallito in modo spettacolare. A un certo punto, questa ostinata ricerca di politiche fallimentari accelera il collasso del sistema.

2. Le misure di emergenza diventano politiche permanenti. I leader dello status qui si aspettano che il sistema si raddrizzi non appena le misure di emergenza abbiano stabilizzato una crisi. Ma i sistemi guasti non possono raddrizzarsi, e così la leadership è costretta a rendere politiche permanenti le misure temporanee di emergenza (come portare a zero i tassi di interesse). Ciò aumenta la fragilità del sistema dal momento che qualunque tentativo di porre termine alle misure di emergenza innesca una crisi che mette in pericolo l’intero sistema.

3. Le soluzioni dello status quo diventano sempre meno convenienti. Nel tempo in cui l’albero dell’economia era carico di frutti sui rami più bassi, soluzioni come abbassare i tassi di interesse avevano un grande effetto moltiplicatore. Ma l’albero è spoglio di frutti, e il guadagno che si ottiene da queste soluzioni cade a zero.

4. Mobilità sociale in calo. Mentre la torta economica si riduce, i privilegiati mantengono o aumentano la loro parte, e la fetta lasciata ai senza diritto si assottiglia. I privilegiati si prendono cura della loro classe, e restano pochi posti liberi per outsider di talento. Lo status quo lentamente si trova privato di talenti e i ranghi di chi si opponeva allo status quo si ingrossano di coloro a cui è stato negato accesso ai gradini più alti della scala della mobilità sociale.

5. L’ordine sociale perde coesione e obiettivi comuni e le classi socio-economiche si disgregano. La punta della piramide composta da ricchi e potenti non presta servizio nelle forze armate e si allontana dal contatto con le classi inferiori. Senza uno scopo sociale unificante ciascuna classe persegue i suoi interessi a detrimento della nazione e della società nel suo complesso.

6. Al verde per via della diminuzione delle entrate lo stato prende a prestito sempre più soldi e svaluta la sua moneta per mantenere l’illusione di poter mantenere le sue promesse. Col declino del potere di acquisto la gente perde fiducia nella propria valuta. Quando la fiducia è persa il valore della moneta cade rapidamente e lo stato di insolvenza dello stato risulta evidente.

Ciascuna di queste dinamiche è chiaramente visibile nello status quo globale.

Come esempio del “fare di più di ciò che ha fallito in modo spettacolare” considerate come la finanziarizzazione gonfi inevitabilmente bolle speculative che alla fine esplodono con conseguenze devastanti. Ma dato che lo status quo dipende dalla finanziarizzazione per i propri guadagni la sua unica possibile risposta è l’aumento del debito e della speculazione, causa di bolle e collassi, affinchè gonfino un’altra bolla. In altre parole, fare di più di ciò che è già fallito in modo spettacolare.

Questo processo del “fare di più di ciò che ha fallito in modo spettacolare” sembra sostenibile per un certo tempo, ma questo successo superficiale maschera la sottostante dinamica della diminuzione della convenienza: ciascuna reflazione del sistema fallito richiede sempre più impegno di capitale e debito. La finanziarizzazione è spinta a estremi senza precedenti perchè nulla di meno può generare la tanto desiderata bolla.

La crescita dei costi riduce lo spazio di manovra a disposizione di chi gestisce il sistema. La soppressione dei tassi di interesse da parte delle banche centrali ne è un esempio. Quando l’economia si infiacchisce le banche centrali abbassano i tassi di interesse e aumentano il credito a disposizione del sistema finanziario. Questo stimolo funziona bene al primo calo, ma meno bene al secondo e non funziona per niente al terzo, per la semplice ragione che i tassi di interesse sono caduti a zero e il credito è stato aumentato sino a quasi-infinito.

L’ultima disperata spinta delle banche centrali al “fare di più di ciò che ha fallito in modo spettacolare” è abbassare i tassi di interesse sotto zero: far pagare un costo a chi deposita denaro per tenere la propria liquidità in banca. Questa politica da ultima spiaggia è ormai fermamente trincerata in Europa, e molti si aspettano che si diffonda nel mondo, visto che le banche centrali hanno esaurito le loro politiche meno estreme.

L’imperativo primario dello status quo è l’auto conservazione, e questo imperativo guida la falsificazione dei dati in modo da rivendere al pubblico l’idea che la prosperità è ancora in aumento e le elite stanno gestendo l’economia in modo eccellente.

Dal momento che le vere riforme minacciano chi è al vertice della piramide di ricchezza/potere, finte riforme e finti dati economici diventano all’ordine del giorno.

I leader si trovano di fronte a un dilemma senza possibilità di vittoria: naturalmente ogni cambiamento porterà il sistema a crollare, ma anche mantenere l’attuale rotta porterà il sistema a crollare.

Benvenuti nel 2016-2019.

Questo articolo è tratto dal mio nuovo libro Why Our Status Quo Failed and Is Beyond Reform [“Perchè il nostro status quo ha fallito e non è riformabile” N.d.T].

TITOLO ORIGINALE: “The Structure Of Collapse: 2016-2019”

http://charleshughsmith.blogspot.com

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02/06/2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Pubblicato da Das schloss

  • iskra

    Buona analisi spero che quando tutto crollerà i proletari abbiano creato il loro esercito per spazzarli via definitivamente dal pianeta  .La lotta di classe è una costante della storia noi internazionalisti non abbocchiamo alle sirene nazionaliste,di razza, e di religione , da sempre ci adoperiamo per la sconfitta della classe dominante in ogni angolo della terra.

  • Xor

    L’ultima spiaggia sarà la guerra, che tralaltro è gia cominciata, e quella  sarà la grande occasione per rivoluzionare il sistema capitalista, quello che l’autore lucidamente dichiara di essere irriformabile e ne anticipa la fine. Dal punto di vista teorico è stato gia prospettato da Marx, e dal punto di vista pratico i segni del collasso in atto sono dappertutto, anche se ci saranno sempre quelli che ripeteranno ad nausean tutto quello le viene conficato nel cervello dai mass media: si vedeono i primi segni della ripresa, l’occupazione e salita di x%, la disoccupazione è diminiuita di y%, l’inflazione si asesstera sul z%, questo è il meglio che si possa fare, bisogna abassare il debito publico, bisogna risanare i conti delo stato, bisogna acettare di perdere un po di libertà per  avere piu sicurezza, è logico aumentare l’età  pensionabile, e infinite  balle simili via discorrendo. E ci sarano sempre anche quelli che afermeranno che il problema centrale  è ché i politici rubano,  il che è vero, peccato che si tratti sempre della mancia che la oligarchia le lascia a cambio del loro servile servizio di mantenere il popolino nell’ignoranza e nella speranza di miglioramento con la prossima elezione "democratica" e altre putanate del genere. 

  • Unaltrouniverso

    Bravo scienziato! In questo modo fai proprio il gioco di chi detiene il potere. Ogni nazione ha una cultura differente dalle altre, Ogni nazione deve trovare il modo suo proprio di rovesciare le elites data la cultura di partenza. L’internazionalizzazione contamina il substrato culturale di partenza modificandolo indefinitamente e rimandando indefinitamente la scoperta della tipologia e delle metodologie di lotta. Non che io sia contro l’incontro e le commistioni culturali, ma si tratta di un lusso che oggi non ci si può permettere.

  • PietroGE

    Anche in questo articolo si parla di collasso imminente senza analizzarne le cause. C’è stato, con la globalizzazione, un trasferimento di lavoro, e quindi di ricchezza e potere d’acquisto dall’Europa e dagli USA ai Paesi manufatturieri asiatici. I Paesi europei (e gli USA) hanno reagito prendendo in prestito denaro come se si potesse sostituire il reddito con il debito e la sana economia con le alchimie finanziarie.

    Se non si capisce il fatto che il lavoro, unica fonte di ricchezza, va protetto sia a livello nazionale che a quello europeo, non si va da nessuna parte.

  • AlbertoConti

    "Mentre la torta economica si riduce, i privilegiati mantengono o aumentano la loro parte"
      Per essere precisi occorre eliminare da questa frase il "mantengono o".
    Non è una pignoleria, è il succo del discorso, che qui non viene enfatizzato quanto merita, e quanto occorre per chiarire il fallimento dello "status quo".

    L’ideologia iperliberista che sottende lo "status quo" ha fallito nella distribuzione dei redditi, facendo esplodere la forbice tra ricchi e poveri e spaccando la società in modo irrimediabile, separando la punta della piramide dal resto, che diventa la stragrande maggioranza e carne da cannone.

    Il danno letale è duplice: sostanziale, per una concentrazione di ricchezze che rende il sistema instabile e insostenibile (ammazza lo stesso "mercato" di cui si fa scudo), ma ancor peggio psicologico, trasformando la maggioranza di impoveriti in alienati, invidiosi, amorali, disillusi, qualunquisti, poveri di spirito, orfani di ideali veri per i quali valga la pena spendere la propria vita. Il brodo di coltura ideale per la schiavizzazione e la distruzione di massa.

    In questo senso l’ideologia e la cultura mainstream hanno stravinto, se l’obiettivo è la guerra distruttrice e il ridimensionamento cruento della popolazione. Se invece "restiamo umani" (Vic) questo è il più grande fallimento che un sistema economico possa produrre. L’unica soluzione è la riconquista della sovranità, di uno Stato-amico e rappresentativo, della riconquista della libertà vera, quella esistenziale per ciascuno, contro le false libertà dei liberisti servi del capitale.

  • giannis

    giusto cosi’ , siamo una societa’ che fa schifo

  • Cataldo

    Queste sintesi sviluppano un tema non centrato, quelle che qui sono descritte come le stimmate di un collasso non voluto del sistema a me sembrano piuttosto risultati attesi 🙂

  • iskra

    Hai ragione. Appartieni proprio ad Unaltrouniverso…

  • Unaltrouniverso

    Mi sa che ad un altro universo appartieni proprio tu. Sta risposta  a bambino di 10 anni me l’aspetto da un utente del fatto quotidiano, non da uno di CDC

  • spadaccinonero

    di fronte a te hai un testimone di levi aka criptopiddino, quindi qualcosa di molto simile all’utente medio del falso quotidiano…

    proletari di tutte le galassie uniteVI
    XD
  • FBF

    La società non faceva schifo. Peró c’è chi hop interesse a distruggere te realtá conservatrici a livello genetico come ad esempio un popolo che vive in una valle alpina,  per ottenere dal caos al cosmo il suo presepe.

  • ilsanto

    Peccato che la storia dalla prima macchina a vapore è completamente diversa e cioè il sistema aumenta la produttività continuamente grafici alla mano negli ultimi 100 anni gli occupati nell’agricoltura/allevamento sono passati dall’80% a numeri da specie protetta, per fortuna chi usciva dall’agricoltura passava all’industria che arriva al 50% poi dal 1973 inizia anche li il declino ed oggi se arriva al 20% è tanto, con la prospettiva di dimezzare nei prossimi 10-15 anni, allora tutti nel terziario ma anche questo arrivato al 75% inizia a diminuire per esempio per il passaggio dai negozietti sotto casa alla grande distribuzione o per esempio per il passaggio su internet di quote del commercio mondiale e dei servizi bancari. Quindi la verità incontrovertibile è che il capitalismo eliminerà quote consistenti di lavoratori che non avranno assolutamente nessuna alternativa e quindi emarginati e senza sostentamento moriranno, stiamo parlando di un mostro che ubbidisce a regole darwiniane. La globalizzazione è stata la globalizzazione del capitale e la distruzione delle forze sindacali la risposta può essere solo una l’internazionalizzazione delle forze dei lavoratori e la fine degli stati nazionali comodo paravento del capitale per bloccare la globalizzazione dei lavoratori e favorire la loro libertà di manovra ed elusione fiscale prendendo tutti per i fondelli con elezioni farsa che servono solo ad illudere e dividere le masse.

  • ilsanto

    Mentre la torta si riduce i ricchi ampliano la loro fetta perche i piu deboli non si sanno difendere, e in un mondo globalizzato gli stati sono morti (peggio sono il braccio armato dei potenti) e la politica è la foglia di fico per illudere la gente che qualcuno li rappresenta e fa i loro interessi è quindi assurdo pensare ad un loro magico ritorno invece i deboli devono capire che se non si uniscono e si organizzano da soli sono destinati allo sterminio. Un anticipo con i barconi pieni di migranti c’è già.