Home / ComeDonChisciotte / LA SCUOLA NEL SISTEMA IN CUI NON SERVI A NULLA

LA SCUOLA NEL SISTEMA IN CUI NON SERVI A NULLA

DI MIGUEL MARTINEZ
megachip.info

Un problema cronico, la scuola, si presenta sempre più grave. Se ne parla tanto, si propongono soluzioni, eppure si aggrava sempre di più, perché la decadenza della scuola si collega a un problema ben più vasto, una crisi sistemica che ha tante facce. Le facce più vicine sono quelle dei nostri figli in età scolare, ai quali ci sentiamo di dover dare qualche risposta. Partirò insomma dalla scuola, ma dovrò andare oltre.

Sento in giro due discorsi, il primo prevalente nei media, il secondo tra le persone che possiamo considerare in qualche modo affini a noi:

1) «la vecchia scuola va riformata, in buona parte privatizzata, “efficientizzata”, finalizzata al mercato»;

2) «dobbiamo conservare a tutti i costi la vecchia scuola, come istituzione parastatale, sostanzialmente libera dal mercato».

Secondo me, dobbiamo invece uscire da questo doppio monologo, così come usciamo dal doppio monologo «destra e sinistra».

Si tratta di capire che la scuola è una delle istituzioni fondamentali dello Stato Nazione. E lo Stato Nazione è in via di collasso in tutto l’Occidente (non parlo per il resto del mondo). Non si tratta semplicemente della prevalenza temporanea di “cattive idee” neoliberali, che si possano esorcizzare con un richiamo alla Costituzione, ma di una cosa enormemente più grande, che ha a che fare sia con il crollo delle basi energetiche dello Stato Nazione, sia con l’esplosione informatica, per citare solo alcuni fattori.

Se leggete i discorsi di chi difende la scuola pubblica, vedrete che ricorrono incessantemente espressioni dello stesso tipo: “povera scuola”, “crisi”, “resistere”, “non farsi sommergere”, “salvare”…

Attenzione, dire che una cosa sta morendo non vuol dire condannarla. Non si tratta affatto di condividere il monologo “privatista”. Né di sottovalutare minimamente gli aspetti positivi che ha avuto la scuola pubblica.

Vuol dire, prenderne atto e capire che dobbiamo dedicare le nostre poche forze a trovare un’«alternativa» adatta ai tempi tremendi che ci aspettano, anziché dedicarci all’accanimento terapeutico.

Non ho idea di cosa ciò possa implicare. Forse (forse) abbiamo qualcosa da imparare dai pensatori “alternativi” statunitensi, che sono nati nel paese del capitalismo assoluto, senza dover far conto con i residui arcaici che ci sono in Italia; e che non vivono in modo così forte il dilemma italiano «Stato contro Privato».

Ma credo che dobbiamo iniziare a pensare in termini diversi dall’identificazione tra “stato” e “beni comuni”.

Comunque mi riferisco solo in parte all’Italia. Gran parte delle mie riflessioni nascono infatti dalla lettura di un libro di Régis Debray, Lo stato seduttore, che parla della scuola francese, e che risale a ben 20 anni fa. Più in generale, credo che qualunque discorso sulla scuola dovrebbe essere fatto almeno analizzando i processi in corso in tutta Europa e nel mondo, e non solo in Italia.

Ovunque ci siano agitazioni nel mondo della scuola – a Chicago oppure a Parigi o Madrid – troveremo analisi che sembrano dipingere i problemi scolastici italiani.

Ovviamente, la maniera in cui i singoli dispositivi giuridici reagiscono alla crisi globale sono diversi, ma sono più collegati di quanto pensiamo: Roberto Renzetti tempo fa fece uno studio interessante sui lavori dei think tank sulla riforma scolastica globale.

Per quanto riguarda il collasso dello Stato-Nazione, mi sembra il dato più evidente di tutti: lo Stato Nazione è un modo particolare di organizzare la società a un sistema energetico di un certo tipo, in via di dissoluzione. La conseguenza inevitabile, che stiamo vivendo tutti ormai da diversi decenni, è il tracollo lento ma sistematico del sistema Stato, che si riduce sempre di più ad alcune funzioni poliziesche. I meccanismi sono stati studiati e descritti da tanti. Uno dei pensatori più chiari in merito è Ugo Bardi.

Ma è un fenomeno che viviamo tutti, e – ripeto – non solo in Italia: succede tanto nella piccola città degli Stati Uniti che non può più asfaltare le strade, come nel Comune di Firenze che non ha più i mezzi per gestire il verde pubblico, come nel comune inglese che chiude gli uffici di pianificazione urbana: non a caso, cito esempi periferici, perché il crollo avviene dalla periferia verso il centro.

Nel caso della scuola in particolare, si sovrappone il processo mediologico, descritto da Debray: cioè il passaggio da un sistema di informazione in qualche modo controllabile dal centro, costruito con un processo di lenta accumulazione tipico del sistema scolastico, a un flusso simultaneo di immagini. Ma qui possiamo anche inserire l’enorme rivoluzione della bioingegneria, che giorno per giorno sta mettendo in dubbio anche di cosa stiamo parlando quando diciamo “esseri umani”, dove la biologia e l’informatica diventano sempre più una struttura unica.

Sono cose enormi, di cui è difficile immaginare la portata; non sono nemmeno cose gradevoli, per molti versi, ma è il mondo in cui stiamo entrando.

Estendendo la riflessione partita dalla scuola…

Sono necessari due elementi.

I processi di cui noi accusiamo i vari Berlinguer, Gelmini o altri, sono semplicemente la cronaca locale con cui si realizzano processi grandi come il pianeta.

Il secondo elemento consiste nel cogliere la portata della “decrescita”. Un termine che, per fortuna, è ormai stato accettato in molti ambienti, ma di cui forse sfugge il senso più profondo.

Il rischio è quello di vederlo in termini di emergenza e di scelta: ci sono alcuni ricchi sfrenati che stanno sprecando le risorse del pianeta, ritorniamo all’equilibrio attraverso un comportamento virtuoso: riciclaggio della plastica, o tassazione delle rendite, per porre fine a eccessi vari e creare una società equilibrata.

Non ho nulla contro il riciclaggio, né contro la tassazione delle rendite, naturalmente, ma la vera questione è un’altra: viviamo nel punto di convergenza di varie linee gigantesche di crisi: inquinamento, demografia, esaurimento delle risorse, complessità tecno-informatica, crescente inutilità del lavoro umano, necessità di espansione del sistema per sopravvivere, inevitabile gigantismo finanziario, ad esempio.

Quando queste linee si scontrano, l’intero sistema che abbiamo conosciuto va lentamente in frantumi.

Di solito, di queste cose si parla in termini di minaccia futura: «smettiamo di bruciare idrocarburi, oppure tra cinque anni arriveremo al punto di non ritorno». Questo uso del collasso come “uomo nero”, brandito per risvegliare il Cittadino Responsabile che è in noi, fa dimenticare che con ogni probabilità abbiamo già passato il punto di non ritorno.

E siamo già “nella” decrescita, che non è fatta di nostre scelte virtuose, ma di una catena di catastrofi collegate, cui il sistema risponde attraverso un progetto di pilota automatico (come dice Mario Draghi), che può essere finanziario, ma è anche di un Panopticon di controllo elettronico totale e di bioingegneria che reinventa ciò che ancora chiamiamo “essere umano”, e che passa attraverso la costruzione di un’unica mente globale/elettronica.

Il collasso avviene dalla periferia verso il centro: tutte le energie calanti vengono infatti dirottate dalla periferia verso il centro per alimentare il Panopticon.

Quindi si dissanguano rapidamente le periferie delle città, le periferie della salute, le periferie della conoscenza (l’infanzia), le periferie del lavoro, le periferie della ricchezza, poi il collasso arriva sempre più verso il centro e in alto – non a caso inizia oggi a massacrare non solo i disoccupati, non solo gli operai, ma anche il ceto medio; non solo il Sudan, ma anche la Grecia e la Spagna…

Allo stesso tempo, crolla il motivo di essere dello Stato Nazione: la formazione e la tutela di lavoratori, soldati e riproduttori (madri) indispensabili per mandare avanti la baracca: la realtà è che oggi la maggior parte della gente non serve a nulla. Nel nuovo sistema, prevale il privante, cioè colui che priva gli altri dell’accesso ai beni comuni, semplicemente per deperimento del potere istituzionale.

Questo credo che sia, a grandi linee, il contesto entro cui dobbiamo pensare alle scelte politiche, economiche, sociali, scolastiche.

Vengono le vertigini, ed è davvero difficile anche pensare a cosa mai potrà essere “la scuola” in un simile contesto: in cui non ci saranno fondi, in cui non si forma ad alcun futuro concreto (non si può pensare oggi a studiare “per diventare” avvocato o geometra, per dire), in cui le interferenze del dispositivo informatico esterno sovrastano totalmente le voci interne.

Ma sarebbe bene iniziare a pensare in questi termini, per quanto siano spaventosi e ovviamente impopolari.

Tutto questo non significa che occorra in qualche modo accettare inermi lo sfascio della scuola pubblica. È certamente giusto cercare di dirottare i fondi sempre più poveri dello Stato morente verso il tempo pieno nelle scuole, fosse anche l’ultimo volo, anziché verso gli aerei F-35, che nemmeno volano. È giusto chiedere che i soldi che restano vadano al rifornimento della carta igienica nelle scuole, invece che disperderli nelle Grandi Opere Inutili.

Semplicemente, se vogliamo essere davvero alternativi, dobbiamo capire che non basta appellarci alla Costituzione o alla legalità per avere una società migliore: siamo sull’orlo dell’abisso, con i tirannosauri alle spalle, e dobbiamo pensare soprattutto in termini di paracaduti.

Miguel Martinez
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/cervelli-in-fuga/10055-la-scuola-nel-sistema-in-cui-non-servi-a-nulla.html
1.04.2013

Pubblicato da Davide

  • mincuo

    Un ignorantificio progettato fin dal 1970 in tutto il mondo dai soliti noti. Bastava una riga.

  • ottavino

    La contraddizione fondamentale in cui cadono i cosiddetti “alternativi” è che vorrebbero FAR PARTE/AVERE UN RUOLO in questo mondo schifoso e d’altra parte contestarlo. Per questo si mettono a puntellare l’unica cosa che pensano di avere conquistato (il che non è vero perchè nessuno ha fatto un cazzo per conquistarlo): LO STATO SOCIALE. E perchè lo fanno? perchè non hanno altro, perchè hanno paura, perchè sono dei cagasotto. Con questa contraddizione viva, palpitante in mano, sono destinati (gli alternativi) a subire, subire, subire…. Invece l’unica cosa da fare è distruggere a qualsiasi costo lo stato sociale… anche a costo di piombare nel liberismo più sfrenato. Meglio, mille volte meglio il liberismo più sfrenato di questa plateale fregatura.

  • albsorio

    Con la crisi si vuol spingere l’umanitá ad accettare ciò che non si sarebbe accettato in condizioni normali. In questo senso la crisi agevola il cambiamento, specie quello sbagliato.—- Una cosa che non viene mai evidenziata abbastanza è che il debito pubblico è la leva usata per scardinare lo Stato, quindi ci dobbiamo chiedere se aver noleggiato banconote dai privati anzichè emetterle senza debito attraverso una Banca Centrale del popolo (Stato) abbia influito in maniera significativa nella nostra distruzione economica, anche altri soggetti come le singole banche si sono appropriate della ricchezza prodotta da altri, con la riserva frazionaria. —- Ora l’1% ci porta nel baratro… ma noi possiamo fermarci, guardarci attorno e capire che quell’1% non è nessuno, USANO LA NOSTRA RFORZA, sono LORO che devono temere NOI.—- Il M5S o meglio il concetto di NOI che rappresenta li terrorizza, dobbiamo fare un salto di qualitá, una evoluzione civile, poi fare giustizia, riprenderci le nostre vite.

  • Behemot

    “NEW WORLD ORDER” HA COME UNO DEGLI SCOPI ELIMINAZIONE DALLE MENTI UMANE DI ALCUNI CONCETTI COME PATRIOTTISMO, COLTIVAZIONE DELLE TRADIZIONI, LE RELIGIONI, ETC …. PERCHE’ ATTRAVERSO QUESTO SVUOTAMENTO DEI CERVELLI BEN PRESTO SI OTTIENE UNA MASSA DEGLI SCHIAVI IGNORANTI ED INCAPACI A DIFENDERSI … UNA MASSA OBBEDIENTE ….

    LA SCUOLA INVECE DOVREBBE INSEGNARE IL RISPETTO ED AMORE PER LA PROPRIA PATRIA, ANCHE PER LE SUE TRADIZIONI, LE QUALI SONO UNA RICCHEZZA COMUNE … , ANCHE IL RISPETTO PER UNA QUALSIASI RELIGIONE … DOVREBBE ALLORA “PRODURRE” GLI ESSERI UMANI CONSAPEVOLI, INDIPENDENTI, RESPONSABILI … NON GLI SCHIAVI PER “NEW WORLD ORDER” ….

    TU SERVI COME LO SCHIAVO, MA NON SERVI COME UN ESSERE LIBERO … ALLORA LA SCUOLA NON TI SERVE !!!!!

    IL PROCESSO DI DEVASTAZIONE DELLE SCUOLE, DELLA DRASTICA RIDUZIONE DELLE BIBLIOTECHE AVVIENE ANCHE IN ALTRI PAESI EUROPEI … LA SCHIAVIZZAZIONE DI EUROPA ATTRAVERSO LA DISTRUZIONE DELL’ISTRUZIONE E’ IN CORSO …. COME HA PROGRAMMATO “NEW WORLD ORDER” ….

  • oriundo2006

    E’ vero l’articolo, come sensati sono gli interventi a commento: anche se contraddittori rispondono ad una ‘ratio’ che si è parcellizzata perchè impossibilitata a seguire ed anticipare il ‘nuovo’, oramai assolutamente non interpretabile in anticipo. Ci sopravvanza e basta. Ci fa sentire obsoleti anche a cinquant’anni. Ma ‘micrologicamente’ l’unica cosa che mi viene da dire è che l’ossatura della scuola non è l’ideologia tout-court ma sono i PROGRAMMI. Questi oggi sono inadeguati, assurdi, pre-moderni: ancora ideologia attraverso questi, ma passata e decotta o assolutamente falsa o terribilmente complicata. Quando ho visto i libri dei miei nipoti sono inorridito per gli assurdi ghirigori mentali che i poveri studenti dovevano fare per estrarre qualcosa di utile oggi per il interpretare il mondo. Quello loro, non quello di Giuseppe Garibaldi o di Manzoni.
    Dunque, zero ideologia essendo impossibile perchè è pur sempre una visione del mondo che da permanenza all’esperienza soggettiva nell’essere condivisa, l’unica cosa è appunto modificare i libri di testo, i percorsi formativi, le letture e l’approccio generale verso il sapere. Proposta: inserire un corso di LOGICA sin dalle medie per abituare a PENSARE CON LA PROPRIA TESTA. Sempre che si riesca. Oltretutto la logica come disciplina scientifica è a metà strada tra il sapere discorsivo e quello matematico…

  • Ercole

    Conosco un solo padre dell’evoluzione e si chiama C. DARWIN .IL M5S è un movimento interclassista borghese e non terrorizza nessuno , l’unica cosa che terrorrizza lo stato borghese è la rivoluzione proletaria comunista . Le tue sono chiacchiere da bar che lasciano inalterata la divisione della società in classi sociali :proletariato e borghesia.Di quale cambiamento epocale parli siete delle minestre riscaldate .

  • gnorans

    “Nel nuovo sistema, prevale il privante, cioè colui che priva gli altri dell’accesso ai beni comuni, … “

    Ecco, tanto per adeguarci ai nuovi paradigmi, questo “privante” non potremmo cominciare a chiamarlo ladro?

  • bdurruti

    Interessante questa riflessione del sempre bravo Martinez, con spunti per possibili dibattiti.
    Io però manterrei un obiettivo centrale in questo discorso: che l’educazione sia organizzata da uno Stato o da qualche altra forma di entitità di là da venire come insinua Martinez (magari autorganizzata in comunità libertarie, che, come il mio pseudonimo suggerisce, è la soluzione utopica che preferirei) questa dovrebbe essere sempre universale, libera, laica, gratuita e con un metodo di selezione dei docenti davvero equo e basato sulla vocazione e la conoscenza, un po’ come in Finlandia. Senza queste basi, qualsiasi altro discorso è impossibile.