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LA STRATEGIA DI GRILLO

DI ALDO GIANNULI
aldogiannuli.it

Nelle settimane immediatamente successive al voto, Grillo ha avuto l’occasione straordinaria di far ballare il sistema politico al suono della sua musica. Bersani era pronto ad accettare (quasi) tutte le condizioni che gli avesse posto: legge anticorruzione, riforma Rai, abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, reddito di cittadinanza, legge sul conflitto d’interesse. E con ogni probabilità, in un quadro di intesa, avrebbe anche accettato di concordare il nome del nuovo Presidente. Se Grillo gli avesse chiesto di fare la danza del ventre, Bersani ci si sarebbe messo il tutù. E non gli si chiedeva di entrare al governo o in maggioranza, ma semplicemente di astenersi (uscire dall’aula) al Senato.

Insomma avrebbe dovuto sostenere Bersani, ma come la corda sostiene l’impiccato: alla minima uscita sgradita avrebbe potuto ritirare la fiducia e far cadere il governo. Insomma, aveva la possibilità di ottenere risultati senza precedenti ed a costo zero. Non lo ha fatto: perché?

Alcuni hanno pensato ad oscuri complotti internazionali, altri ad una eccessiva rigidità ideologica. Personalmente credo che la spiegazione sia diversa e risieda nell’analisi che lui fa della situazione e che, a tratti, manifesta nelle sue interviste.

Grillo è convinto di tre cose:

a. che la crisi finanziaria internazionale stia per portare a breve l’Italia al crollo (la sua previsione è che già a novembre il governo non sarà in grado di pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici);

b. di conseguenza, che la crisi del sistema dei partiti sia sul punto di precipitare fragorosamente;

c. che, quindi, la scelta che si impone è fra l’affermazione del suo movimento politico e quella di una soluzione autoritaria come un regime militare (anche nel recente comizio a Corato, in Puglia, ha sostenuto che il M5s è quello che trattiene la gente dal fare barricate);

Ovviamente, tutto ciò presuppone che il M5s possegga sia la linea politica adatta che la formula organizzativa idonea ad esprimere la nuova classe dirigente di cui il paese ha bisogno.

E questo spiega la grande facilità con cui parlamentari e consiglieri regionali sono espulsi al minimo cenno di dissenso: a Grillo non interessa avere 10 o 20 parlamentari in più o in meno, perché è convinto che ciò sia irrilevante, mentre, in vista dell’imminente scontro frontale, quello che conta è che il suo movimento sia compatto, di una compattezza militare che non ammette la discussione di quelli che, a tutti gli effetti, sono ordini.

Vale la pena di verificare quanto sia fondata questa analisi partendo dall’andamento della crisi. Sicuramente l’analisi di Grillo sulla crisi parte da dati di fatto su cui si può concordate:

a- più o meno a giugno avrà fine la tregua dei mercati finanziari verso l’Italia (come ha detto Soros 13.5.13) e lo spread riprenderà a salire a salti, probabilmente sino a tutto l’autunno;

b- a luglio si inizierà a constatare che il gettito fiscale sarà inferiore all’anno scorso e non solo per la probabile sospensione della rata Imu, ma anche e soprattutto per l’effetto della recessione causata proprio dai rincari fiscali decisi da Monti fra fine 2011 e primi 2012. Con il risultato di un ulteriore disavanzo e di una crescita sensibile del peso del debito sul bilancio statale e sul Pil (facile prevedere che sfonderemo a passo di bersagliere il 130% avviandoci al 140% sul Pil) e questo non farà che rilanciare lo spread;

c- Dopo la pausa estiva è plausibile che una fetta di aziende non riapriranno i battenti o chiederanno la Cassa Integrazione.

Dunque, che l’autunno che viene si prospetta molto scuro è cosa non solo possibile ma largamente probabile. E su questo non possiamo che concordare, constatando come questo governo di cialtroni non stia dicendo nulla ai cittadini e si rivelerà tragicamente inadeguato al momento più difficile.

Poi, però, molto dipenderà da quali saranno i numeri: un conto è se la flessione degli introiti dello Stato sarà del 3% e tutt’altro conto è se dovesse essere del 20%. Così come, un conto è se le aziende che chiudono sono il 5% e c’è una richiesta di cassa integrazione per 30.000 unità e ben altra situazione è se a chiudere i battenti sono il 15% delle aziende ed i nuovi cassintegrati sono 400.000. Allo stato delle conoscenze è lecito aspettarsi dati piuttosto severi, ma non immediatamente pre-crollo. Vedremo.

Ma va detto anche che ci sono anche elementi in controtendenza che vanno considerati:

a- abbiamo appena assistito ad una erogazione a pioggia di denaro a bassissimo tasso di interesse e, se anche è vero che (come era prevedibile) solo pochi spiccioli stanno andando ad investimenti industriali e consumi, però è anche vero che le banche hanno denaro fresco da investire in titoli di Stato anche se a sostanziosi interessi.

b- Draghi ha appena finito di dire che è pronto a nuove operazioni di quantitative easing nel caso fossero necessarie, per cui ci sono ancora generosi margini per operazioni finanziarie che consentano operazioni di bailout, interventi di ammortamento della Bce, ecc.

c- A settembre, finalmente, finirà la campagna elettorale tedesca ed è ragionevole che la Germania diventi meno rigorista (già oggi la Merkel parla di fine austerità)

C’è poi da considerare il possibile effetto della svendita dei beni pubblici. Intendiamoci, sono convinto che una offerta così concentrata nel tempo, porterà ad una svendita rovinosa e che questa classe politica di gaglioffi (Pd incluso, sia chiaro) ne approfitterà per far concludere lucrosi affari agli amici ed agli amici degli amici (esattamente come accadde con la smobilitazione delle Ppss negli anni Novanta, cosa sulla quale non si è mai voluta fare una commissione parlamentare di inchiesta). Dunque, in definitiva, la vendita avrà effetti molto limitati sulla possibilità di compensare il debito e segnerà un impoverimento secco dello Stato. Però un flusso di denaro fresco, per quanto limitato, verrà e, nel breve periodo, la cosa avrà un effetto calmierante.

Dunque, salvo che i dati su fisco e disoccupazione siano irrimediabilmente catastrofici, non mi sembra che la situazione, per quanto molto seria, sia destinata a tracollare nel giro di pochi mesi.

Anche qui occorre intendersi: lo scenario prospettato da Grillo di un crack di vaste proporzioni con effetti devastanti non è affatto irrealistico ed, anzi, è uno degli scenari possibili verso cui ci stiamo allegramente incamminando grazie all’ostinazione dei poteri politici e finanziari, di non rimettere in discussione nulla di un sistema che evidentemente sta producendo implacabilmente la sua crisi. Dunque, su un periodo medio o medio lungo mi aspetto esattamente la possibilità (possibilità non è certezza, sia chiaro) di scenari drammatici e non solo per l’Italia, ma non è la stessa cosa se questo accade fra sei mesi, fra tre anni o fra cinque anni. Le traiettorie dei processi storici sono determinate anche dal momento in cui si incrociano le varie tendenze in atto. Ad esempio, in tre anni, potremmo trovarci di fronte ad una soluzione autoritaria preparata con grande meticolosità e che sia ben più raffinata di un governo in divisa, oppure la crisi potrebbe aver travolto prima gli Usa o il Giappone o chissà che altro ancora.

E’ tipico dei movimenti di protesta e/o rivoluzionari un certo iper ottimismo che induce a sopravvalutare le proprie capacità di successo e sottovalutare costantemente le capacità di reazione dell’avversario e l’intervento di terzi. Anche noi sessantottini (lo dico autocriticamente, anche se già dall’epoca non ero esattamente fra i più ottimisti) pensammo che la base di consenso dell’avversario si stesse rapidamente sfaldando, che lo stesso Pci avrebbe rapidamente perso la sua base perché non stava capendo che eravamo nella fase pre rivoluzionaria che sognavamo. Appunto: sognavamo, come hanno poi dimostrato i fatti successivi. E potremmo fare anche molti altri esempi anche molto più importanti storicamente. Ad esempio (si parva licet….) anche Lenin e Trotskij sognarono un rapido dilagare della rivoluzione socialista in tutta Europa nel giro di pochi anni. Poi le cose, mi pare, andarono molto diversamente: la socialdemocrazia non perse la sua presa maggioritaria sulla classe operaia, i ceti medi si radicalizzarono a destra, le “spallate” rivoluzionarie in Germania, Italia, Ungheria ecc si risolsero in sconfitte disastrose, la borghesia seppe riconquistare la capacità di comando e l’esito finale non fu la rivoluzione socialista ma ben altro. E già nel 1923 il progetto di rivoluzione mondiale di Lenin era bello e liquidato.

Né andò molto diversamente ai giacobini francesi; ma, tornando alle dimensioni storicamente tanto più modeste del nostro presente, mi pare che Grillo sottovaluti grandemente la capacità di tenuta del blocco avversario. E’ la stessa illusione di Occupy Wall Street per la quale noi siamo il 99% e loro l’1%, Sarebbe bello ma non è così: un sistema di potere ha sempre la capacità di coagulare intorno a se settori consistenti di società, forse non maggioritari, ma sicuramente rilevanti. Ci sono interessi comuni a discesa, poi motivi ideologico-culturali, poi ancora timori del nuovo, pigrizie intellettuali ecc. Mettetela come volete, ma anche la classe politica peggiore al colmo del suo disastro, ha sempre con sé almeno un quinto o un quarto della società: nonostante il disastro di una guerra perduta, di un ventennio di fascismo, della prova di viltà offerta con la fuga a Pescara, la monarchia ebbe per sé il 45% degli italiani nel referendum del 1946. Certo, perse, ma poco meno della metà degli italiani era ancora disposta a difenderla oltre ogni limite di ragionevolezza. Ricordiamolo sempre. Qui, poi, i partiti, per quanto in crisi, possono ancora far leva sulla loro reciproca opposizione, per cui ci sono quelli che votano Pd in odio a Berlusconi e quelli che votano Berlusconi in odio al Pd.

Volete spiegarmi come è che il Pdl è in piena ripresa? Magari i sondaggi sono sbagliati (e non ci meraviglierebbe) ma tutti sentiamo nell’aria il ritorno di fiamma del tifo per Silvio, almeno per ora, anche grazie alle performances da circo equestre offerte dal Pd.

Dunque, andiamoci piano a vendere la pelle dell’orso prima che sia morto.

Infine: il M5s ha oggi una occasione d’oro di espandersi a causa del governo di super inciucio appena formato, ma non è detto che le cose vadano in questo modo. Ad esempio il M5s sta rivelando numerose fragilità in buona parte dovute al carattere assai composito del suo corpo militante ed, ancor più, del suo seguito elettorale. Si avvertono già i segni di una certa decantazione del grande miscuglio del 26 febbraio e non è detto che il M5s sarà in grado di cogliere l’occasione che gli si prospetta. E nemmeno che l’eventuale crescita vada oltre certi limiti ancora sotto maggioritari.

In definitiva, Grillo punta su una strategia dei tempi brevi, mentre io penso che è più probabile che si debba misurare con uno scontro di lunga durata. In ogni caso, vediamo cosa succederà domenica prossima a Roma, Brescia, ecc. E’ un test che può cambiare molte cose.

Aldo Giannuli
Fonte: www.aldogiannuli.it
Link:http://www.aldogiannuli.it/2013/05/la-strategia-di-grillo/
23.05.2013

Pubblicato da Davide

  • vincenzo_bar

    Mi sembra un analisi sensata, sopratutto sulla visione a breve termine di Grillo.

  • Aironeblu

    Bravo Giannuli, da condividere quasi tutto, ma credo che la strategia di Grillo – l’unica possibile – sarà vincente sia a breve che a lungo termine: più passerà il tempo, peggiori saranno le condizioni degli italiani, condotti al tracollo da una fetida classe dirigente con cui è bene non mischiarsi nella maniera più intransigente.

    Finora Grillo ha sempre dimostrato di avere la vista più lunga…

  • albsorio

    ” Nelle settimane immediatamente successive al voto, Grillo ha avuto l’occasione straordinaria di far ballare il sistema politico al suono della sua musica.” —- Quello che si voleva da M5S era che in qualche modo partecipasse al Governo, il modello greco era pronto ad essere riproposto, un Parlamento asserragliato, protetto dalla Polizia che votasse leggi distruttive del suo stesso popolo, per fortuna non è andata così. —- Noi italiani abbiamo una alternativa, come ho gia detto il M5S è il seme della rinascita di questo Paese e speriamo dell’Europa. —- Dobbiamo ora aspettare che i servi eseguano l’agenda Monti, poi alle prossime elezioni spazzarli via, magari metterne qualcuno in galera di quelli che avevano la firma facile coi trattati accettati in nome e per conto del popolo italiano senza dire niente a nessuno…

  • Tauk

    Ma riprenderci la stampante No ehh? Abbiamo bisogno di tre sole cose, riappropriarci della Sovranità Nazionale (senza eurocrati mai eletti da nessuno) la Sovranità Monetaria (la stampante) e non ultima quella individuale, troppo difficile il concetto?

  • Ercole

    L ‘unica strategia di Grillo è quella di contenere il malcontento , sviare la lotta di molti proletari incazzati caduti nella trappola riformista dell’antipolitica , e fare da stampella alla crisi del capitalismo :ma il giochino non può durare ancora per molto e prima o poi chiederemo conto anche al suo movimento.

  • Tauk

    @Ercole
    La strategia di Grillo è quella di stimolare il Popolo a occuparsi della politica ( in caso contrario la politica si occuperà di te) e di mandare a casa (o meglio in galera) quella classe politica che ha portato 60 milioni di persone alla miseria, indebitati fino al collo e senza speranza per il futuro.

  • pulpo

    Analisi interessante, ma non condivido questo passaggio:

    “tornando alle dimensioni storicamente tanto più modeste del nostro presente”

    Secondo me, il “botto” che sta per arrivare non è affatto “modesto”. Che ciò accada tra sei mesi, o tra sei anni, cambia poco. Vivremo (quelli che ci saranno) in un’epoca “spettacolare”. Il virgolettato è dovuto al fatto che non sono un catastrofista: la “spettacolarità” implica che, quanto meno, il “sistema dei media” resterà in piedi. Insomma, sono un ottimista…

    Fiorenzo Fraioli (www.ecodellarete.net)

  • amensa

    questa analisi parte dal presupposto che TUTTO quanto emanato sui media fosse tuttta e solo la verità.
    Trascura un particolare importante. Il pd col PDL ha accettato supinamente il governo Monti, ed anche l’Agenda Monti per il 2013.
    Grillo aveva un programma pressochè sovrapponibile a quell PD per la politica interna ma completamente opposta a quella monetaria ed estera.
    Bersani ha inondato i media con l’affermazione che quanto richiedeva Grillo era quasi identico al suo programma, facendogli fare la figura del rompiballe preconcetto, ma mai iniziando nemmeno una trattativa sui punti , peraltro importantissimi, di disaccordo, ovvero la politica monetaria ed estera.
    Nessuno se ne è accorto ? quando fate una trattativa alla ricerca di un compromesso, su cosa trattate su quanto siete già circa daccordo o sui punti diversi ?
    Ecco quindi che il PD, per non smentire se stesso ed i 15 mesi di supporto a Monti, per non andare contro le direttive di Napolitano, adagiato anch’esso sulle direttive USA e BCE, non ha potuto trattare sui punti controversi ma accordarsi subito con il PDL a costo di perdere il collegamento tra base e dirigenza.
    E con questo non sostengo che le richieste del M5S fossero tutte giuste e condivisibili, ma dove e quando è avvenuta una trattativa su tali questioni ? dove e quando una ricerca accettabile di compromesso ?
    In effetti Bersani chiedeva al M5S di rinunciare ai propri cavalli di bataglia in cambio di nulla, o al massimo qualche poltrona governativa o di sottogoverno, cose alle quali, strano a dirsi per pollitici italiani, al M5S non fregava assolutamente nulla, anzi.

  • roz

    Analisi condivisibile sul piano storico ma che manca in un aspetto fondamentale. L’italia non è un’isola. Le dinamiche interne contano, ma solo relativamente a quelle esterne, che possono anche essere preponderanti.
    L’acuirsi della crisi infatti potrebbe avere brusche accelerazioni, imprevedibili sul breve periodo e per questo inaspettate e quindi ancora più catastrofiche, ma ci sono a livello globale tali squilibri per cui la nostra fragile economia può essere spazzata via in un amen.

    Non dimentichiamo che la depressione è stata innescata nel 2008 dal fallimento della Lehman, con un effetto domino da cui non siamo più usciti (area euro).

    Guardiamo sì i nostri temporali, ma potrebbe venire una tempesta da fuori e allora?

    Per un verso o per l’altro, i conti sono ancora tutti da fare. Ogni soluzione è possibile. Grillo è solo una delle variabili in causa.
    Concordo però assolutamente sul fatto che il Potere ha sempre più chanches di rimodellarsi restando in sella di quante le anime belle rivoluzionarie sono portate ad immaginare.

  • nicolamorgantini

    In effetti quello è il presupposto dal quale si può ricominciare a parlare di politica. Il resto sono tutte chiacchiere per gli stolti.

  • simonlester

    Noi chi?
    L’ estrema sinistra ha tre o quattro partiti (in disaccordo l’ uno con l’ altro) per un totale di una ventina di persone

  • simonlester

    E purtroppo la maggioranza dei quali continua a votare lo status quo
    e a credere che programmi come ballarò , report, servizio pubblico,
    evidenzino problemi che sicuramente la politica risolverà immediatamente (invece dei pollai in cui galline starnazzano che sono realmente)

  • terzaposizione

    la Sovranità nazionale con 113 basi USA/NATO è persa, meglio quella monetaria

  • terzaposizione

    NOI chi Terza Posizione alias Forza Nuova?
    Esci dagli ’70

  • nigel

    Quoto. Il problema dei problemi è quello

  • Aironeblu

    Certo, ma come?!?

  • Aironeblu

    Un bel quotone.