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LA SINISTRA NON CAPISCE NULLA

DI MARINO BADIALE
il-main-stream.blogspot.it

Francesco De Gregori, l’autore di tante bellissime canzoni che hanno segnato la nostra “educazione sentimentale”, ci ha fatto sapere alcune sue opinioni politiche in un’intervista al Corriere della Sera del 31 luglio *. Si tratta di un documento interessante per capire la realtà del nostro paese, e in particolare di quella parte dell’opinione pubblica che qualifichiamo “sinistra”. De Gregori infatti è una persona colta e intelligente, sa parlare bene, non aggredisce e non insulta. Non è uno studioso, ma è sicuramente un rappresentante della parte migliore dell’opinione pubblica di sinistra. Ebbene, che cosa emerge da questa intervista? Emerge, per esempio, che De Gregori alle ultime elezioni ha votato Monti e Bersani e che nutre “un certo rispetto per il lavoro non facile di Letta e Alfano”. Opinioni rispettabilissime e condivise da molti. La cosa che turba leggermente la mia mente razionalistica è che De Gregori, dopo queste affermazioni, aggiunge

Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani (..). Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica (…)

Ora, il problema che si pone è ovvio: come fa una persona intelligente e onesta a tenere assieme le due cose? La risposta è abbastanza facile: De Gregori non ha capito nulla. Non ha la minima idea di quale sia la realtà sociale, economica e politica dell’Italia e del mondo. Ovviamente, questa affermazione deve essere presa cum grano salis. Intendo cioè dire che una persona come De Gregori non ha capito le cose fondamentali, non ha uno strumento di lettura corretto della realtà, e quindi non sa in nessun modo comprendere la realtà stessa. Poi in mezzo a questa fondamentale incomprensione vi possono essere tante singole osservazioni sensate e analisi ragionevoli. Ma nella sostanza l’incomprensione è totale.

Ovviamente non si tratta di un limite personale (fosse questo, non varrebbe la pena parlarne). Il punto è quello che dicevamo sopra: De Gregori è un ottimo rappresentante dell’opinione pubblica di sinistra (delle sue parti migliori, aggiungiamo). Questo ci permette di definire cosa è la sinistra oggi: è la parte di opinione pubblica nella quale è possibile sostenere di votare per Monti affermando allo stesso tempo di voler tutelare le fasce più deboli, senza che questa strabiliante affermazione venga accolta, come meriterebbe, da fischi e pernacchie. La domanda allora è la stessa vista sopra: come è possibile? E la risposta è pure la stessa: è possibile perché la sinistra non ha capito nulla di quello che è successo negli ultimi trent’anni, in Italia e nel mondo (mi riferisco qui, ovviamente, alle persone oneste come De Gregori, escludendo i mascalzoni). E qui per “sinistra” intendo ovviamente quella sua parte che ne struttura il ragionare e il sentire, cioè il ceto politico, gli intellettuali, i giornali  e gli studiosi. L’intero mondo della sinistra non capisce nulla della realtà contemporanea.  Questo dovrebbe essere ormai un punto fermo. Occorre assumerlo con chiarezza, per metabolizzarlo e andare, si spera, oltre la sinistra. Come esercizio di metabolizzazione, si può cominciare a sostituire alla astrazione “sinistra” la concretezza di alcune singole persone. Provate: Rossanda non ha capito nulla. Tronti non ha capito nulla. Asor Rosa non ha capito nulla. Fassina non ha capito nulla. E così via. E’ un esercizio salutare.

Marino Badiale
Fonte: http://il-main-stream.blogspot.it
Link: http://il-main-stream.blogspot.it/2013/08/la-sinistra-non-capisce-nulla.html
5.09.2013

* http://www.corriere.it/politica/13_luglio_31/de-gregori-non-voto-piu-cazzullo_ae273fd8-f9a2-11e2-b6e7-d24d1d92eac2.shtml
5.07.2013
 

Pubblicato da Davide

  • tania

    In realtà sarebbe un passettino in avanti riuscire ad “andare oltre” il qualunquismo alla Marino Badiale . Perchè , “andare oltre alla sinistra” , non sarà possibile fino a che la soggettività non sarà più una categoria cha ha valore strategico al fine di formare lo spazio politico , e il suo fiorire non sarà più la questione politica centrale . Paradossalmente anche quando la politica si organizzerà intorno ad altri assi categoriali ( ad esempio , la questione ecologica eccetera ) , fino a che esisterà anche una sola persona sulla faccia della terra che non sarà libera da qualche forma di dominio ( di classe , di genere eccetera ) esisterà sempre qualcuno di sinistra . Questo , riassumendo il più possibile , per quanto riguarda la logica del pensiero politico . Per quanto riguarda invece gli argomenti qualunquisti di Marino Badiale sarebbe facile controbattere che esistono biblioteche intere di autori di sinistra che non la pensano come DeGregori .

  • consulfin

    sorvoliamo sul pensiero di Gramsci rispetto agli intellettuali.
    Il signor De Gregori non è uno che si spacca la schiena dalla mattina alla sera per cui, quando torna a casa, non ha (non tanto la voglia quanto) la forza di prendere un libro in mano! E’ libero dal bisogno, pertanto potrebbe comodamente informarsi per bene. Se lo volesse, naturalmente. Che un operaio si senta più informato di un De Gregori mi sembra una forte contraddizione ma, se vogliamo, è anche indice di un forte interesse verso la realtà (la propria realtà) che comporta un conseguente desiderio di mutarla (naturalmente a proprio vantaggio). De Gregori potrebbe non avvertirli, nè l’interesse nè, tantomeno, il desiderio. E, dal suo punto di vista, ha tutte le ragioni: se poni pari a cento la ricchezza, per redistribuirla (come, a parole, si dice convinto di voler fare) devi solo prendere una calcolatrice e dividerla più equamente. Ma se si facesse davvero, bisognerebbe mettere le mani nelle tasche di chi ha di più (tra cui c’è anche il Nostro) e di chi ha di meno. E sarebbero mani che sottraggono ai primi e che lasciano ai secondi.
    Non sono d’accordo: si tratta proprio di un limite personale. De Gregori, non solo è un ottimo rappresentante dell’opinione pubblica ma addirittura la pubblica opinione lui contribuisce a formarla. E quindi, in considerazione di ciò, è ancora di più un limite personale.
    Concluderei dicendo che forse De Gregori NON è affatto di sinistra. Lo dice, lo sostiene. Ma non lo è. Forse lo è stato. Ma non lo è.
    Rino Gaetano lo è stato molto di più (non molto di poco, ma molto di tanto):
    “Camminare con quel contadino.
    Che forse fa la stessa mia strada
    parlare dell’uva, parlare del vino
    che ancora è un lusso per lui che lo fa.
    […]
    Ma come fare non so
    Si devo dirlo ma a chi
    Se mai qualcuno capirà
    sarà senz’altro un altro come me

    Ecco: manca un interlocutore. Non c’è. Inutile cercarlo in De Gregori. Ma, soprattutto, (e purtroppo) è inutile cercarlo nel ceto sociale che si rifà a persone come lui. Quantomeno, per avere una ragionevole probabilità di trovarlo, bisogna cercarlo altrove. Tra coloro che hanno vivo interesse a redistribuire la ricchezza (il vino) che essi stessi (il contadino) producono.

  • 4gatti

    La stragrande maggioranza dei Cantautori non sembrano essere interessati o capaci (ci credo poco) di interpretare la realtá. Sono legati al sistema perché da esso dipendono e se ne guardano bene dal denunciare lo scempio che si sta realizzando. Ligabue, Baglioni, Daniele, Zero, Fossati, Rossi, e tanti altri in passato impegnatisi nel denunciare il sistema sono finiti nel pleistocene?

  • Vocenellanotte

    Otimo!

  • omicron

    Però il piddino di base la pensa proprio come DeGregori, anche se io ho qualche dubbio sulla onestà del cantore de sinistra. Gli elettori del PD votano quello che secondo loro è un partito di sinistra senza capire che fa politiche di destra neoliberale stile reganomics e oltre (euro, precariato, privatizzazioni, deregolamentazione mercati commerciali, finanziario e del lavoro, cessione di sovranità ad organismi sovranazionali non eletti che rende impossibile programmare politiche economiche)

  • Pai

    È che se nessuno sa più dare una definizione economica di cosa vuol dire “sinistra”, poi non c’è più nessun punto fermo da cui partire. È la domanda che crea l’offerta o è l’offerta che crea la domanda? Non conosco nessun amico di sinistra che sappia ancora rispondere a questa domanda. Certo voi economisti divulgativi qualcosa la potreste pur fare…

  • Nauseato

    Con tutto il rispetto, ma quanto lei scrive mi suona come una dimostrazione delle parole del “qualunquista Badiale”. Perché soltanto chi non ha minimamente capito (o voluto capire) cosa scrive Badiale, può pensare di controbattere citando le intere biblioteche di autori di sinistra che non la pensano come De Gregori.
    Senza andare a scomodare le biblioteche, ci sono un sacco di persone normalissime di sinistra che non la pensano come De Gregori. Questo non controbatte minimamente alla sostanza delle parole del “qualunquista Badiale”.

  • Nauseato

    Direi che l’intervento fa degna e condivisibile coppia con il seguente editoriale di Luca Ricolfi sulla Stampa.

    La sinistra che nega la realtà [www.lastampa.it]

    Una ventina di anni fa, all’indomani della prima vittoria elettorale di Berlusconi (1994), lo storico Giovanni Belardelli pubblicò sulla rivista «il Mulino» un saggio fulminante, significativamente intitolato «Se alla sinistra non piacciono gli italiani».

    Fu proprio in quell’epoca, infatti, che la sinistra, tramortita e incredula di fronte a un elettorato che aveva osato preferirle Berlusconi, iniziò a rivedere drasticamente il proprio giudizio sugli italiani. Visto che non la votavano, e le preferivano quel cialtrone di Berlusconi, gli italiani dovevano essere un popolo ben arretrato, individualista, amorale e privo di senso civico. Una teoria, questa, che raggiunse il suo apice, al limite del ridicolo, con l’appello elettorale di Umberto Eco nel 2001, in cui gli italiani che avessero osato votare Berlusconi venivano descritti con un disprezzo ed un semplicismo che, in una persona colta, si spiegano solo con l’accecamento ideologico.

    Oggi questa storia, una storia di incomprensione e di arroganza etica, fa però un decisivo passo in avanti. Oggi che un politico di sinistra come Stefano Fassina viene crocifisso dai suoi perché ha osato dire che esiste anche un’evasione fiscale «da sopravvivenza» (una cosa che qualsiasi persona senza pregiudizi vede ad occhio nudo) quella diagnosi di Belardelli ci appare fin troppo ottimistica, generosa, o benevola verso la cultura di sinistra. No, il problema della sinistra non è, o non è soltanto, che non le piacciono gli italiani: il problema è che non le piace la realtà.

    Quando i fatti mettono a repentaglio l’ideologia, il riflesso meccanico della cultura di sinistra non è correggere o adattare l’ideologia alla realtà, ma correggere la realtà negando i fatti. Dove correggere può voler dire, e ha voluto dire per almeno mezzo secolo, cercare di raddrizzare il «legno storto» dell’italianità, rieducando e civilizzando gli italiani secondo la concezione del bene comune propria della cultura di sinistra (una vicenda puntualmente narrata nell’ultimo libro di Giovanni Orsina: I l berlusconismo nella storia d’Italia, Marsilio 2013). Ma può voler dire anche, più letteralmente, correggere i dati della realtà, fino al punto di negarli.
    E’ successo mille volte, talora con risvolti tragici (il partito comunista che nel 1956 si rifiuta di vedere i fatti d’Ungheria), talora con risvolti meno drammatici ma non per questo privi di conseguenze (ad esempio con la negazione di dati socio-economici scomodi), talora, infine, con risvolti decisamente comici, come nel caso di Stefano Fassina sommerso di critiche per aver constatato un fatto – l’evasione da sopravvivenza – tanto evidente quanto indigesto al suo partito.

    Da che cosa deriva questa refrattarietà ai fatti, fino al negazionismo più buffo?
    Certamente, e in una misura non trascurabile, dall’eredità dello stalinismo, con il suo totale disprezzo per la verità, o meglio con la sua identificazione della verità con ciò che risulta utile alla causa, sia essa il Socialismo, la Rivoluzione, il Partito o lo Stato. Come sociologo, ne ho avuto esperienza diretta innumerevoli volte: quando scoprivo qualcosa che non faceva gioco alla sinistra i «compagni» mi dicevano che sì, poteva essere tutto vero, ma non era il momento di dirlo, la situazione era grave e c’era il rischio di «strumentalizzazioni da parte della destra». Poi però il momento di dirlo non arrivava mai, perché la situazione era sempre «delicata» e la posta in gioco invariabilmente «importantissima».

    Ma forse non andrebbe trascurato anche un altro elemento, un meccanismo – anche psicologico – che ci tocca un po’ tutti, ma affligge in modo patologico la politica, a sinistra come a destra. Con lo psicologo sociale Leon Festinger, che ebbe a scoprirlo negli Anni 50, potremmo definirlo l’incapacità di tollerare le dissonanze. E risalendo ancora più indietro, al filosofo David Hume, potremmo definirlo la tendenza umana a saltare dai fatti ai valori, dal piano descrittivo al piano normativo. Specie chi ha ferme convinzioni etiche, morali o politiche, ha difficoltà a riconoscere, talora addirittura a «vedere», i fatti che potrebbero insidiarle. Se mi batto per i diritti degli immigrati, mi è molto difficile accettare una statistica che dimostri che il loro tasso di criminalità è più alto di quello degli italiani. Se sono un fervente meridionalista, mi è molto difficile accettare un’indagine in cui si mostra che evasione e falsi invalidi sono concentrati in alcune regioni del Sud. Se sono un nemico giurato dell’evasione fiscale non riesco ad accettare che esista l’evasione per sopravvivenza: che è appunto la trappola in cui è caduto Stefano Fassina, un politico forse troppo giovane per aver interiorizzato completamente lo stalinismo e la concezione utilitaristico-strumentale della verità.

    Ma è un errore logico. Il piano dei valori e quello dei fatti sono separati. Si può restare difensori dei diritti umani, meridionalisti, o amanti della tasse (viste come «cosa bellissima», secondo l’audace definizione di Tommaso Padoa Schioppa) anche in presenza di fatti che rendono più complessa la difesa dei nostri valori. Anzi, dovremmo renderci conto che – proprio per promuovere i nostri ideali – ci serve sapere come stanno le cose. Conoscere per deliberare, diceva Einaudi, ma forse oggi dovremmo dire, più precisamente, non aver paura di conoscere se si vuole cambiare la realtà. Altrimenti quello in cui si cade è una sindrome molto pericolosa, quella di negare l’esistenza di ciò che non si sa come affrontare, o semplicemente non si ha il coraggio di combattere.

    C’è stato un tempo in cui una parte del mondo politico aveva la spudoratezza di dire che «la mafia non esiste». Oggi non succede più, ma in compenso c’è chi si permette di negare l’evasione per sopravvivenza. Potrà sembrare strano, ma questi due tipi di negazioni hanno almeno un elemento in comune: la consapevolezza che quella cosa in realtà esiste, ha una sua solidissima ragion d’essere, ma, proprio perché non si ha la forza o la volontà di combatterla, non può essere detta.

    E’ questa, purtroppo, la realtà dei sindacati e dei politici in Italia. I luoghi in cui si evade spudoratamente, talora per sopravvivenza talora per ingordigia, sono perfettamente noti a tutti perché coinvolgono milioni di persone, si vedono a occhio nudo, sono stati raccontati da innumerevoli inchieste giornalistiche, descritti minuziosamente da decine di studi scientifici: affitti di seconde case completamente in nero, operai dell’edilizia reclutati con il sistema del caporalato, immigrati spremuti come limoni nelle campagne e nell’industria dei trasporti, lavoranti a domicilio nelle civilissime regioni del Centro Italia, ragazzi che lavorano senza contratto nei negozi di Roma. Eppure non si fa nulla. Non si fa nulla perché se si facesse si creerebbero conflitti sociali immani, chiuderebbero centinaia di migliaia di attività, si perderebbero milioni di posti di lavoro. Meglio, molto meglio e molto più facile, tuonare contro gli evasori e fingere che l’evasione fiscale sia solo quella dei grandi imprenditori, dei gioiellieri, dei ricchi, degli speculatori, dei professionisti. Se i sindacati dovessero occuparsi anche di quel che succede nei negozi, nelle boite, nei campi, in edilizia, nella miriade di aziende di trasporto illegali, il loro lavoro diventerebbe immensamente più difficile, più complicato, spesso più rischioso. No, meglio fingere che tutto questo non esista, meglio andare per convegni, partecipare ai talk show in tv, sedersi ai tavoli in cui si discute con il governo e con la Confindustria delle crisi dei grandi gruppi. E quando a un politico, per di più uno dei «nostri», uno molto di sinistra, scappa detta la verità, una verità che tutti conoscono e vedono, emettere la scomunica: il suo è stato «un clamoroso errore politico».
    Così disse l’ayatollah Susanna Camusso. Amen, e avanti così.

  • Tonguessy

    Bell’articolo che pone in luce un fatto semplice semplice: il condizionamento ideologico è una potente molla sociale che dura nel tempo. Mi riferisco a ciò che il PCI ha rappresentato per milioni di italiani nel dopoguerra e fino agli anni ’80 (e si potrebbe dire anche il fascismo delle bonifiche). C’è stata una totale resa psicologica (ben motivata, senza dubbio) da parte di chi ha apprezzato i ragionamenti ed i fatti di quegli anni, resa che non cambia al variare delle situazioni di fatto (Bolognina, fino al PD). Questa situazione è molto ben documentata (almeno nel mio piccolo) al punto che esiste ancora oggi un feroce attaccamento alle propaggini politiche che ancora hanno un riferimento storico a quella resa. E tale attaccamento non subisce traumi quando viene messo a confronto con i fatti della quotidianità (fatti che smentiscono categoricamente l’appartenenza ad anriche classi politiche e di pensiero). De Gregori ne è un buon esempio. Ed anche gli altri nomi citati lo sono.
    La “fine della storia” di Fukuyama è il trasferimento dei valori socialisti dopo il crollo del muro nell’alveo neocon. Trasferimento eseguito impeccabilmente anche grazie al mantra che vuole le ideologie cosa pessima e brutta (quando sono diverse da ciò che quei thinktank vogliono).

  • Aironeblu

    De Gregori è un ottimo rappresentante dell’opinione pubblica di sinistra

    Ognuno ha i suoi difetti, ma possiamo perdonarlo per aver scritto in gioventù delle meravigliose canzoni. E poi, lui lo ha sempre ammesso:

    ” …. E non c’è niente da capire….”

  • Aironeblu

    L’impegno sociale è stato sempre il lato un po’ debole e superficiale in De Gregori, che è sempre stato un po’ troppo affascinato dal miraggio USA. Come giustamente osservi, Rino Gaetano da questo punto di vista aveva una profondità e un’energia decisamente maggiore, che ha dovuto pagare con la vita.

  • tania

    Si ma lei non ha capito , anzi probabilmente mi sono spiegata male io . “Qualunquista” era riferito all’argomento ( l’opinione pubblica , famosa o meno ) usato da Badiale a sostegno della sua tesi ( “andare oltre la sinistra” ) .

  • Tetris1917

    Inizio anni 90, in un bellissimo paese lucano, festa di paese, enorme sforzo economico da parte della popolazione locale, concerto finale del cantante e canzone “la donna cannone”, pubblico inizia a cantare insieme all’autore. Cosa succede? Si incazza del pubblico che canta, chiude tutto e va via. Ecco la spocchia angosciante di chi vota monti e spera in una scuola pubblica. Badiale ha ragione

  • pippo74

    Gran bel commento…Rino Gaetano, poi, immenso, ironico, dissacrante una spanna superiore a tutti i cantautori italiani. Peccato sia morto così giovane e in quel modo. Nella sua breve vita ci ha lasciato un patrimonio musicale incredibile, chissà quante altre stupende canzoni ci avrebbe regalato…riposi in pace

  • Tonguessy

    Terribile. Cosa ha a che vedere la Sinistra con tutto questo?

  • Noumeno

    de gregori si è qualificato qualche anno fa quando interpellato sulla censura in tv subita dalla guzzanti dichiaro’ che sta all’artista non farsi censurare…
    La sinistra o quella che si fa passare per essa ha capito benissimo quello che è successo negli ultimi trent’anni tanto che vi si è conformata.

  • totalrec

    Mi ricordo un’intervista a De Gregori del 2001, all’epoca in cui Berlusconi sembrava trionfare ovunque. L’intervistatore affermava che il cantante era considerato uno dei principali rappresentanti artistici della sinistra e lui rispondeva piccato: se qualcuno crede che io sia di sinistra, allora non ha capito nulla di ciò che ho scritto.

    Molto italianamente, De Gregori è di sinistra sì, ma soprattutto quando la sinistra è al potere. Non lo biasimo per questo, intendiamoci. E’ un grandissimo cantautore e ha il sacrosanto diritto di difendere i suoi ingaggi alle Feste dell’Unità e ai Concerti del Primo Maggio contro chi gli chiede di rinunciare ad essi in nome di astrazioni ideologiche. Nessuno – tranne forse il compianto De Andrè – sarebbe così fesso da fare una cosa simile.

    Non è De Gregori a non aver capito niente. Lui ha capito tutto benissimo e da tempo, per questo è ancora sulla breccia.

    Sono i giornalisti a non aver capito che l’opinione politica di un artista italiano che ci tenga a rimanere sulla breccia non può che essere dozzinale e pedissequa alla vanvera corrente.

    (GF)

  • Tetris1917

    Penso tutto. E’ la sinistra borghese

  • consulfin

    In realtà, con il mio commento non volevo proporre un confronto DeGregori-Gaetano. Volevo piuttosto dire che riferirsi alla sinistra indicando De Gregori, molto probabilmente è sbagliato. Ma forse questa è una cosa che era gia stata compresa dai giovani (e meno giovani) dei collettivi studenteschi (Luzzatto Fegiz parla del “sedicente movimento di autonomia operaia”) tra cui Nicoletta, la figlia di Giorgio Bocca, che lo contestarono durante un concerto nel 1976. Salirono sul palco e contestarono il cantante perchè praticava una vita lussuosa fatta grazie alla strumentalizzazione di temi cari alla sinistra. Gli fu chiesto quanto avesse incassato per quella serata, di dimostrare di essere un compagno lasciando l’incasso, di fare l’operaio, per vivere, e di cantare la sera dopo il lavoro a casa sua.
    Erano altri tempi, è vero. Le ragioni forse non erano neanche tutte dalla parte dei contestatori, tanto che DG, forse comprensibilmente terrorizzato, dichiarò che non avrebbe mai più fatto concerti. Cosa che poi non si è verificata. Anzi,si è sbizarrito, lui o i suoi manager, ad inventarsene di tutti i colori pur di attirare gente ai concerti. De Gregori è un’autentica macchina per concerti. Mi dispiace che l’amico lucano di qualche commento più giù non se ne sia accorto prima.
    Nel mio commento volevo semplicemente dire che erroneamente si attribuisce la patente “di sinistra” al partito democratico e a chi lo segue peidssequamente, senza farsi venire dubbi. Tra loro c’è sicuramente gente di sinistra, ma non riesce a togliersi i paraocchi, anzi, è letteralmente rinchiusa in uno Skinner box e si comporta esattamente come vogliono si comporti: mettono crocette, fanno il tifo contro Berlusconi, vanno a San giovanni il primo maggio. Ma la stampa di regime ha tutto l’interesse a definire di sinistra quel partito: non sia mai che i propri (e)lettori si accorgano dell’inganno.
    Però, a voler cercare, gente con la schiena dritta e con il cervello in testa c’è in giro. Gente che ha il coraggio di rinunciare a salire su un palco, sottraendosi così alla strumentalizzazione. Ma è gente che nessuno conosce e le loro azioni non sono riportate dal Corriere della sera.
    Per saperne di più e non farla tanto lunga qui, si può leggere questo articolo [variedeventuali.iobloggo.com]. Sarebbe bello se, a cominciare da noi, e dall’Autore dell’articolo, dessimo molta più importanza a questa notizia e non all’intervistona del corrierone. Se vogliamo giocare a fare quelli di sinistra, forse dovremmo smetterla noi per primi ad inseguire i miti della falsa sinistra e, in definitiva, del liberismo, non aggiungendo importanza ad entità che già se ne autoattribuiscono troppa.

  • SeveroMagiusto

    Citazione “è possibile perché la sinistra non ha capito nulla di quello che è successo negli ultimi trent’anni, in Italia e nel mondo (mi riferisco qui, ovviamente, alle persone oneste come De Gregori, escludendo i mascalzoni). E qui per “sinistra” intendo ovviamente quella sua parte che ne struttura il ragionare e il sentire, cioè il ceto politico, gli intellettuali, i giornali e gli studiosi. L’intero mondo della sinistra non capisce nulla della realtà contemporanea. Questo dovrebbe essere ormai un punto fermo”………….Fatemi capire bene: Badiale non sta parlando dell’elettorato di sinistra, dell’uomo della strada, di chi dopo una giornata di lavoro si piazza davanti alla TV e pensa perciò di essere una persona informata. Se mi viene a dire che QUESTE PERSONE non hanno capito niente, mi sta bene. Ma qui sta proprio parlando di POLITICI, INTELLETTUALI (o presunti tali), GIORNALISTI e STUDIOSI ( i famosi “professori”, come Monti o Prodi?), e affermando che non capiscono niente di cosa sta succedendo. MA STIAMO SCHERZANDO?! Coloro che hanno la responsabilità di aver contribuito a ridurre l’Italia in una valle di lacrime – oltre che di essere gli opinion maker ai quali si affidano gli elettori – lo avrebbero fatto per insipienza?? Quindi “gli altri erano i cattivi e noi non ce n’eravamo accorti?” MA CI PRENDONO PER IL CULO? Gli altri sono delle merde, e su questo non ci piove, ma che si voglia far passare “personaggini” come Prodi, Amato, d’Alema, Veltroni, Napolitano, ecc… per degli INGENUI, è scandaloso!

  • consulfin

    d’accordo con il tuo primo periodo. Con il secondo, no: è la BORGHESIA. Né di sinistra, né di destra. E la moltitudine è fatta dai reggicoda. Saluti amareggiati.

  • Georgejefferson

    Anche i Litfiba,un tempo erano forti,anni 80,qualcosa dei 90…ora l’anno scorso li sentii dire che a Monti gli spetta un lavoro immane,in tono approvativo..dimostrando di non aver capito nulla

  • Aloisio

    uhhhh quante seghe mentali .La realtà è molto più semplice, per chi la vuol vedere.de Gregori ha speculato sulla sua fama sinistroide finchè gli faceva comodo,per abbindolare un po’ di fessacchiotti e vendere dischi,ora non gli serve più.
    In ogni caso uno che vota monti (e la zdora) non può essere che un farabutto, anche se col portafoglio gonfio .

  • Georgejefferson

    Ottimo articolo,davvero.

  • ilsanto

    Scusate ma di che sinistra stiamo parlando del PD ? ci credo che uno anch e in buona fede resti confuso. Lanci la prima pietra chi sa cosa vuole il PD.
    Che ideologia ha ? a quale elettorato si rivolge ? come pensa di cambiare l’economia ? chi lo rappresenta la Bindi o Renzi o Bersani o Letta magari D’alema ? almeno prima c’era Bertinotti. Per me se stai nel “Sistema” non puoi parlare di sinistra perchè le regole le detta il Sistema vedi la storia dello spread e quindi sinistra puo essere solo antisistema o sei x il libero mercato ed il neo capitalismo e ti adegui alle sue regole o dici basta e rifondi una società diversa. quale riformismo del c…o è solo opportunismo.

  • omicron

    Esatto, Falsa Sinistra e Vera Destra. Che infatti governano insieme come proconsoli della elite capitalista euro-tedesca.

  • Nauseato

    Ma è evidente che non sia De Gregori il punto; che sia uno dei tanti opportunisti credo sia ormai assodato da tempo. Il punto è un altro: proprio come lui (ma persone “normali”, il vicino di casa, l’amico d’infanzia,..) ci sono una marea di elettori che senza avere alcun “vantaggio” personale come un De Gregori, possono definirsi di sinistra e votare Monti e/o Bersani (ovviamente per il loro e nostro bene e perché “eh be’ ce lo chiede l’Europa…” …) cianciando allo stesso tempo di:


    … tutela delle fasce sociali più deboli, degli immigrati, dei giovani (..). convinti che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credono che la ricchezza in quanto tale vada punita. E a favore della scuola pubblica (…)

    Ce ne sono una MAREA. Una marea che non ha capito NULLA e temo che nulla potrà mai capire neanche a “bastonarglielo in testa” con 1000 fatti incontrovertibili. E temo anzi son certo, siano la nostra peggiore condanna.

  • Nauseato

    Non a caso postato su FB … di tutti i miei amici/conoscenti “di sinistra” nessuno che abbia fatto il minimo commento. È stato invece del tutto ignorato. Apprezzato invece con classico “mi piace”, da un paio di amici/conoscenti “di destra” … Per quanto le due categorie (destra/sinistra tra gli elettori più che mai…) possano ancora stare in piedi.

    Mai dimostrazione poteva essere più eclatante.

  • Aironeblu

    Io più semplicemente ho abbandonato sinistra, destra, fronte e retro già da tempo.

  • dana74

    Badiale è stato fin troppo generoso. Quella sinistra è ampiamente ricompensata da immensi privilegi ed agi. Fa finta di non capire perché cooptata da quel sistema che li rende ricchi?
    Basta frignare ogni tanto per il povero per salvare le apparenze, al popolo di sinistra è sempre bastato.

  • IVANOE

    De gregori è un fricchettone alla venditti alla liguori alla ferrara gente rinnegata che pontifica su tutto a cazzo…
    Già una volta quando c’erano i compagni veri al palasport di milano se l’è sfangata oggi in modo più comodo si gode i suoi sporchi soldi e non rischia più un cazzo nel dire cazzate… uno che ha votato monti…

  • vanbasten83

    I personaggi da te citati (Prodi, D’Alema, Amato e Napolitano) rientrano di diritto nella categoria “mascalzoni” descritta da Badiale.