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LA SINISTRA DIVENTA INCANDESCENTE SE QUALCUNO RICORDA LE RADICI SOCIALISTE DEL NAZISMO

telegraph naziDI DANIEL HANNAH
The Telegraph

Il 16 Giugno 1941, mentre Hitler preparava le sue forze per l’Operazione Barbarossa [invasione dell’Unione Sovietica, ndt], Josef Goebbels lavorava al “nuovo ordine” che i nazisti avrebbero imposto alla Russia, una volta conquistata. Non ci sarebbe stato ritorno, egli scriveva, per i capitalisti, per i preti e per gli Zar. Piuttosto, in luogo del degradato bolscevismo ebraico, la Wehrmacht avrebbe imposto “Der echte Sozialismus”: il socialismo reale.

Goebbels non ha mai dubitato del fatto di essere un socialista. Egli concepiva il nazismo come una migliore e più plausibile forma di socialismo, rispetto a quella che veniva propagandata da Lenin.

Invece di diffondersi attraverso le nazioni, [il socialismo] avrebbe operato all’interno del Volk [Volk è una parola assai più pregnante di “popolo” dal momento che, fin dall’inizio del Romanticismo germanico, per i pensatori tedeschi Volk denotava una serie di individui legati da una “essenza” trascendente, volta a volta definita “natura” o “cosmo” o “mito”, ma in ogni caso tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo. Costituiva la fonte della sua creatività, dei suoi sentimenti più profondi, della sua individualità e della sua comunione con gli altri membri del Volk, ndt].

Così totale è la vittoria culturale della sinistra moderna, che finanche il mero racconto di questi eventi finisce con l’essere stridente. Ma è una questione che pochi, all’epoca, avrebbero trovato particolarmente controversa. George Watson così ha scritto nel “The Lost Literature of Socialism”:

E’ chiaro oltre ogni ragionevole dubbio che Hitler ed i suoi collaboratori credevano di essere socialisti e che altri, inclusi i socialdemocratici, la pensavano allo stesso modo.

L’indizio è nel nome. Le generazioni successive della sinistra hanno cercato di spiegare la presenza [imbarazzante] del termine “socialista” nel nome di quel partito [Partito Nazionale Socialista dei Lavoratori Tedeschi], definendola come una cinica trovata pubblicitaria, o un’imbarazzante coincidenza. Il termine, invece, indicava esattamente quello che il NSDAP si proponeva.

Hitler, in effetti, disse a Hermann Rauschning [un prussiano che aveva brevemente lavorato per i nazisti – prima di respingere quest’ideologia e fuggire dal paese – e che aveva molto ammirato il pensiero dei rivoluzionari conosciuti in gioventù e che credeva fossero, però, più dei chiacchieroni che dei prevaricatori] che: “ho messo in pratica ciò che questi venditori ambulanti, questi pennivendoli, avevano timidamente cominciato a fare”, aggiungendo che l’intero nazionalsocialismo si basava su Marx.

Hitler credeva che l’errore di Marx fosse stato quello di favorire la guerra di classe, invece dell’unità nazionale – ovvero di aver volto i lavoratori contro gli industriali, invece di arruolare entrambi [i gruppi] nel rispettivo ordine corporativo.

Il suo scopo, come sosteneva il suo consigliere economico, Otto Wagener, era quello di convertire il “Volk” tedesco al socialismo, senza eliminare al contempo i vecchi individualisti – termine con il quale indicava i banchieri ed i proprietari della fabbriche – che potevano meglio servire il socialismo, egli pensava, generando entrate per lo Stato. “Quello che il marxismo, il leninismo e lo stalinismo non sono riusciti a raggiungere – sosteneva Wagener – saremo in grado di ottenerlo noi“.

I lettori di sinistra staranno ormai ribollendo. Ogni volta che tocco quest’argomento, quelli che si ritengono progressisti e considerano l’antifascismo come parte della propria ideologia, danno in escandescenze. Beh, ragazzi, forse ora sapete com’è che ci sentiamo noi conservatori quando associate liberamente il nazismo con “la destra”.

Per essere chiaro, non credo assolutamente che le sinistre moderne abbiano delle subliminali tendenze naziste, o che il loro odio per Hitler sia in alcun modo una finzione. Non è questo quello che voglio dire. Quello che voglio sostenere, in tutta sincerità, è che la continuità ideologica tra libero mercato e fascismo è un’idea altrettanto falsa.

L’idea che il nazismo non sia che una forma di conservatorismo, seppur più estrema, si è fortemente insinuata nella cultura popolare. Ce ne rendiamo conto non solo quando dei foruncolosi studenti gridano “fascista” ai Tories [membri del Partito Conservatore britannico, ndt], ma anche quando gli esperti definiscono i partiti rivoluzionari anticapitalisti – come ad esempio il BNP [British National Party] e la Golden Dawn [in Grecia] – come “estrema destra”.

Su che cosa si basa questa connessione? E’ come se si dicesse, puerilmente, che quelli di sinistra sono compassionevoli, mentre quelli di destra sono brutti, e che i fascisti sono cattivi.

Messa giù in questo modo l’idea sembra un po’ idiota … ma pensate ai gruppi di tutto il mondo che la BBC, ad esempio, definisce “di destra”: ovvero ai talebani [che vogliono la proprietà comune dei beni], oppure ai rivoluzionari iraniani [che hanno abolito la monarchia, sequestrato le industrie e distrutto la classe media], o a Vladimir Zhirinovsky [Vicepresidente del Parlamento Russo, membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e leader del Partito Liberal-Democratico Russo, ndt], che si strugge per lo stalinismo.

La barzelletta che “i nazisti erano di estrema destra” non è che un sintomo della più ampia nozione riguardo il termine “destra”, che non è altro che un sinonimo di “cattivo”.

Uno dei miei elettori, una volta, si lamentò con la BBC per un rapporto sulla repressione dei popoli indigeni del Messico, il cui governo veniva etichettato come “di destra”. Il partito al governo, egli fece notare, era un membro dell’Internazionale Socialista e questa cosa era rilevabile dal suo stesso nome: Partito Rivoluzionario Istituzionale.

Impagabile fu la risposta della BBC. Sì, accettiamo il fatto che si trattava di un partito socialista, “ma ciò che il nostro corrispondente stava cercando di far passare è che si trattava di un partito autoritario”.

L’autoritarismo, nella realtà, è stata una caratteristica comune ai socialisti di entrambe le varietà [quelli di tipo nazionale e quelli di tipo leninista], che si attaccavano l’un l’altro nei campi di prigionia, e usavano reciprocamente i plotoni di esecuzione. Ogni fazione detestava l’altra in quanto eretica, ma entrambi disprezzavano gli individualisti del libero mercato perché irrecuperabili.

Friedrich von Hayek [filosofo ed economista austriaco, fondatore della scuola liberista detta “austriaca”, ndt] sottolineò, nel 1944, che la loro battaglia fu molto feroce perché si trattava, in realtà, di una battaglia tra fratelli.

L’autoritarismo – ovvero, tanto per dargli un nome meno carico, la convinzione che la coazione statale sia giustificata dal perseguimento di un obiettivo più alto, come ad esempio il progresso scientifico o una maggiore uguaglianza – è stato tradizionalmente una caratteristica sia dei socialdemocratici che dei rivoluzionari.

Jonah Goldberg ha lungamente descritto il fenomeno nella sua opera magna, “Liberal Fascism”. Molte persone si sentono offese dal suo titolo, evidentemente senza averlo letto perché, fin dalle prime pagine, egli rivela che la frase non era sua. Citava un impeccabile progressista, HG Wells, il quale, nel 1932, disse ai giovani liberali che dovevano diventare “liberal-fascisti” e “nazisti illuminati”.

In quei giorni molti tra i più importanti intellettuali progressisti, tra cui Wells, Jack London, Havelock Ellis ed i Webbs, erano a favore dell’eugenetica, convinti che solo le ossessioni dei religiosi stavano trattenendo lo sviluppo di una specie più sana.

Il modo asettico [senza rimorsi, ndt] con cui ne furono precisate le conseguenze, sono state ampiamente modificate nel nostro discorso [come del resto le reali parole di Hitler]. George Bernard Shaw, ad esempio, così ebbe a dire nel 1933:

Lo sterminio deve essere fatto su base scientifica [se mai uno sterminio sia mai stato effettuato con umanità e con rimorso] e fino in fondo … Se vogliamo un certo tipo di civiltà e di cultura, dobbiamo sterminare il genere di persone che non vi rientra.

L’eugenetica, naturalmente, sfocia facilmente nel razzismo. Lo stesso Engels parlò di “spazzatura razziale”, riferendosi a quei gruppi che sarebbero stati necessariamente soppiantati una volta che il socialismo scientifico fosse stato attuato.

Condite tutto ciò con una spolverata di anti–capitalismo e spesso otterrete l’anti–semitismo di sinistra, un qualcosa che abbiamo tagliato dalla nostra memoria, ma che una volta sarebbe passata senza obiezioni. “Com’è possibile che un socialista possa non essere antisemita?” E’ questo quello che Hitler aveva chiesto ai membri del suo partito, nel 1920.

Gli intellettuali della sinistra contemporanea che criticano Israele sono, in segreto, anti–semiti? No. Non nella stragrande maggioranza dei casi. Sono, i socialisti moderni, interiormente desiderosi di mettere nei campi di prigionia gli scettici del riscaldamento globale? No. Vogliono, i keynesiani, [introdurre] l’intero impianto del corporativismo, che fu definito da Mussolini come “tutto nello Stato, nulla fuori dello Stato”? Ancora una volta, no.

Ci sono degli idioti, ovviamente, che finiscono con lo screditare ogni causa, ma la maggior parte delle persone di sinistra è sincera nel suo dichiarato impegno per i diritti umani, per la dignità personale e per il pluralismo.

Il mio risentimento verso molte [non tutte] persone di sinistra, è semplice da descrivere. Rifiutando di restituire il complimento, assumendo quindi una [sorta di] superiorità morale, rendono il dialogo politico quasi impossibile. Usare il termine “destra” per significare un qualcosa di “indesiderabile”, ne costituisce un piccolo ma importante esempio.

La prossima volta che sentite le sinistre usare la parola “fascista” come un insulto a carattere generale [ovvero riferito a tutta la destra, ndt], sottolineate delicatamente la differenza che c’è tra ciò che a loro piace immaginare dello NSDAP [Partito Nazionale Socialista dei Lavoratori Tedeschi], e ciò che questo partito ha effettivamente proclamato.

nazi telegraph2

Il Partito Nazista Olandese fu altrettanto esplicito: “Con la Germania contro il capitalismo”

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Un’altra immagine del Partito Nazista Olandese: “Il nostro socialismo è il tuo futuro”

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DANIEL HANNAH

The Telegraph

Link: Leftists become incandescent when reminded of the socialist roots of Nazism

25.02.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Pubblicato da

  • amaryllide

    "Hitler credeva che l’errore di Marx fosse stato quello di favorire la
    guerra di classe, invece dell’unità nazionale …Il suo scopo, come sosteneva il suo consigliere
    economico, Otto Wagener, era quello di convertire il “Volk” tedesco al
    socialismo, senza eliminare al contempo i vecchi individualisti –
    termine con il quale indicava i banchieri ed i proprietari della
    fabbriche"

    e quindi era l’esatto opposto del socialismo, che non riconosce nessuna unione del popolo, ma solo la lotta di classe, che i nazisti condussero coerentemente a favore della borghesia.

  • Truman

    In sostanza il commento è corretto, comunque “il socialismo in una sola nazione” lo fecero Lenin e Stalin. Senza dare troppo addosso a chi il socialismo ha provato a realizzarlo, ho la sensazione che la pratica socialista possa essere diversa dalla teoria marxiana.

     

    Comunque, restando in Italia, Mussolini proveniva a tutti gli effetti dal socialismo.

  • Franco-Traduttore

    Nonostante “The Telegraph” abbia
    cercato di far passare Daniel Hannan come una sorta di storico, egli è in
    realtà un politico della destra liberista, che non pretende di fare cultura, ma
    solo della propaganda in favore della sua parte politica [sono stato costretto,
    per amor di verità, ad ampliare la presentazione che il quotidiano aveva fatto originariamente
    dell’autore].

    In sintesi estrema, il suo
    ragionamento sviluppa il principio-guida che non è vero che essere di destra
    significhi essere nazi-fascisti, e che inoltre è sbagliato definire certi
    movimenti come di “estrema destra”, ma semplicemente, se ho ben capito,
    “estremi”, senza ulteriori aggiunte. Egli lamenta, inoltre, di come la sinistra
    rivendichi una sorta di ingiustificata superiorità morale, che impedisce
    qualsiasi dialogo fra le parti.

    Nel sostenere questo principio, Hannan
    ricorre a delle considerazioni a sua volta piuttosto estreme ed assolutamente
    discutibili [l’autore si lamenta in generale dell’estremismo, ma non esita a
    ricorrervi a piene mani].

    I lettori avvertiti sanno ben
    distinguere l’informazione dalla disinformazione. Si prendono alcuni elementi
    di verità, si aggiunge una qualche citazione presa dal web [a supporto di una
    tesi precostituita], e si imbastisce una seriosissima teoria che però,
    nonostante le diverse intenzioni dell’autore, fa un po’ ridere: “Le Radici Socialiste
    del Nazismo”.

    Nel terribile, drammatico e contraddittorio
    secolo che abbiamo appena vissuto, se ci mettessimo di buona lena a trovare
    citazioni ed a scovare fatti più o meno imbarazzanti, riusciremmo ad imbastire
    le teorie più disparate, ed al contempo esattamente il loro contrario.

    Ma cercando di trovare una risultante
    a tutte queste spinte [consapevole che su quest’argomento sono stati scritti
    decine di libri, ed altri ancora ne servirebbero, poiché è opinione comune che
    non tutto sia stato scritto], ovvero per trovare le vere radici del nazismo, mi
    concentrerei soprattutto, ed in sintesi estrema, su due cose:

    1 – Il nazionalismo pan-germanico insito
    nel “romanticismo tedesco”, ovvero nel “volk” [
    http://imaginaryboys.altervista.org/italiano/nazismo/volk.htm [imaginaryboys.altervista.org]], di cui il nazismo è stato senz’altro
    un’espressione [come lo è, del resto, l’attuale politica tedesca].

    2 – Il fatto contingente che ben ha
    espresso John Maynard Keynes, dopo la 1° Guerra Mondiale:  «Se diamo per scontata la convinzione che
    la Germania debba esser tenuta in miseria, i suoi figli rimanere nella fame e
    nell’indigenza […], se miriamo deliberatamente alla umiliazione dell’Europa
    Centrale, oso farmi profeta, la vendetta non tarderà».

    Altro
    che radici socialiste! Mi sembra, quindi, che il buon Hannan abbia bisogno
    innanzitutto di alcune buone letture, e poi di un po’ di senso della storia.

    Continuando
    … seppure il concetto di destra, così come quello di sinistra, non sia
    sintetizzabile con un semplice slogan, possiamo tuttavia distinguere, nella
    destra, due grandi categorie: la destra sociale e quella liberista.

    Premesso
    che considero quest’ultima il vero dramma del post 2a Guerra Mondiale, mi
    sembra condivisibile che destra sociale e socialismo abbiano in comune una
    sorta di difesa dello “stato sociale”.

    Il
    socialismo per difendere le classi socialmente più deboli
    [va
    beh, non ho a disposizione 200 pagine], la destra sociale per difendere il
    “volk”. Il primo embrione di stato sociale fu introdotto da Bismark, mi pare, e
    non perché fosse un socialista!

    Credo
    che nasca da qui l’equivoco di fondo che Daniel Hannan ha cercato di
    strumentalizzare. Ma socialismo e nazismo sono stati e continuano ad essere ben
    distinti e distanti.

    Non entro nel merito di ogni singola
    affermazione, molte di queste sarebbero facilmente [ma proprio facilmente] confutabili.
    Quando si porta a modello il darwinismo sociale di van Hayek [spacciato per
    destra moderata], quando si considera qualche vecchio socialdemocratico come un
    pericoloso estremista [l’autoritarismo è
    stato tradizionalmente una caratteristica sia dei socialdemocratici che dei
    rivoluzionari
    ], quando si sostiene che il BNP ed “Alba Dorata” non siano in
    realtà “destra”, cosa resta oltre ad una risata, e con essa il rifiuto a
    confrontarsi con certo straccionismo spacciato per cultura?

    Ma su una considerazione di Hannan
    vorrei comunque soffermarmi. Ovvero sul colloquio fra destra e sinistra,
    impedito dal senso di superiorità morale della sinistra.

    Premesso che non mi sento superiore a
    nessuno [e chi ci si sente è un idiota], direi che il problema sia esattamente
    quello opposto. Mi sembra che destra e sinistra abbiano colloquiato fin troppo.
    Ci dice niente quello che sta succedendo in Italia, ma anche in tutto il mondo
    occidentale? Renzi/Berlusconi, Clinton/Bush/Obama, Sarkozy/Hollande, Blair/Cameron.
    E che cavolo!

    L’interclassismo [ovvero quella
    concezione politica e sociale, tipica del colloquio destra/sinistra, che
    promuove la collaborazione tra le diverse classi sociali e la
    conciliazione dei loro differenti interessi] si è dimostrato purtroppo una
    sciocchezza.

    Il rifiuto della lotta di classe non
    ha promosso l’armonica convivenza e neppure la conciliazione dei rispettivi
    interessi, ma si è risolta nella predominanza di una “classe” sull’altra.

    Credo che il “liberismo” non sia che
    uno dei frutti di questo dialogo, imperante in tutto il mondo occidentale [Mr.
    Hannan, la cultura di sinistra dominante nel mondo? Suvvia … mai, nel
    dopoguerra, c’è stata una così assoluta prevalenza della destra, anche sotto forma
    di sinistra dialogante!].

    E bisogna combatterlo, il liberismo,
    non perché chi lo sostiene è brutto e cattivo [cito Hannan], ma perché il
    liberismo è semplicemente fallito. Ha causato niente altro che disastri, ed ha
    favorito soltanto le élites economiche, distruggendo al contempo le società e
    le economie dei vari paesi. Chi vuole, dia pure un’occhiata qui:
    http://www.deriveapprodi.org/2013/09/la-nuova-ragione-del-mondo/ [www.deriveapprodi.org]

     

  • MarcoLinguardo

    Vorremmo innanzitutto ringraziare il Sig. Franco per l’avviso ai naviganti che ha voluto solertemente diramare — attenti alla disinformazione! — per farlo immediatamente nostro.
    Attenti, quindi, alla disinformazione!

    Perché già nell’uso del termine nazismo, anziché nazionalsocialismo, vi è un sottile, ma abituale, occultamento della verità.

    Se chiedeste a un commensale di passarvi una forca invece di una forchetta, come pensate vi guarderebbe? Quindi, sebbene l’etimologia ci dica che forchetta è il diminutivo di forca, è nell’uso comune che sono tra loro ben distanti. Così vale per la scelta del termine nazismo ove — come dice il sig. Franco “a sostegno di una tesi precostituita” — si viene a celare la parola “socialismo” nel nome storico dello N.S.D.A.P., NationalSOZIALISTISCHE Deutsche Arbeiterpartei [Partito NazionalSOCIALISTA Tedesco dei Lavoratori].

    Se a ciò si fermasse il nostro commento sarebbe facile gioco tacciarci di pignoleria e, quindi, andiamo nell’essenza ovverosia ad affermazioni perentorie come “socialismo e nazismo sono stati e continuano ad essere ben distinti e distanti”.

    Poiché anche noi non abbiamo “200 pagine a disposizione” e, soprattutto, “consapevoli che su quest’argomento sono stati scritti decine di libri” — tra i quali, immodestamente, spiccano per autenticità documentale i nostri! —, veniamo giusto a ricordare attraverso qualche citazione il senso socialista del “nazismo”. E iniziamo da una chiara attestazione.

    «Socialisti e nient’altro che socialisti! Ciò per cui abbiamo tanto lottato e in modo così veemente, vale a dire il nostro voler essere socialisti e non accontentarci di essere nazionalisti o patriottici o populisti, è proprio quanto oggi rappresenta il nostro più grande motivo di orgoglio». Così scriveva Schwarz van Berk, caporedattore del quotidiano berlinese “Der Angriff ”[fonte: Socialismo tedesco al lavoro, editrice Thule Italia].

    E se ci viene ricordato giustamente dal sig. Franco che “il primo embrione di stato sociale fu introdotto da Bismark e non perché fosse un socialista!”, allora noi rammentiamo la differenza tra sociale e socialismo con le parole di Goebbels nel suo “ABC del Nazionalsocialismo”:

    «Qual è la differenza tra sociale e socialista? La retorica sociale vuole accordare alla parte oppressa del popolo dei diritti incompleti per paura, codardia, elemosina e carità; il Socialismo, invece, le dà i suoi pieni diritti, basandosi sulla giustizia e sulla necessità dello Stato». [Appendice a Michael, Joseph Goebbels, editrice Thule Italia].

    Ne consegue che il sig. Franco a sua insaputa è d’accordo con Goebbels! Si può essere sociali senza essere socialisti!

    E, come non citare le parole di Ludwig von Mises, non certo tacciabile di simpatie “naziste”, che così affermava nel 1951:

    «La filosofia dei nazisti, cioè del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori tedeschi, è la più pura e maggiormente consistente manifestazione dello spirito anti-capitalistico e socialistico della nostra epoca».

    Ci sottraiamo, invece, dalla dialettica a distanza tra il sig. Franco e il sig. Daniel Hannah poiché disinteressati dall’uso del concetto di socialismo pro domo sua. Il nostro compito si ferma lì dove si attinge dal passato dando soltanto ai Lettori la possibilità di conoscerlo. Altrimenti su false certezze si possono costruire le più bizzarre teorie.

  • clausneghe

    La cosa che ha ucciso il socialismo (e il comunismo applicato) è stata la cultura della Morte.

    Non hanno saputo rinunciare alla violenza, per questo sono falliti o degenerati come il nazionalsocialismo. Del resto anche Mussolini era socialista, o no?
  • amaryllide

    "Il primo embrione di stato sociale fu introdotto da Bismark, mi pare, e
    non perché fosse un socialista!"

    no, perchè aveva contro il più forte partito socialista mondiale, all’epoca. I politici non sono esseri ultraterreni, devono agire nelle condizioni in cui si trovano ad operare. Così il "duro" Bismarck alla fine dovette cedere alla pressione della SPD (che allora era così a sinistra da discutere con Engels), i governicchi dell’Italia "liberale" facevano sparare l’esercito addosso ai lavoratori con regolarità (vedi Milano 1898).

  • amaryllide

    Mussolini era un opportunista, che aveva un istinto naturale per capire quale posizione era più comoda per far carriera e l’assumeva. Così fu socialista finchè il PSI era in crescita, poi si fece riempire di soldi dai francesi per diventare interventista, e di nuovo dai pescecani di guerra e dagli agrari nel dopoguerra per diventare fascista, e poi dai clericali nel ’29 per diventare "uomo della provvidenza". Il suo limite era che di politica internazionale non capiva una mazza, e finì appeso per aver combattuto stati molto più potenti di quel paese del terzo mondo che era diventata l’Italia in 20 anni di malgoverno fascista. Che se avesse avuto la metà dell’intelligenza di quell’altro porco di Franco, purtroppo per l’Italia sarebbe morto di vecchiaia nel suo letto a 80 anni, da PDC in carica.

  • amaryllide

    «La filosofia dei nazisti, cioè del Partito Nazionalsocialista
    dei Lavoratori tedeschi, è la più pura e maggiormente consistente
    manifestazione dello spirito anti-capitalistico e socialistico della
    nostra epoca».

    Von Mises è un liberista, e quindi una persona che ribalta la realtà per mestiere, esattamente come Hannah. E il fatto che sia un bugiardo patentato è dimostrato dall’evidenza che un economista NON PUO’ non sapere che lo spirito "socialistico" del nazismo aveva arricchito a dismisura i vari Alfred Krupp, Fritz Thyssen e compagnia borghese canagliesca.

  • MarcoLinguardo
    Peccato che si dimentichi – e lo dico non con intento apologetico, ma storico – che lo spirito socialistico – senza virgolette – abbia sollevato un popolo ridotto a brandelli dalla guerra, che abbia reso realtà il diritto al lavoro, che abbia permesso al lavoratore intellettuale e non di usufruire di vacanze a costi irrisori, che potesse permettersi serate al teatro, che l’edilizia fosse stata studiata per avere un ambiente confortevole (case al massimo di tre piani), che un’automobile si chiamasse Volks-wagen, e potrei continuare per righe e righe….se non fosse….

    …se non fosse che stiamo parlando di due cose diverse. Io analizzo il Nazional-socialismo, lei parla del liberismo dei Monti, dei Draghi – per restare in ambito italiano-europeo.

    …se non fosse che il Nazionalsocialismo difendeva la proprietà privata e permetteva anche il giusto guadagno ai vari Krupps, Thyssen e compagnia imprenditoriale.

    Perché ora le rivelerò una tremenda verità: senza l’imprenditore non esiste l’operaio o il lavoratore in generale. Quindi o qui si parla di Storia oppure se si fa della demagogia il confronto è impossibile per mancanza d’interlocutore.

  • Georgios

    Va bene che "Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo".
    Anzi, va benissimo.
    Non bisogna dimenticare però il 2o slogan di CDC proprio al disotto del precedente.

    Traducendo un articolo de "The Telegraph" si e’ dato inizio a un tale aggrovigliamento della matassa che ora si scrive il tutto ed il contrario di tutto e il bello e’ che hanno tutti ragione. Un miracolo.

    Non oso contraddire neanche la reggina delle panzane cioè che Hitler fu un seguace di Marx (anche se "ha corretto" la teoria del barbuto) perché sarò sommerso da una miriade di citazioni fatte da una serie di più o meno celebri (in un modo o nell’altro) personaggi.

    Mi limiterò invece a focalizzare sui termini "destra" e "sinistra". Come e’ nata questa terminologia che descrive lo spettro politico? Semplicemente dai posti che hanno scelto per sedersi i rappresentanti nei vari corpi legislativi nella Francia rivoluzionaria del 1789. Non si sa perché hanno scelto di sedersi a destra o a sinistra ma fatto sta che a destra sono andati a sedersi gli aristocratici e il clero cioè quelli che difendevano gli interessi dell’ancien regime, mentre a sinistra si sono seduti i repubblicani e i sostenitori del secolarismo e delle libertà civili. In parole povere fatta eccezione per qualche forma di proto-comunisti tipo Gracchus Babeuf, a sinistra si sono seduti i borghesi, i sostenitori del capitalismo e dei liberi mercati. Questi erano allora la classe che rappresentava il progresso sociale rivoluzionario e ci hanno messo quasi un secolo per portare a termine il loro progetto. Solo a partire dalla crisi economica del 1873-1895 la classe borghese assunse il suo carattere reazionario (che fu proprio dell’ancien regime prima del 1789) come classe dirigente.

    Ne consegue che nella memoria e nella sensazione collettiva "destra" significa regresso e "sinistra" significa progresso. Per cui che si chiami Hitler, Mussolini, Lenin, Stalin, Mao o Pinco Pallino la sua collocazione a destra o a sinistra sarà determinata dall’effetto del suo agire nella storia. Per esempio uno può benissimo farsi chiamare "di sinistra", "socialista" o "comunista" ed essere un campione reazionario. Un altro può fare riferimento a valori che da manuale sarebbero reazionari ed essere un vero portatore di progresso. Non contano le etichette, i detti e gli scritti. Conta la pratica. Quindi bisogna chiedersi il "cui bono?" di ogni momento storico in termini di rapporti di classe. In termini di oppresso-oppressore.

    Dire che Mussolini era stato socialista o che Hitler faceva riferimento al socialismo non significa nulla. Quello che conta sono i rapporti di questi con le élite capitalistiche, il modo con il quale le hanno trattate e che sono stati trattati loro stessi da queste élite.

    E siccome queste élite tentano ancora una volta il giochetto degli anni venti e trenta ma con un meccanismo diverso bisogna stare molto attenti. Allora avevano incanalato il malcontento popolare verso l’annientamento reciproco con i miraggi di grandezza nazionalsocialista che era la maschera della superiorità razziale. Però allora c’era una sinistra vera (o quasi) da contrastare sul piano ideologico.

    Ora che la sinistra non c’è più, usano la sinistra ufficiale che in termini di pregresso-regresso e’ chiaramente reazionaria per incanalare il malcontento popolare verso i nazionalismi esaltati senza veli socialisti. L’obbiettivo comunque rimane lo stesso: l’annientamento reciproco dei poveracci. Questo faciliterebbe di molto i loro piani che sono la totale distruzione dello stato sociale ed il ritorno ad nuovo medioevo tecnologico.

  • Georgios

    Il socialismo in un solo paese e’ una teoria di Stalin. Lenin non c’entra. Stalin cercò di chiamare Lenin in supporto della sua tesi però nel 1938, quando non ci poteva essere contraddittorio perché Lenin era morto da tempo.

  • alverman
    Anni fa Gianni Agnelli disse che solo la sinistra può fare leggi di destra…

  • Truman

    @Georgios, certamente fu Stalin a parlare di socialismo in un solo paese o qualcosa del genere, ma io parlavo anche di pratiche. La rivoluzione russa la ricordo principalmente come opera di Lenin, Trotskij e Stalin. Inizialmente ci furono enormi problemi di consolidamento dell’URSS e quindi la rivoluzione mondiale fu temporaneamente messa da parte. Poi Trotskij fu estromesso e vinse la linea di Stalin. Provo a spiegarmi meglio: in pratica la rivoluzione in un solo paese la fecero Lenin e Stalin, estromettendo Trotskij. La diffusione del socialismo verso i paesi confinanti fu più imperialismo che marxismo applicato.

  • Georgios

    Il discorso sarebbe molto lungo. Di certo non credo esista un "marxismo applicato" né ci potrebbe essere. Marx ha fatto un’analisi dettagliata del capitalismo e da questa analisi ne e’ scaturita una "strada maestra" in linee generali per il passaggio successivo. Non ha certo descritto nessuna "ricetta" da applicare. Non ci può essere una ricetta d’altronde perché i dati cambiano a seconda della società e del momento storico. Se esiste forse un’unica regola, secondo me, sarebbe quella di creare continuamente le condizioni per più democrazia. E’ l’unico modo per avere la gente nel campo della maggioranza del popolo. Ed e’ l’unica condizione affinché la cosiddetta dittatura del proletariato (cioè la dittatura dei molti sui pochissimi) abbia un senso pratico ed una seria possibilità di successo. Credo che in tal senso quella che si e’ espressa più correttamente fosse la Luxemburg.

    I protagonisti della rivoluzione sovietica furono parecchi (non solo i tre citati) ma il vero "cuoco" fu soltanto Lenin che e’ andato contro la maggioranza della dirigenza dei bolscevichi. I fatti gli dettero ragione in un primo momento, dopo però, le particolarità sociali della Russia zarista insieme ad errori commessi e forse inevitabili portarono alla guerra civile. C’è stato anche l’intervento straniero. Insomma, una situazione che più che un cuoco richiedeva la presenza di un mago. Era già un miracolo che la rivoluzione si e’ salvata in Russia e gran merito di questo va a Trotzki.

    Certo, per il quadro generale, quello che e’ stato determinante e’ stato il fallimento della aspettata e sperata rivoluzione tedesca stavolta per merito (o demerito a seconda dei punti di vista classisti) dei padri del SPD. Ma da quel che mi risulta questo non ha avuto niente a che fare con gli assiomi di Stalin circa "il socialismo in un paese" frutto della sua concezione assolutista e dittatoriale della causa comunista mondiale.

    D’altra parte e’ vero che ci sono stati momenti di tensione dialettica tra Lenin e Trotzki su certi fatti, mai però si può affermare che Lenin abbia anche solo pensato di estromettere Trotzki. Lenin aveva criticato molti membri del partito (Stalin stesso di sciovinismo) ma la sua preoccupazione principale era l’unità del partito. A Kamenev che nel luglio 1922 gli aveva portato (Lenin era convalescente) una proposta del comitato centrale di buttare Trotzki "fuori bordo" aveva risposto indignato che quello era "il massimo della stupidità" e che dovevano considerarlo "un inguaribile idiota" per proporgli qualcosa del genere.

    Sarebbe utile leggere il testamento di Lenin reso pubblico nel 1956.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Testamento_di_Lenin

  • Noumeno

    E’ fuor di dubbio che nazismo e fascismo sono derivazioni del socialismo , lo stato come centralita’ della persona che garantisce bisogni primari, anticapitalismo sono i tratti comuni, niente di scandaloso.

  • amaryllide
    "senza l’imprenditore non esiste l’operaio o il lavoratore in generale."

    i Gosplan sovietici dicono l’esatto opposto. Storia, non demagogia liberista.

  • Salvathor

    Bè , per quanto riguarda i " progressisti " moderni , che parlano e straparlano della sovrappopolazione mondiale , sì , la pensano allo stesso modo di Hitler , anzi quest’ultimo è moderato .

    C’è un filosofo e attivista  progressista che lo elogia pure Hitler , insieme a Stalin ,  per la sua politica contro la sovrappopolazione mondiale  .
    Si chiama Linkola http://en.wikipedia.org/wiki/Pentti_Linkola  , e come lui ce ne sono tanti altri  .
    Il modello svedese che tanto si elogia , politicamente ,  è molto simile a quello nazista : c’era pure l’eugenetica sino a poco tempo fa …
    Il nazismo era basato sul welfare state progressivo e su tutti quasi tutti i temi poi ripresi dalla sinistra radicale oggi .
    Questo dimostra che la coercizione e la centralizzazione , la pianificazione statale ecc  sono un bel  problema , anche se basate su buone idee …