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LA STRATEGIA SAUDITA DI ABBASSARE I PREZZI DEL GREGGIO SI RITORCER CONTRO DI LORO (INTERVISTA A PEPE ESCOBAR)

FONTE: RT.COM

Intervista a Pepe Escobar

L’Arabia Saudita vuole utilizzare il prezzo basso del petrolio per mettere pressione sulla Russia in modo da farle cambiare la propria posizione circa la Siria, per metterla contro l’Iran e per spingere lo shale gas statunitense fuori dal mercato. Ciò è quanto ha detto il corrispondente girovago di Asaia Times Pepe Escobar a RT.

Russia Today: l’economia russa è sicuramente colpita dal prezzo del petrolio in caduta. Ma cosa succede agli altri stati produttori, come quelli dell’OPEC?

Pepe Escobar: molte persone sono danneggiate. Ci sono circa 20 nazioni che hanno bisogno di petrolio almeno per il 50% del loro budget.

Tra queste nazioni troviamo in particolare un mix di stati africani e stati del Golfo, tra cui gli stessi Arabia Saudita e Iraq, il Venezuela e l’Ecuador. Per cui la situazione è molto complicata, non è solo per colpire la Russia.

RT: L’Arabia Saudita è uno dei membri dell’OPEC, per cui dovrebbe accordare il prezzo del proprio petrolio con gli altri paesi. Perché si sta comportando così?

PE: L’OPEC non è un’organizzazione di moralisti. C’è stata molta speculazione circa come sta agendo l’Arabia Saudita. Infatti la loro strategia è comunque sbagliata – vogliono abbassare i prezzi per mettere la Russia contro la Siria, cambiarne la posizione nei confronti di Damasco e vogliono più o meno tagliare fuori lo shale gas dal mercato USA e vogliono anche mettere sotto pressione l’Iran, cosa che sta succedendo in Medio Oriente, il famoso antagonismo saudita-iraniano. Tutto ciò non funzionerà a lungo termine perché persino l’Arabia Saudita si troverà nei guai se i barili, come si evince dalle proiezioni, nel primo trimestre del 2015 costeranno 70-80$, mentre ora sono a 86-87$. Quindi saranno nei guai anche loro, la loro strategia alla lunga avrà ripercussioni.

RT: Allora per quanto queste nazioni esportatrici di petrolio continueranno con questa strategia? Quando inizieranno a pensare ai loro interessi economici?

PE: se guardiamo al breakeven per la maggior parte di questi stati, se si guarda al loro budget nazionale – quanto devono far costare un barile per andare più o meno in pari con le spese? – Quando guardiamo le ultime tabelle – che sono un mix di indici di Economist, Wall Street Journal, Bloomberg, Reuters – Venezuela ed Ecuador hanno bisogno del greggio a 120$ al barile, saranno in grossi guai. L’Iraq, ad esempio, ha bisogno di 106-116$– sono nei guai. Il problema con l’Iran è che non si dispone delle cifre esatte. Secondo questi indicatori, l’Iran dovrebbe avere bisogno dei barili tra 130$ e 140$. È troppo perché il petrolio rappresenta meno del 20% degli introiti iraniani, per cui non è essenziale. Il gas è molto più importante. Parlando di Russia, sappiamo quanto la Russia potrebbe essere colpita [o colpire] perché per il Budget di Stato Russo per il 2015 il valore è attorno ai 100$ a barile. Quindi se l’anno prossimo, secondo le migliori proiezioni in nostro possesso, un prezzo tra i 70$ e gli 80$ e forse sceso persino a 65-70$ nei prossimi anni, tutte queste nazioni soffriranno. Ma il mercato è molto volatile. Tra un anno potremmo essere qui a parlare di uno scenario completamente diverso se ci sarà più richiesta, soprattutto da parte della Cina, dagli USA, dall’Europa, partendo dal presupposto che ci sarà un qualche tipo di riallineamento in Europa. Tutto ciò potrebbe cambiare in giorni, mesi o anni.

RT: Perché i paesi dell’OPEC non riducono le produzioni, come fanno di solito quando i prezzi crollano?

PE: Ci sono molte consultazioni segrete tra i membri dell’OPEC in questo momento. Presto o tardi ci possiamo aspettare un calo della disponibilità di greggio sul mercato, in modo da far crescerei prezzi. Soprattutto, direi da parte di Ecuador, Venezuela … Iran – loro hanno bisogno degli introiti, per cui al momento stanno solo avviando i flussi di mercato.Ovviamente hanno ottimi clienti in Asia, anche se questi stanno comprando meno, come la Cina, comprano comunque il petrolio iraniano. Dobbiamo vedere il punto di vista degli USA, appunto, perché gli USA non vogliono prezzi troppo bassi del greggio che caccerebbero dal mercato il loro shale gas. Per cui ci saranno contromosse da parte di molti attori dentro e fuori dall’OPEC.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://rt.com/

Link: http://rt.com/op-edge/197440-oil-prices-saudi-arabia-policy/

21.10.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    La posta in gioco non è solo la Siria e l’Iran, l’Arabia Saudita è piena di petrodollari come il tacchino del ringraziamento…. 🙂 se il dollaro va picco ci perdono molto di più che un po di petrolio.

    Il rublo è sempre sotto pressione a un dollaro conto 41,82… mistero del libero mercato.
  • ilsanto

    Gli USA sono riusciti a mettere l’Europa contro la Russia, che non è proprio nei loro interessi, a rovinarli con le sanzioni, che è ancor meno nei loro interessi, a fomentare la separazione dell’Ucraina dalla madre Russia, ed ora usa l’Arabia contro la Russia tanto la famiglia reale non è che ci perde qualcosa anzi .

    Non è che bisogna chiamarsi Nostradamus per capire cosa vuol fare no ?
  • uomospeciale

    Mah!…..
    Eppure Io ricordo chiaramente che quando il prezzo del petrolio stava sotto i 25 dollari nel 2000, nessuna delle nazioni sopra citate era andata in crisi,
    Anzi!…
    Sia da loro che da noi, nel 2000 le cose andavano molto meglio.

    L’energia a buon mercato si traduce sempre in meno pressione fiscale e più crescita economica, praticamente ovunque nel mondo.

    Basti pensare che il costo dell’energia in molte aziende italiane è ormai quasi superiore al costo del lavoro.